Federer: “Avrei dovuto vincere”. Anderson: “Stavolta ci ho creduto”

Roger attribuisce la sconfitta ad una giornata mediocre: "Ma ho avuto match point". Grandi progressi mentali di Anderson: "Mi ripetevo che sarebbe stata la mia giornata"

Federer: “Avrei dovuto vincere”. Anderson: “Stavolta ci ho creduto”
Roger Federer - Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Non se l’aspettava nessuno che Roger Federer perdesse da Kevin Anderson. Forse non se l’aspettava nemmeno Anderson. Di sicuro non se l’aspettava Roger Federer, che come di consueto quando esce sconfitto da un match si presenta molto velocemente in conferenza stampa.

Davvero non so quando ho lasciato che il match mi scappasse di mano – spiega Federer, inappuntabile nel suo coordinato maglietta-tuta Uniqlo blu scura e con la solita acconciatura perfetta – ci sono tanti punti in cui questa partita può aver cambiato direzione, ma oltre al match point che ho mancato non riesco ad individuarne nessuno”. Il disappunto è notevole: era in salute, in forma, non aveva perso un set fino a quarti di finale, aveva un tabellone favorevole per giungere all’atto conclusivo di Wimbledon e tentare l’assalto al ventunesimo titolo dello Slam, il nono sull’erba di Church Road, ma si è fatto sfuggire la vittoria principalmente per colpa sua: “Le mie combinazioni offensive sui due colpi oggi non hanno funzionato per nulla, e non sono riuscito ad impostare gli scambi nella maniera che volevo. Al di là del primo set, nel quale sono riuscito a partire molto bene, non mi sono mai sentito particolarmente a mio agio. Una volta entrati nello scambio i suoi colpi erano profondi e pesanti, era difficile spostarlo. Era una di quelle giornate in cui speravo di riuscire a sfangarla senza riuscire a giocare benissimo, e c’ero quasi riuscito. Avrei dovuto farcela”.

 

Naturalmente anche Anderson ha fatto la sua parte: “Non mi ha sorpreso il modo in cui ha giocato, sapevo che è un giocatore solido dalla linea di fondo, lo ha dimostrato anche altre volte. Però dopo il primo set, più il match andava avanti meno riuscivo a sorprenderlo. Non è una bella sensazione, mi è capitato altre volte, sono stato in tanti match di quel tipo. E mi è capitato altre volte di aver avuto match point e di aver perso. Sono molto deluso, perché stavo giocando bene in allenamento, il riscaldamento stamane è andato bene, sentivo bene la palla. Ed anche con la sconfitta di oggi sento di avere ancora in me un buon livello di gioco. Purtroppo oggi non è stata una buona giornata: avevo bisogno di alzare il livello e non sono riuscito a farlo”.

Anderson ha impiegato oltre un’ora per presentarsi ai taccuini, impegnato com’era ad iniziare il recupero in vista della semifinale dopo le 4 ore e 14 minuti di match odierni. Molto meno affollata per lui la sala stampa, colpa anche della concomitante semifinale dei Mondiali tra Inghilterra e Croazia. “Non sono riuscito ad entrare nel match all’inizio, poi però dal secondo set in avanti le cose sono molto migliorate e mi sono sentito a mio agio”. Si tratta senza dubbio della più importante affermazione della carriera per Kevin, che però sembra preferire un altro tipo di analisi per questa vittoria: “La cosa più difficile da fare quando si incontra qualcuno della caratura di Roger è riuscire a costruirsi un’opportunità. Credo che durante i miei precedenti incontri ciò non fosse accaduto, principalmente per come non ero riuscito a giocare. Ed il primo set si è svolto sulla stessa falsariga. Sono molto orgoglioso di essere riuscito a rilassarmi e fare il mio gioco. Anche se avessi perso in tre set sarebbe stato comunque un miglioramento. Naturalmente è infinitamente meglio aver vinto!

Oltre al risultato in sé, quindi, Anderson è molto soddisfatto per i progressi fatti sia dal punto di vista tecnico sia soprattutto sotto il profilo mentale.Con il mio team mi sono molto impegnato a far uscire maggiormente le mie emozioni e ad incanalarle nella giusta direzione, per riuscire a trarne energia. Specialmente in queste partite così lunghe è molto importante avere la giusta quantità di energia emotiva. È qualcosa che ho iniziato a valutare e ad imparare quando ho giocato contro Schwartzman al Roland Garros. E sono molto contento dei progressi che ho fatto in questo ambito”.

Ancora più importante, specialmente quando si gioca contro un giocatore come Federer, l’approccio mentale è fondamentale. “Quando si gioca contr un avversario con una classifica inferiore alla tua, è abbastanza naturale conservare una certa fiducia nei propri mezzi. Quando invece dall’altra parte della rete c’è qualcuno come Roger è un po’ più complicato, ma è necessario continuare a ripetersi che questa sarà la tua giornata, che tu sei il giocatore che alla fine prevarrà. È stato duro continuare a ripetermelo oggi, mantenere alta la motivazione e la fiducia in me stesso, anche perché sono andato molto vicino alla sconfitta, ma alla fine ho avuto ragione io”. Al momento della conferenza stampa Kevin non sapeva ancora chi sarebbe stato il suo avversario in semifinale. “Credo che John (Isner) sia senza dubbio il miglior servizio nel circuito. È impressionante come negli ultimi tempi stia mantenendo percentuali di prime molto elevate in aggiunta alla velocità ed all’accuratezza. Nei match contro di lui è molto importante ovviamente tenere la battuta, ma mi sento abbastanza sicuro negli scambi da fondocampo. Milos (Raonic) ha probabilmente un servizio leggermente inferiore, ma una maggiore mobilità nel palleggio.

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