Tsonga pronto al rientro a Metz: "Sento ancora quella fiamma"

Interviste

Tsonga pronto al rientro a Metz: “Sento ancora quella fiamma”

Il francese, fermo per infortunio da febbraio, torna in campo nel “suo” torneo di Metz. “La convalescenza non avrebbe potuto essere migliore”. Tornerà da numero 65 del ranking ATP

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Arriva un momento della carriera in cui devi prendere decisioni importanti”, aveva sentenziato Jo Wilfried Tsonga in conferenza stampa meno di un’ora dopo essere stato costretto ad abbandonare la semifinale di Montpellier contro Pouille. Aveva la partita in mano ma una fitta al ginocchio sinistro, fattasi insopportabile poco dopo aver fallito due match point, lo ha rispedito a casa con un pugno di mosche e dubbi sulla bontà della sua programmazione. Da allora – sono passati ormai sette mesi – il francese non è più sceso in campo. Il guaio al ginocchio sinistro si è dimostrato molto più serio del previsto, tanto da costringerlo un paio di mesi più tardi a sottoporsi a una piccola operazione chirurgica e saltare gran parte della stagione agonistica. La convalescenza sembra però sul punto di concludersi. In un’intervista rilasciata due giorni fa a FrancebleuTsonga ha confermato di essere ormai pronto al rientro.

Vedo la fine del tunnel. Questa settimana svolgerò gli ultimi test perché mi sto allenando molto intensamente; se tutto andrà bene, potrò tornare alle competizioni“. Il responso dev’essere stato positivo poiché il francese tornerà in campo la prossima settimana al Moselle Open di Metz, torneo che ha già vinto tre volte. Esordirà contro Peter Gojowczyk al primo turno. Ha anche ottenuto una wild-card per il torneo di doppio. Il 33enne di Le Mans ha inoltre accettato la prima testa di serie dell’Open d’Orleans, challenger che prenderà il via su cemento indoor il 24 settembre.

Questa è la prima volta che partecipo al torneo di Orleans. Per me è un vantaggio perché non è molto lontano da casa, sono cresciuto a Le Mans. Avrò l’opportunità di invitare amici, ce ne sono alcuni che non mi hanno mai visto giocare a tennis. È vero che non ci sono top 50 ma negli ultimi anni il livello è stato molto alto. Ciò che mi ha spinto a dire di sì è l’incastro nel mio calendario, perché altrimenti avrei dovuto andare a giocare in Asia. Il fatto che sia sceso un po’ in classifica (Tsonga attualmente è n.65 ATP, ndr) mi permette maggiore libertà nella scelta dei tornei”. 

 

Jo-Wilfried Tsonga – Vienna 2017

Nell’intervista non ha voluto sbilanciarsi a riguardo – “non ho fissato una data, rientrerò in campo quando sarò pronto” – ma alla fine l’ex top 10 ha deciso di fare tappa a Metz prima di tornare a giocare nel circuito minore dopo undici anni. Nel 2007 Tsonga sollevava, al termine del suo ultimo match di categoria contro Ivo Karlovic, il trofeo di Surbiton un mese dopo aver vinto a Lanzarote: a livello challenger ha quindi vinto le ultime dieci partite disputate.

Dal suo rientro in campo però, più che la vittoria finale, si aspetta di poter tornare a percepire le classiche ‘buone sensazioni’. “Voglio semplicemente ritrovare il mio livello. Se ci riesco rapidamente e posso fare bene già in questo torneo tanto meglio, ma l’obiettivo è cominciare con fiducia la prossima stagione. Nel tennis puoi allenarti per due anni di fila e poi alla prima partita ufficiale tornare a sentire dei dolori. Questo può essere molto frustrante“. Jo lo sa bene, perché di infortuni ha dovuto superarne parecchi, ma mai da quando è diventato professionista si è fermato per un periodo così lungo. Non serve sottolineare come un rientro a 33 anni imponga già di per sé maggiore cautela, ma il grande vantaggio del tennista francese è che alle difficoltà professionali si contrappone un momento di grande serenità dal punto di vista familiare.

Padre, novello marito e felicissimo di aver potuto sfruttare questo periodo di riposo forzato per dedicarsi alla famiglia. “In un certo senso la convalescenza non avrebbe potuto essere migliore“, racconta Jo sorridendo. “Abbiamo avuto un bambino lo scorso anno e quest’anno ci siamo sposati, per me è stato bello riuscire a passare del tempo con la mia famiglia. Nelle ultime stagioni sono spesso stato nella top 10, ho avuto un calendario fitto e ho viaggiato molto, quindi non sono stato molto presente. Questa è stata l’occasione per fermarmi un po’, stare più spesso a casa e godermi altre cose oltre al tennis“.

Un tepore familiare che potrebbe quasi avvicinare l’idea del ritiro, ma Jo-Wilfried Tsonga non vuole ancora sentirne parlare. “Per ora non è nei miei piani. Ho subito un duro colpo ma adesso voglio giocare, del futuro mi preoccuperò più avanti. Sento ancora quella fiamma e ho l’impressione di avere ancora un piccolo capitolo del mio libro da scrivere“. Djokovic ci è riuscito con discreta prepotenza, Wawrinka sembra più vicino di Murray a farcela e anche Nishikori ha progressivamente ritrovato il suo tennis. Tsonga scruta l’orizzonte e pensa: in fondo, perché non dovrei farcela anch’io?

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ATP Roma, Bertolucci: “Djokovic primo favorito a Parigi. Sinner andrà valutato fra un anno e mezzo” [AUDIO ESCLUSIVO]

Paolo Bertolucci in proiezione Roland Garros: “Dietro Djokovic, Alcaraz e Tsitsipas”. Sul percorso di Sinner: “Non è ancora un giocatore completo”

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Novak Djokovic – ATP Roma 2022 (foto di Roberto dell'Olivo)

Il direttore di Ubitennis, Ubaldo Scanagatta ha intercettato, in questa domenica finale degli Internazionali BNL d’Italia 2022, all’uscita dal Foro Italico nientepopodimeno che Paolo Bertolucci. L’ex n. 12 ATP, nonché perno fondamentale della vittoriosa squadra di Davis del 1976 e più in generale del periodo d’oro che il tennis italiano, al maschile, ha vissuto durante gli anni ’70, si è concesso al nostro direttore per fare un bilancio della settantanovesima edizione del Masters 1000 di Roma.

DJOKOVIC IL PRIMO FAVORITO A PARIGI – Paolo, oggi apprezzatissimo commentatore tecnico per Sky, ha esordito dicendo la sua sulla finale maschile e rispondendo al quesito riguardante le cause dell’esito della sfida tra Djokovic e Tsitsipas; è tornato il serbo oppure ha deluso il greco? “No, è tornato Djokovic, ma l’aveva già dimostrato ieri contro Ruud e nei quarti contro Auger-Aliassime. Ha vinto il torneo senza perdere un set. Ha battuto sicuramente un giocatore, che è Tsitsipas, che oggi sicuramente non era al meglio. Ma credo che ancora una volta abbia dimostrato di essere il più forte e di andare a Parigi, secondo me, da primo favorito visto anche la condizione di Nadal che non è perfetta. Subito dietro di lui, vedo sinceramente Alcaraz e Tsitsipas; prima decisamente di Zverev. Il quale mi sembra che sia l’ultimo di questo gruppetto”.

SINNER HA DEI LIMITI, MA STA MIGLIORANDO – Dopo il commento all’atto conclusivo del torneo maschile, uno sguardo ai colori azzurri. Per Sinner la settimana è stata positiva, visto che raggiungere per la prima volta i quarti finale al Foro sarebbe un bel risultato per tanti, oppure ci si poteva e doveva aspettare qualcosa in più? Per il “braccio d’oro” della storia del tennis italico, il percorso del n. 13 del mondo ha rispettato le attese della vigilia e si è interrotto solamente dinanzi ad un ostacolo in questo momento insormontabile: “Ha superato un derby fastidioso, non giocando bene ma comunque venendo fuori. Poi ha giocato un’altra buona partita con Krajinovic ed un buonissimo primo set con Tsitsipas. Ma ha perso perché manca ancora di qualcosa. Non è un giocatore completo, ha dei limiti. Però sicuramente sta migliorando, si sono viste cose tecniche nuove, o almeno tentativi e questo è importante. Andrà valutato fra un anno, un anno e mezzo”.

 

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ATP

ATP Roma, Tsitsipas: “Djokovic è il più saggio di tutti. Al Roland Garros favoriti lui e Alcaraz”

Il greco dopo la sconfitta in finale a Roma: “A Parigi non mi metto tra i primi pretendenti al titolo, devo migliorare ancora tanto”

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Stefanos Tsitsipas - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Stefanos Tsitsipas - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Si è conclusa la splendida settimana di tennis al Foro Italico. L’edizione 2022 degli Internazionali BNL d’Italia – la 79esima del torneo – ha visto calare il sipario del suo spettacolo, con il main event più atteso: la finale maschile tra Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas. In un Centrale, come sempre, gremito il n. 1 del mondo si è laureato campione per la sesta volta, alla sua dodicesima finale nella capitale italiana, imponendosi sul greco per 6-0 7-6(5) in 1ora e 38minuti di match. Stefanos, che non è riuscito a diventare il terzo giocatore ancora in attività a trionfare nella stessa stagione sia sulla terra del Principato che su quella romana, – Nole e Rafa gli unici a potersi fregiare di questo record – si è presentato per primo, così come vuole la prassi, in sala stampa per la conferenza stampa post-partita. Il n. 5 del ranking ha affrontato diversi temi: dalla sua reazione al bagel subito; passando per i favoriti in ottica trionfo a Bois De Boulogne; senza però risparmiare una critica agli organizzatori, relativa all’influenza negativa data dal gioco di ombre dei riflettori con la luce del sole; fino ad arrivare all’ispirazione che il serbo rappresenta, dentro e fuori dal rettangolo di gioco.

D: Questa è stata la prima volta nella tua carriera in cui ha perso un set 6-0. Mi chiedo come tu sia riuscito a resettare e a iniziare così bene nel secondo set.

Stefanos Tsitsipas: “Ho solamente cercato di rimanere in partita il più possibile. Si tratta di trovare delle soluzioni, ai problemi che stai incontrando nel match. Quindi ho cercato soltanto di trovare delle soluzioni alternative nel secondo set, che mi permettessero di cambiare l’inerzia della sfida. Ed è un peccato che non ci sia riuscito fino in fondo, visto che ho anche avuto la possibilità di centrare il doppio break. Purtroppo però non avevo l’energia necessaria, di cui avevo bisogno, per poter vincere il secondo set. Ho cercato di trovarla da qualche parte. Ho provato a spingere il più possibile per arrivare a quel punto lì, ma non ci sono riuscito. Per il resto lui ha giocato molto bene. Ha iniziato veramente alla grande e ha fatto vedere un ottimo tennis. Ogni singolo colpo che ha giocato è stato eccezionale. Ha avuto un’incredibile gestione di ogni singolo punto, senza mai incorrere in errori non forzati”.

 

D: Pensi che situazione relativa alla luce, con l’alternanza di alcune zone in ombra ed altre sotto i raggi del sole, abbia influito? Te lo chiedo perché hai steccato diverse palle, per cui mi chiedevo se le due cose fossero correlate. Dalla tribuna, ho avuto la sensazione che non riuscissi a vedere bene la palla. Anche a Novak è capitato di scentrare alcuni colpi. Ti ha infastidito molto questo aspetto, anche psicologicamente? Nel primo set questo fattore è stato, in qualche modo, per te un problema che ti ha impedito di adattarti e colpire al meglio?

Stefanos Tsitsipas: “Non piace a nessuno quando in campo c’è questo tipo di situazione. Sono sicuro che se lo chiedi a Novak [Djokovic, ndr], nemmeno a lui piace. So che è una situazione che devono affrontare entrambi i giocatori, ma non è affatto comodo giocare in questo modo. Perdi proprio l’orientamento e la posizione della palla. Ho dovuto rispondere ad alcuni servizi alla T, che ho visto partire molto in ritardo rispetto a quando sono stati effettuati. Ma non so cosa possono fare. Voglio dire, in questo periodo dell’anno il sole è così. Non lo so sinceramente cosa avrebbero potuto fare. Però comunque è un problema che deve essere risolto, perché ho avuto gli stessi problemi nelle partite con Sinner e Zverev. In quei match, però, probabilmente ho affrontato meglio la situazione. Non è certo il tennis migliore, quello che si può giocare con questa situazione di disturbo. Lo spettacolo di sicuro non ne beneficia. Quando hai una metà del campo coperta da tale ombra, avendo poi un’altra zona oscurata in un altro angolo del campo, crea una visibilità del rettangolo di gioco nel suo complesso molto strana. Non succede molto spesso durante il Tour. Non ho riscontrato questa difficoltà in molti posti. C’è la stessa situazione sul Pietrangeli?”.

D: Dipende dal tempo.

Stefanos Tsitsipas: “Forse dalle statue”.

D: La scorsa settimana tutti parlavano di Alcaraz. Ora Novak è tornato. Mentre tu hai avuto un’ottima stagione sulla terra. Chi è il favorito per la vittoria finale al Roland Garros?

Stefanos Tsitsipas: “Adesso, ti direi Carlos Alcaraz. Secondo me si sono fatti un po’ troppi nomi. Io ora come ora, andrei diretto su Carlos o Novak. Entrambi giocano un ottimo tennis. Li metterei tra i principali favoriti per il successo finale. Per quanto mi riguarda, in questo momento ho bisogno di migliorare alcuni aspetti del mio gioco. Non so se riuscirò a farlo in tempo per il Roland Garros, ma spero di farcela attraverso il duro lavoro. Mi piacerebbe poter essere competitivo con questi giocatori lì a Parigi. Ma avrò davvero bisogno di prestare un po’ più di attenzione ai dettagli nelle prossime due settimane”.

D: Ti senti vicino a loro due? Hai raggiunto la finale all’Open di Francia lo scorso anno e hai vinto Montecarlo, sia l’anno scorso che quest’anno. Sulla carta dovresti essere abbastanza vicino.

Stefanos Tsitsipas: “Sulla carta sì. Sulla carta però, sul campo è tutt’altra cosa. È una maratona che devo correre. Il Roland Garros è la maratona dei tornei degli Slam. Ogni torneo del Grande Slam è una maratona, ma il Roland Garros lo è in particolare. Ti richiede davvero il massimo, sia mentalmente sia fisicamente, quando sei in campo. Giocare su questa superfice, ti porta a dover spremere davvero ogni singola parte di te. Devi lasciare ogni singola goccia di sudore ed energia, perché solo mettendo tutto quello che hai in campo, puoi raggiungere il tuo obbiettivo. Adesso mi riposerò per qualche giorno e poi sarò pronto per ricominciare ad allenarmi, affinché possa entrare nella mentalità adatta per il Roland Garros. Poi mi piace giocare molto a Parigi. Spero davvero che il mio tennis mi permetta di andare in fondo al torneo, come ho fatto l’anno scorso”.

D: Volevo chiederti della cerimonia di premiazione e di consegna del trofeo, ma in particolar modo delle parole che hai detto. Avevi intenzione di dire questo genere di cose a Novak?

Stefanos Tsitsipas: “Quali cose?”.

D: Quando hai fatto riferimento al fatto che speri un giorno di essere al suo livello, di ottenere quel tipo di continuità. Anche lui ha detto delle belle parole su di te. Cosa avete pensato dello scambio di complimenti, che vi siete fatti durante la cerimonia?

Stefanos Tsitsipas: “Novak è un grande campione. Ho così tanto rispetto per lui. Ogni singola decisione che ha preso, la capisco e la comprendo, anche quelle del passato. Le appoggio. Penso che sia una persona molto saggia e che sa esattamente cosa sta facendo, quando si tratta della sua carriera e della sua vita. Ha tutto sintonizzato vicino alla ricerca della perfezione. Quando si tratta della sua dieta o della sua vita quotidiana, o ancora del suo tennis, ha sempre programmato tutto molto bene. È come un’auto di Formula 1, ogni singolo piccolo dettaglio può sconvolgere il suo ritmo. Si assicura che ogni singola cosa che fa, raggiunga il più vicino possibile la perfezione. Ovviamente è inevitabile essere ispirati da lui perché è l’incarnazione della professionalità massima. Penso che stiamo parlando di una delle leggende del tennis, che ha battuto numerosi record. In merito a tutte queste cose, personalmente penso che sia uno dei più professionisti, se non il migliore di tutti“.

 

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ATP

ATP Roma, Djokovic dopo la vittoria: “L’età è solo un numero, non mi ritiro finchè gioca Nadal” [VIDEO]

Le parole del numero uno del mondo dopo la vittoria al Foro Italico: “Mi sento perfettamente a livello fisico e mentale. Vado a Parigi con grande fiducia, sono uno dei favoriti”

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Novak Djokovic - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Novak Djokovic - Roma 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Una lunga conferenza stampa, in diverse lingue, ha visto protagonista Novak Djokovic dopo la sua vittoria del titolo a Roma. Ecco tutte le dichiarazioni del campione serbo in conferenza stampa a seguito della finale vinta contro Stefanos Tsitsipas. C’è anche un simpatico siparietto col direttore di Ubitennis, Ubaldo Scanagatta.

D: Ripensando al percorso fatto dall’Australia a oggi, quanto è stato duro?

Djokovic: “E’ un sollievo avere vinto questo torneo, dopo tutto quello che è successo ad inizio anno. Ne avevo bisogno, specialmente prima di uno Slam. Al Roland Garros voglio arrivarci con fiducia, è uno dei tornei in cui voglio essere al meglio per avere una chance di vincere. Storicamente, Roma è sempre stato un torneo dove ho trovato un buon ritmo anche grazie alla passione dei tifosi, che mi danno sempre una grande carica. Non potevo chiedere di meglio questa settimana. Non ho perso un set in tutto il torneo, oggi ho giocato un primo set perfetto. Ho sempre avuto fiducia nel percorso fatto sin da quando ho iniziato ad allenarmi sulla terra”.

 

D: Come puoi quantificare il miglioramento che hai fatto da Madrid a oggi?

Djokovic: “Penso di aver giocato molto bene anche a Madrid. Con Alcaraz è stata una partita combattuta, è stato bravo lui, però a far la differenza penso sia stato un punto… Ero comunque soddisfatto del mio livello di gioco e venendo a Roma sapevo che avrei solo dovuto continuare su quella strada e il titolo sarebbe stato possibile. Poi quando sono arrivato qui mi sono sentito bene fin dal primo allenamento, colpendo la palla in modo molto pulito. Non potevo chiedere un percorso migliore in avvicinamento al Roland Garros. La finale a Belgrado, migliorando la mia condizione fisica di partita in partita. La semifinale a Madrid, torneo in cui ho giocato meglio ma non sono stato incisivo nei momenti topici. E poi la vittoria a Roma, dove il cerchio si è chiuso e ho trovato il click giusto. Vado a Parigi con fiducia nelle mie possibilità”.

D: Quante possibilità hai di vincere al Roland Garros?

Djokovic: “Per il mio ranking e il mio stato di forma, penso di essere uno dei favoriti. Ma ovviamente non penso molto a questi discorsi, penso a me stesso e basta. Vado lì con ambizioni altissime e con fiducia. Ovviamente vedremo anche che tabellone avrò, è qualcosa che non posso controllare ma che può influenzare il mio percorso a Parigi. Si gioca al meglio dei cinque set, si gioca ogni due giorni. Le cose sono diverse. E vanno approcciate in modo diverso”.

D: Dopo la finale in Serbia hai detto che eri preoccupato per il tuo stato di forma. Ora quanto sei cresciuto da questo punto di vista? Sei pronto per giocare al meglio dei cinque set?

Djokovic: “Fisicamente mi sento bene sin da Madrid. I problemi che ho avuto a Montecarlo e in Serbia sono alle spalle grazie a una settimana di lavoro duro che ho fatto prima di giocare Madrid. Sapevo che il problema non riguardava la preparazione fisica ma la salute, a causa del problema che ho avuto prima di Montecarlo, e ho avuto ragione. Non ho avuto alcun problema di ritardo di preparazione, il problema era quella malattia. Ora sto bene”.

D: Pensi che ciò che è successo a Melbourne ti abbia reso più forte?

Djokovic: “Cerco sempre di usare le avversità per diventare più forte e per avere più motivazioni verso la prossima sfida. Mentalmente nei momenti difficili cerco sempre di voltare pagina e pensare alla prossima sfida. Quindi anche riguardo a quella vicenda la devo interpretare come un’esperienza che mi ha reso più forte. E’ stato qualcosa che non avevo mai vissuto prima, un tipo di pressione completamente diversa da quella che si vive relativamente al tennis giocato. Ma ora è tutto alle spalle. Ora sono fresco e sto bene mentalmente e fisicamente”.

D: Si dice che l’unica cosa che sia più difficile dal punto di vista mentale dell’essere un tennista è l’essere il padre di un tennista. Tu come la pensi?

Djokovic: “Per adesso il viaggio è iniziato bene. Mio figlio oggi ha vinto un torneo. Ho appena ricevuto questa notizia. E’ un torneo piccolo e oggi le vittorie non contano, conta che giochi e si diverta. Negli ultimi giorni abbiamo fatto qualche chiacchierata su quello che va fatto prima delle partite. L’ho un po’ introdotto a questo mondo. Ovviamente devi parlare nel loro linguaggio cercando di trasmettere dei messaggi che possano aiutarlo, ma comunque è stato interessante vedere come reagiva. Non l’ho mai costretto a giocare a tennis, non c’è mai stato un giorno in cui gli ho detto che doveva fare questo. Scendere in campo è stato un suo desiderio. Sicuramente, se decide di intraprendere questo viaggio, dovrò farlo con lui. Sarei eccitato se lui giocasse a tennis. Ma ha solo sette anni, è ancora un bambino e non deve ricevere alcuna pressione. Anche se so che questo succederà specie nel mio paese. Fino ad ora sta andando tutto bene, è davvero innamorato del tennis. Glielo leggi negli occhi. Ho il privilegio di avere dei figli fantastici e mi piace trarre da loro energia per alimentare il bambino che è dentro di me, una cosa che spesso mi dimentico di fare. Tutto è troppo serio, questa è la mia professione, il mio lavoro, devo fare questo e devo fare quello. Ma forse ci prendiamo troppo seriamente, delle volte”.

D: Ansa: Da grande tifoso rossonero quale sei, quali sono le tue speranze per la corsa scudetto?

Djokovic: “So che stiamo vincendo, andiamo! Sì, sono tifoso del Milan. Tifo i rossoneri e la Stella Rossa di Belgrado da sempre, sono diventato del Milan perché lo era mio padre dai tempi in cui al Milan giocavano Savicevic e Boban. Anche il manager, Edoardo, è pazzo del Milan. Speriamo bene. Sono tifoso del calcio in generale. Ibra? Sono suo amico, un giocatore straordinario e un’ispirazione per la longevità. A quasi quarant’anni sta ancora giocando dopo tutte queste operazioni che ha avuto. Parliamo la stessa lingua, la sua famiglia viene dalla nostra regione. Auguro a lui e a tutti tifosi del Milan lo scudetto”.

D (Corriere dello Sport): Hai giocato qui per la prima volta nel 2006 perdendo nelle qualificazioni con Fognini. Quanto sei cambiato da allora?

Djokovic: “Nemmeno me lo ricordavo, ora me la hai fatto tornare in mente, quella partita contro Fogna sul campo 2. Io e lui abbiamo la stessa età e abbiamo giocato tante volte insieme. Mi sono sempre sentito vicino agli italiani, anche quando non parlavo questa lingua. Penso che la nostra mentalità sia simile a quella degli italiani per mentalità, temperamento e amore della vita. Nel mio team ci sono sempre stati degli italiani, oggi ho preparatore fisico e manager. L’Italia è un po’ la mia seconda casa. Sono orgoglioso per tutto ciò che sono riuscito a fare nella mia carriera. Ma non mi sento vicino alla fine. Mi sento di avere un corpo ancora giovane e l’età è solo un numero.

D (Gazzetta dello Sport): Mille vittorie riempiono la bocca e il cuore. Ce n’è una che porti particolarmente nel cuore?

Djokovic: “Fin da quando ero bambino sognavo di vincere Wimbledon e diventare numero uno. Nel 2011 ci sono riuscito nell’arco di due giorni. Dopo quello ho sempre avuto sensazioni forti giocando per il mio paese. Quando abbiamo vinto la Coppa Davis è stata una delle più belle vittorie della mia carriera. Se devo scegliere alcune partite storiche sono la finale contro Nadal all’Australian Open 2012 e quella contro Federer a Wimbledon 2019. Sono vittorie molto particolari, una per la lunghezza della partita e l’altra per il fatto di avere salvato match point, che mi sono rimaste nel cuore”.

D (Agenzia Italia): L’ATP ha deciso di far giocare i tennisti russi senza bandiera; e Wimbledon li ha persino esclusi. Che pensi?

Djokovic: “Sono tempi molto difficili. Una scelta in merito perfetta non c’è; in tutti i casi c’è qualcuno che soffrirà. Io vengo da un paese in cui per quattro anni, dal 1992 al 1996, tutti gli atleti in tutti gli sport non potevano fare competizioni fuori dalla Serbia. Quindi conosco bene questa sensazione. Secondo me, i tennisti russi che conosco, da Medvedev in giù, non hanno alcuna responsabilità. Quello che sta succedendo è comunque molto brutto; ho vissuto due guerre e so che non c’è nessuno che le vince. Gli atleti sono lì per fare sport. Togliere loro un diritto perché appartengono a un certo paese è una brutta scelta. Non sono d’accordo. Boicottare Wimbledon? No. E’ una cosa molto aggressiva da dire. Non si può parlare di questo, anche nei media. Secondo me ci sono soluzioni migliori e possiamo arrivare a queste. Solo che dobbiamo avere un po’ di comunicazione con Wimbledon. Io non sono nell’ATP Council, o almeno non lo sono più, e non sono io che devo tenere i rapporti, ma ho sentito da chi di dovere che non c’è la sensazione che Wimbledon voglia comunicare su questo. Io penso che i giocatori debbano essere sempre uniti e la PTPA è nata per questa ragione. Secondo me ci sono state molte situazioni negli ultimi vent’anni nel tennis professionistico in cui i giocatori avrebbero dovuto essere insieme e dare un segnale univoco ma non lo hanno fatto. Ci sono molti interessi individuali, particolarmente per coloro che sono al top, che hanno di più da perdere. Per questa ragione due anni fa abbiamo creato la PTPA. Non c’è una organizzazione che possa rappresentare al 100% gli interessi dei giocatori e questo è necessario; siamo il terzo-quarto sport più globale. E’ importante per i giocatori avere la consapevolezza del potere che loro hanno. Molti di loro sono neutrali e scelgono di non dire niente; io rispetto questa scelta ma secondo me ci sono situazioni dove bisogna fare un passo avanti e dire che dobbiamo stare insieme”.

D: Ubaldo Scanagatta, Ubitennis: Novak, complimenti per l’ennesima volta. Dodici finali qui, sei vittorie, puoi dire “Not too bad”…

Djokovic: “Sei molto popolare, tu e anche Ubitennis, tutti mi dicono Not Too Bad… Avresti bisogno di un PR!”

D: Ubaldo Scanagatta: Prendo Dodo se è libero… Hai detto che ti senti giovane, ma sei il più vecchio vincitore dell’Era Open in questo torneo. Per dieci giorni batti Nadal in vecchiaia. Che effetto ti fa? Fino a quando vuoi giocare a tennis? E tuo figlio, che oggi ha vinto il suo primo torneo? Tu avevi vinto un torneo a sette anni?

Djokovic: “Io la mia prima l’ho giocata a otto anni e mezzo. Lui mi ha battuto. Le nuove generazioni sono più avanti, è sempre così… Come dicevo prima, non mi sento vecchio. Ovviamente ho giocato molti anni su questo livello e queste vittorie quando arrivano hanno ancora più significato. Ma devo capire come gestire il calendario e vedere dove voglio giocare il miglior tennis. Ovviamente le cose sono diverse rispetto a dieci anni fa. Non gioco tanti tornei quanti ne giocavo prima. E’ anche una mia scelta perché ho due bambini e altre cose nella vita a cui voglio dare energia e attenzione. Però la motivazione più grande ora sono gli Slam, la Davis, i tornei Masters 1000 che mi piacciono come quello a Roma”.

Scanagatta: Vuoi vincere uno Slam più di Nadal?

Djokovic: “C’è sempre competizione tra noi, sì. Nadal è il più grande avversario che ho avuto nella mia carriera; finchè gioca lui, gioco io! Sono cresciuto come giocatore perché ho giocato tanto contro di lui a questo livello, mi ha sempre dato una spinta in più. Mi auguro che giocheremo ancora tante volte”.

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