Australian Open: bene Fognini, ottima Giorgi. Vanni e Cecchinato, che peccato

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Australian Open: bene Fognini, ottima Giorgi. Vanni e Cecchinato, che peccato

MELBOURNE – Fabio regola Munar, che si infortuna sotto due set a zero. “La top-10 non mi interessa più”. Cecchinato (un match point mancato) e Vanni rimontati da Krajinovic e Carreno Busta. Camila in scioltezza

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Fabio Fognini - Australian Open 2019 (@RDOPhoto)
 
 

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IL VIDEO-RIASSUNTO DELLA GIORNATA IN INGLESE: IL DIRETTORE CON BEN ROTHENBERG

 

da Melbourne, il nostro inviato

FABIO SENZA PATEMI Primo set equilibratissimo tra Fabio Fognini e Jaume Munar, nativo di Maiorca e pupillo di Rafa Nadal, primo confronto in carriera tra i due, con nessuno dei contendenti che riesce ad arrivare a palla break. Il giovane spagnolo, 21enne e numero 79 ATP, è un buonissimo giocatore, spinge da fondo, esprime gran fisicità e mobilità. Le qualità di Fabio le conosciamo tutti molto bene, e l’impressione durante l’intero primo parziale è che l’azzurro abbia una marcia in più, ma non riesca a concretizzare come potrebbe. Il tie-break si risolve in favore di Fognini, che è bravo ad approfittare degli spazi che Jaume gli lascia alla propria destra per incidere alla grande con il rovescio lungolinea. Rispetto alla prestazione onestamente opaca di Auckland con Philipp Kohlschreiber i progressi sono evidenti. Munar sembra ancora troppo ancorato agli schemi tattici tipici della terra battuta, con la ricerca esasperata dello sventaglio a uscire di dritto carico di top-spin, ma come detto, così facendo si espone diverse volte ai fulminanti rovesci lungoriga a chiudere di Fabio.

Un break subìto per distrazione all’inizio del secondo set, a causa di un doppio fallo e di un paio di errori, manda per la prima volta in difficoltà Fognini. Nel sesto game, Fabio si mangia un’occasione clamorosa per controbrekkare affossando in rete una volée alta di dritto a dir poco banale, suscitando un “oooh” di delusione da parte degli spettatori che si accalcano sugli spalti della 1573 Arena, l’ex campo numero 2, adiacente alla MCA. Dopo un simpatico siparietto con Munar che colpisce duro una giudice di linea col servizio, arriva un’altra occasione di controbreak per Fabio, che stavolta la sfrutta con autorità. L’atmosfera in campo e tra i due è simpatica e rilassata, la partita è piacevole da vedere.

Sul 5-5, altro passaggio a vuoto di Fognini, ben sfruttato da Munar, che brekka ancora, ma restituisce immediatamente il favore con un paio di errori grossolani, sprecando un set point con uno di essi. Altro tie-break, Fabio fallisce un set-point al servizio sul 6-5, ne annulla a sua volta uno (il secondo) due punti dopo, e alla fine chiude 9-7, bravissimo. Jaume sembra un po’ indurito ora, Fognini ne approfitta, strappa il servizio per la terza volta all’avversario, ma il problema del giovane spagnolo è più grave ancora, pare uno stiramento al flessore della gamba sinistra. 3-1 e ritiro, Fabio consola lo sfortunato avversario, e avrà Leonardo Mayer (precedenti, 3-2 Fognini, tutti match giocati sulla terra rossa) al secondo turno.

Fabio Fognini consola Jaime Munar, AO 2019 (@RDOPhoto)

“Buona partita, è sempre importante passare turni nei tornei grandi”, commenta Fabio. “Lui è forte, e ha tutto per fare un’ottima carriera. Gioca alla spagnola spostandosi sul dritto, è vero, ma io ci vivo là, li conosco, sono abituato a contrastare i loro schemi. Mi sento bene adesso, ad Auckland avevo fatto una partita e poi ero morto. Non ho guardato il tabellone oltre al prossimo turno, sia Jarry che Mayer sono due che pensano poco e tirano forte. Giocherò con Leo, sarà dura, dovrò portarlo a pensare in campo. La superficie qui è la più veloce dell’anno, non ci sono dubbi su questo. Su Andy Murray, ovviamente mi è dispiaciuto tanto, abbiamo fatto una carriera insieme, diverse gran partite, Roma, Napoli, Wimbledon, le Olimpiadi… quando ho letto che aveva dichiarato che forse in qualche momento si era allenato troppo, ho ripensato a quando anni fa a Miami mi chiese di fare punti in allenamento già il 3 di dicembre, vuol dire che era già avanti coi carichi di lavoro, chissà, potrebbe essere una causa, anche Franco (Davin) la pensa così.

Per me questo sarà un anno duro credo, soprattutto mentalmente, la passata stagione ho spinto al massimo e temo di dover pagare fattura (sorride). La possibilità di arrivare in top-10 l’ho avuta, e mi è sfuggita tra New York e Shanghai, e certo, anche pensando al torneo che ha fatto Khachanov a Parigi due madonne dietro gliele ho tirate! (risata). Avrei magari potuto andare al Masters come riserva, ma andare lì solo per guardare… in fondo ne ho già giocato uno in doppio, con Simone (Bolelli, n.d.r.). Ma l’importante è stare sul pezzo, poi il risultato può sempre arrivare, come è successo a Marco Cecchinato al Roland Garros. Ma ora, ormai, la classifica non mi interessa più di tanto, che io vada anche 20 o 30 non mi cambia nulla, quello che mi fa gola è cercare di piazzare un risultato importante nei tornei grossi”.

IL SOGNO SVANITO DI LUCA Luca Vanni, che affronta da qualificato il numero 23 ATP (ed ex top-10) Pablo Carreno Busta, va in campo senza il minimo timore reverenziale contro il quotato spagnolo, semifinalista allo US Open 2017. Efficacissimo al servizio (90% di punti ottenuti con la prima palla), ficcante con il dritto, e manovriero anche con le variazioni di taglio con il rovescio, Lucone” regge benissimo gli scambi e non sfigura davanti alla solidità e al tennis ordinato di Pablo. Nessuna palla break nell’intero primo set, nel tie-break Vanni si fa riprendere un vantaggio di 2 punti, sul 5-5 un nastro fortunato gli sorride, ed è set point per lui. Il dritto fallito in rete da Carreno Busta manda l’italiano avanti di un set, i numerosi connazionali che si assiepano intorno al “court 10” di Melbourne Park esultano, che bravo Luca. 17 vincenti, 13 errori (8-12 Pablo), sta cercando di fare lui la partita, e per ora il risultato è meritatissimo.

Ancora di più quando, sul 2-2, arrivano le prime occasioni per Vanni sul servizio avversario: prima un 15-40, poi un vantaggio, e la terza palla break è quella buona, 3-2 e battuta per l’azzurro. Pablo, sinceramente, non sembra in gran spolvero, sbaglia molto, ed è anche piuttosto nervoso (warning e successiva discussione con l’arbitro per un lancio di racchetta, lui che di solito è calmissimo ed educato in campo). Luca ne approfitta, si prende altre due palle break, piazza una bella risposta di dritto, e sale 5-2, al servizio per chiudere. Carreno Busta è imbufalito e distratto adesso, bisogna approfittarne il più possibile, cosa che l’ottimo Vanni fa subito, chiudendo 6-2 con un ace e portandosi avanti 2 set a zero.

Tira il fiato l’azzurro nel sesto game del terzo set, commette tre errori, subisce la pressione di Pablo, e prende il primo break della sua partita. La cosa, purtroppo, gli costa l’intero parziale, che lo spagnolo si prende per 6-3 senza concedere a Luca possibilità di rientrare. La vicenda si fa equilibrata, d’altronde non ci potevamo aspettare che un giocatore del livello di Carreno Busta, pur se non in scintillanti condizioni di forma, si facesse da parte senza lottare. Lo spagnolo pare leggere meglio la prima palla di Vanni, che deve lottare moltissimo per salire 2-1, con due turni di battuta da 10 e 14 punti (senza concedere palle break, comunque), mentre Pablo tiene a zero in un attimo. Sul 4-4 Vanni annulla una palla break pericolosissima (errore di Carreno Busta), sul 5-5 però, al termine dell’ennesimo game di battuta durissimo, l’azzurro non chiude una volée di abbastanza comoda, e arrivano passante di rovescio e break per Pablo. Poco dopo, il 7-5 per lo spagnolo e il quinto set sono inevitabili.

Luca accusa il colpo, e rischia di subire break nel primo game del set decisivo, sembra stanco purtroppo, bisogna tenere duro, bravissimo l’italiano a reggere e salire 2-1. Ma l’inerzia della partita è decisamente cambiata, c’è netta anche tra gli spettatori italiani intorno al campo la sensazione di “treno già passato”, e purtroppo Carreno Busta brekka nel quinto game, era nell’aria onestamente. Luca annulla due match-point sul 3-5, bravo a crederci fino in fondo, ma il game successivo è l’ultimo del supo Australian Open 2019, 6-4 per Pablo, che ha tirato su un match durissimo per lui. Il rammarico, dal punto di vista di Vanni, è stato probabilmente il quarto set, ma non si possono che fare tutti i complimenti possibili a un ragazzo esemplare per dedizione e simpatia. Grazie lo stesso, Lucone.

“Sinceramente, mi girano parecchio”, ammette Luca a fine match. “Ci credevo, avevo la sensazione di potercela fare. Anche tecnicamente, mi sentivo bene in campo contro di lui, e sì, le occasioni nel quarto set hanno pesato tanto. Guarda, ero al telefono con un mio amico prima, e mi fa Luca, pensa che un anno fa giocavi all’Open di Orvieto con un 2.4, oggi giocavi contro il 24 (sorridendo). Lo slice di rovescio è il colpo che sento meglio, ho la sensazione di poterlo giocare all’infinito senza sbagliare, ma a questo livelli devi anche tirare, sennò sanno che possono mettertela lì, e anche se non sbagli non gli farai mai male. Lui è salito tantissimo con le percentuali al servizio, è stata la cosa che mi h colpito di più, qui tutti tirano minimo a 200, ma lui trovava degli angoli fastidiosissimi. Adesso voglio tenere sotto controllo i fastidi al ginocchio, ho dei problemi cronici alla rotula, ma con il Voltaren posso giocare. E voglio farlo ancora, questo torneo è e rimane un punto di partenza. Certo, devo gestire bene intensità e quantità di allenamenti, ma questo è il mio mondo e voglio rimanerci. Se un giorno mi piacerebbe allenare? Certo, ho imparato tanto in questi anni, e sarebbe bello poter trasmettere queste cose”.

CAMILA SUL VELLUTO Del match di Camila Giorgi, opposta all’onesta mestierante Dalila Jakupovic, slovena 27enne numero 83 WTA, c’è poco da raccontare, e per il tennis azzurro femminile è una buonissima notizia. Semplicemente superiore in ogni aspetto del gioco, Camila ha disposto dell’avversaria senza il minimo affanno. 6-3 6-0 in 53 minuti, con statistiche decisamente incoraggianti, come un 63% di prime palle che hanno fruttato il 72% di punti, e soprattutto il 74% di punti fatti con la seconda palla, dato notevole, considerando che il servizio è un fondamentale che talvolta all’azzurra si inceppa. Per il resto, come detto, poco da commentare, la palla di Giorgi oggi viaggiava una volta e mezza di più di quella di Dalila, e si sono viste anche delle interessanti soluzioni anticipate strette ad alternare la sparatoria dritto per dritto prediletta dall’azzurra. Brava, ora per lei la vincente tra la qualificata polacca Iga Swiatek (177 WTA, nessun precedente) e la rumena Ana Bogdan (82 WTA, precedenti 2-1 Giorgi).

“Ho giocato bene, solida, precisa”, racconta Camila. “Sì, ho soprattutto servito in modo continuo. Sento mio padre al telefono, quando non è con me, certo. Il mio allenatore è e rimane lui. Stiamo cercando di fare piccoli aggiustamenti tecnici e tattici. Se mi piacerebbe il doppio misto, giocare contro Federer magari, come alla Hopman Cup? Mah, io non ho idoli nel tennis, non lo seguo, non riguardo nemmeno le mie partite vecchie. Seguo poco lo sport in generale, mi piace solo Oscar De La Hoya. Non ci penso al fatto che sono rimasta l’unica ragazza italiana ad alto livello, io penso solo al mio gioco. No, non ho guardato il tabellone, vediamo adesso chi mi tocca”.

Camila Giorgi – Australian Open 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

MARCO A DUE VOLTI – Partita francamente difficile da commentare quella di Marco Cecchinato opposto a Filip Krajinovic, con entrambi i giocatori (di più l’azzurro, in effetti) che hanno alternato momenti di stato di grazia a buchi di continuità e concentrazione inspiegabili. Una cosa è sicura, il tutto è risultato a tratti divertentissimo e molto emozionante. Per i primi due set, Marco ha espresso probabilmente il suo miglior tennis su cemento della vita: servizio ficcante, anticipi fulminanti, un rovescio spaventoso. C’era gente sulle tribunette del campo 5, che diceva esagerazioni quali “sembra Federer”, ma alla fine dei conti, fatta la tara al comprensibile entusiasmo dei fan, la “boutade” poteva perfino starci. 6-4 6-0 per l’azzurro in 52 minuti, un 6-0 da 25 punti a 6, vincenti che piovevano da tutte le parti, un memorabile rovescio lungolinea chiuso da dietro la scritta “Melbourne”, roba da highlights insomma.

Il dubbio che poteva venire, però, e che si è purtroppo puntualmente verificato, era che la vicenda fosse troppo bella per essere vera. Un calo di tensione di Cecchinato a inizio terzo set era anche prevedibile, ma che si concretizzasse nel 6-1 per Filip che ha riaperto tutto era inaspettato. “Soldatino” Krajinovic, che ricordiamo finalista a Parigi-Bercy nel 2017, rimane un giocatore solido, ordinato e grintoso, in più rispetto a un paio di anni fa ha nettamente migliorato la velocità del servizio. Il quarto set, un po’ come nel caso della partita di Luca Vanni contro Carreno Busta, in situazioni simili rischia di essere decisivo in negativo per chi si fa rimontare, e in effetti è risultato essere l’unico parziale combattuto alla pari. Giustamente, ce la mettono tutta entrambi, Marco prende subito un break di vantaggio, sale fino al 5-3, e va a servire per il match sul 5-4. Qui, tre errori di dritto e uno di rovescio, davvero gravi vista la situazione, consegnano il contro-break a Filip, e due game dopo siamo al tie-break. Qui Cecchinato va sotto per 6-3, annulla i 3 set-point, poi ne cancella un quarto, poi si conquista un match point, ma lo fallisce sbagliando un rovescio non impossibile. Un minuto dopo, Krajinovic chiude 10-8, e forza il match al quinto set.

La batosta psicologica per l’azzurro è evidente, e gli costa un break in avvio del parziale decisivo, con Filip che scappa via subito 2-0. Che la magia della prima oretta di partita sia svanita è chiaro, però Marco è bravo a non mollare, e a rimanere in scia all’avversario, mentre le prime ombre della sera si allungano sul terreno di gioco. Il serbo sale 5-3, che ora sia lui il favorito lo capiscono tutti, la speranza è che l’italiano possa giocarsi tutto all’ultima curva. Nel frattempo non mancano sprazzi tecnicamente apprezzabili, una splendida palla corta fintata di Marco, per esempio. Arriva il momento della verità, con Filip che serve per il match sul 5-4, e purtroppo per Cecchinato il “soldatino” non trema, e con due servizi vincenti la chiude, onestamente ha meritato lui alla fine. Certo l’occasione sfumata brucia, però è il bello e contemporaneamente il brutto del tennis: non è mai finita finchè l’ultima palla non ha battuto per terra due volte. Peccato per Marco come per Luca Vanni, quindi, ma bisogna anche dire bravo a chi ha saputo non farsi travolgere credendo nella rimonta.

Sconfitta durissima da mandare giù”, ammette un avvilito Cecchinato. “Ho giocato due gran set, poi mi sono un po’ incartato, ma ho avuto così tante occasioni, il match-point su tutte ovviamente. Speravo in un torneo migliore, avevo anche un buon secondo turno, ma devo accettare che sono cose che nel tennis possono succedere. Ormai mi sento un giocatore anche da cemento, rispetto all’anno scorso, quando non ci avevo ancora vinto una partita, i progressi sono tanti. Non ho ancora parlato col mio coach, meglio far passare qualche ora, anzi meglio domani, sono troppo triste e nervoso adesso. Ma so che i momenti brutti nella carriera succedono, ne ho già avuti, e li ho saputi superare, passerà anche questa”.

I risultati degli italiani:

[12] F. Fognini b. J. Munar 7-6(3) 7-6(7) 3-1 rit.
[27] C. Giorgi b. D. Jakupovic 6-3 6-0
[23] P. Carreno Busta b. [Q] L. Vanni 6-7(5) 2-6 6-3 7-5 6-4
F. Krajinovic b. [17] M. Cecchinato 4-6 0-6 6-1 7-6(8) 6-4

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Flink sull’Australian Open 2022: l’impresa di Nadal e il rischio di auto-distruzione di Djokovic

Il pensiero del noto giornalista statunitense: “Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)
Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)

Torniamo indietro di quindici giorni e ripercorriamo i temi lasciati ai posteri dall’Australian Open 2022: ecco l’analisi di Steve Flink, decano dei giornalisti statunitensi e membro della Hall of Fame del tennis. La traduzione è a cura di Michele Brusadelli.

Fino a quest’anno, la storia di Rafael Nadal agli Australian Open è stata essenzialmente una storia di sventure. A dire il vero, aveva vinto il titolo una volta nel 2009, battendo Roger Federer in una finale memorabile durata cinque set, a testimonianza che il suo gioco sul cemento era molto migliorato, e facendo credere agli osservatori più esperti che il suo nome sarebbe stato iscritto nell’albo d’oro del torneo molte volte negli anni a venire.

Ma da quel momento in poi, la sua fortuna in Australia pareva essersi esaurita. Infortunatosi durante il match dei quarti di finale contro Andy Murray nel 2010 si dovette ritirare dopo due set; l’anno successivo fu fermato dal connazionale David Ferrer. Infine fu sconfitto in una delle più grandi partite nella storia del tennis, la finale del 2012, da Novak Djokovic, perdendo dopo essere stato in vantaggio per 4-2, 30-15 al quinto set e dopo aver sbagliato un passante di rovescio che per lui sarebbe dovuto essere ordinaria amministrazione.

 

Due anni dopo, sembrava scontato che Nadal tornasse alla vittoria quando si trovò ad affrontare Stan Wawrinka in finale. Nadal era 12-0 nei confronti diretti e non aveva mai perso nemmeno un set contro il corpulento rivale.

Ma lo spagnolo si infortunò alla schiena nel corso del riscaldamento e durante la partita rimase l’ombra di se stesso, perdendo in quattro set.

Nel 2017, Nadal affrontò Federer per la seconda volta in una finale degli Australian Open, otto anni dopo il loro ultimo incontro per il titolo a Melbourne.

Questa volta, Nadal combatté ferocemente fino ad arrivare a costruirsi un vantaggio di 3-1 nel quinto set, ma perdendo poi cinque game di fila da un avversario in stato di grazia.

Nel 2019 infine, il maiorchino arrivò in finale senza perdere un set, per incocciare in un Djokovic sublime che lo liquidò in tre set.

L’elenco delle battute d’arresto di Nadal è quasi infinito, compreso un quarto di finale con Stefanos Tsitsipas un anno fa, quando il carismatico mancino è stato battuto in cinque set pur essendo stato in vantaggio per due set a zero.

Si è trattato solo della terza volta in carriera che Nadal ha scialacquato un vantaggio di due set.

Nadal è incappato ripetutamente in infortuni o semplice sfortuna agli Australian Open, torneo nel quale il successo sarebbe dovuto arrivare in tante altre occasioni.

Ed ecco perché la sua sorprendente rimonta contro Daniil Medvedev in una finale emozionante avrà sempre un posto d’eccezione fra i suoi ricordi.

Nadal non solo si è trovato sotto due set a zero contro il russo, ma ha anche servito sul 2-3, 0-40 nel terzo set prima di iniziare la rimonta con quella tenacia e audacia che sono diventate il suo marchio di fabbrica nel corso di una carriera leggendaria, caratterizzata da uno spirito combattivo e una caparbietà che non hanno eguali in nessun altro tennista.

Nadal ha combattuto strenuamente per superare Medvedev 2-6, 6-7 (5), 6-4, 6-4, 7-5 in cinque ore e ventiquattro minuti, solo 29 minuti in meno rispetto alla battaglia record di dieci anni fa persa contro Djokovic. La vittoria su Medvedev è stata senza dubbio la più grande rimonta della carriera dello spagnolo.

Solo tre volte in precedenza il mancino era riuscito a rimontare uno svantaggio di due set: l’ultima volta era accaduto nel 2007 a Wimbledon contro un altro russo, Mikhail Youzhny.

Mai prima d’ora vi era riuscito in una finale di un torneo del Grande Slam.

A rendere la sua impresa ancora più straordinaria è stato il fatto che Nadal avesse avuto una stagione così tormentata nel 2021. Dopo aver perso contro Djokovic in semifinale al Roland Garros, aveva dovuto saltare Wimbledon per curare un piede malandato. Rientrato a Washington, era stato battuto da Lloyd Harris e poco dopo aveva annunciato che non avrebbe partecipato agli US Open. In seguito, dopo essere tornato a casa in Spagna, aveva confermato che non avrebbe giocato più per il resto dell’anno.

Nadal ha giocato alcune partite di esibizione nel mese di dicembre contro Andy Murray e Denis Shapovalov, ha contratto il Covid, rischiando di rimanere fuori dall’Australia, ma si è iscritto all’ATP 250 di Melbourne che si svolge poco prima degli Australian Open, aggiudicandosi il titolo contro Maxime Cressy, ma giocando solo tre partite.

Considerando il periodo da cui era reduce, Nadal non si aspettava molto da se stesso agli Australian Open. Tuttavia ha ritrovato un buono stato di forma partita dopo partita, perdendo solo un set prima dei quarti di finale. Il cattivo karma è sembrato sul punto di riaffiorare, quando ha dovuto affrontare un problema allo stomaco durante la partita con Shapovalov.

Nadal ha tenuto a bada il canadese facilmente nei primi due set, ma poi lo stomaco e il caldo estremo hanno rischiato di estrometterlo dal torneo. In qualche modo, Nadal, muovendosi con molta cautela durante il quarto set, ha recuperato sufficiente energia e mobilità per aver la meglio su Shapovalov con un punteggio finale di 6-3, 6-4, 4-6, 3-6, 6-3.

Ha poi sconfitto il numero 1 italiano Matteo Berrettini in una semifinale durata quattro set, resistendo anche a un ritorno di fiamma del settimo giocatore al mondo.

Nadal ha vinto facilmente i primi due set poiché Berrettini, forse esausto dopo le battaglie vinte in cinque set contro Carlos Alcaraz e Gael Monfils, è stato troppo passivo. Ma poi l’italiano ha alzato notevolmente il livello del suo gioco prima che Nadal riuscisse a prevalere 6-3, 6-2, 3-6, 6-3. Dalla metà del terzo set fino alla fine del quarto, Berrettini ha tenuto il servizio a zero per cinque game di fila prima di cedere.

E così Nadal si è presentato all’appassionante appuntamento contro il n. 2 della classifica ATP, Medvedev, uno dei personaggi più enigmatici e sconcertanti nel mondo del tennis. Medvedev era sopravvissuto a un drammatico quarto di finale con Felix Auger-Aliassime, salvandosi da un match point quand’era sotto 4-5 nel quarto set con un quanto mai opportuno servizio vincente, annullando sei break point nel quinto e tenendo due volte il servizio recuperando due volte da 15-40. Aveva infine vinto meritatamente 6-7 (7), 3-6, 7-6 (2), 7-5, 6-4.

Completamente prosciugato dopo questo trionfo, Medvedev si è fatto un regalo, eliminando senza eccessivo dispendio di energie il n. 4 Stefanos Tsitsipas con il punteggio 7-6 (5) 4-6, 6-4, 6-1 in una semifinale durata appena due ore e mezza, guadagnandosi così il diritto di incontrare Nadal in finale.

Nadal era in missione alla ricerca di uno storico 21° titolo dello slam e della possibilità di unirsi a Djokovic, Rod Laver e Roy Emerson, unici giocatori ad aver vinto almeno due titoli in ogni torneo del Grande Slam. Medvedev a sua volta ambiva ad essere il primo tennista nell’era Open a vincere di fila i suoi primi due slam.

Medvedev ha iniziato la battaglia con profonda fiducia e senza alcuna esitazione.

Dopo che Nadal era faticosamente salito 2-1 nel primo set, Medvedev ha portato a casa cinque game di fila, surclassando lo spagnolo dalla linea di fondo, rispondendo al servizio magnificamente, e lasciando disorientato il suo avversario.

Alla fine però Nadal ha aggiustato il tiro, migliorando la profondità del dritto, alternando con autorevolezza il rovescio lungolinea e incrociato, variando il servizio in maniera più efficace.

Nadal ha costruito un vantaggio di 5-3 nel secondo, e ha avuto un set point al servizio durante il nono game.

Medvedev l’ha annullato con un ficcante rovescio lungolinea, ingestibile per Nadal.

Andati al tie-break, ancora una volta Nadal si è posto al comando delle operazioni. Ha condotto fino a portarsi sul 5-3, ma Medvedev non si è arreso. Il russo a quel punto ha siglato quattro punti di fila, costringendo Nadal a due errori consecutivi a rete, utilizzando poi il drop shot per costruirsi un rovescio al volo vincente, e poi producendosi in un passante di rovescio lungolinea, anch’esso vincente.

Con questa rimonta Medvedev si è portato a casa il tie-break 7-5 e un vantaggio di due set a zero. Le prospettive del trentacinquenne Nadal, a quel punto, sembravano poco incoraggianti contro il venticinquenne, e la situazione critica dello spagnolo è ulteriormente peggiorata quando si è trovato 0-40 sul 2-3 nel terzo set dopo un vincente di rovescio lungolinea in salto di Medvedev. Perdere il servizio sarebbe stata una catastrofe per Nadal. Tuttavia lo spagnolo ha piazzato una smorzata vincente di dritto sulla riga, e Medvedev ha poi pasticciato i due punti successivi.

In un attimo Nadal si era riportato sul 3-3. Dopo aver perso il game successivo, ne ha poi vinti tre di fila per aggiudicarsi il terzo set.

Medvedev a quel punto sembrava sempre più affaticato, mentre Nadal era rinvigorito nonché spronato dal pubblico interamente schierato dalla sua parte.

I giocatori si sono scambiati break di servizio nel terzo e quarto game del quarto set, ma Medvedev ha subito nuovamente il break in un game protrattosi ai vantaggi, quando Nadal ha convertito la settima palla break portandosi in vantaggio 3-2.

Nadal ha ostinatamente recuperato dal 15-40 sulla strada verso il 5-3 quando la partita ha superato le quattro ore e ha chiuso il set 6-4 dopo aver tenuto il servizio a zero.

Incredibilmente, la partita era arrivata al quinto set, con Medvedev sempre più sotto pressione, disturbato dal pubblico pro-Nadal e infuriato con se stesso per non aver chiuso il conto in tre set.

Un Nadal vivace ha brekkato Medvedev sul 3-2, è sopravvissuto ad un game di sei vantaggi per portarsi prima sul 4-2, poi agevolmente sul 5–3.

Sul 5-4, ha servito per il match ed è salito a 30-0, a due punti dalla tanto attesa seconda corona degli Australian Open, ma ha mancato un colpo incrociato di diritto, e di seguito ha commesso un doppio fallo. Medvedev si è preso il punto successivo e poi ha ottenuto il controbreak che gli ha dato il 5 pari, quando Nadal ha messo in rete un rovescio incrociato a due mani, solitamente un colpo di routine.

Sono riaffiorati I fantasmi del passato, ricordando a Nadal la storia delle sue delusioni nella Rod Laver Arena. Medvedev ha servito un ace portandosi sul 30-15 nell’undicesimo game, ma ha cercato poi una smorzata di rovescio lungolinea, un colpo che già gli si era ritorto contro troppe volte.

Non un brutto drop shot in realtà, ma Nadal è riuscito ad angolare un vincente di rovescio. Sebbene Medvedev sia riuscito a salvare due break point, al terzo Nadal ha sfondato, giocando una risposta al servizio alta e centrale e inducendo Medvedev a cercare un dritto lungolinea, sbagliandolo.

La seconda volta che ha servito per il match, Nadal è stato inarrestabile, piazzando   un ace a uscire per portarsi sullo 40-0, per poi concludere con una volée di rovescio lungolinea perfetta. Ha tenuto così il game a zero, portando a termine una straordinaria vittoria in cinque set.

Finalmente aveva conquistato il 21esimo titolo del Grande Slam, spezzando l’equilibrio con Djokovic e Federer, ritrovandosi da solo in testa per la prima volta.

È la seconda volta che ha battuto Medvedev in una finale slam in cinque set. Quando aveva sconfitto il russo nella finale degli US Open 2019 non si era trattato di una sorpresa, ma stavolta il risultato è stato davvero clamoroso.

Prima che Novak Djokovic venisse deportato dall’ Australia dopo il sorteggio, Nadal avrebbe dovuto incontrare il serbo in semifinale. Si profilava anche un confronto nei quarti con Sascha Zverev, ma il tedesco è incappato in una prestazione da dimenticare contro Shapovalov.

È improbabile che Nadal avrebbe battuto entrambi.

Ora Nadal ha portato il suo record nelle finali dei tornei del Grande Slam a 21-8.

Si tratta di un’impresa straordinaria. Djokovic e Federer sono entrambi 20-11.

Hanno giocato due finali in più rispetto allo spagnolo, ma hanno vinto un titolo in meno. Nadal è stato più performante.

Uno dei motivi, ovviamente, è la sua invincibilità al Roland Garros. Nonostante abbia perso tre partite nel corso degli anni agli Open di Francia (due contro Djokovic e una contro Robin Soderling), Nadal non ha mai perso una finale sulla terra battuta a Parigi. È 13-0 nei match per il titolo e 8-8 negli altri tre major.

Non ha bisogno di scusarsi, soprattutto dopo il suo ultimo trionfo a Melbourne, che ha impreziosito il suo record. Il prossimo torneo del Grande Slam, ovviamente, inizierà a fine maggio e sarà il Roland Garros. Nadal ha subito una delle sue rare sconfitte a Parigi nel 2021 contro Djokovic in semifinale, ma tornerà nel 2022 da favorito.

A dire il vero, il suo corpo è fragile e non c’è certezza che Nadal sarà in grado di esprimersi al massimo. Ma, a parità di condizioni, anche se non al top, lo spagnolo sarà comunque l’uomo da battere.

Al momento, il destino di Djokovic è incerto. Non si sa se si vaccinerà o meno nel prossimo futuro. Qualora decidesse di non farlo, potrebbe saltare tutti e quattro gli slam di quest’anno e non solo. Potrebbe distruggere la sua carriera.

Si spera che decida presto di vaccinarsi. Nel 2018 si è sottoposto a un’operazione per risolvere i problemi a un gomito malandato e questa decisione ha dato una svolta alla sua carriera, consentendogli di tornare a servire di nuovo nella maniera ottimale e di giocare senza sentire dolore. Ha vinto gli ultimi due major di quella stagione a Wimbledon e agli US Open, ha conquistato altri due slam nel 2019, ne ha aggiunto un altro nel 2020 e tre l’anno scorso. Djokovic si è reso conto che operarsi era l’unico modo per poter giocare ai massimi livelli e lottare per i tornei dello slam.

Deve guardare al vaccino allo stesso modo.

Il serbo ha detto di aver pianto pensando a quell’operazione. Non voleva assolutamente farlo, ma allo stesso tempo capiva che era fondamentale. Adesso si ritrova nella stessa situazione. Senza vaccinarsi si troverà ad essere escluso dal circuito e distruggerà gran parte del duro lavoro che ha svolto per poter avere la meglio nella corsa al maggior numero di slam e candidarsi ad essere il più grande tennista di tutti i tempi.

Chiaramente, i titoli del Grande Slam da soli non risolveranno la questione. Djokovic ha concluso sette stagioni al numero 1 al mondo, un’impresa senza precedenti. Nadal e Federer vi sono riusciti cinque volte ciascuno mentre Pete Sampras ha messo a segno un record di sei anni consecutivi al vertice dal 1993 al 1998. Djokovic ha anche occupato per 358 settimane il numero 1 del ranking, molto più di chiunque altro nel tennis maschile. E ha un vantaggio negli scontri diretti di 27-23 su Federer e 30-28 contro Nadal.

Il duello tra il serbo e lo spagnolo per la supremazia storica rimane estremamente combattuto, e anche il terzo membro dell’iconico trio vanta notevoli credenziali. Federer è stato il più continuo dei “Big Three” nei tornei più importanti, avendo raggiunto 23 semifinali di fila nei major e 36 quarti di finale consecutivi.

Ma è anche possibile che Federer non vinca più nessun torneo dello Slam. Spera di rientrare per Wimbledon quest’anno, ma questo potrebbe anche non accadere.

Compirà 41 anni ad agosto. Il tempo non si ferma. Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei.

A partire dal Roland Garros nel 2018, Djokovic ha vinto otto dei quindici Slam disputati, e Nadal cinque. Federer ha vinto l’ultima volta un titolo del Grande Slam agli Australian Open 2017. La prossima edizione del Roland Garros sarà cruciale. Se Nadal riuscisse a trionfare di nuovo sulla terra rossa del Roland Garros e si assicurasse il titolo del Grande Slam n. 22, ne avrebbe due di vantaggio su Djokovic. Non ho dubbi sul fatto che Djokovic vincerà altri major dopo aver risolto il suo attuale dilemma, ma chi può dire che l’infaticabile Nadal non vincerà un’altra corona del Roland Garros nel 2023?

A mio avviso, l’Open di Francia del 2022 sarà un torneo fondamentale sia per Nadal che per Djokovic. Djokovic non può permettersi di rimanere due titoli dietro a Nadal, ma potrebbe benissimo accadere. La mia sensazione è che si renderà conto di dover fare il vaccino per assicurarsi di poter giocare dove e quando vorrà nel 2022 e nei prossimi due anni. Eppure, anche se dovesse farlo, riuscirà davvero a spodestare Nadal per due anni di seguito al Roland Garros? Questo è un compito arduo. Dubito che accadrà. Credo che Djokovic sia un grande giocatore sulla terra battuta e il tennista più forte complessivamente su tutte le superfici.

Detto questo, Nadal sulla terra battuta è un gigante, e quest’anno rivorrà la sua corona. Allo stato attuale, credo che ce la farà.

Nel frattempo, sebbene le storie principali a Melbourne siano state quelle di Djokovic che non ha giocato e di Nadal che ha ottenuto il suo secondo titolo, sarebbe un errore ignorare i progressi degli altri. Tsitsipas veniva da un periodo difficile a causa dell’infortunio al gomito e qui si è reso protagonista di una bella corsa che si è arrestata solo in semifinale. Sarà una grande minaccia anche quest’anno a Parigi dopo aver raggiunto la finale nel 2021 e aver condotto su Djokovic per due set a zero. Sono ottimista sul suo futuro. Sinner ha fatto un ottimo lavoro raggiugendo un altro quarto di finale in un torneo del Grande Slam. Nonostante sia stato spazzato via da uno Tsitsipas in gran spolvero, Sinner sta migliorando costantemente all’età di 20 anni. Berrettini ha dimostrato a Melbourne di appartenere alle ultime fasi dei major. Nel 2019 ha perso contro Nadal nella semifinale degli US Open. L’anno scorso è stato battuto da Djokovic nei quarti di finale del Roland Garros, nella finale di Wimbledon e ancora nei quarti degli US Open. Ormai frequenta regolarmente i piani alti.

Così pure Auger-Aliassime. Era a un punto dalla seconda semifinale importante consecutiva. Non avrebbe potuto comportarsi meglio nella sconfitta di quanto non abbia fatto a Melbourne. La sua abilità a tutto campo è una gioia da vedere e gioca con serenità.

Uno di questi giorni arriverà a vincere uno dei trofei più importanti di questo sport.

Per il momento, però, l’attenzione resta su Nadal e Djokovic. Djokovic stabilirà le proprie priorità e presto capirà dove vuole andare. Nadal è proprio dove vuole essere. Reduce da una lunga pausa ha portato a termine l’impresa a fronte di qualsiasi avversità, rivitalizzato dopo una tormentata stagione chiusa prima del tempo nel 2021.

Alla fine, Rafael Nadal è in cima alla classifica delle vittorie nei Grande Slam. Questo significa molto di più per lui di quanto non dirà mai. Non una volta si è vantato di alcuno dei suoi trionfi più importanti. Ecco un uomo che ha la propria vita e conquiste pienamente in prospettiva, che si conosce molto bene, che riconosce che vincere senza onore non è affatto vincere. Agli Australian Open 2022, Nadal come sempre ha indossato il suo successo con eleganza.

Traduzione di Michele Brusadelli

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Australian Open

Gli ultimi drammatici minuti della finale maschile dell’Australian Open Junior: resistere o desistere?

Ripercorriamo la pazzesca finale del torneo junior maschile sulla Rod Laver Arena tra Kuzuhara e Mensik, con quest’ultimo costretto a uscire su sedia a rotelle

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Bruno Kuzuhara - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)
Bruno Kuzuhara - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)

Finale di singolare “Junior Boys”, Australian Open 2022, Melbourne: il diciassettenne statunitense Bruno Kuzuhara batte il sedicenne ceco Jakub Mensik 7-6(4) 6-7(6) 7-5 in tre ore e quarantatré minuti. 283 punti giocati, gli stessi della sfida dei quarti tra Nadal e Shapovalov, durata 25 minuti in più ma su cinque set. Senza dimenticare che una cosa è essere preparati ad affrontare la lunga distanza, altra è correre gli 800 metri per poi scoprire in… corsa che in realtà sono i 5.000. Una gran battaglia conclusasi con quello che è stato definito un gesto di grande sportività del vincitore, il quale, incassato l’errore definitivo, è andato dall’altra parte della rete a dare la mano all’avversario steso a terra in preda ai crampi.

Mettiamo però in pausa i due ragazzi e rispolveriamo rapidamente un argomento che in alcuni casi provoca qualche discussione: il ritiro a un passo dalla sconfitta. Se il problema non si pone quando l’infortunio è evidente e il tennista non riesce neanche a raggiungere la panchina senza aiuto, in circostanze diverse c’è chi storce il naso: non poteva rimanere in campo per altri due punti, subendo un paio di “ace” in modo da completare l’incontro e dare piena soddisfazione all’avversario? Perché, per alcuni, è esattamente questo il nodo cruciale – la mancanza di sportività insita nel negare al vincitore la soddisfazione di trasformare il match point. E, visto che di questi “alcuni” può benissimo far parte il giocatore (o la giocatrice) che si ritira, l’opinione ha un suo fondamento. Da un’altra angolazione, si può invece obiettare che il ritiro a match quasi concluso non scalfisce affatto la vittoria, anzi, altro non è che una conferma della superiorità, fosse anche solo (solo?) atletica.

A titolo di esempio, ci sembra particolarmente calzante la sfida tra Lorenzo Musetti e Novak Djokovic al Roland Garros 2021 proprio per gli opposti giudizi scaturiti dall’episodio. Dopo aver mostrato per due set il tennis che può aspirare a raggiungere, il teenager azzurro è crollato di schianto all’inizio della terza partita per poi ritirarsi sul punteggio di 0-4 al quinto, quando il parziale recitava un fin troppo eloquente 16 giochi a 1 per il futuro campione di Parigi. Sarebbe dovuto restare ancora in campo o, viceversa, avrebbe stato meglio a ritirarsi anche prima? Di sicuro, l’abituale frase “non c’è più partita” era ormai diventata “non è più una partita” e in quelle condizioni le probabilità di infortunarsi aumentano in misura preoccupante. Comunque la si veda, tra i sostenitori del fino alla fine a qualunque costo possiamo certamente annoverare il succitato Jakub Mensik, per quanto lui, a differenza di Musetti, poteva almeno scorgere il traguardo.

 

Torniamo dunque alla finale junior, riavvolgendo il nastro di una manciata di minuti, quando Mensik si ritrova a due punti dalla sconfitta: 30 pari, 5 giochi a 6 nella partita finale. Limitato dai crampi alle gambe dal nono game, Mensik si prende dall’arbitro una violazione di tempo perché, invece di servire entro i 25 secondi previsti, si è attardato prima nel tentativo di scrostarsi dal terreno di gioco su cui era crollato e poi di reggersi in piedi senza l’ausilio della racchetta. Ricordiamo che le regole prevedono esplicitamente l’uso di una sola racchetta per volta, quindi è facile indovinare cosa accade nel momento in cui per battere devi usare quella che ti sta facendo da stampella. Avendo con evidente scarsa lungimiranza già commesso un’infrazione di tempo, Mensik viene ora punito con la perdita della prima di servizio. Bruno lancia uno sguardo eloquente all’arbitro perché il sedicenne ci ha messo un po’ a riguadagnare la posizione eretta (più o meno); fatica peraltro non ricompensata perché la battuta si infrange sul nastro. Un “singolo fallo”, anche se il punto viene ufficialmente registrato come double fault. Il ragazzo è di nuovo carponi, dolorante, si rialza in qualche modo, le gambe sono rigidissime.

I crampi possono essere trattati solo al cambio campo (il fisio lo ha massaggiato durante quello precedente) e, se un tennista proprio non riesce a giocare, può rinunciare ai punti fino alla pausa successiva. Tuttavia, stante la situazione di punteggio detta opzione non è praticabile. Perché sono tre ore e tre quarti che sta lottando e, anche se “junior”, è pur sempre una finale Slam e il ritiro non è neanche vagamente preso in considerazione. “Non ho tempo di sanguinare” diceva durante uno scontro a fuoco uno della squadra di Arnold Schwarzenegger nel film Predator. Bravo, ma sono capaci tutti di fare i duri quando non c’è l’arbitro che ti sta addosso con il cronometro. “Code violation, delay of game” annuncia appunto dalla sedia provocando il malumore sonoro del pubblico. Se non riprendi a giocare a causa di una medical condition, si tratta di violazione del gioco continuo e rientra tra le infrazioni del Codice, quindi il ceco riceve un warning perché è la prima che commette. Kuzuhara alza la mano, educato ma perplesso, per interrogare l’arbitro: “Perché non è punto perso?”. Ella risponde che è codice, non tempo. “Ma non è la terza? Ne aveva avuta una prima”, incalza l’americano. “No, quella era di tempo”. Non del tutto convinto, forse anche per la pronuncia violéscion, domanda ancora se sia primo servizio e riceve conferma.

Potrebbe averne anche tre di servizi, Jakub, ma in quelle condizioni le probabilità di superare la rete e centrare il giusto rettangolo di battuta sono appena superiori a quelle di osservare lo zucchero uscire dalla tazzina di caffè bollente per tornare alla forma di zolletta. Doppio fallo, allora, e gioco-partita-incontro-JuniorChampionships, Mr. Kuzuhara. Steso sul greenset, intanto, l’avversario puà finalmente smettere di preoccuparsi dello shot clock. “Lasciatemi qui fino alla ricomposizione della zolletta” forse dice. Macché, arrivano con la sedia a rotelle a sgomberarlo dal campo, non prima però che il vincitore abbia attraversato la rete per andare a stringergli la mano. Un gesto di grande sportività… da parte di Mensik, il quale, pur in condizioni disperate e senza più alcuna chance di vittoria, non si è ritirato così che l’avversario potesse conquistare l’ultimo punto sul campo. O forse Jakub avrebbe fatto meglio a…?

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Australian Open

Pagelle: 21 modi per dire Rafa, l’im-Barty…bile

Il miracolo di Nadal, Barty profeta in patria. Il Djokovic respinto e Grand’Italia con Berrettini e Sinner

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

(Ci scusiamo con i lettori per il ritardo nella pubblicazione delle al solito imperdibili “pagelle” di Antonio Garofalo, ritardo dovuto a un disguido. Spesso l’ora più bella è al di là del muretto, ma in questo caso il piacere vero – certo aumentato dall’attesa – risiede effettivamente nella lettura.)

Si sa, il tennis è uno sport noioso come dice tale Criscitiello. E pensare che c’è gente che si è svegliata alle 04.30 in un giorno lavorativo per guardare un match di tennis. Chissà se il prode esperto (?) di calciomercato sarà riuscito a rimanere sveglio durante le cinque ore e passa della finale, vuoi mettere con le emozioni di Avellino-Juve Stabia?

Comunque la versione mainstream che il tennis ha oramai raggiunto nel nostro paese ha di fatto indebolito questa rubrica. Che pagelle vuoi dare più? Di cosa dobbiamo parlare oramai? Si parla di tennis a reti unificate, si discetta di diritti e rovesci con la stessa nonchalance con la quale si pontifica di virus e vaccini… figuriamoci quando i due temi sono combinati, potenza del genio di Novak Djokovic (0) il cui voto va chiaramente diviso con il prode Tiley (0). Non è il caso di sparare sulla croce rossa, si è detto e scritto di tutto sulla mancata partecipazione al torneo del numero 1 del mondo e non vi tedieremo oltre. Chissà però cosa avrà in… serbo Nole per i prossimi tornei, chissà se avrà ancora la forza di concentrarsi sul campo.

 

Ashleigh Barty (10) ha trionfato in patria dimostrando di essere la più forte, la più brava e la più completa di tutte. Ora la WTA ha chiaramente una dominatrice ed il suo modo di giocare dimostra che anche tra le ragazze può esserci un tennis fatto non solo di potenza ma anche di intelligenza, classe, variazioni d capacità di utilizzare tutto il campo. Collins (9) si è arrampicata fino alla finale ma la montagna era troppo dura.

E poi c’è Rafael Nadal (10 e lode): poche settimane fa era in stampelle, poi ha avuto il covid, ma ha saggiamente evitato di andare in giro a concedere interviste o a premiare ragazzini. “21 rose, 21 re, 21 diamanti nella mia mano… 21 colpi davanti a me, è così facile morire…in nome dell’amore io combatterò, per amore…”. Pareva in difficoltà con Mannarino, pareva morto con Shapovalov (7,5) e invece abbiamo visto tutti come è finita. Ha spostato ancora una volta più in là i limiti dell’impossibile – 21 come i grammi che pesa l’anima – ed ora ripartirà il ritornello del Goat. Intanto dalla Svizzera è arrivato il messaggio di felicitazione di Roger Federer, messaggio proprio uguale uguale a quello inviato a Nole dopo il ventesimo hurrà del serbo… Ah, a proposito di reazioni social, geniale quella di Dzhumur (1): “Chiunque può vincere uno Slam senza Djokovic, il vero goat”

Come avrà preso invece la vittoria di Rafa il buon Nole? Avrà fatto il tifo per colui che aveva infranto il suo sogno di Grande Slam in quel di New York Medvedev? Daniil (9) era il grande favorito del torneo, si è trovato ad un set dal completare l’opera ma forse ha detto (piccolo) gatto prima di averlo messo nel sacco. Si è trovato ad un punto dalla sconfitta già con Aliassime (8) e stavolta ha dovuto arrendersi ai poteri sovrannaturali maiorchini, ma il futuro è indiscutibilmente suo. 

Una domanda intanto ci gira in testa: ma quelli che hanno avuto il barbaro coraggio di criticare Matteo Berrettini (9) dopo la sconfitta con Rafa, cosa avranno detto dopo la finale? Qualcuno dimentica come era messo Matteo dopo le Finals, ma il modo in cui è venuto a capo di un paio di match in questo torneo (Alcaraz e Monfils) ha dimostrato a tutti di che pasta è fatto il nostro. E anche Jannik Sinner (8) si conferma trai grandi, pur se impazza il toto-SuperCoach: da Becker, a Edberg, passando per Schiavone, Panatta e Ljubicic tutti i nomi sono stati fatti. Alla fine, all’esito di lunghe settimane di discussioni, si arriverà al Piatti-bis, in fondo la Costituzione non vieta il doppio mandato (anzi dalle parti della federazione è ammessa la ricandidatura a vita).

Poteva fare qualcosa in più Tsitsipas (8), apparso irresistibile con Jannik e poi arresosi a Medvedev nonostante i suggerimenti del papà. Per non farsi scoprire dai suoi avversari, Stefanos la prossima volta si farà dare consigli dal papà durante un toilet-break. La delusione del torneo è sicuramente Zverev (4,5) dato per secondo favorito e spazzolato via da Shapo già in ottavi: sarà, ma dopo l’oro olimpico e il master, il tedesco si candida a iscriversi al club della lost generation negli Slam.

Infine, Kyrgios e Kokkinakis (7,5) hanno vinto il torneo di doppio maschile: bene, bravi, bis e pubblico australiano in delirio. Entrati come wildcard hanno eliminato in scioltezza i numeri 1 del mondo Metkic e Pavic e vari altri “specialisti”: ecco, se uno che non ha alcuna voglia di giocare a tennis e un altro appena ritornato ad un buon livello dopo anni di infortuni decidono di impegnarsi un pochino, non ce n’è per nessuno. E dunque, ha ancora senso il doppio?

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