Cincinnati: Giorgi, bis contro Sevastova. Serena si arrende a Kvitova

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Cincinnati: Giorgi, bis contro Sevastova. Serena si arrende a Kvitova

Come a Wimbledon Camila supera la giocatrice lettone, stavolta con un punteggio ancora più netto. Affronterà Madison Keys al secondo turno. Vittorie importanti per la ceca e la belga su Radwanska e Rybarikova

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CAMILA, FORTUNA MERITATA – Ripescata a seguito della sconfitta nelle qualificazioni, Camila Giorgi torna a giocare in un main draw dopo i quarti di finale a Wimbledon e, proprio come al primo turno in Church Road, affronta Anastasija Sevastova,n. 18 del ranking. Vince ancora, questa volta in due set restando in campo per poco più di un’ora.

Come regola, Camila tira forte più o meno tutto, mentre Anastasija ragiona, lavora la palla, cambia ritmo e altezza ai propri colpi. Si tratta di vedere se la velocità della palla marchigiana riesce a togliere all’avversaria il tempo di pensare o se, viceversa, è quest’ultima a far pensare troppo quella furia sempre vicina alla riga di fondo. La partenza è nettamente favorevole a Camila che all’aggressività, già dai colpi di inizio scambio, accompagna il contenimento degli errori gratuiti. Sevastova salva il primo turno di battuta grazie anche a un nastro favorevole, ma nulla può fare nel successivo, per poi mostrare tutto l’affanno fallendo una semplice volée sul punto con cui Giorgi conferma il break; ne conquista un altro sul 5-2, evitando anche la pressione di andare a servire per il set. Non evita tuttavia un calo di concentrazione in apertura di secondo parziale, così alla lettone è sufficiente una bella risposta per iniziare in vantaggio; Camila sembra ritrovarsi almeno in parte dopo un paio di game, quanto basta per rientrare in una partita che si è fatta più complicata, tra doppi falli, altri gratuiti e Sevastova che sembra più a suo agio negli scambi. Ma è proprio Anastasija, con due brutti errori che seguono un fantastico vincente di Giorgi, a regalare il game che consente all’italiana di servire per il match, occasione che agguanta con autorità chiudendo con l’ace. Per un posto negli ottavi affronterà Madison Keys, che al primo turno ha rischiato di uscire contro Bethanie Mattek-Sands.

Michelangelo Sottili

 

GRANDE PETRA, SERENA CEDE IL PASSO – Fare da numero di “spalla” a Federer in una sessione serale è un ruolo improbo per chiunque, ma le due pluricampionesse Slam che si sono cimentate in questo difficile compito sono riuscite a tenere la scena in maniera favolosa, dando vita a quasi due ore di spettacolo che hanno tenuto buona parte dei 15.000 di Cincinnati inchiodati ai loro scranni fino quasi alle 23.

Se si vuole cavalcare un tema sempre caro a Serena Williams, si potrebbe notare come, soprattutto dopo la perdita del primo set, il pubblico per il 95% bianco di Cincinnati abbia sostenuto a gran voce la fuoriclasse afro-americana, che più di una volta si è lamentata nella sua carriera di essere stata beccata dal pubblico per essere una campionessa nera in uno sport per bianchi. Beh, certamente non questa volta, perché i tifosi dell’Ohio (e un po’ di tutta l’America, vista la collocazione geografica del Western&Southern Open) l’hanno sostenuta dall’inizio alla fine. “Credo di aver giocato bene i punti lunghi, ma non altrettanto bene quelli più brevi che lei cercava di impostare ogni volta che poteva – ha spiegato Serena alla stampa – comunque sono solamente all’inizio del mio ritorno, ho ancora tanto lavoro da fare e tante partite da giocare”.

Perso il primo set con due break e dando comunque sempre l’impressione di essere in difficoltà sulla propria battuta, Serena è riuscita ad entrare in partita nel terzo game del secondo set, strappando il servizio a Kvitova alla quinta palla break e dopo ben 20 punti giocati. Nel gioco seguente l’americana ha poi annullato tre palle del contro-break subito dopo e si è poi involata verso la vittoria nel parziale.

Gli scambi sono rimasti abbastanza uguali per tutta la partita: molto violenti da fondo, principalmente orientati verso il centro del campo per evitare di dare angoli e con Serena che è apparsa costantemente in difficoltà sulle palle che le arrivavano vicine. Certamente più impacciata nei movimenti, Serena Williams ha pagato dazio ad una tiratissima Kvitova, tonica e dimagrita, che era certamente molto a suo agio negli scambi in corsa.

Le imprecisioni di Serena da fondo sono andate lentamente ma inesorabilmente ad accumularsi verso la fine del terzo set, lasciando via libera a Kvitova che, una volta ottenuto il break al sesto gioco, non si è più voltata indietro ed ha conquistato il terzo turno.

OTTIMA SAKKARI – Non l’ha persa Naomi Osaka, l’ha vinta Maria Sakkari. La seconda sconfitta di fila al primo turno per la tennista giapponese – a Montreal si era fatta sorprendere da Suarez Navarro – non arriva a seguito di un profluvio di gratuiti di Naomi. È invece Sakkari a meritare il passaggio del turno mettendo in campo i suoi muscoli, letteralmente: geometrica e aggressiva con il rovescio, con traiettorie pesanti e lavorate sul lato del dritto che impediscono a Osaka di imprimere il solito pressing. Un canovaccio per certi versi simile alla sconfitta di Montreal, quando il rovescio carico di Suarez Navarro aveva tenuto la giapponese lontana dalla linea di fondo. Anche oggi Osaka colpisce meno di 15 vincenti e non sfrutta il vantaggio psicologico di aver annullato due match point sul 5-4 del secondo set; trascinata al tie-break non riesce mai a issarsi a set point e invece cede quando la sua avversaria si guadagna la terza occasione di portare a casa la partita. Il livello di Sakkari cresce, senza picchi di rendimento che le permettano di guadagnare le prime pagine, ma con la costanza di quelle giocatrici che un giorno potrebbero sorprendere tutti vincendo qualcosa di importante. In fondo ha ancora 23 anni.

LA TEENAGER DI LUSSO – Ad ogni wild card ricevuta nel circuito maggiore, invece, sembra quasi d’obbligo per Amanda Anisimova vincere almeno un incontro. La giovanissima statunitense compirà 17 anni tra due settimane ma non si è premurata di offrire troppe cortesie a Timea Babos, lasciandola rispettivamente a tre e quattro nei due set vinti con piena autorità. Si tratta della settima vittoria nel circuito maggiore in questo 2018, dopo le tre di Indian Wells, le due di Miami e quella di San José. Già certa di disputare l’US Open – l’organizzazione le ha offerto una wild card – vuol prima scaldare i motori qui a Cincinnati, e la sua personalità sembra poterglielo permettere in accordo con un tennis già esplosivo. Vincono in due set anche Barty e Mertens, confermando il buono stato di forma.

SOLIDA KAROLINA – Vincere convincendo ha un suo indubbio valore, che raddoppia quando lo si riesce a fare contro una cosiddetta “bestia nera”. Karolina Pliskova ci è riuscita all’esordio a Cincinnati, battendo con un doppio 6-3 quell’Agnieszka Radwanska che fino al lancio della monetina conduceva sette a zero nei precedenti su ogni superficie possibile e non aveva mollato alla ceca mai neppure un set. Senza mettere in mezzo la celebre battuta di Gerulaitis, si può parlare di risultato ampiamente meritato eppure non così inatteso: il mismatch in termini di mobilità, che aveva generato una rivalità a senso unico, era figlio di tempi assai migliori per Radwanska e il cemento blu di Mason lo ha chiarito inequivocabilmente. Ostacolata dai tanti problemi fisici dello scorso anno e dagli sfiducianti risultati di questo, la ex numero 2 del circuito non è riuscita a riproporre in modo efficace i consueti schemi.
La partenza a handicap nel primo set è stata in parte recuperata ma nell’ultimo game, lungo dodici minuti abbondanti e con quattro set point annullati, è venuta fuori la forma migliore di Pliskova. Radwanska ha tenuto botta salvando un gran numero di palle break (undici su quindici) ma non le si poteva chiedere molto di più: dall’altro lato del campo Pliskova ha quasi sempre fatto la cosa giusta, rimanendo paziente e aggiungendo via via alle proprie armi migliori i piccoli accorgimenti necessari. Dopo il flop a Montreal la campionessa del 2016 ha interrotto la collaborazione con Tomas Krupa, il coach “rubato” a Strycova. Questa settimana nel suo box c’è Rennae Stubbs, l’ex tennista australiana che la aveva già seguita durante le WTA Finals del 2017. La consulenza one shot durerà almeno un altro incontro, quello Aryna Sabalenka. Molto diverso, non meno pericoloso.

Raoul Ruberti

IN AGGIORNAMENTO

2° turno

[8] P. Kvitova b. S. Williams 6-3 2-6 6-3
K. Mladenovic b. [Q] V. Kuzmova 6-3 6-0
[6] C. Garcia b. [WC] V. Azarenka 6-4 7-5
[5] E. Svitolina b. [WC] S. Kuznetsova 7-6(1) 4-6 6-4

1° turno

[9] K. Pliskova b. A. Radwanska 6-3 6-3
M. Sakkari b. N. Osaka 6-3 7-6(8)
K. Bertens b. C. Vandeweghe 6-2 6-0
[Q] P. Martic b. [12] D. Kasatkina 4-6 6-4 6-3
[Q] T. Maria b. [Q] A. Kiick 5-7 6-3 6-3
[LL] C. Giorgi b. A. Sevastova 6-2 6-3
[15] E. Mertens b. M. Rybarikova 6-4 6-2
A. Pavlyuchenkova b. A. Krunic 6-1 6-0
E. Makarova b. [Q] A. Bogdan 6-3 6-2
[Q] K. Kanepi b. V. Lepchenko 2-6 6-3 6-1
[16] A. Barty b. [WC] M. Vondrousova 6-3 7-5
[WC] A. Anisimova b. T. Babos 6-3 6-4

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Challenger

Challenger, le pagelle degli italiani: 2019 da sogno per Sinner e Mager

Tanti italiani hanno brillato quest’anno nel circuito cadetto. Dieci di loro hanno vinto almeno un titolo. Il pagellone di fine anno, dal 10 di Sinner al 4 Cecchinato

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Jannik Sinner - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Felice Calabrò)

L’Italia si conferma ancora una volta tra le nazioni più prolifiche a livello Challenger con un deciso cambio di marcia dall’estate in avanti: sono infatti ben 10 i titoli vinti da giugno in poi, per un totale di quindici in stagione. Andiamo ad analizzare nel dettaglio le prestazioni dei principali azzurri che si sono disimpegnati sul circuito Challenger in questo 2019.

Jannik Sinner: voto 10

Difficile dare un voto diverso alla stagione dell’altoatesino, che ha impressionato sin da subito per la rapidità con cui si è adattato al circuito challenger, vincendo il primo torneo a cui ha partecipato a Bergamo. Anche sulla terra rossa, dopo un inizio non molto convincente a Barletta e Alicante, ha ottenuto una finale preziosa ad Ostrava battendo anche ottimi giocatori come Vesely e Balasz. In estate Sinner è volato in Nord America dove ha conquistato un altro titolo, a Lexington, sconfiggendo Alex Bolt, che lo aveva battuto nelle qualificazioni di Wimbledon. Nel finale di stagione ha giocato due buoni tornei in Francia, raggiungendo il terzo turno ad Orleans (arrendendosi in lotta a Bedene) e venendo sconfitto con tantissimi rimpianti nella semifinale di Mouilleron Le Captif da Bourgue, e poi ha messo la ciliegina sulla torta nel torneo vicino casa, ad Ortisei, conquistando il trofeo senza perdere nemmeno un set. Nel 2020 sarà davvero raro vedere Jannik impegnato nel circuito minore, quindi con ogni probabilità il 2019 rimarrà il primo e ultimo anno a livello Challenger di Sinner, il cui obiettivo è sicuramente quello di stabilizzarsi nel circuito ATP.

Gianluca Mager: voto 8,5

Il tennista ligure per anni è sembrato pronto per fare il salto di qualità, ma mai come in questo 2019 è riuscito a dar continuità alle sue prestazioni, che fino a quest’anno erano spesso altalenanti anche all’interno della stessa settimana o di una stessa partita. Gianluca, che quest’anno ha compiuto 25 anni, ha disputato una stagione fantastica fino a settembre, conquistando i primi tre titoli della sua carriera nell’arco di nove mesi. L’annata è partita col botto con il trionfo sulla superficie rapidissima di Koblenz che ha dimostrato la duttilità del tennista ligure, che nel resto della stagione ha invece ottenuto i risultati migliori su terra battuta, conquistando i titoli di Barletta e Biella. Oltre a questi successi, tanti altri buoni piazzamenti come la semifinale a Vicenza e quattro quarti di finale, prima che la stanchezza accumulata dopo il titolo di Biella gli costasse qualche sconfitta inaspettata. Il 2020 sarà l’anno della conferma: Mager dovrà cercare l’assalto alla top 100 (attualmente lontana 19 posizioni), che permetterebbe a Gianluca di giocare regolarmente nel circuito ATP, dove con i miglioramenti tattici e mentali che ha compiuto negli ultimi mesi potrebbe iniziare a togliersi qualche soddisfazione.

 
Gianluca Mager – Firenze Tennis Cup 2018 (foto Francesco Peluso)

Salvatore Caruso: voto 8,5

In questa stagione Salvatore è approdato tra i primi 100 per la prima volta in carriera, non solo tramite i risultati ottenuti nel circuito Challenger ma anche grazie a prestazioni sorprendenti sul tour maggiore, come il terzo turno al Roland Garros e la semifinale di Umago. Il tennista nato ad Avola ha vissuto una stagione davvero di alto livello, confrontandosi con tanti giocatori di spessore e riuscendo a mostrare grandi miglioramenti atletici, tattici e tecnici. L’acuto a livello Challenger è arrivato a fine settembre col trionfo a Barcellona, ma anche in precedenza aveva ottenuto ottimi piazzamenti come le semifinali a Siviglia e Phoenix.

Stefano Travaglia: voto 8

Dopo tanti anni passati a combattere con i problemi fisici che ne hanno impedito l’ascesa, nell’ultimo anno e mezzo “Steto” ha finalmente espresso quel livello di tennis che aveva già da parecchi anni ma che non era riuscito mai a mostrare per via dei problemi ai legamenti della mano destra e alla schiena. A giugno, dopo la vittoria ottenuta a Francavilla a fine aprile, ha tagliato per la prima volta in carriera anche lui il traguardo della top 100 grazie anche alla semifinale di Heibronn e la finale di Shymkent. Il tennista azzurro ha raggiunto anche altri buoni risultati, tra i quali spicca la vittoria a Sopot di inizio agosto, seguita dalla semifinale a Como e da un paio di ulteriori buoni quarti di finale. Anche per lui nel 2020 l’obiettivo sarebbe quello di giocare meno challenger possibili e mantenere al tempo stesso il ranking attuale (numero 84), che permetterebbe al tennista marchigiano di accedere a tutti gli Slam, alle qualificazioni di gran parte dei Masters 1000 e ATP 500 e a quasi tutti i main draw dei 250.

Paolo Lorenzi: voto 7,5

Impossibile non ammirare ancora una volta le gesta di uno splendido professionista come Paolino che nel 2019 ha raggiunto altre tre finali challenger (Tallahassee, Manerbio e Biella), cedendo però sempre all’atto conclusivo. Grazie anche ad alcuni risultati nel circuito ATP Paolo chiude questa stagione alle soglie dei primi 100 (numero 116), ma ciò che stupisce sempre di più è la sua tenacia in campo. Le due battaglie vinte in rimonta nell’ultimo torneo della stagione, quello di Maia, al termine di un 2019 estremamente dispendioso, sono l’ennesima dimostrazione di un professionista infinito che nel 2020 ripartirà dalle qualificazioni dello Slam australiano senza l’intenzione di mollare.

Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri: voto 7,5

I due Next Gen più promettenti del panorama italiano dopo Sinner, si sono affacciati al circuito professionistico quest’anno per la prima volta e hanno ottenuto anche diversi risultati interessanti nei tornei challenger, centrando una semifinale a testa e dimostrando di avere già il livello per competere nel circuito. Il 2020 li vedrà sicuramente sempre più protagonisti e da entrambi ci si aspetta tanto, non tanto sotto il punto di vista del ranking quanto sotto quello della crescita, che a questa età potrebbe avvenire anche in modo sorprendente e immediato.

Musetti e Zeppieri in doppio all’Australian Open 2019

Federico Gaio: voto 7,5

La domanda guardando giocare Gaio è la stessa da diversi anni: è possibile che questo ragazzo non riesca ad entrare tra i primi 100? Sebbene nel 2019 il tennista faentino abbia disputato qualche buon torneo, specialmente a Manerbio dove ha centrato il titolo che gli ha permesso di entrare tra i primi 150 giocatori al mondo, da lui ci si aspetta ancora qualcosa di più. Il ritorno del coach Daniele Silvestre ha sicuramente dato continuità alle prestazione del tennista azzurro, che oltre al titolo di Manerbio ha ottenuto tanti buoni risultati in estate come la finale a Parma persa con tanti rimpianti contro Tommy Robredo e le semifinali di Lione e San Benedetto. L’obiettivo del 2020 deve essere anche per lui quello di sfondare il muro dei primi 100 in quanto le doti tecniche certamente non mancano. Per farlo servirà ancora più continuità nei risultati, specialmente sul duro dove ha le carte in regola per giocare bene ma specialmente in questa stagione non ha brillato.

Lorenzo Giustino: voto 7+

Tre lampi di luce in una stagione da ritenere comunque positiva per il tennista campano, che ha centrato la prima vittoria in carriera in un challenger al terzo tentativo stagionale, vincendo il titolo di Almaty dopo aver perso in finale a Launceston e Zhangjiagang. La seconda parte di stagione però, specialmente da agosto in poi, è stata davvero deludente a causa di problemi fisici sui quali ha continuato a “giocare sopra”, senza mai fermarsi, spinto dalla voglia di tentare l’assalto ai primi 100. Obiettivo anche per lui rimandato alla prossima stagione.

Riccardo Bonadio e Andrea Vavassori: voto 7

Pagella unica anche per i due tennisti italiani che sono stati in grado di approfittare al meglio della riforma delle classifiche, inserendosi a tutti gli effetti nel circuito Challenger dopo una carriera passata a giocar prevalentemente tornei ITF. Riccardo ha disputato oltre trenta tornei quest’anno, dimostrando di poter salire pian piano di livello e ottenendo diversi scalpi notevoli: tra tutti spiccano le vittorie su Kohlschreiber e Pedro Sousa e la sconfitta al tie-break del terzo set contro Albert Ramos-Vinolas.

Negli ultimi due anni, Vavassori ha deciso di dedicarsi principalmente al doppio, dove è attualmente 130 al mondo. In questo 2019 invece, ha dimostrato di aver compiuto grandissimi passi in avanti anche in singolare, sfondando il numero dei primi 400 a suon di serve&volley, che gli ha consentito di ottenere ottimi risultati come la semifinale di Poznan e i quarti di finale a Maia. La programmazione di questi due ragazzi e i miglioramenti sul piano del gioco hanno prodotto i risultati sperati, e nel 2020 potranno continuare a giocare prevalentemente sul circuito Challenger.

Roberto Marcora: voto 7

Nella stagione dei trent’anni entra finalmente tra i primi 200 Roberto Marcora, che raggiunge ben tre finali challenger, tutte su cemento, confermandosi uno specialista dei campi veloci grazie all’ottimo servizio e al bel rovescio ad una mano. Dopo tanti problemi fisici, i buoni risultati di questa stagione saranno il trampolino di lancio che gli permetterà di credere ancora nelle sue potenzialità. Visto che le doti tecniche non gli mancano, è lecito aspettarsi almeno un titolo nell’anno che verrà.

Roberto Marcora

Gian Marco Moroni: voto 6

Dopo l’esplosione avvenuta nel 2018 sotto la sapiente guida di Oscar Burrieza, che ha migliorato molto “Jimbo” dal punto di vista atletico rendendolo un giocatore davvero ostico da incontrare, il 2019 doveva essere l’anno della consacrazione, grazie ad una classifica che finalmente permetteva a Moroni di disputare anche le qualificazioni Slam, ma così non è stato. Dopo una discreta prima parte di stagione coronata dalla finale a Roma, c’è stato un deciso calo di rendimento nella seconda metà dell’anno con tante sconfitte inattese specialmente su terra battuta, la sua superficie preferita. Il suo gioco, molto dispendioso fisicamente, richiede sempre la massima integrità fisica, di cui speriamo che Moroni possa godere nel 2020, in modo da provare a fare il salto di qualità e diventare sempre più un “competitor” per i titoli a livello challenger.

Alessandro Giannessi: voto 6

Dopo un 2017 che lo aveva portato tra i primi 100, sia il 2018 che il 2019 del mancino di La Spezia sono stati probabilmente al di sotto delle aspettative, soprattutto per quanto riguarda la continuità e l’atteggiamento in campo. Alessandro, da sempre gran lottatore, in questa stagione è apparso più volte nervoso in campo; ha lasciato andare anche partite in modo abbastanza inspiegabile, alternando però anche ottimi tornei come quello disputato a Vicenza, vinto, e quello di San Benedetto, dove si è arreso solamente in finale in lotta a Renzo Olivo. Le sue doti atletiche su terra sono fuori dal comune e il suo gioco è sempre molto fastidioso per gli avversari, ma la sensazione è che avrebbe potuto fare meglio in questa stagione che lo vede comunque chiudere tra i primi 150 tennisti al mondo.

Stefano Napolitano, Filippo Baldi, Gianluigi Quinzi: voto 5

Tre delle principali promesse azzurre dell’annata 1995/96 si sono abbastanza perse in 2019. Per motivazioni diverse, hanno tutti perso diverse posizioni nel ranking, che li vedeva dentro i primi 150 fino alla scorsa stagione. L’annata peggiore dal punto di vista personale è stata sicuro quella di Filippo Baldi, che ha perso il padre a febbraio e non è riuscito successivamente a brillare come nella scorsa stagione, separandosi a fine anno dallo storico coach Aldi. Per quanto riguarda Gianluigi Quinzi il discorso è decisamente più ampio: sarà però fondamentale per lui, se vorrà continuare la rincorsa ai primi 100 giocatori al mondo, mettersi alle spalle i successi ottenuti da junior e ripartire da zero, puntando sul suo buon atletismo e sul rovescio, da sempre colpo più efficace del tennista marchigiano, che cambiando tantissime guide tecniche ha anche piano piano trovato maggior efficacia nel servizio.

Marco Cecchinato: voto 4

Dopo il 2018 stellare, la semifinale al Roland Garros e l’approdo tra i primi 20 giocatori al mondo, nel 2019 il tennista siciliano è sicuramente calato di rendimento e ha cercato di ritrovare fiducia nei challenger. Nei tre tornei disputati ha però ottenuto due eliminazioni immediate per mano di avversari non irresistibili come Coria e il Next Gen brasiliano Seyboth Wild, ottenendo solo una semifinale a Stettino dove è stato sconfitto da Kovalik in un match nel quale ha dimostrato ancora una volta tutte le lacune mentali che hanno contraddistinto l’annata del siciliano. Il tennis, soprattutto su terra battuta, è sempre di ottima fattura ma l’aspetto mentale è totalmente da ricostruire: Marco è un giocatore senza fiducia e la nuova guida tecnica dovrà riuscire a trasmettergli la tranquillità di cui ha bisogno. Nel 2020 sarà importante usare i Challenger come trampolino di lancio per mettere tanti match nelle gambe e tornare a giocarsela a livello ATP contro i migliori specialisti del rosso.

Marco Cecchinato – Madrid 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Cosa ci aspetterà nel 2020? Quali altri giovani italiani si affacceranno nel circuito? Chi riuscirà a fare il salto di qualità verso il tour principlae e chi invece deluderà le aspettative? Solo il tempo potrà fornirci le risposte necessarie.

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Il Memorial Carlo Agazzi presenta le sue star. Poker d’assi per l’edizione numero 11

Al via Lorenzo Sonego, Federico Gaio, Alessandro Giannessi e il campione uscente Luca Vanni. Si giocherà al PalaIseo sabato 21 e domenica 22 dicembre

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Lorenzo Sonego - Kitzbuhel 2019 (foto Felice Calabrò)

Due ex vincitori come il campione uscente Luca Vanni e Federico Gaio, un ottimo giocatore all’esordio al PalaIseo come Alessandro Giannessi e soprattutto Lorenzo Sonego, una delle stelle più brillanti del 2019 magico del tennis italiano. È il poker d’assi attesi sul Lago d’Iseo per l’undicesima edizione del Memorial Carlo Agazzi – Trofeo Cst, che fra sabato 21 e domenica 22 dicembre andrà ad arricchire un parterre di partecipanti che negli anni ha visto presente giocatori come Andreas Seppi e Paolo Lorenzi. Dopo il successo della scorsa edizione, che vide in campo a Iseo persino quel Matteo Berrettini oggi numero 8 della classifica mondiale ATP, gli organizzatori del rodeo Open bresciano da 2.000 euro di montepremi rilanciano con altri nomi di spessore, svelati nella conferenza stampa di presentazione tenuta martedì 3 dicembre all’Hotel Touring di Coccaglio.

La star sarà dunque Sonego, 24enne torinese che nel 2019 si è guadagnato un posto fra i primi 50 del mondo, vincendo un titolo ATP – sull’erba turca di Antalya – e inanellando altri risultati di prestigio (su tutti i quarti di finale al Masters 1000 di Montecarlo). Traguardi che l’hanno portato al numero 3 d’Italia e che gli sono valsi la convocazione in nazionale per le Davis Cup Finals di Madrid. Nel 2018 il suo torneo durò un solo match, perso contro un Vanni in formissima, ma adesso il grande favorito sarà per forza di cose lui. A caccia della ciliegina sulla torta di una stagione splendida e già pronto a testare la condizione in vista del 2020.

Come accennato, oltre a Sonego torneranno al Memorial Carlo Agazzi – Trofeo Cst anche Luca Vanni e Federico Gaio, rispettivamente vincitori nel 2018 e nel 2016. Due nomi ben noti al pubblico bresciano, che li ha visti trionfare anche in due Challenger in provincia: Vanni agli Internazionali indoor del San Filippo (2016), Gaio lo scorso agosto a Manerbio. Per Alessandro Giannessi, invece, sarà una prima volta: il 29enne spezzino aveva detto “sì” anche lo scorso anno, ma poi era stato costretto a rinunciare per via di un problema muscolare dell’ultima ora. Quest’anno invece ci sarà, pronto a battagliare coi diretti concorrenti per il titolo, così come proveranno a fare tutti i giocatori di Seconda categoria impegnati sabato 21 dicembre, a caccia della qualificazione per la giornata conclusiva.

Per conoscerne tutti i nomi bisognerà attendere ancora un paio di settimane: le iscrizioni sono state appena aperte e lo resteranno fino alle 12 di giovedì 19 dicembre. Ragion per cui non è da escludere che possano prenotare un posto altri giocatori di spessore. Ulteriori informazioni sul sito www.palaiseo.it, sulla pagina Facebook (PalaIseo) o su quella dedicata al Memorial Carlo Agazzi – Trofeo CST.

ANDREA AGAZZI (IDEATORE E DIRETTORE DEL TORNEO)“Per iniziare non può mancare un grazie ai tanti sponsor che ogni anno ci permettono di riproporre la manifestazione, così come a tutte le persone che ruotano attorno all’evento. Ciò che vogliamo trasmettere, in primis, è la nostra grande passione. Arriviamo da due edizioni dai risultati al di sopra persino delle nostre aspettative, ma vogliamo continuare a migliorarci, spinti dal significato di questo torneo, intitolato alla memoria di mio padre Carlo. Siamo molto soddisfatti dei giocatori presenti quest’anno e al via mancano ancora due settimane: chissà che non possano arrivare altri big. Noi siamo pronti ad accoglierli”.

MEMORIAL CARLO AGAZZI: GRANDE TENNIS E PURA PASSIONE – Giunto all’undicesima edizione, il Memorial Carlo Agazzi è un gioiello del calendario nazionale. Nasce nel 2009, quando la famiglia Agazzi e il giudice arbitro Paolo Fedele decidono di dare il via a un evento in memoria di Carlo, grande appassionato e primo tifoso del figlio Andrea. Dopo due edizioni sull’erba naturale di Casalicolo nel 2011 il torneo cambia data, spostandosi in inverno al Cs Rigamonti. Nel 2012 la svolta, con l’approdo al Palaiseo e la prima delle due vittorie di Flavio Cipolla. Nel 2014 un’edizione storica con in gara due azzurri di Coppa Davis: il vincitore Andreas Seppi e Paolo Lorenzi, tornato a prendersi il titolo nel 2015 e poi di nuovo nel 2017. Nel 2016, invece, successo per Federico Gaio, mentre nel 2018 il trofeo è andato a Luca Vanni, capace di battere Sonego ai quarti, Berrettini in semifinale e Lorenzi in finale.

Ufficio Stampa Memorial Carlo Agazzi

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Flash

Camila Giorgi sarà in campo già a dicembre: si è iscritta al WTA 125K di Limoges

La tennista italiana, n. 100 WTA, cercherà punti e fiducia nel torneo francese in programma pochi giorni prima di Natale con 16 top 100

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La finale raggiunta al torneo del Bronx di New York e persa contro Magda Linette non ha frenato la discesa in classifica di Camila Giorgi. Dopo il netto stop subito al primo turno dello US Open, un po’ per la grande vena di Maria Sakkari e un po’ per le scorie accumulate nel torneo appena concluso, Camila ha disputato un torneo discreto a Osaka raggiungendo i quarti di finale per poi inanellare tre sconfitte di fila e chiudere così il 2019. O almeno così sembrava, poiché è notizia di questa mattina che la tennista maceratese ha scelto di iscriversi al WTA 125K di Limoges, un torneo che può definirsi equivalente, per punti e montepremi, ai challenger più prestigiosi del circuito maschile.

In realtà la entry list del torneo suggerisce una qualità persino maggiore, soprattutto per la particolare collocazione in calendario. Chi vuole guadagnare con anticipo i primi punti validi per la ‘Race 2020’ ha questo torneo come unica alternativa. Sono iscritte di diritto ben tredici top 100 – la prima è Jennifer Brady, l’ultima è proprio Giorgi – ma tramite wild card se ne aggiungeranno altre tre, Yafan Wang, Garcia e la campionessa in carica Alexandrova, per un totale di sedici. Il torneo si disputerà dal 16 al 22 dicembre sui campi indoor del Palais des Sports de Beaublanc di Limoges, che può ospitare 6500 spettatori.

  • 56 Brady, Jennifer (USA)
  • 59 Cornet, Alizé (FRA)
  • 61 Blinkova, Anna (RUS)
  • 63 Zidansek, Tamara (SLO)
  • 65 Pera, Bernarda (USA)
  • 67 Sasnovich, Aliaksandra (BLR)
  • 73 Teichmann, Jil (SUI)
  • 74 Cirstea, Sorana (ROU)
  • 85 Sorribes Tormo, Sara (ESP)
  • 87 Maria, Tatjana (GER)
  • 92 Kozlova, Kateryna (UKR)
  • 93 Rus, Arantxa (NED)
  • 100 Giorgi, Camila (ITA)
  • 102 Watson, Heather (GBR)
  • 105 Kanepi, Kaia (EST)
  • 111 Tig, Patricia Maria (ROU)
  • 112 Vikhlyantseva, Natalia (RUS)
  • 113 Voegele, Stefanie (SUI)
  • 114 Korpatsch, Tamara (GER)
  • 117 Niculescu, Monica (ROU)
  • 121 Bogdan, Ana (ROU)
  • 122 Minnen, Greet (BEL)

L’obiettivo di Camila, la cui stagione è stata influenzata dai problemi al polso, è sicuramente quello di recuperare terreno in classifica. Nelle ultime settimane ha addirittura perso lo scettro di numero uno d’Italia a beneficio di Jasmine Paolini ed è posizionata in top 100 per un soffio, poiché proprio seduta sul centesimo gradino si trova,

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