Djokovic organizza il boicottaggio della nuova Coppa Davis? – Ubitennis

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Djokovic organizza il boicottaggio della nuova Coppa Davis?

Secondo il suo coach, Kyle Edmund ha ricevuto un’email di Nole che lo invita a boicottare la regola che obbliga a partecipare alla Coppa Davis per essere ammessi alle Olimpiadi

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Nel corso di un’intervista a Source Podcast, il coach di Edmund Fredrik Rosengren ha parlato di un’email ricevuta dal suo giocatore in cui Novak Djokovic lo invita a boicottare la regola sull’ammissibilità ai Giochi Olimpici subordinata alla partecipazione alla Coppa Davis. Considerando che Nole ricopre anche la carica di Presidente del Consiglio giocatori dell’ATP, il contenuto del messaggio, già di per sé tutt’altro che trascurabile, assume una rilevanza ancora maggiore per la sua possibile veste di “ufficialità”. Insomma, non una battuta tra colleghi dopo qualche birretta, ma una lettera da parte del primo rappresentante dei tennisti professionisti.

LE PAROLE DI ROSENGREN – Pur mettendo le mani avanti con un improbabile “forse non ha nulla a che fare con la Coppa Davis”, il coach svedese che ha lavorato anche con Norman, Soderling e Ancic afferma che “Kyle ha ricevuto un’email da Djokovic la settimana scorsa”. Dopo una premessa per ricordare la regola dell’ITF e un’azzeccata pausa a effetto, rivela che lui [Djokovic] vuole che i giocatori boicottino quella regola. Ciò dimostra che non vuole giocare la Davis per poter rappresentare la sua nazione alle Olimpiadi. Allora, è tutta una questione di soldi”.

 

Fin da subito, Rosengren non ha fatto mistero del suo pensiero riguardo alla riforma votata a Orlando lo scorso agosto: “Non ho sentito un giocatore felice del nuovo formato della Coppa Davis. Qualcuno può dirmi cosa c’è di positivo? E l’ITF dice che Federer e Djokovic giocheranno. Questo non accadrà mai, mai”. Con l’intervistatore che ricorda l’infelice collocazione a fine Novembre per cui Zverev ha già detto che non parteciperà, Fredrik non trattiene un sarcastico “buona fortuna per avere quei giocatori”.

https://twitter.com/tennisguru100/status/1066110847724990464

LA REGOLA DELLA DISCORDIA – La norma dispone che, per poter competere al torneo dei Giochi di Tokyo 2020, il giocatore debba essere parte della squadra e presente al tie in almeno tre occasioni nel quadriennio olimpico precedente, una delle quali nel 2019 o nel 2020. Una disposizione della quale non è difficile immaginarne una ratio etica: se un giocatore non difende mai i propri colori in Davis, quanto può essere credibile che il suo desiderio di partecipare alle Olimpiadi sia motivato dal rappresentare la propria nazione e non, piuttosto, da un interesse egoistico (nel senso di prettamente individuale) in un trofeo che manca al suo palmares? D’altronde, dopo la riforma non certo amata anche per il modo in cui è stata fatta passare, ora la norma può essere letta quasi come un ricatto. Sono comunque previste eccezioni per casi particolari (infortuni, troppi giocatori di alto livello in un determinato Paese…) o inviti, peraltro in numero limitato (a Rio 2016, al massimo due posti erano disponibili per un campione Slam e/o precedente medaglia d’oro in singolare).

BOYKOTT DAVIS? – Se la proposta di Djokovic così come riportata da Rosengren venisse accolta, quali sarebbero le azioni da mettere in atto? Il boicottaggio non può che risolversi in un semplice rifiuto a partecipare alla nuova Davis, perdendo così i requisiti di ammissibilità alle Olimpiadi – una conseguenza che certo nessun tennista si augura. L’idea potrebbe essere quella di un’astensione per tutto il 2019 da parte dei top player (in un’accezione ben più allargata rispetto ai primi 5 o 10 del ranking) che metterebbe a repentaglio il torneo olimpico abbassandone drasticamente il livello; a quel punto, l’unico modo di correre ai ripari e scongiurare un “challenger” sarebbe appunto l’abrogazione della regola. In sostanza, vista anche e soprattutto la coincidenza con il nuovo formato della manifestazione, l’invito di Djokovic sembrerebbe più che altro un’ellissi, o una perifrasi, per “boicottiamo la nuova Davis”. Tutto ciò si tradurrebbe in un ulteriore indebolimento della manifestazione finanziata dal gruppo Kosmos e, quindi, della posizione di Gerard Piqué e del presidente Haggerty in un eventuale, futuro confronto con l’ATP finalizzato alla ricerca di un evento comune.

A tal proposito, non va neppure dimenticato che il numero uno del mondo, oltre che Presidente del Player Council, è anche il primo sostenitore dell’ATP Cup, l’evento a squadre in partenza dal 2020 e in aperta concorrenza con la Coppa Davis. In più, per quanto in molti casi non ci sia stata uniformità di vedute tra giocatori e dirigenti delle rispettive federazioni, non può sfuggire che la Serbia di Nole non compaia nell’elenco divulgato da Dirk Hordorff, ex membro del comitato europeo della Coppa Davis: una vera e propria “lista dei colpevoli” – nazioni e relativi delegati – che hanno votato “per la morte della Coppa Davis come la conosciamo”. Anche la Croazia non è presente: se davvero non avesse dato il proprio voto a favore, sarebbe un caso inverso rispetto, per esempio, a quello francese con i giocatori – per tacere del capitano Noah – schierati apertamente contro la scelta del presidente Giudicelli; Marin Cilic, proprio in occasione della conferenza stampa finale a Lille, ha infatti dichiarato: “Vedremo il prossimo anno con il nuovo formato. Per i piccoli Paesi, con la formula attuale non è facile. Non ricevono grandi contributi finanziari, soprattutto i giovani. Vorremmo che i nostri successi aiutassero i giovani e penso che con il nuovo formato le federazioni avranno più soldi per sostenersi.

Viceversa, tra i “cattivi” spunta l’Italia, rappresentata da Luisanna Fodde, attuale vicepresidente di Tennis Europe e, in passato, compagna di doppio di Angelo Binaghi agli Assoluti Universitari.

 

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Australian Open

Australian Open: Thiem a mezzo servizio non basta. Esce anche Wawrinka

Thiem è il terzo top 10 ad abbandonare il torneo: si ritira nel terzo set contro il diciannovenne australiano Popyrin. Un ottimo Raonic elimina Wawrinka, Nishikori si salva ancora in cinque set

Vanni Gibertini

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Dominic Thiem - Australian Open 2019 (via Twitter, @AustralianOpen)

da Melbourne, il nostro inviato

ADIEU DOMINIC Un problema fisico costringe Dominic Thiem, settima testa di serie, a ritirarsi sotto di due set e 0-2 nel terzo contro Alexei Popyrin, diciannovenne australiano n. 149 ATP, alla terza vittoria in carriera nel circuito maggiore. Alto 196 cm, servizio e dritto che fanno male, “Pop” mette in campo anche un atteggiamento tranquillo grazie al quale – oltre a staccarsi nettamente rispetto a diversi suoi connazionali del Tour – gioca in maniera relativamente ordinata. L’inizio è equilibrato ma, dopo non aver concretizzato le occasioni negli ultimi due turni di risposta, Thiem sfascia la racchetta e regala il primo set al dodicesimo game. La reazione eccessiva, i 14 punti consecutivi persi, la velocità ridotta del servizio, il dritto meno arrabbiato e il ricorso qualche soluzione tattica per lui inusuale fanno pensare che ci sia qualche problema.

Mentre continua in qualche modo salvare il proprio servizio con la complicità di un Popyrin non abbastanza cattivo, Dominic fa due chiacchiere con il fisioterapista che gli porge una pasticca, forse (dovrebbe sperare l’austriaco) uguale a quella assunta da Del Potro quando gli rimontò due set allo US Open 2017. Supportato dal pubblico amico, Alexei, non abbastanza distratto dalle condizioni dell’avversario da rischiare qualcosa in battuta, approfitta finalmente delle rimesse in campo di Thiem per infilare cinque punti consecutivi in risposta e chiudere il secondo set 6-4. Un altro paio di giochi e Dominic dice che può bastare così. Per lui, che non era sembrato in buonissime condizioni già nel quinto set contro Benoit Paire due giorni prima, un’altra delusione a livello Slam fuori dall’amata terra battuta. Per Popyrin, il best ranking e il terzo turno contro il vincente fra Pouille e Marterer.

 

NISHIKORI NE GIOCA ALTRI 5 – Nervi d’acciaio. Più di qualsiasi dritto, rovescio o gioco di piedi, sono questi l’ingrediente principe quando si compone la ricetta perfetta contro i big server. La consapevolezza di dover rimanere concentrati quasi quattro ore, come capitato a Kei Nishikori oggi, e comunque vincere un incontro su una manciata di punti resistendo a cinquantanove ace. Figurarsi contro il big server per eccellenza, Ivo Karlovic, peraltro caldissimo e reduce dalla finale persa con match point a Pune contro Kevin Anderson. Nishikori dimostra un’attenzione fuori dalla norma quando vola due set a zero, sfruttando l’unica palla break avuta nel primo e curando chirurgicamente la risposta nel tie-break del secondo. Una pausa per pioggia abbozzata, poi lisci fino al finale dei due parziali successivi, dove il watusso croato aggredisce all’ultimo respiro girandosi sul dritto appena può, e in un attimo si va al quinto. Tatticamente, come prevedibile, non ci sono grandi dettagli da raccontare.

Il set decisivo quasi regala l’emozione che avrebbe annichilito il folto gruppetto di giapponesi in maglietta fluo ordinatamente disposti sugli spalti: Nishikori recupera da 0-40 nel nono gioco e resiste fino al neonato super tie-break a dieci punti. Un’autentica partita a dama, risolta spingendo dal lato dal rovescio e scalfendo la consueta muraglia eretta a rete dall’avversario. È il secondo match consecutivo che Nishikori vince in cinque set, dopo il ritiro di Kamil Majchrzak al primo turno. Per sua fortuna il prossimo avversario, Joao Sousa, ha ben pensato di presentarsi all’appuntamento nelle stesse condizioni: dopo i cinque set con Pella, anche Kohlschreiber gli ha imposto la lunga distanza senza poter fare di più. Settimo terzo turno Slam per il portoghese, che allo US Open ha anche giocato il suo primo ottavo di finale.

FUORI WAWRINKA – L’urna non era stata certo clemente con Wawrinka, piazzandogli subito di fronte Gulbis, ma la buona sorte lo aveva parzialmente risarcito con l’infortunio occorso al lettone dopo un set e mezzo. Contro Raonic, in una partita composta di soli tie-break, nessuna mano amica, anzi, semmai le bastonate severe e infine letali del canadese: 84 vincenti col marchio della foglia d’acero di cui 39 ace hanno rispedito a casa un buon Wawrinka, che per poco non è riuscito a regalare agli spettatori della Rod Laver Arena – che dal 4-4 del terzo set sono stati stipati sotto il tetto causa pioggia – un quinto set che avrebbe meritato per la qualità del gioco espresso ma non per l’attitudine. Lo svizzero si è mosso bene, concludendo l’incontro con un bilancio ampiamente positivo – 66 vincenti e appena 29 errori – ma ha lasciato gli occhi della tigre nel borsone quando si è trattato dei punti veramente decisivi. Non tanto in occasione dei tre set point nel tie-break del terzo set, quando ha potuto appena mettere la racchetta sul servizio avversario, quanto per il dritto fiacco che ha regalato a Raonic il mini-break decisivo per portarsi avanti 2 set a 1.

Ancora meno perdonabile, forse, l’atteggiamento passivo con il quale Wawrinka ha servito per vincere il quarto set. Conquistato il secondo break della partita con uno splendido game di risposta, sul 5-3 si è lasciato aggredire senza imporre alcuna intensità allo scambio. Raonic ha restituito il break al suo avversario, attaccando con ogni colpo utile alla causa, per poi accogliere al tie-break un altro dritto incauto del suo avversario, questa volta inside out e soprattutto coincidente col primo e unico match point. Wawrinka bello a metà, Raonic pienamente convincente: tonico, servizio vario e preciso, aggressione costante e proficua della rete. Difficilmente Herbert gli darà fastidio al prossimo turno, all’orizzonte c’è l’ottavo con Zverev, se il tedeschino farà il suo dovere.

GLI ALTRI INCONTRI – Prosegue l’anonimato di Chung, che vince appena un set contro un Herbert sempre più (anche) singolarista. In estrema scioltezza gli altri under 23 impegnati, da Coric – che vince da ragioniere contro Fucsovics – passando per Shapovalov, che soffre un solo set con il giapponese atipico Daniel, a Medvedev che innervosisce Harrison a tal punto da fargli accartocciare una racchetta. Al canadese toccherà uno tra Djokovic e Tsonga, e c’è da scommettere che sarà in poltrona per il match di fine programma, mentre Medvedev – che orbita appena più sotto nel tabellone – affronterà Goffin in uno dei terzi turni dal pronostico più difficile. Il belga non è partito benissimo con Copil ma ha rimontato, senza però convincere del tutto. Classifica e stato di forma dicono che a centrare l’ottavo con Djokovic – Tsonga e Shapovalov permettendo – dovrebbe essere il russo.

hanno collaborato Carlo Carnevale, Michelangelo Sottili e Alessandro Stella

Risultati:

[8] K. Nishikori b. I. Karlovic 6-3 7-6(6) 5-7 5-7 7-6(7)
[11] B. Coric b. M. Fucsovics 6-4 6-3 6-4
[23] P. Carreno Busta b. I. Ivashka 6-2 6-3 7-6(7)
J. Sousa b. [32] P. Kohlschreiber 7-5 4-6 7-6(4) 5-7 6-4
[16] M. Raonic b. S. Wawrinka 6-7(4) 7-6(6) 7-6(11) 7-6(5)
[21] D. Goffin b. Marius Copil 5-6 7-5 6-2 6-4
F. Krajinovic b. E. Donskoy 6-4 7-6(8) 7-6(2)
[12] F. Fognini b. L. Mayer 7-6(3) 6-3 7-6(5)
P.H. Herbert b. [24] H. Chung 6-2 1-6 6-2 6-4
[28] L. Pouille b. M. Marterer 7-6(8) 7-6(8) 5-7 6-4
[15] D. Medvedev b. R. Harrison 6-3 6-3 6-3
[25] D. Shapovalov b. T. Daniel 6-3 7-6(2) 6-3
[WC] A. Bolt b. [29] G. Simon 2-6 6-4 4-6 7-6(8) 6-4
[WC] A. Popyrin b. [7] D. Thiem 7-5 6-4 2-0
[4] A. Zverev b. J. Chardy 7-6(5) 6-4 5-7 6-7(6) 6-1
[1] N. Djokovic b. [WC] J.W. Tsonga 6-3 7-5 6-4

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Australian Open

Australian Open: Halep, pericolo scampato. Serena stoppa Bouchard

MELBOURNE – Williams lascia appena quattro giochi per strada, prossimo turno contro Yastremska. La n.1 soffre tantissimo contro Kenin (avanti di un break nel terzo set). La forma non convince. Muguruza chiude alle 03:12

Luca Baldissera

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Simona Halep - Australian Open 2019 (foto via Twitter, @AustralianOpen)

da Melbourne, il nostro inviato

SERENA, BRICIOLE A BOUCHARD – Attualmente, la canadese Eugenie Bouchard è probabilmente il miglior esempio di cosa significhi essere una grandissima colpitrice di palle, ma non abbastanza una giocatrice di tennis. “Genie”, dal punto di vista strettamente tecnico, è un autentico spettacolo: accelerazione della palla perfetta, splendida velocità della testa della racchetta, grande fluidità nel trasferimento del peso, tutto insomma. Però il tennis non è fatto solo di pallate dritto per dritto, e la visione geometrica, in particolare degli angoli stretti, è fondamentale per avere la possibilità di aprirsi gli spazi dove affondare i prediletti lungolinea. Non so se vengano compilate, con la tecnologia Hawk-Eye, statistiche sulle distanze percorse in campo dai giocatori, come spesso si vede fare nelle analisi delle partite di calcio. Ma sarei pronto a scommettere che Bouchard risulterebbe come una tra quelle che alle avversarie fa fare meno metri di tutte.

Lo “strettino”, dritto o rovescio che sia, Genie proprio non lo ha a livello di istinto. Quando davanti hai una come Serena Williams, se vuoi avere una possibilità di salvarti dal bombardamento, devi spostarla, soprattutto con i cross di dritto (che è il modo in cui Naomi Osaka l’ha surclassata in finale a New York). A botte centrali non se ne esce mai. Il 6-2 6-2 con cui la statunitense rimanda a scuola di tattica e strategia la malcapitata Genie, forse, potrebbe essere alla fine molto utile alla canadese, nell’ottica di un futuro salto di qualità che possa riportarla ai grandi livelli del 2014, sempre che la finalista di Wimbledon di quell’anno (più semi qui a Melbourne e al Roland Garros, tanta roba) sappia trarne le indicazioni giuste. L’unica situazione di gioco in cui le super-accelerazioni semipiatte di Bouchard pagano i dividendi giusti rispetto ai rischi corsi è la risposta al servizio, ovviamente alla seconda palla (e nel caso di Serena, nemmeno sempre).

 

Serena Williams – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Con l’avversaria alla battuta che necessariamente parte da una posizione fissa, la “finestra” dove piazzare la legnata lungoriga ce l’hai aperta per forza di cose, e Genie è riuscita a fare diversi punti vincenti così all’inizio della partita. Ma se iniziava lo scambio, Williams si prendeva ogni volta il centro del campo, come un pugile, e per la canadese non c’era scampo. I due game conquistati nel primo set da Bouchard sono stati break, infatti, mentre nel secondo la statunitense ha aggiustato le percentuali delle prime palle, e la vicenda si è rapidamente avviata alla conclusione. 10 vincenti, 18 errori Genie, 20-17 Serena, siamo a una categoria abbondante di differenza. Fisicamente, Williams è sempre più vicina alla forma migliore, al terzo turno avrà la giovane ucraina Dayana Yastremska, nessun precedente. Ma tra lei e il 24esimo Slam possono mettersi con concrete possibilità di successo solo una gran Kerber, una giovane “spaccatutto” quale Osaka o Sabalenka, o chissà, magari una Kvitova in stato di grazia. Sarà interessante vedere cosa succederà dai quarti di finale in poi.

RISCHIO HALEP, ORA VENUS – Continua il torneo pieno di insidie per la numero 1 del mondo Simona Halep, costretta a restare in campo per 2 ore e 31 minuti contro una caparbia Sofia Kenin. La 20enne americana, dopo esser rientrata in partita vincendo il secondo set al tie-break, nel terzo è anche passata in vantaggio di un break servendo in vantaggio 4-3. La romena, in difficoltà fisiche evidenti, ha subito i cambi di ritmo della sua avversaria che spesso prendeva il controllo degli scambi con il rovescio, non disdegnando la smorzata, e nel finale una sua vittoria sembrava ormai cosa fatta. Nel momento decisivo tuttavia Kenin ha iniziato a sentire la pressione e il vantaggio faticosamente acquisito è svanito in un attimo, facendole mancare l’appuntamento con la prima vittoria in carriera su una top 5.

Halep ha chiuso con una striscia di quattro game impeccabili limitando l’esuberanza dell’avversaria, al prossimo turno farà un bel balzo generazionale: dopo una classe ’98 troverà una classe ’80, Venus WilliamsPer la quarta volta in carriera Venus Williams ha incrociato Alizé Cornet in uno Slam e per la quarta volta ne è uscita vincitrice. La francese, messa in difficoltà dalla profondità dei colpi di Venus, è riuscita comunque a spingerla fino al terzo set, trasformando il match in una sfida agguerritissima con tanti duelli a rete. Nel set decisivo, nonostante i dieci anni di differenza, ad avere ancora un po’ di energie residue è stata Venus, che è partita subito forte senza farsi più raggiungere da una Cornet che ha dato davvero tutto, non riuscendo tuttavia ad evitare il bagel finale.

PRONOSTICI RISPETTATI – Poche sorprese negli altri match, con le teste di serie che rispettano il pronostico e vanno a incrociarsi al terzo turno. Sul cammino della brillantissima Giorgi di questi giorni ci sarà Karolina Pliskova, protagonista di un inizio di stagione fin qui convincente. La numero otto del mondo risale impetuosamente da un set di svantaggio contro Madison Brangle, lasciando alla statunitense appena un game nei due parziali successivi (spinta da sette ace a zero). Percorso netto anche per Naomi Osaka, che in un’oretta dà un comodo 6-2 6-4 alla coetanea slovena Zidansek (entrambe ventunenni) senza farla mai entrare in partita.

La campionessa in carica dello US Open se la vedrà con Su-Wei Hsieh, avanti in due set su Laura Siegemund e capace un anno fa di spingersi fino agli ottavi (venne eliminata da Kerber). A rinfoltire la pattuglia asiatica al terzo turno ci pensano le cinesi: Qiang Wang (21 del seeding) lascia appena cinque giochi ad Aleksandra Krunic, Shuai Zhang suda invece per quasi un’ora e mezza ma viene a capo di Kristina Pliskova che ha subito il break proprio quando serviva per il secondo set. Prossima avversaria di Wang sarà Anastasia Sevastova, protagonista di uno dei match più combattuti. La lettone è arrivata al terzo set per domare Bianca Andreescu, con la giovanissima canadese che si è sciolta al servizio sui punti decisivi (doppio break nel finale).

Per Zhang il prossimo ostacolo sarà Elina Svitolina, molto convincente nel chiudere i conti in due set su Viktoria Kuzmova già battuta al Roland Garros. Uno dei sedicesimi più interessanti vedrà di fronte Elise Mertens e Madison Keys, che se lo sono conquistato eliminando due russe. La belga ha sofferto solo nel secondo set contro Margarita Gasparyan, mentre la statunitense – ai quarti l’anno scorso – ha domato l’esuberanza di Anastasia Potapova. Continua a convincere anche Timea Bacsinszky che supera in due set Natalia Vikhlyantseva e si spinge per la prima volta così avanti nello Slam di inizio stagione.

Mentre lo scorso anno perdeva al secondo turno di qualificazioni con Dulgheru, adesso Dayana Yastremska è al terzo turno del tabellone principale grazie alla vittoria in tre set Carla Suarez Navarro. La spagnola è stata subissata di vincenti (32 a 12) e solo nel secondo set è riuscita a trovare un po’ di respiro, salvo poi crollare di nuovo sotto le bordate della 18enne ucraina, che per lo stile e per il gioco ricorda molto Sabalenka. Adesso per Yatremska (unica millennial rimasta in gara con Anisimova) ci sarà Serena Williams.

MUGU STENDE KONTA  A mezzanotte e mezza scendono in campo le ultime due tenniste della giornata: per la quarta volta in carriera si affrontano Garbine Muguruza e Johanna Konta e come negli altri precedenti, è stato necessario ricorrere al terzo set. Per tutto l’incontro si è tenuto un livello di gioco elevatissimo dove il servizio è stato a dir poco dominante; ci sono stati infatti solamente due break, entrambi in favore di Muguruza, nel primo e nell’ultimo game del match. Le due giocatrici sono estremamente intelligenti tatticamente, con la spagnola che ha una maggior propensione al gioco offensivo. Proprio questo suo atteggiamento, evidente sin dal primo colpo in uscita dal servizio, le ha permesso di vincere il primo set con un solo break conquistato in apertura. La sua ottima prestazione al servizio (2 palle break concesse in tutto il match) le ha permesso di tenere sempre lontana la britannica. Perso il primo parziale per 6-3, Konta tuttavia è sempre rimasta solida, e giunta senza problemi al tie-break, con un paio di ottime risposte ha pareggiato i conti. Nel set decisivo, nonostante l’evidente stanchezza, lo spettacolo non è mancato e Garbine, che tentava l’affondo ad ogni occasione, solo nel dodicesimo game ha regolato l’avversaria per 7-5.

Hanno collaborato Pietro Scognamiglio e Paolo Di Lorito

Risultati:

[13] A. Sevastova b. [Q] B. Andreescu 6-3 3-6 6-2
[27] C. Giorgi b. [Q] I. Swiatek 6-2 6-0
[7] Ka. Pliskova b. M. Brengle 4-6 6-1 6-0
[21] Q. Wang b. A. Krunic 6-2 6-3
[6] E. Svitolina b. V. Kuzmova 6-4 6-1
[17] M. Keys b. A. Potapova 6-3 6-4
[12] E. Mertens b. M. Gasparyan 6-1 7-5
[28] S.W. Hsieh b. L. Siegemund 6-3 6-4
T. Bacsinszky b. [Q] N. Vikhlyantseva 6-2 7-5
[4] N. Osaka b. T. Zidansek 6-2 6-4
S. Zhang b. Kr. Pliskova 6-3 7-5
V. Williams b. A. Cornet 6-3 4-6 6-0
[1] S. Halep b. S. Kenin 6-3 6-7(5) 6-4
D. Yastremska b. [23] C. Suárez Navarro 6-3 3-6 6-1
[16] S. Williams b. E. Bouchard 6-2 6-2
[18] G. Muguruza b. J. Konta 6-4 6-7(3) 7-5

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Australian Open

Australian Open: Giorgi vince e scherza, Fognini chirurgo dei tie-break

MELBOURNE – L’azzurra travolge la giovane Swiatek (terzo turno con Pliskova) e poi regala una delle sue conferenze più allegre. Fognini vince e convince: è 5/5 quest’anno al tie-break, ora il tabù Carreno Busta

Luca Baldissera

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Camila Giorgi - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Melbourne, il nostro inviato

CAMILA TROPPO SUPERIORE – Apre la quarta giornata dell’Australian Open 2019, sulla 1573 Arena, la nostra Camila Giorgi, opposta alla giovane di belle speranze Iga Swiatek, che sta partecipando per la prima volta a un tabellone principale nel circuito maggiore. 17 anni, polacca, Iga gioca bene, ma siamo ancora ben lontani dal livello di una professionista top-30 come Camila. La ricordiamo finalista al torneo del Bonfiglio nel 2017, e soprattutto vincitrice del titolo junior a Wimbledon l’anno scorso. A questo, si aggiunge la soddisfazione di una medaglia d’oro in doppio alle Olimpiadi giovanili di Buenos Aires, una carriera appena iniziata ma decisamente promettente. La vittoria al primo turno su Ana Bogdan è già da considerarsi un’impresa, ma Giorgi è un’altra categoria e si vede da subito.

Giusto uno scambio di break all’inizio, con entrambe le ragazze che stanno adattandosi alle condizioni di gioco (freschetto e nuvoloso oggi, minaccia pioggia), e dal 2-2 del primo set Camila ingrana la marcia, saluta e se ne va, piazzando 10 game di fila, e archiviando la pratica per 6-2 6-0 in 59 minuti. Il suo ritmo è semplicemente non sostenibile per l’avversaria, Swiatek ci prova, fa vedere a tratti anche cose interessanti (qualche rovescio molto anticipato), oltre a questo serve bene (4 ace, e una ventina di “unreturned serves”, bottino interessante), ma per Giorgi in questo momento è poco più di una sparring partner. Quasi nulla da raccontare quindi, non sono match che ci permettono di valutare nessuna delle due. Portiamo a casa con piacere un’altra vittoria in scioltezza, siamo a 5 game lasciati in due match per l’azzurra, e 2 set vinti 6-0. Giorgi ora avrà Karolina Pliskova al terzo turno (precedenti, 4-1 Pliskova, ultima partita in favore di Karolina a Cincinnati nel 2017). Brava Camila, andiamo avanti e vediamo che succede.

 

Dopo un’unica domanda del solo collega straniero presente, la conferenza si sviluppa in modo più intimo tra i pochi italiani presenti, poi nel giro di due minuti diventa un esilarante teatrino. Rompe il ghiaccio Dario Castaldo: “Come valuti il suo livello ora come ora?”“Sento di stare giocando il miglior tennis della mia vita”, risponde Camila, visibilmente soddisfatta e allegra. Chi scrive, come saprete, si interessa principalmente alla tecnica, e la domanda è sulla notevole affidabilità della battuta: “Il servizio è davvero solido, sì, ci abbiamo lavorato tanto con papà, il dettaglio principale è che ora è più fluido. Con Karolina, beh, come dico sempre, dovrò concentrarmi sul mio gioco” (sorride autoironica).

Quello che fa definitivamente sciogliere Camila è la curiosità di Ubaldo sugli outfit sfoggiati dalla marchigiana: “I vestitini che hai sono molto belli, li fa sempre tua mamma?”. I miei completini li fa sempre mia madre, sì, Giomila è il suo marchio. Quando usciranno sul mercato? Prossimamente, come al cinema! (e ride). Io uso la taglia XS, la più piccola, ma certo, usciranno con molte misure diverse, magari non la XL, ecco (ride ancora, si apre la cerniera della felpa mostrando la maglia con scritta decorata di strass, che è molto attillata, per spiegarne il motivo). Ubaldo prova a riportare il discorso sul tennis, chiedendo una valutazione sulle nuove palle del torneo, ma ormai Camila è partita in quarta“Mi hanno chiesto in tanti come mi trovo con le palle Dunlop, le ho usate anche in preparazione, non trovo differenze tra una palla e l’altra (ride sottovoce). Sì, le palle prima sono dure (comincia a non riuscire più a trattenere le risa), poi però si gonfiano e… (si interrompe ridendo, con lei tutta la sala conferenze). Vabbè ragazzi, chiudiamola qui che è meglio!“.

FOGNINI, ‘SPECIALISTA DEI SETTE PUNTI’ – Sullo stesso campo, dopo il match vinto da Elise Mertens su Margarita Gasparyan, tocca a Fabio Fognini affrontare l’argentino Leonardo Mayer. I due giocano per la prima volta in 6 confronti sul cemento all’aperto; 3-2 per Fognini i precedenti, tutti sulla terra battuta, ma gli ultimi due (entrambi nel 2018) sono andati all’argentino. Questa volta Fognini gioca con maturità e vince in tre set, ricorrendo due volte al tie-break.

Il primo set è equilibrato, nessun break, un’occasione per Leo e due per Fabio all’inizio, un’altra palla-break per l’azzurro (molto più delicata) sul 4-4, annullata da Mayer. Il tie-break è la giusta conclusione del parziale, lo incamera Fabio piuttosto nettamente, 7-3, è il terzo su tre in questo torneo. L’argentino spinge tanto, piazza molti vincenti, ovviamente sbaglia la sua parte di accelerazioni, mentre l’italiano è più accorto e manovriero. L’impressione, dalla tribuna, è che il margine di Fognini sia netto, Leo per stare alla pari con il nostro giocatore deve arrivare al limite, e a volte va fuorigiri. La cosa si fa evidente a inizio secondo set, quando nel quarto game Fabio strappa la battuta a zero all’avversario per poi allungare 4-1. Il rovescio lungolinea funziona bene, è un buon match in generale, a parte qualche erroraccio a rete da parte di entrambi. Nel frattempo, arriva la sospensione per pioggia, la giornata è nuvolosa e fresca in effetti. Lo scroscio non si rivela passeggero, e i giocatori rientrano negli spogliatoi.

L’interruzione dura un’ora circa, al rientro in campo Leo e Fabio tengono due servizi a testa senza sussulti, il che si traduce in un 6-3 per l’azzurro e nel vantaggio di due set a zero. Sull’1-1 nel terzo set Mayer commette doppio fallo, nel punto successivo Fognini spinge bene col rovescio e si prende il break. La partita sembra decisamente in pugno, valutando da fuori non si vede cosa possa fare l’argentino per cambiarne l’inerzia. Dal quarto game del primo set Fabio non ha concesso l’ombra di una palla break, e in risposta è spesso pericoloso. Sempre belli da sentir schioccare i dritti anticipati di Fognini, il rovescio è preciso in manovra e la variazione lungolinea è spesso decisiva.

Fabio Fognini – Australian Open 2019 (foto di Roberto Dell’Olivo)

In scioltezza l’azzurro sale 4-2, ma poco dopo, sul 4-3, ecco un gratuito che offre in modo onestamente imprevedibile a Leo l’opportunità di rientrare nel match: un altro errore dell’azzurro gli costa il primo break subito nell’incontro, siamo 4-4, un attimo dopo Mayer tiene salendo 5-4, e alla fine si arriva a un altro tie-break, che disdetta questo passaggio a vuoto. Va anche sotto di un mini-break, Fabio, ma per fortuna la versione “specialista dei sette punti” del Fognini di questo Australian Open (4 tie-break su 4 vinti, che diventano 5 su 5 contando quello di Auckland contro Gojowczyk) non tradisce: recupera lo svantaggio, e al primo match-point chiude la contesa con un bel dritto diagonale dopo una super-risposta. Terzo turno contro Pablo Carreno Busta, con cui c’è da smuovere una statistica dei precedenti impietosa, siamo infatti 5-0 per lo spagnolo che ha eliminato Luca Vanni al primo turno. Se saprà stare concentrato e concreto, Fabio ha tutte le possibilità per farcela.

Ho giocato molto molto bene”, analizza Fabio. “Nel terzo ho avuto un attimo di deconcentrazione con quei due errori, ma poi alla fine è andato tutto bene. Qui ho fatto sempre fatica, ma sono contento, ora ho un avversario con cui non ho mai vinto, ma ci voglio provare. Lui spinge bene, forse è per questo che mi dà fastidio. No, non so se possa essere utile sentire Luca Vanni, lui è troppo diverso da me, tira più forte e più piatto, e io mi muovo meglio, non saprei cosa chiedergli”.

I risultati degli italiani:

[27] C. Giorgi b. [Q] I. Swiatek 6-2 6-0
[12] F. Fognini b. L. Mayer 7-6(3) 6-3 7-6(5)

Il tabellone maschile  Il tabellone femminile

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