Australian Open: bene Fognini, ottima Giorgi. Vanni e Cecchinato, che peccato

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Australian Open: bene Fognini, ottima Giorgi. Vanni e Cecchinato, che peccato

MELBOURNE – Fabio regola Munar, che si infortuna sotto due set a zero. “La top-10 non mi interessa più”. Cecchinato (un match point mancato) e Vanni rimontati da Krajinovic e Carreno Busta. Camila in scioltezza

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Fabio Fognini - Australian Open 2019 (@RDOPhoto)

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IL VIDEO-RIASSUNTO DELLA GIORNATA IN INGLESE: IL DIRETTORE CON BEN ROTHENBERG

 

da Melbourne, il nostro inviato

FABIO SENZA PATEMI Primo set equilibratissimo tra Fabio Fognini e Jaume Munar, nativo di Maiorca e pupillo di Rafa Nadal, primo confronto in carriera tra i due, con nessuno dei contendenti che riesce ad arrivare a palla break. Il giovane spagnolo, 21enne e numero 79 ATP, è un buonissimo giocatore, spinge da fondo, esprime gran fisicità e mobilità. Le qualità di Fabio le conosciamo tutti molto bene, e l’impressione durante l’intero primo parziale è che l’azzurro abbia una marcia in più, ma non riesca a concretizzare come potrebbe. Il tie-break si risolve in favore di Fognini, che è bravo ad approfittare degli spazi che Jaume gli lascia alla propria destra per incidere alla grande con il rovescio lungolinea. Rispetto alla prestazione onestamente opaca di Auckland con Philipp Kohlschreiber i progressi sono evidenti. Munar sembra ancora troppo ancorato agli schemi tattici tipici della terra battuta, con la ricerca esasperata dello sventaglio a uscire di dritto carico di top-spin, ma come detto, così facendo si espone diverse volte ai fulminanti rovesci lungoriga a chiudere di Fabio.

Un break subìto per distrazione all’inizio del secondo set, a causa di un doppio fallo e di un paio di errori, manda per la prima volta in difficoltà Fognini. Nel sesto game, Fabio si mangia un’occasione clamorosa per controbrekkare affossando in rete una volée alta di dritto a dir poco banale, suscitando un “oooh” di delusione da parte degli spettatori che si accalcano sugli spalti della 1573 Arena, l’ex campo numero 2, adiacente alla MCA. Dopo un simpatico siparietto con Munar che colpisce duro una giudice di linea col servizio, arriva un’altra occasione di controbreak per Fabio, che stavolta la sfrutta con autorità. L’atmosfera in campo e tra i due è simpatica e rilassata, la partita è piacevole da vedere.

Sul 5-5, altro passaggio a vuoto di Fognini, ben sfruttato da Munar, che brekka ancora, ma restituisce immediatamente il favore con un paio di errori grossolani, sprecando un set point con uno di essi. Altro tie-break, Fabio fallisce un set-point al servizio sul 6-5, ne annulla a sua volta uno (il secondo) due punti dopo, e alla fine chiude 9-7, bravissimo. Jaume sembra un po’ indurito ora, Fognini ne approfitta, strappa il servizio per la terza volta all’avversario, ma il problema del giovane spagnolo è più grave ancora, pare uno stiramento al flessore della gamba sinistra. 3-1 e ritiro, Fabio consola lo sfortunato avversario, e avrà Leonardo Mayer (precedenti, 3-2 Fognini, tutti match giocati sulla terra rossa) al secondo turno.

Fabio Fognini consola Jaime Munar, AO 2019 (@RDOPhoto)

“Buona partita, è sempre importante passare turni nei tornei grandi”, commenta Fabio. “Lui è forte, e ha tutto per fare un’ottima carriera. Gioca alla spagnola spostandosi sul dritto, è vero, ma io ci vivo là, li conosco, sono abituato a contrastare i loro schemi. Mi sento bene adesso, ad Auckland avevo fatto una partita e poi ero morto. Non ho guardato il tabellone oltre al prossimo turno, sia Jarry che Mayer sono due che pensano poco e tirano forte. Giocherò con Leo, sarà dura, dovrò portarlo a pensare in campo. La superficie qui è la più veloce dell’anno, non ci sono dubbi su questo. Su Andy Murray, ovviamente mi è dispiaciuto tanto, abbiamo fatto una carriera insieme, diverse gran partite, Roma, Napoli, Wimbledon, le Olimpiadi… quando ho letto che aveva dichiarato che forse in qualche momento si era allenato troppo, ho ripensato a quando anni fa a Miami mi chiese di fare punti in allenamento già il 3 di dicembre, vuol dire che era già avanti coi carichi di lavoro, chissà, potrebbe essere una causa, anche Franco (Davin) la pensa così.

Per me questo sarà un anno duro credo, soprattutto mentalmente, la passata stagione ho spinto al massimo e temo di dover pagare fattura (sorride). La possibilità di arrivare in top-10 l’ho avuta, e mi è sfuggita tra New York e Shanghai, e certo, anche pensando al torneo che ha fatto Khachanov a Parigi due madonne dietro gliele ho tirate! (risata). Avrei magari potuto andare al Masters come riserva, ma andare lì solo per guardare… in fondo ne ho già giocato uno in doppio, con Simone (Bolelli, n.d.r.). Ma l’importante è stare sul pezzo, poi il risultato può sempre arrivare, come è successo a Marco Cecchinato al Roland Garros. Ma ora, ormai, la classifica non mi interessa più di tanto, che io vada anche 20 o 30 non mi cambia nulla, quello che mi fa gola è cercare di piazzare un risultato importante nei tornei grossi”.

IL SOGNO SVANITO DI LUCA Luca Vanni, che affronta da qualificato il numero 23 ATP (ed ex top-10) Pablo Carreno Busta, va in campo senza il minimo timore reverenziale contro il quotato spagnolo, semifinalista allo US Open 2017. Efficacissimo al servizio (90% di punti ottenuti con la prima palla), ficcante con il dritto, e manovriero anche con le variazioni di taglio con il rovescio, Lucone” regge benissimo gli scambi e non sfigura davanti alla solidità e al tennis ordinato di Pablo. Nessuna palla break nell’intero primo set, nel tie-break Vanni si fa riprendere un vantaggio di 2 punti, sul 5-5 un nastro fortunato gli sorride, ed è set point per lui. Il dritto fallito in rete da Carreno Busta manda l’italiano avanti di un set, i numerosi connazionali che si assiepano intorno al “court 10” di Melbourne Park esultano, che bravo Luca. 17 vincenti, 13 errori (8-12 Pablo), sta cercando di fare lui la partita, e per ora il risultato è meritatissimo.

Ancora di più quando, sul 2-2, arrivano le prime occasioni per Vanni sul servizio avversario: prima un 15-40, poi un vantaggio, e la terza palla break è quella buona, 3-2 e battuta per l’azzurro. Pablo, sinceramente, non sembra in gran spolvero, sbaglia molto, ed è anche piuttosto nervoso (warning e successiva discussione con l’arbitro per un lancio di racchetta, lui che di solito è calmissimo ed educato in campo). Luca ne approfitta, si prende altre due palle break, piazza una bella risposta di dritto, e sale 5-2, al servizio per chiudere. Carreno Busta è imbufalito e distratto adesso, bisogna approfittarne il più possibile, cosa che l’ottimo Vanni fa subito, chiudendo 6-2 con un ace e portandosi avanti 2 set a zero.

Tira il fiato l’azzurro nel sesto game del terzo set, commette tre errori, subisce la pressione di Pablo, e prende il primo break della sua partita. La cosa, purtroppo, gli costa l’intero parziale, che lo spagnolo si prende per 6-3 senza concedere a Luca possibilità di rientrare. La vicenda si fa equilibrata, d’altronde non ci potevamo aspettare che un giocatore del livello di Carreno Busta, pur se non in scintillanti condizioni di forma, si facesse da parte senza lottare. Lo spagnolo pare leggere meglio la prima palla di Vanni, che deve lottare moltissimo per salire 2-1, con due turni di battuta da 10 e 14 punti (senza concedere palle break, comunque), mentre Pablo tiene a zero in un attimo. Sul 4-4 Vanni annulla una palla break pericolosissima (errore di Carreno Busta), sul 5-5 però, al termine dell’ennesimo game di battuta durissimo, l’azzurro non chiude una volée di abbastanza comoda, e arrivano passante di rovescio e break per Pablo. Poco dopo, il 7-5 per lo spagnolo e il quinto set sono inevitabili.

Luca accusa il colpo, e rischia di subire break nel primo game del set decisivo, sembra stanco purtroppo, bisogna tenere duro, bravissimo l’italiano a reggere e salire 2-1. Ma l’inerzia della partita è decisamente cambiata, c’è netta anche tra gli spettatori italiani intorno al campo la sensazione di “treno già passato”, e purtroppo Carreno Busta brekka nel quinto game, era nell’aria onestamente. Luca annulla due match-point sul 3-5, bravo a crederci fino in fondo, ma il game successivo è l’ultimo del supo Australian Open 2019, 6-4 per Pablo, che ha tirato su un match durissimo per lui. Il rammarico, dal punto di vista di Vanni, è stato probabilmente il quarto set, ma non si possono che fare tutti i complimenti possibili a un ragazzo esemplare per dedizione e simpatia. Grazie lo stesso, Lucone.

“Sinceramente, mi girano parecchio”, ammette Luca a fine match. “Ci credevo, avevo la sensazione di potercela fare. Anche tecnicamente, mi sentivo bene in campo contro di lui, e sì, le occasioni nel quarto set hanno pesato tanto. Guarda, ero al telefono con un mio amico prima, e mi fa Luca, pensa che un anno fa giocavi all’Open di Orvieto con un 2.4, oggi giocavi contro il 24 (sorridendo). Lo slice di rovescio è il colpo che sento meglio, ho la sensazione di poterlo giocare all’infinito senza sbagliare, ma a questo livelli devi anche tirare, sennò sanno che possono mettertela lì, e anche se non sbagli non gli farai mai male. Lui è salito tantissimo con le percentuali al servizio, è stata la cosa che mi h colpito di più, qui tutti tirano minimo a 200, ma lui trovava degli angoli fastidiosissimi. Adesso voglio tenere sotto controllo i fastidi al ginocchio, ho dei problemi cronici alla rotula, ma con il Voltaren posso giocare. E voglio farlo ancora, questo torneo è e rimane un punto di partenza. Certo, devo gestire bene intensità e quantità di allenamenti, ma questo è il mio mondo e voglio rimanerci. Se un giorno mi piacerebbe allenare? Certo, ho imparato tanto in questi anni, e sarebbe bello poter trasmettere queste cose”.

CAMILA SUL VELLUTO Del match di Camila Giorgi, opposta all’onesta mestierante Dalila Jakupovic, slovena 27enne numero 83 WTA, c’è poco da raccontare, e per il tennis azzurro femminile è una buonissima notizia. Semplicemente superiore in ogni aspetto del gioco, Camila ha disposto dell’avversaria senza il minimo affanno. 6-3 6-0 in 53 minuti, con statistiche decisamente incoraggianti, come un 63% di prime palle che hanno fruttato il 72% di punti, e soprattutto il 74% di punti fatti con la seconda palla, dato notevole, considerando che il servizio è un fondamentale che talvolta all’azzurra si inceppa. Per il resto, come detto, poco da commentare, la palla di Giorgi oggi viaggiava una volta e mezza di più di quella di Dalila, e si sono viste anche delle interessanti soluzioni anticipate strette ad alternare la sparatoria dritto per dritto prediletta dall’azzurra. Brava, ora per lei la vincente tra la qualificata polacca Iga Swiatek (177 WTA, nessun precedente) e la rumena Ana Bogdan (82 WTA, precedenti 2-1 Giorgi).

“Ho giocato bene, solida, precisa”, racconta Camila. “Sì, ho soprattutto servito in modo continuo. Sento mio padre al telefono, quando non è con me, certo. Il mio allenatore è e rimane lui. Stiamo cercando di fare piccoli aggiustamenti tecnici e tattici. Se mi piacerebbe il doppio misto, giocare contro Federer magari, come alla Hopman Cup? Mah, io non ho idoli nel tennis, non lo seguo, non riguardo nemmeno le mie partite vecchie. Seguo poco lo sport in generale, mi piace solo Oscar De La Hoya. Non ci penso al fatto che sono rimasta l’unica ragazza italiana ad alto livello, io penso solo al mio gioco. No, non ho guardato il tabellone, vediamo adesso chi mi tocca”.

Camila Giorgi – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

MARCO A DUE VOLTI – Partita francamente difficile da commentare quella di Marco Cecchinato opposto a Filip Krajinovic, con entrambi i giocatori (di più l’azzurro, in effetti) che hanno alternato momenti di stato di grazia a buchi di continuità e concentrazione inspiegabili. Una cosa è sicura, il tutto è risultato a tratti divertentissimo e molto emozionante. Per i primi due set, Marco ha espresso probabilmente il suo miglior tennis su cemento della vita: servizio ficcante, anticipi fulminanti, un rovescio spaventoso. C’era gente sulle tribunette del campo 5, che diceva esagerazioni quali “sembra Federer”, ma alla fine dei conti, fatta la tara al comprensibile entusiasmo dei fan, la “boutade” poteva perfino starci. 6-4 6-0 per l’azzurro in 52 minuti, un 6-0 da 25 punti a 6, vincenti che piovevano da tutte le parti, un memorabile rovescio lungolinea chiuso da dietro la scritta “Melbourne”, roba da highlights insomma.

Il dubbio che poteva venire, però, e che si è purtroppo puntualmente verificato, era che la vicenda fosse troppo bella per essere vera. Un calo di tensione di Cecchinato a inizio terzo set era anche prevedibile, ma che si concretizzasse nel 6-1 per Filip che ha riaperto tutto era inaspettato. “Soldatino” Krajinovic, che ricordiamo finalista a Parigi-Bercy nel 2017, rimane un giocatore solido, ordinato e grintoso, in più rispetto a un paio di anni fa ha nettamente migliorato la velocità del servizio. Il quarto set, un po’ come nel caso della partita di Luca Vanni contro Carreno Busta, in situazioni simili rischia di essere decisivo in negativo per chi si fa rimontare, e in effetti è risultato essere l’unico parziale combattuto alla pari. Giustamente, ce la mettono tutta entrambi, Marco prende subito un break di vantaggio, sale fino al 5-3, e va a servire per il match sul 5-4. Qui, tre errori di dritto e uno di rovescio, davvero gravi vista la situazione, consegnano il contro-break a Filip, e due game dopo siamo al tie-break. Qui Cecchinato va sotto per 6-3, annulla i 3 set-point, poi ne cancella un quarto, poi si conquista un match point, ma lo fallisce sbagliando un rovescio non impossibile. Un minuto dopo, Krajinovic chiude 10-8, e forza il match al quinto set.

La batosta psicologica per l’azzurro è evidente, e gli costa un break in avvio del parziale decisivo, con Filip che scappa via subito 2-0. Che la magia della prima oretta di partita sia svanita è chiaro, però Marco è bravo a non mollare, e a rimanere in scia all’avversario, mentre le prime ombre della sera si allungano sul terreno di gioco. Il serbo sale 5-3, che ora sia lui il favorito lo capiscono tutti, la speranza è che l’italiano possa giocarsi tutto all’ultima curva. Nel frattempo non mancano sprazzi tecnicamente apprezzabili, una splendida palla corta fintata di Marco, per esempio. Arriva il momento della verità, con Filip che serve per il match sul 5-4, e purtroppo per Cecchinato il “soldatino” non trema, e con due servizi vincenti la chiude, onestamente ha meritato lui alla fine. Certo l’occasione sfumata brucia, però è il bello e contemporaneamente il brutto del tennis: non è mai finita finchè l’ultima palla non ha battuto per terra due volte. Peccato per Marco come per Luca Vanni, quindi, ma bisogna anche dire bravo a chi ha saputo non farsi travolgere credendo nella rimonta.

Sconfitta durissima da mandare giù”, ammette un avvilito Cecchinato. “Ho giocato due gran set, poi mi sono un po’ incartato, ma ho avuto così tante occasioni, il match-point su tutte ovviamente. Speravo in un torneo migliore, avevo anche un buon secondo turno, ma devo accettare che sono cose che nel tennis possono succedere. Ormai mi sento un giocatore anche da cemento, rispetto all’anno scorso, quando non ci avevo ancora vinto una partita, i progressi sono tanti. Non ho ancora parlato col mio coach, meglio far passare qualche ora, anzi meglio domani, sono troppo triste e nervoso adesso. Ma so che i momenti brutti nella carriera succedono, ne ho già avuti, e li ho saputi superare, passerà anche questa”.

I risultati degli italiani:

[12] F. Fognini b. J. Munar 7-6(3) 7-6(7) 3-1 rit.
[27] C. Giorgi b. D. Jakupovic 6-3 6-0
[23] P. Carreno Busta b. [Q] L. Vanni 6-7(5) 2-6 6-3 7-5 6-4
F. Krajinovic b. [17] M. Cecchinato 4-6 0-6 6-1 7-6(8) 6-4

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Australian Open: rese note le esenzioni mediche per i giocatori non vaccinati

Un giocatore che potrebbe beneficiarne è Jeremy Chardy, che ha dichiarato di aver dovuto chiudere prematuramente la stagione a causa degli effetti collaterali legati all’inoculazione

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Jeremy Chardy - Queen's 2018 (© Alberto Pezzali per Ubitennis)

Anche se la Coppa Davis non è ancora stata archiviata, è già tempo di pensare alla nuova stagione che prenderà il via in Australia il primo gennaio. Ad accompagnare l’avvicinamento all’Australian Open vi è la tematica relativa ai requisiti per poter accedere nello stato australiano del Victoria, di cui Melbourne è la capitale, e quindi essere definiti idonei per poter partecipare al primo torneo stagionale del Grande Slam.

Dopo molte speculazioni, Tennis Australia, l’organo di governo tennistico australiano, ha confermato nelle scorse settimane che sarà necessario il completamento del ciclo vaccinale contro il COVID-19 per poter partecipare all’Happy Slam.  La decisione ha ricalcato quanto stabilito dal premier dello stato Daniel Andrews, che aveva dichiarato che nessuna deroga sarebbe stata concessa agli atleti non vaccinati, classificandoli come “lavoratori essenziali” ai sensi della normativa vigente e richiedendone quindi la vaccinazione.

Tuttavia, vi è ancora la possibilità per alcuni giocatori di poter competere agli Australian Open senza aver ricevuto entrambe le dosi del vaccino (o l’unica dose nel caso di Johnson & Johnson). Infatti, secondo quanto stabilito da Tennis Australia, sono stati individuati quattro requisiti che potranno consentire agli atleti di ottenere un’esenzione medica:

 
  • L’atleta ha una storia di anafilassi (una reazione allergica) a tutte le vaccinazioni COVID-19 approvate
  • L’atleta ha sofferto di “gravi effetti collaterali” legati alla prima dose di un vaccino approvato che hanno comportato il ricovero in ospedale o una disabilità/incapacità significativa
  • L’atleta soffre attualmente di una condizione medica acuta
  • L’atleta negli ultimi sei mesi ha sofferto di una malattia cardiaca infiammatoria.

Le autorità australiane hanno anche confermato che non sarà concessa nessuna esenzione alle atlete in gravidanza né agli atleti che soffrono di una condizione medica cronica di base o che in famiglia hanno registrato eventi di “effetti collaterali”.

Tra gli atleti che potrebbero soddisfare i requisiti sopra indicati potrebbe esserci Jeremy Chardy che, come dichiarato lo scorso settembre, ha sospeso la sua attività agonistica nel 2021 a causa di una reazione avversa al vaccino senza fornire, tuttavia, dettagli su quanto accaduto.

Oltre alla vaccinazione, gli atleti che viaggeranno in Australia dovranno sottoporsi al tampone prima del volo e ancora una volta appena atterrati. Per minimizzare le possibilità di contagio che potrebbero accadere in voli di linea, secondo quanto scritto da Marca, Tennis Australia ha organizzato diversi voli charter, consigliando caldamente agli atleti di utilizzare uno di questi voli. I sei aeroporti ritenuti strategici da cui partiranno i suddetti voli sono i seguenti: Dubai, Abu Dhabi, Los Angeles, Tokyo, Singapore e Santiago del Cile.

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Australian Open, il padre di Djokovic: “Sotto questi ricatti è probabile che Novak non giochi”

Intervistato da un programma televisivo in Serbia, Srdjan spiega: “Novak vorrebbe giocare, ma è suo diritto dire o non dire se si è vaccinato”

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Novak Djokovic - Nitto ATP Finals Torino 2021 (foto Twitter @atptour)

“È improbabile che Novak Djokovic giochi l’Australian Open se le condizioni sono queste”. Ad affermarlo è Srdjan Djokovic, il padre del numero uno del mondo, durante un’intervista in Serbia, a TV Prva. Come noto, il primo Slam dell’anno ha imposto la vaccinazione obbligatoria per i giocatori che vorranno prendere parte al torneo, mentre Novak, nove volte campione del torneo, non ha mai detto ufficialmente se si sia vaccinato o meno (e ciò fa pensare, ovviamente, che abbia rifiutato di sottoporsi all’immunizzazione).

Mentre il figlio Novak è impegnato in Coppa Davis, Srdjan interviene sul tema e lo fa senza mezzi termini: “L’essere vaccinati o meno risponde a un diritto personale di ogni individuo. Nessuno può violare la privacy del singolo perché ognuno ha il diritto di decidere per la propria salute. Se Novak si è vaccinato o meno è un argomento che riguarda esclusivamente lui: non lo so e anche se lo sapessi non lo direi pubblicamente. Non credo che lo rivelerà, e sotto questi ricatti probabilmente non giocherà l’Australian Open. Inoltre non è chiaro il perché vaccini come quello russo e quello cinese non siano ritenuti validi secondo i criteri dell’Australia”.

Djokovic senior rincara la dose, facendo capire quale sia al momento la linea di pensiero del numero uno del mondo: “È imbarazzante il fatto che ci sia qualcuno che possa prendersi il diritto di escludere dal torneo il nove volte campione dell’Australian Open. Novak vorrebbe competere, ma se giocherà o meno dipenderà dalla posizione delle autorità e degli organizzatori”.

 

Djokovic, a proposito della questione, è stato evasivo durante una conferenza stampa alle ATP Finals di Torino, trincerandosi dietro un “aspettiamo e vedremo quello che succede”. Se Djokovic saltasse l’Australian Open, oltre a rinunciare alla possibilità di rincorrere quel Grande Slam saltato nel 2021 solo per la sconfitta in finale allo US Open, perderebbe la chance di arrivare a 21 Slam vinti, superando Roger Federer e Rafael Nadal nella classifica dei giocatori con più titoli di sempre (Rafa dovrebbe essere regolarmente in campo a Melbourne e potrebbe quindi cercare a sua volta di staccare i rivali). Djokovic ha sempre giocato a Melbourne Park sin dal 2005.

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Australian Open 2022, vaccino obbligatorio. E Djokovic che farà?

Il direttore del torneo Craig Tiley afferma che la decisione sui vaccini è definitiva; confermata anche la capienza al 100%. Anche le qualificazioni si giocheranno a Melbourne

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Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il CEO di Tennis Australia Craig Tiley è intervenuto al programma mattutino “The Today Show” alla vigilia della presentazione ufficiale dell’Australian Open 2022 (visibile a questo link), e ha confermato una volta per tutte che per giocare il torneo sarà necessario vaccinarsi.

Non è un mistero che gli interrogativi in materia riguardino soprattutto Novak Djokovic, la cui partecipazione rimane in dubbio. Queste le parole di Tiley: “Ci aspettiamo che Novak partecipi. Ovviamente ci sono state tante speculazioni sul tema vaccinale, ma abbiamo conferma del fatto che quasi tutti i giocatori e le giocatrici l’hanno ricevuto. Novak ha sempre detto che per lui si tratta di una questione privata, ma è un torneo in cui ha sempre avuto grande successo e che gli ha permesso di iniziare alla grande la stagione, quindi ci auguriamo che ci sia”. Djokovic, come noto, ha sempre rifiutato di confermare pubblicamente la sua decisione sull’adesione alla vaccinazione. E intanto a Torino, nella giornata che vede il numero uno del mondo impegnato nella semifinale delle ATP Finals contro Alexander Zverev, arriva ai giornalisti la richiesta di inviare le domande per la conferenza stampa post-partita in anticipo e in forma scritta. Probabile segnale del fatto che Nole voglia mantenere il riserbo su alcune questioni.

Tornando all’Australian Open, il dirigente sudafricano è passato subito al dunque, parlando dei giocatori che sicuramente saranno presenti: per quanto riguarda il campo femminile sono confermate Ashleigh Barty, Serena Williams, Naomi Osaka, Emma Raducanu e Leylah Fernandez; si tratterà peraltro della centesima edizione del torneo femminile, ricorrenza simbolicamente celebrata dalla nuova programmazione delle semifinali che vedrà un incontro in prime time per genere.

 

In campo maschile, invece, Rafa Nadal ci sarà, e lo stesso vale per Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas, Alexander Zverev e Carlos Alcaraz. Più in generale, il tasso di vaccinazioni fra i tennisti ATP ha superato l’80%, e questo significa che i forfait saranno sparuti, se ci saranno. Di sicuro sarà tuttavia assente Roger Federer: “Roger è un amico e amiamo vederlo giocare ma si sta riprendendo da un’operazione, e a 40 anni ha bisogno di più tempo per recuperare. Probabilmente ci vorrà un po’ prima di vederlo in campo, probabilmente non prima di marzo o aprile [in realtà lo svizzero ha detto che sarebbe vederlo in campo già a luglio, ndr]. Rafa o Nole potrebbero superare il suo record qui a Melbourne”.

PUBBLICO E QUALIFICAZIONI

Durante la presentazione è stata confermata anche la full capacity: “Non avremo restrizioni a livello di pubblico e potremo ricevere spettatori da tutta l’Australia, sarà un torneo magnifico. […] Continueremo a rispettare i protocolli ma non ci sarà obbligo di mascherina”. Inoltre è stata ufficializzata la permanenza dell’Australian Open a Melbourne fino al 2044, ed è stato presentato il nuovo Show Court da 5000 posti, parte di un investimento da un miliardo di dollari australiani nel corso degli ultimi dieci anni da parte del governo.

Infine, Tiley ha confermato che le qualificazioni si giocheranno a Melbourne (a dispetto dei report iniziali che ipotizzavano un secondo trasloco consecutivo in Medio Oriente), così come gli eventi preparativi (al momento le indiscrezioni parlano di quattro tornei oltre alla ATP Cup, che dovrebbe avere 16 squadre, meno del numero previsto di 24 ma più delle 12 dello scorso febbraio).

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