Dominio Fab e la speranza Giorgi: Wimbledon dà i numeri

Numeri

Dominio Fab e la speranza Giorgi: Wimbledon dà i numeri

Le prime volte tra gli uomini, gli psicodrammi tra le donne. E gli azzurri che avrebbero potuto fare meglio

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2 – i tennisti nel singolare maschile di questo Wimbledon – Mackenzie McDonald, classe 95, e Stefanos Tsitsipas, nato nel 98 – ad essere arrivati per la prima volta agli ottavi in un Major. Nei quarti di questi Championships 2018 le tradizionali gerarchie sono state ancor di più rispettate che nella precedente parte del torneo: non era presente nemmeno un giocatore nato dal 1991 in poi (Milos Raonic, il più giovane degli otto, è del dicembre 1990), ben cinque tennisti erano over 30 e i restanti due (Nishikori e Del Potro) erano in procinto di divenire trentenni. Va in archivio un’edizione del singolare maschile di Wimbledon spettacolare nelle fasi finali, rivelatasi anche “conservatrice” dal punto di vista dei protagonisti proposti nelle fasi calde del torneo, al netto degli harakiri di Cilic e, soprattutto, Federer. Una caratteristica di questa edizione confermata anche da un altro dato: ben sette dei tennisti (faceva eccezione Isner) giunti ai quarti avevano già giocato almeno una finale Slam. Si sa del resto, che Wimbledon ha gran rispetto per il rispetto delle tradizioni.

John Isner – Wimbledon 2018 (foto via Twitter, @Wimbledon)

3 – i soli Majors nei quali Garbine Muguruza è riuscita ad arrivare quantomeno nei quarti, dopo aver vinto il primo Slam della sua carriera a Parigi nel giugno 2016. La vittoria in finale su Serena sembrava la definitiva consacrazione ad altissimi livelli della spagnola di origine venezuelana. Invece, nei successivi nove Slam giocati, l’ex numero 1 al mondo ha deluso con sconfitte assolutamente inspiegabili rispetto al suo grande valore: fatta eccezione per il grande successo a Wimbledon 2017, capace di lanciarla sino al primato in classifica, per ben quattro volte Garbine si è fermata già al secondo turno, di cui ben due quest’anno. A gennaio a Melbourne aveva perso da Su-Wei Hsieh, all’epoca 88 WTA; a Londra dieci giorni fa ha ceduto invece alla Van Uytvanck, 46 WTA. Sconfitte che confermano la grande discontinuità della spagnola classe ’93, sempre incapace di fare il salto di qualità definitivo (anche dopo la sua prima finale Slam a Wimbledon 2015, prima di vincere a Parigi l’anno successivo, era incappata in due sconfitte molto premature a New York e Melbourne).

4 – i giocatori capaci di vincere Wimbledon nelle ultime sedici edizioni. Dopo l’inarrivabile Federer (8 titoli e 3 finali a Wimbledon, 179 vittorie e 27 sconfitte nelle partite giocate su erba, per una percentuale di successi pari all’87%) anche i numeri confermano quanto suggerito dalle ultime due settimane. Il secondo gradino del podio appartiene infatti a Djokovic (4 titoli e una finale a Church Road, nonché la seconda migliore percentuale di successi sull’erba tra i protagonisti dell’ultimo quindicennio presi in considerazione, grazie alle 88 vittorie e 18 sconfitte rimediate in carriera, pari all’83%). Nadal (2 titoli e 3 finali, 66 v/19s, corrispondenti al 77% di successi) e Murray (2 titoli e una finale, con un lusinghiero 81% di vittorie derivanti da 110 vittorie e 25 sconfitte sui prati) completano, ancor più che in qualunque altro torneo, i nomi di chi ha monopolizzato l’albo d’oro dei Championships.

 

Novak Djokovic e Rafa Nadal – Wimbledon 2011 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dal 2003, anno del primo successo di Federer, gli ormai celeberrimi Fab Four si sono divisi i successi a Church Road e giocato tra loro la metà delle finali (ben otto). Solo altri sei tennisti sono stati così bravi da giungere quantomeno in finale: Philippousis (58-30, 66%), Roddick, capace di arrivarci ben tre volte (86-22, 80%), Berdych (67-30, 69%), Raonic (42-20, 68%), Cilic (66-27, 71%) e, quest’anno, Anderson (46-29, 61 %, la percentuale più bassa tra chi dal 2003 è arrivato a giocare la seconda domenica). Il tennis resterà uno sport stupendo anche quando appenderanno le racchette al chiodo, ma quanto ci mancheranno i Fab Four!

5 – le eliminazioni, in 35 secondi turni giocati nei Major, di Marin Cilic. Il tennista nato a Medjugorje, oramai sulla soglia dei 30 anni (li compie a settembre) è incappato in una clamorosa sconfitta contro l’argentino Guido Pella, 72 ATP. Una grossa sorpresa negativa: da molti era considerato come il secondo favorito per la vittoria del titolo, dopo aver giocato la migliore stagione sulla terra della carriera e aver conquistato il titolo al Queen’s, sconfiggendo Kyrgios e Djokovic. Un tonfo reso tra l’altro ancora più amaro dall’andamento del punteggio della sua partita contro Pella, che lo aveva visto vincere facilmente i primi due set, nonché dalla prematura eliminazione di Federer, suo possibile avversario in semifinale. E dire che Marin nei tornei dello Slam, dove ha vinto un titolo, raggiunto due finali e complessive cinque semi, dal 2011 solo una volta ha perso al primo turno (Trungelliti al Roland Garros 2016). Inoltre, in tutta la carriera, si era fermato solo quattro volte al secondo turno e in ben tre di questi casi, contro tennisti di valore elevato, capaci quantomeno di arrivare nella top ten (Wawrinka al RG 2008, Nishikori agli US Open 2010, Simon agli AO 2014). L’unica eccezione in tal senso è costituita da quella che era l’ultima sconfitta in ordine di tempo in un secondo turno di un Major: l’anno scorso agli Australian Open, contro il controverso Daniel Evans.

7 – le eliminazioni al primo turno, due delle quali negli Slam (Roland Garros e US Open), rimediate da Angelique Kerber nel suo fallimentare 2017, nel quale aveva conquistato una sola finale (nel piccolo International di Monterrey) e due semifinali. Risultati che le erano costati, dopo aver chiuso il 2016 da numero 1 del mondo, il dover ripartire quest’anno fuori dalla top 20. Un inizio di 2018 confortante in quanto a continuità ad alti livelli – vittoria al Premier di Sydney, seguita dalla sconfitta di un soffio in semi con la Halep a Melbourne e dall’essere giunta sempre almeno ai quarti sino a fine aprile, quando ha perso al secondo turno di Stoccarda – le avevano consentito il ritorno nella top ten. Sul rosso, i due quarti raggiunti a Roma e Parigi (sconfitta rispettivamente da Svitolina e in tre set Halep) avevano confermato la sua lenta ma costante risalita, un’inerzia interrotta solo parzialmente dall’esordio nella stagione sull’erba, timbrato con una sconfitta inopinata al primo turno, seppur con una erbivora come Riske.

Le semifinali raggiunte a Eastbourne avevano fatto da buon prologo al magico cammino di Wimbledon, nel quale Angelique ha perso un set (3-6 6-2 6-4) solo nel secondo turno, contro la statunitense classe 2000 Claire Liu, 238 WTA. Negli ultimi cinque incontri del suo straordinario torneo londinese l’ex numero 1 del mondo ha avuto la meglio – dopo il primo turno conquistato ai danni della Zvonareva (7-5 6-3), 141 WTA, e il su citato sofferto successo sulla Liu in quello successivo – su Naomi Osaka (6-2 6-4), 18 WTA; Belinda Bencic (6-1 7-6) 56 WTA, Daria Kasatkina (6-3 7-5), 15 WTA; Jelena Ostapenko (duplice 6-3), 12 WTA; Serena Williams (6-3 6-3), 181 WTA. La vittoria ai Championships fuga ogni residuo dubbio sulla “casualità” del suo fantastico 2016.

Angelique Kerber – Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

9 – le partite vinte da Grigor Dimitrov, nei dieci tornei ai quali ha partecipato, dopo aver raggiunto la finale a febbraio all’ATP 500 di Rotterdam, un piazzamento che sembrava stesse per restituire il 27enne bulgaro ai livelli di fine 2017, dopo il per lui deludente Australian Open (eliminazione ai quarti contro Edmund). Invece, il peggio per l’ex numero 3 del mondo doveva ancora venire: ben cinque eliminazioni nell’esordio nel torneo (Dubai, Indian Wells, Madrid, Roma e Wimbledon) e altre due entro il turno successivo. Non può bastare la buona semifinale raggiunta a Monte Carlo per cancellare le deludenti sconfitte contro tennisti non al loro meglio (Djokovic al Queens, Wawrinka a Wimbledon) o dalla mediocre classifica e dal minor talento (due volte Verdasco, Chardy, Jaziri). Che fine ha fatto il tennista brillante ammirato a Londra appena lo scorso novembre?

10 – i tennisti italiani ad aver partecipato ai tabelloni di singolare in questa edizione di Wimbledon. Sei di loro (Berrettini, Cecchinato, Fognini, Giorgi, Lorenzi, Seppi) sono stati ammessi per diritto di classifica; Fabbiano e Travaglia sono stati bravi a qualificarsi, altri due (Bolelli e Sonego) sono stati un po’ meno abili ma quantomeno fortunati: sono stati ripescati nel main draw come lucky loser dopo aver perso al terzo turno delle quali. La più brillante di tutta la spedizione azzurra è stata l’unica donna, Camila Giorgi, bravissima a raggiungere i primi quarti della carriera in uno Slam e ad affrontare con personalità Serena Williams, strappandole per la prima volta, dopo tre precedenti confronti, un set. Tra gli uomini, chi può definirsi più soddisfatto è Thomas Fabbiano: dopo aver vinto le tre gare di quali sui prati di Roehampton, ha sconfitto nel main draw l’indiano Bhambri, 85 ATP, e soprattutto Wawrinka, 225 ATP. Quella contro lo svizzero è stata sin qui la vittoria più importante della carriera per Thomas: Stan non è più il campione che eravamo abituati a conoscere, ma è pur sempre un tennista capace di sconfiggere nel turno precedente Dimitrov.

Terzo turno raggiunto anche da Fabio Fognini, ma con stati d’animo opposti rispetto al pugliese: il ligure aveva sconfitto l’anno scorso sugli stessi prati facilmente Vesely, 103 ATP, capace di prendersi quest’anno un’amara rivincita sul nostro tennista. Tanti i rimpianti per il numero 1 azzurro: Fabio ha convertito una sola delle quattordici palle break avute a disposizione contro il ceco e, arresosi in quattro set, ha sprecato la grandissima chance di eguagliare il suo best career ranking, 13 ATP, e, soprattutto, di diventare il primo italiano a raggiungere almeno una volta gli ottavi in ognuno dei quattro Slam. Bene anche Berrettini, capace di sconfiggere per la prima volta in carriera un top 20 (Sock, 15 ATP), Lorenzi (appena alla quinta vittoria stagionale nel circuito maggiore, speriamo sia un segnale di ripresa, il suo successo su Djere!) e Bolelli (dopo un anno nuovamente al secondo turno in un Major). Nulla da recriminare a Seppi, Sonego e Travaglia, sconfitti da avversari attualmente più forti di loro, soprattutto sull’erba (rispettivamente Anderson, Fritz e Millman). Infine, lascia qualche ombra di delusione la sconfitta al primo turno dell’eroe di Parigi, Cecchinato, fermato al primo turno dal promettente australiano De Minaur, 77 ATP. Bene, ma non benissimo.

12 – le partecipazioni al main draw di Wimbledon da parte di Caroline Wozniacki, dalle quali è riuscita a ricavare solo sei approdi agli ottavi di finale, tre eliminazioni al secondo turno e due al primo. Numeri che confermano le difficoltà psicologiche della danese, forse prematuramente apparse superate lo scorso gennaio, dopo la sua vittoria a Melbourne. Wimbledon resta almeno per un altro anno l’unico Slam dove non è riuscita a raggiungere i quarti. Non si può trattare certamente di un problema meramente tecnico, ricordando come la danese sia capace sui prati di esprimersi meglio di come fa a Wimbledon. Basta analizzare del resto lo score di Wozniacki nel prestigioso Premier di Eastbourne: la danese nell’East Sussex ha vinto due titoli (l’ultimo quest’anno in finale sulla Sabalenka), raggiunto una finale e tre semifinali. Erba sempre amara per Caroline.

13 – gli Slam già giocati da Alexander Zverev, una categoria di tornei nei quali appena due volte è riuscito ad arrivare alla seconda settimana. L’anno scorso, quando si fermò agli ottavi di Wimbledon, vi approdò per la prima volta. La seconda è arrivata invece un mese e mezzo fa, quando al Roland Garros è stato sconfitto ai quarti da Thiem. In quest’edizione dei Championships il giovane tedesco ha deluso nuovamente le grandi aspettative riposte su di lui, fermandosi al terzo turno contro il talento cristallino, ma decisamente incostante, di Ernest Gulbis. Alcuni iniziano a credere che la sua sia una vera e propria maledizione e soprattutto, una cronica difficoltà psicofisica ad adattarsi alla distanza del tre su cinque. In tal senso, visto che gli è stata predetta da tanti addetti ai lavori una carriera a livelli altissimi, per provare a capirci qualcosa in più è utile andare a vedere cosa avevano fatto i grandissimi campioni di questi ultimi quindici anni – i cosiddetti Fab 4 – alla attuale età di Zverev, 21 anni e 2 mesi (Alexander è nato il 20 aprile del 1997). Nell’analisi non può essere dimenticato l’attuale score di Sascha, già capace di essere numero 3 del mondo, vincere tre Masters 1000 e fare altre due finali in tornei di questa categoria.

Da tale confronto si evince come l’unico tennista col quale il tedesco non possa in tal senso paragonarsi sia Rafael Nadal, che all’età di Sascha aveva giocato 14 Slam, era già numero 2 del mondo, aveva vinto tre Roland Garros, fatto due finali a Wimbledon, raggiunto complessivamente sette volte i quarti nei Major, vinto nove Masters 1000 e raggiunto altre due volte la finale in tornei di questa categoria. Risulta già più similare l’andamento di Zverev con quello di Novak Djokovic, che a 21 anni e 2 mesi era anch’egli 3 del mondo, ma aveva già giocato due finali nei Major (vittoria agli Australian Open 2008 su Tsonga e sconfitta agli Us Open 2007 da Federer), raggiunto complessive sei volte i quarti in questi tornei, vinto quattro Masters 1000 (Miami e Canada 2007 , Indian Wells e Roma 2008) e raggiunto una finale in quest’ultima tipologia di tornei.

Risulta soprattutto interessante notare come l’attuale primatista di Major vinti, Federer, a 21 anni e 2 mesi fosse solo numero 9 al mondo e che, in 14 Slam giocati, avesse raggiunto solo due volte i quarti (sempre nel 2001: al Roland Garros sconfitto da Corretja e a Wimbledon eliminato da Henman). Inoltre, l’elvetico nei Masters 1000 era giunto solo due volte in finale (entrambe nel 2002, vittorioso ad Amburgo su Safin e sconfitto da Agassi a Miami). Ancora più confortante per Sascha diviene infine il confronto con Andy Murray: lo scozzese a 21 anni e 2 mesi aveva raggiunto al massimo la nona posizione del ranking, solo una volta era arrivato ai quarti di finale in uno Slam (Wimbledon 2008, sconfitto nettamente da Nadal) e nei Masters 1000 aveva raggiunto quattro semifinali, sparse tra il 2006 e il 2008, una per ciascun Masters 1000 nordamericano. Dieci e passa anni fa era tutto diverso e questi dati sono puramente indicativi e studiati per curiosità, ma si può asserire che per Sascha non sia già troppo tardi per compiere il definitivo salto di qualità.

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ATP

ATP Ranking: Next-Gen alla riscossa. Bautista Agut scalza Fognini dalla top 10

Medvedev è in Top 5 dopo la vittoria a Cincinnati, Nadal allunga su Federer, Rublev guadagna 23 posizioni ed è nei primo 50

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Top 20 aggiornata al 19 agosto 2019

PosizioneNazioneGiocatorePuntiVariazione
1SerbiaN. Djokovic11685=
2SpagnaR. Nadal7945=
3SvizzeraFederer6950=
4AustriaThiem4925=
5RussiaMedvedev41953
6GermaniaZverev40051
7GiapponeNishikori4005-2
8GreciaTsitsipas3455-1
9RussiaKhachanov2890=
10SpagnaBautista Agut25751
11ItaliaFognini2510-1
12CroaziaCoric21601
13FranciaMonfils21402
14UsaIsner20752
15BelgioGoffin20554
16Argentinadel Potro2050-4
17Sud AfricaAnderson2050-3
18GeorgiaBasilashvili1985-1
19CanadaAuger Aliassime17502
20ArgentinaPella17352

L’elenco dei venti migliori tennisti della Terra ci offre alcuni spunti di riflessione:

– Prima volta in top five il vincitore di Cincinnati, Daniil Medvedev e prima volta in top ten Roberto Bautista Agut

Tra i primi dieci sono presenti cinque giocatori nati negli anni ‘90: Thiem-Medvedev-Zverev-Tsitsipas-Khachanov;ad eccezione di  Thiem sono tutti nati nella seconda metà degli anni novanta.

 

Tra la undicesima e la ventesima posizione troviamo altri 5 atleti nati negli anni’90: Coric-Goffin- Basilashvili-Auger Aliassime-Pella.

Fabio Fognini retrocede alla undicesima posizione. Agli US Open sara’ chiamato a difendere 45 punti e, pertanto, il suo ritorno tra i primi 10 non è chimerico. Dovrà pero’ contare solo sulle sue forze, dal momento che Bautista Agut nel 2018 a New York perse al primo turno.

Parità di punti per Zverev e Nishikori così come per Anderson e del Potro.
– Felix Auger Aliassime e Guido Pella infrangono per la prima volta la  barriera della top 20.  – Milos Raonic e Marin Cilic scendono al ventiduesimo e al ventitreesimo posto

Vincitori della settimana
Daniil Medvedev ha conquistato il Master 1000 di Cincinnati, il suo primo in carriera. Con la vittoria ottenuta su Goffin Il russo ha consolidato il suo record stagionale di vittorie portandolo a 44. In questa speciale classifica dietro di lui ci sono: Nadal (41) Federer (39) Djokovic (38) e Tsitsipas (37). Nel circuito Challenger si sono disputati i tornei di Vancouver, Cordenons, Meerbusch e Portoroz. I vincitori sono stati:  Berankis, O’ Connell, Pedro Sousa e Bedene.

Casa Italia
Settimana poco brillante per i nostri rappresentanti 

Fognini ha rinunciato precauzionalmente a disputare il master dell’Ohio, mentre Sonego, Cecchinato e Berrettini sono stati sconfitti al primo turno.

A Winstom Salem – ultimo torneo ATP prima dello Us Open – sono presenti quattro italiani nel tabellone principale: Sonego-Seppi-Fabbiano-Cecchinato.

Sedici gli italiani presenti nella top 200 di cui sette in top 100:

ClassificaGiocatorePuntiVariazione
11Fognini2510-1
25Berrettini15351
48Sonego1026-1
67Cecchinato880-2
77Seppi7451
80Travaglia6721
87Fabbiano6102
102Caruso5283
128Giustino413-1
131Sinner400-1
136Lorenzi396-18
142Mager3812
144Gaio3751
145Baldi3751
149Giannessi3635
180Marcora3632

Fabio Fognini scivola all’undicesimo posto, mentre Caruso migliora il proprio best ranking portandosi a soli due gradini dalla élite mondiale; qualora riuscisse ad entrare nel tabellone principale del major americano la top 100 per lui sarebbe quasi certa. Paolo Lorenzi cede 18 posti a causa della uscita di scena al secondo turno del Challenger di Cordenons, torneo da lui vinto nel 2018.

Classifiche avulse

Medvedev rimpiazza Tsitsipas al quinto posto nella classifica dei migliori giocatori della stagione. 

Al comando troviamo ancora Rafael Nadal; in fondo al gruppo Alexander Zverev. 

Fognini resiste al nono posto.

Goffin e’ undicesimo con 1900 punti.

Posizione ATPNazioneGiocatorePunti
2SpagnaNadal7225
1SerbiaDjokovic7085
3SvizzeraFederer5150
4AustriaThiem3835
5RussiaMedvedev3605
8GreciaTsitsipas3150
10SpagnaBautista Agut2340
7GiapponeNishikori2090
11ItaliaFognini1955
6GermaniaZverev1940

Invariata rispetto a sette giorni fa la classifica riservata alla NextGeneration.

Jannik Sinner con 386 punti mantiene il dodicesimo posto.

Posizione ATPNazioneGiocatoreNato nelPunti
8GreciaTsitsipas19983195
19CanadaAuger-Aliassime20001601
36Australiade Minaur1999990
38CanadaShapovalov1999895
54NorvegiaRuud1998863
52USATiafoe1998845
49SerbiaKecmanovic1999791
62FranciaHumbert1998670

Gamberi e Canguri

Settimana memorabile per Andrey Rublev: sconfigge in due set Roger Federer e guadagna 23 posti in classifica salendo al 47esimo posto. Menzione d’onore per Richard Gasquet, semifinalista a Cincinnati e passato dal 56esimo al 34esimo posto.
Daniel Evans e’ il giocatore più regredito nel ranking. Il tennista britannico ha infatti ceduto 14 posizioni scivolando al 58esimo posto.

Best Ranking

Congratulazioni per il best ranking a:

ClassificaGiocatoreNazione
5MedvedevRussia
10Bautista AgutSpagna
19Augier Aliassime Canada
20PellaArgentina
49Kecmanovic Serbia
90KwonCorea Sud
92Schnur Canada

94              Majchrzack.      Polonia                           
98.              Hoang.             Francia

Doppio traguardo per Il francese classe ‘95 Antoine Hoang: best ranking e prima volta in top 100.

(Forse) NON TUTTI SANNO CHE…..                   

La prima edizione del Master di Cincinnati risale al 1899. Nel 1918 e nel 1935 il torneo non venne disputato a causa della Guerra Mondiale e della Grande Depressione.
In 119 edizioni Daniil Medvedev e’ stato il primo russo ad arrivare in finale (e quindi a vincere il torneo)

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Focus

Dove non tirare il primo servizio contro Djokovic, Nadal e Federer

I dati raccolti dall’ATP svelano a quale battuta i Big 3 rispondono più profondo

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Con la vittoria al turno precedente, ti sei guadagnato il campo centrale contro il tuo Big 3 preferito, quello del poster che avevi in camera fino a un paio di anni fa, mentre i tuoi amici appendevano fotomodelle presumibilmente allergiche agli indumenti. Esattamente come uno di quegli amici che chissà come ha strappato un appuntamento con la pin-up che lo guardava ammiccante dalla parete, essere lì è già un grande risultato ma, visto che ci sei e stai anche domando l’emozione nonché la paura che il tutto si concluda troppo rapidamente con relativa figuraccia, tenti almeno di arrivare a giocarti un tie-break. Sperando che ti rimanga in campo e non sulle corde, dove indirizzi la prima palla di ogni punto per ottenere una risposta da poter attaccare o che, per lo meno, non atterri negli ultimi due e mezzo di campo? Esterna o alla T?

La pressione aumenta, c’è poco spazio per l’improvvisazione e la cosa saggia da fare è affidarsi ai numeri – ovviamente forniti dall’ATP. L’analisi in questione riguarda la profondità delle ribattute di Novak Djokovic, Rafa Nadal e Roger Federer negli ATP Masters 1000 dal 2011 al 2019 rispetto alla direzione del primo servizio avversario. I dati sono classificati secondo tre diverse profondità: corta (nei rettangoli di battuta), media (dalla linea del servizio fino a metà strada verso la linea di base) e profonda.

Se la tua idea è di battere a uscire affinché la maggior distanza che la palla avversaria deve percorrere provochi una risposta corta, hai pensato male. Sia da destra sia dal lato del vantaggio, è quando uno dei Big 3 si trova a rispondere a un servizio alla T che con più probabilità risponderà corto; ed è anche la direzione che ti farà gestire meno risposte profonde. Il motivo può essere che proprio la maggiore quantità di campo a disposizione liberi il braccio di Nole, Rafa e Roger.

Direzione del primo servizio Risposta corta Risposta media Risposta profonda
Alla T (lato parità e vantaggio) 27% 50% 23%
A uscire (lato parità e vantaggio) 25% 49% 26%


L’idea generale ti è chiara, ma non li stai affrontando tutti in una volta. Vediamo allora nel dettaglio quando ognuno di questi tre campioni dà il suo meglio, sempre in termini di profondità della risposta a un primo servizio.

NOVAK DJOKOVIC

Per quanto riguarda Nole, i suoi dati non sorprendono veramente avendo a che fare con la migliore risposta in circolazione (su erba e duro, secondo il sistema di valutazione adottato dall’ATP) e con il numero uno del mondo. Il serbo colpisce più profondo quando gli battono a uscire da sinistra; quel 29% di risposte con il rovescio nell’ultima zona del campo è una percentuale che non viene uguagliata da alcuna risposta di Roger e Rafa. Ciò significa non solo che è maggiormente pericoloso dal lato del vantaggio (dove i punti pesano di più), ma che lo è sul servizio solitamente più incisivo degli avversari. Insomma, da sinistra avrai anche una botta piatta che incendia l’aria o un kick che decolla, ma tieni a mente che vai a stimolare la risposta che ti darà meno tempo per reagire.

 
Direzione del primo servizio Corta Media Profonda
A uscire (lato parità) 18% 54% 28%
Alla T (lato parità) 24% 52% 24%
A uscire (lato vantaggio) 22% 49% 29%
Alla T (lato vantaggio) 25% 51% 24%


RAFAEL NADAL

Non c’è bisogno di misurazioni digitali né di entrare in campo con un righello per rendersi conto che, dei tre, Rafa è quello che si posiziona più distante dalla linea di fondo. Come intuibile conseguenza, risulta essere quello che risponde corto con maggiore frequenza rispetto agli altri due. Curiosamente, la sua migliore percentuale (24%) arriva con la stessa risposta di Nole, di rovescio quando gli servono esterno; essendo mancino, ovviamente, per lui ciò avviene dal lato della parità – proprio dove tu, destrorso, vorresti pareggiare il conto con i servizi slice da sinistra del maiorchino.

Direzione del primo servizio Corta Media Profonda
A uscire (lato parità) 30% 46% 24%
Alla T (lato parità) 31% 47% 22%
A uscire (lato vantaggio) 36% 42% 22%
Alla T (lato vantaggio) 33% 48% 18%


ROGER FEDERER

Stai pensando di sorprendere Roger servendogli esterno da destra? Magari il 20 volte campione Slam si starà anche aspettando che tu vada alla T, ma ciò non toglie che la sua risposta più profonda arrivi da quella posizione con il dritto. Parliamo del 28% delle volte. Sono invece in equilibrio gli altri numeri relativi alle ribattute svizzere nell’ultima zona del campo.

Direzione del primo servizio Corta Media Profonda
A uscire (lato parità) 20% 52% 28%
Alla T (lato parità) 26% 51% 23%
A uscire (lato vantaggio) 26% 50% 24%
Alla T (lato vantaggio) 22% 54% 24%


Tutto ti è perfettamente chiaro quando lasci la panchina appena udito il “time” annunciato con voce profonda dall’arbitro che, un minuto prima, aveva certificato il gioco e il vantaggio di 6-5 per il tuo avversario. Fai cenno al ragazzino in divisa di lanciarti le palline che tiene nelle mani. I tuoi servizi esterni sono il tuo punto di forza e hanno più margine; tuttavia, anche se questo fenomeno – come del resto gli altri due – non sempre riesce a rispondere con profondità a quelle battute precise, sono proprio quelle contro cui dà il meglio.

Chiudi gli occhi per richiamare un’altra volta la tabella, proprio come il tuo amico ripassa mentalmente la scheda – gentilmente pubblicata dalla rivista in cui ha trovato il poster – dove è riportato nei minimi dettagli tutto ciò che piace e non piace alla fotomodella. Entrambi sapete cosa fare… probabilmente. L’unico problema è che, con questi dati che vi affollano i pensieri, rischiate di perdervi tutto il divertimento.

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ATP

ATP Ranking: il ritorno di Chung. Tsitsipas in top five

Kyrgios guadagna 25 posizioni grazie al successo di Washington, Sinner già al N.135. Best ranking anche per Travaglia al N.79

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Stefanos Tsitsipas e Nick Kyrgios - Washington 2019 (foto via Twitter, @CitiOpen)

Iniziamo il commento settimanale al ranking ATP con una buona notizia: Hyeon Chung è tornato.Dopo quasi sei mesi di assenza dal circuito a causa di seri problemi fisici alla schiena il ventitreenne coreano è ritornato alle competizioni.Lo ha fatto al Challenger categoria 110 di Chengdu dove è riuscito a cogliere la vittoria sconfiggendo in finale il giapponese Sugita. Questo successo gli ha regalato 25 posizioni in classifica, dove ora occupa la posizione numero 141 e soprattutto la consapevolezza di essere ancora un giocatore di tennis.

Il mondo dei Challenger ci offre lo spunto per commentare la settimana del tennis italiano. Jannik Sinner e Stefano Travaglia hanno vinto rispettivamente i Challenger di Lexington (categoria 80) e Sopot(categoria 100) e migliorato molto significativamente il loro best ranking. Ottima settimana anche per Lorenzo Sonego. Il torinese, impegnato in Austria nel 250 di Kitzbuhel, si è arreso solo in semifinale al padrone di casa e numero 4 del mondo Dominic Thiem ed è rientrato in top 50.

Fabio Fognini a Washington ha per il momento salutato – ci auguriamo con un “arrivederci a presto”– la top ten del ranking. Il ligure nel Master 1000 di Montréal in cui beneficerà di un bye al primo turno, difende 45 punti: il ritorno immediato tra i migliori 10 non è una chimera. Matteo Berrettini perde per inerzia tre posti ma i due imminenti Master 1000 nord-americani – ai quali non prese parte nel 2018 – potrebbero restituirglieli con lauti interessi. Di seguito l’elenco dei giocatori italiani presenti tra i primi 200 del Pianeta:

 

11. Fognini
26. Berrettini
47. Sonego
61. Cecchinato
78. Seppi
79. Travaglia
84. Fabbiano
103. Caruso
126. Lorenzi
130. Giustino
131. Mager
135. Sinner
145. Baldi
151. Giannessi
177. Gaio
185. Marcora

TOP VENTI – In questa prima settimana di agosto nelle prime 20 posizioni troviamo:

  1. Djokovic
  2. Nadal
  3. Federer
  4. Thiem
  5. Tsitsipas
  6. Nishikori
  7. Zverev
  8. Khachanov
  9. Medvedev
  10. Anderson
  11. Fognini
  12. del Potro
  13. Bautista Agut
  14. Coric
  15. Isner
  16. Cilic
  17. Basilashvili
  18. Goffin
  19. Raonic
  20. Monfils

Alcune osservazioni:

  • Stefanos Tsitsipas conquista per la prima volta la top five
  • Alexander Zverev scivola al settimo posto; a Montréal, Cincinnati e Us Open difende solo 280 punti complessivi. Le possibilità di rifarsi pertanto non gli mancheranno
  • Kevin Anderson torna tra i 10 migliori giocatori del mondo
  • Daniil Medvedev e Kei Nishikori avanzano di una posizione

RACE – Nella classifica dei dieci migliori giocatori della stagione Fabio Fognini guadagna un posto ai danni di Zverev:

  1. Djokovic
  2. Nadal
  3. Federer
  4. Thiem
  5. Tsitsipas
  6. Nishikori
  7. Medvedev
  8. Bautista Agut
  9. Fognini
  10. Zverev

I primi otto under 21 del mondo attualmente sono i seguenti:

  1. Tsitsipas
  2. Auger-Aliassime
  3. de Minaur
  4. Ruud
  5. Shapovalov
  6. Tiafoe
  7. Kecmanovic
  8. Humbert

GAMBERI E CANGURI L’australiano Nick Kyrgios è il canguro della settimana non per affinità geografica ma per il salto in avanti in classifica che ha compiuto  grazie al trionfo di Washington: + 25 e atterraggio alla posizione 27. Washington condanna invece Andrey Rublev al poco ambito riconoscimento di Gambero della settimana: 20 gradini in meno e tonfo al numero 70.

I CAMPIONI DELLA SETTIMANA – I tornei ATP disputati la scorsa settimana hanno visto trionfare a Kitzbuhel Dominic Thiem , a Los Cabos Diego Schwartzman e a Washington Nick Kyrgios.

BEST RANKING – Oggi facciamo i complimenti per avere raggiunto la migliore posizione in classifica in carriera a:

  • Tsitsipas: 8
  • Fritz: 25
  • Ruud: 56
  • Kecmanovic: 58
  • Travaglia: 79
  • Kwon: 97

Doppia razione di complimenti per il ventunenne coreano Soonwoo Kwon che grazie ai quarti di finale di Los Cabos è per la prima volta entrato tra i 100 migliori tennisti del mondo.

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