Finals 2021, c'è una data: decisione il 14 marzo. Ma Torino è appesa a un filo

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Finals 2021, c’è una data: decisione il 14 marzo. Ma Torino è appesa a un filo

La proroga concessa dall’ATP scade venerdì e l’appoggio garantito dai privati non pare, da solo, sufficiente. Il Presidente del Coni Malagò parla di “problema esclusivamente politico”

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Le parole di Diego Nepi Molineris, direttore marketing e sviluppo del Coni, non spostano sensibilmente gli equilibri nella partita a scacchi tra parti politiche e realtà territoriali, sullo sfondo della quale ci si gioca l’assegnazione di cinque edizioni dalle ATP Finals, dal 2021 al 2025, per la quale Torino è (teoricamente) ancora in corsa. Definiscono però delle scadenze alle quali non è più possibile sottrarsi, dopo la proroga che l’Italia ha già chiesto e ottenuto: “La proroga scade venerdì 1 marzo. La commissione si riunirà il 5 marzo a Indian Wells e dopo una serie di altre riunioni, il 14 marzo annuncerà la città designata tra Londra, Singapore, Tokyo, Manchester e Torino. Se Torino ci sarà“.

Perché che la candidatura di Torino sia appesa a un filo è cosa nota. Il contributo governativo, che per l’intero quinquennio dovrebbe ammontare a circa 80 milioni di euro, non è stato ancora garantito. Non sembra rientrare tra le priorità dell’attuale esecutivo, come dimostrato dalla decisione di ritirare la candidatura di Roma a ospitare le Olimpiadi 2024 e poi di non sostenere economicamente quella di Milano-Cortina per i giochi invernali 2026. Agli appelli più o meno disperati delle amministrazioni torinesi gli esponenti del governo hanno risposto sempre in modo piuttosto freddo, quando non glaciale; in particolare il Sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti, che una settimana fa ha virtualmente chiuso i rubinetti sentenziando che ‘i soldi non ci sono‘.

Ci pensino i privati, in sostanza, se davvero ci tengono che Torino ospiti la manifestazione che riunisce gli otto migliori tennisti del mondo. Non si tratta però di uno scenario verosimile. Secondo le stime più diffuse, per organizzare al meglio ognuna delle cinque edizioni delle Finals servirebbero circa 50 milioni di euro all’anno, appena 11 dei quali dovrebbero essere messi a disposizione da sponsor e privati. Un piccolo contributo congiunto di 3 milioni verrebbe garantito da Comune e Regione, 20 sarebbero coperti da biglietti e introiti dei diritti TV ma ben 16 dovrebbero arrivare dal portafoglio del governo, che moltiplicati per cinque anni fanno 80 milioni tondi. Tondi almeno quanto, per il momento, irraggiungibili.

 

I PRIVATI RISPONDONO PRESENTE – Per quel poco che può contare, i privati hanno iniziato a fare la loro parte. Lunedì 25 febbraio, presso la Camera di Commercio di Torino, si è tenuto un incontro tra la sindaca Chiara Appendino e diversi rappresentanti del mondo delle imprese tra cui anche realtà di ‘sistema’ quali Iren e Intesa Sanpaolo. Ne è derivata una promessa di investimento per circa due milioni di euro all’anno, dieci in totale, per sostenere la manifestazione qualora dovesse essere assegnata a Torino.

Si tratta solo di un quinto della cifra che – secondo la stima precedentemente citata – i privati dovrebbero investire nell’evento, ma è comunque un segnale che dal governo stenta invece ad arrivare. “Ho visto grande attenzione da parte di aziende quali Lavazza e Kappa“, ha dichiarato ancora Nepi Molineris, “ma continua a mancare un passo“. A quale passo si riferisca è ormai il segreto di Pulcinella, e infatti lo svela il presidente del Coni Giovani Malagò che parla esplicitamente di ‘un problema di carattere esclusivamente politico. Noi avevamo un ruolo soltanto tecnico’.

In attesa di scoprire quali delle difficoltà strutturali della candidatura italiana siano condivise dalle altre città, unica circostanza che al momento sembra poter salvare le speranze di Torino, il rischio è quello di ritrovarsi a commentare l’ennesima occasione sfuggita già tra 48 ore.

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Esibizioni: Thiem, Zverev, Kyrgios e Sinner sull’erba di Berlino. Sperando in Federer

Anche Svitolina e Bertens ai due mini-tornei di esibizione in Germania a partire dal 13 luglio. Si giocherà su erba e cemento

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Jannik Sinner - ATP Challenger Ortisei 2019 (foto Marco Corriero)

Dopo la cancellazione del WTA di Berlino, evento erboso che avrebbe dovuto fare il suo esordio in calendario a metà giugno, resta viva la possibilità di vedere alcune stelle del tennis nella capitale tedesca. Lo stesso sponsor annuncia infatti due mini-tornei di tre giorni con sei giocatori e sei giocatrici a darsi battaglia, rispettivamente, sull’erba dello Stadio Steffi Graf dal 13 al 15 luglio e sul duro in un hangar dell’ex aeroporto Tempelhof dal 17 al 19. Frontmen della manifestazione, per adesso, Sascha Zverev e Nick Kyrgios.

A proposito di Kyrgios, uno dei più attivi sui social durante l’isolamento, l’organizzatore Edwin Weindorfer spiega al quotidiano berlinese B.Z. che “quasi nessuno gode di tanta popolarità come lui fra i giovani. Da una parte le bravate, dall’altra le fantastiche giocate. In generale, comunque, il campo dei partecipanti è di altissimo livello”. Sì, perché oltre al n. 7 e al n. 40 ATP, c’è anche un tale Dominic Thiem, terzo giocatore del mondo, attualmente impegnato in un’esibizione in patria. Il quarto nome annunciato è quello di Jannik Sinner, mentre ancora non sappiamo chi saranno gli altri due tennisti.

A dirigere i due tornei sarà l’attuale capitano della squadra tedesca di Fed Cup Barbara Rittner, che per il femminile può contare sulle top ten Elina Svitolina e Kiki Bertens, oltre che su Julia Goerges e Andrea Petkovic, ferma dal torneo di Lussemburgo dello scorso ottobre. Anche qui, ci sono due posti ancora vuoti. Gli organizzatori dicono di stare negoziando con due vincitori Slam: “A Federer piace giocare sull’erba, ma vuole aspettare e vedere come va, proprio come Angie Kerber”, spiega Weindorfer. Avendo a che fare con atleti internazionali, molto dipenderà dalle possibilità di spostamento in luglio.

 

LE REGOLE – Per quanto riguarda le regole di gioco, ci sarà un tabellone a eliminazione diretta che parte dai quarti di finale con i primi due del seeding avanzati di un turno. Gli incontri si disputeranno al meglio dei tre set, ma il terzo sarà un tie-break. Niente giudici di linea, ma tutte le chiamate saranno gestite da hawk-eye come accade alle Nextgen di Milano. Il montepremi è di 100.000 euro sia per il maschile sia per il femminile.

L’idea di Weindorfer è di fissare gli standard del tennis in questi tempi difficili sull’esempio della Bundesliga, che è ripartita il 15 maggio. Mentre proseguono le trattative per i diritti televisivi, la situazione attuale non permettere l’accesso al pubblico, ma le condizioni potrebbero cambiare tra un mese e mezzo.

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Il figlio di Tracy Austin entrerà tra i professionisti

Brandon Holt, 22 anni, ha deciso di lasciare con un anno di anticipo il suo team alla University of South Carolina per diventare un professionista

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Dopo quattro anni da numero uno dei Trojans, Brandon Holt ha fatto la sua scelta: passerà al professionismo, lasciando così il suo team. Holt è stata per tutti questi anni la stella della University of South Carolina, vincendo 91 partite in singolare e 74 in doppio. Il figlio dell’ex numero uno del mondo femminile Tracy Austin e Scott Holt lo ha comunicato in un lungo post pubblicato sul suo profilo Instagram, dove ha salutato e ringraziato i suoi compagni di squadra, gli allenatori e tutti coloro che hanno contribuito alla sua crescita nel suo percorso verso il professionismo.

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What a fantastic 4 years this has been at USC. With the exception of COVID, I don’t think I could have enjoyed my time as a Trojan more. I am excited to start a new chapter and begin my professional career. My teammates and coaches all know how much I love them and I have voiced that in person over the years, so I do not need to write a love story for you all to read. However, I do feel inclined to show just how special USC is to me. I could not have asked for better coaches in @coachpetersmith @brettmasi @kkwintus @dbaughm They made me feel like the most important thing in their day was improving my teammates and I in tennis and as people. Naturally, people talk about my success on the court at USC and view that as the reason I had such a great time. My teammates are the number one reason I was so happy at USC. The single biggest success looking back is @coachpetersmith recruiting GOOD PEOPLE. He recruited people I played tennis with for 4 years. But more importantly, he recruited a band of brothers who are and will continue to be my best friends. I would also like to thank my friends outside of the tennis team and I cherish all the special relationships created at USC. I would like to thank my family for the support and my grandparents who didn’t miss a match. Thank you to everyone at @usc_athletics for always having a smile on your face no matter the difficulty. The training staff was so exceptional and walking into McKay was always such a joy. Thank you to the fans and supporters of @uscmenstennis Thank you to everyone who played a direct role in our team’s success. You all know who you are. Lastly, this feels like a goodbye, but I look to so many of the staff members at USC as friends and mentors, so I know our relationships will remain strong. Love you all. Fight on forever! ✌️ (Wish I could tag everyone but only lets me tag 20)

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Holt lascia l’USC con un anno di anticipo. Attualmente il ragazzo statunitense occupa la 488esima posizione nel ranking ATP, ma per sapere di che pasta è fatto non serve guardare tanto lontano. Dieci giorni fa ha giocato un’esibizione a Rolling Hills, in California. È arrivato in finale dove si è trovato davanti Sam Querrey, che l’ha battuto solo al match tie-break del terzo set, 10-8. Certo, la formula del Fast4 e lo stato di forma non ottimale di Querrey sono due fattori da tenere in grande considerazione, ma al di là dell’Oceano sono abbastanza sicuri del fatto che Brandon Holt, non “il figlio di Tracy Austin”, saprà dire la sua nel circuito ATP.

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Berrettini intensifica gli allenamenti in Florida con Frances Tiafoe

Dopo aver ripreso in mano la racchetta dopo mesi il numero uno d’Italia ha ripreso ad allenarsi coi suoi colleghi all’Academy di Boca Raton

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Matteo Berrettini si allena in Florida (foto via Instagram, @matberrettini)

Non c’è alcuna certezza sulla data in cui il Tour riaprirà i battenti, ma in un periodo in cui l’epidemia di Coronavirus sembrerebbe più controllata rispetto ai mesi scorsi, per gli sportivi è bene sfruttare l’occasione e – con le dovute precauzioni – tornare al lavoro. Dopo gli allenamenti individuali senza racchetta, Matteo Berrettini è tornato in campo da qualche settimana. Il numero uno azzurro è ancora negli Stati Uniti, in Florida, assieme alla fidanzata Ajla Tomljanovic. Dall’altra parte della rete, sui campi dell’Academy di Boca Raton, ha trovato Frances Tiafoe: Matteo ha così potuto alzare i giri del motore e iniziare il recupero dello stato di forma “pre-Covid”. Se ancora di competere non se ne parla, riprendere gli allenamenti con i colleghi fa respirare quell’aria di normalità, che tutti in questi giorno sogniamo.

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Trying to look good but @coachpaolovolpicelli and @bigfoe1998 photobomb every pic… 🙄 – 📷🙏 @marcoperretta

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