Fognini e Sascha Zverev wild card a Marrakech

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Fognini e Sascha Zverev wild card a Marrakech

Sascha sarà la prima testa di serie spodestando Carreno Busta. Fabio in cerca di fiducia in vista dei grandi appuntamenti sul rosso. Anche Berrettini e Fabbiano nel main draw

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Un notevole salto di qualità a cinque giorni dal via per l’unico trofeo africano del Tour maggiore, non c’è che dire. La trentacinquesima edizione del Grand Prix Hassan II, in programma a partire dal prossimo lunedì sui campi in terra battuta del Royal Tennis Club de Marrakech, si è nelle ultime ore ritrovata con le prime due teste di serie nuove di zecca: l’organizzazione ha infatti comunicato in mattinata che Alexander Zverev e Fabio Fognini, rispettivamente numero tre e diciotto del mondo, hanno deciso di accettare gli inviti proposti. Tutto sommato una notiziona per un torneo che fino a ieri aveva in Pablo Carreno Busta il favorito del seeding e un taglio alla ottantuno ATP tra i più alti dell’intero circuito al maschile.

Una buona novella per gli organizzatori e un’ottima opportunità di rodaggio per i due giocatori, reduci da un inizio d’anno alquanto altalenante: oltre alla finale raggiunta ad Acapulco e persa contro Nick Kyrgis, Sascha nel 2019 ha raccolto pochino, franando in un Sunshine Double da dimenticare. Ancora peggio è partito Fabio, a detta stessa della consorte incapace di gestire conoscenze e princìpi ormai acquisiti: nel suo inverno da tregenda il ribelle ligure, dopo un Open d’Australia comunque discreto, ha fallito completamente la gira sudamericana in febbraio, in cui ha raccolto tre consecutive sconfitte all’esordio.

Per Alexander Zverev si tratterà di una prima assoluta in Marocco, mentre Fognini, anch’egli al debutto a Marrakech, aveva partecipato a tre edizioni dell’evento a Casablanca, sede del torneo fino al 2015. I due arricchiscono dunque un parterre che fino a poche ore fa aveva in Kyle Edmund, Gilles Simon, Nando Verdasco e Laslo Djere, oltre al già citato Carreno Busta, le sue stelle più luminose. Inoltre, Fabio porta a tre il numero di italiani già sicuri di un posto nel main draw, aggiungendo il proprio nome a quelli di Matteo Berrettini e Thomas Fabbiano, mentre Lorenzo Sonego proverà a raggiungerli partendo dal tabellone cadetto.

Rinuncia invece Auger-Aliassime, inizialmente iscritto al torneo, che ha ricevuto la buona notizia di una wild card per il Masters 1000 di Madrid.

 
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Federer esterna, Harris non ne subisce il fascino: “Il suo solito egoismo, nulla di strano”

Secondo Roger giocare a porte chiuse ha poco senso. L’australiano gli dà dell’egoista: “Forse sarebbe il caso che qualcuno tornasse a guadagnare qualcosa”

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L’aggrovigliatissimo dibattito prosegue e proseguirà, pochi dubbi a riguardo: tennis sì o tennis no? E se sì, quando? E quando verrà finalmente fissata la data della ripartenza, porte aperte o porte chiuse? Non se ne esce, anzi, non se ne entra, a quanto pare: le speranze che gli impianti aprano al pubblico prima dell’autunno sono purtroppo poche, ma il periodo e i governi impongono cautele comprensibili.

Chi normalmente bazzica le periferie della racchetta, abituato a esibirsi davanti a poche decine di spettatori, forse non pagherebbe lo scotto dello stop al pubblico, ma chi la transizione da tennista a star planetaria l’ha compiuta da parecchi anni non vede di buon occhio la soluzione. Roger Federer, peraltro in buona e nutrita compagnia, ha notoriamente fatto sapere che il tennis senza il tifo dagli spalti è pratica che ha poco senso mandare in scena. Per ora il campione non si allena in attesa di buone novelle, ma se la soluzione per riprendere presto è quella di esibirsi nel deserto, allora meglio aspettare un po’ più a lungo.

Purtroppo c’è chi di tempo da perdere lontano dal luogo di lavoro ne ha ancora poco, e tifosi o non tifosi è pronto a ripartire non appena il Governo del tennis darà in qualsiasi maniera il nullaosta. Il caso, immaginiamo non l’unico, è quello di Andrew Harris, australiano, ventisei anni, numero duecentodue delle classifiche mondiali con un best ranking alla centocinquantanove ATP, tre finali Challenger in carriera, tutte perse. Secondo il suo comprensibile punto di vista, le grandi stelle del tennis hanno perso il contatto con la realtà: “Vuole tornare solo se sarà possibile farlo davanti al pubblico? Cosa ne direbbe se ricominciassimo a giocare, ovviamente rispettando i protocolli di sicurezza, in modo da permettere a chi in questo momento soffre di tornare a guadagnare qualche soldo? Questo è il solito egoismo di Federer, nulla di strano“.

 

Una riflessione condivisibile, quella di Harris, che nella circostanza rappresenta la stragrande maggioranza dei tennisti: quelli che se non giocano, non pagano le bollette. Occorre anche dire che il punto di vista opposto non è privo di motivazioni giustificate: qualsiasi evento sportivo privo di pubblico visto in tv perde gran parte del proprio appeal, come dimostrano i primi vagiti della Bundesliga post-confinamento. Se l’intenzione è quella di evitare che molti professionisti a breve si cerchino un altro mestiere bisognerà farsene una ragione, tuttavia.

Federer e Nadal – Match in Africa 6

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Petra Kvitova e Michael Vrbenský hanno vinto il torneo di esibizione di Praga

Si è concluso il mini-torneo di esibizione ceco, sui campi del TK Sparta Praha. Petra ha vinto sul cemento, battendo in finale Muchova, mentre il torneo maschile si è giocato sulla terra

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Era la stella del torneo e ha rispettato il pronostico. Petra Kvitova si è aggiudicata la prima esibizione post-COVID-19 disputata in Repubblica Ceca, sui campi in cemento del TK Sparta Praha di Praga, battendo in finale con un doppio 6-3 Karolina Muchova. Emerse da un tabellone a otto giocatrici, Kvitova e Muchova avevano battuto rispettivamente Siniakova e Strycova in semifinale. Eliminata al primo turno Krystina Pliskova, mentre Karolina non ha partecipato al torneo.

Il torneo maschile, che si è disputato nello stesso circolo ma su campi in terra battuta, è stato vinto da Michael Vrbenský, ventenne numero 405 del mondo, che in finale ha avuto la meglio in tre set su Zdenek Kolar, spuntandola al super tie-break decisivo (10-8). A testimonianza del momento ben meno felice del tennis maschile ceco rispetto a quello femminile, l’unico top 100 ai nastri di partenza del torneo era Jiri Vesely, eliminato al primo turno proprio dal giocatore che alla fine avrebbe vinto il torneo.

La finale femminile, interrotta dalla pioggia, è stata l’occasione per vedere di fronte due giocatrici che non si sono mai affrontate in match ufficiali. Gli incontri sono stati trasmetti in diretta streaming su YouTube, c’erano telecamere sul campo e anche le ball girl a raccogliere le palline, sebbene munite di guanti protettivi.

 

TORNEO DI BENEFICENZA – Dal 13 al 15 giugno si disputerà un altro torneo, sempre a Praga, che vedrà affrontarsi con scopi benefici un team guidato da Karolina Pliskova – che includerà anche la gemella Kristyna, Vondrousova, Martincová e Bartunkova – e una squadra capitanata da Petra Kvitova, alla quale si uniranno Strýcová, Siniaková, Krejcíková, Fruhvirtova e la giocatrice russa Ekaterina Alexandrova. Anche questa esibizione sarà priva di spettatori e verrà trasmessa in televisione.

A. S.

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Kasatkina, la russa che resiste: “Perdo spesso? Ho superato momenti peggiori”

Dasha a ruota libera davanti ai taccuini di casa. “Ho vissuto un brutto anno, ma le difficoltà irrimediabili sono altre. I calciatori? Strapagati e arroganti”

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Non gioca, non viaggia, come tutti. E come tutti ha un (bel) po’ di tempo in più da dedicare alle chiacchiere. Daria Kasatkina si concede, e la connazionale testata Sports.ru si mette comoda ad ascoltare un racconto pieno di spunti e di riavvolgimenti improvvisi della fabula, a ruota libera, con pochi filtri e molti salti dal palo alla frasca. Neanche male, forse addirittura igienico, un viaggio tra i meandri del passato, soprattutto se il presente è avaro di soddisfazioni. Dasha prima dello stop forzato aveva sorbito a Lione un brodino confortevole dopo un’annata disgraziata: raggiunte nel 2018 le prime dieci giocatrici del globo, la giocatrice da Togliatti ha chiuso la scorsa stagione con un terrificante record di tredici vittorie e ventuno sconfitte, perfetto per precipitare all’attuale sessantaseiesima piazza del ranking.

Lo scorso anno sono arrivate poche soddisfazioni, ma ho ricominciato a vedere la luce con i quarti a Pechino e la semifinale di Lione in marzo. Non sono stati i primi e non saranno gli ultimi periodi bui,” ha continuato Kasatkina, che ha inteso riferirsi alla personale, delicatissima transizione da junior a pro. “Sin da bambina non ho avuto una carriera spianata dalle comodità. Per permettermi di diventare una buona tennista i miei genitori hanno dovuto fare enormi sacrifici, anche se cercavano di tenermi fuori da discorsi economici e di lasciarmi tranquilla. Non sapevo esattamente come stessero le cose, ma sentivo una grande responsabilità.” Poi la vittoria al Roland Garros junior nel 2014 e il trasferimento in Slovacchia per proseguire il percorso di perfezionamento.

Le spese sono aumentate, ho dovuto prendere un appartamento in affitto. I miei stavano pensando di vendere alcuni beni per sostentarmi. Alle qualificazioni dello US Open 2015 avevo bisogno di ottenere un buon risultato ma ho perso all’ultimo turno di qualificazioni contro Elizaveta Kulichkova. Ero a terra, ma il giorno d’inizio torneo Maria Sharapova si è ritirata e io sono stata ripescata: ho battuto Gavrilova e Konjuh prima di perdere con Mladenovic, quel terzo turno ha rappresentato una svolta fondamentale nella mia carriera. Dentro di me ho dovuto ringraziare Masha, augurandole ovviamente di guarire presto“.

 

Con due titoli conquistati nel circuito maggiore e oltre sei milioni di dollari di montepremi raggranellati in carriera i soldi non sono più un assillo, se non altro, e non è poco. “Ognuno gestisce le finanze come meglio crede, per quanto mi riguarda di quei sei milioni ne rimangono in tasca la metà quasi esatta. Oltre a detrarre un buon 30% di tasse dovete sapere che le spese annuali per sostenere team, viaggi e logistica si assestano intorno ai centottanta, duecentomila dollari. Mio fratello lavora nel campo finanziario e mi aiuta nella gestione. Inutile dire che sono orgogliosa dei risultati che ho raggiunto. Si, anche di quelli economici“.

Che non sono affatto risibili, anche se lontani dai guadagni accumulati da molti professionisti del pallone, categoria particolarmente invisa a Dasha.Non voglio generalizzare, ma non mi fanno impazzire. Non mi sono andati a genio quelli che ho incontrato e quelli in cui mi sono solo imbattuta sui social. Trovo che troppi tra loro siano superficiali, arroganti. Ed eccessivamente pagati, se vogliamo dirla tutta.” Kasatkina attacca davanti al microfono, in attesa di tornare a impostare le proverbiali difese in campo.

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