Wimbledon, semifinali: derby tedesco possibile ma improbabile

Goerges e Kerber potrebbero incontrarsi in finale. Ma Ostapenko e Serena non sono esattamente tipe facili da battere

Wimbledon, semifinali: derby tedesco possibile ma improbabile
Jelena Ostapenko - Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

In semifinale a Wimbledon 2018 sono approdate tre tenniste esperte, la 36enne Williams, la 30enne Kerber e la 29enne Goerges, e una giovane rampante come la 21enne Ostapenko. Giocatrici con alcuni aspetti in comune ma anche con specificità che renderanno le semifinali ricche di contenuti diversi, sul piano tecnico e tattico.

 

Julia Goerges vs Serena Williams
Williams S. def Goerges 6-1, 6-1 Roland Garros 2010 (clay)
Williams S. def Goerges 6-1, 7-6(7) Toronto 2011 (hard)
Williams S def Goerges 6-3, 6-4 Roland Garros 2018 (clay)

Tre precedenti, di epoche diverse. A mio avviso i primi due match sono così lontani nel tempo da essere considerati relativamente significativi: in quello del 2010 Goerges era 77 del mondo e doveva ancora scoprire del tutto le sue potenzialità. Per quanto riguarda il match canadese del 2011, avvenuto dopo il successo di Stoccarda (che la fece conoscere al grande pubblico), Goerges rimaneva ancora una tennista da condizioni di gioco ben precise: aveva dimostrato di esprimersi bene soprattutto sulla terra e indoor. Meno bene sul cemento outdoor.
Il precedente che invece pesa parecchio nella valutazione del confronto è l’ultimo, recentissimo. La partita del Roland Garros 2018 è stato un tipico match di Serena nei primo turni. Una partita in cui ha gestito, senza probabilmente dare il 100%: mantenendo il controllo della situazione e del punteggio, senza che Julia desse mai l’impressione di poter rovesciare l’inerzia in campo.

Viene da pensare che se Williams ha vinto sulla terra (dove in un certo senso era in trasferta) difficilmente l’esito possa cambiare sull’erba (dove Serena gioca in casa). Ci sono questioni tecniche che lo determinano.
Credo che la maggiore differenza fra le due giocatrici non sia tanto nel servizio quanto nella risposta. Infatti Goerges serve davvero bene, e la sua battuta l’ha aiutata moltissimo in questo Wimbledon. Al momento comanda nel numero di ace nel torneo, 44 (ma questo è un dato “grezzo” che non tiene conto della lunghezza delle partite) ed è quarta nella percentuale di game vinti al servizio (83%). Il problema per Julia è che Serena in questo è ancora più forte. Serena è seconda per numero di ace (39), ma comanda la classifica dei game vinti al servizio (89%).

Le distanze si ampliano in risposta. Serena tiene in campo  il 72% delle palle, contro appena il 64% di Goerges (che è nella posizione 111 su 128 in questa classifica), È chiaro che molto incide l’aggressività che si mette nel rispondere, ma non credo che Serena cerchi meno il vincente di Julia, anzi. E quindi quell’8% di differenza potrebbe valere parecchio.

L’altra questione è il terzo colpo, quello in uscita dal servizio. E anche in questo penso che, malgrado non sia più con il fisico di qualche stagione fa, Serena potrebbe avere qualcosa in più. Lo dico perché Goerges non ha nella reattività la sua dote migliore: le sue leve lunghe non la aiutano a coordinarsi rapidamente.

Insomma sulla carta solo se lo scambio si prolungasse Julia potrebbe vedere aumentare le proprie chance di vittoria. Sappiamo che Goerges ha un gran servizio e un gran dritto, ma non è detto che Serena le permetterà di utilizzare questo suo secondo punto di forza. Riuscirà Goerges a trovare spesso le condizioni per liberare il suo dritto? Non ne sono sicuro.

C’è poi un ulteriore aspetto da considerarsi potenzialmente favorevole a Serena: l’asimmetria di Goerges. Delle quattro semifinaliste Julia è probabilmente quella con più squilibrio di rendimento tra lato destro e lato sinistro: infatti è più pericolosa ed efficace con il dritto che con il rovescio. Fosse stata la Serena di dieci anni fa non credo  sarebbe stato un tema rilevante. Per un lungo tratto della sua carriera, infatti, Williams ha davvero applicato la regola “Io faccio il mio gioco e mi curo poco dell’avversaria“. E secondo me a causa di questo atteggiamento ha anche perso la finale degli US Open 2011 contro Samantha Stosur (una delle giocatrici più asimmetriche in WTA).
Ma poi dal 2012 in seguito alla sconfitta del Roland Garros contro Virginie Razzano e l’inizio della collaborazione con Mouratoglou, Serena ha cambiato modo di stare in campo. Studia molto di più le avversarie e nei momenti di difficoltà agisce di conseguenza. La ricordo per esempio in occasione di un’altra semifinale Slam, a Parigi nel 2015 contro Timea Bacsinszky, adottare all’inizio del terzo set una tattica di grande umiltà: evitare il rovescio di Timea (molto pericoloso) e farle giocare il più possibile il dritto (di gran lunga più falloso).
Ricordo tutto questo perchè secondo me se le cose non si mettessero bene, la Serena attuale potrebbe sempre ricorrere alla tattica di giocare con grande frequenza sul rovescio di Julia. Magari non arriverà ad averne bisogno, ma le rimane comunque come una opzione di emergenza.

Quindi match senza speranze? I bookmaker non gliene danno molte: 1,28 a 3.75. Non sarà facile per Julia, ma nel tennis c’è sempre un aspetto che forse sembra un po’ rozzo e banale, ma che è un dato di fatto: ogni giorno è diverso dagli altri e capitano le partite in cui ci si esprime al meglio, con la sensazione che il proprio corpo risponda alla perfezione ai comandi che la mente invia; e capitano invece le partite in cui ci si sente appannati, sfuocati e con un rendimento al di sotto delle proprie possibilità. A quel punto anche gli “upset” più clamorosi diventano possibili. Federer contro Anderson era quotato 1,07 contro 10,00, e abbiamo visto come è andata a finire.

Jelena Ostapenko vs Angelique Kerber
Se in semifinale vincessero Goerges e Kerber  avremmo poi nella finale di Wimbledon un derby tedesco. Un derby che seguirebbe a poca distanza quelli di altri Slam: il derby USA di Flushing Meadows 2017 (Stephens vs Keys), quello ancora USA tra sorelle in Australia 2017 (Serena vs Venus) e quello italiano del 2015 a New York (Pennetta vs Vinci). Poi, se non mi confondo, un salto di diverse stagioni per risalire al 2009: USA a Wimbledon (Serena vs Venus) e Russia al Roland Garros (Kuznetsova vs Safina). Naturalmente perché si verifichi questa possibilità occorrerebbe non solo un successo di Goerges ma anche di Kerber.

Kerber contro Ostapenko è un match senza precedenti, un inedito che potrebbe avere sviluppi molto diversi a seconda del rendimento dei colpi di inizio gioco di entrambe. Sembrerò ripetitivo ma sull’erba i primi colpi rimangono un fattore fondamentale.

Nè Angelique né Jelena hanno nel servizio il loro colpo migliore. Ma il rendimento di Ostapenko può variare molto di più. Kerber di solito propone una prima non attaccabile e a volte riesce anche (specie con lo slice da sinistra tipico dei mancini) a ricavare qualche punto facile. Ma per lei è importante soprattutto non farsi attaccare, mantenere alte percentuali per “giocarsela” con i colpi successivi.
Ostapenko invece può andare incontro a giornate in cui con la prima ricava diversi ace, ad altre in cui con la prima non riesce a raggiungere percentuali accettabili, ma a cui soprattutto aggiunge il rendimento deficitario della seconda: doppi falli a ripetizione. E quando Jelena entra nel loop negativo la battuta può veramente diventare una zavorra che la trascina a fondo.

Tutt’altra questione la risposta. Kerber la esegue puntando sulle alte percentuali in campo. A lei conviene questa scelta tattica per due ragioni. Prima ragione: tenere basso il numero degli errori gratuiti. Kerber quasi sempre è una giocatrice da tabellini con numeri piccoli, con vincenti limitati, e quindi non può permettersi di salire con i gratuiti in risposta. Seconda ragione: arrivare a far stare in campo il più possibile le avversarie, in modo da avere una supremazia fisica nelle fasi finali del match. Non è un caso che Angelique comandi la classifica del torneo per percentuale di risposte in campo (addirittura l’89%): pochi rischi uniti comunque a una notevole abilità nel controllo della potenza altrui.

Ostapenko invece si ferma al 71% di risposte in campo (stesso identico valore di Serena). Però con una aggressività di esecuzione che Kerber nemmeno concepisce. A mio avviso Ostapenko è forse la migliore nelle risposte aggressive tra le tenniste delle giovani generazioni. Nessuna tra le nuove leve può ricavare così tanti punti diretti (o quasi diretti) quanto lei. Se trovasse il ritmo e la giornata giusta, già con questo colpo potrebbe quasi indirizzare il match.

Poi una volta entrate nello scambio assisteremo invece al classico confronto di stili: attacco contro difesa, con Angelique che ogni tanto proverà anche a uscire dalla pressione attraverso la sua tipica doppia opzione: dritto lungolinea o cross di rovescio. Ma a quel punto penso che molto dipenderà dall’umore di Jelena. Potrebbe trovare una giornata di vena mediocre, e allora Angelique sarà già quasi in finale. Ma potrebbe anche trovare una giornata di grande ispirazione, e allora difficilmente potrà essere fermata.
I bookmaker privilegiano l’esperienza della finalista di Wimbledon 2016 Kerber: 1,57 a 2,37. Quote tutto sommato vicine, perché effettivamente questa semifinale sembra più incerta nel risultato di quella di Serena.

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