Berrettini: "Lendl, il dritto e Tarantino, così studio da campione" (Piccardi)

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Berrettini: “Lendl, il dritto e Tarantino, così studio da campione” (Piccardi)

La rassegna stampa di domenica 23 dicembre 2018

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Berrettini: “Lendl, il dritto e Tarantino, così studio da campione” (Gaia Piccardi, Corriere della sera)

C’è sempre una terza via nella vita. Quella del tennis italiano, al di là di Fabio Fognini (braccio d’oro ma lo ami o lo odi) e Marco Cecchinato (splendido semifinalista a sorpresa al Roland Garros con un passato non limpido da scommettitore), si chiama Matteo Berrettini. Classe `96, romano, allievo di Vincenzo Santopadre (l’ex n.1oo del mondo che come scuola avviamento alla professione gli ha fatto vedere tutti i film di Quentin Tarantino), prototipo del tennista moderno (1,96 per 86 kg, gran servizio e dritto di sfondamento), Matteo ha smesso di girare in camper per tornei con mamma, papà e il fratello Jacopo. «Si chiude un anno fondamentale — conferma —. Ora l’asticella si alza». A Gstaad, lo scorso luglio, ha conquistato il primo titolo Atp della carriera. A Doha, a Capodanno, ripartirà da n.54 del ranking verso l’Australia.

Matteo che anno sarà?

 

Io sono un tipo ambizioso, che pretende molto da se stesso, ma a 22 anni sono ancora giovane e ho molte cose su cui lavorare. Nel 2018 l’obiettivo è stato giocare più tornei Atp possibile el’ho raggiunto. L’anno prossimo dovrò trovare la continuità. Vorrei diventare titolare in Davis e portare l’Italia alle finali di Madrid e migliorare i risultati negli Slam e a Roma, dove a maggio ho perso da Zverev lottando. So quello che mi aspetta: vorrei farmi trovare pronto.

Quando le pronosticano un futuro da top ten fa gli scongiuri o ci crede?

Mi fa piacere che si intravvedano talenti in me ma porsi oggi l’obiettivo dei migliori dieci sarebbe follia: se tutto andrà come deve andare, ne riparliamo più avanti. Coach Santopadre mi ha aiutato a crescere senza pormi traguardi assurdi. […]

Con quali idoli è cresciuto?

Federer, naturalmente, e Lebron James. Sono un lebroniano della prima ora: ho ancora il suo poster in camera. Vivo ancora con i miei… Mio padre ha creato la Rome Tennis Academy in zona Bel Poggio (inaugurata ieri da Giovanni Malagò, ndr), dove mi alleno. Mamma ha un negozio di sigarette elettroniche. Mettere su casa da solo è un progetto, spero a breve.[…]

Cosa ha imparato all’Università dell’Atp, recentemente frequentata?

Tre giorni di corsi a Londra, durante l’ultimo Master. Ci hanno spiegato le regole dell’antidoping e come gestire le interviste…Lendl era tra i docenti e gli ho chiesto un consiglio. Divertiti, mi ha detto, e non perdere mai la passione. […]

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Osaka-Gauff, doppio contro il razzismo (Cocchi). La maturazione di Musetti (Bertellino). Schiavone: “Ho il cielo pieno di angeli e un nuovo senso per la vita” (Piccardi). Berrettini: “Roma, aspettami” (Cocchi)

La rassegna stampa di martedì 2 giugno 2020

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Osaka-Gauff, doppio contro il razzismo. Le baby star vogliono cambiare il mondo (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Naomi e Coco. Gioventù e determinazione. Agonismo e impegno. Osaka e Gauff sono le star del futuro, la rivalità che manca al tennis femminile per tornare sulle prime pagine. Questa volta, però, le due hanno unito le forze per un’impresa che non prevede una racchetta in mano. Niente palline gialle da rincorrere, solo coraggio. La missione è la partita della vita, la lotta contro il razzismo. Osaka e Gauff si sono esposte immediatamente dopo il caso di George Floyd, afroamericano ucciso da un poliziotto bianco a Minneapolis. La Osaka andando sul posto, marciando prima nel Minnesota e poi a Los Angeles e mettendo le immagini su Instagram, poi cancellate probabilmente per la pressione degli sponsor. Coco, invece, ha postato un video su Tik Tok, il social dei balletti, amato dalle ragazzine che si improvvisano starlette. Il messaggio qui era diverso, potente: una foto di Trayvon Martin, adolescente nero il cui omicidio ha fatto nascere il movimento Black Lives Matter, e poi lei, con un cappuccio nero in testa, le mani alzate in segno di resa e la scritta «Sarò io la prossima?». Su Twitter poi ha lanciato un altro messaggio che delinea chiaramente la strada che vuole prendere: «Userò i social network per rendere il mondo un posto migliore». #BlackLivesMatter, le vite delle persone di colore hanno importanza, è l’hashtag che sta facendo il giro dei social dal 25 maggio, giorno dell’omicidio di Floyd, e che le due ragazze magiche hanno tatuato sull’anima. Coco è la 16enne che ha stupito il mondo battendo il suo idolo Venus Williams a Wimbledon l’anno scorso e ripetendosi per poi piazzarsi tra le prime 50 al mondo. […] Lo ha dimostrato in questi giorni, esponendosi in prima linea. Mettendo anche il simbolo del pugno nero nel suo profilo Twitter, poi levato per questioni di «opportunità» e sostituto soltanto con un bollino nero. Naomi è giapponese di bandiera, mamma di Osaka e padre di Haiti, statunitense di formazione. Lei è quella «grande», con i suoi 22 anni, quella esperta, forte di due Slam e del numero uno al mondo conquistato per qualche settimana prima di calare per una crisi tecnica e di personalità. Timida, con la sua faccia buffa da cartone animato. Stavolta la personalità l’ha trovata e l’ha mostrata insieme alle unghie da guerriera con cui ha affrontato questi ultimi giorni: «Soltanto perché non sta succedendo a te, non vuol dire che non stia succedendo» è stato il suo messaggio. Che ha ancora più valore perché arriva dall’atleta più pagata dell’anno […]

“Io, l’erba e l’apnea”. La maturazione di Musetti (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Da chi è nato sulla terra rossa ti aspetteresti che la domanda sul “torneo dei tornei” in chiave personale trovasse quale risposta o il Roland Garros o Roma. Invece Lorenzo Musetti, classe 2002, carrarino assolutamente non banale, né in campo né fuori, non ha dubbi: «Wimbledon, dove ho raggiunto i quarti a livello junior provando grandi emozioni. Non avevo mai giocato sull’erba ma ho immediatamente trovato le giuste cadenze. Sarebbe il massimo fare bene tra i big». Un predestinato Lorenzo, con gli occhi di tutti puntati su di se fin dalle categorie giovanili. A volte non è facile gestire le pressioni. «Mi sono abituato e sono maturato – sottolinea – soprattutto dopo il boom mediatico che è seguito al mio successo dello scorso anno agli Australian Open junior. Un mese continuo di chiamate, interviste, ospitate. Ho fatto un po’ di fatica a rifocalizzarmi interamente sul tennis in quel periodo. Piano piano ho imparato a gestire la situazione, anche lavorandoci sotto il profilo fisico e motorio. In certe situazioni mi si bloccava il diaframma, non riuscivo a fare ciò che volevo e mi innervosivo. Ho chiesto il supporto ad un ragazzo di Livorno che insegna agli apneisti e ne sono venuto fuori. Quando mi capita ora ho le contromisure». Sogni importanti e step intermedi, guardando al domani. «Il massimo, e lo dico con lo stesso spirito di un bimbo che inizia a giocare, diventare il numero 1 del mondo. In stagione, di concerto con il mio coach di sempre, Simone Tantarini, ci eravamo posti quale primo traguardo entrare nelle qualificazioni del Roland Garros. Mi mancavano ancora una cinquantina di posizioni in classifica mondiale, ma credo che sarei riuscito a scalarle visti i tanti appuntamenti che avrei potuto sfruttare. Sarebbe stato fantastico giocare a Parigi. Ora l’imperativo è migliorarsi tutti i giorni mantenendo elevata la motivazione. Un mattoncino alla volta, per costruire una casa solida. Questa è la nostra filosofia». Simbiotico il rapporto con Tartarini. «Dura da molto tempo ed è un secondo padre per me. Nel periodo di quarantena, prima di riprendere gli allenamenti, mi è mancato molto il rapporto quotidiano, quello che ti porta a condividere tornei, trasferte, viaggi, gioie e “cazziatoni”. Si ride, si scherza, ma si fa tutto molto sul serio. Siamo veramente una famiglia». Dal 4 maggio scorso di nuovo in campo a provare i colpi, al TC Junior San Benedetto di La Spezia. «Una bella cosa, dopo oltre un mese di astinenza, riprovare certe sensazioni, in compagnia di Alessandro Giannessi. Sentire il rumore della palla sul piatto corde è stato piacevole. Pensavo che avrei fatto più fatica a ritrovare il ritmo ed invece non è stato cosa, anche perché ho sempre lavorato fisicamente nel periodo di chiusura totale. In tale fase abbiamo anche agito mentalmente con i preparatori che ci ha messo a disposizione la Federazione via Instagram, per tenere comunque alta la concentrazione. Il dubbio che nessuno ad oggi può risolvere è quello sulla data effettiva della ripresa del circuito internazionale, anche se la sensazione è che non si possa tornare alla normalità a breve. La speranza è quella di poterlo fare magari a settembre-ottobre, anche se non sarà facile». […]

Intervista a Francesca Schiavone: “Ho il cielo pieno di angeli e un nuovo senso per la vita” (Gaia Piccardi, Corriere della Sera)

«Stiamo condividendo un’esperienza, la pandemia, che ci costringe a riflettere. I più forti sono quelli che non ne usciranno a mani vuote, ma portandosi dietro qualcosa». La ragazzina milanese spettinata e impertinente che dieci anni fa seduceva Parigi (prima italiana nella storia a vincere uno Slam, terza in assoluto dopo Pietrangeli e Panatta) è diventata grande senza farsi mancare nulla: amori folli (il tennis, ma non solo), una malattia importante e superata, oggi un bistrot sui Navigli («Sifà») e un ritrovato gusto per la vita. A 40 anni (il 23 giugno, auguri di cuore), Francesca Schiavone è molto più della campionessa del Roland Garros 2010 inzaccherata di terra rossa e sogni scintillanti. E lei, Francesca, cosa si è messa in tasca dopo il linfoma e il lockdown? «Io il mio patrimonio me lo porto dentro. Mi sono ripresa la salute, che non è poco, e il tempo. Ora mi rendo conto di quando vado troppo veloce. Il campione è chi sa fermarsi, respirare e dare alle cose il giusto valore». […] Quanto è presente, un decennio dopo, il ricordo di quel mitico Roland Garros? «È buffo: ricorda più il corpo della mente. La sensazione della pancia e delle gambe per terra sul centrale ruvido, dopo il match point con la Stosur, è qui con me. Sentivo la forma che mi cresceva dentro, partita per partita, fino alla finale. Un’emozione difficile da spiegare». Uno stato di grazia? «Una presenza grandissima: ero totalmente calata nel momento e nella situazione. Ricordo il pensiero prima dell’ultimo punto: mandami la palla, che la gioco come voglio io. Se mi servi sul rovescio, io la colpisco alta, in anticipo, e te la rimando sul rovescio. Io posso, io faccio, io, io, io. Zero paura, soltanto positività». Poi la steccata di Stosur. «Eh, qualche angioletto in quel momento è passato…». Sono rimasti nel suo cielo, poi, quegli angioletti. «A questo punto posso dire di credere nel destino: lo disegniamo noi. Poi ci sono forze più grandi che ci aprono le strade. Linfoma, è la diagnosi. Ti chiedi perché, perché proprio io? Io che non ho mai bevuto né fumato…». […] Come si cambia in dieci anni, attraverso il prisma della malattia? «Di base, sono scema come allora (ride). Però comunico di più, mi sono aperta. Prima filtravo, mi proteggevo. Oggi ho un senso dell’esistenza diverso: la malattia mi ha regalato la pazienza». Rifarebbe tutto? «Sì, tutto, e anche di più. Investirei subito su di me: un coach, un preparatore, un viaggio negli Usa senza aspettare. Ma trentacinque anni fa non potevo, non avevo soldi». […] E il tennis, il suo tennis, che fine ha fatto? «Dell’idea di allenare se ne riparlerà nel 2021: ancora non posso prendere aerei, devo essere prudente. Ma ogni tanto vado in campo a Buccinasco con Mila, la ragazzina che ha vinto la mia borsa di studio. Sono ancora bravina!». Diventare coach di Fognini è un gioco o un progetto? «Flavia mi dice: parli a Fabio con un cervello da maschio. A parte che Barazzutti è eterno, allenare un uomo sarebbe una gran bella sfida» […]

 

Berrettini: “Restiamo uniti e ci risolleveremo. Roma, aspettami” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Il messaggio arriva forte e chiaro in collegamento dalla Florida, dove Matteo si trova dall’inizio dell’emergenza Covid: «Per fortuna sono stato qui e la situazione è stata meno pesante. L’Italia ha sofferto e io con lei, da lontano. Ero sempre in contatto con la mia famiglia e so quanto è stato difficile – racconta alla Gazzetta per Inno all’Italia -. Ma siamo una grande paese, non dobbiamo mollare ma farci forza. Siamo un popolo coraggioso, lo dimostriamo in campo e fuori. Dobbiamo solo stare uniti e darci una mano. Questa è la chiave per ripartire». Parola di numero uno italiano che ancora non sa quando tornerà a casa: «Per il momento stiamo ancora decidendo come muoverci. Insieme al team abbiamo qualche opzione, stiamo aspettando di prendere una decisione definitiva». Non si sa dunque se rivedremo Matteo in campo a Todi per i campionati assoluti in programma dal 22 giugno, ripartenza ufficiale del tennis italiano. Dove non ci sarà nemmeno Fabio Fognini, fresco di operazione a entrambe le caviglie e fermo per almeno sei settimane: «Sapevo che Fabio aveva dolore – racconta il n. 8 al mondo -. Me ne aveva parlato, era indeciso sul da farsi, ma ha scelto il momento giusto per farsi operare. Gli faccio un grande in bocca al lupo e l’augurio di una guarigione il più veloce possibile. Per fortuna in carriera non ha avuto troppi infortuni quindi lo aspettiamo in campo più forte di prima». Intanto c’è ancora molta incertezza su quando potremo vedere in campo i campioni del circuito. Sullo Us Open ci sono ancora parecchi dubbi, e anche Berrettini, che pure da mesi si trova negli Stati Uniti non sa bene se potrà difendere la sua storica semifinale del 2019: «È difficile capire cosa succederà – spiega -. Qui in Florida la situazione è buona, ma a New York l’epidemia è ancora in corso. In più in questo momento ci sono movimenti che vanno al di là dello sport e che stanno scuotendo la nazione». Il romano si riferisce ovviamente ai disordini seguiti all’uccisione di George Floyd da parte di un poliziotto a Minneapolis: «Gli Us Open hanno il 50 per cento di possibilità di giocarsi – conclude-, e io spero di esserci». Altrimenti lo rivedremo tra la metà e la fine di settembre agli Internazionali a Roma, al momento confermati: «Sarebbe bellissimo poter giocare al Foro Italico. L’ho detto tante volte, è il mio torneo di casa e ci tengo particolarmente a poter fare bene». Ci arriverà riposato, dopo questo periodo che secondo lui ha favorito i Big 3: «Sono i migliori giocatori di sempre. Avranno sfruttato al meglio questo periodo e sono abituati anche a lunghi stop dovuti agli infortuni. Comunque spero di batterli prima o poi» […]

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Fognini, è già partita la fase 2. Dieta e terapie: obiettivo Roma (Cocchi). Flavia tra famiglia e passioni:”Amo il tennis ma non torno” (Nettis)

La rassegna stampa di lunedì 1 giugno 2020

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Fognini, è già partita la fase 2. Dieta e terapie: obiettivo Roma (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

È già a casa a godersi le cure della moglie Flavia Pennetta e dei loro bimbi. Fabio Fognini è partito ieri in mattinata da Ravenna dove sabato ha subito un doppio intervento in artroscopia alle caviglie. Una ripulitura da alcune calcificazioni che da ormai tre anni creavano problemi al numero 11 al mondo.

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Non aveva tutti i torti, come spiega il dottor Pier Francesco Parra, responsabile medico della Federtennis e luminare nella chirurgia al laser: «A essere precisi erano frammenti di calcificazioni, non ossei, però soprattutto nella caviglia destra il più grosso era di quasi due centimetri. E stata una decisione saggia quella di approfittare dello stop per operarsi». Ora inizia il percorso per riconsegnare Fognini al tennis: «Diciamo che tra un mese e mezzo potrà tornare ai carichi abituali – spiega ancora Parra -. Bisogna vedere come procede il decorso. A sinistra è stato un intervento leggero, la caviglia destra era quella più sofferente». Il chirurgo, attraverso i suoi fisioterapisti, seguirà Fabio nel primo periodo di riabilitazione. Recupero che passa anche dalla tavola, con una dieta che sarà fondamentale nei primi tempi per ricostituire i tessuti ed evitare di prendere peso durante il periodo di inattività: «L’alimentazione è decisiva per un atleta infortunato – spiega Mario Ciarnella, il medico nutrizionista del team Fognini -. E importante che abbia una composizione corporea equilibrata e povera di grasso, elemento che crea infiammazione e non aiuta la guarigione». Insomma, dieta ferrea per Fabio che durante le vacanze in Puglia non dovrà cedere alle tentazioni della gola: «Seguirà un regime alimentare e una integrazione specifica per rigenerare i tessuti. Una dieta a basso carico di carboidrati, ma ricca di frutta, verdura, pesce per gli Omega 3 e succo di frutti rossi per l’ossigenazione. Fabio è molto attento e scrupoloso, si affida completamente a quello che il team gli dice, a volte mi manda pure le foto di quel che mangia per avere la mia approvazione. Dopo un paio di settimane modificheremo le indicazioni alimentari a seconda del recupero e delle attività che dovrà fare». Programma Corrado Barazzutti, capitano di Davis e tecnico di Fognini, è costantemente informato sul decorso del suo assistito

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Dunque è confermato, Fabio rientrerà in tempo per la ripresa del circuito: «Quando, come, e se ci sarà – sottolinea Barazzutti -. Sembra che si giocheranno i tornei sulla terra, Roma a metà settembre, Madrid e Parigi, e poi la Davis. In questo mese e mezzo di riabilitazione avremo le idee più chiare e potremo programmare la preparazione giusta a seconda del calendario. Per ora navighiamo a vista». Ma è il tennis in alto mare.

Flavia tra famiglia e passioni: “Amo il tennis ma non torno” (Patrizia Nettis, La Gazzetta del Mezzogiorno)

Flavia Pennetta a tutto campo per «La Gazzetta del Mezzogiorno». La (ex) tennista brindisina, vincitrice degli Us Open del 2015 (nella mitica finale contro l’amica tarantina Roberta Vinci) è la regina della Puglia nello sport al femminile. Mai nessuno come lei. Che possa tornare a giocare fra qualche mese? La pallina l’ha lanciata il suo Fabio Fognini. Ma lei, Flavia, non ci pensa nemmeno.

Pennetta, lei si è affrettata a smentire, ma ormai Fabio ha messo la pulce nell’orecchio a tutti e un po’ anche a lei. Sia sincera: non pensa proprio a un ritorno in campo? «Non ho nessuna intenzione di tornare a giocare. Assolutamente, no. Mio marito scherzava, la cosa è stata presa un po’ sul serio e forse non ho capito nemmeno io che non scherzava, ma diceva sul serio». Eppure Serena Williams e Kim Klijsters… «Le rispetto, anzi sono secondo me fenomeni, perché ritornare dopo aver avuto dei figli e dopo che il corpo è stato fermo per tanto tempo, non è facile. Soprattutto per Kim che non giocava un torneo da 7 anni e mezzo. Ma l’ho vista in campo nei pochi tornei che ha giocato prima dell’arrivo del virus e l’ho trovata molto bene. Chapeau a loro, quindi».

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Da quanto tempo non torna in Puglia? Cosa le manca di più? «Dal 13 novembre e non vedo l’ora di tornare. Mi manca terribilmente, mi mancano i miei affetti, la mia famiglia, mi manca la mia terra (dovrebbe “scendere” a luglio, con marito e figli al seguito, ndc). Sono abituata a stare lontano, ma non sono mai mancata tanto tempo da casa». Dica la verità: è stato più difficile gestire la finale di Montecarlo dall’angolo di Fognini o la finale degli Us Open in campo contro una delle sue più care ami *** che? «La mia, senz’altro. Per quella di Fabio ero tesa, ma giocava lui, quindi…». I figli di due tennisti giocano già a tennis? «I miei bimbi faranno ciò che desiderano, ma dovranno fare tanto sport, qualsiasi tipo. Dovranno essere sportivi, nel senso di atletici».

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A differenza di quanto avviene in campo maschile, nel tennis femminile sembra esserci difficoltà nella costanza di rendimento. Negli ultimi dieci anni, esclusa Serena Williams, pare ci sia stata una penuria di talenti di lunga durata. Più meteore che campionesse, insomma. «Nei maschi ci sono Federer, Nadal e Djokovic che hanno creato una storia incredibile del tennis negli ultimi 15 anni, ma alle loro spalle ci sono già giovani solidi e consistenti. Nel femminile non c’è più l’icona, quella che traina, quella che “vende” biglietti. C’è ancora Serena, ma anche lei comincia a fare un po’ di fatica. Sharapova si è ritirata ed era un simbolo, anche fuori dal campo. Da una parte, ogni torneo è divertente perché possono vincere quasi tutte, ma questo fa riflettere perché prima le top ten erano un gradino, anzi due, sopra le altre» Lei è l’ambasciatrice rosa della Puglia nello sport. Ma a pochi chilometri dalla sua Brindisi c’è una baby prodigio del nuoto che scalpita e potrebbe toglierle lo scettro. Che ne pensa del fenomeno Pilato? «Sarei molto felice se mai dovesse togliermi questo primato. Penso che sia una ragazzina, passatemi questo termine affettuoso, che ha un potenziale incredibile, una voglia, una passione, una forza strepitose. Le auguro il meglio e di esaudire tutti i suoi sogni, anche se in realtà già ha cominciato a farlo». Il calcio prova a ripartire tra qualche settimana. Lei immagina nel tennis una finale di uno slam senza pubblico? «Spero per loro che abbiano fatto scelta giusta e che garantiscano massima sicurezza a tutti i lavoratori. Nel tennis siamo ancora un po’ distanti. Il paradosso è che é forse lo sport più sicuro, ma il problema è che un tennista deve viaggiare molto, prendere aerei, andare nei ristoranti. È un po’ complicato. Non mi immagino comunque una finale di uno slam senza pubblico».

[…]

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Fognini si rimette a nuovo (Semeraro). Fognini, caviglie nuove: «Torno presto» (Cocchi)

La rassegna stampa di domenica 31 maggio 2020

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Fognini si rimette a nuovo (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Il dolore che va e viene, un torneo no e due sì. La speranza di poter schivare il chirurgo e la preoccupazione che la faccenda peggiori. La voglia di risolvere la questione e la paura di non riuscire a risolvere del tutto. In tre anni e mezzo Fabio Fognini è andato avanti così, mettendosi in tasca nel 2019 la miglior stagione di sempre – vittoria al Masters 1000 di Montecarlo, ingresso fra i top 10, qualificazione sfiorata alle Atp Finals – ma stringendo anche tante volte i denti per quelle caviglie, prima la sinistra poi anche la destra, che dal 2017 non lo lasciavano in pace. Con l’inizio della Fase 2 Fabio era ritornato ad allenarsi in campo. Qualche giorno fa, dopo qualche palleggio con l’amico e compagno di doppio Simone Bolelli, la caviglia però ha ricominciato a pizzicare. Così stavolta, dopo tanti rinvii, si è deciso. Ieri mattina alla clinica Domus Nova di Ravenna l’operazione ad entrambe le caviglie eseguita dal dottor Francesco Lijoi, ortopedico specialista in artroscopia, che gli ha eliminato le calcificazioni dall’articolazione destra e ‘ripulito’ la sinistra. «Da circa tre anni e mezzo soffro di un problema alla caviglia sinistra – aveva spiegato ieri mattina sul suo profilo Instagram – E‘ un risentimento con cui ho convissuto e, tra alti e bassi, sono riuscito a gestirlo. Sfortunatamente negli ultimi due anni anche la caviglia destra ha iniziato a farmi tribolare. Dopo più di due mesi di stop ho ripreso ad allenarmi sul campo e i problemi che speravo si fossero risolti con il riposo, si sono ripresentati. Ho fatto l’ennesima vita specialistica e, dopo una attenta discussione con il mio team, ho deciso di sottopormi ad un intervento. Penso sia la cosa giusta da fare in questo momento di stop forzato del circuito». Fognini nel pomeriggio ha rassicurato tutti con un tweet dal letto di ospedale. «L’operazione è riuscita perfettamente – ha poi fatto sapere – E’ stato impressionante vedere i frammenti ossei che mi hanno tolto dai piedi Ho fatto cosa giusta e sono contento anche se sono un po’ provato dall’operazione». Già da oggi Fabio sarà di ritorno in Liguria, ad Arma di Taggia, dove insieme con il fisioterapista Giovanni Meoli dovrà affrontare sei settimane di riabilitazione per poi riprendere gradualmente ad allenarsi. Il tempo, va detto, non manca. […]

Fognini, caviglie nuove: «Torno presto» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

 

«Tutto bene ragà!». Fabio Fognini si mostra dal letto di ospedale, dove ieri ha subito un doppio intervento alle caviglie. Una ripulitura da alcune calcificazioni che da anni creavano problemi e infiammazioni all’azzurro e che sono tornate a dargli problemi dopo i primi allenamenti in campo al termine del lockdown. Dunque, approfittando del lungo stop del circuito, di concerto con il suo team e il tecnico Corrado Barazzutti, Fabio ha deciso di risolvere chirurgicamente il problema. L’annuncio ieri mattina, postato dallo stesso giocatore sui suoi profili social: «Da circa tre anni e mezzo – spiega il numero 11 al mondo – soffro di un problema alla caviglia sinistra. E’ un risentimento con cui ho convissuto e, tra alti e bassi, sono riuscito a gestirlo. Sfortunatamente negli ultimi due anni anche la caviglia destra ha iniziato a farmi tribolare. Dopo più di due mesi di stop per l’isolamento ho ripreso ad allenarmi sul campo e i problemi che speravo si fossero risolti con il riposo, si sono ripresentati». Da lì la decisione di rivolgersi al professor Francesco Lijoi, tra i massimi specialisti in questo tipo di intervento. È stato, infatti, il primo chirurgo italiano a cimentarsi nella chirurgia artroscopica della parte posteriore della caviglia e nel 2017 aveva operato anche Gianmarco Tamberi. «Dopo l’ultima visita specialistica e dopo un’attenta discussione con il mio team, ho deciso di sottopormi a un intervento. Penso sia la cosa giusta da fare in questo momento di stop forzato del circuito – conclude Fognini -. Non vedo l’ora di tornare a giocare! So che mi supporterete in questo percorso. Vi abbraccio». L’operazione, in una clinica di Ravenna, è iniziata intorno all’ora di pranzo. Riprese le forze e risvegliato dall’anestesia, Fognini ha tranquillizzato i suoi tifosi: «Sto bene. L’operazione è riuscita perfettamente. È stato impressionante vedere i frammenti ossei che mi hanno tolto dai piedi. Ho fatto la cosa giusta e sono contento anche se un po’ provato». La domanda che ora tutti si fanno è se Fabio tornerà o meno in campo per la fine della stagione. La previsione più ottimistica è che dopo circa sei settimane possa tornare in campo. […]

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