Shenzhen comincia al freddo, Potapova si qualifica a Brisbane

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Shenzhen comincia al freddo, Potapova si qualifica a Brisbane

In Cina sono già iniziati gli incontri del tabellone principale, mentre a Auckland devono ancora concludersi le qualificazioni. A Brisbane prevale la linea verde, anzi verdissima

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La palma di primo torneo della stagione a programmare un incontro di tabellone principale spetta all’International di Shenzhen, che sceglie di far disputare sei primi turni in contemporanea alle finali del torneo di qualificazione. La giornata (iniziata attorno alle 5 italiane e conclusasi a metà mattinata) sorride particolarmente alla Russia, che si aggiudica la metà della partite: accesso al secondo turno per Pavlyuchenkova, Zvonareva e Rodina, l’unica costretta a un qualche tipo di affanno contro la kazaka Diyas. Potrebbero aver giocato un ruolo importante le insolite condizioni atmosferiche che le giocatrici hanno trovato in Cina. A Shenzhen, che guarda una baia da vicino e ne riceve un effetto di mitigazione del clima, raramente in inverno le temperature scendono sotto i dieci gradi; questa settimana ci si sta andando vicino, con abbozzi di pioggia e vento che stanno costringendo quasi tutte le giocatrici a scendere in campo con outfit piuttosto invernali, ora che la WTA ha concesso maggiore libertà con le ultime modifiche regolamentari.

Sotto l’ora e mezza ha vinto Cirstea, sotto l’ora ha vinto la cinese Yafan Wang mentre l’altra beniamina di casa, Saisai Zheng, è stata sconfitta da Parmentier. Le quattro qualificate sono invece Niculescu, Xun, Jorovic e Kudermetova, un’altra giocatrice russa che va ad aggiungersi alle altre cinque che già sono in tabellone. Capeggiate, ça va sans dire, da Maria Sharapova.

Il tabellone di Shenzhen

Quando ai due tornei down under, Auckland porta ancora un po’ di ritardo. In Nuova Zelanda le qualificazioni si risolveranno solo questa notte, con almeno un paio di match piuttosto interessanti: l’esordiente polacca Iga Swiatek (17 anni) è approdata all’incontro finale e sfiderà Cepelova, mentre la poco più ‘anziana’ Andreescu (18 anni) si lascerà testare da Laura Siegemund. A Brisbane il ‘dado’ delle qualificazioni è invece tratto, sempre sotto il segno della gioventù. Potapova (classe 2001) rimonta e alla fine schianta 6-0 al terzo la 22enne ceca Muchova, l’australiana Aiava (classe 2000) elimina McHale, la ceca Bouzkova (classe 1998) rimonta la ben più esperta Golubic lasciando alla britannica Hart (classe 1996) il titolo di giocatrice più anziana a qualificarsi.

Il tabellone di Brisbane (con le qualificate)
Il tabellone di Auckland

A.S.

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Gilles Simon: “Sono impressionato dal modo di colpire e dalla mobilità di Sinner”

Gilles Simon affronterà ai quarti Medvedev, che ha sconfitto Sinner, ma ci ha detto la sua sul giovane italiano: “Jannik colpisce in modo impressionante”

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da Marsiglia, la nostra inviata

Gilles Simon, attualmente n. 58 del mondo, ha superato Aljaz Bedene (7-6 6-4) a Marsiglia e sarà il prossimo avversario di Daniil Medvedev, che ha sconfitto Jannik Sinner dopo essersela vista brutta nel primo set. Abbiamo chiesto a Simon cosa ne pensa del 18enne altoatesino; la sua opinione va a incolonnarsi in cima ai diversi endorsement già ricevuti da Sinner. “Gioca benissimo. Il primo a farmelo notare un giorno fu Auger-Aliassime che mi disse: “lo vedi quello, gioca stra-benissimo! Ci sono altri tennisti junior che giocano molto bene ma lui è fortissimo”. Sono sempre interessanti i commenti dei giocatori quando si conoscono bene tra di loro e quindi l’ho osservato un po’: in effetti, è impressionante il modo in cui colpisce la palla. Mi ricorda un po’ Berdych quando era all’inizio, anche se non è così robusto ma si muove meglio rispetto al Tomas dei primi tempi”. 

Gilles, hai mai subito un’artroscopia del ginocchio?” gli chiede inaspettatamente un giornalista transalpino, “no, per ora non è prevista (ride)“, scherza simpaticamente il nizzardo. E allora, come commenta ciò che è successo a Roger Federer? “Ah, guardate, è vero che ha 38 anni e che è una cosa delicata a quest’età, ma l’ultima volta che si è operato al ginocchio, dopo nove mesi è rientrato e ha vinto l’Australian Open! Quindi, aspettiamo. Non dico nulla (ride)“.

 

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Bianca Andreescu rinuncia anche al torneo di Doha

L’infortunio al ginocchio sinistro rimediato durante le WTA Finals dello scorso anno continua a tenere ferma ai box la canadese, che non ha ancora giocato un match in stagione. Il rientro a Indian Wells?

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Bianca Andreescu - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

“Non sono ancora al 100% e, seguendo le raccomandazioni del team e del medico, non voglio correre alcun rischio di infortunarmi nuovamente al ginocchio. Ogni giorno mi avvicino al ritorno in campo, ma Dubai è troppo presto“, aveva dichiarato Bianca Andreescu pochi giorni fa spiegando le ragioni del forfait negli Emirati. È troppo presto anche per Doha, evidentemente, visto che come riportato dai media canadesi la campionessa dello US Open 2019 ha comunicato l’ennesima rinuncia della sua stagione. È la quarta consecutiva, dopo Auckland, Australian Open e Dubai. Nel mezzo anche la convocazione per la sfida di Fed Cup (persa contro la Svizzera), che Bianca ha però osservato dalla panchina, senza mai scendere in campo.

L’ultimo match giocato da Andreescu resta quindi quello delle WTA Finals del 30 ottobre contro Karolina Pliskova: fu un recupero verso destra nel corso del terzo gioco del primo set a dare origine a tutto. “Mi fa un male cane, sento dei rumori sinistri a ogni passo“, confessò Andreescu al coach Sylvain Bruneau riferendosi al ginocchio sinistro. La canadese alzò bandiera bianca alla fine del primo parziale, per poi ritirarsi dal torneo. Stando alla programmazione attuale, Bianca dovrebbe fare ritorno alle competizioni da campionessa in carica nel Premier Mandatory di Indian Wells (qui l’entry list completa), non essendo iscritta ai due tornei International che precedono il Sunshine Double (Lione e Monterrey).

L’entry list aggiornata del Premier 5 di Doha

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Challenger Bergamo: sei azzurri agli ottavi. Filippo Baldi e le promesse a papà

Buon esordio per Baldi: doppio 6-3 a Pavel Nejedly, sfiderà il taiwanese Tseng. In questi giorni cade l’anniversario della morte del padre: “Se gioco ancora a tennis è grazie a lui. Sarà sempre il mio eroe”. Parte bene Marcora

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Filippo Baldi - ATP Challenger Bergamo 2020 (foto Antonio Milesi)

Nei momenti difficili, quando ho anche pensato di smettere, è sempre stato il mio punto di riferimento. Se gioco ancora a tennis è grazie a lui”. La voce di Filippo Baldi è tremolante. Un anno fa, di questi tempi, scompariva papà Leonardo. Un lutto tremendo, che ovviamente portò al forfait. Dodici mesi dopo, il vigevanese è di nuovo al Challenger di Bergamo. Un dolore così grande non si può metabolizzare, ma il mix tra forza e rabbia (“Tanta rabbia”) è la base con cui Filippo si tuffa nell’anno nuovo, in cui spera di tornare ai livelli del 2018, magari ancora meglio. Dista un centinaio di gradini dal best ranking colto lo scorso maggio, ma le sensazioni mostrate contro Pavel Nejedly sono positive. Si è imposto con un doppio 6-3 ed è un successo importante, perché era nettamente favorito, contro un avversario poco conosciuto. Insomma, la classica partita “scivolosa”: “Mi serviva giocare un match così, solido – racconta Baldi – ho messo in campo quanto provato in allenamento negli ultimi due mesi. Avevo tutto da perdere, mentre lui poteva giocare libero. Sono contento di averla vinta abbastanza facilmente, a parte un piccolo passaggio a vuoto nel secondo set. Sono piccoli difetti che devo limare”.

Non potrà permettersi cali negli ottavi, in uno dei big match di giornata (in campo non prima delle 17), contro il giovane taiwanese Chun-Hsin “Jason” Tseng, classe 2001 ed ex n.1 junior. “Vero. È un giovane fortissimo e lo ha dimostrato. Non lo conosco benissimo, ci siamo allenati solo una volta, sull’erba, ma lì è diverso. È piccolino, molto rapido, come tutti gli asiatici va a 6.000 con i piedi e ti toglie il tempo. Io dovrò spingere, tenerlo il più lontano possibile e portarlo fuori dalla zona di comfort”. Il 2020 è un anno di nuovi inizi per Baldi, anche sul piano tecnico. Lo scorso autunno ha messo fine alla partnership con Francesco Aldi, restando a Palermo e affidandosi a Francesco Cinà“Tre anni fa mi sono trasferito a Palermo proprio grazie ad “Aldino”, e tengo a precisare che ancora oggi abbiamo un ottimo rapporto. Per una scelta familiare lui si è spostato a Roma, mentre io ho deciso di restare a Palermo. Non dimenticherò mai i tre anni trascorsi insieme, adesso c’è un nuovo percorso e mi fido molto di Cinà”.

GLI INSEGNAMENTI DI PAPÀ – Sul piano tecnico, che Baldi vedremo? “Sicuramente devo rinforzare le mie qualità, ma anche mettere cose nuove nel mio tennis – continua – lo fa gente di 32-33 anni, molto più forte di me, quindi posso farlo anch’io. Ho molte cose su cui lavorare e più tempo per farlo. Anche questo mi aiuterà a crescere”. I risultati non sono ancora arrivati: nel 2020 ha colto un paio di secondi turni, ma è ancora a secco di exploit. “Ho svolto una buona preparazione, poi prima e durante l’Australian Open c’è stato un periodo di 12-13 giorni in cui non sono stato bene. Più in generale mi sto allenando tanto, e bene, prima e dopo i tornei: i risultati non sono ancora arrivati, però sono sulla strada giusta per esprimermi al meglio”

Per Filippo, poi, c’è il ricordo di papà Leonardo, un miscuglio di sensazioni fortissime, tra rabbia, dolore e tanta forza. Quando si parla del padre, lo sguardo e il tono di voce cambiano. Probabilmente sarà sempre così. “Sarà per sempre il mio eroe. Anche se non c’è più penso ogni giorno ai suoi insegnamenti, è uno stimolo in più. Pochi giorni prima che morisse gli ho fatto delle promesse e ci penso continuamente. Le ho anche scritte su un foglietto. Una è persino tatuata sul mio corpo. Da qui trovo la forza per andare avanti, nonostante l’anno scorso abbia fatto fatica ad accettare quello che è successo. Grazie a lui, oltre – naturalmente – a mia madre e mia sorella, riesco a superare tutto. Non credo che metabolizzerò mai quello che è successo, ma impari a conviverci perché sei obbligato. La vita mi ha messo davanti questo scoglio da superare, ma se non cercassi di andare avanti sarebbe ancora peggio.

Come detto, Baldi troverà Tseng: dopo Borg, il giovane taiwanese ha superato 7-6 6-3 Marco Trungelliti (n.4 del draw) in un match spettacolare, ben giocato, in cui ha mostrato tutte le sue qualità: grande intensità e due gambe-motorino. L’argentino ha sciupato un break di vantaggio nel primo set, poi qualche occasione qua e là nel resto dell’incontro. A fine partita, ha spaccato due racchette in preda alla rabbia. Da parte sua, Tseng ha intrapreso una collaborazione con Dominik Hrbaty, ex n.12 ATP che era molto sveglio tatticamente. Un connubio interessante, ma il match avrà un doppio valore per Baldi: in caso di vittoria, continuerebbe a giocare in giorni dall’infinita simbologia. Una motivazione enorme. Infinita.

Chun-Hsin Tseng – ATP Challenger Bergamo 2020 (foto Antonio Milesi)

MARCORA (RI)PARTE BENE, SEI AZZURRI NEGLI OTTAVI – In chiusura di giornata, Bergamo ha accolto l’esordio positivo di Roberto Marcora. Numero 2 del tabellone, il 31enne di Busto Arsizio si propone come candidato “forte” alla vittoria finale. D’altra parte, i risultati delle ultime due settimane parlano chiaro: i quarti al torneo ATP di Pune e la finale a Cherbourg descrivono uno stato di forma straordinario. Non era facile, il match contro Giulio Zeppieri. Nel primo set, in particolare, il 18enne di Latina ha opposto un’accanita resistenza. Sul 2-1 ha persino avuto un paio di palle break che – se trasformate – avrebbero potuto raccontare un match diverso. Marcora, tuttavia, ha confermato maggiore abitudine a questi campi e, una volta strappato il servizio a Zeppieri, ha un po’ “stappato” il match.

In virtù del grande momento di fiducia, si concede giocate difficili che spesso gli rimangono in campo. La speranza è che continui così, a partire dal match di ottavi in cui si presenta da favorito contro il serbo Pedja Krstin. Il resto della giornata ha visto la caduta di altre teste di serie. In ordine di “gerarchia”, è caduto il numero 3 Frederico Ferreira Silva, eliminato dal francese Baptiste Crepatte. Eliminato anche il giapponese Hiroki Moriya (n.8), sconfitto dal redivivo Illya Marchenko. L’ucraino ha giocato un match perfetto, ordinato. Potrebbe essere lui la sorpresa del torneo, anche se negli ottavi avrà un match complicato contro Roman Safiullin, giocatore in gran forma e reduce dalla vittoria a Cherbourg. Con sei azzurri in campo, sarà davvero un giovedì da non perdere.

Ufficio stampa ATP Challenger Bergamo

 

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