Costa: "La nuova Davis vi stupirà" (Cocchi). Torino Finals (Bertellino). Aspiranti campioni a scuola del mondiale Cilic (Lobasso)

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Costa: “La nuova Davis vi stupirà” (Cocchi). Torino Finals (Bertellino). Aspiranti campioni a scuola del mondiale Cilic (Lobasso)

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Intervista ad Albert Costa: “La nuova Davis vi stupirà” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

La Davis è morta, evviva la Davis […]. Albert Costa, campione del Roland Garros nel 2002, vincitore di tre Davis con la Spagna, da giocatore e da capitano, è il direttore delle finali che assegneranno il trofeo dal 18 al 24 novembre 2019 […]. Albert, la riforma della Davis ha provocato tanti malumori, cosa l’ha convinta del progetto Kosmos-Piquè? «Tutto, a partire dal nuovo format. Ora tutti si lamentano, ma era da tempo che i giocatori, che consideravano già morta questa competizione, chiedevano un cambiamento. Ora sono stati accontentati. Questa nuova formula li impegna per sole due settimane contro le quattro di prima. Arriveranno a fine stagione più freschi e alcuni di loro potrebbero giocare anche solo la settimana delle finali». Tra le critiche che si sentono più spesso c’è quella di una sovrapposizione di tornei a squadre se si considerano anche Laver Cup, Hopman Cup e la World team Cup della Atp. «Non credo. La Coppa Davis è l’unica competizione a squadre ufficiale esistente da 118 anni a questa parte, dove i giocatori rappresentano le federazioni del loro paese. In tutte le altre non è così…». Lei ha conquistato l’Insalatiera tre volte, sia da giocatore che da capitano: in che modo questa rivoluzione aggiungerà fascino alla competizione? «Al contrario di quanto succedeva fino ad ora, ci saranno 18 nazionali in campo contemporaneamente, nella stessa città per una settimana intera. L’interesse rispetto a prima sarà molto più alto perché tutti: fans, investitori, televisioni si concentreranno sul torneo finale. La sfida tra Francia e Croazia, ad esempio, interessava solo ai diretti interessati e pochi altri appassionati». Sta di fatto che quasi tutti i top player hanno detto di non voler partecipare. Cosa state facendo per far cambiare loro idea? «Parliamo con i capitani, con le federazioni. Ci confrontiamo spesso con i ragazzi della Next Gen, loro sono molto importanti, sono il futuro del tennis. A tutti spieghiamo il progetto e tutte le novità positive. Credo che dopo la prima edizione la maggior parte dei dubbiosi si convincerà della bontà di questa nuova formula e si entusiasmerà. A Madrid poi si giocherà sul veloce indoor, come alle Finals di Londra, da cui i top players potranno facilmente arrivare con due ore di volo». Rafa Nadal è già convinto… «Sì, adora il nuovo format ed è dalla nostra parte, ma non solo per l’amicizia che ci lega. Lui è un professionista molto puntiglioso e durante la stagione ci darà una mano e cercherà far capire ai colleghi quanto sia positivo il cambiamento». Questo format resterà tale o potrebbero esserci modifiche? Molti si lamentano della data. «È un work in progress, ci stiamo confrontando con Atp, Slam e Itf per cercare di risolvere i problemi, a partire da quello della data. Fidatevi, questa Davis vi conquisterà».

 

Torino Finals (Roberto Bertellino, Tuttosport)

È il tecnico per eccellenza della Fit in quanto a organizzazioni, Sergio Palmieri. Lo testimoniano le direzioni in essere degli Internazionali BNL d’Italia, delle Next Gen Atp Finals di Milano, da domani anche delle finali di serie A1 maschile e femminile al Palatagliate di Lucca. È lui a condurci in anteprima nelle pieghe della candidatura italiana e torinese alle Atp Finals, quello che un tempo chiamavano Masters, per il quinquennio 2021-2026. «La Fit ha presentato la candidatura di Torino ad ospitare le Atp Finals supportata dal Governo, dal CONI e dalle Istituzioni locali, Comune e Regione, espletando dunque la formalità iniziale durante le Atp Finals di Londra nello scorso novembre. Ora seguiranno le fasi di approfondimento circa le credenziali della stessa. Il prossimo 11 dicembre i responsabili dell’Atp verranno a Torino e li accompagneremo in visita alla città, con logica tappa all’impianto di gara ma non solo.Il 14 dicembre verrà comunicata la short list delle 3 città candidate e scelte per dar vita all’ultima selezione. La decisione definitiva verrà presa a meta marzo quando il board Atp si riunirà a Indian Wells» […]. C’è anche Londra: «Londra non farà come le altre candidate che hanno presentato richiesta e apposita documentazione. Qualora nessuna delle nuove città proposte andasse a soddisfare i criteri richiesti dall’Atp ecco che Londra rientrerebbe in corsa dopo aver ospitato per tante edizioni la manifestazione». Quali le sue sensazioni? «Mi piace essere ottimista – prosegue Sergio Palmieri – e in ogni caso dico che abbiamo fatto e stiamo facendo tutto con grande cura e con le migliori credenziali. In campo sono scesi tutti e con trasporto. Governo, Fit, Coni e Istituzioni rappresentano garanzie assolute di forza del progetto e di voglia di competere fino al termine. La Fit ha già dimostrato di saper organizzare a dovere grandi eventi come gli Internazionali BNL d’Italia e le Next Gen Atp Finals. Considero positivamente che l’ATP venga a farci visita prima di diramare la short list, è anche un atteggiamento di riguardo nei nostri confronti». Il Pala Alpitour, già Palaolimpico dell’archistar Arata Isozald è arena di livello. «Un impianto assolutamente degno di ospitare una grande manifestazione come le Atp Finals. Ha già dimostrato nel recente passato, vedi i Mondiali di volley e il Preolimpico di basket, di rispondere a tutte le esigenze del caso e di poter accogliere un grande pubblico, di 15.000 persone. Inoltre Torino ha una felice collocazione geografica e certo non si tratterebbe di un evento soltanto “cittadino”. È facilmente raggiungibile da Milano e Genova, dalla Francia, dalla Svizzera e dall’Austria e pertanto ha enormi potenzialità. Proprio quelle che verranno a verificare i responsabili nei prossimi giorni». Fiducia, dunque, e sinergie, anche se la Sindaca di Torino Chiara Appendino preferisce attendere la visita del giorno 11 per rilasciare nuove dichiarazioni ufficiali, dopo la “missione” a Londra in occasione delle ultime Atp Finals. La Regione Piemonte nella persona del suo governatore Sergio Chiamparino ha ricevuto i rappresentanti di Fit e Coni e un suo coinvolgimento sembrerebbe possibile anche dal punto di vista economico […].


Aspiranti campioni a scuola del mondiale Cilic (Marco Lobasso, Mattino)

Napoli abbraccia un fuoriclasse del grande tennis. È Marin Cilic che proprio una settimana fa con la sua Croazia è diventato campione del mondo vincendo in Francia l’ultima Coppa Davis con la formula classica. Il top ten mondiale, oggi numero 7 e nel gennaio scorso numero 3, sarà domani al Tennis Club Napoli (ore 15) per un incontro con i suoi tifosi e con i tantissimi bambini delle scuole tennis del club della Villa e delle altre strutture di Napoli e provincia. L’evento è promosso da Capri Watch che la settimana scorsa ha dato già vita a una giornata napoletana all’Accademia Tennis dedicata ai due tennisti azzurri Matteo Berrettini e Lorenzo Sonego. Due ore di full immersion con i giovanissimi tennisti, insegnando un po’ dei segreti del suo grande tennis che l’ha condotto a vincere gli Us Open nel 2014 e a raggiungere la finale a Wimbledon nel 2017 e ad arrivare a un passo dai primi tre grandi del tennis, Federer, Nadal e Djokovic. Dopo i tradizionali palleggi sul campo centrale «d’Avalos», Marin si dedicherà alle mille domande dei bambini presenti in Villa e alle tradizionali foto ricordo con le scuole tennis. «Marin ci sta regalando soddisfazioni immense e il gesto di voler condividere il suo tennis e le sue esperienze di grande campione mondiale con i ragazzi delle scuole tennis, a Capri come a Napoli, rappresenta per noi qualcosa di speciale», ha spiegato il Ceo di Capri Watch Silvio Staiano, che ha ideato la giornata dedicata al top ten mondiale. Proprio Cilic aveva annunciato la venuta a Napoli con un messaggio video: «Vi farò una sorpresa, sarò da voi al più presto per festeggiare con Capri e con Napoli una stagione per me stupenda». Promessa mantenuta e domani sarà in città […].

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I signori del tennis promuovono Torino: “È pronta alla sfida delle ATP Finals” (Semeraro). La lezione di Pilic su cosa è il talento (Rossi)

La rassegna stampa di mercoledì 12 dicembre 2018

Alessia Gentile

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I signori del tennis promuovono Torino: “È pronta alla sfida delle ATP Finals” (Stefano Semeraro, La Stampa)

L’esame è stato sostenuto, la candidata era preparata, ora si attende l’esito. Lunedì e martedì una delegazione dell’Atp ha visitato Torino per «scoprire» la città e valutare impianti, logistica, accoglienza in vista dell’assegnazione delle Atp Finals, il torneo di fine anno fra gli 8 migliori giocatori del mondo che dal 2021, e per cinque anni, potrebbe lasciare Londra. Circa 40 città in tutto il mondo hanno manifestato interesse, sabato prossimo verrà annunciata la lista ristretta di 3-4 candidate finali in cui Torino punta a rientrare, per poi giocarsi le ultime carte in vista dell’assegnazione che avverrà a marzo. Le candidate, tra cui la stessa Londra, Tokyo, Singapore, Abu Dhabi che avrebbe messo sul piatto 70 milioni di dollari, e sicuramente un’altra capitale europea, sono agguerritissime. Ma Torino conta sulle sue armi e sul desiderio dell’Atp di trovare una sede europea e credibile al di là del puro conto economico. Il progetto torinese ruota attorno all’idea di una cittadella del tennis attorno al PalaAlpitour, sede degli incontri, con la players lounge dedicata ai giocatori all’interno delle piscine e il Circolo Stampa Sporting pronto a fornire i campi di allenamento. Russ Hutchins, braccio destro del Ceo dell’Atp Chris Kermode, il vice-presidente David Massey e il responsabile marketing George Ciz sono saliti sulla Mole, hanno incontrato Evelina Christillin al Museo Egizio, visitato lo Sporting e il PalaAlpitour, cenato lunedì sera con la sindaca Appendino. Ieri alla Nuvola Lavazza hanno incontrato dirigenti dell’azienda che nel tennis investe da anni: un segnale importante. Bocche cucite, ma sguardi interessati. «Torino ha fatto una gran bella figura», spiega Sergio Palmieri, il direttore degli Internazionali d’Italia che ha fatto da padrone di casa. «L’Atp non conosceva la città, ma è ripartita con una ottima impressione senza più dubbi riguardo agli impianti e all’offerta complessiva. Ora tocca a loro decidere». Il governo, rappresentato da Lorenzo Marzoli, uomo di fiducia di Giancarlo Giorgetti, ha ribadito il suo appoggio: «Gli eventi sportivi per noi sono molto importanti». «Torino in questi due giorni ha offerto il meglio», dichiara Diego Nepi Molineris, responsabile marketing del Coni, «molte realtà economiche a partire dalla Confindustria locale sono molto interessate, anche perché si tratta di un evento perfetto per mettere la città al centro del palcoscenico mondiale, visto che occuperebbe 5 anni con un indotto importante. Londra, certo, è una metropoli e può offrire un impianto straordinario come la 02 Arena, che però resta isolato. Torino offre tutta una città» […].

 

La lezione di Pilic su cosa è il talento (Massimo Rossi, Libero)

C’è un grande ex giocatore di tennis croato che si chiama Nikola (detto Nikki) Pilic. In uno sport individuale e individualista come il tennis, Nikki riuscì nell’impresa di trovare la solidarietà di ben 81 giocatori, su 128 iscritti al tabellone, che si ritirarono nientepopodimeno che dal torneo di Wimbledon per protestare contro l’ingiusta squalifica del loro collega da parte della federazione jugoslava. Correva l’anno 1973 e la Jugoslavia era ancora unita sotto il governo forte del maresciallo Tito, quindi non si scherzava per niente, nemmeno nello sport. Pilic è stato un ottimo giocatore, sei del mondo nel 1968, però è nel ruolo di coach che gli va riconosciuta una marcia in più, e non solo per essere stato il primo allenatore di Novak Djokovic, cui ha quindi dato l’impronta da numero uno del mondo, bensì e soprattutto per essere stato l’unico coach di Coppa Davis a vincere ben quattro insalatiere con due nazionali diverse: tre con la Germania (1988 – 1989 – 1993) e una con la Croazia (2005) a 66 anni suonati. Tutto questo preambolo per affrontare una domanda comune a molte discipline sportive: che cos’è il talento? Pilic, in occasione di un Simposio internazionale sul tennis di qualche anno fa, a questa domanda rispose senza esitazione: «Talento è fare quello che dice tuo allenatore». Fulminante. Parole che dovrebbero essere scolpite all’ingresso di qualunque scuola di sport, e che mi sono venute in mente quando, qualche sera fa, sono stato invitato alla serata intitolata “Il volo dei talenti”, una bellissima manifestazione organizzata tutti gli anni dal CUS Milano per premiare gli atleti che più si sono distinti a livello nazionale […].

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Cilic: “Mi prendo Roma” (Lobasso). Panatta si scusa: “Niente contro Sau, era una battuta” (Piras). “Così ho sconfitto il tumore e sono tornato a vincere” (Lobasso)

La rassegna stampa di martedì 11 dicembre 2018

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Cilic: “Mi prendo Roma” (Marco Lobasso, Leggo)

Campione del mondo in Coppa Davis con la sua Croazia, Marin Cilic riparte dal clamoroso successo contro la Francia per lanciare la sfida nel 2019 ai tre grandi del tennis mondiale: Federer, Nadal e Djokovic, tutti già battuti almeno una volta. Intanto, è venuto in Italia, a Napoli, per essere protagonista del “Cilic Day” organizzato da Capri Watch del Ceo Silvio Staiano, sui campi del TC Napoli del presidente Riccardo Villari. Un clamoroso successo con mille bambini tutti per lui. Poi, tanto allenamento fino agli Australian Open di gennaio, dove è stato finalista a gennaio scorso. Il 2019 sarà l’anno dell’aggancio di Cilic ai tre grandi del tennis mondiale? «Lo sogno, ci credo. Io sono pronto. Ho 30 anni e sono al massimo, ma posso ancora migliorare. Loro sono grandissimi ma a me manca poco per raggiungere». Serve vincere tornei del Grande Slam. «L’ho fatto una volta e poi due finali. Ci posso riuscire ancora». Tra I sogni di Cilic c’è anche Roma dove è stato semifinalista quest’anno? «Certo che c’è. L’anno prossimo giocherò gli Internazionali d’Italia e voglio vincerli. Perché no? Posso farlo, ci sono andato già così vicino; sarò pronto anche sulla terra». Che tennis mondiale vivremo il prossimo anno? «I talenti diventeranno ancora più forti. Faccio un solo nome, il mio giovane compagno di squadra Borna Coric, 22 anni. Io vi dico che lui anche solo in un anno può diventare il più forte del mondo. E oggi è già n. 12». Come è messa l’Italia a livello internazionale? «Fognini è fortissimo e non calerà; ho molto rispetto per lui. E poi c’è Cecchinato che sulla terra battuta è un fenomeno e si ripeterà». E la grande speranza azzurra Matteo Berrettini? «Ha un gran fisico e un grande servizio. Fidatevi di lui: arriverà al top» […].

 

Panatta si scusa: “Niente contro Sau, era una battuta” (Lorenzo Piras, Unione Sarda)

«Se qualcuno si è risentito per quel che ho detto mi scuso, ma la mia era solo una battuta in romanesco». Adriano Panatta, ex fuoriclasse del tennis tricolore, non fa marcia indietro sul caso del “sorcio nero”. Ma ci tiene a precisare il senso della frase che ha usato per descrivere il gol del 2-2 di Marco Sau con la Roma a “Quelli che il calcio” su Rai Due: «La mia è solo ironia romana», spiega a L’Unione Sarda. «L’intenzione era quella di elogiare la furbizia dell’attaccante del Cagliari che, come un topolino, è riuscito a far breccia nella difesa giallorossa». Panatta “abbraccia” virtualmente Marco Sau: «È un ottimo calciatore. E il Cagliari non me ne voglia: la Sardegna, dove ho tanti amici, è sempre nel mio cuore». Ammetterà però che la sua battuta può prestarsi a fraintendimenti. «Chiamavo sorcio anche Harold Solomon. Perché se ti giravi un secondo, ti fregava. Era l’avversario che ho sconfitto nella finale del Roland Garros nel 1976, ma di lui avevo assoluto rispetto». Tutto qua? «I social ingigantiscono anche le virgole. Credo che i veri problemi siano altri». Traduca dal romanesco che cosa ha detto durante “Quelli che il calcio”. «C’erano tre marcantoni della Roma in difesa. Sau li ha beffati. Sorcio nero – lo ripeto – è sinonimo di furbizia. A Roma dare del sorcio significa attribuire a qualcuno la dote della scaltrezza». Posto che lei ce l’avesse con i giallorossi e non con Sau, non trova che il suo tono abbia tratto un po’ tutti in inganno? «Ho un sacro rispetto degli sportivi. Sau sabato ha compiuto un’impresa incredibile e con lui il Cagliari». Si stava rivolgendo a una platea nazionale, non solo romana e romanista. «So di essere stato frainteso. Mi dispiace». Quale insegnamento trae da questa vicenda? «Il calcio è una materia su cui non si può scherzare. Eppure, in fondo, è un gioco» […]. Come replica al Cagliari, che non ha preso benissimo le sue parole? «Non volevo offendere nessuno». Lei è pro o contro Di Francesco? «È un bravo allenatore. Ha una squadra che può stare tra le prime quattro-cinque del campionato, ma non si capisce perché la Roma perda concentrazione. Per la Champions penso però che i discorsi siano chiusi» […].


“Così ho sconfitto il tumore e sono tornato a vincere” (Marco Lobasso, Mattino)

L’ultimo punto è stato il suo, poi la pazza gioia di 500 tifosi in campo a festeggiare la promozione del Tennis Vomero nella serie A1 del tennis. Mariano Esposito è l’eroe del club, non solo perché in doppio con Gianmarco Cacace ha firmato la storica vittoria che vale una carriera, ma perché da meno di un anno sta vivendo la sua seconda vita. Nel dicembre 2016 gli avevano diagnosticato un cancro all’addome: sembrava impossibile per un ragazzone di 22 anni di 185 centimetri come lui, campione italiano di tennis (in Terza categoria), un talento giovanile di livello nazionale, primi punti in classifica mondiale ATP di singolo e doppio. L’immagine della forza fisica e della gioventù. «Sarà una lotteria» gli aveva detto senza mezzi termini la dottoressa che lo aveva in cura all’Istituto Pascale: il cancro era già di dimensioni notevoli. L’intervento di urgenza, quattro mesi di chemio, una lunghissima riabilitazione, muscoli e chili persi (circa venti) e solo per tornare a una vita normale. E il tennis? «Sembrava impossibile tornare a giocare ai miei livelli migliori e anche se ora sto bene. So che non sono ancora al meglio ma lo volevo più di ogni altra cosa. Ho lottato, ho battuto un brutto male e adesso vivo la mia seconda vita con più ironia e con uno spirito zen che prima non avevo». Mese dopo mese si è ripreso, aiutato dal suo circolo, il Tc Vomero, dagli amici delll’Accademia Tennis Napoli, la sua seconda casa, poi anche dal Tennis Petrarca. Ha ripreso gli studi in filosofia all’Università Suor Orsola e, soprattutto, ha ripreso a tirare forte a tennis. «Ci è voluto un anno. Ho curato fisico e morale, volevo tornare utile al Tennis Vomero e riprendermi un posto nella squadra di serie A2. Mi ha aiutato la mia famiglia a cui dedico la promozione, la mia fidanzata Giorgia, i miei compagni di squadra, mio cognato Geppino. Devo fare controlli per altri cinque anni. Sono uscito dal tunnel ma non definitivamente; però ora è tutto diverso». La seconda vita da tennista di Mariano regala speranze a tutti quei giovani colpiti come lui da un male terribile a vent’anni. «È dura, lo so. Ci vuole fortuna ma si può vincere. Bisogna crederci fino in fondo e io l’ho fatto. Il destino mi ha regalato una seconda chance e io l’ho sfruttata» […]. Il premio è la serie A1 e adesso si continua. Ancora un passo in avanti, giorno dopo giorno. La sua seconda vita è diventata la più bella.

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La gaffe di Panatta che fa arrabbiare il Cagliari (Sisti). Aniene, sono facce da poker (Pellegrini)

Daniele Flavi

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Rassegna a cura di Daniele Flavi


La gaffe di Panatta che fa arrabbiare il Cagliari

 

Enrico Sisti, la repubblica del 10.12.2018

L’aria è così pesante che per l’ossigeno sarebbe meglio rivolgersi alla marmitta di un Tir. Ci mancava solo che a “Quelli che il calcio” Adriano Panatta definisse Sau, il tamburino sardo dell’ultimo nanosecondo disponibile, «…quel sorcio nero»: «Ha offeso Marco e tutti i sardi, Panatta campione solo quando giocava», ha scritto il Cagliari Calcio che minaccia conseguenze legali. Le parole più gettonate a Trigoria sono vergogna e cambiamento. Rimontati in 11 contro 9: «La pazienza ha un limite». Si dicono certi i tifosi mentre i responsabili della sceneggiatura, dirigenti, staff, giocatori, temono sia vero. Dalla sua distanza siderale il Trump giallorosso sgancia tweet sul disonore e la Roma finisce in ritiro come dopo Bologna. Erano tornati da Cagliari fra quattro tifosi immusoniti (quattro di numero). Nella notte la svolta: «Si resta a Trigoria». Decisione avallata da Pallotta. Il calcio è presenza assidua e quando la si spaccia per regola l’assenza diventa colpa o comodità. Ed è questo forse il vero problema della Roma, da anni: il manico mancante. Alla Roma non c’è chi protegge il sistema dai suoi stessi guasti. Forse Totti potrebbe. In futuro però. Non ora. Intanto tutti sentono che la spinta di Di Francesco s’è esaurita. Eppure nessuno osa ipotizzare un passaggio di consegne. Totti e Monchi sono rimasti gli unici a difendere il tecnico. Più degli altri Totti fiuta l’inganno: la “scossa all’ambiente” è tipica delle piccole. Quanto è piccola la Roma? E poi per mettersi nelle mani di chi? Qui Montella ha un passato burrascoso, Sousa non ha storia sufficiente. Si dice, si sa. E Conte resta una chimera. La Roma è come Nerone: ha bruciato di tutto. Persino gente come Capello, che è scappato di notte. Se pure arrivasse, Conte determinerebbe un terribile intasamento: vorrebbe fare il manager all’inglese e a quel punto farebbe sparire le attuali gerarchie. Nell’ansia dell’uomo forte, di forte Conte assicura solo le illusioni. La Roma non ha obiettivi. Andrà a Plzen per scongiurare il collasso emotivo, aspettando di conoscere la sua avversaria agli ottavi. Con DiFra infilzato nello spiedo di una rosticceria esclusiva. A sgocciolare tristezza mista a rabbia.

 

Aniene, sono facce da poker Bolelli e Quinzi

Emiliano Pellegrini, il corriere dello sport del 10.12.2018

Il Circolo Tennis Aniene si è confermato campione italiano a squadre (quarto titolo assoluto in nove anni). Sul parquet del PalaTagliate, anche ieri gremito di spettatori, non solo delle squadre in campo, i ragazzi di Stefano Cobolli hanno superato per 4 a 0 i “cugini’ del Circolo Tennis Parioli Di fatto Berrettini e soci non hanno perso un set. I quattro singolari infatti sono stati vinti sempre per due set a zero. Sabato il primo punto per l’Aniene lo aveva portato a casa Jacopo Berrettini, che aveva regolato Federico Cobolli per 7-5 6-3, il secondo il fratello Matteo con un netto 6-2 6-3 nei confronti di Thomas Fabbiano. Ieri nell’ultima giornata sono arrivati gli altri punti: prima con Gianluigi Quinzi, che ha vinto 7-6 6-4 su Pietro Rondoni, infine con Simone Bolelli, che ha battuto Mirian Zekic per 6-3 6-4. Risultato finale, dunque, Aniene-Parioli 4-0. Al termine c’è stata la premiazione, con tutto il gruppo dei campioni bis d’Italia in mezzo al campo a ricevere gli applausi di tutto il Palatagliate. Con loro anche il presidente Massimo Fabbricini. PAROLA Al CAPITANI. Cobolli è il capitano dell’Aniene (da notare che suo figlio Flavio gioca nel Parioli!). «Non è mai facile ripetersi i ragazzi sono stati bravi contro un avversario che ha fatto di tutto per metterli in difficoltà. Non ho alcuna difficoltà a riconoscere che i nostri “cugini’ hanno compiuto notevoli progressi Complimenti anche a loro». In realtà, è apparso fin troppo netto il divario tecnico tra le due squadre. «È vero, ma il merito è tutto dei ragazzi, che durante tutto l’anno si allenano con grande professionalità». Dal canto suo Riccardo Grassi, capitano del Parioli, ha dichiarato: «Per noi è già stato un successo arrivare per la seconda volta consecutiva in finale (il Parioli non vince lo scudetto dal 1942 – ndr). Affrontare una squadra come quella dell’Aniene non può che dare gli stimoli giusti per migliorare. Il nostro obiettivo è quello di far crescere i giovani. Sapevamo che sarebbe servita una impresa riuscire a scucire dal petto lo scudetto all’Aniene. I ragazzi ci hanno provato». 0 set persi dal CC Aniene nella seconda finale consecutiva in Al contro il TC Parioli: percorso netto nei quattro singolari per i fratelli Berrettini, Quinzi e Bolelli.

PAROLA Al GIOCATORI – Bolelli ha firmato il 4-0 che ha chiuso la finale: «Abbiamo giocato veramente alla grande in questi due giorni: prima Jacopo e Matteo, poi io e Gianluigi. Un 4-0 che poteva anche essere preventivabile ma che comunque non è stato semplice ottenere sul campo. I Io giocato molto bene in campionato, soprattutto in semifinale contro il Park Genova. Ormai sono quasi dieci anni che sono con l’Aniene ed è un po’ la mia famiglia. Sto lavorando bene in previsione del 2019: partirò dopo Natale per giocare il primo torneo ATP a Pune, in India, poi le qualificazioni degli Australian Open a Melbourne e la Coppa Davis, se mi convocheranno…». L’altro punto-scudetto in precedenza era stato ottenuto da Quinzi: «Ho iniziato un po’ contratto perché le condizioni qui erano particolari, con campo molto veloce. Rondoni peraltro non ha mai mollato e non pensavo che servisse così bene: io non ho giocato benissimo ma alla fine ho portato il punto a casa. Un giudizio sul mio 2018? Sono felice ovviamente per il best ranking ma se devo essere sincero credo che avrei potuto fare ancora di più e ho qualche rimpianto»

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