WTA Ranking: Bencic torna in top 25, Kvitova n.1 della Race

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WTA Ranking: Bencic torna in top 25, Kvitova n.1 della Race

Belinda Bencic ritorna in top25. Più precisamente al n.23, dopo il titolo a Dubai. Nella RACE irrompe al n.4. Perta Kvitova sale al n.3 e nella RACE scavalca Osaka al n.1

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La grande novità della settimana, anche per quanto riguarda la classifica WTA, è il ritorno di Belinda Bencic. Con la vittoria su Petra Kvitova nel Premier 5 di Dubai, la svizzera guadagna ben 22 posti e ritorna nei pressi della top20, più precisamente al n.23. L’ultima sua presenza nelle 30 risale al 18 settembre 2016, quando ricopriva la posizione n.26. Un’assenza durata 2 anni e mezzo. Se questa volta la fortuna – che le ha voltato le spalle in diversi occasioni – l’assisterà, nei prossimi mesi la 22enne rossocrociata potrebbe risalire ulteriormente la china. Rientrare in top ten, come nel 2016 quando fu addirittura n.7? Sarebbe forse  una previsione troppo rosea, ma la top20 o – perché no –  la top15 è alla sua portata.

Se andiamo a spulciare tra i risultati del 2018, Bencic ha collezionato al massimo secondi turni fino a Wimbledon, dove è stata sconfitta agli ottavi da Kerber, futura vincitrice del titolo. Le usciranno, quindi, 35 punti a Indian Wells, 70 a Parigi e 30  a ‘s-Hertogenbosch, non ha preso parte ai tornei di Miami, Charleston, Madrid, Roma, Stoccarda sulla terra, né ai Premier “verdi” di Birmingham e Eastbourne. Insomma, se starà bene, potrebbe attingere a un serbatoio di punti molto consistente, prima dell’uscita dei 240 punti dei Championship. Per quanto possa essere poco significativa a questo punto della stagione la RACE, vale comunque la pena ricordare che con il titolo negli Emirati Bencic si piazza al n.4.

Nella top20 non ci sono grossi cambiamenti. I movimenti rimarchevoli riguardano il posto in più di Petra Kvitova, che con la  finale a Dubai si riporta al n.3, e di Kiki Bertens, che pur uscendo al secondo turno negli Emirati ritocca il best ranking (n.7). La ceca è la nuova n.1 della RACE. Sempre più giù invece Garbiñe Muguruza: a Dubai è stata semifinalista un anno fa e il terzo turno raggiunto in questa edizione la fa scivolare al n.20. Considerato che la diretta inseguitrice, Kontaveit, è a -75 punti e che nel prossimo mese ha in uscita 400 punti, la spagnola non può essere sicura della sua permanenza nelle venti.

 
Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
1 0 Naomi Osaka 6871 19
2 0 Simona Halep 5727 17
3 1 Petra Kvitova 5605 22
4 -1 Sloane Stephens 5307 21
5 0 Karolina Pliskova 5145 22
6 0 Elina Svitolina 4900 19
7 1 Kiki Bertens 4885 26
8 -1 Angelique Kerber 4880 19
9 0 Aryna Sabalenka 3565 26
10 0 Serena Williams 3406 10
11 0 Anastasija Sevastova 3325 23
12 0 Ashleigh Barty 3285 20
13 1 Caroline Wozniacki 3117 18
14 -1 Daria Kasatkina 2985 24
15 0 Julia Goerges 2780 25
16 0 Elise Mertens 2745 24
17 0 Madison Keys 2726 15
18 0 Qiang Wang 2580 21
19 1 Caroline Garcia 2460 23
20 -1 Garbiñe Muguruza 2430 22

Gli altri movimenti di rilievo in top100 riguardano le protagoniste dell’altro torneo in programma settimana scorsa, quello di Budapest. La finalista, Marketa Vondrousova, guadagna 19 posizioni e si porta al n.62. Per un bizzarro assestamento di classifica perde, invece, una posizione la vincitrice del titoloAlison Van Uytvanck, che aggiunge al danno la beffa di uscire dalla top50 (è n.51). Anastasia Potapova, semifinalista, fa registrare invece un ottimo +15 e risale al n.72. Sorride anche Sorana Cirstea (+10, n.98) che rientra in top100. Lunedì positivo anche per Kristina Mladenovic (+7, n.60), Jennifer Brady (+23, n.94), Lin Zhu (+14, n.93). In crisi invece Mona Barthel (-17, n.97) e Timea Babos (-11, n.110), fuori dalla cento dopo una permanenza durata 4 anni e 4 mesi.

CASA ITALIA

Come abbiamo già anticipato la settimana scorsa, l’uscita al primo turno a Dubai costa 18 posizioni a Sara Errani. Oggi è n.143 ed è sempre n.2 d’Italia, ma è chiamata a difendere il titolo nel 125K Indian Wells. Non dovesse farcela, i 166 punti che le usciranno la farebbero sprofondare fuori dalla top200. Due posti in meno anche per Giorgi, oggi n.30 del ranking WTA.

Classifica WTA Variazione Giocatrice Punti Tornei
30 -2 Camila Giorgi 1705 20
143 -18 Sara Errani 412 12
166 0 Martina Trevisan 344 23
190 0 Martina Di Giuseppe 303 24
201 3 Jasmine Paolini 296 31
214 0 Giulia Gatto-Monticone 277 30
232 -2 Anastasia Grymalska 254 29
280 1 Deborah Chiesa 177 26
305 -2 Jessica Pieri 151 19
325 -3 Stefania Rubini 134 20
372 2 Federica Di Sarra 100 22
377 3 Georgia Brescia 98 22
392 0 Gaia Sanesi 88 13
398 1 Martina Caregaro 84 19
410 -2 Camilla Rosatello 79 13
429 -1 Lucrezia Stefanini 72 17
451 0 Martina Colmegna 60 17
466 -1 Dalila Spiteri 55 11
467 0 Cristiana Ferrando 55 17
499 0 Lucia Bronzetti 46 13

NEXT GEN RANKING

L’unico movimento in classifica riguarda il posto in più di Marketa Vondrousova (n.3),che scavalca Andreescu. Marketa si contenderà la posizione n.2 con Anisimova, che dista una sola lunghezza. Saldamente al comando Yastremska, che per il momento pare irraggiungibile.(Nel Next Gen ranking del 2018 rientrano le giocatrici nate dopo il 1° gennaio 1999).

Posizione Variazione Giocatrice Anno Classifica WTA
1 0 Dayana Yastremska 2000 36
2 0 Amanda Anisimova 2001 61
3 1 Marketa Vondrousova 1999 62
4 -1 Bianca Andreescu 2000 71
5 0 Anastasia Potapova 2001 72
6 0 Olga Danilovic 2001 116
7 0 Iga Swiatek 2001 126
8 0 Claire Liu 2000 140
9 0 Sofya Zhuk 1999 158
10 0 Kaja Juvan 2000 168

NATION RANKING

La Romania scavalca l’Australia al n.9.È questo l’unico movimento in una classifica per Nazioni pressoché immutata rispetto a una settimana fa. (Il Nation Ranking si ottiene sommando il ranking delle prime tre giocatrici di ciascuna nazione).

Posizione Variazione Nazione Punteggio
1 0 Stati Uniti 31
2 0 Repubblica Ceca 51
3 0 Ucraina 66
4 0 Russia 75
5 0 Germania 91
6 0 Bielorussia 92
7 0 Cina 99
8 1 Romania 100
9 -1 Australia 102
10 0 Belgio 122
LE TOP 50            
Classifica WTA Variazione Nazionalità Giocatrice Anni Punti Tornei
1 0 [JPN] Naomi Osaka 21 6871 19
2 0 [ROU] Simona Halep 27 5727 17
3 1 [CZE] Petra Kvitova 28 5605 22
4 -1 [USA] Sloane Stephens 25 5307 21
5 0 [CZE] Karolina Pliskova 26 5145 22
6 0 [UKR] Elina Svitolina 24 4900 19
7 1 [NED] Kiki Bertens 27 4885 26
8 -1 [GER] Angelique Kerber 31 4880 19
9 0 [BLR] Aryna Sabalenka 20 3565 26
10 0 [USA] Serena Williams 37 3406 10
11 0 [LAT] Anastasija Sevastova 28 3325 23
12 0 [AUS] Ashleigh Barty 22 3285 20
13 1 [DEN] Caroline Wozniacki 28 3117 18
14 -1 [RUS] Daria Kasatkina 21 2985 24
15 0 [GER] Julia Goerges 30 2780 25
16 0 [BEL] Elise Mertens 23 2745 24
17 0 [USA] Madison Keys 24 2726 15
18 0 [CHN] Qiang Wang 27 2580 21
19 1 [FRA] Caroline Garcia 25 2460 23
20 -1 [ESP] Garbiñe Muguruza 25 2430 22
21 0 [EST] Anett Kontaveit 23 2355 24
22 0 [LAT] Jelena Ostapenko 21 2251 22
23 22 [SUI] Belinda Bencic 21 2065 23
24 -1 [UKR] Lesia Tsurenko 29 2030 19
25 -1 [USA] Danielle Collins 25 1934 22
26 0 [ESP] Carla Suárez Navarro 30 1923 21
27 4 [TPE] Su-Wei Hsieh 33 1865 26
28 -3 [CRO] Donna Vekic 22 1825 23
29 -2 [RUS] Maria Sharapova 31 1716 13
30 -2 [ITA] Camila Giorgi 27 1705 20
31 -2 [ROU] Mihaela Buzarnescu 30 1650 25
32 0 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 27 1565 23
33 0 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 24 1550 23
34 -4 [SVK] Dominika Cibulkova 29 1502 18
35 2 [USA] Sofia Kenin 20 1404 25
36 -2 [UKR] Dayana Yastremska 18 1386 22
37 -2 [USA] Venus Williams 38 1385 12
38 -2 [CRO] Petra Martic 28 1296 20
39 -1 [GRE] Maria Sakkari 23 1267 23
40 1 [CHN] Saisai Zheng 25 1265 28
41 -2 [CHN] Shuai Zhang 30 1250 24
42 -2 [AUS] Ajla Tomljanovic 25 1250 27
43 1 [CZE] Katerina Siniakova 22 1237 25
44 2 [SVK] Viktoria Kuzmova 20 1229 28
45 -3 [GBR] Johanna Konta 27 1205 22
46 -3 [KAZ] Yulia Putintseva 24 1181 24
47 4 [USA] Alison Riske 28 1170 25
48 -1 [AUS] Daria Gavrilova 24 1145 25
49 -1 [CZE] Barbora Strycova 32 1141 23
50 -1 [BLR] Victoria Azarenka 29 1117 15
RACE TO SHENZHEN      
Posizione Variazione Nazionalità Giocatrice Punti
1 1 [CZE] Petra Kvitova 2510
2 -1 [JPN] Naomi Osaka 2186
3 0 [CZE] Karolina Pliskova 1440
4 16 [SUI] Belinda Bencic 1283
5 3 [UKR] Elina Svitolina 966
6 -2 [NED] Kiki Bertens 881
7 -2 [USA] Danielle Collins 806
8 4 [ROU] Simona Halep 736
9 -3 [AUS] Ashleigh Barty 735
10 -3 [BEL] Elise Mertens 702
11 -2 [BLR] Aryna Sabalenka 701
12 13 [TPE] Su-Wei Hsieh 701
13 1 [GER] Angelique Kerber 630
14 -4 [RUS] Anastasia Pavlyuchenkova 562
15 -4 [CRO] Donna Vekic 561
16 3 [UKR] Lesia Tsurenko 535
17 -4 [CAN] Bianca Andreescu 527
18 12 [SVK] Viktoria Kuzmova 503
19 -2 [BLR] Aliaksandra Sasnovich 501
20 1 [USA] Sofia Kenin 485

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Opinioni

Cinque idee per migliorare il tennis

Dalla regola del quinto set negli Slam al controverso medical time out, passando per la distribuzione dei punti ATP: come può essere migliorato il tennis? Discutiamone insieme

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Rafa Nadal - Indian Wells 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Con lo sport ancora fermo ai box per chissà quanto tempo, il momento pare adatto per discutere su come cambiare il tennis in modo da renderlo più appetibile, televisivo, popolare. O anche, semplicemente, più coerente. Esistono infatti ancora aspetti del regolamento stesso del tennis che sono controversi e su cui non solo gli appassionati, ma anche gli stessi tennisti e direttori, dibattono. In questo articolo vogliamo andare dritti al sodo proponendo cinque aspetti del regolamento che potrebbero essere migliorati. Altri aspetti, legati ad alcune cattive abitudini connaturate al tennis, verranno analizzati in un articolo successivo nel fine settimana.

Tutte le sigle che governano il tennis in questi ultimi anni hanno tentato delle sperimentazioni, già implementate in alcuni tornei. La ATP ad esempio, come tutti sanno, sta sfruttando le NextGen Finals per testare alcune idee come il Fast4 (set brevi a chi arriva prima a quattro game, con tie-break sul tre a tre), il NoAd con punto secco sul 40 pari, il No Let che prevede di giocare lo scambio anche se la pallina tocca la rete sul servizio, e così via, fino al coaching libero e alla gestione degli asciugamani. Questi cambiamenti sono appunto già stati sperimentati e quindi non ce ne occuperemo in questo articolo. Andiamo invece di seguito a proporre cinque idee ancora poco (o per nulla) dibattute, elencandole a salire dalla meno alla più significativa.

5 – Cambio di campo durante i Super tie-break

Come detto, si tratta di una minuzia che non cambierà la storia del tennis, ma durante i Super tie-break non si dovrebbe cambiare campo ogni sei punti. La regola ha senso nei tie-break in formato classico: si cambia campo dopo il sesto punto per assicurarsi che entrambi i tennisti ne giochino almeno uno in ogni lato. Pensiamo ad esempio a condizioni di sole basso all’orizzonte che possono sfavorire chi gioca controsole, o di vento contro o a favore. Girando ogni sei punti si garantisce almeno un cambio campo nel corso del tie-break, e ulteriori se (e solo se) si proceda a oltranza. La norma è logica e corretta, ma proprio per questo motivo nel Super tie-break andrebbe adattata alla lunghezza di quest’ultimo, cambiando quindi ogni nove punti.

 

Con il cambio al sesto e dodicesimo punto infatti si va incontro a due problemi. Il primo è che il ritmo del gioco diviene estremamente frammentato, proprio in un momento clou dell’incontro. I Super tie-break in cui si giocano 12 punti o meno sono rarissimi, sotto l’uno per cento, il che significa avere quasi sempre due cambi campo, uno dei quali perfettamente evitabile. Il secondo problema è la regolarità stessa del Super tie-break. Essendo la durata media di questi intorno ai 17 punti, alla fine ogni tennista avrà giocato di norma 11 scambi in un lato del campo e sei nell’altro. Una discrepanza particolarmente accentuata.

Per spiegarci meglio, supponiamo per assurdo che eventi atmosferici rendano un lato del campo talmente vantaggioso che chi gioca da quella parte della rete, vinca il punto il 100% delle volte. Il sistema con cui i cambi campo sono costruiti al momento fan sì che fino al 6 pari, e anche durante il tie-break, nessuno possa vincere il set sfruttando quella condizione. Si procederà a oltranza in situazione di parità, come corretto. Con l’attuale sistema usato per il Super tie-break invece, questa condizione di giusto equilibrio viene interrotta, e il giocatore che ha la fortuna di servire per primo dal lato di campo favorevole, vincerà il game per 10-6. Ovviamente questa è un’esagerazione per spiegare meglio il principio, ma anche se il vantaggio di giocare da un lato fosse minimo, è comunque corretto che entrambi i giocatori ne approfittino ugualmente. Anche perché i Super tie-break decidono le sorti dell’intero incontro.

4 – Uniformità per il quinto set degli Slam

Di questo in realtà si sta parlando abbondantemente, da quando anche l’Australian Open e Wimbledon hanno abbandonato il concetto del quinto set a oltranza da vincersi con due game di vantaggio; molto probabilmente presto anche il Roland Garros, ultimo torneo al mondo dove si procede ad libitum, sarà costretto a rivedere le sue clausole. Piccola chiosa insignificante, chi scrive era ed è un fan dell’oltranza. Vero è che un match maratona può inficiare la prestazione del vincitore al turno successivo, ma si tratta comunque di un risultato del campo. Nulla di irregolare, saper battere il proprio avversario risparmiando più energie possibile fa parte del gioco.

L’oltranza ci ha regalato pagine epiche di questo sport. Basti pensare alle Olimpiadi di Londra con Tsonga, che dopo il 25-23 a Raonic sconfisse Lopez in due set al turno successivo, e la semifinale fra Federer e Del Potro, con l’argentino che nonostante la fatica e la sconfitta per 19-17, batté Djokovic nella finale per il bronzo, sempre in due set. Parlando poi dell’incontro cui tutti pensano, ovvero il celeberrimo 70-68 fra Isner e Mahut, certamente sarà stato una faticaccia. Ma fra 100 anni due saranno ricordati ancora per quella partita, mentre di altri tennisti con carriere simili solo il web conserverà memoria.

Tornando al punto principale, in ogni caso va ammesso che ormai la direzione intrapresa è quella del tie-break anche al quinto set. Fermo restando che non c’è nulla d’irregolare nel fatto che ogni Slam faccia come gli pare, sarebbe bello che l’ITF mediasse per avere una regola comune fra tutti. In quel caso il compromesso più accettabile, che nessuno ancora adotta, sarebbe il Super tie-break sul 12 pari. Giungere fino a dodici game nel quinto set è più corretto. Non stanca troppo i giocatori, dà comunque ai fan dell’oltranza un contentino, e tiene gli spettatori incollati ai teleschermi. L’ormai iconica finale di Wimbledon dello scorso anno avrebbe perso una buona fetta della sua epica con un tie-break sul 6 pari. E chissà quanti bei momenti di tennis ci saremmo potuti godere con qualche game in più agli US Open in queste ultime decadi.

Allo stesso modo, il Super tie-break, se proprio deve essere un game secco a decidere un match, è meno aleatorio di un tie-break normale e lascia più spazio a capovolgimenti di fronte. Purché, mi raccomando, si cambi campo ogni nove punti.

Novak Djokovic e Roger Federer – Wimbledon 2019 (via Twitter, @ATP_Tour)

3 – Definizione dell’inizio del punto

Altro aspetto di cui si parla stranamente poco riguarda il lancio della pallina nel movimento del servizio. Da regolamento nel tennis il punto inizia quando il giocatore al servizio comincia il movimento per impattare la pallina con la racchetta. Ne consegue che il lancio della stessa può essere ripetuto più volte. Per assurdo anche mille, senza incorrere in penalità, purché non si faccia il gesto di volerla colpire. L’idea di poter ripetere il gesto finché non ci si sente a proprio agio deriva da un periodo in cui il tennis era uno sport esclusivamente per gentiluomini e gentildonne, e di certo non si voleva litigare e discutere per una minuzia simile.

Ancora oggi una corretta etiquette del tennis fa sì che in generale gli atleti non si approfittino di questa opzione per distrarre l’avversario o irretirlo. Tuttavia, a volte è capitato, tantoché la USTA ha rilasciato dei suggerimenti nel proprio manuale del Fair Play anche riguardo a questo aspetto. In generale è sbagliato il concetto di base: il lancio della palla è un gesto tecnico tanto quanto un rovescio o uno smash, e non c’è motivo logico per cui dovrebbe essere ripetuto fin quando non riesce bene. Certamente le condizioni atmosferiche a volte possono renderlo molto difficile, ma è un principio che vale per ogni altro aspetto del gioco. Se poi appunto contiamo che ciò lascia spazio potenzialmente a furberie e irregolarità, soprattutto con l’avvento dello shot clock, la regola dovrebbe essere cambiata.

Un motivo a suffragio risiede anche nel fatto che una situazione simile si è già presentata nel mondo dello sport. Stiamo parlando della pallavolo, dove in passato, come nel tennis, il movimento del servizio poteva essere ripetuto (una sola volta) se il lancio della palla era venuto male. Successivamente si decise di eliminare il secondo tentativo, poiché da quando molti giocatori iniziarono a eseguire la battuta al salto, la concessione del doppio tentativo si era trasformata in una discreta perdita di tempo. Gli ‘abusi’ di questa libertà portarono dunque la Federazione Internazionale a modificare la norma. Nel campo del tennis invece l’unico torneo a introdurre questa regola in via sperimentale fu l’IPTL, esperimento della scorsa decade che proponeva diverse novità interessanti, ma che per ragioni di budget e logistica ha avuto vita molto breve.

2 – Ripartizione dei punti nei tornei

Premettiamo: la classifica ATP così come è congegnata è un gioiellino quasi perfetto. Non a caso quasi sempre il titolo di “Player of the Year” è andato a colui che anche il computer ha individuato come numero 1 del mondo secondo i punteggi assegnati nei vari tornei. Ciononostante qualche lifting nel corso degli anni se lo è permesso anche il sistema di ripartizione dei punti, l’ultimo nel 2009, al fine di migliorare sempre di più la coerenza dei dati del computer con ciò che si vede sul campo.

Il Ranking così com’è non fa felici tutti i giocatori. Più volte in passato Nadal ha proposto, senza successo, l’idea di una classifica su base biennale, come accade nel golf. Più sottovoce invece è passata una considerazione di Federer che merita altrettanta attenzione, ovvero che i punti assegnati nei tornei sono troppo sbilanciati a favore del vincitore. Nello specifico, 360 punti per i quarti di finale di uno Slam, ovvero poco più di quelli guadagnati da chi perde la finale in torneo ATP 500, paiono un po’ miseri se confrontiamo l’importanza dei due traguardi.

Anche la progressione dei punti sembra seguire una logica matematica che salta di colpo nei piani alti. Nei primi turni infatti i punteggi raddoppiano a ogni gradino: 45, 90, 180, 360, 720. Fino alla semifinale, ogni vittoria fa guadagnare esattamente i punti accumulati fino a quel momento. Tra semifinale e finale però c’è un declino netto. Da 720 a 1200, significa che la vittoria della semifinale porta in dote “solamente” 480 punti, pochi di nuovo se raffrontati ai 720 che dovrebbe valere se la regola del raddoppio continuasse.

Una progressione più corretta, fermo restando il principio che la vittoria finale valga 2000 punti, dovrebbe salire in maniera più lineare, abbandonando prima la regola del raddoppio e premiando di più traguardi di prestigio come il raggiungimento della seconda settimana, o il passaggio del primo turno. Una vittoria in una partita di uno Slam per molti giocatori significa la realizzazione di un sogno e non può avere il valore di una semifinale in un Challenger (45 punti). Senza nulla togliere ai giocatori che si sono onestamente costruiti una classifica da top 100 a suon di tornei ITF, chi ben figura negli Slam dovrebbe essere maggiormente premiato.

Matteo Berrettini – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Una proposta su cui discutere potrebbe essere la seguente progressione: (10), 80, 160, 320, 560, 880, 1320, 2000. Sono numeri pensati anche per poter essere divisibili per otto, e quindi applicabili con la stessa progressione fin dai tornei ATP 250, cosa che con il sistema attuale non è possibile dovendo fare degli arrotondamenti.

1 – Medical Time Out

E veniamo al problema principale, il benedetto Medical Time Out. Una tradizione tutta tennistica generatrice di mille controversie. Per chi conoscesse il tennis marginalmente ripetiamo la norma in poche parole: a un giocatore è concesso chiedere una pausa dal gioco per usufruire di un intervento medico, ma solo nel caso in cui si tratti di un infortunio “occasionale”, e non di una condizione fisica dovuta a un cattivo stato di forma come, ad esempio, i crampi.

La regola è molto cervellotica e presenta diverse aree grigie e sfumature. Negli anni innumerevoli sono state le accuse di fan, pubblico, e a volte di tennisti stessi (ultimo Giannessi contro Duck He-Lee ai recenti Australian Open) verso atleti colpevoli di aver finto un infortunio solo per distrarre l’avversario, rifiatare, ottenere qualche consiglio tattico. Il Medical Time Out non fa davvero contento nessuno, è una norma troppo opinabile e francamente priva di una logica sportiva. Infortunarsi non fa piacere, ma è parte del gioco. Ovviamente negli sport di contatto occorre prevedere la possibilità che un infortunio possa essere causato dall’azione di un avversario, nel qual caso permettere la cura è logico e lecito. Il tennis però, non rientra fra questi.

Il problema ha due soluzioni. La prima è eliminare il Medical Time Out del tutto: chi non è più in grado di giocare si ritira e lascia strada all’avversario. Quella però che vogliamo proporre, probabilmente più giusta e semplice, è di togliere semplicemente la parola “Medical”, e di trasformarlo in un normalissimo Time Out, che già esiste in molti altri sport. In tante altre discipline il Time Out può essere richiesto e non c’è bisogno di addurre (o di fingere) nessuna motivazione particolare. Sport come basket, pallavolo, pallanuoto addirittura fanno del Time Out un’arte. Prendersi una pausa per far mente locale e allo stesso tempo far perdere il “momentum” all’avversario è più che lecito, anzi: è l’essenza stessa del Time Out.

L’arzigogolo per cui nel tennis debba essere considerato immorale, e debba per questo essere mascherato dietro alla motivazione (sovente fittizia) di necessità mediche, poteva forse avere un senso logico in passato, ma oggi di certo non ce l’ha più. In uno sport ad alta componente psicologica come il tennis, l’istituzione del Time Out, durante il quale magari permettere il coaching, può solo rendere lo sport più interessante, e certamente eliminare tante inutili controversie. Sulle modalità poi si può discutere separatamente: una proposta potrebbe essere un Time Out per incontro, più uno supplementare in caso di set decisivo, da chiamarsi sempre a cambio campo. Nel caso per qualsiasi ragione un giocatore voglia usufruire del Time Out in un altro momento, dovrà concedere tutti i punti fino al successivo cambio campo.

E ora la parola ai lettori. Siete d’accordo con le proposte elencate nell’articolo? Quali vi paiono più urgenti e sensate? Quali altri cambiamenti proporreste per modificare il tennis a livello di regolamenti? Sbizzarritevi nei commenti.

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Al femminile

Jamie Hampton era speciale

Si è definitivamente conclusa la carriera di una giocatrice tanto talentuosa quanto sfortunata. Una tennista difficile da dimenticare malgrado abbia giocato ad alti livelli per pochi mesi

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Jame Hampton - Australian Open 2013

La scorsa settimana Jamie Hampton ha chiuso con il tennis professionistico: ha annunciato il ritiro con un tweet pubblicato martedì 19 maggio. A prima vista sembrerebbe una modalità consueta per i nostri tempi, se non fosse per un “dettaglio” che rende il tutto quasi incredibile: la fine ufficiale è arrivata a distanza di oltre sei anni dall’ultima partita disputata.

Dobbiamo risalire al 3 gennaio 2014, ad Auckland, torneo di apertura del circuito WTA. Hampton è reduce da uno stop di tre mesi (ultimo match allo US Open 2013), ma sembra avere recuperato la condizione. Jamie sta per compiere 24 anni (è nata l’8 gennaio 1990) ed è diventata stabile Top 30. In Nuova Zelanda sconfigge Tamira Paszek, Kristyna Pliskova e infine Lauren Davis; in questo modo raggiunge la semifinale dove la aspetta Venus Williams.

È un incoraggiante avvio di stagione, ma il primo confronto della sua carriera contro Venus non si svolgerà mai: un problema all’anca la costringe a dare forfait. Spiega in conferenza stampa: “Stamattina stavo facendo il riscaldamento, e sul finire ho deciso di tirare ancora un paio di colpi; e semplicemente mi si è bloccata l’anca. Ho parlato con il fisioterapista e il dottore: se fossi scesa in campo ci sarebbe stata la possibilità di aggravare la situazione.
È incredibilmente deludente. Mi sarebbe piaciuto poter affrontare una campionessa come Venus, e magari avere l’opportunità di giocare una finale e vincere il mio primo titolo. Ma così vanno le cose, fa parte del gioco e dell’essere un’atleta. Fosse accaduto lo scorso anno, sarei stata devastata, ma ho fatto molta strada per quanto riguarda la maturità e ho intenzione di fare i passi giusti in vista dell’Australian Open”.

 

Lo Slam è alle porte, occorre essere prudenti per non comprometterlo. Il forfait sembra una scelta precauzionale, invece la situazione non migliora. Hampton deve prima rinunciare allo Slam, e poi affrontare non uno, ma addirittura due interventi all’anca. Lo svela Chris Evert con un tweet del 9 febbraio. L’anca è uno dei punti più critici per chi gioca a tennis, e una doppia operazione cambia la prospettiva sul rientro: non più qualche settimana, ma parecchi mesi.

Di rinvio in rinvio, termina il 2014. E non basta un secondo tweet di Chris Evert del gennaio 2015 (che annuncia la ripresa degli allenamenti nella sua Academy) a cambiare davvero la situazione: anche la prima metà del 2015 passa senza che Hampton torni a competere. Ci si chiede cosa stia succedendo, fino a quando, nel mese di agosto, Jamie rilascia una intervista al sito WTA che racconta dettagli medici preoccupanti: “Ho avuto un totale di sei interventi chirurgici. All’anca destra, all’anca sinistra, al tendine di Achille sinistro, al gomito destro, al tendine di Achille destro, e di nuovo all’anca destra. Il problema al tendine di Achille destro è emerso quando ero in stampelle dopo l’operazione al tendine sinistro. La terza operazione all’anca (la seconda a destra) si è resa necessaria perché avevo accumulato un sacco di tessuto cicatriziale. La parte sinistra ora va bene, i principali problemi sono stati a destra: anca e tendine di Achille”.

Si scopre così che l’anno e mezzo trascorso lontano dai campi non è stato un “normale” periodo di operazione e convalescenza, quanto un autentico calvario chirurgico. L’unico piccolo segnale di speranza si ritrova nella frase “It’s definitely not over”. È la frase che conclude la risposta alla domanda su cosa dire ai tifosi che si preoccupano per lei: “Ai tifosi dico che li amo, e che se avessi risposte certe sul mio futuro sarei felice di dargliele. Ma purtroppo non ne ho. Ma sono ancora concentrata sul tennis, ci sto ancora provando, e quindi di sicuro non è finita.

L’intervista dell’agosto 2015 lascia tutti sospesi, incerti su cosa pensare per il suo futuro, anche perché non si avranno più novità per molto tempo. Tanto per dare una idea: nel luglio 2016 (in pratica un anno dopo) a Wimbledon, dove ero presente come inviato, avevo provato a chiedere di lei a qualche giornalista americano, senza avere notizie. Allora ho chiesto aiuto a Ubaldo Scanagatta, confidando sulla sua sterminata rete di conoscenze internazionali. Niente anche dai suoi contatti; tutto fermo all’intervista del 2015.

Un minimo aggiornamento arriva finalmente da un’altra intervista del maggio 2017, rilasciata per un podcast del giornalista del New York Times Ben Rothenberg. Su 50 minuti di colloquio, Jamie dedica pochi secondi per spiegare la sua situazione medica. La sensazione è che non abbia molta voglia di parlarne. Rettifica alcune voci sbagliate e spiega in estrema sintesi: “Non è vero che ho avuto sei interventi chirurgici all’anca. In realtà ho avuto più di sei interventi, in diverse parti del corpo, ma non tutti all’anca. E anche se una operazione è sempre una operazione, alcune sono state operazioni “minori”, di facile recupero. Non voglio dire quante ne ho avute in totale, ma sono state più di sei”.

Significa quindi che fra il 2015 e il 2017 Jamie è tornata ancora sotto i ferri. Mentre per quanto riguarda il futuro non è cambiata la posizione: “Non so se giocherò ancora o no, ma non ho ancora deciso di abbandonare e passare oltre, verso qualcosa di diverso”.

È assolutamente legittimo che una giocatrice voglia tutelare la propria privacy, non entrando nel dettaglio delle vicissitudini mediche. Se racconto tutto questo è perché credo di non essere stato il solo interessato alle traversie di Jamie Hampton. Molti appassionanti hanno sperato che potesse tornare a giocare: malgrado il periodo vissuto ad alti livelli in WTA fosse stato molto breve, Hampton aveva suscitato una profonda impressione. È venuto il momento di provare a spiegare perché. Facendo un ulteriore passo indietro nel tempo.

a pagina 2: Gli inizi e l’affermazione

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Focus

Intervista a Elisabetta Cocciaretto: “Mi piacerebbe entrare in top 10 e vincere Roma”

Classe 2001, Elisabetta è la tennista italiana più promettente. Dopo l’esordio Slam dello scorso gennaio, vediamo quali sono le sue ambizioni

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Abbiamo incontrato la giovane tennista marchigiana Elisabetta Cocciaretto, nata ad Ancona il 25 gennaio del 2001. Avevamo già avuto modo di scoprire la sua vivacità, intervistandola a Melbourne lo scorso gennaio.

Elisabetta è allenata da Fausto Scolari ed è attualmente tesserata per il Circolo ‘’Tennis Italia’’ (Forte dei Marmi). Nata da padre informatore medico e una madre dottore commercialista e consigliera regionale, ha un fratello di 16 anni che frequenta il secondo anno di un istituto tecnico. Elisabetta ha vinto da Juniores i campionati italiani U11, U12, U13 e U14, e per ben due volte il noto torneo ‘’Lemon Bowl’’. Da U18 ha vinto un torneo di grado 1 in Austria, ha ottenuto una semifinale all’Australian Open Juniores e al torneo ‘’Bonfiglio’’, e ha partecipato alle Olimpiadi giovanili nell’ottobre 2018, ultimo torneo della sua carriera juniores in cui vanta un best ranking di numero 12. Ha inoltre vinto gli europei di doppio in coppia con Federica Rossi.

Tra le vittorie prestigiose della sua giovane carriera ricordiamo quella contro Cori Gauff (classe 2004, attuale numero 52 del ranking WTA) al primo turno dell’Australian Open junior 2018, l’edizione in cui l’italiana ha raggiunto la semifinale. Alle qualificazioni dell’Australian Open 2020 ha battuto con il punteggio di 6-2 6-1 Tereza Martincova (classe 1994, attuale numero 133 WTA), per entrare nel main draw. Si era precedentemente imposta contro Allie Kiick (classe 1995, attuale numero 160 WTA) in Cile all’ITF 01A con il punteggio di 5-7 6-2 6-2 e contro Sara Errani (classe 1987, ex numero 5 del mondo in singolare e finalista del Roland Garros), vittoria che l’ha portata alla conquista del W60 Asuncion del 2019. Sempre ad Asuncion ha battuto anche Conny Perrin (classe 1990, ex numero 134 WTA), già sconfitta due volte di fila a Torino e Palermo quando la giovane marchigiana aveva appena fatto il suo ingresso tra le prime 700 giocatrici del mondo.

 

Attualmente numero 157 del ranking WTA, Elisabetta quest’anno ha fatto il suo esordio assoluto a livello Slam all’Australian Open, sconfitta al primo turno da Angelique Kerber.

In esclusiva ci ha gentilmente raccontato la sua storia e le sue ambizioni.

Quando e come nasce la tua passione per il tennis?
La mia passione per il tennis nasce fin da piccolissima perché i miei giocavano a livello amatoriale. Vicino casa c’era il torneo ‘Tennis Europe’ under 12 di Porto San Giorgio e un giorno andai a vedere qualche partita con mio padre. Mi chiese se volevo iniziare a giocare a tennis, risposi di sì. Ho quindi iniziato i corsi gratuiti del maestro storico del circolo e da lì mi sono appassionata sempre di più.

Qual è il momento della tua ancora giovanissima carriera che, in generale, ricordi con maggior piacere?
Di sicuro è stata la qualificazione al Foro Italico, era sempre stato il mio sogno giocare su quei campi un giorno. Un altro bel ricordo è stata la vittoria contro Sara Errani in Paraguay, perché oltre ad essere sempre stata il mio idolo, quella vittoria significava l’accesso nelle prime 200 al mondo e quindi l’ingresso alle qualificazioni dell’Australian Open assicurato.

Nella tua gioventù vissuta nelle Marche, c’è invece un episodio tennistico che è stato particolarmente significativo per la giocatrice che sei e stai cercando di diventare?
Sicuramente la finale vinta al Lemon Bowl under 10 contro Olga Danilovic: ero troppo felice dopo quella partita!

Quale torneo, a prescindere dalla levatura internazionale, sogni di vincere?
Sogno fin da piccola di vincere il torneo di Roma, vincerlo davanti al pubblico italiano sarebbe il coronamento di un sogno.

Come giudichi la tua esperienza all’Australian Open di quest’anno?
È stata bellissima. Mi sono confrontata con le giocatrici più forti al mondo e ho potuto capire su cosa avrei dovuto lavorare per arrivare un giorno ad essere come loro. La qualificazione è stato un sogno diventato realtà.

Come stanno procedendo la tua preparazione e gli allenamenti in attesa della ripresa del circuito WTA?
Attualmente sono a Matelica (Marche, provincia di Macerata, ndr) a casa della suocera del mio allenatore Fausto Scolari: ha un campo privato e quindi ho avuto la possibilità di riprendere ad allenarmi. In attesa di sapere quando potrò andare al centro tecnico di Formia.

Obiettivi e ambizioni per il futuro?
Sicuramente il mio obiettivo principale è diventare un’atleta a tutti gli effetti e dare il massimo tutti i giorni. Facendo così raggiungerò il massimo del mio potenziale. Un giorno mi piacerebbe però entrare nelle prime 10 del mondo!

Intervista realizzata da Edoardo Diamantini

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