Elisabetta nell'Olimpo del tennis (Malaspina). Djokovic e un 2018 da record (Gazzetta del Mezzogiorno). Storico Beinasco, è in finale scudetto (Masi)

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Elisabetta nell’Olimpo del tennis (Malaspina). Djokovic e un 2018 da record (Gazzetta del Mezzogiorno). Storico Beinasco, è in finale scudetto (Masi)

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Elisabetta nell’Olimpo del tennis: allenamenti e Maturità, la mia sfida (Matteo Malaspina, Resto del Carlino Fermo)

Elisabetta Cocciaretto ha solo 17 anni, ma è già considerata il futuro del tennis italiano. Ha mosso i suoi primi passi in campo al Circolo Tennis di Porto San Giorgio e ora si allena al centro tecnico federale di Tirrenia da diversi anni, un’accademia vera e propria dove va anche a scuola. «Questo è l’anno della maturità e devo studiare di più, ma riesco a gestire bene lo studio e l’allenamento. Studiare non mi pesa anzi, mi piace. Anche se dopo sei ore di allenamenti, mettermi sopra i libri è un grande sacrificio», dice la tennista che si sta preparando ad affrontare un 2019 scoppiettante. «Ho chiuso la stagione con un successo in un torneo Itf in Spagna, la mia prima vittoria in un circuito pro. Questo mi dà lo stimolo per affrontare queste otto settimane di preparazione invernale e proiettarmi al nuovo anno con carica». Grande amante di Federer e della Halep, Elisabetta non si pone obiettivi a livello di risultati, ma solo di crescita personale: «Voglio migliorarmi. Ho capito che per poter arrivare tra le top devo lavorare duramente. Saranno i risultati a dirmi se sono sulla strada giusta». Un 2018 partito benissimo, con una semifinale raggiunta all’Australian Open Jr e tanti ottimi risultati negli altri slam juniores. Ma la nota di merito maggiore è la convocazione con la nazionale italiana per la Fed Cup, dove Elisabetta ha esordito in doppio. «La cosa più importante — dice — è l’ottimo rapporto che ho avuto con le mie compagne sin da subito. Siamo un ottimo gruppo. E poi, poter lavorare con la Errani, che è stata numero 5 al mondo, è stato un onore per me e un’esperienza unica». Un mondo diverso rispetto al circuito juniores, dove la piccola tennista fermana ha cercato di studiare le sue compagne e rubare loro qualche segreto. Nonostante la giovane età, i momenti difficili ci sono stati nella carriera di Elisabetta. Nel 2016 è stata costretta a stare ferma un intero anno a causa di un problema alla schiena che poteva demoralizzarla, ma il suo carattere forte ha permesso di superare questo scoglio: «Ero triste perché non riuscivo a giocare, ma non ho mai pensato di smettere. Volevo guarire a tutti i costi e riprendere a fare la cosa che più mi piace al mondo, cioè giocare a tennis» […].

 

Djokovic e un 2018 da record. Torna in vetta a velocità super (Gazzetta del Mezzogiorno)

Novak Djokovic è il primo tennista nell’era del computer (dal 1973) a chiudere l’anno in vetta alla classifica Atp senza essere stato nei top 10 in quello precedente […]. I magnifici tre hanno chiuso ai primi tre posti del ranking per la 7/a volta e per la prima volta sono stati tutti e tre in vetta alla classifica nella stessa stagione. Rispetto al 2017 ci sono stati 5 cambiamenti nella top ten: i nomi nuovi sono Isner, Nishikori, Anderson, Del Potro e, appunto, Djokovic, che alla fine della passata stagione era n.12. Questi i magnifici dieci del ranking 2018: 1. Novak Djokovic: il 31enne ha chiuso la stagione in vetta al ranking per la quinta volta, allungando il dominio dei «Fab four» sul trono mondiale (2004-18). 2. Rafa Nadal: il 32enne maiorchino ha chiuso nella top ten per il 14mo anno di fila, al 2/o posto insieme a Federer dietro il recordman Jimmy Connors (16). 3. Roger Federer: «King Roger» è il più anziano a finire al n.3 del ranking: per lui è la 14ma volta sul podio (5 volte n.1, 6 volte n.2 e 3 volte n.3). 4. Alexander Zverev: il 21enne di Amburgo è il più giovane a finire per due stagioni consecutivi tra i primi quattro del ranking dai tempi di Djokovic (2007 e 2008), il primo tedesco dopo Becker (1994-95). 5. Juan Martin Del Potro: il 30enne argentino ha chiuso nella top ten per la prima volta dal 2013. 6. Kevin Anderson: il 32enne di Johannesburg è il tennista africano ad essere arrivato più in alto da quando esiste il ranking. 7. Marin Clic: il 30enne di Medugorje ha chiuso in top ten per la quarta volta in cinque anni. 8. Dominic Thiem: il 25enne austriaco ha eguagliato il connazionale Thomas Muster chiudendo la stagione nell’élie mondiale per il terzo anno di fila. 9. Kei Nishikori: terza volta in top ten per il 28enne di Shimane che ci era già riuscito nel 2014 e nel 2015. 10. John Isner: il 33enne è il più «anziano» statunitense a chiudere per la prima volta l’anno in top ten. Si ripartirà, come sempre, dal cemento australiano. Con Djokovic, evidentemente, a vestire i panni dell’uomo da battere. Ma con tanti avversari pronti a contrastarlo. Su tutti, Rafa Nadal […].


Storico Beinasco, è in finale scudetto (Barbara Masi, Stampa Torino)

Il Tennis Beinasco vola in finale nel campionato italiano a squadre di Serie A1 femminile per la prima volta nella sua storia […]. La finale di A1 è un sogno rincorso fin dall’inizio, ossia dal 2013, primo anno di militanza, poi perseguito con tenacia e lungimiranza attraverso una politica volta a una squadra presto affiancata da un’altra in A2, «nel tentativo di puntare ogni anno alla salvezza di una o alla promozione dell’altra», racconta Pierangelo Frigerio, direttore sportivo del circolo e consigliere nazionale FIT. Missione compiuta, cinque anni di A1, altrettanti di A2 (dove il Beinasco ha ancora una squadra in corsa per la promozione) e ora il sogno: «Ce lo godiamo fino all’ultimo — afferma il presidente Sergio Testa – e intanto pensiamo all’ultima sfida», al Palatagliate di Lucca dal 7 al 9 dicembre contro il T.C. Genova 1893, tricolore nel 2014 e il più assiduo finalista negli altri anni. Le condottiere Rebecca Sramkova, in campo nelle due giornate decisive, le colonne portanti Anastasia Grymalska e Federica Di Sarra nelle file ormai da molte stagioni, la torinese Giulia Gatto Monticone, che a ottobre col n. 202 WTA ha raggiunto il suo best ranking in carriera, e l’ottima esponente del vivaio Federica Rossi guidate negli ultimi due anni dal capitano Cristina Coletto […]. Eppure questo campionato necessita di qualche modifica, «per renderlo più attrattivo per il pubblico e un po’ meno costoso per i club — afferma Frigerio -. Beinasco, Stampa Sporting, Prato e Genova sono i capofila di alcune proposte che la FIT esaminerà il prossimo 21 dicembre: la riduzione delle giornate di gara per limitare i costi e avere più qualità attraverso una disponibilità più concentrata dei giocatori più forti, a fine anno ancora impegnati nell’attività individuale; l’abolizione della regola di schierare una giocatrice del vivaio almeno nel doppio di spareggio per renderlo più spettacolare; in concomitanza con il campionato, la regolamentazione dell’utilizzo degli atleti per gli appuntamenti agonistici decisi dalla FIT; l’ottimizzazione dei costi fra comunicazione e visibilità dell’evento».

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I signori del tennis promuovono Torino: “È pronta alla sfida delle ATP Finals” (Semeraro). La lezione di Pilic su cosa è il talento (Rossi)

La rassegna stampa di mercoledì 12 dicembre 2018

Alessia Gentile

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I signori del tennis promuovono Torino: “È pronta alla sfida delle ATP Finals” (Stefano Semeraro, La Stampa)

L’esame è stato sostenuto, la candidata era preparata, ora si attende l’esito. Lunedì e martedì una delegazione dell’Atp ha visitato Torino per «scoprire» la città e valutare impianti, logistica, accoglienza in vista dell’assegnazione delle Atp Finals, il torneo di fine anno fra gli 8 migliori giocatori del mondo che dal 2021, e per cinque anni, potrebbe lasciare Londra. Circa 40 città in tutto il mondo hanno manifestato interesse, sabato prossimo verrà annunciata la lista ristretta di 3-4 candidate finali in cui Torino punta a rientrare, per poi giocarsi le ultime carte in vista dell’assegnazione che avverrà a marzo. Le candidate, tra cui la stessa Londra, Tokyo, Singapore, Abu Dhabi che avrebbe messo sul piatto 70 milioni di dollari, e sicuramente un’altra capitale europea, sono agguerritissime. Ma Torino conta sulle sue armi e sul desiderio dell’Atp di trovare una sede europea e credibile al di là del puro conto economico. Il progetto torinese ruota attorno all’idea di una cittadella del tennis attorno al PalaAlpitour, sede degli incontri, con la players lounge dedicata ai giocatori all’interno delle piscine e il Circolo Stampa Sporting pronto a fornire i campi di allenamento. Russ Hutchins, braccio destro del Ceo dell’Atp Chris Kermode, il vice-presidente David Massey e il responsabile marketing George Ciz sono saliti sulla Mole, hanno incontrato Evelina Christillin al Museo Egizio, visitato lo Sporting e il PalaAlpitour, cenato lunedì sera con la sindaca Appendino. Ieri alla Nuvola Lavazza hanno incontrato dirigenti dell’azienda che nel tennis investe da anni: un segnale importante. Bocche cucite, ma sguardi interessati. «Torino ha fatto una gran bella figura», spiega Sergio Palmieri, il direttore degli Internazionali d’Italia che ha fatto da padrone di casa. «L’Atp non conosceva la città, ma è ripartita con una ottima impressione senza più dubbi riguardo agli impianti e all’offerta complessiva. Ora tocca a loro decidere». Il governo, rappresentato da Lorenzo Marzoli, uomo di fiducia di Giancarlo Giorgetti, ha ribadito il suo appoggio: «Gli eventi sportivi per noi sono molto importanti». «Torino in questi due giorni ha offerto il meglio», dichiara Diego Nepi Molineris, responsabile marketing del Coni, «molte realtà economiche a partire dalla Confindustria locale sono molto interessate, anche perché si tratta di un evento perfetto per mettere la città al centro del palcoscenico mondiale, visto che occuperebbe 5 anni con un indotto importante. Londra, certo, è una metropoli e può offrire un impianto straordinario come la 02 Arena, che però resta isolato. Torino offre tutta una città» […].

 

La lezione di Pilic su cosa è il talento (Massimo Rossi, Libero)

C’è un grande ex giocatore di tennis croato che si chiama Nikola (detto Nikki) Pilic. In uno sport individuale e individualista come il tennis, Nikki riuscì nell’impresa di trovare la solidarietà di ben 81 giocatori, su 128 iscritti al tabellone, che si ritirarono nientepopodimeno che dal torneo di Wimbledon per protestare contro l’ingiusta squalifica del loro collega da parte della federazione jugoslava. Correva l’anno 1973 e la Jugoslavia era ancora unita sotto il governo forte del maresciallo Tito, quindi non si scherzava per niente, nemmeno nello sport. Pilic è stato un ottimo giocatore, sei del mondo nel 1968, però è nel ruolo di coach che gli va riconosciuta una marcia in più, e non solo per essere stato il primo allenatore di Novak Djokovic, cui ha quindi dato l’impronta da numero uno del mondo, bensì e soprattutto per essere stato l’unico coach di Coppa Davis a vincere ben quattro insalatiere con due nazionali diverse: tre con la Germania (1988 – 1989 – 1993) e una con la Croazia (2005) a 66 anni suonati. Tutto questo preambolo per affrontare una domanda comune a molte discipline sportive: che cos’è il talento? Pilic, in occasione di un Simposio internazionale sul tennis di qualche anno fa, a questa domanda rispose senza esitazione: «Talento è fare quello che dice tuo allenatore». Fulminante. Parole che dovrebbero essere scolpite all’ingresso di qualunque scuola di sport, e che mi sono venute in mente quando, qualche sera fa, sono stato invitato alla serata intitolata “Il volo dei talenti”, una bellissima manifestazione organizzata tutti gli anni dal CUS Milano per premiare gli atleti che più si sono distinti a livello nazionale […].

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Cilic: “Mi prendo Roma” (Lobasso). Panatta si scusa: “Niente contro Sau, era una battuta” (Piras). “Così ho sconfitto il tumore e sono tornato a vincere” (Lobasso)

La rassegna stampa di martedì 11 dicembre 2018

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Cilic: “Mi prendo Roma” (Marco Lobasso, Leggo)

Campione del mondo in Coppa Davis con la sua Croazia, Marin Cilic riparte dal clamoroso successo contro la Francia per lanciare la sfida nel 2019 ai tre grandi del tennis mondiale: Federer, Nadal e Djokovic, tutti già battuti almeno una volta. Intanto, è venuto in Italia, a Napoli, per essere protagonista del “Cilic Day” organizzato da Capri Watch del Ceo Silvio Staiano, sui campi del TC Napoli del presidente Riccardo Villari. Un clamoroso successo con mille bambini tutti per lui. Poi, tanto allenamento fino agli Australian Open di gennaio, dove è stato finalista a gennaio scorso. Il 2019 sarà l’anno dell’aggancio di Cilic ai tre grandi del tennis mondiale? «Lo sogno, ci credo. Io sono pronto. Ho 30 anni e sono al massimo, ma posso ancora migliorare. Loro sono grandissimi ma a me manca poco per raggiungere». Serve vincere tornei del Grande Slam. «L’ho fatto una volta e poi due finali. Ci posso riuscire ancora». Tra I sogni di Cilic c’è anche Roma dove è stato semifinalista quest’anno? «Certo che c’è. L’anno prossimo giocherò gli Internazionali d’Italia e voglio vincerli. Perché no? Posso farlo, ci sono andato già così vicino; sarò pronto anche sulla terra». Che tennis mondiale vivremo il prossimo anno? «I talenti diventeranno ancora più forti. Faccio un solo nome, il mio giovane compagno di squadra Borna Coric, 22 anni. Io vi dico che lui anche solo in un anno può diventare il più forte del mondo. E oggi è già n. 12». Come è messa l’Italia a livello internazionale? «Fognini è fortissimo e non calerà; ho molto rispetto per lui. E poi c’è Cecchinato che sulla terra battuta è un fenomeno e si ripeterà». E la grande speranza azzurra Matteo Berrettini? «Ha un gran fisico e un grande servizio. Fidatevi di lui: arriverà al top» […].

 

Panatta si scusa: “Niente contro Sau, era una battuta” (Lorenzo Piras, Unione Sarda)

«Se qualcuno si è risentito per quel che ho detto mi scuso, ma la mia era solo una battuta in romanesco». Adriano Panatta, ex fuoriclasse del tennis tricolore, non fa marcia indietro sul caso del “sorcio nero”. Ma ci tiene a precisare il senso della frase che ha usato per descrivere il gol del 2-2 di Marco Sau con la Roma a “Quelli che il calcio” su Rai Due: «La mia è solo ironia romana», spiega a L’Unione Sarda. «L’intenzione era quella di elogiare la furbizia dell’attaccante del Cagliari che, come un topolino, è riuscito a far breccia nella difesa giallorossa». Panatta “abbraccia” virtualmente Marco Sau: «È un ottimo calciatore. E il Cagliari non me ne voglia: la Sardegna, dove ho tanti amici, è sempre nel mio cuore». Ammetterà però che la sua battuta può prestarsi a fraintendimenti. «Chiamavo sorcio anche Harold Solomon. Perché se ti giravi un secondo, ti fregava. Era l’avversario che ho sconfitto nella finale del Roland Garros nel 1976, ma di lui avevo assoluto rispetto». Tutto qua? «I social ingigantiscono anche le virgole. Credo che i veri problemi siano altri». Traduca dal romanesco che cosa ha detto durante “Quelli che il calcio”. «C’erano tre marcantoni della Roma in difesa. Sau li ha beffati. Sorcio nero – lo ripeto – è sinonimo di furbizia. A Roma dare del sorcio significa attribuire a qualcuno la dote della scaltrezza». Posto che lei ce l’avesse con i giallorossi e non con Sau, non trova che il suo tono abbia tratto un po’ tutti in inganno? «Ho un sacro rispetto degli sportivi. Sau sabato ha compiuto un’impresa incredibile e con lui il Cagliari». Si stava rivolgendo a una platea nazionale, non solo romana e romanista. «So di essere stato frainteso. Mi dispiace». Quale insegnamento trae da questa vicenda? «Il calcio è una materia su cui non si può scherzare. Eppure, in fondo, è un gioco» […]. Come replica al Cagliari, che non ha preso benissimo le sue parole? «Non volevo offendere nessuno». Lei è pro o contro Di Francesco? «È un bravo allenatore. Ha una squadra che può stare tra le prime quattro-cinque del campionato, ma non si capisce perché la Roma perda concentrazione. Per la Champions penso però che i discorsi siano chiusi» […].


“Così ho sconfitto il tumore e sono tornato a vincere” (Marco Lobasso, Mattino)

L’ultimo punto è stato il suo, poi la pazza gioia di 500 tifosi in campo a festeggiare la promozione del Tennis Vomero nella serie A1 del tennis. Mariano Esposito è l’eroe del club, non solo perché in doppio con Gianmarco Cacace ha firmato la storica vittoria che vale una carriera, ma perché da meno di un anno sta vivendo la sua seconda vita. Nel dicembre 2016 gli avevano diagnosticato un cancro all’addome: sembrava impossibile per un ragazzone di 22 anni di 185 centimetri come lui, campione italiano di tennis (in Terza categoria), un talento giovanile di livello nazionale, primi punti in classifica mondiale ATP di singolo e doppio. L’immagine della forza fisica e della gioventù. «Sarà una lotteria» gli aveva detto senza mezzi termini la dottoressa che lo aveva in cura all’Istituto Pascale: il cancro era già di dimensioni notevoli. L’intervento di urgenza, quattro mesi di chemio, una lunghissima riabilitazione, muscoli e chili persi (circa venti) e solo per tornare a una vita normale. E il tennis? «Sembrava impossibile tornare a giocare ai miei livelli migliori e anche se ora sto bene. So che non sono ancora al meglio ma lo volevo più di ogni altra cosa. Ho lottato, ho battuto un brutto male e adesso vivo la mia seconda vita con più ironia e con uno spirito zen che prima non avevo». Mese dopo mese si è ripreso, aiutato dal suo circolo, il Tc Vomero, dagli amici delll’Accademia Tennis Napoli, la sua seconda casa, poi anche dal Tennis Petrarca. Ha ripreso gli studi in filosofia all’Università Suor Orsola e, soprattutto, ha ripreso a tirare forte a tennis. «Ci è voluto un anno. Ho curato fisico e morale, volevo tornare utile al Tennis Vomero e riprendermi un posto nella squadra di serie A2. Mi ha aiutato la mia famiglia a cui dedico la promozione, la mia fidanzata Giorgia, i miei compagni di squadra, mio cognato Geppino. Devo fare controlli per altri cinque anni. Sono uscito dal tunnel ma non definitivamente; però ora è tutto diverso». La seconda vita da tennista di Mariano regala speranze a tutti quei giovani colpiti come lui da un male terribile a vent’anni. «È dura, lo so. Ci vuole fortuna ma si può vincere. Bisogna crederci fino in fondo e io l’ho fatto. Il destino mi ha regalato una seconda chance e io l’ho sfruttata» […]. Il premio è la serie A1 e adesso si continua. Ancora un passo in avanti, giorno dopo giorno. La sua seconda vita è diventata la più bella.

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La gaffe di Panatta che fa arrabbiare il Cagliari (Sisti). Aniene, sono facce da poker (Pellegrini)

Daniele Flavi

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Rassegna a cura di Daniele Flavi


La gaffe di Panatta che fa arrabbiare il Cagliari

 

Enrico Sisti, la repubblica del 10.12.2018

L’aria è così pesante che per l’ossigeno sarebbe meglio rivolgersi alla marmitta di un Tir. Ci mancava solo che a “Quelli che il calcio” Adriano Panatta definisse Sau, il tamburino sardo dell’ultimo nanosecondo disponibile, «…quel sorcio nero»: «Ha offeso Marco e tutti i sardi, Panatta campione solo quando giocava», ha scritto il Cagliari Calcio che minaccia conseguenze legali. Le parole più gettonate a Trigoria sono vergogna e cambiamento. Rimontati in 11 contro 9: «La pazienza ha un limite». Si dicono certi i tifosi mentre i responsabili della sceneggiatura, dirigenti, staff, giocatori, temono sia vero. Dalla sua distanza siderale il Trump giallorosso sgancia tweet sul disonore e la Roma finisce in ritiro come dopo Bologna. Erano tornati da Cagliari fra quattro tifosi immusoniti (quattro di numero). Nella notte la svolta: «Si resta a Trigoria». Decisione avallata da Pallotta. Il calcio è presenza assidua e quando la si spaccia per regola l’assenza diventa colpa o comodità. Ed è questo forse il vero problema della Roma, da anni: il manico mancante. Alla Roma non c’è chi protegge il sistema dai suoi stessi guasti. Forse Totti potrebbe. In futuro però. Non ora. Intanto tutti sentono che la spinta di Di Francesco s’è esaurita. Eppure nessuno osa ipotizzare un passaggio di consegne. Totti e Monchi sono rimasti gli unici a difendere il tecnico. Più degli altri Totti fiuta l’inganno: la “scossa all’ambiente” è tipica delle piccole. Quanto è piccola la Roma? E poi per mettersi nelle mani di chi? Qui Montella ha un passato burrascoso, Sousa non ha storia sufficiente. Si dice, si sa. E Conte resta una chimera. La Roma è come Nerone: ha bruciato di tutto. Persino gente come Capello, che è scappato di notte. Se pure arrivasse, Conte determinerebbe un terribile intasamento: vorrebbe fare il manager all’inglese e a quel punto farebbe sparire le attuali gerarchie. Nell’ansia dell’uomo forte, di forte Conte assicura solo le illusioni. La Roma non ha obiettivi. Andrà a Plzen per scongiurare il collasso emotivo, aspettando di conoscere la sua avversaria agli ottavi. Con DiFra infilzato nello spiedo di una rosticceria esclusiva. A sgocciolare tristezza mista a rabbia.

 

Aniene, sono facce da poker Bolelli e Quinzi

Emiliano Pellegrini, il corriere dello sport del 10.12.2018

Il Circolo Tennis Aniene si è confermato campione italiano a squadre (quarto titolo assoluto in nove anni). Sul parquet del PalaTagliate, anche ieri gremito di spettatori, non solo delle squadre in campo, i ragazzi di Stefano Cobolli hanno superato per 4 a 0 i “cugini’ del Circolo Tennis Parioli Di fatto Berrettini e soci non hanno perso un set. I quattro singolari infatti sono stati vinti sempre per due set a zero. Sabato il primo punto per l’Aniene lo aveva portato a casa Jacopo Berrettini, che aveva regolato Federico Cobolli per 7-5 6-3, il secondo il fratello Matteo con un netto 6-2 6-3 nei confronti di Thomas Fabbiano. Ieri nell’ultima giornata sono arrivati gli altri punti: prima con Gianluigi Quinzi, che ha vinto 7-6 6-4 su Pietro Rondoni, infine con Simone Bolelli, che ha battuto Mirian Zekic per 6-3 6-4. Risultato finale, dunque, Aniene-Parioli 4-0. Al termine c’è stata la premiazione, con tutto il gruppo dei campioni bis d’Italia in mezzo al campo a ricevere gli applausi di tutto il Palatagliate. Con loro anche il presidente Massimo Fabbricini. PAROLA Al CAPITANI. Cobolli è il capitano dell’Aniene (da notare che suo figlio Flavio gioca nel Parioli!). «Non è mai facile ripetersi i ragazzi sono stati bravi contro un avversario che ha fatto di tutto per metterli in difficoltà. Non ho alcuna difficoltà a riconoscere che i nostri “cugini’ hanno compiuto notevoli progressi Complimenti anche a loro». In realtà, è apparso fin troppo netto il divario tecnico tra le due squadre. «È vero, ma il merito è tutto dei ragazzi, che durante tutto l’anno si allenano con grande professionalità». Dal canto suo Riccardo Grassi, capitano del Parioli, ha dichiarato: «Per noi è già stato un successo arrivare per la seconda volta consecutiva in finale (il Parioli non vince lo scudetto dal 1942 – ndr). Affrontare una squadra come quella dell’Aniene non può che dare gli stimoli giusti per migliorare. Il nostro obiettivo è quello di far crescere i giovani. Sapevamo che sarebbe servita una impresa riuscire a scucire dal petto lo scudetto all’Aniene. I ragazzi ci hanno provato». 0 set persi dal CC Aniene nella seconda finale consecutiva in Al contro il TC Parioli: percorso netto nei quattro singolari per i fratelli Berrettini, Quinzi e Bolelli.

PAROLA Al GIOCATORI – Bolelli ha firmato il 4-0 che ha chiuso la finale: «Abbiamo giocato veramente alla grande in questi due giorni: prima Jacopo e Matteo, poi io e Gianluigi. Un 4-0 che poteva anche essere preventivabile ma che comunque non è stato semplice ottenere sul campo. I Io giocato molto bene in campionato, soprattutto in semifinale contro il Park Genova. Ormai sono quasi dieci anni che sono con l’Aniene ed è un po’ la mia famiglia. Sto lavorando bene in previsione del 2019: partirò dopo Natale per giocare il primo torneo ATP a Pune, in India, poi le qualificazioni degli Australian Open a Melbourne e la Coppa Davis, se mi convocheranno…». L’altro punto-scudetto in precedenza era stato ottenuto da Quinzi: «Ho iniziato un po’ contratto perché le condizioni qui erano particolari, con campo molto veloce. Rondoni peraltro non ha mai mollato e non pensavo che servisse così bene: io non ho giocato benissimo ma alla fine ho portato il punto a casa. Un giudizio sul mio 2018? Sono felice ovviamente per il best ranking ma se devo essere sincero credo che avrei potuto fare ancora di più e ho qualche rimpianto»

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