Federer realista: “L’obiettivo è vincere tornei, non essere il n.1”

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Federer realista: “L’obiettivo è vincere tornei, non essere il n.1”

E sul servizio di Isner, suo avversario in finale a Miami, ha detto: “La realtà è che semplicemente non puoi leggerlo”

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Roger Federer - Miami 2019 (foto via Twitter, @ATP_Tour)

Il primo faccia a faccia con il giovane ed esplosivo Denis Shapovalov sulla carta si presentava come una notevole insidia per Roger. E invece la semifinale del Masters 1000 di Miami si è tramutata nella più classica lezione impartita da un “anziano” e saggio maestro ad un giovane e distratto allievo. In poco più di un’ora di gioco, Federer si è sbarazzato di Shapovalov con il nettissimo punteggio di 6-2 6-4, raggiungendo la sua quinta finale in Florida. “Mi sono divertito. Penso di aver giocato molto bene e dovevo farlo. Perché Denis è molto potente e se lo lasci giocare può metterti molto in difficoltà”, ha affermato il campione svizzero in conferenza stampa. “Sono molto contento del mio gioco. Penso che sia stato un buon match”. 

Spesso si dice che quando un tennista molto giovane affronta una leggenda di questo calibro non abbia nulla da perdere e quindi possa giocare in maniera molto più sciolta. Le due semifinali maschili del Miami Open hanno smentito questa tesi. Shapovalov ha commesso ben 29 errori gratuiti durante l’incontro, contro i soli 8 di Federer. Nella prima semifinale, l’altro enfant prodige del tennis canadese, Felix Auger-Aliassime, è stato poco lucido dei momenti decisivi, facendosi sopraffare dal più esperto John Isner in due tie-break.

La gente in realtà si aspetta qualcosa da Felix o da Denis quando si va avanti nel torneo. Devono parlare con i giornalisti ad esempio. Non ci sono molte altre storie da raccontare nel torneo. Devono andare in conferenza stampa e spiegare le cose. Questo mette pressione anche a loro. Mentre nei primi turni ci sono così tante cose da raccontare”, ha sottolineato Federer che ha gli stessi anni dei due teen-ager sommati insieme. “Penso che a volte comunque sentirsi così leggeri sia una bellissima sensazione ed è quella che dovrebbero provare finché dura. Perché giocheranno tanti altri match in cui improvvisamente non saranno più gli sfavoriti”.

 

Messa in archivio la semifinale, a Federer manca un solo incontro per conquistare il suo 101esimo titolo in carriera sul circuito maggiore, il 28esimo in un Masters 1000 e il quarto a Miami, dopo quelli del 2005, 2006 e del 2017. Piuttosto che andare di nuovo alla caccia della prima posizione mondiale, che richiede continuità di risultati in tutti i tornei più importanti, il suo obiettivo ora è conquistare altri tornei per dimostrarsi ancora competitivo e aggiornare il libro dei record. “Cerco di vincere i tornei piuttosto che pensare alla vetta del ranking. Tornare numero 1 è molto difficile. Avrei bisogno di andare in fondo a tre Slam nello stesso anno. E non è ragionevole aspettarselo a 37 anni”, ha sottolineato il maestro di Basilea. “Uno dei miei momenti più belli nella mia carriera è stato l’anno scorso a Rotterdam quando sono riuscito a tornare n.1 a 36 anni grazie ai successi a Wimbledon e agli Australian Open. Tutto è stato perfetto. Ma ora il n.1 è lontano e Novak ha appena vinto tre Slam di fila. Sarebbe pretenzioso dire che è il mio obiettivo in questo momento”.

A dividerlo dal trofeo è rimasto solo Isner per l’appunto, il campione in carica a Miami. Molti appassionati ritengono il tennis del gigante statunitense noioso perché incentrato soprattutto su un poderoso servizio e sul tentativo di sottrarsi il più velocemente possibile dallo scambio da fondo, sul quale paga lo scotto delle sue lunghissime leve. Al contrario, Federer ha grande ammirazione per Isner e tutti gli altri “big server”. “Quello che mi piace vedere di loro è la enorme potenza e la precisione nella battuta. Mi piace vedere quante volte riescono a fare ace. Come riescono a togliersi da situazioni complicati con questo colpo”, ha affermato. “Penso che sia più divertente rispetto a vedere un tennista che dopo 25 colpi riesce a venirne fuori con un colpo vincente. È più bello vedere i big server riuscire ad essere sempre precisi con la battuta, lasciando gli avversari impotenti. Apprezzo molto il loro tennis”.

In finale, Federer però dovrà proprio essere uno di quei tennisti costretti ad affrontare il servizio di Isner. E non sarà facile come al solito. Ma come fare ad intercettare i suoi missili sempre ben oltre i 200 km/h? “Alcune volte si va a sensazione. Altre un po’ per inerzia. Altre si cerca di indovinare un po’ prima e vedere cosa succede”, ha affermato con molta franchezza il fenomeno svizzero. “Per prima cosa vuoi cercare di prendere la palla. Secondo vuoi cercare di metterti in una posizione non di svantaggio nello scambio. Ma è difficile perché lui cerca sempre il dritto o viene avanti. A volte speri semplicemente che gli astri si allineino, che magari lui sbagli la prima o che scelga l’angolo sbagliato così da poterlo mettere in difficoltà”. Insomma, affrontare la battuta di Long John è una lotteria. “È semplicemente uno di quei servizi che non si possono leggere”, ha ammesso in conclusione.

I precedenti sono naturalmente a favore di Federer che è riuscito a prevalere in cinque dei sette scontri diretti disputati contro Isner. Anche se i due non si affrontano da quasi quattro anni (l’ultimo precedente, giocato a Bercy nel 2015, lo vinse Isner al tiebreak decisivo). Vedremo se anche questa volta, le stelle si allineeranno e il fuoriclasse rossocrociato riuscirà a neutralizzare il portentoso servizio del bombardiere a stelle e strisce. 

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Djokovic: “Mentalmente è stato il match più duro della mia carriera”

LONDRA – “Magari fra 5 anni ci ritroveremo in questa sala”, dice il serbo finalmente con il sorriso dopo il successo a Wimbledon contro Federer. “Ho provato a giocare il match prima di entrare in campo, di immaginarmi vincitore, penso mi abbia aiutato”

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

da Londra, il nostro inviato

Djokovic si presenta in sala stampa circa quaranta minuti dopo Roger Federer, ed è accolto dall’applauso scrosciante dei presenti. Il tempo trascorso dalla fine del match ha aiutato a cancellare dal volto di Novak i segni della fatica. Il primo commento è su come ha accolto il successo: “Grazie a tutti. Non ho celebrato molto in campo alla fine della partita, perché è stato soprattutto un enorme sollievo. Ma questi successi sono quelli che danno un senso a ogni minuto speso in campo ad allenarsi e prepararsi”.

La conferenza entra poi nel vivo. Come si è adattato, Nole, a una situazione in cui il pubblico era tutto dalla parte del suo avversario? “Sapevo che dovevo cercare di stare calmo e controllare le mie emozioni, sapevo come sarebbe stato l’ambiente visto che giocavo contro Roger, me l’ero immaginato prima nella mia testa, l’avevo visualizzato in anticipo. Sapevo anche come avrebbe reagito il pubblico. Avere gli spettatori dalla tua parte aiuta, ma se non è così devi trovare il modo di superare la difficoltà. Quando la folla gridava ‘Roger’ io sentivo ‘Novak’. È allenamento mentale… e poi Roger e Novak sono simili!”, sorride il serbo.

 

Il numero 1 del mondo è ben consapevole di quanto sia stato vicino alla sconfitta; nelle due precedenti finali contro Federer aveva più o meno sempre mantenuto il controllo della situazioni, oggi l’andamento è stato diverso. “Sono stato a un solo colpo dalla sconfitta e Roger serviva benissimo. Ho provato a giocare il match prima di entrare in campo, di immaginarmi vincitore, penso mi abbia aiutato. Ci sono energie che non vengono solo dal tuo corpo, ma anche dalla tua mente e dalla tua essenza. Per me è sempre una lotta interiore, oggi ho cercato di chiudere fuori di me tutto ciò che mi succedeva intorno. In alcune fasi ho cercato di lottare. Il coraggio deriva dal potere della visualizzazione che si può fare prima. Ho provato a costruirmi lo scenario in cui io potevo essere il vincente”.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

“La stabilità mentale mi ha salvato nei match-point”, continua Nole, “e mi ha permesso di rimontare e vincere. Mentalmente è stato il match più duro che ho giocato nella mia carriera. Più duro di quello contro Nadal in Australia. Quello più fisico, questo più mentale”.

Poi le questioni tecniche, e le difficoltà proposte da una avversario speciale come Federer: “Contro Federer su erba è difficilissimo perché lui sta attaccato alla linea di fondo e anticipa tutto, qualsiasi palla a qualsiasi velocità. E’ così talentuoso in questo tipo di tennis. Giocare contro Roger significa essere costantemente sotto pressione. Non è facile affrontarlo, a tratti ho sentito di non colpire al meglio la palla. Sapevo avrei dovuto essere incisivo sulle palle meno profonde di Roger: a volte ci sono riuscito, a volte no. Ma soprattutto non ho risposto bene sulle seconde di servizio. La maggior parte della partita ho dovuto difendere, ma ho saputo salire di livello quando contava di più, nei tre tie-break“.

Infine uno sguardo sul futuro e sulla sua eterna rivalità con Nadal e Federer. “Quei due tipi, Roger e Rafa, sono il motivo per cui gioco ancora, mi motivano a provare a fare quello che hanno fatto loro. Non so se ci riuscirò, ma è il mio scopo. Intendevo esattamente quello che ho detto in campo, che Roger mi ispira vedendo quello che fa a quella età. Sì, chissà, potrei immaginarmi qui a 37 anni, se mi divertirò e amerò ancora farlo. Non ho più obblighi verso il tennis, lo faccio per me, e magari fra 5 anni ci ritroveremo in questa sala!”.

“Come è il gusto di questa vittoria? Il miglior gusto di sempre”, assicura il campione di Belgrado. Cinque a Wimbledon, come Borg. Nelle ultime nove edizioni dello Slam londinese, Djokovic ne ha dunque vinti più della metà. E adesso si è tolto anche la soddisfazione, primo in Era Open, di vincerne uno dopo aver annullato match point. Not too bad, come direbbe lui stesso.

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Federer: “Similitudini con il 2008? La delusione. Niente Montreal, torno a Cincinnati”

Wimbledon, lo svizzero dopo la sconfitta più amara della carriera: “Un punto ha cambiato tutto, decidete voi quale dei due”. E salta l’Open del Canada

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Roger Federer- Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Roger Federer è ancora incredulo quando si presenta in sala stampa dopo l’incredibile finale di Wimbledon persa al tie-break del quinto set sul 12-12 contro Novak Djokovic, probabilmente la più dolorosa sconfitta della carriera: “Certo mi sento triste, forse anche arrabbiato. Non riesco a credere di aver mancato una possibilità così grande”.

Nonostante la delusione tremenda si sforza di trovare dei lati positivi. “Ero sotto un break e l’ho rimontata nel quinto poi un punto ha cambiato tutto, decidete voi quale dei due match-point, è stata dura avere quelle possibilità e sprecarle. Certo, lui ha sempre gestito bene il mio slice, si abbassa molto bene e sbaglia poco. Devi sempre essere aggressivo con lui. E non importa se ho fatto molti punti in più, io so quanto ci sono arrivato vicino, e devo essere contento della mia prestazione. Sappiamo tutti quanto forte sia Novak, quanto lo sia stato per tanti anni, ogni vittoria in più aumenta la sua grandezza. Trovo motivazione in tante differenti situazioni, non sono diventato un giocatore di tennis solo per conquistare record“.

Si sforza poi di guardare già avanti, forse cercando di distogliere il pensiero dalla delusione: “Per riprendermi da una sconfitta così, beh, è come quando sei un break avanti, servi per il match, non va, ma prosegui lo stesso. Non si può rimanere depressi dopo un match così, bisogna avere la mentalità di andare avanti ed essere contenti del proprio livello.
Io lo sono. Penso che giocare sulla terra mi abbia fatto bene, ho avuto un buon ritmo partita, anche a Halle prima di qui”.

Non è dato sapere se la scelta dipende anche dal fatto di aver allungato la stagione disputando anche i tornei di Madrid, Roma e Parigi, ma Roger annuncia che tornerà in campo soltanto per il secondo dei ‘1000’ sul cemento nordamericano. “Guardando avanti, salterò Montreal, per darmi tempo di prepararmi bene per Cincinnati e gli US Open“.

 

Qualche collega gli chiede infine un paragone con la finale persa contro Nadal 11 anni fa e lui trova il modo di sorridere: “Ci sono stati grandi punti oggi, grandi emozioni. Rispetto al 2008? Mah, questa è stata una partita più regolare forse, senza interruzioni, senza il buio alla fine. La similitudine con quella partita, direi che è la delusione che sento“.

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Halep: “La mia miglior partita. Ora potrò venire a Wimbledon anche solo per mangiare!”

LONDRA – Halep felicissima di entrare nel Club di Wimbledon, è la prima rumena a vincere ai Championships. “In Romania non abbiamo campi in erba! Tiriac mi ha sempre sostenuta”

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

da Londra, il nostro inviato

Diventare membri del The All England Lawn Tennis Club è un onore di cui Simona Halep oggi potrà fregiarsi.È sempre stato il mio sogno vincere questo torneo, quando avevo 12 anni mia mamma mi diceva sempre, se vuoi diventare qualcuno nel tennis devi vincere Wimbledon, e così ho fatto. Quindi grazie ai miei genitori!”.

E per lei è stata un’ulteriore motivazione. Nello spogliatoio mi hanno ricordato che se avessi vinto il titolo, avrei avuto la ‘membership’ del circolo a vita, ed è stata una bella motivazione! Non mi sembra vero che potrò tornare qui quando lo vorrò, anche solo per pranzare o cenare. E potrò andare nel Royal Box! Lo volevo fortemente, quando ho iniziato il torneo ho detto a tutti che sognavo di diventare membro del Club e ci sono riuscita“.

 

La chiave vincente della partita è stata la mentalità propositiva che Simona ha messo in campo sin dal primo quindici. Ho cercato di essere aggressiva dall’inizio perché lei è fortissima e potente. Ho giocato sicuramente il miglior match della mia vita. Serena è un’inspirazione per tutte noi ma io ho cercato di essere concentrata su me stessa, di essere positiva e rilassata per tutta la partita. Ho giocato ogni punto senza pensare al punteggio. Quando ho visto 5-2 ho detto ok è vero. Ho deciso stamattina come giocare, ho giocato molte volte contro di lei e so quanto è dura. Ho davvero creduto di avere la chance di vincere. Non avevo nessun pensiero negativo, sono riuscita a controllare le emozioni e concentrarmi sulla partita, sentivo molto bene la palla e ho cercato di essere positiva e di mettermi nelle condizioni di giocare al meglio”.

La vittoria al Roland Garros dello scorso anno è sicuramente stata una svolta per la rumena, che le ha consentito di giocare le finali importanti con meno pressioni. “Le finali che ho perso in passato mi hanno aiutato ad affrontare le finali in modo diverso, ho imparato ad affrontarle come una partita normale, senza pensare al trofeo in palio. Sicuramente dopo aver vinto il primo slam ho cominciato a pensare che avrei potuto vincerne altri. Ma lo scorso anno ero esausta e ho dovuto prendere una lunga vacanza per rilassarmi come persona più che come giocatrice. Sento però che, al di là del match di oggi, posso ancora migliorare e sono molto motivata a farlo”.

Dopo la vittoria su Nadal, Roger Federer si era espresso in maniera molto positiva su Simona invitandola ad avere una mentalità vincente anche se aveva di fronte una campionessa come Serena Williams.È stato molto carino con me e le sue parole sono state di aiuto e supporto per me“.

Simona è la prima rumena a vincere i Championships, Nastase perse in finale in cinque set da Smith. “Cosa accadrà in Romania al mio ritorno? Non lo so, penso più o meno quello che successe quando ho vinto a Parigi. Intanto domani ho la cena dei campioni! In Romania non abbiamo nemmeno un campo in erba, quindi è difficile pensare di poter vincere Wimbledon, ma tutti sanno che torneo è questo. Tiriac mi ha aiutato dal 2014 quando persi da Sharapova in finale a Madrid e mi disse che avrei avuto un grande futuro. Stamattina mi ha detto che dovevo godermi la giornata, ma era molto felice dopo e mi ha anche dato un buffetto”.

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