Numeri: il ritorno di Klizan e la conferma del 'nuovo' Thiem

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Numeri: il ritorno di Klizan e la conferma del ‘nuovo’ Thiem

Analisi dettagliata della settimana appena trascorsa: a Metz sorprese e una conferma, quella di Thiem. Osaka è in rampa di lancio ma ‘soffre’ ancora le top 10. Tutti i numeri, compresi quelli degli italiani

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3- le semifinali raggiunte nel 2018 da Karolina Pliskova, una sola delle quali vinta (nel Premier di Stoccarda, quando poi ha conquistato il titolo). Con questo misero bottino racimolato la ceca si è presentata al Premier di Tokyo. La classifica, come sempre giudice implacabile del rendimento di un tennista, ne ha inevitabilmente risentito e nella capitale giapponese la ceca si è presentata da numero 8 del mondo: e dire che Karolina a gennaio era 4 e, appena ad agosto di un anno fa, era la prima giocatrice al mondo. Particolarmente deludente è stata la seconda parte di stagione di Pliskova: dopo aver vinto a Stoccarda e aver raggiunto la semi a Madrid (sconfiggendo Halep) Karolina è calata notevolmente nel rendimento, proprio sulle superfici dove più si sente a suo agio, erba e cemento all’aperto: ha raggiunto appena due quarti (Eastbourne e US Open) nei successivi nove tornei ai quali si è iscritta dopo quello della capitale spagnola. A Tokyo è arrivata in finale al termine di tre match durati ciascuno più di due ore, tutti conclusi nel set decisivo: nell’ordine, la ceca ha sconfitto (4-6 6-4 6-4) Gavrilova, 33 WTA; ha annullato due match point a Riske (6-1 6-7 7-6), 75 WTA e infine ha eliminato Vekic (6-2 4-6 6-3), 45 WTA. In finale, nella partita più difficile – contro la fresca campionessa degli US Open Naomi Osaka, 7 WTA – Karolina ha vinto con un duplice 6-4. Risorta, ma vari San Tommaso l’aspettano al varco dei prossimi tornei asiatici per credere nella fine della sua crisi: a Wuhan, per dar ragione a certi critici, è già stata eliminata.

5- i tennisti italiani impegnati nel circuito maggiore la scorsa settimana, tutti iscritti al ricco ATP 250 di San Pietroburgo. Se Lorenzo Sonego – fresco di ingresso nella top 100 dopo il secondo turno a New York e la vittoria del Challenger di Genova – è stato fermato al primo turno delle quali (dopo aver sprecato un doppio break di vantaggio nel terzo) da Safiullin, 290 ATP, nel tabellone cadetto meglio ha fatto Luca Vanni. Il 33enne toscano è infatti tornato a giocare dopo un anno e mezzo (a Marrakech) in un main draw ATP perdendo con onore (5-7 2-6) da Bautista Agut, che poi avrebbe sconfitto anche Cecchinato. Dopo la sconfitta patita al secondo turno contro Millman agli US Open, è tornato in campo il nostro numero 1: Fognini, arrivato a San Pietroburgo in finale nel 2012 e nel 2017, questa volta si è arreso all’esordio, perdendo per la terza volta in sette precedenti da Klizan, vincitore col punteggio di 6-3 6-4. Le vittorie a livello di tabellone principale sono arrivate da Cecchinato e Berrettini: il siciliano è tornato al successo a più di due mesi dall’ultima volta (la finale vinta a Umago su Pella), interrompendo una serie di cinque sconfitte consecutive. L’affermazione (7-5 7-6) su Lacko, che lo aveva sconfitto a giugno nelle semi di Eastboune, rappresenta la prima vittoria sul duro in condizioni indoor. Benino anche Berrettini: Matteo ha impiegato tre set (7-6 2-6 6-3) per riscattare la brutta partita persa a New York contro Kudla e sconfiggere Garcia Lopez, 80 ATP. Con lo stesso numero di set il romano si è poi arreso però all’enfant prodige Shapovalov, 34 ATP, vincitore col punteggio di 7-6 4-6 6-0.

 

Le maggiori soddisfazioni sono arrivate così dal doppio: l’attuale numero 1 azzurro, e colui che molto probabilmente lo diverrà, nonostante siano separati da nove anni di età, si sono cimentati per la prima volta in carriera assieme, con ottimi risultati. Fognini e Berrettini hanno infatti conquistato rispettivamente il quinto e secondo titolo nella specialità perdendo un solo set contro la talentuosa coppia Rublev- Shapovalov, prima di ingranare e sconfiggere esperti doppisti come Paes (nei quarti) e Mirny (in semi), e infine aggiudicarsi la finale con un duplice tie-break contro gli specialisti – e terzi favoriti del seeding – Jebavy Middelkopp.

6 – i top ten presenti alla seconda edizione della Laver Cup 2018, uno in più di quanto accaduto l’anno scorso. A Chicago, oltre a due leggende del nostro sport come Federer e Djokovic, erano presenti alla sfida tra Europa e Resto del Mondo anche Zverev, Dimitrov, Anderson e Isner, senza dimenticare altri quattro top 20. Al di là delle vistose esultanze esibite dai protagonisti, è difficile credere sino in fondo al reale coinvolgimento emotivo. La Laver cup è una competizione in cui il senso di appartenenza è per forza di cose flebile, tanto più in una manifestazione senza tradizione (a differenza di quanto avviene nel golf con l’analoga Ryder cup). Non si ricorda chi ha vinto tra Europa e Resto del mondo o almeno non quanto resta impressa la smorfia di gioia del campione dopo un bel punto o l‘highlight di uno scambio spettacolare Le rivalità e la conseguente adrenalina sono poi annacquate, oltre che da risultati non omologati nelle statistiche dei precedenti, da regole nel punteggio diverse da quelle utilizzate nel circuito. Tuttavia, non si può negare il successo della competizione e la sua capacità di offrire spettacolo e far appassionare il pubblico. In questa coppa, i doppi tornano a rivestire un grande importanza: possono essere composti da coppie inedite e estremamente affascinanti (nel 2017 si videro assieme Nadal e Federer, quest’anno è stata la volta del campione elvetico con Djokovic). La Laver Cup sembra insomma un esperimento ben riuscito, capace anche di incrementare il suo fascino di pari passo con l’acquisto di una certa tradizione.

9 – i successi di Camila Giorgi contro tenniste nella top ten del ranking WTA. L’ultimo è arrivato contro la numero 2 del mondo Caroline Wozniacki, nel secondo turno del Toray Pan Pacific Open di Tokyo, torneo di categoria Premier. Un successo che, unito al primo turno vinto su Misaki Doi (6-2 6-4), 170 WTA, e a quello nei quarti sull’ex numero 1 del mondo Vika Azarenka (ritiratasi nel primo set) le ha permesso di arrivare in semifinale, dove poi è stata fermata da Osaka. Un approdo capace in ogni caso di consegnarle i pesanti 185 punti che uniti alla prematura sconfitta di Sakkari a Wuhan valgono il nuovo best ranking (20) che migliora il 30esimo posto raggiunto nel 2015, anno della vittoria dell’unico titolo (sull’erba di S’Hertogenbosh). In vista di ulteriori miglioramenti, fa sperare in tal senso lo score della maceratese contro le top ten: sebbene abbia giocato molto meno dei nostri giocatori o giocatrici degli ultimi decenni – e quindi il dato sia da prendere con le molle – Camila ha una percentuale del 38% di vittorie contro le più forti. Uno score decisamente migliore di quello del nostro miglior tennista maschile negli ultimi 40 anni, Fognini (12V/54P, 18%), e di Seppi (9-82, 10 %). Venendo a un più calzante paragone con le donne che hanno fatto la storia del nostro sport, Camila sinora ha fatto molto meglio non solo di Silvia Farina (12-77, 13%), ma anche di Errani (13-54, 19%), Vinci (15-63 (24%), Schiavone (30-101, 23%) e Pennetta (28-57, 33%). Sono numeri che servono però a ben poco se Camila non troverà la tanto invocata continuità fisica (negli ultimi due anni ha saltato per infortuni parti della stagione) e soprattutto mentale. In questo 2018 sta raggiungendo la sua migliore classifica senza essere mai giunta in finale in alcun torneo, con tre sole semifinali e l’exploit dei quarti a Wimbledon, raggiungendo un maggior numero di piazzamenti, sintomo di miglioramenti in tal senso. A 27 anni da compiere a fine dicembre, la maturazione può ancora avvenire.

A pagina 2 Osaka, Thiem e il ritorno ad alti livelli di Klizan

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Numeri: il trofeo più pesante di Monfils. Dal nulla sbuca anche Schnur

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(via Twitter, @ATP_Tour)

0 – le partite vinte nel circuito maggiore da Brayden Schnur, 23enne canadese, prima dell’ATP 250 di New York. Schnur si è reso autore di un torneo per molti versi simili a quello vissuto appena sette giorni prima da Londero a Cordoba. Il mediocre livello degli ATP 250 di questo mese di febbraio (a Cordoba c’erano solo tre top 20, questa settimana a New York addirittura due soli top 30, Isner e Tiafoe) ha consentito a un altro tennista sconosciuto al grande pubblico di raggiungere quello che sinora è di gran lunga il miglior risultato della sua carriera. Il primo acuto di Schnur era arrivato nel 2014, quando, 19enne e 612 ATP, si qualificò al main draw del Masters 1000 di Toronto dopo aver vinto la sua prima partita contro un top 100, Ebden. Ancora impegnato sino al 2016 nella carriera universitaria, per avere sue notizie tennistiche rilevanti bisogna attendere il 2017, quando entra nella top 200 e sconfigge nuovamente un top 100, Daniel. Riesce così a meritarsi la sua sinora unica convocazione in Davis (rimediando due sconfitte in singolare contro gli indiani Bhambri e Ramanathan).

Il 2018 è stato l’anno del consolidamento tra i primi 200, grazie a una finale e quattro semi a livello Challenger (tutte su campi in duro, all’aperto o indoor, sfruttando l’ottimo servizio di cui è dotato). Il 2019 era iniziato con un’altra finale in un torneo della medesima categoria, che gli aveva permesso il best career ranking di 152. Iscrittosi alle quali del New York Open, le ha superate senza perdere un set contro la WC locale, il 17enne Kingsley, e Popyryn. Ottenuta facilmente la prima vittoria a livello ATP contro lo studente della Columbia University Mingje Lin (6-2 6-1), poi, contro Steve Johnson, 34 ATP, ha mostrato tutta la sua voglia di emergere. Rimonta da 2-5 al terzo e salva due match point (6-4 4-6 7-6), un animus pugnandi che mette in campo anche nei quarti contro Lorenzi (7-6 6-7 7-5) e in semi contro Querrey, secondo top 50 sconfitto a NY, in questo caso dopo aver annullato cinque set point nel primo set (7-6 4-6 6-3). In finale la sua fame di vittoria e capacità di combattente, non sono bastate: contro Opelka, 89 ATP, non è stato sufficiente annullargli cinque match point, tra secondo e terzo set, per impedire la conquista del primo titolo ATP al 21enne statunitense, vincitore col punteggio di 6-1 6-7 7-6.

 

Brayden Schnur

8 – i tornei giocati dopo la vittoria di Wimbledon, portando a casa appena undici vittorie complessive. Questo il magro bottino con il quale Angelique Kerber è arrivata a Doha per partecipare, per la decima volta in carriera, al Qatar Total Open. La numero 6 del mondo da agosto in poi non è riuscita più a esprimersi a buoni livelli: basti pensare che solo sei delle suddette partite vinte erano arrivate contro top 50, al cospetto delle quali erano invece arrivate ben nove sconfitte. Addirittura, contro le top 20, in sette incontri aveva vinto una sola volta (contro la spenta Osaka del Masters), a testimonianza di come la 31enne tedesca fosse irriconoscibile rispetto a quella vista sino a luglio. A Doha, dove in nove partecipazioni solo una volta aveva superato i quarti (finale nel 2014) è parsa però in netta ripresa, conquistando la prima semifinale dopo il trionfo a  Wimbledon, un piazzamento tra l’altro giunto attraverso due vittorie tecnicamente valide. Prima, infatti, Angie ha sconfitto Kontaveit (6-1 7-6), 20 WTA, poi ha avuto la meglio su Strycova (1-6 6-2 7-6), 49 WTA. La resa (6-4 2-6 6-1) contro l’ispiratissima Mertens della settimana qatariota è stata più che onorevole: Kerber è ancora tennisticamente viva.

11 – i Masters 1000 saltati da Gael Monfils per infortuni di vario genere tra il 2017 e il 2018. Numeri che raccontano meglio di mille parole gli svariati problemi fisici che hanno caratterizzato le ultime due stagioni del classe 86 francese, capace di terminare al sesto posto del ranking ATP nel 2016, sinora l’unico anno da lui concluso nella top 10. Anche in un passato meno prossimo l’ex numero 1 juniores (nel 2004) era incappato in vari problemi fisici (tra il 2009 e il 2016 ha saltato ben sette Slam), che non gli hanno però mai impedito di avere una continuità tale da permettergli, dal 2005 sino ad oggi, di disputare almeno una finale a stagione e di sconfiggere almeno un top 10. Grazie anche a sette titoli e ventuno finali (di cui tre nei Masters 1000), oltre all’anno magico rappresentato dal 2016, è riuscito a concludere altre cinque stagioni nella top 20 (2008-11, 2014). Quella continuità persa negli ultimi due anni sembra però ora finalmente ritrovata da Gael, che, prima di Rotterdam, non sconfiggeva nello stesso torneo due avversari della classifica di Medvdev e Goffin dal Masters 1000 di Toronto di due anni e mezzo fa. Il due volte semifinalista Slam (Roland Garros 2008 e Us Open 2016), già finalista a Rotterdam tre anni fa (sconfitto da Klizan), ha prima bissato l’atto conclusivo del torneo, superando nell’ordine Goffin (7-6 7-5), Seppi (4-6 6-1 6-3), Dzumhur (6-1 6-2) e Medvedev (4-6 6-3 6-4). In finale ha poi sconfitto Wawrinka (6-3 1-6 6-2), conquistando l’ottavo torneo della carriera, quello più prestigioso assieme all’ATP 500 di Washington nel 2016, quando in finale annullò un match point a Karlovic.

11 (bis) – il best career ranking di Diego Schwartzman, raggiunto dopo i quarti di finale conquistati al Roland Garros 2018. Un torneo nel quale aveva strappato un set a Nadal, risultando l’unico giocatore a riuscirci nella scorsa edizione dello Slam parigino. Un piazzamento, quello dello scorso giugno, prestigioso e impreziosito dall’averlo ottenuto dopo aver eliminato sulla terra parigina anche ottimi giocatori come Anderson e Coric. Il tennista classe ’92 sembrava a quel punto destinato all’ingresso nella top 10, in ossequio a un rendimento sempre più elevato che gli aveva permesso, un paio di mesi prima, di conquistare a Rio de Janeiro il secondo titolo della carriera, dopo l’ATP 250 di Istanbul nel 2016, e poi di continuare in crescendo i risultati di un anno che aveva aperto alla 26°posizione del ranking ATP. Invece, dopo lo Slam parigino,”Peque”, come viene chiamato Diego, ha iniziato una continua parabola discendente che lo aveva portato ai margini della top 20: dalla stagione sull’erba sino al torneo di casa, aveva vinto appena tre degli undici incontri giocati contro top 40 e, in totale, quindici partite nei successivi quattordici tornei giocati successivamente al Roland Garros. A Buenos Aires, ha conquistato, a distanza di un anno dall’ultima, la quinta finale della carriera nel circuito maggiore: dopo aver sconfitto due top 100 (Bedene col punteggio di 6-4 2-6 6-2 e Ramos con un netto 6-1 7-5) è tornato, a distanza dall’ultima volta , rappresentata dalla vittoria su Anderson a Parigi, ad avere la meglio su un top 10, Thiem, sconfitto (2-6 6-4 7-6) dopo due ore e mezza di battaglia. In finale, invece, nulla ha potuto contro un ispiratissimo Cecchinato, che lo ha annichilito.

12 – la miglior posizione in classifica raggiunta sinora da Elise Mertens. La 23enne belga, allenata da qualche mese dall’australiano David Taylor – coach in passato di diverse campionesse tra le quali Stosur, da lui accompagnata alla vittoria degli US Open nel 2011 – al Premier di Doha ha vissuto la migliore settimana tennistica della carriera. Sebbene il risultato più importante di Elise, ex numero 7 juniores, resta in ogni caso la semifinale raggiunta agli Australian Open nel 2018 – unico Major nel quale ha superato gli ottavi, raggiunti solo altre due volte – non aveva mai conquistato una finale in un torneo della stessa categoria del qatariota, né, tantomeno, le era mai riuscito di sconfiggere due top 10 nel corso della stessa competizione (a Doha saranno addirittura tre).

L’anno scorso, pur vincendo ben tre tornei minori (Hobart, Lugano e Rabat) dopo Melbourne aveva raggiunto appena due quarti in tornei prestigiosi (Montreal e Cincinnati). Durante il 2018 ha confermato la sua attitudine a non perdere le partite in cui giocava da favorita (appena tre le sconfitte rimediate contro tenniste non nella top 50), ma, al contempo, la scarsa capacità di imporsi sulle più forti (successivamente alla vittoria su Svitolina nei quarti degli AO, contro le top ten ha rimediato una sola vittoria e ben sei sconfitte, portando a casa appena un set). L’unica tennista, assieme a Barty, attualmente nella top 20 di singolare e doppio, a Doha è arrivata in semifinale senza perdere un set: prima ha superato Siniakova (6-4 6-2), poi Krystina Pliskova (6-2 7-6) e, infine, Bertens (6-4 6-3), 8 WTA. Eliminando la Kerber (6-4 2-6 6-1) ha ottenuto la finale più importante della carriera, un traguardo che non l’ha appagata: nemmeno quando, contro Halep, è stata sotto di un set e un break, si è data per vinta finendo per rimontare e conquistare un titolo che le ha permesso di tornare nella top 20, al 16 WTA. Una posizione intermedia, perché il vero obiettivo è entrare nella top 10: e se inizia a sconfiggere anche le più forti…

59 – le semifinali giocate nel circuito maggiore da Stan Wawrinka. L’ex numero 3 del mondo, dopo l’operazione al ginocchio sinistro al quale si è sottoposto nell’agosto del 2017, costatatagli la rinuncia alla partecipazione agli Us Open e la contestuale interruzione della serie aperta di cinquanta partecipazioni consecutive agli Slam, era tornato a giocare solo nel gennaio 2018. Un rientro probabilmente affrettato: ad inizio dell’anno scorso Stan arriva in semifinale a Sofia, ma vince una sola partita contro un top 100 e rimedia quattro brutte sconfitte che gli consigliano di prendersi un’ulteriore pausa e tornare solo in prossimità del Roland Garros. Una volta persi i punti della finale 2017 e ritrovatosi 261 del mondo, è stato bravo a rendere il 2018 quantomeno un anno di transizione, chiudendolo come 66 ATP, grazie ai quarti al Masters 1000 di Cincinnati, agli ottavi in quello di Toronto e alla semifinale guadagnata all’ATP 250 di San Pietroburgo. Una stagione archiviata con diciassette partite vinte e altrettante perse, ma, soprattutto, con una continuità ancora da ritrovare. Infatti, contro i primi 30 del mondo il bilancio era stato di sette partite vinte e cinque perse, a testimonianza che momenti sporadici di ottimo rendimento li avesse già avuti e che quel che ancora gli mancava era la capacità di confermarsi nell’arco dello stesso torneo ad alti livelli.

Aveva iniziato il 2019 con i quarti a Doha, sconfiggendo anche Khachanov, ma a Rotterdam ha dato un segnale importante, raggiungendo senza un perdere un set la semifinale più importante per punti e montepremi da quando si è operato. Soprattutto, ha impressionato per la continuità ad alto livello mostrata (ha sconfitto un top 20 e un top 30 nello stesso torneo, come gli era capitato solo a Cincinnati). C’è riuscito avendo la meglio su Paire (7-6 6-1), Raonic (6-4 7-6) e Shapovalov(6-4 7-6). Non pago, dopo venti mesi è tornato a guadagnarsi l’accesso in una finale e lo ha fatto nel miglior modo possibile, sconfiggendo (6-2 4-6 6-4) un top 10 “vero” come Nishikori (nel 2018 aveva eliminato due volte Dimitrov, che però era già in caduta libera). In finale, ha lottato per poi arrendersi davanti a Monfils, ma il ritorno nella top 50 (adesso è 41) è un altro passo intermedio verso una classifica che, a quasi 34 anni, ancora non rende giustizia al suo talento cristallino.

720 – i punti conquistati da Marco Cecchinato con la semifinale raggiunta al Roland Garros 2018. Una dote di punti che lo scorso giugno lo proiettava al 31° posto del ranking, un balzo enorme per chi come lui non era mai stato nemmeno tra i primi 50. Sembrava una cambiale molto difficile da pagare per un giocatore che nel circuito maggiore non aveva ancora vinto una partita fuori dalla terra rossa, vantava un solo titolo ATP e appena due partite vinte a livello Masters 1000. Il vero successo del palermitano è stato proprio quello di aver infranto da luglio in poi una serie di tabù tali da consentirgli innanzitutto di conquistare altri due titoli (Umago a luglio e Buenos Aires la scorsa settimana) sulla terra, certificandogli lo status di tennista tra i migliori in assoluto sul rosso. Non solo: sono anche arrivate le semifinali sull’erba di Eastbourne e quella sul cemento all’aperto di Doha, gli ottavi al Masters 1000 di Shanghai (sconfiggendo due tennisti allora attorno alla top 30 come Chung e Simon). Piazzamenti che certificavano la bontà dei progressi tennistici di Marco e dell’evoluzione del suo bagaglio tecnico. Un processo indispensabile per cercare di ottenere e poi conservare piazzamenti di vertice in un calendario tennistico che solo un paio di mesi all’anno programma tornei importanti sulla terra. Tra la sorpresa generale, ma più che meritatamente, ha incamerato già adesso una sequenza di risultati che da sola copre i punti vinti a Parigi.

Marco Cecchinato – Buenos Aires 2019 (foto via Twitter, @ArgentinaOpen)

Cecchinato, ormai, salito al 17° posto del ranking e a una manciata di punti dal leader del movimento tennistico maschile (Fognini), non ha più nulla da dover dimostrare. Promette bene, piuttosto, che ancora abbia ampi margini di miglioramento in due aspetti molto importanti: i risultati negli Slam (ha vinto partite solo al Roland Garros) e il tennis giocato in condizioni indoor. L’anno scorso in cinque partite giocate al coperto ne ha vinta una sola, perdendo in due set le restanti quattro. A Buenos Aires ha vinto il più bello dei suoi tornei: non solo perché ha iscritto il proprio nome nell’albo d’oro di una competizione ricca di ex numeri 1 (Kuerten, Moya, Ferrero e Nadal) e nemmeno per averlo conquistato senza perdere un set nel corso della settimana. Piuttosto, questa volta è differente la valenza tecnica, di maggior spessore, degli avversari sconfitti. Lo scorso aprile, infatti, per vincere a Budapest Marco incontrò un solo top 50 (Dzhumur), mentre a Umago addirittura non dovette sconfiggere alcun top 70. Nella capitale argentina, invece, dopo aver vinto col medesimo punteggio (6-4 7-6) contro avversari dalla classifica attorno alla 100°posizione come Garin e Carballes Baena, in semifinale ha eliminato (6-4 6-2) Pella, 50 ATP, e in finale(6-1 6-2) Schwartzman, 19 ATP ,in quella che è stata la sua prima vittoria contro un top 20 successiva al Roland Garros. E ora, si avvicina la vetta della classifica dei tennisti italiani, distante appena una posizione e 134 punti.

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ATP Ranking: Opelka compie un passo da gigante, Federer scende

Nella settimana dell’undicesimo best ranking di Cecchinato nell’ultimo anno, in classifica sale parecchio anche il vincitore di New York. Nishikori scavalca Federer, l’Italia punta ad ammassarsi in top 100

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Reilly Opelka - Australian Open 2019 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

In questi giorni abbiamo dato ampio spazio all’ennesimo miglioramento di classifica di Marco Cecchinato (l’undicesimo da gennaio 2018) con il quale il palermitano ha aggiunto una pagina importante alla storia del tennis italiano. Ma le buone notizie per il nostro movimento tennistico maschile di vertice non finiscono qui. Guardando la classifica dei migliori tennisti italiani notiamo infatti che Sonego e Lorenzi sono a una manciata di punti dalla posizione numero 100 attualmente occupata da Pospisil con 547 punti. Non si tratta di un traguardo solo simbolico, poiché la top 100 coincide con la certezza di rientrare nel tabellone principale di uno Slam: se sei dentro a 6 settimane dall’inizio del torneo – il cut-off si ferma precisamente alla posizione 104 – hai la certezza che potrai evitare le qualificazioni. Mancano ancora due mesi alla pubblicazione dell’entry list del Roland Garros, ma allo stato attuale della classifica l’Italia porterebbe sette giocatori nel main draw. 

ITALIANI  TOP 200

 

Classifica

Giocatore

Punti

Variazione

16

F. Fognini

2225

-1

17

M. Cecchinato

2091

1

48

M. Berrettini

965

-2

52

A. Seppi

915

-12

87

T. Fabbiano

665

-1

103

L. Sonego

541

6

105

P. Lorenzi

531

6

118

S. Travaglia

472

2

136

S. Bolelli

415

1

151

G. Quinzi

377

2

152

L. Vanni

374

3

164

A Giannessi

336

6

167

F. Baldi

333

2

172

S. Caruso

308

1

174

A. Arnaboldi

304

2

185

L. Giustino

273

 =

196

S. Napolitano

254

2

A guastare leggermente il clima di festa c’è la discesa brusca di Andreas Seppi che non ha ripetuto la semifinale del 2018 ad Amsterdam, complice la ritrovata vena di Monfils che lo ha fermato agli ottavi (in tre set) e si è poi involato verso il trionfo finale.

Grazie alla vittoria di Rotterdam il francese si ferma a soli tre passi dalla top 20, come sempre guidata da Novak Djokovic:

CLASSIFICA GENERALE TOP 20

Posizione

Nazione

Giocatore

Punti

Variazione

1

Serbia

N. Djokovic

10955

 =

2

Spagna

R. Nadal

8320

 =

3

Germania

A. Zverev

6475

 =

4

Argentina

JM del Potro

5060

 =

5

S. Africa

K. Anderson

4595

 =

6

Giappone

K. Nishikori

4190

1

7

Svizzera

R. Federer

4100

-1

8

Austria

D. Thiem

3800

 =

9

USA

J. Isner

3225

 =

10

Croazia

M. Cilic

3140

 =

11

Russia

K. Khachanov

2880

 =

12

Grecia

S. Tsitsipas

2805

 =

13

Croazia

B. Coric

2605

 =

14

Canada

M. Raonic

2275

 =

15

Russia

D. Medvedev

2230

1

16

Italia

F. Fognini

2225

-1

17

Italia

M. Cecchinato

2091

1

18

Spagna

R. Bautista Agut

1955

-1

19

Argentina

D. Schwartzman

1940

 =

20

Georgia

N. Basilashvili

1820

 =

Roger Federer – assente a Rotterdam e atteso a Dubai – cede la sesta posizione a Nishikori, mentre Daniil Medvedev fa capolino per la prima volta in carriera tra i primi 15 giocatori del mondo.

Piccolo passo indietro per Fabio Fognini attualmente impegnato a Rio de Janeiro dove nel 2018 giunse in semifinale. Anche Cecchinato è presente al 500 carioca ma, a differenza del suo collega ligure, deve onorare una cambiale leggera: 20 punti. Dodicesimo best ranking in arrivo? La pattuglia italiana in Brasile è completata da Lorenzo Sonego; il torinese al primo turno se la vedrà con Albert Ramos-Vinolas che, dopo avere raggiunto la top 20 nel 2017, oggi staziona nei dintorni della centesima posizione.

Le classifiche avulse riservate ai migliori otto giocatori in assoluto della stagione ed ai migliori under 21 non presentano novità di rilievo e, a circa nove mesi di distanza dalla kermesse londinese e milanese, sono ancora passibili di sostanziali mutamenti.

Race to London

Posizione ATP

Nazione

Giocatore

Punti

1

Serbia

Djokovic

2090

2

Spagna

Nadal

1200

12

Grecia

Tsitsipas

810

6

Giappone

Nishikori

790

15

Russia

Medvedev

760

22

Francia

Pouille

720

18

Spagna

Batista Agut

655

23

Francia

Monfils

635

Di seguito la classifica dei migliori Next Gen:

Race to Milan

Posizione ATP

Nazione

Giocatore

Nato nel

Punti

12

Grecia

Tsitsipas

1998

810

27

Australia

de Minaur

1999

385

29

USA

Tiafoe

1998

360

25

Canada

Shapovalov

1999

225

75

Francia

U. Humbert

1998

163

134

Francia

Moutet

1999

113

117

Svezia

M. Ymer

1998

105

125

Serbia

Kecmanovic

1999

100

Ci limitiamo quindi a segnalare l’ingresso tra i migliori NextGen di Ugo Humbert grazie alla vittoria ottenuta al challenger di Cherbourg. Con questa vittoria il transalpino ha ottenuto il quarto titolo di categoria in carriera e un progresso in classifica di 13 posizioni, dalla 88esima alla 75esima.

Il francese non è l’unico giocatore ad avere raggiunto il proprio best ranking questa settimana; oltre  a lui ci sono:

15

D. Medvedev

Russia

17

Cecchinato

Italia

56

R. Opelka

Usa

62

C. Norrie

GBR

66

J. Munar

Spagna

99

P. Sousa

Portogallo

Menzione speciale per Reilly Opelka che ha salito 33 gradini in classifica grazie alla vittoria ottenuta domenica scorsa a New York.

Il ‘perticone’ statunitense (211 cm) ci offre indirettamente lo spunto per porre ai lettori il quesito della settimana. Nel corso della semifinale del torneo newyorkese i due contendenti, Reilly Opelka e John Isner, hanno messo a segno 81 ace: rispettivamente 41 e 38. Sapete dirci in quale occasione Isner non fu in grado di realizzarne neppure uno nell’arco di tre set?

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Focus

WTA Ranking: Mertens torna nelle 20. Serena in top 10, Halep n.2

Il titolo di Doha proietta la belga al n.16. Halep riconquista la seconda pozione ma Osaka è ancora lontana. Wozniacki esce dalle dieci e ne approfitta Serena Williams

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Elise Mertens - Doha 2019 (foto via Twitter, @QatarTennis)

Come abbiamo già sottolineato nelle settimane scorse, le posizioni dalla 2 alla 8 sono racchiuse in poco più di 650 punti. Non stupisce, quindi, che ci siano avvicendamenti nei primissimi posti e che Simona Halep, con al finale a Doha, faccia un balzello in avanti e ritorni al  n.2. Il n.1 sembra al momento saldamente in mano ad Osaka ma non scordiamo che a inizio marzo la giapponese dovrà difendere i 1000 punti di Indian Wells. La distanza con Halep è di 1433 punti: c’è margine per restare leader della classifica anche a dispetto di un risultato modesto in California. Perde invece 2 posti Kvitova (n.4) e ben 4 Wozniacki (n.14), ormai in crollo verticale. Caroline infatti era n.3 a inizio anno, ora è fuori dalle 10. A proposito di top10: a beneficiare dell’uscita di Wozniacki è la sua grande amica Serena Williams. Senza giocare, l’americana torna al n.10 a quasi un anno dal rientro alle competizioni dopo la maternità. Chiudiamo con i movimenti in top ten con Sloane Stephens che guadagna un posto in più ed eguaglia il best ranking (n.3) e con lo scambio di posizioni tra Svitolina (+1, n.6) e Kerber (-1, n.7).

La vittoria a Doha permette a Mertens di rientrare in top20, dopo esserne uscita a fine Australian Open. Il titolo più prestigioso della carriera della ventiquattrenne belga le fa guadagnare 5 posti e un incoraggiante n.16 in vista degli impegni a Miami e Indian Wells, dove l’anno scorso non è andata oltre il 3° turno. Sono invece in crisi protratta due ex top ten: Garbiñe Muguruza (-4, n.19), ormai lontana parente della giocatrice in grado di vincere due Slam, e Caroline Garcia (-1, n.20). Il rischio, per loro, è di uscire dall’élite del tennis mondiale nei prossimi mesi. Concludiamo l’analisi della top 20 segnalando due best ranking per Anastasija Sevastova (+1, n-11), Ashleigh Barty (+1, n-12).

 
Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
1 0 Naomi Osaka 6970 19
2 1 Simona Halep 5537 16
3 1 Sloane Stephens 5307 21
4 -2 Petra Kvitova 5120 21
5 0 Karolina Pliskova 5055 22
6 1 Elina Svitolina 5020 19
7 -1 Angelique Kerber 4960 19
8 0 Kiki Bertens 4885 26
9 0 Aryna Sabalenka 3565 26
10 1 Serena Williams 3406 10
11 1 Anastasija Sevastova 3325 23
12 1 Ashleigh Barty 3285 20
13 1 Daria Kasatkina 3230 24
14 -4 Caroline Wozniacki 3118 17
15 1 Julia Goerges 2820 24
16 5 Elise Mertens 2745 24
17 0 Madison Keys 2726 15
18 0 Qiang Wang 2605 22
19 -4 Garbiñe Muguruza 2510 22
20 -1 Caroline Garcia 2460 23

Non ci sono invece molti movimenti degni di nota in top100, fatta eccezione per i 29 posti in più di Vitalia Diatchenko (n.98), grazie al titolo a  Shrewsbury. Per il resto,  Marketa Vondrousova perde 9 posti (n.81) ed è in buona compagnia: Bernarda Pera (-4, n.81), ma soprattutto Kristina Mladenovic (-3, n.67) e Johanna Konta (-3, n.47) non sembrano più in grado di esprimere quel gioco che ha permesso loro di raggiungere traguardi prestigiosi e di entrare in top 10. Diamo anche uno sguardo alle tenniste posizionate appena fuori dalle 100: Anna Blinkova (-10, n.105) e Sorana Cirstea (-16, n.108) escono dalla top100, i quarti di finale a Doha e la finale a Shrewsbury fanno alzare le quotazioni rispettivamente di Karolina Muchova (+29, n.103) e di Yanina Wickmayer (+13, n.113).

CASA ITALIA

La novità che balza subito all’occhio sono i 20 posti in meno di Cristiana Ferrando, che paga l’uscita dei punti della vittoria a  Nanjing di un anno fa. Per il resto, Giorgi, Errani, e Trevisan si riconfermano nelle prime tre posizioni. Sara, purtroppo, è già fuori a Dubai e perderà molte posizioni la prossima settimana (difendeva 80 punti). Tuttavia resterà n.2 d’Italia, almeno fino a marzo quando le usciranno anche i 166 punti del 125K di Indian Wells. In recupero Martina Di Giuseppe (+4, n.190) e Jasmine Paolini (+4, n.204).

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
28 0 Camila Giorgi 1705 21
125 -2 Sara Errani 491 12
166 -1 Martina Trevisan 344 23
190 4 Martina Di Giuseppe 303 24
204 4 Jasmine Paolini 289 30
214 3 Giulia Gatto-Monticone 277 30
230 -1 Anastasia Grymalska 254 29
281 0 Deborah Chiesa 177 26
303 1 Jessica Pieri 151 19
322 0 Stefania Rubini 134 20
374 7 Federica Di Sarra 100 22
380 3 Georgia Brescia 98 22
392 -1 Gaia Sanesi 88 13
399 -1 Martina Caregaro 84 19
408 0 Camilla Rosatello 79 13
428 1 Lucrezia Stefanini 72 17
451 1 Martina Colmegna 60 17
465 3 Dalila Spiteri 55 11
467 -20 Cristiana Ferrando 55 17
499 1 Lucia Bronzetti 46 13

NEXT GEN RANKING

Immutate le posizioni delle prime 10 under20 in classifica WTA. Guida, come sette giorni fa, Dayana Yamstremska su Anisimova e Andreescu. Chiude al n.10 Kaja Juva. (Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 1999).

Posizione Variazione Giocatrice Anno Classifica WTA
1 0 Dayana Yastremska 2000 34
2 0 Amanda Anisimova 2001 59
3 0 Bianca Andreescu 2000 68
4 0 Marketa Vondrousova 1999 81
5 0 Anastasia Potapova 2001 87
6 0 Olga Danilovic 2001 114
7 0 Iga Swiatek 2001 140
8 0 Claire Liu 2000 141
9 0 Sofya Zhuk 1999 151
10 0 Kaja Juvan 2000 168

NATION RANKING

Rientra al n.10 il Belgio: grazie alla vittoria di Mertens, scavalcano le spagnole, ferme a 121 punti. Sono stabili le prime 9 posizioni. (Il Nation Ranking si ottiene sommando il ranking delle prime tre giocatrici di ciascuna nazione).

Posizione Variazione Nazione Punteggio
1 0 Stati Uniti 30
2 0 Repubblica Ceca 53
3 0 Ucraina 63
4 0 Russia 72
5 0 Germania 87
6 0 Bielorussia 91
7 0 Cina 98
8 0 Australia 99
9 0 Romania 103
10 Belgio 119

 

LE TOP 50            
Classifica WTA Variazione Nazionalità Giocatrice Anni Punti Tornei
1 0 [JPN] Naomi Osaka 21 6970 19
2 1 [ROU] Simona Halep 27 5537 16
3 1 [USA] Sloane Stephens 25 5307 21
4 -2 [CZE] Petra Kvitova 28 5120 21
5 0 [CZE] Karolina Pliskova 26 5055 22
6 1 [UKR] Elina Svitolina 24 5020 19
7 -1 [GER] Angelique Kerber 31 4960 19
8 0 [NED] Kiki Bertens 27 4885 26
9 0 [BLR] Aryna Sabalenka 20 3565 26
10 1 [USA] Serena Williams 37 3406 10
11 1 [LAT] Anastasija Sevastova 28 3325 23
12 1 [AUS] Ashleigh Barty 22 3285 20
13 1 [RUS] Daria Kasatkina 21 3230 24
14 -4 [DEN] Caroline Wozniacki 28 3118 17
15 1 [GER] Julia Goerges 30 2820 24
16 5 [BEL] Elise Mertens 23 2745 24
17 0 [USA] Madison Keys 24 2726 15
18 0 [CHN] Qiang Wang 27 2605 22
19 -4 [ESP] Garbiñe Muguruza 25 2510 22
20 -1 [FRA] Caroline Garcia 25 2460 23
21 -1 [EST] Anett Kontaveit 23 2355 24
22 0 [LAT] Jelena Ostapenko 21 2251 22
23 1 [UKR] Lesia Tsurenko 29 1950 19
24 -1 [USA] Danielle Collins 25 1934 22
25 0 [CRO] Donna Vekic 22 1825 23
26 0 [ESP] Carla Suárez Navarro 30 1788 21
27 0 [RUS] Maria Sharapova 31 1716 13
28 0 [ITA] Camila Giorgi 27 1705 21
29 0 [ROU] Mihaela Buzarnescu 30 1650 25
30 0 [SVK] Dominika Cibulkova 29 1622 18
31 0 [TPE] Su-Wei Hsieh 33 1570 26
32 0 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 27 1565 23
33 0 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 24 1520 23
34 0 [UKR] Dayana Yastremska 18 1386 21
35 0 [USA] Venus Williams 38 1385 12
36 0 [CRO] Petra Martic 28 1355 20
37 0 [USA] Sofia Kenin 20 1319 24
38 0 [GRE] Maria Sakkari 23 1284 24
39 1 [CHN] Shuai Zhang 30 1250 24
40 1 [AUS] Ajla Tomljanovic 25 1250 26
41 1 [CHN] Saisai Zheng 25 1235 27
42 -3 [GBR] Johanna Konta 27 1205 23
43 0 [KAZ] Yulia Putintseva 24 1181 23
44 0 [CZE] Katerina Siniakova 22 1178 24
45 0 [SUI] Belinda Bencic 21 1178 22
46 0 [SVK] Viktoria Kuzmova 20 1149 28
47 0 [AUS] Daria Gavrilova 24 1145 25
48 1 [CZE] Barbora Strycova 32 1141 23
49 -1 [BLR] Victoria Azarenka 29 1117 15
50 0 [BEL] Alison Van Uytvanck 24 1080 26

 

RACE TO SHENZHEN
Posizione Variazione Nazionalità Giocatrice Punti
1 0 [JPN] Naomi Osaka 2185
2 0 [CZE] Petra Kvitova 1925
3 0 [CZE] Karolina Pliskova 1250
4 1 [NED] Kiki Bertens 880
5 -1 [USA] Danielle Collins 806
6 0 [AUS] Ashleigh Barty 735
7 31 [BEL] Elise Mertens 701
8 5 [UKR] Elina Svitolina 616
9 -2 [BLR] Aryna Sabalenka 596
10 -2 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 561
11 -2 [CRO] Donna Vekic 560
12 23 [ROU] Simona Halep 546
13 -3 [CAN] Bianca Andreescu 527
14 11 [GER] Angelique Kerber 525
15 -4 [UKR] Dayana Yastremska 483
16 7 [GER] Julia Goerges 445
17 -5 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 441
18 -4 [USA] Serena Williams 430
19 -2 [UKR] Lesia Tsurenko 430
20 -5 [SUI] Belinda Bencic 383

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