Iniziano le Finals dei grandi: il 'dinamico duo' davanti a tutti

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Iniziano le Finals dei grandi: il ‘dinamico duo’ davanti a tutti

I favoriti sono i soliti, e sembrano essersi già dati appuntamento in finale. Occhio agli ‘altissimi’ esordienti, che hanno poco da perdere e tanti ace da scagliare. Si comincia alle 15 con Anderson-Thiem

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Per estensione, a partire dalla brillante trovata di un disegnatori di fumetti, l’espressione ‘Dinamico Duo’ si riferisce a una coppia di supereroi. A ispirarla furono Batman e Robin, e un po’ come nell’universo di Gotham anche all’edizione 2018 delle Nitto ATP Finals ci si avvicina con due attori protagonisti dei quali… uno è un po’ più protagonista dell’altro. Novak Djokovic è il logico favorito del torneo, mentre Roger Federer – a cui tocca vestire i panni scomodi di Robin – è il rivale più accreditato a evitare l’epilogo più ovvio, magari facendo tesoro della recente sconfitta di Bercy che ha consegnato allo svizzero delusione e fiducia in pari grado. Il 37enne è stato sconfitto dal 31enne solo al termine di tre ore di battaglia, e tanto basta per garantire un po’ di incertezza anche all’eventuale resa di conti londinese.

Federer e Djokovic, tra l’altro, sono i giocatori che nella storia hanno trionfato più volte alle Finals di fine anno: sei trionfi per lo svizzero e cinque per il serbo (appaiato in seconda posizione con Lendl e Sampras). Federer quest’anno rinforza anche il record di partecipazioni: sedici in diciassette anni, unica interruzione nel 2016. Nelle sedici apparizioni di Federer al torneo di fine anno, in quindici casi è riuscito a superare la fase iniziale. Nel suo gruppo di quest’anno il rivale più temibile pare essere Kei Nishikori, presente grazie ai ritiri di Nadal e Del Potro: il giapponese, protagonista di un buon finale di stagione, ha però perso contro Federer in due degli ultimi quattro tornei, e non lo batte dai quarti di Miami nel 2014, unica vittoria sul cemento contro lo svizzero.

 

Nel gruppo ‘Hewitt’ c’è anche uno degli esordienti, Kevin Anderson. Il sudafricano, che fa pianta stabile negli USA, ha vissuto la migliore stagione della carriera e iscriverà il Sudafrica al torneo dei maestri 22 anni dopo l’unica partecipazione di Wayne Ferreira. Anderson esordirà oggi contro Thiem, contro cui ha perso in tre set recentemente agli US Open. Thiem è alla terza partecipazione consecutiva: nel 2016 e nel 2017 non è riuscito a superare la fase a gironi, e le uniche vittorie sono arrivate con sostituti entrati all’ultimo minuto (Monfils nel 2016 e Carreno-Busta nel 2017).

Nel gruppo ‘Kuerten’, quello capeggiato da Djokovic, si prevede grande battaglia tra Zverev e Cilic per conquistare uno dei due posti per le semifinali. I due giocheranno domani uno contro l’altro: il tedesco ha sconfitto il croato in cinque delle sei occasioni in cui si sono incontrati. L’unica vittoria di Cilic è datata 2015, quando Zverev aveva appena 18 anni. Né Cilic né Zverev hanno però mai superato la fase a gironi: il croato ha fallito tre volte, il tedesco solo lo scorso anno. Il quarto incomodo del girone è l’altro esordiente gigante di queste Finals: John Isner. L’americano, a 33 anni, aggiunge un altro tassello a una carriera che aumenta di prestigio e importanza anno dopo anno. Long John esordirà domani contro Djokovic, contro cui ha vinto soltanto due delle dieci sfide disputate. L’americano, che chiuderà la stagione in top 10, è un cliente scomodissimo sui campi indoor e potrebbe potenzialmente rappresentare la Cenerentola del torneo. Nel suo caso sarà decisivo l’impatto con la superficie, che potrà favorire o frenare la sua dirompenza al servizio.

John Isner – US Open 2018 (foto via Twitter, @usopen)

COPERTURA TELEVISIVA – Sky Sport garantirà la copertura di tutti gli incontri, sia di singolare, che di doppio. Si inizia oggi pomeriggio, solo su Sky Sport Arena, con le partite del gruppo Knowles/Nestor in doppio e del gruppo Hewitt  in singolare. Nei giorni successivi il torneo si trasferirà (anche) su Sky Sport 1 fino a venerdì, ultima giornata di round robin, quando Sky Arena trasmetterà in diretta gli incontri pomeridiano e Sky Sport 1 quelli serali. La formula si ripeterà il prossimo sabato, con le prime due semifinali di singolare e doppio in diretta su Sky Sport Arena, e le due serali in diretta su Sky Sport 1. Finali domenica in diretta su entrambi i canali. 

CALENDARIO – Orari fissi per tutta la durata del torneo: sessione pomeridiana che si apre alle 13 italiane con un incontro di doppio, seguito da una partita singolare non prima delle 15 italiane. La sera si replica: doppio non prima delle 19 italiane e singolare a seguire, dopo le 21. Inizia oggi in singolare il gruppo Hewitt, che giocherà quindi poi di martedì e giovedì; il gruppo Kuerten scenderà in campo lunedì, mercoledì e venerdì. Le semifinali avranno lo stesso orario degli incontri del round robin: prima semifinale di doppio alle 13, prima semifinale di singolare alle 15; seconda di doppio alle 19, seconda di singolare alle 21. Alle 16:30 di domenica la finalissima di doppio, alle 19 si eleggerà il maestro di singolare. 

LE QUOTE DEI BOOKMAKERDjokovic è il grande favorito del torneo: le quote dei bookmakers oscillano dall’1.50 all’1.70. Roger Federer è il rivale più vicino: le sue quote si attestano in media attorno al 2.50. Molto staccati gli altri: puntare su Zverev aumenterebbe di dieci la quota giocata, Cilic è dato a dodici, Nisihkori a ventidue, Thiem e Anderson a venticinque, e Isner a ventotto. La finale più gettonata è ovviamente quella tra le prime due teste di serie: Djokovic/Federer è a 2.40. Seguono tre potenziali finali accomunate dalle quote e dalla presenza di Djokovic: la chance che il serbo giochi la finale contro uno tra Cilic, Nishikori e Zverev è data a a 4.50.

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ll cammino Eroico dell’atleta. Come attivare il potenziale implicito dentro di sé

Manuela Caputi illustra come l’utilizzo della metafora del cammino dell’eroe abbinato alle tecniche di Focusing possa portare il giocatore, con il supporto del coach, a sviluppare le proprie potenzialità

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L’articolo di questo mese per la rubrica ISMCA è di Manuela Caputi, Counselor Bioenergetica e Trainer di Focusing, diplomata in Sport Coaching ed esperta di storytelling.

La storia dell’allenamento tennistico, e sportivo in generale, ha seguito e si è modellata non solo sulle capacità individuali ma anche sull’evoluzione delle esigenze di volta in volta emergenti. Nel caso del tennis, dopo l’attenzione data alla preparazione tecnico-tattica e alla preparazione atletica, oggi affiora la consapevolezza di una nuova necessità. Per garantire un’ottima performance è necessaria anche una particolare attitudine mentale. In questo modo il giocatore riesce a raggiungere uno stato di presenza in campo tale da permettergli di sfruttare appieno le risorse allenate e la preparazione raggiunta. Emerge quindi la necessità di considerare anche l’aspetto mentale dell’allenamento e renderlo parte integrante del programma di training.

 

Con ciò ci si riferisce non tanto alla capacità cognitiva dell’individuo ma soprattutto ad una sua capacità di gestione emotiva. Lo psicologo statunitense Daniel Goleman per primo parlò di “Intelligenza Emozionale” intendendo lo sviluppo di una serie di capacità intrapersonali ed interpersonali che vanno dall’autoconsapevolezza all’autoregolazione, all’empatia. Un approccio più olistico dell’allenamento viene chiamato in causa, un approccio che preveda l’evoluzione dell’atleta come individuo nella sua totalità.

Con l’intento di ispirare e allo stesso tempo evidenziare che tale evoluzione prevede un percorso e che questo percorso è individuale, si è scelto di utilizzare in questa sede la metafora del cammino dell’eroe presente nella struttura narrativa delle favole e dei miti, cosi come elaborata dallo studioso di religioni comparate Joseph Campbell. Il percorso di trasformazione da individuo ordinario a individuo straordinario che compie l’eroe è lo stesso percorso che l’atleta, nel nostro caso il tennista, è chiamato a compiere nella sua ascesa da giovane promettente a campione. È un percorso composto da differenti momenti di passaggio. Campbell li definisce tappe, rappresentanti le fasi evolutive della coscienza umana nel suo cammino verso l’autoconsapevolezza. Si ritiene che conoscere le tappe del cammino dell’eroe possa servire da guida al giocatore e al suo staff , per intraprendere e supportare tale percorso. Per antonomasia, un percorso di cambiamento interiore prima che esteriore.

Per l’eroe il punto di partenza per il viaggio interiore, lo stimolo a cambiare, è sempre determinato da una situazione di disagio. Lo stesso vale per il giocatore. Per quest’ultimo il disagio può essere dato dalla sensazione di avere un problema e non riuscire a risolverlo, dal trovarsi in una situazione di stallo, come ad esempio il ripetersi nel match di errori tecnico-tattici, o il ripresentarsi di comportamenti non funzionali. In genere il linguaggio con cui in questi casi il tennista si rivolge agli altri – e soprattutto a se stesso – mostra il disagio percepito. Frasi come “Mi va tutto male”, “L’altro prende solo righe” riflettono la sensazione di essere in balia di forze esterne che non si riesce a controllare. In altri momenti il senso di disfatta viene anticipato da espressioni come “Tanto con quello non ci vinco mai”. In tutti i casi l’incapacità di prendere consapevolezza e di gestire le proprie emozioni risulta fatalmente determinante per il risultato finale del match. Questo insieme emozionale e psichico è quello che nella nostra metafora viene definito il mondo ordinario dell’eroe. Si tratta di un insieme di schemi mentali e credenze limitanti che mantengono il nostro tennista-eroe lontano dall’ottimizzazione delle proprie risorse impedendogli di raggiungere i propri obiettivi. Ma a prescindere da quali siano questi schemi e queste credenze,  ciò che spinge il tennista-eroe ad intraprendere il proprio viaggio di scoperta di sé, è sentire che la necessità di cambiare la realtà – o quantomeno di controllarla – si scontra con l’inefficacia delle strategie messe in atto fino a quel momento.

Il primo passo consiste proprio nella presa di coscienza da parte del nostro tennista-eroe del suo mondo ordinario, ossia della situazione in cui si trova. È necessario che l’individuo prenda consapevolezza delle proprie azioni iniziando ad osservare la realtà esterna e ad osservarsi agire in essa. A stimolare questo primo movimento servono quelle che Campbell definisce chiamate, ossia eventi e accadimenti che turbano e scuotono, la goccia che può far traboccare il vaso e far prendere al nostro eroe una nuova direzione. Per il giocatore  possono essere i richiami del coach, una non convocazione in Coppa Davis o Fed Cup, un evento familiare inaspettato o infine un evento fisico traumatico (in base all’unità funzionale mente-corpo un evento traumatico al livello fisico è comunque un campanello d’allarme anche mentale).

Non tutti però sono pronti a ricevere e seguire la chiamata. Trattandosi sempre di un evento che comunque va a toccare una certa fragilità dell’individuo o una sua paura, la reazione più comune è il cosiddetto rifiuto della chiamata. Questo momento implica che il nostro giocatore si rifugi ancor di più nella propria comfort zone e si accanisca nel voler continuare a “cambiare la realtà esterna agendo solo sulla realtà esterna stessa”. Sono i momenti in cui si cambia coach, si cambia sede di allenamento, si cambia fidanzata, ogni causa è ritenuta esterna e va cambiata.

Spesso è solo con l’arrivo del mentore, ossia di un aiuto esterno, che il giovane eroe riesce a credere che esista una via d’uscita e riesce ad affrontare il momento della scelta che lo spinge all’attraversamento della soglia. Solo ora è pronto ad intraprendere il proprio cammino. Nel mondo del tennista, lo staff è chiamato a ricoprire il ruolo di mentore. Un ruolo questo che ha un grande potenziale detonante. Un potenziale che a sua volta, per essere tale, deve venir coltivato con la stessa consapevolezza che si richiede all’atleta per gestire la propria vita. Un coach deve essere in grado di ispirare, motivare, supportare. Soprattutto è importante che creda nel giocatore, spesso più di quanto il giocatore stesso creda in sé. Forte di questo supporto il nostro tennista-eroe può accogliere ora la possibilità di intraprendere il proprio viaggio accettando di “cambiare la realtà esterna cambiando la propria realtà interna”.

Si tratta di un vero e proprio capovolgimento, e come tale viene rappresentato nella nostra metafora dove l’eroe entra letteralmente in un nuovo mondo, il mondo straordinario. Questo passaggio prevede l’acquisizione di nuove competenze e un nuovo linguaggio. È questo l’inizio di una diversa fase e una diversa modalità di allenamento che implica ora un’esperienza diretta dell’intero individuo. Si tratta di passare dal “pensare con la mente” al “pensare con tutto il corpo” attraverso un sentire il corpo dall’interno. Il nostro atleta è chiamato a scoprire la propria Forza Interiore che risiede implicita dentro di sé. Questa viene attivata allenando una nuova consapevolezza corporea, cosi nuova che il filosofo americano Eugene Gendlin, fondatore del metodo del Focusing, inventò per descriverla il neologismo di “sensazione sentita significativa”.

Attraverso una serie di passi, allenabili ed insegnabili, il Focusing risulta essere un metodo particolarmente efficace per attivare risorse nascoste e sbloccare processi di stallo. Migliora la qualità dello stato di presenza e sviluppa un affidabile contatto interno con se stessi che permette all’atleta di verificare il proprio stato emotivo ed eventualmente intervenire per cambiarlo. Questo potenzia fiducia e autostima e favorisce un atteggiamento propositivo verso le situazioni esterne. Sfrutta la capacità intrinseca del corpo, che a differenza della mente, è in grado di recepire e rielaborare in modo immediato e sintetico in un’unica sensazione fisica “tutto ciò che riguarda una certa situazione”. Ciò favorisce analisi e decisioni tempestive ma allo stesso tempo congruenti, essenziali in uno sport di situazione come il tennis. Con queste nuove risorse a disposizione il nostro eroe può finalmente affrontare la prova centrale e nella nostra metafora uccidere il drago. Per il tennista significa affrontare i momenti topici con fondata fiducia e forza interiore superando le proprie paure.

Il nostro eroe cosi rinnovato può intraprendere la via del ritorno. Avendo acquisito la capacità di vedere altro e di scorgere un nuovo significato, la stessa realtà può diventare ora una nuova realtà. Ecco che il cerchio si chiude e il nostro giocatore può affrontare adesso le stesse situazioni in modo diverso. Questa è la conquista suprema, l’Elisir: la possibilità di “cambiare la realtà esterna agendo sulla propria realtà interna”. Questo è ciò che distingue un individuo ordinario da un individuo straordinario, un giovane promettente da un Campione: colui che ha completato il proprio percorso di trasformazione. Avendo presente tutto ciò, non solo il ruolo del giocatore cambia, ma cambia anche il ruolo dello staff che è chiamato a prendere consapevolezza dell’esigenza di questa trasformazione — e di conseguenza a creare un ambiente che favorisca la crescita personale del giovane. In questo senso la chiamata è valida per tutti. È valida per l’atleta, chiamato ad essere Eroe, e per il coach, chiamato ad essere Mentore cioè colui che conosce e mostra la via del cammino eroico.

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A Marsiglia Paire batte Bolelli ma Berrettini pareggia il conto

Francia-Italia 1-1: Berrettini vince una gran partita contro Chardy, agli ottavi avrà Rublev.

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Matteo Berrettini - Sofia 2019 (foto Ivan Mrankov)

Matteo Berrettini conferma quanto di buono fatto vedere anche in questo di inizio di 2019 battendo il beniamino di casa Jeremy Chardy, dopo due tie-break diametralmente opposti per andamenti ma finiti entrambi nelle mani dell’italiano. La partita non ha particolari brividi nei primi nove game, in cui i due offrono un gioco molto gradevole, legato ad un alto rendimento al servizio e arricchito da numerosi vincenti. In particolare, è il rovescio di Chardy a funzionare benissimo, cui Matteo contrappone la grande efficacia del suo dritto. Le occasioni offerte dai due nell’ottavo e nono gioco sono solo il prologo di un tie-break emozionante, dai mille capovolgimenti di fronte. Berrettini riesce ad annullare ben sei set point giocando meravigliosi passanti: da segnalare quello di rovescio in corsa per il 6-6 e uno di dritto sull’11-11. Chiuderà il tie break 14-12, dimostrando una grande voglia di non arrendersi mai e una grande capacità di mantenere il sangue freddo. Alla ripresa del secondo parziale i due sentono un fisiologico calo nelle prestazioni al servizio: le occasioni per il break fioccano e i due si sottraggono rispettivamente la battuta. La qualità del gioco però non scende, e la partita scorre fino al tie break. Tutti si aspettano un’altra chiusura di set emozionante, ma Matteo cambia passo: mette in difficoltà Chardy nelle sue discese a rete con ottimi passanti, e raggiunge in un lampo il 4-0, sigillato grazie ad una magnifica palla corta. Da lì è un monologo fino al 7-0 che lo conduce all’ottavo con Rublev.

SEGNALI RUSSI – Spettacolare accoppiamento di sedicesimi tra l’idolo di casa Tsonga e il giovane russo Rublev. Inizia a servire il francese e la partita si mette subito in discesa per lui: tenuto il primo gioco, il russo cede il suo successivo game alla prima palla break offerta. Davvero in palla ad inizio match Jo, non offre la minima occasione al russo, aiutato anche da un servizio davvero molto efficace: l’ottima resa con le prime palle (ben il 76%) gli consente di frenare i potenti colpi da fondo di Rublev e di condurre agilmente il gioco durante i suoi turni di servizio. È anzi il russo a cedere nuovamente la battuta nell’ultimo gioco del set, lasciando al francese il vantaggio di partire nuovamente con i servizi nel set successivo. È qui però che la partita gira, quasi inaspettatamente. Tsonga gioca un primo game al servizio disastroso, con Rublev che vince 4 punti consecutivi e strappa a zero la battuta al suo avversario. Andrey riesce finalmente a spingere con più continuità il suo dritto e a sfondare la resistenza del francese che, di contro, si trova in difficoltà nello scambio, non riuscendo più ad ottenere punti facili col servizio. Da quel momento, sarà un crescendo continuo per Andrey, che inizia a sommergere Tsonga di dritti vincenti e colpi pesanti, impedendogli di reagire. Chiuderà il set 6-4, preludio al terzo dove Joe sarà costretto il più delle volte a remare da fondo campo nella speranza che i colpi dell’avversario perdano efficacia e potenza. Non sarà così purtroppo e, abbandonato dal servizio, cederà i primi due turni di servizio nel terzo set, spianando la strada al 6-2 finale, con cui Rublev si qualifica agli ottavi.

 

FUORI BOLELLI CON QUALCHE RIMPIANTO – Il primo italiano in campo nel torneo di Marsiglia è reduce dalle qualificazioni e si affaccia a questo incontro molto curioso contro Paire. Pronti via ed è subito vantaggio azzurro: Simone strappa la battuta nel game di apertura, mostrando un ottimo servizio e dei colpi davvero efficaci, specialmente il suo dritto ad uscire. Di contro, il francese commette vari errori e non riesce a trovare le contromisure al gioco dell’azzurro. Tutto questo però cambia improvvisamente dall’ottavo gioco: Benoit riesce a strappare per due volte consecutive la battuta all’avversario, chiudendo il parziale 6-4. Molti errori dell’azzurro in questo frangente, con colpi spesso in rete o fuori dal campo in situazioni di palleggio o di attacco. Bolelli comunque non ci sta: cresce ancora al servizio e in risposta e riesce a portarsi avanti anche nel secondo set, strappando il servizio all’avversario nel terzo gioco. Purtroppo però, Simone non trova continuità, commettendo molti errori anche in fasi di gioco di pura impostazione. Benoit riesce così a pareggiare i conti sul 3-3, e l’onda lunga della partita si sposta verso la sua parte di campo. Da notare come i due abbiano cambiato gioco in questo secondo set, preferendo molto più la via della rete e le palle corte al gioco da fondo che ha caratterizzato il primo parziale. Si arriva al tie break, dove però Paire riesce a strappare subito due mini-break con due ottimi passanti di rovescio. Sostenuto da un ottimo servizio, chiude comodamente 7-1 la contesa lasciando un grande amaro in bocca a Simone, in vantaggio in entrambi i set.

Lorenzo Fattorini

Risultati:

P. Gojowczyk b. D. Dzumhur 6-2 6-4
[LL] S. Stakhovsky b. [Q] C. Lestienne 7-6(3) 1-6 6-3
B. Paire b. [Q] S. Bolelli 6-4 7-6(1)
[5] F. Verdasco b. [Q] E. Gerasimov 4-6 6-3 7-5
A. Rublev b. [WC] J.W. Tsonga 2-6 6-4 6-2
M. Berrettini b. [8] J. Chardy 7-6(12) 7-6(0)

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Capitombolo Osaka a Dubai: la prima da numero 1 è un fiasco

Lontanissima dalla tennista glaciale che ha vinto l’Australian Open tutto d’un fiato, Osaka si fa breakkare sette volte (!) e battere da Kiki Mladenovic. Fuori anche Bertens, avanti Halep e Kerber

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Naomi Osaka - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Se fosse possibile recensire i tornei di tennis come si fa con i prodotti che si acquistano online, il rapporto qualità-prezzo del Dubai Duty Free Tennis Championships meriterebbe tutte le stelline possibili. Con la miseria di 55 dirham, circa 13 euro al cambio attuale, nella giornata di martedì ci si poteva garantire un biglietto di terza fila per il campo centrale di un Premier 5 il cui ordine di gioco comprendeva sei delle sette migliori giocatrici al mondo secondo classifica, inclusa una numero uno nuova di zecca.

Se la sono cavata tutte tranne proprio la neo-reginetta Naomi Osaka, autrice di una prestazione al limite dell’handicap contro Kristina Mladenovic. “Più sono grossi e più fanno rumore quando cadono” si dice, e nel caso di Osaka il tonfo è fragoroso: appena sei giochi vinti alla prima uscita da numero uno mondiale – nessuna delle sue venticinque predecessore aveva mai perso all’esordio al vertice del circuito WTA – che coincideva anche con la prima senza Sascha Bajin nel box. L’ex sparring partner, promosso a capo allenatore proprio dalla giapponese a inizio 2018 ed eletto Coach of the Year grazie ai successi riportati insieme a lei, era stato silurato a sorpresa con un semplice tweet pochi giorni dopo il titolo agli Australian Open. All’arrivo a Dubai, assediata dalla stampa, Osaka si era limitata a togliere dal tavolo le insinuazioni su problemi di natura economica, adducendo come causa una non troppo chiara tensione umana tra lei e Bajin. “Non ho intenzione di mettere i successi davanti alla mia felicità”, ha detto la nuova n.1 al mondo. “Mi voglio svegliare felice di allenarmi, e non sono disposta a sacrificare tutto ciò per tenere una persona nel team“.

Di certo gli spettatori dell’incontro di Osaka hanno visto una tennista tutt’altro che serena: un body language del tutto negativo ha accompagnato una prestazione piena di errori gratuiti, con una prima palla che trovava il campo appena una volta su due e un rendimento con la seconda al 21%. Una miseria, tanto che Mladenovic la ha liquidata con un doppio 6-3 in appena un’ora e cinque minuti, riuscendo a chiudere persino un secondo set in cui ha perso il servizio tre volte consecutive; quasi facile, considerato che Osaka ha fatto di peggio, facendosi breakkare sette volte su nove turni di battuta totali. Nessun merito da togliere alla francese, perché gli incontri vanno vinti, ma prima di atterrare negli Emirati il suo ruolino di marcia stagionale in singolare recitava 0-4, peraltro con due eliminazioni contro giocatrici fuori dalle prime 240 della classifica. “Per me significa moltissimo questa vittoria”, la prima contro una numero uno, ha detto Mladenovic dopo la stretta di mano. “So che sono in grado di battere grandi giocatrici, l’ho fatto in passato anche su questo campo, lo sapete, non voglio mettermi a fare un elenco“. Certo oggi ha avuto un bell’aiuto.

GLI ALTRI INCONTRI – Alle altre stelle impegnate prima di lei nella sessione diurna, come detto, è andata bene: quattro vittorie su quattro per Kvitova, Svitolina, Halep e Kerber, anche se hanno tutte dovuto sudare per conquistarsele. Sebbene soltanto Petra Kvitova sia stata costretta a giocare un terzo set, recuperando un tie-break di svantaggio a Katerina Siniakova, il pubblico degli Emirati ha avuto la sua bella dose di emozioni anche nei successivi tre incontri. Soprattutto Halep ha avuto bisogno di portare il suo tennis vicino al limite massimo per battere Genie Bouchard, ancora una volta esaltatasi a tratti contro un’avversaria importante ma costretta ad abbandonare Dubai dopo un’ora e tre quarti di tennis davvero intenso. Tra Genie e la ex numero uno, alla fine, c’è stato un solo break di differenza, in avvio di secondo set. Il rammarico è proprio per quei pochi minuti cruciali di deconcentrazione, iniziati al termine del tie-break del primo parziale, quando, sul 4-5 e servizio nel gioco decisivo, la canadese è stata distratta uno dei suoi tanti spasimanti che le ha gridato: “sposami”. (Siamo abbastanza sicuri che non sarà lui ad accompagnarla all’altare.)

In apertura di mattinata Elina Svitolina aveva superato Ons Jabeur, fermata in corsa da un problema alla spalla destra (ancora sfortunata la tunisina, che nell’unico precedente aveva mancato quattro match point). Fatica e brividi per una Angelique Kerber sfocata, anche lei costretta ad un tie-break: al primo match in carriera contro una top 10 a quasi ventott’anni di età, Dalila Jakupovic ha scelto un’apertura aggressiva e si è portata sopra di due break, giocando un tennis vario prima di farsi catturare in un gorgo di doppi falli (nove in totale nel match) che alla lunga ha spinto avanti la sua più esperta avversaria. Ma se sul centrale le big hanno tutte strappato la promozione agli ottavi, sugli altri campi si sono viste anche le eliminazioni di Kiki Bertens, Daria Kasatkina (ancora a secco di vittorie in stagione!) e Caroline Garcia. A far fuori l’olandese è stata la slovacca Viktoria Kuzmova, classe 1998 da poco entrata in top 50: gran servizio, con cui ha annullato anche match point nel tie-break decisivo, e un tennis potente che ha tremato soltanto nei momenti più emozionanti. L’ottavo di finale tra outsider, contro la coetanea Sofia Kenin, sarà una bella occasione per entrambe.

ha collaborato Michelangelo Sottili

Risultati:

C. Suarez Navarro b. S. Zhang 6-4 6-4
[12] G. Muguruza b. S. Zheng 7-5 6-2
[6] E. Svitolina b. O. Jabeur 7-6(4) 4-0 rit.
S.W. Hsieh b. A. Sasnovich 6-1 6-2
A. Riske b. A. Cornet 6-2 6-3
V. Kuzmova b. [7] K. Bertens 6-2 4-6 7-6(6)
S. Kenin b. [11] D. Kasatkina 6-3 2-6 6-4
[2] P. Kvitova b. K. Siniakova 6-7(3) 6-4 6-4
[3] S. Halep b. [WC] E. Bouchard 7-6(4) 6-4
L. Tsurenko b. [Q] L. Zhu 6-4 6-7(5) 6-3
[Q] J. Brady b. [14] C. Garcia 6-4 7-5
B. Bencic b. [LL] S. Voegele 6-1 6-1
[5] A. Kerber b. [LL] D. Jakupovic 7-6(4) 6-3
[8] A. Sabalenka b. [Q] I. Jorovic 6-4 6-0
K. Mladenovic b. [1] N. Osaka 6-3 6-3
[4] Ka. Pliskova b. D. Cibulkova 6-2 3-6 6-3

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