Toronto, Tsitsipas si fa grande contro Djokovic: "La mia miglior vittoria"

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Toronto, Tsitsipas si fa grande contro Djokovic: “La mia miglior vittoria”

TORONTO – Ottima prestazione del giovane greco che elimina il campione di Wimbledon. Stefanos è quasi intoccabile al servizio. Terza vittoria dell’anno contro un Top 10, nei quarti trova Zverev

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dal nostro inviato, Luca Baldissera

 

TSITSI SENZA TIMORI – Un primo set praticamente perfetto da parte di Stefanos, e dall’altra parte un Nole stranamente contratto, soprattutto dal lato del rovescio, che dovrebbe essere il suo colpo migliore. Le gambe del serbo spesso sembrano meno reattive del solito, e viene tenuto a galla in diverse occasioni dal servizio. Tstitsipas alla battuta va come un treno anche lui, però (zero palle break concesse nel parziale), mentre Djokovic è sul cornicione quasi a ogni turno di battuta. Tre palle break salvate nel secondo game, servizio ceduto nel sesto, e il 6-3 è servito. Bravissimo Stefanos, in tutte le zone del campo, gran dritti e rovesci con angoli stretti e belle aperture lungolinea, Nole si trova costantemente in fase difensiva, senza riuscire a ribaltare la situazione negli scambi, che è sempre stata una delle sue migliori qualità. Solo a rete il greco a volte non appare impeccabile, ma già il fatto che ci vada quando deve è un segnale positivo.

NOLE LA ALLUNGA IN EXTREMIS – Il secondo set va via senza problemi per chi serve, c’è equilibrio, certo il livello di Djokovic sembra non ottimale, da fondocampo fa troppa fatica, e la sua palla non riesce a far male a Tsitsipas come dovrebbe. Sul 4-4, enorme occasione per Stefanos, grazie a 3 gratuiti di Nole, ci sono due palle break consecutive, una salvata dalla battuta, l’altra sprecata dal greco con una steccata di dritto. L’impressione è che il serbo avrebbe bisogno di mattere una marcia in più, ma il motore è come imballato. Il pubblico del centrale lo sostiene, in tribuna stampa c’è chi si chiede come mai abbia tante difficoltà. Dall’altra parte, l’ottimo Tsitsipas non lo aiuta, la casella delle palle break in favore di Djokovic è ancora a zero quando si arriva al 6-6. Nel tie-break, il serbo parte solido, sfrutta un paio di errori di Stefanos, sale 4-1, e chiude 7-5. Che sofferenza, però.

NIENTE DA FARE, STEFANOS NON SI BREKKA – Nel terzo set, Tsitsipas va subito avanti 2-0, bravo a non disunirsi dopo le occasioni sprecate nel secondo. Strepitoso un suo rovescio vincente lungolinea. C’è un gesto di stizza del serbo, e lo possiamo capire, ma nulla di grave. Finalmente, arrivano due palle break per Nole, ma due errori le fanno sfumare, che giornataccia in risposta per lui. Stefanos è comunque bravissimo a stare lì di testa e di tennis, al netto della prestazione non brillante di Djokovic.
Mi sono allenato spesso con Novak, abbiamo giocato set, e la cosa mi è servita molto, sapevo dove avrei potuto incidere per sfruttare i suoi punti deboli“, conferma Stefanos.
Con due turni di battuta autoritari il greco sale 5-2, e poi si presenta al servizio per il match sul 5-3. La bruttissima risposta larga di dritto di Nole, su una seconda, sul 15-15, è la fotografia della sua giornata no. Ma quando poco dopo Stefanos la chiude con un bel vincente in cross, l’abbraccio al giovane rivale è sincero e si vede, così come il sorriso che rivolge al pubblico. Rimane il dubbio che magari, dopo Wimbledon, Djokovic abbia fatto un richiamo atletico in vista della fine della stagione, e che quindi sia ancora un po’ imballato con i muscoli, ma non vanno assolutamente tolti tutti i meriti del caso a Tsitsipas, che cresce di mese in mese. Siamo alla seconda vittoria consecutiva contro un top-10 (Thiem e ora Djokovic). Lo aspetta Sascha Zverev, un precedente in favore del tedesco pochi giorni fa a Washington.
Perdere con Alex la scorsa settimana è stata un’esperienza importante, mi sono fatto furbo, ho imparato a stare calmo. A giocare solido e profondo, come all’inizio del terzo set. Sicuramente questa è la vittoria più importante della mia vita“, conclude Stefanos, raggiante in conferenza post-match.

Djokovic si è presentato sorridente in sala stampa dopo aver vinto in doppio, e ha confermato che “oggi Stefanos ha semplicemente servito alla grande, non riuscivo a leggere le traiettorie, trovava tutti gli angoli. Sto rientrando in forma dopo Wimbledon, ma ci vuole tempo, le condizioni qui sono diverse, la palla vola molto. In allenamento mi sembra di giocare sempre meglio, sto trovando il ritmo, ma ovviamente in partita è tutta un’altra cosa. Almeno ho concluso la giornata con una vittoria! (sorridendo). Mi secca molto aver perso, gli Slam rimangono l’obiettivo principale, ma ci tengo a fare bene in questi tornei. Ora punto a Cincinnati, che è l’unico masters 1000 che non ho vinto, e poi chiaramente c’è lo US Open, che è l’appuntamento più importante“.

GRISHA SUL FILO – Il percorso in Canada del giovane statunitense Frances Tiafoe si interrompe contro Grigor Dimitrov. Il numero 41 del mondo dopo aver battuto l’idolo di casa Raonic non riesce a ripetersi contro il bulgaro il quale, nonostante qualche distrazione di troppo, gioca con grande efficacia nei momenti chiave e vince una di quelle partite che troppe volte in carriera si era ritrovato a perdere; i due set vinti al tie-break vengono inframezzati da un lungo passaggio a vuoto che per poco non gli causava la sconfitta. Tiafoe, con i suoi colpi poco aggraziati ma sempre angolati e profondi, si era portato avanti di un break nel set decisivo ma ben presto ha finito per poter fare affidamento solo sul suo servizio e ciò non gli è bastato. Dimitrov vincendo l’incontro con grande carattere e qualche sprazzo del suo talento ha raggiunto i quarti dove trova Kevin Anderson.

SASCHA TRANQUILLO – Il confronto tra Alexander Zverev e Daniil Medvedev dura in effetti fino alla metà del primo set. Come sempre avviene quando si affrontano due giocatori simili negli schemi, ma con uno nettamente più forte dell’altro, è difficile che si verifichino sorprese. Sascha e Daniil hanno nel rovescio il colpo migliore, lo tirano sia in cross che lungolinea con talento e bel timing, e la sfida sulla diagonale sinistra è molto bella da vedere. Il problema per il russo è che oltre al rovescio, Zverev ha un gran bel dritto, e con il servizio è decisamente più incisivo, mentre Medvedev dal lato destro, se aggredito con palle pesanti, va facilmente in difficoltà. Dopo la battaglia di ieri notte contro Auger-Aliassime, può essere che Daniil abbia anche risentito della fatica. Break Sascha all’ottavo game del primo set, e 6-3, altri due break nel secondo parziale, ed è 6-2. Poco da commentare, partita finita in 52 minuti, bella prova di solidità e concretezza del numero 3 ATP e campione in carica della Rogers Cup. Nessuna palla break concessa, praticamente un allenamento agonistico. Si preannuncia una sfida “next gen” assai interessante ai quarti contro Stefanos Tsitsipas, che è in forma, ma l’unico precedente è di una settimana fa a Washington, un 6-2 6-4 perentorio per Zverev. La marcia verso la finale del tedesco prosegue spedita.

ANDERSON SOLIDO – Lotta solo nel primo set anche per il finalista di Wimbledon Kevin Anderson contro il bravo qualificato bielorusso Ilya Ivashka, che non è attrezzato per reggere l’urto delle bordate del sudafricano. Break e controbreak nel nono e nel decimo game, poi Kevin piazza la zampata, e chiude 7-5. Fino a quel momento, Ilya si era ben difeso. Anche nel secondo set, break chirurgico di Anderson, e chiusura per 6-3 senza affanni. Per lui ai quarti Grigor Dimitrov, con il bulgaro avanti 6-1 nei precedenti, ma non si affrontano da due anni, e Kevin è cresciuto moltissimo nel frattempo.

Ha collaborato Paolo Di Lorito

Risultati (parte bassa)

[5] G. Dimitrov b. F. Tiafoe 7-6(1) 3-6 7-6(4)
[4] K. Anderson b. [Q] I. Ivashka 7-5 6-3
S. Tsitsipas b. [9] N. Djokovic 6-3 6-7(5) 6-3
[2] A. Zverev b. [Q] D. Medvedev 6-3 6-2

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A Budapest, avanza Berrettini e perde ancora Seppi. Forfait di Cecchinato

Matteo supera Kukushkin, Andreas gira un match perso ma cede nel finale

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Matteo Berrettini (foto Adelchi Fioriti)

BRAVO MATTEO – È la prova convincente che gli era richiesta quella che Matteo Berrettini offre per superare con un doppio 6-4 il numero 7 del seeding Mikhail Kukushkin. Certo, se devi affrontare una testa di serie al primo turno di un torneo su terra battuta, il kazako con i suoi colpi relativamente piatti non è tra quelli che vorresti assolutamente evitare (al contrario, nel caso di trasferta di Coppa Davis…), ma poi bisogna comunque entrare in campo e vincere l’ultimo punto. Ed è proprio l’ultimo punto che stava diventando un problema per un Berrettini che, ben supportato da servizio e dritto, si era involato sul 5-1 del secondo set dopo aver vinto il primo. Kukushkin salva infatti un match point sul proprio servizio e gioca un ottimo game aggressivo in risposta che non dà chance a Matteo; annulla un’altra palla dell’incontro con uno splendido recupero su una smorzata azzurra forse un po’ troppo morbida e mette a referto il terzo gioco consecutivo, mentre un lampo dell’occhio della tigre brilla sul viso di Mikhail. Chiamato di nuovo a servire per chiudere con l’avversario in piena fiducia negli scambi, Berrettini mette in mostra la capacità di adottare la strategia migliore, vale a dire nascondergli la palla: spara subito tre ace spegnendo ogni velleità di Kukushkin che cede anche il punto successivo. Agli ottavi, esattamente come nella passata edizione, troverà Aljaz Bedene che lo scorso anno ebbe la meglio in tre set su un Matteo ancora fuori dai primi cento del mondo. Lo sloveno ha eliminato in due set Bernard Tomic.

ANDREAS, QUASI – In un match che è un continuo inseguimento di Filip Krajinovic, Andreas Seppi recupera e si salva più volte, ma fallisce l’ultimo aggancio dopo due ore e quaranta minuti. Diventano così quattro le sconfitte consecutive al primo turno per Andreas che, dopo essere stato in balia dell’avversario per un set e mezzo, ritrova almeno a tratti il suo gioco migliore, cosa che potrà ridargli fiducia. Filip, dotato di un buon tennis senza però una particolare pesantezza dei colpi, arriva sì dalle qualificazioni, ma è stato n. 26 ATP dodici mesi fa, in una stagione tuttavia compromessa dagli infortuni (piede, caviglia e mano) che lo ha visto abbandonare la top 100.
Salvato lo 0-2, Filip avanza sicuro nel primo parziale con l’azzurro che mette in campo appena il 40% di prime di servizio e vince pochi punti con la seconda. Che Filip sia molto centrato si nota quando, servendo sul pur rassicurante 5-2, reagisce prontamente a due punti persi (doppio fallo e insidiosissima risposta steccata di Andreas) e chiude senza indugi il set. Sotto anche nella seconda partita, Seppi annulla quattro match point servendo sul 3-5 e, al game successivo, veste all’improvviso i suoi panni migliori; poi, non senza l’indispensabile fortuna (due nastri vincenti), rientra nel punteggio dopo che Krajinovic si è visto annullare un’altra palla per guadagnarsi la via della doccia. Il tie-break non può che andare all’italiano, ma Filip non dà alcun segno di cedimento e, anzi, è di nuovo lui a tornare avanti nel set decisivo. Entrambi offrono un buon ritmo e scambi godibili; Seppi continua ad avvalersi anche dell’aiuto del nastro, alza ancora il livello annullando due palle dell’1-5 e recupera lo svantaggio. Chiamato a servire per andare al tie-break, però, Andreas si disunisce ed è allora Krajinovic ad avanzare in attesa del vincente fra Radu Albot e Sergiy Stakhovsky.

 

CECK OUT – Mentre Andreas lotta sul centrale, arriva la notizia del forfait di Marco Cecchinato, leggermente febbricitante già nel match perso contro Pella a Monte Carlo. Ceck perde così i 250 punti ottenuti con la vittoria dello scorso anno. Al suo posto, il lucky loser Matthias Bachinger.

Risultati:
M. Berrettini b. [7] M. Kukushkin 6-4 6-4
A. Bedene b. B. Tomic 7-6(5) 6-4
[Q] F. Krajinovic b. A. Seppi 6-2 6-7(3) 7-5
[8] R. Albot vs [LL] S. Stakhovsky

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Fognini è il nuovo Principe di Montecarlo, 51 anni dopo Pietrangeli

Il ligure supera in due set Dusan Lajovic e diventa il primo italiano a vincere il titolo nel Principato nell’Era Open, il primo Masters 1000 vinto da un italiano

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Dalla nostra inviata a Montecarlo

L’azzurro tocca il cielo con un dito trionfando sulla terra rossa del Principato. Una prestazione sontuosa di Fabio che, nella settimana monegasca, ha messo in campo un tennis spumeggiante, esplosivo e chirurgico. Lui che viene da un inizio di stagione traballante, al Country Club ritrova il focus necessario per mettere in campo il livello di cui è capace. Un’occasione d’oro che Fabio non si lascia scappare e, a quasi 32 anni (li compirà il prossimo 24 maggio), nella sua prima finale ‘1000’, porta a casa il trofeo, il nono (l’ottavo sulla terra), per ora il più importante in carriera, sconfiggendo il n. 48 del mondo Dusan Lajovic 6-3 6-4 in 1 ora e 38 minuti. Fognini è il secondo tennista più anziano a vincere il primo ‘1000’ (il primo è John Isner con la vittoria a Miami nel 2018). L’ultimo italiano a trionfare a Montecarlo era stato Nicola Pietrangeli nel 1968 (anche se non era un torneo Open), dopo aver vinto nel 1961 e 1967 e l’ultimo a imporsi in un torneo più o meno equivalente fu Panatta a Roma nel 1976. In un match di ritmo e intensità, soprattutto all’inizio del primo e del secondo set, Fabio ha saputo gestire bene vento, pressione, tensione ed emozione nella finale del torneo a lui più caro. Già, perché “questo è il vero torneo di casa per me” aveva detto il ligure.
L’azzurro, che a inizio torneo era n. 18 del mondo, da lunedì salirà alla posizione n.12, suo best ranking (per ora) e eguaglia Paolo Bertolucci. Dopo la prestazione perfetta contro Rafa Nadal in semifinale, Fognini impone al serbo il suo tennis esplosivo, disegnando il campo in modo magistrale, con dritto e rovescio che lambiscono le righe e centrano gli angoli. Ma ci sono stati anche parecchi errori (23 per il ligure, 36 per il serbo) figli della tensione e soprattutto delle condizioni difficili dovute al forte vento. Ma, insomma, per l’azzurro è stata una settimana perfetta.
“Io sono io ma vado avanti per la mia strada” aveva detto dopo il successo con Rafa.Questa volta la direzione è davvero quella giusta. Chapeau Fabio.

 

[13] F. Fognini b. D Lajovic 6-3 6-4

TENNIS CHIRURGICO DI FABIO – I primi colpi di Fognini risuonano decisi e puliti come quelli messi a segno contro Rafa. Primo game di autorità vinto a zero dal ligure che, fin dai primi punti, dimostra di voler prendere il controllo degli scambi. L’avversario però è un muro di gomma, rimanda tutto di là e Fabio comincia a concedere qualcosa di troppo. È Lajovic a rompere il ghiaccio per primo strappandogli il servizio sull’1-1. La reazione di Fognini non si fa attendere; il ligure ha la possibilità di breakkarlo a sua volta; dopo passanti estremi e piroette al volo, il serbo si salva con un recupero impensabile piazzando una controsmorzata millimetrica. Chapeau. Il punto del torneo, applaude anche Flavia Pennetta. Fabio insiste a martellare l’avversario e si procura ancora una palla break. È quella giusta, controbreak e 2-2. L’inizio del match è di grande intensità, con il migliore repertorio da parte di entrambi; Fognini è mattatore delle variazioni e smorzate, continua a spingere e ora allunga il passo sul 4-2 mentre il serbo, a questo punto, comincia a disunirsi e a commettere i primi gratuiti dolorosi. Sul 4-2, l’azzurro si procura tre possibilità per prendere il largo; il serbo le annulla. La quarta è una magia di Fabio che sale 5-2 con un favoloso passante stretto angolato di rovescio. Si salva a sua volta da un possibile break sul 5-3 per poi procurarsi il primo setpoint. È quello buono e, dopo 44′, con un rovescio lungolinea alla Gilles Simon (ma quello di Fabio è ancora più teso ed esplosivo), va a prendersi il primo parziale per 6-3.

FOGNINI COSTANTE E VINCENTE – Un tennis solido, soprattutto da parte di Fognini che gioca bene quando serve davvero. Lajovic riesce tuttavia a tenergli testa anche se ora gli errori pesano sempre più. Un forte vento continua a soffiare dal mare della baia di Monaco, raffiche che il ligure gestisce senza problemi, tant’è che in apertura di secondo set strappa il servizio a Dusan. Ma questi reagisce con il controbreak per poi salire 2-1. Fabio impatta sul 2-2. Impacciato Lajovic con uno smash sopra la rete, un “calcio di rigore” fallito malamente che consegna un’ulteriore possibilità del 4-2 a Fognini. Continua la corsa di Fabio sul 5-3 e, pur essendo a due punti dal match, inciampa sui fendenti decisi di Lajovic che lo sorprende avvicinandosi sul 4-5. Ma ora il successo è davvero vicino e ci sono tre matchpoint. Il primo sfuma. Ma il secondo, sì, è quello della storia. In un’ora e 38 minuti, Fabio Fognini è il primo italiano a vincere un Masters 1000 (quando vinsero Panatta e Bertolucci non esisteva la categoria dei Masters Series), il secondo italiano a vincere nel Principato dopo il successo di Pietrangeli nel 1961, 1967 e nel 1968. Ma onore anche a Dusan Lajovic che, da outsider, approda alla prima finale in carriera in assoluto. Disputa un torneo coi fiocchi anche se quest’oggi, nonostante l’ottimo tennis messo in campo, commette troppi errori, 36, a fronte dei 16 vincenti. Per Fabio invece un bilancio di 19 winner e 23 gratuiti.

Emozione durante l’inno di Mameli, emozione nella voce durante la cerimonia di premiazione: “Io sono nato qui vicino e vincere questo torneo per me è starordinario. È incredibile. Grazie al mio team. Quest’anno abbiamo iniziato abbstanza male, ma poi ad aprile abbiamo vinto un bel torneino (ride). Grazie ad Arma, agli amici. A Flavia, che mi supporta e mi sopporta” . Ora si può festeggiare anche la Pasqua, particolarmente dolce quest’anno; e poi un regalo speciale alla mamma: “La vittoria la voglio dedicare soprattutto a mia madre che domani compie gli anni. Questa coppa è per lei”.
[

I trionfi italiani nell’Era Open

  • 1971 – A.Panatta (Senigallia)
  • 1973 – A.Panatta (Bournemouth)
  • 1974 – A.Panatta (Firenze)
  • 1975 – A.Panatta (Kitzbuhel, Stoccolma), Bertolucci (Firenze)
  • 1976 – Bertolucci (Barcellona, Firenze), A. Panatta (Roma, Roland Garros), Zugarelli (Bastad), Barazzutti (Nizza)
  • 1977 – Barazzutti (Bastad, Parigi indoor, Charlotte), Bertolucci (Firenze, Amburgo, Berlino), A.Panatta (Houston)
  • 1978 – A.Panatta (Tokyo)
  • 1980 – A.Panatta (Firenze), Barazzutti (Cairo)
  • 1981 – Ocleppo (Linz)
  • 1984 – Cancellotti (Firenze, Palermo)
  • 1985 – C.Panatta (Bari)
  • 1986 – Cane’ (Bordeaux), Colombo (S.Vincent)
  • 1987 – Pistolesi (Bari)
  • 1988 – Narducci (Firenze)
  • 1989 – Cane’ (Bastad)
  • 1991 – Camporese (Rotterdam), Cane’ (Bologna), Pozzi (Brisbane)
  • 1992 – Camporese (Milano), Pescosolido (Scottsdale)
  • 1993 – Pescosolido (Tel Aviv)
  • 1994 – Furlan (San Jose’, Casablanca)
  • 1998 – Gaudenzi (Casablanca)
  • 2001 – Gaudenzi (St. Polten, Bastad)
  • 2002 – Sanguinetti (Milano, Delray Beach)
  • 2004 – Volandri (St. Polten)
  • 2006 – Bracciali (Casablanca), Volandri (Palermo)
  • 2011 – Seppi (Eastbourne)
  • 2012 – Seppi (Belgrado, Mosca)
  • 2013 – Fognini (Stoccarda, Amburgo)
  • 2014 – Fognini (Vina del Mar)
  • 2016 – Lorenzi (Kitzbuhel), Fognini (Umago)
  • 2017 – Fognini (Gstaad)
  • 2018 – Fognini (San Paolo, Bastad, Los Cabos), Cecchinato (Budapest, Umago) Berrettini (Gstaad)
  • 2019 – Cecchinato (Buenos Aires), Fognini (MONTECARLO)

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Fognini compie l’impresa: steso Nadal, prima finale in un Masters 1000

Incredibile prestazione del ligure che affonda il campione spagnolo e giocherà contro Lajovic per il titolo. Si tratta del primo italiano in finale in un Masters 1000

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Fabio Fognini - Montecarlo 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dal nostro inviato a Montecarlo

[13] F. Fognini b. [2] R. Nadal 6-4 6-2

 

Eccezionale. Non si può definire in altro modo la prestazione odierna di Fabio Fognini, che domina letteralmente Rafa Nadal e si regala la prima finale in un Masters 1000. Si tratta anche della prima finale per un italiano da quando esistono i Masters 1000 e la prima a Montecarlo da quella di Corrado Barazzutti – che ora è all’angolo del ligure – nel 1978. I sostenitori del maiorchino osserveranno che non si è trattata della migliore versione del n. 2 del mondo, falloso col dritto e mai in grado di gestire la transizione da difesa ad attacco (“La mia peggior partita degli ultimi quattordici anni” dirà un Nadal visibilmente amareggiato), il suo marchio di fabbrica tattico sulla terra rossa. Ma c’è tanto merito di Fabio in tutto questo, che dopo un inizio sofferto – in un match condizionato dal forte vento – in cui si è trovato sotto 3-1, ha iniziato ad imporre il suo gioco. Quel gioco che quando il ligure è “in the zone” è veramente uno spettacolo per gli occhi ed è difficile da contrastare per chiunque, anche per il più grande interprete del tennis sul mattone tritato. Che ha dovuto far appello a tutto il suo orgoglio nel secondo set per evitare il quarto bagel della sua carriera sul rosso, dopo un parziale di otto giochi a zero per il suo avversario, ma si è dovuto arrendere poco dopo all’ennesimo vincente dell’azzurro. Che domani affronterà Dusan Lajovic (sfida inedita), nella finale più inaspettata che si ricordi da tempo qui al Principato.

La cronaca è presto fatta. Perchè dobbiamo raccontare di un monologo pressoché assoluto di Fognini (“Perfetta. Ho giocato una partita perfetta. Battere Nadal in due set…”). Che partiva subito bene brekkando Nadal, dopo un game durato ben dodici minuti, che già faceva immaginare che anche oggi si sarebbe andati ad oltranza. Il n. 18 del mondo (attenzione però: è già sicuramente n. 15 da lunedì e se vince domani arriva al n. 12, suo best ranking, a soli 5 punti dall’undicesima posizione di Marin Cilic) si incartava però nei game successivi – anche perché la maggior parte giocati dal lato del campo dove il vento dava maggiore fastidio – e si ritrovava sotto per 3-1. E si prendeva un warning dopo un battibecco con l’arbitro a causa di punto perso, a suo dire, per un asciugamano volato dalla panchina. Ma Fabio si riprendeva subito (“Mi sono inc…to, secondo me il warning era eccessivo, ma sono stato bravo. Ho respirato e sono rimasto concentrato”), prendendo il controllo del gioco. Mentre Nadal faceva fatica con il dritto (a parte gli errori, la sensazione è che lo colpisse sempre in ritardo, con il peso del corpo all’indietro, non creando mai problemi al suo avversario), il 32enne di Arma di Taggia spingeva che era un piacere da entrambi i lati. Fabio impattava sul 3 pari e poco dopo – complici un altro paio di errori di dritto di Rafa – otteneva il break che lo portava a servire per il set. Qui prima era aiutato dal nastro nel punto che lo portava al set point, ma poi si meritava l’aiuto del fato con un superbo serve and volley chiuso con la seconda volèe. 6-4 dopo quasi un’ora di gioco: Nadal non perdeva un set a Montecarlo dal 2017 (primo turno contro Edmund) e non si trovava in svantaggio di un parziale dalla semifinale con Murray del 2016 (poi vinta).

Ci si aspettava il risveglio di Nadal, che già contro Pella aveva fatto fatica per un’oretta buona, invece era Fognini a continuare a deliziare il pubblico del Principato – in gran parte a favore del ligure. Il maiorchino veniva letteralmente annichilito dalla pressione da fondo di Fabio, che culminava praticamente sempre con un vincente dell’azzurro. Fabio saliva 5-0 in un lampo, lasciando solo sei punti a Nadal. Basta questo dato per far capire a cosa stavamo assistendo. Lo spagnolo era a un passo dall’umiliazione del 6-0 quando si ritrovava sotto 40-0 sul servizio di Fabio. Qui l’orgoglio del campione gli consentiva di annullare (merito suo, non demerito di Fabio) i tre match point e poi accorciare fino al 5-2. Ma l’azzurro non accusava il colpo dell’occasione sfuggita e chiudeva nell’ottavo gioco. 6-2, game, set, match Fognini. Che Fabio!

Domani a contendergli il trofeo del Principato ci sarà la grande sorpresa del torneo, quel Dusan Lajovic allenato dal suo ex allenatore Josè Perlas. Fabio ha risposto scherzando alla nostra domanda se questo fatto potrebbe influire in qualche modo: “Ho incontrato Josè adesso negli spogliatoi. Gli ho detto che si prepari, lo insulterò per tutta la partita.” Tornato serio, Fabio ha aggiunto che
per la sua prima finale in un Masters 1000 la cosa più importante sia recuperare le forze: “Oggi è stato un match duro, ma non è finito tardi come ieri. Quindi c’è più tempo per arrivare nelle migliori condizioni possibili.”  Anche, se non soprattutto, mentali: “Dopo aver vinto un match contro Nadal – lo so, anche se non mi è capitato spesso – una delle difficoltà è recuperare di testa.” 

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