Roger, i 100 a un passo (Crivelli). Torino in ginocchio (Bertellino)

Rassegna stampa

Roger, i 100 a un passo (Crivelli). Torino in ginocchio (Bertellino)

La rassegna stampa di sabato 2 marzo 2019

Pubblicato

il

Roger, i 100 a un passo (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La cifra di Dio, oltre cui non esiste più nulla. Unico sopra tutte le cose. Non serve la numerologia per elevare un altare alla santità di Federer. Eppure l’appuntamento della serata di oggi a Dubai raccoglie il fascino delle imprese destinate immediatamente alla storia e poi alla leggenda: il Divino può vincere finalmente il torneo numero 100 in carriera. Roger centenario, il secondo di sempre a volare a quella quota, dunque l’apoteosi: anche se il recordman Connors, a 109 perle, pare ormai irraggiungibile salvo miracoli. Sono passati esattamente 6600 giorni da quella domenica milanese di febbraio (era il 4) al Palalido in cui uno sbarbatello svizzero con brufoli, chignon e una discreta dose di spocchia figlia di un talento già allora smisurato ma non ancora incanalato nell’eleganza inimitabile dei passi successivi, affrontava e batteva da favorito il francese Boutter. […] Fu la prima volta del Più Grande. E non può essere un caso se il destino si è divertito, davanti all’opportunità di un traguardo immane, a mettergli di fronte uno dopo l’altro due ragazzi molto dotati, assai simili al Roger di allora e capaci, negli ultimi otto mesi, perfino di oscurarne qualche sogno. In semifinale, il Divino dimentica infatti cinque giorni di alterna brillantezza e travolge Coric, che a giugno lo aveva battuto in finale a Halle impedendogli di festeggiare il trionfo numero 99 e ritardando l’incrocio con la tripla cifra, per cui era già apparecchiata, se non fosse accaduto nel mezzo, l’amata Basilea (non a caso, l’ultimo torneo fin qui conquistato dall’ex numero uno). Il croato allievo di Piatti lo aveva fermato anche a Shanghai, in semifinale, e dunque si è presentato alla sfida negli Emirati con la baldanza di due vittorie di fila contro l’illustre avversario (ma anche con tre match finiti al terzo set). Eppure non c’è stata storia: Federer, ultraoffensivo e con un uso devastante della palla corta, sbrigherà la vicenda in 67 minuti. Il posto privilegiato in paradiso, perciò, è distante appena una partita, ma carica di pathos, perché sarà la rivincita del tonfo agli Australian Open con Tsitsipas. Il Signore dell’olimpo tennistico farà un altro passo nell’immortalità solo battendo l’Apollo greco, con la memoria a quella sfida degli ottavi a Melbourne che qualcuno lesse come un passaggio di consegne, l’ascesa al cielo del nuovo eroe ai danni del monumento ormai scricchiolante. Cinque settimane dopo, Federer può riportare indietro il tempo e prendersi la più dolce delle vendette sportive, malgrado la cautela di rito: «Stefanos in quella partita mi ha dimostrato quanto sia difficile batterlo. Alla fine ero molto triste e deluso per tutte le occasioni che non avevo sfruttato, quella sconfitta in qualche modo mi ha segnato. Per questo credo che il 100° titolo sia ancora lontano, anzi non ci devo pensare, e rimanere solamente concentrato sul match e provare a estrarre il meglio dal mio gioco. Ma non mi nascondo, la finale per me può rappresentare una sorta di riscatto». E probabilmente anche una risposta ai dubbi emergenti a ogni stop di un atleta sublime e irripetibile che ad agosto farà comunque 38 anni. C’è stato sicuramente un momento, dopo la clamorosa resurrezione del 2017, in cui le 109 vittorie di Connors affollavano i suoi pensieri di fenomeno mai sazio, poi l’inevitabile usura e la ferocia degli avversari lo hanno riportato alla realtà. Eppure quota 100 sarebbe tutto fuorché un inno alla pensione, piuttosto un altro piolo sulla scala dell’eternità: almeno una ventina dei successi di Jimbo maturarono in tornei strettamente imparentati con esibizioni di lusso e spesso organizzati dal suo stesso manager […]

Torino in ginocchio (Roberto Bertellino, Tuttosport)

 

Una storia infinita, o quasi, senza lieto fine. Almeno pare, anche perché la credibilità di un Paese agli occhi di chi dovrebbe affidargli un’organizzazione così importante come le Atp Finals, e per cinque anni, viene automaticamente meno se il suo governo, che aveva in un primo tempo assicurato le garanzie, si defila e non offre nemmeno una versione ufficiale sul tema. […] La deroga chiesta all’Atp nella speranza che da Palazzo Chigi arrivasse qualche segnale è scaduta giovedì. Torino rischia dunque di vedersi collocare in coda alla “short list” delle città candidate ad ospitare il grande evento dal 2021 al 2025. Il sindaco Chiara Appendino, fin dal principio in prima linea per portare in città i migliori otto giocatori del mondo, le ha provate tutte e ancora è al lavoro per provare a sbloccare la situazione: «Il Governo deve pubblicamente esporsi dichiarando se sostiene oppure no le Atp Finals dando o meno le garanzie del caso, le fideiussioni. Al momento non si è ancora assunto alcuna responsabilità. Se non lo facesse si tratterebbe di un’autentica pugnalata al nostro territorio». Uguale la reazione dell’assessore allo sport della città di Torino, Roberto Finardi: «Sono un uomo pratico ed è inutile fare voli pindarici, se il governo non dà risposte». La parola d’ordine, da parte di tutti, è attendere sviluppi ma ormai il tempo stringe e la scelta del board Atp è alle porte. Se diventerà ufficiale il 15 marzo prossimo, in occasione del Masters 1000 di Indian Wells, il primo di stagione, nei fatti verrà presa tra qualche giorno. Non è bastata neppure la risposta dell’imprenditoria torinese che, riunitasi in Camera di Commercio su invito del sindaco, ha lanciato un segnale forte, tradotto un impegno di 10 milioni di euro (2 per ciascuna edizione) che in un momento economico come l’attuale dimostra il potenziale “sentito” della manifestazione, anche in termini di ricadute generali sul territorio. Ovvio che sarebbe occorso un piano strategico per ottimizzare gli effetti dell’evento, altresì sotto il profilo turistico e impiantistico, e su questo avrebbe dovuto intervenire il governo, centrale e locale. Anche in FIT si attendono risposte definitive, ad oggi ancora mancanti, ma le speranze si affievoliscono di ora in ora […]

Continua a leggere
Commenti

Rassegna stampa

Gli US Open sulla stampa italiana (Crivelli, Semeraro, Clerici). Camila lotta e poi spreca (Guerrini)

La rassegna stampa di domenica 25 agosto 2019

Pubblicato

il

Caccia a Djokovic, sfida stellare (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il Genio fu a suo modo rivoluzionario, perché non aveva ancora vent’anni quando a suon di stoccate mancine cominciò a perturbare il dominio di Borg e Connors. Per questo John McEnroe vorrebbe che lo Slam della sua città tenesse finalmente a battesimo un nome di nuova generazione: «Mi piacerebbe che vincesse una faccia fresca, ma quei tre ormai si sono costruiti un’aura di invincibilità che rappresenta un muro mentale per i tennisti più giovani. A un certo punto Nole, Rafa e Roger si ritireranno, ma prima di allora sarei contento di vedere qualcuno della Next Gen sfidarli e magari batterli in uno Slam». Facile a dirsi: anche se gli Us Open sono storicamente il Major che ha concesso più occasioni agli intrusi, in questo particolare momento storico una detronizzazione dei Big Three appare lontanissima. Si può davvero immaginare che il Djokovic, il Nadal e il Federer visti quest’anno negli Slam possano farsi sfuggire l’occasione di mettere il sigillo su Flushing Meadows, per quello che sarebbe il 12° Slam consecutivo vinto da uno di loro e il 55° degli ultimi 67? Novak, il campione in carica, è certamente consapevole che ormai solo il conteggio dei successi nei quattro tornei maggiori gli permetterà a fine di carriera di partecipare al concorso del più grande di sempre: e così ne ha vinti quattro su cinque da Wimbledon 2018. L’idea di arrivare a 17 e accorciare a una sola lunghezza da Nadal e a tre da Roger sarà uno stimolo potentissimo, e chi lo ha visto allenarsi in questi giorni sotto l’occhio vigile del nuovo super coach Ivanisevic racconta di un giocatore con gli occhi di tigre. Anche se a Cincinnati si è fermato in semifinale e con il gomito tornato d’improvviso a fare un po’ di capricci, per Brad Gilbert, ex numero 4 del mondo, apprezzato coach e oggi commentatore tv, il serbo è ancora favorito con margine: «Nessuno ha la sua capacità di concentrarsi sull’avversario che ha di fronte, nonostante il tifo contro. Quando è al 100%, non c’è giocatore con la sua completezza tecnica, perché Djokovic è abilissimo a controllare il ritmo, commette pochissimi errori e si focalizza su un punto per volta». […]

Fognini il faro, Sinner la novità. Quante ambizioni per Big Italy a New York (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

 

L’ultimo a salire a bordo è anche il più giovane della compagnia e l’unico a non aver ancora giocato un match nel tabellone principale di uno Slam. Ma ormai Jannik Sinner, che ha compiuto 18 anni il 16 agosto, non è più una sorpresa: in otto mesi ha svestito i panni di ragazzino semisconosciuto per agghindarsi da promessa vera e intanto è il primo giocatore nato nel 2001 a disputare un Major. E non lasciatevi spaventare dal debutto che la sorte gli ha riservato, mettendogli contro Wawrinka, re di New York 2016: l’allievo di Riccardo Piatti ovviamente è sfavoritissimo, ma non entrerà in campo sentendosi battuto. […] Jannik è solo l’ultima primizia messa in vetrina dal movimento maschile italiano, mai così florido e ambizioso da quarant’anni a questa parte. Con lui sono sette gli azzurri in tabellone, con due teste di serie: la 11 di Fognini e la 24 di Berrettini. Fabio ha saltato Cincinnati per precauzione, la caviglia destra resta un dilemma e certamente può incidere sul rendimento in attesa di una decisione definitiva (l’operazione), però la qualità del suo gioco è elevatissima. Il primo turno con Opelka, il più alto giocatore del circuito (2.11, come Karlovic), è complicato. Occorreranno pazienza, attenzione e poche concessioni nei propri turni di battuta, perché poi il tabellone si aprirebbe almeno fino agli ottavi con Medvedev. Il traguardo della seconda settimana si presenta più complicato per Berrettini, la cui estate post Wimbledon è stata tormentata dai guai a una caviglia. Matteo pesca subito il Gasquet, e se l’ostacolo si rivelasse abbordabile, all’eventuale terzo turno gli toccherebbe il tignosissimo Bautista Agut. Avversario nobile come Dimitrov per Seppi. Il rivale bulgaro sembra ormai l’ombra del progetto di fenomeno che solo due anni fa vinceva il Masters, e nel ranking è addirittura dietro di un posto (78 a 77) rispetto all’italiano. Il sorteggio offre invece l’occasione di una rivincita per Lorenzo Sonego: ritrova Granollers con cui ha perso a Wimbledon. Appuntamento agevole per Cecchinato contro lo svizzero minore Laaksonen. Pronostico all’apparenza più che chiuso per Fabbiano con Thiem, e impegno serio anche per la Giorgi, unica italiana nel main draw, contro la Sakkari.

«Sinner, ora goditela» (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Si è fermata in finale, e con tanta amarezza, la corsa di Camila Giorgi nel Bronx Open di New York. Dopo aver salvato quattro matchpoint contro la cinese Wang, testa di serie numero 1 del torneo, Camila ha ceduto in oltre due ore e mezzo alla polacca Magda linette per 7-5 5-7 6-4. In settimana la Giorgi era riuscita a rimontare in più di una occasione. Stavolta invece è stata lei a farsi riprendere, abbastanza clamorosamente, in un terzo set in cui si era trovata avanti anche 4-2, dopo aver sprecato fra l’altro quattro palle break sul ‘1-4 del secondo per andare a servire per il match. E’ la seconda finale persa in questa estate americana per Camila, dopo quella di Washington contro Jessica Pegula. Domani l’azzurra giocherà il suo primo match degli Us Open contro Maria Sakkari. E sarà un lunedì di debutto assoluto anche per Jannik Sinner contro Stan Wawrinka. Un grande palcoscenico per Jannik, il primo nato nel 2001 a conquistarsi il main draw di un major, ma non l’azzurro più precoce, visto che Diego Nargiso nel 1988 esordì in Australia a 17 anni e 10 mesi. «Secondo me Jannik non poteva sperare in un sorteggio migliore», dice proprio Diego. «Stan è un grande campione, ma avrà la pressione di dover vincere per forza, e Jannick se la può giocare». Per Nargiso Sinner ha le qualità giuste. «C’è molta attenzione su di lui, un po’ come era successo a Quinzi dopo la vittoria nel torneo under 18 di Wimbledon. Nel suo caso i problemi, dal cambio continuo di staff alla programmazione, purtroppo erano evidenti. Jannik non corre questo pericolo, per due motivi: è già inserito in un grande team, quello di Piatti e Sartori, dove non è lui la ‘star’ ma ci sono grandi campioni dai quali può imparare mantenendo i piedi per tener Poi c’è il carattere: ha la flemma degli altoatesini, ma non è un freddo, le emozioni le prova ma sa sa gestirle». […]

Perché Serena trova subito Sharapova (Gianni Clerici, La Repubblica)

Un amico che passava le vacanze all’isola d’Elba, presso la Piatti Academy, mi ha garantito che Maria Sharapova è in grado di vincere gli Us Open. E, per confermarmi la sua affermazione, mi ha mostrato un pacchetto di caramelle che la tennista imprenditrice gli aveva donato. «Bastasse il dono per sconfiggere una che ti ha battuto 19 volte su 21, come Serena, sarebbe semplice» ho osservato. Poi mi sono messo a riflettere. Come accade che due giocatrici come Serena e Maria si incontrino in un primo turno? Mi sono così risposto. Quando Sharapova è tornata libera di giocare, dopo una sospensione causatale da una medicina in precedenza ammessa e che aveva sempre liberamente preso, il Meldonium, Serena stava partorendo la sua neonata Olympia, nell’aprile del 2017. Lei e Maria avrebbero dovuto giocare nel quarto turno del Roland Garros, ma Serena si ritirò per un mal di schiena. Serena, nonostante i suoi guai, è arrivata in finale di tre degli ultimi cinque Grand Slam, due volte a Wimbledon e una, quella della lite verbale con l’arbitro Ramos, a New York, mentre Sharapova ha vinto soltanto un piccolissimo torneo in Cina, ed ha ora una classifica incredibilmente disadatta al suo talento, n. 87. Che sollievo, dico da vecchio aficionado, i tempi nei quali le classifiche venivano assegnate da esseri umani, e non da computer follemente regolamentati! Spero, non solo da aficionado ma da spettatore, che le due bellissime ultratrentenni siano in grado di affrontare corse e salti senza aver ingerito sostanze proibite, o rimproveri e decurtazioni di punteggio. […]

Camila lotta e poi spreca (Piero Guerrini, Tuttosport)

Che peccato Camila. Miss Giorgi, in chiara ripresa dopo i guai al polso, perde la seconda finale sul cemento Usa di questo mese dopo quella del Citi Open. La sesta su otto finali in carriera. Stavolta, al neonato Bronx Open di NewYork, dopo un torneo disputato in rimonta, lottando, conferma la forma che sta crescendo, ma non il risultato. Anzi, va in vantaggio e viene rimontata da Magda Linette, 27enne polacca che per la prima volta alza incredula un trofeo. E sono più i rimpianti per la marchigiana, che i motivi per gioire, se non la fiducia che aumenta in prospettiva Us Open. Giorgi e Linette se le sono date, a viso aperto, la Linette spesso perdendo la misura del dritto, che però quando entra fa male, recuperando la partita grazie a un servizio sempre potente e spesso preciso. Camila aveva il vantaggio della classifica e dell’esperienza, ma ha giocato sempre a tutta. Dopo aver chiuso il primo set 7-5, Camila nel secondo si è ritrovata subito 0-3 e 1-4. Salvo rialzarsi, riprendere a picchiare in campo fino al 4-4. Non basta, la Giorgi ha avuto anche due opportunità per il 5-4. Ancora una volta il servizio, un altro doppio fallo, le ha fatto cedere il servizio e il set. E l’altalena è proseguita anche nel terzo set. Avanti Giorgi 2-0, poi 3-1 e quattro opportunità per involarsi sul 4-1. Ma la polacca, pur proveniente dalle qualificazioni e dunque all’ottava partita in settimana, ha saputo accelerare ancora, ha trovato altre energie, ha agganciato 4-4. E lì Camila è evaporata, complice un ultimo gioco stellare di Magda. Domani Camila incontrerà agli US Open Maria Sakkari, la greca che a Cincinnati le ha rifilato un secco 6-3 6-0. Occasione per vendicarsi.

Continua a leggere

Rassegna stampa

Sinner. A 18 anni si regala lo Slam (Crivelli). Baby Sinner, sei grande (Semeraro). La prima volta di Sinner. Qualificato all’US Open (Guerrini)

La rassegna stampa di sabato 24 agosto 2019

Pubblicato

il

Sinner. A 18 anni si regala lo Slam (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Corre così veloce che il traguardo continua a spostarsi più in là, ingigantendo ambizioni e prospettive. Soprattutto degli altri, però. Perché Jannik Sinner, da buon figlio della montagna, continua la sua scalata in silenzio, con applicazione feroce e una testa pensante che già assomiglia a quella di un campione finito. E ha appena diciotto anni. Ha festeggiato infatti la maggiore età il 16 agosto, e la sua data di nascita ne farà il più giovane giocatore nel tabellone principale degli Us Open 2019 e il primo 2001 di sempre in uno dei 4 Slam, dopo il successo nel turno decisivo delle qualificazioni newyorkesi contro lo spagnolo Vilella Martinez, numero 202 del mondo. Insomma, a ogni torneo, piccolo o grande che sia, il figlio di Hanspeter e Siglinde si diverte a riscrivere un po’ di storia sua e del tennis. Fino a lunedì, quando ha esordito nel primo turno di qualificazioni, non aveva mai giocato un match ufficiale in uno Slam senior, e adesso è tra i 128 eletti in corsa per la vittoria finale, con 52.000 euro in tasca già assicurati e la speranza di abbordare un esordio favorevole per continuare a sognare. Ma se pure gli toccasse Federer, Jannik entrerebbe in campo con lo spirito di chi è lì per vincere le partite. Questa è la sua forza straordinaria, insieme alla capacità di non uscire mai dal match: è nato per giocare a tennis. E per questo gli dedica un’applicazione e un attaccamento mostruosi. […] Non si esalta dopo le vittorie, non si lascia condizionare dalle sconfitte, seguendo il solco tracciato da coach Piatti e dal fido Andrea Volpini, cui è stato consegnato perché ne plasmasse le enormi doti. […]

Baby Sinner, sei grande (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

 

Una settimana fa ha compiuto 18 anni, ieri Jannik Sinner ha preso la patente per guidare nei tornei dello Slam. Dopo aver fallito la qualificazione a Wimbledon, sconfitto al primo turno da Alex Bolt, a New York ha infatti ingranato la marcia giusta, guadagnandosi il suo primo tabellone principale. Mica male, come debutto in società. All’esordio Sinner aveva lasciato un game a Matteo Viola nel derby azzurro, nel turno decisivo dopo un primo set faticato ha rifilato un altro cappotto allo spagnolo Mario Vilella Martinez, numero 202 del mondo (7-6 6-0). Non un avversario insormontabile, okay ma a impressionare come al solito quest’anno è la personalità di Jannik, considerando che nel secondo turno di giovedì, tormentato dal mal di schiena, aveva dovuto sudare tre set annullando anche due matchpoint a Viktor Galovic. Il ragazzo di San Candido così conquista un record di precocità: è il primo nato nel 2001 ad accedere al tabellone principale dello Slam. Non però il più giovane azzurro: Diego Nargiso ci riuscì a 17 anni, mentre Adriano Panatta impiego 5 mesi più di Jannik. «A me non interessano risultati e classifica – ripete come un mantra Riccardo Piatti, che da cinque anni insieme con Massimo Sartori segue Sinner a Bordighera – l’importante è che si completi come giocatore. Un commento sulla qualificazione? Diciamo che è un buon inizio di torneo…». Meno diplomatico Sartori: «Ottima partita…il livello è già alto». Giusta calma, giuste ambizioni. Anche perché nel frattempo però i risultati stanno dando i loro frutti, specie in classifica. Sinner a fine 2018 era numero 551 del mondo, a New York è arrivato da numero 131, con i due Challenger vinti a Bergamo in febbraio e a Lexington a inizio agosto, la finale a Ostrava, i turni Atp passati a Budapest, Roma e Umago. […] Per fine 2019 l’obiettivo sono la top100 e le Finali NexGen a Milano, in mezzo ci sono i primi Us Open da giocare fra i grandi.

La prima volta di Sinner. Qualificato all’US Open (Piero Guerrini, Tuttosport)

Sorprendersi è profondamente sbagliato, e ingiusto, con Jannick Sinner. Piuttosto meglio applaudire e confidare che nessun intoppo si presenti sul cammino del diciottenne altoatesino. Sei mesi fa giocava i futures, adesso è il miglior 2001 al mondo dell’Atp Tour e debutterà a 18 anni compiuti in questo mese, nel tabellone principale di uno slam. E tutto questo nonostante avesse chiuso il secondo turno di qualificazione, salvando due match point, con un dolore alla schiena. L’azzurrino di Sesto Pusteria sceso dai monti per approdare alla Piatti Academy in Liguria si è imposto 7-6 (1) 6-0 sullo spagnolo Mario Vitella Martinez. Al risveglio conoscerà anche il nome del primo avversario. Ma lui tira dritto per la sua strada di lavoro e applicazione. Anche sui campi newyorchesi Sinner ha confermato le qualità di un talento in formazione, ma già capace di leggere le partite, di giocare con grande decontrazione e naturalezza. Dei tanti italiani partiti nelle qualificazioni, è l’unico ad essere entrato in tabellone, raggiungendo Fognini, Berrettini, Sonego, Cecchinato, Seppi, Fabbiano. Adesso possiamo dire di avere i magnifici 7, al via. Ma ieri è stato anche giorno di parole a NewYork Le più attese, ovviamente, quelle di Roger Federer. Anche perché il rientro alle gare post Wimbledon non era stato felice, anzi. Per quanto, a 38 anni ci possa stare eccome: «L’eliminazione di Cincinnati? A volte le sconfitte possono generare qualcosa di buono. Nel 2017, dopo aver vinto gli Australian Open, sono subito uscito a Dubai ma poi ho vinto a Indian Wells e Miami. Qui sarà difficile vincere ma sono uno di quelli che può farcela. Il fatto che Djokovic, Nadal ed io stiamo bene rende le cose difficili per i giovani che però stanno crescendo». […]

Continua a leggere

Rassegna stampa

Subito Serena-Sharapova! Federer dalla parte di Nole (Crivelli). Italia, stavolta è sfortuna (Tuttosport). Sinner annulla due match-point e il sogno si avvicina (Crivelli)

La rassegna stampa di venerdì 23 agosto 2019

Pubblicato

il

Subito Serena-Sharapova! Federer dalla parte di Nole (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Non bisognerà aspettare troppo per godersi i fuochi artificiali. Stavolta, gli algoritmi del computer che regola il sorteggio degli Us Open hanno voluto dispensare spettacolo fin da subito: primo turno tra Serena Williams e Maria Sharapova, le arcirivali. Non è soltanto un confronto tra ex vincitrici (sei titoli l’americana, uno la russa), ma la riproposizione della rivalità più feroce e sentita degli ultimi 15 anni. Amiche mai: troppo diverse per provenienza, storia familiare, carattere, visione della vita. Sarà il 23° episodio della saga, il 22° sul campo perché l’ultima volta, al Roland Garros di un anno fa, Serena non si presentò per un infortunio ai pettorali. Masha, fatto salvo quel ritiro, non vince un match contro l’avversaria dall’ottobre 2004 ed è sotto 19-2. Insomma, quando si ritrovano una di fronte all’altra di solito non c’è storia, eppure le due regine arriveranno agli Us Open avvolte dalle ombre di un logorio che pare ormai inarrestabile e forse riequilibra un po’ il pronostico. La Williams si è ritirata dalla finale di Toronto per problemi alla schiena che l’hanno poi costretta a saltare Cincinnati e proiettano preoccupazioni anche su New York. La Sharapova, tormentata dai guai alla spalla destra, ha giocato appena 14 partite in stagione (8-6) e ha raggiunto i quarti solo a Shenzhen a gennaio. L’Italia, intanto, approccia il torneo femminile solo con la Giorgi, cui tocca subito una testa di serie, la greca Sakkari (30), che l’ha battuta in entrambi i precedenti. Tra gli uomini, occhi puntati sul tabellone di Federer, testa di serie numero 3: stavolta è capitato dalla parte di Djokovic, per cui non potranno ritrovarsi in finale come è accaduto a Wimbledon. Gli dei sono stati piuttosto benevoli con il figlio prediletto Roger, riservandogli un cammino piuttosto agevole verso la semifinale con il numero uno del mondo, Nishikori nei quarti permettendo. […] Qualche insidia in più per Djokovic, come quel Querrey al secondo turno, prima di un possibile, intrigante quarto con Medvedev, l’uomo del momento. Spicchio piuttosto agevole per Nadal, favoritissimo per attendere Thiem (per lui subito Fabbiano) in semifinale, anche se la sua parte di tabellone è intrigante, con Tsitsipas-Rublev e il derbissimo canadese AugerAliassime-Shapovalov al primo turno.

Italia, stavolta è sfortuna (Tuttosport)

 

Il sorteggio dei tabelloni dell’Us Open, ultimo Slam di stagione al via lunedì a New York, non è stato benevolo con gli italiani e ha riservato qualche primo turno davvero interessante. Intanto non sarà possibile una finale tra Djokovic e Federer, al massimo sarà semifinale. Il serbo debutta con Carballes Baena. Dalla loro parte anche il russo Daniil Medvedev che potrebbe trovare Novak nei quarti dopo averlo battuto a Cincinnati. Il cammino di Federer inizia con un qualificato. Rafa Nadal all’esordio avrà John Millman. Dopo il terzo turno potrebbe entrare in collisione con John Isner o Marin Cilic. Per quanto riguarda gli italiani, Fabio Fognini, n. 11 pesca Reilly Opelka, statunitense 42 Atp. Va peggio a Matteo Berrettini, n. 25 Atp e testa di serie n. 24, che trova Richard Gasquet, risalito al 34 Atp. Andreas Seppi affronta il bulgaro Grigor Dimitrov, mentre Lorenzo Sonego, n. 48, avrà di fronte lo spagnolo Marcel Granollers, n. 91. Non è andata male a Marco Cecchinato, ora n. 67 Atp, che troverà lo svizzero Henri Laaksonen, numero 120. La sfortuna ha invece colpito duro con Thomas Fabbiano, il 30enne pugliese, n. 87 ha pescato Dominic Thiem, numero 4 del mondo. La notizia arriva dal tabellone femminile, con un autentico tuffo nel passato. Già, vedremo subito Serena Williams contro Maria Sharapova. Turno spietato, soprattutto per Sharapova che in estate si è affidata a Riccardo Piatti. Serena si trova peraltro dalla parte di tabellone presidiata da Ashleigh Barty. Naomi Osaka, tornata numero 1 del mondo e campionessa in carica, debutterà con la ventenne Anna Blinkova. Per Simona Halep al primo turno c’è una qualificata, ma negli ottavi potrebbe profilarsi la mina vagante Bianca Andreescu, canadese 19enne vincitrice a Indian Wells e Toronto. Sorteggio complicato anche in campo femminile per l’Italia: Camila Giorgi pesca la greca Maria Sakkari, testa di serie n. 30 che al primo turno di Cincinnati si è imposta 6-3, 6-0.

Sinner annulla due match-point e il sogno si avvicina (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La testa è già da campione. Perché la volontà feroce di sottrarsi alla sconfitta incombente e di non dare per perso alcun punto appartiene solo ai predestinati. Solo il tempo ci dirà dove potrà approdare il talento di Jannik Sinner, ma intanto il fresco diciottenne di Sesto Pusteria è a una partita dal primo Slam in carriera grazie al capolavoro nel secondo turno delle qualificazioni degli Us Open contro il croato d’Italia Galovic. Viktor Galovic, classe 1990, si trasferì da noi a cinque anni, vive alle porte di Milano, si allena a Verona e ha anche vestito la maglia delle nostre nazionali giovanili: non è un fenomeno (numero 223, al massimo è stato 173), però ha buoni fondamentali per il veloce e ha esperienza. Infatti, dopo più di due ore di battaglia, si ritrova avanti 5-2 nel terzo set. Ma è lì che Sinner dimostra doti che sono di pochi: annulla due match point nel game successivo sul suo servizio, poi strappa la battuta al rivale, lo aggancia sul 5-5 e dà un’altra zampata per il break del 6-5, sino a completare l’opera risalendo da 15-40 nel 12* game. Il 4-6 7-6 (2) 7-5 lo lancia così all’appuntamento decisivo di stasera (intorno alle 21 italiane) contro lo spagnolo Mario Ville la Martinez, numero 202 del mondo che in carriera non ha ancora vinto una partita Atp. All’ultimo turno approda anche Paolo Lorenzi, che solo due anni fa provava l’ebbrezza della seconda settimana a New York con gli ottavi poi persi contro Anderson: la vittoria 7-6 (7) 6-3 sul francese Couacaud gli regala un incrocio con il ceco Vesely, ex n. 35. Non si concede invece il terzo miracolo, dopo Parigi e Wimbledon, Salvatore Caruso, eliminato da un altro ceco, il veterano Rosol, e con lui saluta New York anche Giannessi, piegato dal francese Lestienne.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement