Pagelle: prati e fragòle, risorgono Angie e Nole

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Pagelle: prati e fragòle, risorgono Angie e Nole

Il poker vincente di Djokovic, il ritorno alla vittoria di Kerber. Federer giapponese e perdente, l’alba di una nuova Giorgi. Il sogno infranto di Serena e quello di Nadal

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Novak Djokovic 10
Alla fine, bastava mandare al diavolo l’amore, la pace e il Guru. E tante grazie a Cecchinato, che gli ha restituito la voglia di combattere. Ha vinto più Wimbledon di Becker, Edberg e McEroe eppure c’è ancora chi storce la bocca. Come dicono quelli che ne capiscono “è tutto un caso, è un miracolo se a New York arriverà ai quarti”. Intanto è tornato al posto dove merita di stare dopo un lungo riposo: in fondo gli ultras di Federer e Nadal devono solo ringraziarlo…

Angelique Kerber 10
Eccone un’altra: pallettara, numero uno per caso, scoppiata dopo un anno al top. E invece ha rovinato i piani a Serenona con una finale tatticamente perfetta. Non sarà Steffi Graf, ma ha vinto tre Slam, due battendo Serena in finale: scarsissima proprio.

Serena Williams 9
Ha un motivo in più per continuare a giocare, regalare un trofeo alla sua piccola. È andata ad un passo da un trionfo clamoroso, ma non è colpa sua se solo in finale ha trovato un’avversaria capace di farla muovere più di mezzo passo. Un fenomeno in campo, meno nelle sue uscite para-femministe del tipo “se volete tornare al lavoro dopo aver avuto dei figli, abbiate la forza e il coraggio di farlo. Se non ci riuscirete nessuno vi biasimerà”: Serè, le nostre mamme, mogli e fidanzate che lavorano a scuola, in ufficio o in fabbrica lo sapevano già, pur non avendo quindici baby-sitter e diciotto puericultrici a disposizione.

 

Kevin Anderson 9
Ma chi si crede di essere? Ma come si è permesso? Ha osato battere il Re nel suo giardino, annullandogli un match point e rovinando i piani di una finale memorabile. Poi ha pensato bene di stare in campo sei ore e mezza ritardando in eterno l’ingresso in campo degli altri due fenomeni. Ed infine ha avuto il barbaro coraggio di resuscitare nel terzo set della finale solo per impedirci di vedere il primo tempo della finale dei mondiali. Ma non poteva giocare a basket? O a rugby come tutti i sudafricani? Povero Kevin, guastafeste incompreso.

Rafael Nadal 9
I suoi tifosi volevano che saltasse tutta la stagione sull’erba, per concentrarsi sul cemento americano. Con delPo e Nole battaglie mitologiche. È andato vicinissimo a vincere il torneo, tetto o non tetto. Oh, non diteglielo però: nel 2020 anche lo Chatrier sarà coperto…

Roger Federer 5
Ha perso una partita in un modo più Uniqlo che raro. Ma ora è chiaro anche perché ha saltato la stagione sul rosso: come avrebbe fatto a giocare Montecallo, Loma, Madlid e Loland Gallos? Problemi seri anche su altri fronti: Milka non gradisce di essere chiamata come un cioccolatino, ed il suo sponsor italiano Balilla sta creando imbarazzo.
Anche lui ovviamente è finito, ma per colpa dei giapponesi l’harakiri avverrà nel 2020.

Camila Giorgi 8
C’è un grande prato verde, dove nascono speranze. Avremo una nuova Camila? Di doman non c’è certezza…

Juan Martin del Potro 8,5
Dove c’è dramma c’è Delpo, dove c’è Delpo c’è epica. Forse non ha più la forza per arrivare fino in fondo ad uno Slam, ma quanto è bello riaverlo a questi livelli.

John Isner 8,5
“Tiebreak nel set finale sul 12-12” : geniale Big John! Era destino che dovesse soccombere in una maratona a Wimbledon nella partita più importante della carriera. Mahut sghignazzerà da qualche parte, ma John ha dimostrato di essere infinito.

Grigor Dimitrov 3
Una volta si diceva che fosse sfortunato perché c’erano i fab-four a sbarrargli la strada. Poi in finale ci arrivano gli Anderson e i Cilic. E allora caro Grigor, non hai più scuse.

Marin Cilic 3,5
Era candidato ad arrivare fino in fondo. Ma poteva mai distrarsi mentre la Croazia arrivava in finale ai mondiali? Meglio levare le tende subito.

Petra Kvitova 4
Favorita era anche lei, ma forse non è ancora pronta mentalmente a questo ruolo dopo un anno fuori gioco. Certo giocare la settimana prima dei Championships non pare una grande idea.

Garbine Muguruza 4
Campionessa in carica. E mica è sempre Nadal.

Simona Halep 5
Dopo la scimmia mandata via al Roland Garros, una pausa è lecita, a maggior ragione sui prati. Certo non proprio una figura da numero 1.

Tomas Fabbiano 7,5
Wawrinka non sarà più Wawrinka ma batterlo così, in due giorni, resterà una gemma nella sua carriera.

Stan Wawrinka 6
Ad un tratto si sono rivisti sprazzi di vero Staninal. Poi si è capito che c’era molto di Dimitrov. Ma almeno è vivo e ci lascia sperare che possa ritornare.

Dominic Thiem 4
Le vacanze sono iniziate. Ci si rivede a Montecarlo.

Denis Shapovalov 6
Imparerà i segreti dell’erba, ma forse su di lui ci sono troppe aspettative, in fondo ha solo diciannove anni.

Maria Sharapova 4
C’erano i tempi in cui era lei a battere Serena in finale a Wimbledon. Sembra la controfigura della tigre che era. Ma meglio non darla per finita.

Caroline Wozniaki 4,5
L’erba delle vicine è troppo verde. Mai oltre gli ottavi, stavolta lo psicodramma con Makarova non l’ha salvata.

Sloane Stephens 4
Grande a Parigi, minuscola a Londra, ma chi è continua tra le ragazze?

Stefanos Tsitsipas 7
Come impara in fretta il ragazzo. Buono per tutte le stagioni.

Milos Raonic 6,5
Si è rivisto ed è riscomparso sul più bello.

Julia Goerges 8
Due tedesche in fondo sui prati, le è mancata la convinzione contro Serena in quella che poteva essere la partita della vita.

Jelena Ostapenko 8
Dopo lo shock parigino, un rientro ai vertici. Forse ha perso l’occasione, ma con il suo tennis da queste parti dovrebbe averne altre.

Dominika Cibulkova 7,5
Le hanno sottratto la testa di serie e ha pensato di vendicarsi. Trottolina.

Nick Kyrgios 4,5
A furia di aspettarlo, l’erba si seccherà.

Ernests Gulbis 7
Si è sposato e ha messo la testa a posto. È tornato. Vabbè.

Kei Nishikori 6,5
Ha fatto fuori in colpo solo Tomic, Kyrgios e Gulbis: l’arte della meditazione orientale ha prodotto i suoi frutti. Ha dato fastidio a Nole e se non avrà grossi guai (figurati…) sul cemento può essere un brutto cliente per tutti.

Alexander Zverev 5
Ha fatto quarti a Parigi, ora non pretendiamo troppo. Tra poco ricominciano i 1000 e ritroveremo il vero Sascha…

Fabio Fognini 6
Eravamo già tutti pronti a gustarci l’ottavo contro Nadal ma si è arreso a Vesely. I prati non lo ispirano ma adesso arriva la parte di stagione in cui può trasformare l’annata in memorabile.

David Goffin 4
Vedi Cilic. Troppo forti Lukaku e Hazard per ammettere distrazioni.

Belinda Bencic 7
Dopo tanta sfortuna, un gradito ritorno. Incrociando le dita, può dire la sua anche lei.

Matteo Berrettini 6,5
Sock è in crisi ok, ma due set al primo Wimbledon non è facile recuperarli. Con i fondamentali che ha potrà togliersi soddisfazioni anche da queste parti.

Elina Svitolina 4
Avevamo dimenticato di darle il voto. Ci è venuto un dubbio: ha partecipato?

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Pagelle 2019: l’anno di Rafa, Matteo principe azzurro e l’alba di Jannik

Nadal e Djokovic si dividono gli Slam, ma Tsitsipas e Medvedev annunciano la rivoluzione. Il miracolo mancato di Federer, Berrettini meraviglioso e Sinner che irrompe. Le follie di Kyrgios e la rinascita di Murray

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Rafa Nadal e Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

Rafael Nadal: 9,5

Giocatore finito. Sul cemento oramai le sue ginocchia non gli permettono nemmeno di sistemare le sue amate bottigliette. Al massimo può giocarsela sulla terra, ma il meglio è passato e farà fatica a giocare un’intera stagione ad alti livelli. Poi ce lo ritroviamo numero 1 del mondo a fine stagione, saltellare amabilmente a fine novembre sul cemento indoor tra singolari, doppi, doppi misti, maratona, triathlon, giochi senza frontiere, matrimonio, luna di miele, conferenze stampa con Scanagatta etc nella Piquè Cup vinta praticamente da solo. In più, ha trionfato nuovamente a New York, giocato un’altra finale a Melbourne, una semifinale da applausi a Wimbledon e vabbè, ha passeggiato sulla Ville Lumiere come se fosse la cosa più ordinaria del mondo, tipo rispondere serenamente ad una domanda del Direttore…

Novak Djokovic: 9

Una beffa, in effetti, giocare una stagione come la sua e non essere numero 1 del mondo e non essere il migliore in assoluto dell’anno. Due Slam, uno al termine della finale più incredibile di sempre, dove un solo uomo al mondo avrebbe potuto resistere a quel Federer divino. Certo, tra Parigi e New York poteva fare qualcosa di più e al Masters si è arreso alla sete di rivincita di Federer. Ma il suo cruccio più grande resta sempre lo stesso: magari raggiungerà i record degli altri due, ma per scalare il cuore dei tifosi non c’è nulla da fare, nemmeno il Guru può aiutarlo.

Roger Federer: 7,5

94 vincenti, quasi tre ore senza concedere uno straccio di palla break, un livello di tennis celestiale. E quel maledetto 8-7 40-15 che non dimenticherà mai. Due giorni prima, un’altra recita leggendaria contro la sua nemesi mancina. Ma il capolavoro finale gli è sfuggito sul più bello. Il torneo di Wimbledon basterebbe da solo a raccontare l’annata di Roger, forse la carriera. È poi tornato a giocare sulla terra, addirittura arrivando in semifinale al Roland Garros, si è tolto lo sfizio di eliminare Djokovic dal Masters e ha comunque vinto Miami più i tornei della riserva di caccia abituale. Non si è ritirato, non si ritirerà nel 2020, non si ritirerà nel 2021, non si ritirerà mai, lo sappiamo tutti. Alleluja.

 

Dominic Thiem: 8

Gli organizzatori del Roland Garros (4) gli hanno di fatto impedito di giocarsela fino in fondo contro Rafa, dopo essere stato costretto a completare (divinamente) l’opera contro Nole solo qualche ora prima. Per una volta però, non è arrivato cotto in fondo ed al Masters ha dato spettacolo contro Roger e Novak prima di cedere sul filo di lana contro Tsitsipas. Insomma, una grande stagione e la convinzione, grazie anche al suo nuovo coach, che i suoi grandi avversari, tutti battuti nell’anno solare, non siano più dei Massu insormontabili.

Daniil Medvedev: 8,5

La sua stagione fino a Wimbledon era stata buona, ma tra alti e bassi. Poi ha deciso che si era semplicemente stancato di perdere. Sei finali di fila e il boom a New York. Dove ha iniziato il torneo insultando tutti, ball-bay brutalizzati, dito medio al pubblico e via di partita in partita con teatrini al microfono e bordate di fischi. E ha finito per essere l’idolo dell’Arthur Ashe. Una roba da fenomeno puro. A differenza di altri che fenomeni lo sono ma solo da baraccone, ha dimostrato di avere tanta sostanza e cattiveria e un tennis anomalo ma devastante. Aggiusterà la testa o forse no, ma la sensazione è che potrà dominare.

Stefanos Tsitsipas: 8,5

Riccioli d’oro, personalità da vendere, un abuso di social in linea con le nuove generazioni: il tennis degli anni ’20 ha trovato il suo profeta, anzi il suo Dio greco. Se ci aggiungiamo un tennis entusiasmante, in una stagione in cui si è tolto lo sfizio di battere Federer in uno Slam e nella semifinale del Masters, Nadal sulla terra e Djokovic sul cemento, capiamo perché Stefanos sia la stella polare del movimento. Il Masters, ad un anno di distanza dalle Next Gen Finals (peccato per lui che Sinner lo emulerà subito, vincendo anche un paio di Slam) è il primo successo di una lunga serie. Anche se è uscito con le ossa rotte da partite lottate in tre Slam su quattro (Fabbiano, Rublev e Wawrinka docent). Se non dovesse vincere uno Slam nel 2020… avrà semplicemente fatto la fine di Zverev.

Alexander Zverev: 5,5

Eccoci qui, per l’appunto. Dite che non si può dare un’insufficienza ad un classe 1997 che ha concluso la stagione al numero 7 del mondo? E invece sì, perché è vero che si è ripreso sul finire dell’anno, strappando la qualificazione al Masters e la semifinale, ma doveva essere l’anno della consacrazione e un quarto Slam come miglior risultato e tante sconfitte inopinate non ammettono appello. Almeno per quest’anno.

Matteo Berrettini: 9

Al momento di stringere la mano a Federer dopo la batosta negli ottavi di Wimbledon, Matteo regalava la perla del torneo: “Roger, quant’è per la lezione?”. E però quella battuta, che poteva dimostrare un eccesso di modestia dinanzi al Re e al Miedo Escenico del Centre Court alla fine dei primi ottavi Slam, non era altro che la prova dell’umiltà di Matteo utilizzata per il verso giusto. E difatti a New York ecco il capolavoro, la storica semifinale, la top-10, le ATP Finals. E il futuro tutto da scrivere. Un 2019 che è stato un sogno in crescendo per Matteo e che con il “pungolo” di Sinner dovrà lanciare l’azzurro verso traguardi ancora più grandi.

Roberto Bautista Agut: 8

Il finale di stagione da libro cuore, con la morte del papà, il ritorno in campo con la decisiva vittoria in Davis e, infine, la gioia per il matrimonio, non devono distogliere l’attenzione da una stagione strepitosa, con il debutto in top-10 e le semifinale a Wimbledon, unico “intruso” tra i 3 fenomeni. Eroe non per caso.

Andy Murray: 9

Chissà se la carriera agonistica di Sir Andy avrà ancora un futuro. Certo, pensavamo di averlo “perso” in quel triste giorno australiano, poi lo abbiamo ritrovato a divertirsi in doppio con Serena e addirittura a battagliare nei challenger. Fino a ritrovarlo a braccia alzate ad Anversa. Braveheart gli fa un baffo.

Fabio Fognini: 8

Per fortuna le bombe di Fabio sono esplose per davvero soprattutto nella epica cavalcata di Montecarlo e nella agognata top-10, finalmente raggiunta dopo il Roland Garros. A Wimbledon non lo premieranno per il fairplay e gli inglesi non saranno mai il suo popolo preferito. Resta però soprattutto un’altra grande stagione, condita da due grandissimi risultati che coronano una grande carriera. Se avrà ancora voglia (e salute), il 2020 azzurro potrebbe vederlo rivaleggiare in un circuito azzurro virtuoso con Berrettini e Sinner.

Denis Shapovalov: 7,5

Non sappiamo se Youzhny lo abbia “curato” come faceva con se stesso (provate a digitare in rete Youzhny racchetta e sangue e capirete di cosa stiamo parlando), certamente Denis ha svoltato con il nuovo allenatore e sembra aver ritrovato la via che pareva smarrita. Il suo tennis è ancora “senza rete” ma con tutto quel talento non ci stancheremo mai di aspettarlo ai piani alti.

Nick Kyrgios: 4

“Lui non perde la testa, è proprio cretino”. Parole e musica di Adriano Panatta, uno che ha avuto a che fare con Nastase, Connors, McEnroe… gente che non ha nulla in comune con Nick, intendiamoci, perché a lui di vincere una partita o un torneo non frega nulla. Figuriamoci rispettare l’avversario, l’arbitro o il pubblico.

Marin Cilic: 3

I miracoli prima o poi finiscono, anche se sei nato a Medjugorje. Anzi, di questi tempi è meglio non affidarsi troppo alla Madonna perché è impegnata a fare rivelazioni ai politici italiani.

Lorenzo Sonego: 7,5

Cuore granata e in quanto tale ontologicamente dedito a battaglie infinite e a non arrendersi mai. Primo titolo (sull’erba turca!), scampoli di grande tennis e un futuro da confermare con l’esempio del gemello Matteo.

Salvatore Caruso e Stefano Travaglia: 7

Hanno finalmente raccolto nel 2019 quanto seminato in anni di fatica. Ora devono mantenere il livello e osare di più con la programmazione, sfidando i top nei tornei più importanti.

Jannik Sinner: 8

Il Messia è arrivato, sotto un mantello di capelli rossi, il Principe azzurro del tennis italiano, colui che ci porterà a tutti i record del mondo è finalmente tra noi. Le Next Gen Finals sono solo state un antipasto, il meglio è dietro l’angolo. Binaghi gli ha regalato la tessera Gold a vita, così da poter organizzare i match sul circuito a suo piacimento e le folle adoranti lo hanno già eletto a nuovo Federer, nuovo Nadal e nuovo Djokovic. Per fortuna Jannik è insensibile a tutte queste moine e sotto la sapiente guida di Riccardo Piatti arriverà lì dove deve arrivare. In alto, molto in alto.

Marco Cecchinato: 4

Dopo Buenos Aires, è sprofondato. Chi era a Parigi nel 2018 non crede ai suoi occhi. Fu vera gloria? Ai posteri l’ardua sentenza…

Andreas Seppi: 6

Lo abbiamo visto sconsolato a Wimbledon, incerto sul futuro con quella maledetta anca. Poi però la tempra è sempre la stessa, da indomabile e qui e lì ha lasciato traccia della sua enorme passione, confermandosi ancora tra i grandi. Che esempio per il suo giovane allievo…

Thomas Fabbiano: 7

Sembra quasi incredibile trovarlo fuori dalla top-100 a fine anno, ma il 2019 sarà ricordato come l’anno delle grandi imprese Slam, Tsitsipas (e Karlovic) sull’erba di Wimbledon e Thiem a New York. Pollicino fino a un certo punto, magari gli è mancata la continuità ma come si dice? Meglio un giorno da leone che cento da pecora.

Karen Khachanov: 5,5

Il finale del 2018 sembrava averlo lanciato verso i piani altissimi ed invece si è visto sorpassare in casa da Medvedev e anche Rublev ha messo la freccia. 17 del mondo comunque eh, mica pizza e fichi.

Felix Auger-Aliassime: 8

Chiedete ai canadesi appassionati di tennis se sono Felix: con lui, Shapo e Andreescu e i redivivi Raonic e Pospisil versione Davis la sensazione è che si divertiranno molto. Felix trema ancora un po’ sul più bello, ma come gioca…

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Pagelle: il Maestro greco e il vento del cambiamento

Per il terzo anno di fila il Masters non è preda dei fab four. Tsitsipas pronto per la vetta, Berrettini tra i grandi con merito. L’occasione persa da Federer e un Djokovic assente ingiustificato

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Stefanos Tsitsipas - ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

Matteo Berrettini 7
Sarà vero che Thiem era “distratto” dal primo posto raggiunto, ma la prima vittoria italiana alle Finals ha un sapore storico così come l’impresa di Matteo di trovarsi tra i migliori otto del mondo. Ora viene il difficile, confermarsi a questi livelli, ma Matteo ha spalle larghe, tennis solido e una testa pensante. E magari il pungolo di un certo Jannik Sinner (8) farà il resto…

Daniil Medvedev 5
È arrivato con il fiato corto dopo una seconda parte di stagione in apnea. Il ko con Rafa con annesso suicidio ha fatto il resto privandolo di quel briciolo di energie residue. Eh no, tirare fuori fino all’ultima goccia di sudore proprio per salvare Rafa no…

Rafael Nadal 7,5
Numero uno di fine anno più vecchio di sempre, fuori dalle semifinali nonostante due rimonte pazzesche. Paga l’esordio amaro contro Zverev ma cosa vuoi di più da Rafa, per giunta in un torneo maledetto? E con le finali di Davis in casa alle porte. Magari il matrimonio non lo ha proprio fiaccato nel fisico ma ha cominciato a produrre i suoi effetti sulla tenuta nervosa… alle domande di Scanagatta!

Novak Djokovic 4,5
Favorito numero 1, “doveva” vincere il torneo. È la maledizione che colpisce il più forte anche se non il più amato dalle folle. Roger lo ha spazzato via e a lui non è restato che abbozzare. Tutto carburante per Melbourne dove vorrà alimentare il vento di restaurazione.

Roger Federer 7
Il gruppo di ragazzi cui la 02 Arena ha dedicato un tributo – Youzhny, Ferrer, Berdych, Baghdatis e Almagro – hanno iniziato dopo di lui, sono più giovani di lui, mentre lui ha appena giocato la sedicesima semifinale del Masters contro un ragazzo di diciassette anni più giovane. Il torneo ha confermato quanto già sapevamo: quando è in giornata anche a 40 anni è una delizia, il mondo lo adora più di ogni altra divinità, trasformare una palla break è più difficile che avere ragione in una discussione con Mirka.

Alexander Zverev 7
Considerando la stagione che ha avuto, la pressione e i punti da difendere, tutto sommato è stato un buon torneo. Tenendo presente altresì che il nostro prode inviato Canevazzi lo aveva dato come favorito per la vittoria finale, non poteva certamente fare di più…

Dominic Thiem 9
Complimenti a lui e a Massu che lo ha trasformato in un giocatore da veloce. Ogni tanto ha ancora il morbo Gasquet che lo attanaglia spingendolo dalle parte dei giudici di linea. Ha spazzato via Federer e battuto Nole sul suo terreno, si è arreso al rush finale solo allo scatenato greco. Ma se saprà trasformare la delusione in voglia di riscatto, sarà da corsa in tutti gli Slam e non solo a Parigi.

Stefanos Tsitsipas 10
Il Dio greco dai capelli al vento è finalmente arrivato sulla terra. Aspettavamo il nuovo Messia e il Messia è arrivato, portando con sé anche la buona Novella per la nostra amata patria: Stefanos campione Next Gen nel 2018, campione delle Finals 2019, Jannik campione Next Gen nel 2019… si scherza su, ma non troppo. Tsitsi ha coronato la sua prima stagione “da grande” con il titolo di Maestro ma il percorso del suo predecessore Sascha insegna che l’anno prossimo sarà quello della verità. Ma insomma, con Tsitsipas e i suoi fratelli sappiamo già che il tennis sopravviverà al ritiro dei tre fenomeni e noi continueremo a divertirci.

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Pagelle: The Sinner takes it all

Jannik Sinner trionfa a Milano, lì dove partì Federer. Delirio tricolore con Berrettini alle Finals e la tessera Gold

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Jannik Sinner - Next Gen ATP Finals 2019 (foto Cristina Criswald)

Ha preso tutto Jannik (10): il trofeo, la gloria, i soldi, il futuro. E l’amore di Milano e di tutta l’Italia del tennis. È bastata una settimana da wildcard nel torneo più sperimentale del mondo, con regole che si spera non vengano mai approvate sul serio, per far innamorare l’Italia del giovanottone rosso di capelli e dinoccolato e far presagire trionfi in ogni Slam, numero uno del mondo e così via.

Certo, la definizione “tommasiana” di classe calza davvero a pennello per Jannik che ha avuto la capacità straordinaria di giocare alla grandissima tutti i killer point (3): con una cattiveria tale che sorge il sospetto che li abbia giocati così per cancellare quell’obbrobrio di regola dalla faccia della terra. Il povero De Minaur (7) se ne torna a casa con un’altra X di consolazione, alla terza potrà completare il tris, ma per lui è stata una grande stagione e certo non poteva immaginarsi di trovarsi di fronte quell’ossesso.

Ma insomma, Sinner trionfatore alle NextGen Finals, Berrettini (9) in campo nel Masters dei grandi – sebbene sconfitto nettamente da Nole all’esordio, ma ha ancora due match per rifarsi – e poi le finali Davis con l’Italia sicura protagonista: tre settimane da raccontare direbbe il grande Fred, tre settimane che coronano un grande 2019. L’anno d’oro del tennis italiano, da festeggiare con un’altra iniziativa, la strepitosa Tessera Gold (10!) della FIT.

Perché si, amico giocatore di periferia, non sogni di scalare le classifiche e migliorare la tua posizione? Non sogni magari di arrampicarti in quella meravigliosa avventura delle pre-quali? E allora, spendi questi 129 euro e giocati le tua carte scegliendo quando giocare, utilizzando palline nuove, avendo un coach in panchina. Cosa dici? Il tuo avversario non ha la tessera Gold? Eeeee amico mio! Lavoro-guadagno-pago-pretendo! Mica siamo tutti uguali? Davvero pensi che una federazione debba offrire pari condizioni a tutti nell’attività sportiva? Sei fuori strada, amico tennista: chi paga merita un aiuto, chi contribuisce economicamente a sostenere le magnifiche sorti e progressive del tennis italiano deve avere un meritato vantaggio in campo!

Italiani! Con tante tessere Gold, Berrettini vincerà le Finals, Sinner (a cui è stata consegnata una tessera ad honorem) sarà presto numero 1, Cagliari ospiterà a breve il quinto Slam e magari vostro figlio sarà il dominatore del domani! Accorrete signori, accorrete! E soprattutto fatelo subito, perché poi chi comanda non vi farà più salire “sul carro del vincitore”…

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