L'impresa di Fabio Fognini sulla stampa italiana (Guidobaldi, Clerici, Crivelli, Semeraro, Guerrini)

Rassegna stampa

L’impresa di Fabio Fognini sulla stampa italiana (Guidobaldi, Clerici, Crivelli, Semeraro, Guerrini)

La rassegna stampa di domenica 21 aprile 2019

Pubblicato

il

Capolavoro Fognini: Nadal ko, è finale (Laura Guidobaldi, La Nazione)

Fabio Fognini deluxe a Montecarlo. Il ligure (18 Atp) scrive una pagina storica del tennis italiano riuscendo nell’impresa di battere il recordman della terra Rafa Nadal a Montecarlo, dove Rafa ha vinto ben 11 volte in 12 finali. L’ultima sconfitta del maiorchino nel Principato risale al 2015 per mano di Djokovic. Un vero dominio di Fabio («Perfetta. Ho giocato una partita davvero perfetta») che chiude 6-4 6-2 in 1h37′ un match in cui ha quasi sempre comandato gli scambi annichilendo un Nadal irriconoscibile su questa superficie. Fognini accede per la prima volta alla finale di un Masters 1000 e sarà la sua 19esima finale in carriera. L’ultimo italiano a giocarsi il titolo a Montecarlo fu Corrado Barazzutti nel 1978, anche se allora non c’era la categoria dei Masters Series (gli ultimi azzurri a vincere un torneo più o meno equivalente furono Panatta a Roma nel ’76 e Bertolucci ad Amburgo nel ’77). Con il successo di oggi – il quarto contro Nadal su 15 precedenti – soltanto Fognini, Djokovic e Gaudio sono riusciti a superare tre volte sul rosso lo spagnolo. Nel primo set, Fabio è bravo a gestire meglio il vento pur continuando a spingere ribaltando la situazione dopo essersi trovato sotto di un break. Il secondo è un monologo di Fognini che, sul 5-0, vede sfumare tre matchpoint per poi trasformare il quarto sul 5-2. «Le condizioni erano molto difficili, era ventoso ma non freddo come ieri. All’inizio è stato un po’ strano, break e controbreak poi mi sono inc….to ma sono rimasto calmo, ho trovato il mio gioco e quando lo trovo mi diverto». Arriverà il titolo n. 9? «Oggi vorrei fare un regalo a mia mamma perché domani sarà il suo compleanno. Certo, questo è uno sport incredibile!». L’avversario in finale sarà l’outsider serbo Dusan Lajovic (48 ATP) che ha battuto il russo Daniil Medvedev (14 ATP). Non ci sono precedenti e a Montecarlo a volte si sono allenati insieme: «È una finale a sorpresa. Lajovic ha giocato molto bene, ha battuto Thiem e Goffin. Io ho più esperienza, sono favorito sulla carta perché sono più in alto di lui in classifica, ma sono solo statistiche. Non abbiamo nulla da perdere, entrambi abbiamo il 50% delle possibilità di vincere». Un’occasione davvero ghiotta per Fognini: «Se avessi la testa sarei top 10 da dieci anni. Ma io sono io e continuo ad andare avanti per la mia strada. Voglio andarmi a prendere questa vittoria».

 

Il vero Fabio. Il migliore e più umano di tutti (Gianni Clerici, La Repubblica)

Fabio Fognini ha battuto Rafa Nadal e si appresta a vincere, a trentuno anni, il suo primo torneo Masters 1000. Vorrei trovare, insieme all’entusiasmo, un inizio felice per il mio articolo. Un mio collega, che non si lascia vincere dai sentimenti, afferma di averlo già scritto, cioè che Fabio poteva vincere «dopo aver visto Nadal spesso in difficoltà contro Pella, nei quarti». Un altro collega mi ricorda, probabilmente per solleticarmi, il pezzetto che ho scritto l’altro giorno, dicendo a Fabio che avrei voluto vederlo più volte giocare con la sicurezza dimostrata contro Sascha Zverev. Un altro ancora sottolinea la forma non stellare di Nadal, in un torneo che il maiorchino aveva vinto undici volte, e un altro ancora sottolineava che, con i suoi lift e i suoi tagli, Rafa era molto più vicino alla vittoria che le volte passate. Tento di segnalare quel che avevano scritto vari colleghi, per riuscire a limitare il mio entusiasmo, io che non sono un patriota fanatico, addirittura un mezzo svizzero, grazie a una nonna e all’ammirazione per Federer. Oggi non mi sono trattenuto dall’ammirare Fabio, il migliore tra i cento visti, il Fabio capace di salire cinque a zero contro un Nadal normale. […] Ma il Fognini di oggi era quello da me sempre atteso, e lo confermava anche la firma da lui imposta ironicamente alla lente di una telecamera, “Fogna”, seguita da una serie di ‘ah’, rappresentazione di varie risate. Non si batte il Nadal terricolo, il più forte dei vari Nadal che ammiro, se non si è un grande tennista, e non solo. Se, insieme all’esaltazione, non si soffre anche un momento di paura, com’è accaduto sul 5 a 0 nel secondo, in due giochi incerti, 5 punti a 9. Dopo quattro partite perdute contro lo stesso avversario. Credo di aver fatto bene l’altro giorno a scrivere di non aver visto sufficientemente il vero Fognini. Posso affermare di averlo visto questa volta.

Scacco al Re! (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Fabioloso. E con la terra ai suoi piedi. Il paradiso si schiude dopo quel lungolinea di dritto che folgora una volta di più l’eterno signore di questo torneo e dopo 96 minuti manda Fognini tra il miele e le dolcezze di un mondo fin qui sconosciuto: nessun italiano era mai arrivato in finale di un Masters 1000 da quando esistono i tornei di questa categoria (1990). E a Montecarlo, dopo i successi anteguerra di Balbi di Robecco e di Palmieri e la tripletta di Pietrangeli nella dolce vita degli anni Sessanta, l’ultimo a giocarsi la Coppa del Principe fu Barazzutti nel 1977, fermato dalla tirannia di Borg. Oggi Corrado è all’angolo di Fabio, e alla fine di una giornata che ha tolto il fiato a tutti sentenzia per la storia: «Ne sono sicuro, farà meglio di me». Sarebbe il premio meritato, il giusto compendio di una carriera baciata dal talento e imbrigliata soltanto dagli sbalzi d’umore di una testa sempre ipercritica verso le enormi potenzialità regalate da madre natura. Alla soglia dei 32 anni, Fogna può prendersi la vittoria che ti cambia la vita agonistica. E lo farà da favorito della finale, non soltanto perché dall’altra parte troverà il sorprendente Lajovic, il serbo che è l’elogio della normalità e che fino a ieri non aveva mai vinto quattro partite consecutive in un torneo Atp, ma soprattutto perché ha frantumato d’autorità il dominio di Nadal sul Principato. La dodicesima fatica dell’Ercole spagnolo, dopo 11 trionfi sul rosso del Country Club, tre negli ultimi tre anni, rimane un sogno irrealizzato sotto il vento impetuoso che Fognini doma come un vecchio lupo di mare, mentre Rafa si fa sballottare senza rimedio. Fabio stavolta è un Cerbero intoccabile, il feroce cane a tre teste uscito dall’inferno di un primo turno contro Rublev in cui aveva in pratica già salutato il tabellone, prima di risorgere tra le fiamme di una convinzione ritrovata fino a battere, in serie, il numero 3 del mondo (Zverev), il numero 13 (Coric) e il numero 2 (il maiorchino, appunto). Gli era già accaduto di prendersi la testa di due top ten nella stessa settimana. Accadde proprio a Montecarlo, nel 2013 (Berdych e Gasquet). Nadal su questa terra non perdeva da 18 partite e aveva collezionato 25 set consecutivi. Ma la fiducia di Fabio, esternata con misura alla vigilia, poggiava su un ritrovato equilibrio tecnico germogliato dopo un avvio a inseguire. Rafa, nella bufera che produce tre break in quattro game, sale 3-1, eppure non è affatto padrone della sfida. Neanche un warning per le proteste su un punto che andava ripetuto, causa asciugamano finito in campo, perturba le certezze di quel folletto impertinente fasciato di blu che ritrova clamorosamente la calma e da lì inizia a spingere, a tenere il satanasso di Maiorca due metri dietro la riga di fondo impedendogli di prendere campo con i suoi angoli uncinati. Si va sul 3-3, poi nel nono game il re monegasco si scopre nudo e con tre errori cede la battuta, arrendendosi poi al nastro beffardo che nel game successivo porta l’avversario al set point. La fortuna si mette al servizio degli audaci e Fognini se la guadagna con la volée di dritto con cui chiude la frazione su un passante in allungo che avrebbe steso chiunque. Il secondo set è solo magia, i cambi di ritmo di Fogna, i suoi baci a un centimetro dalle righe, dritto o rovescio non conta, annichiliscono il gigante ferito, che a un certo punto si ritrova con appena sei punti ottenuti e tre palle dell’italiano per un incredibile e storico 6-0. Un po’ di orgoglio ritrovato dello spagnolo, un po’ di comprensibile ripiegamento emotivo di Fabio («Con lui, anche se stai avanti 5-0 40-0, non è mai finita e rischi sempre di fartela sotto») prolungano l’agonia di altri due game, fino all’apoteosi. Nadal, scornato da 15 errori gratuiti con un dritto mai così brutto, fugge via scuro in volto: «Una delle mie peggiori partite sulla terra in 14 anni, ormai viaggio al 70% sempre e non riesco quasi mai a salire di livello. Dopo una prestazione così, allenarmi di nuovo le prossime mattine sarà più difficile». Oggi Fabio è atteso da un giocatore, Dusan Lajovic, paradossalmente allenato da quel José Perlas che per primo lo condusse nell’empireo dell’alta classifica, senza tuttavia centrare l’agognato traguardo della top ten. Se vince oggi, Fabio si ritrova a 245 punti dal numero 10. Non servono i pizzicotti. Basta un braccio d’oro.

Principe Fognini, lezione a Nadal (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Ha vinto alla Fognini: la partita ideale dentro il torneo perfetto. Ma quando meno te lo aspetti, alla fine di un Calvario di otto primi turni. Perché la specialità della casa è quella: stupire. Ma ha vinto anche un po’ alla Federer: perché davanti c’era Nadal, perché era una semifinale pesante di un Masters 1000. Perché la fluidità dei colpi che gli uscivano dalle corde, diritti angolatissimi, rovesci lungolinea, palle corte e variazioni di ritmo continue – ha ricordato quella del Genio. Due set che rimarranno nella piccola storia del tennis azzurro, 6-4 6-2 al re della terra, otto game filati a cavallo del primo e del secondo, nove degli ultimi undici. Non un cappotto, ma quasi, al Cannibale ridotto a spettatore affranto, a inseguitore spompato. Prima di ieri sul centrale del Country Club, dove ha alzato 11 coppe, Nadal aveva perso solo quattro volte, Contro tre giocatori: Guillermo Coria, David Ferrer, Novak Djokovic. Fabio è anche il quarto di sempre a poter dire di aver battuto almeno tre volte il padrone della terra sulla sua superficie preferita. Mica male, no? «Se me lo avessero detto a inizio settimana, mi sarei messo a ridere», ha ammesso il Pirata, che al primo turno aveva rischiato di finire fuoribordo contro Rublev. Ora per completare l’abbordaggio testa l’ultima navicella, che batte come previsto bandiera serba, ma al timone non ha Novak Djokovic, bensì una sua non perfettissima imitazione, Dusan Lajovic, 28 anni, n. 48 Atp, una vita da gregario, rapace anche lui di azzeccare la settimana delle vita facendo fuori il n.5 del mondo Dominic Thiem, il nostro Sonego, e ieri il numero 14 del mondo, Danil Medvedev. Sarà una prima volta per tutti e due, che non si sono mai incontrati, in una finale Masters 1000, dove l’Italia non è mai approdata, almeno dopo l’introduzione della categoria (nel 1990). […] Dopo i quattro break equamente divisi nei primi game, l’unico brivido il Fogna lo ha fornito a un passo dalla fine, quando dopo aver sbattuto da una parte all’altra del campo un Nadal già frastornato dal vento ha ceduto per la terza volta il servizio sprecando ne matchpoint sul 6-4 5-0 40-0. L’orgoglio del Cannibale, che però tre game dopo è rimasto immobile a guardare l’ultimo vincente del Fogna che planava, imprendibile, all’incrocio delle righe. Rafa ha un gioco più strutturato, le spallate d’aria che spazzavano il centrale lo hanno mandato in confusione. Non è mai riuscito a trovare un vero piano B, mentre Fognini infilava d’istinto giocate perfette. «Fabio è un giocatore difficile, e oggi mi è andato tutto storto – ha mormorato il numero 2 del mondo, che sperava di arrivare a quota 12 titoli – Vengo da un periodo di infortuni, è un anno che gioco al 70 per cento, mentalmente non è facile accettare tutto quello che sto passando». Fabio invece non si è fatto distrarre neanche quando un asciugamano è caduto in terra durante uno scambio. Si è fermato, l’arbitro non gli ha concesso di ripetere il punto. In altri tempi, addio nervi. Invece: «Le condizioni erano difficili, ma ho giocato bene, ho rischiato, perché contro Rafa devi farlo, sono contento di aver vinto davano a tutta la mia famiglia. Lajovic? In questa settimana li ha ammazzati tutti, e lo allena il mio ex coach (Pep Perlas, ndr). Io devo recuperare, mangiare bene. Giocherò un po’ con mio figlio Federico e spero di passare la mia Pasqua più bella».

L’uovo di Fabio (Piero Guerrini, Tuttosport)

In quel sorriso limpido, rivolto al cielo, gli occhi chiusi per assaporare l’attimo e fermare l’emozione nella a mente c’è tutto il genio nella sua versione migliore, un genio che talvolta si dimentica di esserlo, che in quanto tale mica può essere continuo, ma quando si accende mostra meraviglie e può battere chiunque. Persino il numero uno di ogni tempo sulla terra, che su questi campi non perdeva una gara dal 2015 e un set non lo concedeva dal 2017. Fabio Fognini è uno che in campo vive di discese ardite e risalite, anche se nella maturità del suo tennis ha trovato modo di arrivare ad essere il primo italiano in epoca Masters 1000, ovverossia dal 1990, a raggiunge una finale nei tornei che seguono gli Slam. Montecarlo 2019, l’Italia che scrive la storia: Fogna che si ritrova dopo un avvio di stagione stentato, acciaccato. Con una panchina rinnovata e popolata da Corrado Barazzutti il capitano di Coppa Davis che sempre ha saputo come prenderlo, ma anche dalla consorte Flavia Pennetta e dalla leonessa Francesca Schiavone, gente che ha avuto un tennis super costante, di pura intelligenza, oppure di talento cristallino, le due ragazze. Fognini che trova Rafa Nadal, in una giornata di vento davanti al suo mare, pochi chilometri da dove è nato, la famiglia sugli spalti. E decide di prenderlo a pallate. Impiega qualche gioco, poi scioglie il braccio pur fasciato per i malanni. Controlla lo scambio, cambia ritmo imponendo soluzioni diverse a Rafa che del resto aveva già sconfitto. Entra con il rovescio lungolinea, trova modo di fare serve and volley. Fabio aveva già giocato una semifinale nel 2013, stavolta la vince. E non è una sorpresa, se l’hai vista. Qui l’ultima finale italiana risale al 1977 di Barazzutti, piegato da Bjorn Borg. Qui Panatta non ha mai vinto, l’ultimo fu – il passato remoto è d’obbligo – Nicola Pietrangeli nel 1968, suo personalissimo tris dopo i trionfi del 1961 e del 1967. I tornei di Fognini, quando si sviluppano così bene, possono comunque essere romanzi e cominciare nel buio pesto, illustrato dal suo “sono solo” mentre è sotto 6-4 4-1 contro Andrej Rublev, primo turno e già un piede fuori dal tabellone. Ma il genio può soccorrere chi ne è in possesso. Ace di seconda, rimonta, vittoria. Poi schiaffi a Sasha Zverev, tre del mondo. Nei quarti Borna Coric, un altro grande messo in saccoccia dopo essersi trovato sotto e aver infilato una sequenza di 6 giochi a 1 dal 2-0 per il croato, che aveva già vinto il primo, nel secondo. Eppoi Nadal, magari non il miglior Nadal, pero attenti a non considerare i meriti di Fabio. Un primo break dopo game interminabile (12 minuti). Poi qualche problema a controllare e interpretare il vento fino al 3-1 per il maiorchino. Infine l’occupazione del campo, trovando angoli, anche con pazienza, mentre il diritto dello spagnolo non trova precisione consueta e set chiuso con una volée di razza, su serve and volley. E d’un lampo il 5-0 nel secondo, e chiusura sul 6-2. Fabio rende l’impossibile possibile. E oggi alle 14, la finale più improbabile con il serbo Dusan Lajovic, giustiziere nei quarti di Sonego. Se Fabio vince raggiunge il suo best ranking,12 al mondo, a cinque punti dall’ l l° posto occupato da Marin Cilic. E soprattutto la testa libera e felice per una «Bella Pasqua».

Continua a leggere
Commenti

Rassegna stampa

Fognini-Seppi, al Roland Garros è subito derby (Cocchi). Nadal: “Convivo con i dolori. Parigi resta speciale” (Semeraro). Venus Williams: “I miei amori: tennis, Serena e il cane Harold” (Roncato)

La rassegna stampa di venerdì 24 maggio 2019

Pubblicato

il

Fognini-Seppi, al Roland Garros è subito derby (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Il sorteggio del Roland Garros regala subito un derby italiano: Fabio Fognini affronterà Andreas Seppi al primo turno dello Slam sul rosso mentre Lorenzo Sonego avrà «l’onore» di dare il bentornato a Roger Federer sulla terra parigina. Marco Cecchinato, semifinalista lo scorso anno e testa di serie numero 16, esordirà contro il francese Mahut mentre Matteo Berrettini, per la prima volta testa di serie in uno Slam se la vedrà con lo spagnolo Pablo Andujar. Thomas Fabbiano, l’altro azzurro nel main draw affronterà invece Marin Cilic. Ieri intanto Stefano Travaglia e Salvatore Caruso hanno conquistato un posto nel tabellone principale battendo rispettivamente Darcis e Brown. Oggi ci proverà anche Simone Bolelli, al turno decisivo contro il giapponese Soeda. Il campione in carica Rafa Nadal inizierà la campagna per il dodicesimo titolo al Roland Garros contro un qualificato e lo stesso farà nel secondo turno. Il maiorchino a Roma ha rotto il digiuno di titoli sul rosso: «E’ stato importante vincere al Foro – ha detto dopo la cerimonia -. Ho giocato molto bene per tutto il torneo e sono soddisfatto del mio stato di forma». I possibili quarti maschili di questa edizione sono Djokovic-Zverev e Thiem-Del Potro nella parte alta e Tsitsipas-Federer, Nishikori- Nadal in quella inferiore. Intanto tra le donne si registra il forfeit di Camila Giorgi, ancora fermata dai problemi al polso destro. La Osaka, testa di serie numero uno, esordirà con la slovacca Schmiedlova, mentre Serena Williams dovrebbe affrontare la Diatchenko. Primo turno affascinante nella parte alta con Azarenka-Ostapenko mentre si rivede la vincitrice di Indian Wells, Bianca Andreescu, che trova una qualificata. La campionessa del 2018 Simona Halep inizia la difesa del titolo contro l’australiana Tomljanovic. Intanto a Ginevra Alexander Zverev, a fatica, raggiunge la semifinale battendo il boliviano Hugo Dellien: 7-5 3-6 6-3.

 

Rafa Nadal: «Convivo con i dolori. Parigi resta speciale» (Stefano Semeraro, La Stampa)

Rafa Nadal non ci sta a perdere nemmeno a Parchis, il gioco da tavolo con cui inganna il tempo fra un match e l’altro. Sfide infinite con il suo consigliere tecnico Francisco Roig, zio Toni e il fisioterapista Rafael Maymo, sotto gli occhi di una tifosa d’eccezione come Valeria Solarino. Alzata l’ottava coppa a Roma, ora però bisogna concentrarsi sul Roland Garros. Si parte domenica, inutile dire chi è il favorito.

Rafa, meglio la «duodecima» a Parigi o il terzo titolo a Wimbledon?

Be’, l’anno scorso sono stato vicinissimo a rivincere Wimbledon. Però il Roland Garros per me è speciale: scelgo Parigi.

In tutti questi anni dove si è sentito più amato?

La verità? L’affetto della gente l’ho sentito dappertutto. La finale del 2005 a Roma contro Coria fu incredibile: un pubblico fantastico, indimenticabile. Anche in Australia sono sempre stato benissimo, o agli Us Open. In momenti diversi mi sono sentito amato in posti diversi.

Nel 2005 vinse anche il primo titolo a Parigi, aveva 19 anni, il 3 giugno saranno 33: come è cambiato?

Più o meno sono la stessa persona. La vita ti cambia, ovvio, ma nelle cose che contano non mi sento diverso. Ho fatto tanti errori, ma sempre in buona fede.

Dopo i 30 anni fanno più piacere le vittorie o bruciano più le sconfitte?

Fin da giovane ho lottato con gli infortuni: ho imparato in fretta a godermi le cose buone e ad accettare con tranquillità quelle negative.

Ora è anche titolare di una tennis academy a Manacor. È un bravo insegnante?

Mi alleno spesso con i giovani, mi piace dare consigli, trasmettere quello che ho imparato. L’Academy è un progetto molto importante per il mio futuro.

Ha vinto 17 Slam, 81 tornei. Qualche rimpianto?

La finale dell’Australian Open 2014, persa con Wawrinka. Ero infortunato, mi piacerebbe rigiocarla.

La sua forza mentale spesso ha offuscato le sue straordinarie doti tecniche. Per Pat Cash è fra i migliori a rete, ma la gente spesso lo dimentica. Le dispiace?

Guardi, io rispetto le opinioni di tutti, ma è impossibile fare la mia carriera senza giocare molto, molto bene a tennis. Sono un tennista completo, ho vinto su tutte le superfici, mi sento competitivo ovunque. […]

Che cosa cambierebbe nel tennis?

Con una sola palla di servizio le partite sarebbero più interessanti. E si risparmierebbe tempo. Fra un servizio e l’altro si perde più tempo di quello che si può guadagnare con lo shotclock. Intendiamoci: il tennis così come è mi va benissimo. Ma con un solo servizio diventerebbe più tattico e spettacolare.

Sport a parte, chi ammira?

La brava gente. Quelli che aiutano gli altri senza essere famosi.

Venus Williams: «I miei amori: tennis, Serena e il cane Harold» (Alessandra Roncato, La Repubblica)

«Lui mi ama per quello che sono. Mi ama se vinco e anche se perdo. Odia il tennis ma mi accompagna ovunque io vada. È la mia famiglia». Venus Williams, apre una tasca dello zaino e lui, Harold, un cagnolino di piccola taglia, esce zampettando per rifugiarsi sotto la sedia della sua padrona. La tennista che ha cambiato la storia del suo sport vincendo quattro ori olimpici (uno in singolare e tre in coppia con la sorella Serena), e sette tornei del Grande Slam, è al Coin Excelsior di Roma per presentare la sua linea sportswear EleVen by Venus in vendita in esclusiva nello store di via Cola di Rienzo. A 38 anni non ha nessuna intenzione di appendere la racchetta al chiodo nonostante la sua attività imprenditoriale con EleVen stia andando a gonfie vele: «I miei genitori mi hanno sempre detto “Ok, puoi fare sport ma devi anche avere un’istruzione”: così ho studiato fashion design e mi sono innamorata della moda».

Nella sua vita ha indossato centinaia di capi sportivi, cosa c’è di diverso in EleVen?

Non è tanto una questione di stile quanto di attitudine. La maggior parte delle persone quando raggiungono il successo decidono di fermarsi. Io penso che si debba continuare a migliorare confrontarsi con tutto quello che viene: gli alti e i bassi, i successi e i fallimenti senza mai smettere di provare a essere un “undici” (EleVen).

L’abbigliamento sportivo richiede un certo tipo di fisico. Pensa che le donne “non perfette” siano pronte a mostrare il proprio corpo?

Da una parte oggi è più facile esibire forme imperfette, dall’altra la pressione di dover apparire belle è sempre più forte. Per questo è così dura stare bene con se stesse. Penso che l’autostima vada allenata facendo cose che amiamo. A me, ad esempio, piace passare del tempo da sola, in silenzio. Sono sempre circondata da tante persone. […]

Tra tennis e la sua linea di moda: dove trova il tempo per fare tutto?

Non mi faccio ossessionare. Se non riesco a concludere una cosa mi dico “la farò domani”. Cerco di fare quello che posso quando posso. Non voglio impazzire o vivere in preda all’ansia.

C’è una donna che l’ha ispirata?

Certo. Il suo nome è Serena Williams. È da sempre la mia fonte d’ispirazione. Mi ha insegnato tanto. Spesso i fratelli entrano in competizione. A noi non è mai successo. I nostri genitori ci hanno cresciute in modo che fossimo migliori amiche: non ci era proprio permesso litigare. […]

Continua a leggere

Rassegna stampa

Carica Fognini: “A Parigi per impressionare” (Boccucci). I dubbi di Serena: prima di Parigi appena nove match (Cocchi)

La rassegna stampa di giovedì 23 maggio 2019

Pubblicato

il

Carica Fognini: “A Parigi per impressionare” (Massimo Boccucci, Corriere dello Sport)

Parigi val bene una full immerssion di tre giorni a San Marino, che Fabio Fognini ha lasciato ieri mettendo nel mirino il Roland Garros. Va agli Open di Francia da atteso protagonista, con la volontà di mettere a frutto il lavoro sulla terra rossa del centro tennis nell’antica Repubblica sul monte Titano […] Si presenterà a Parigi da n.11 del mondo e può finalmente entrare nella Top 10: pesa psicologicamente? «No, ci penso ma non lo immagino come un obiettivo bensì un sogno che può avverarsi». Dopo 46 anni ha superato Bertolucci, che arrivò al 12° posto mondiale, ora pensa di poter raggiungete anche il 7° di Barazzutti e magari il 4° di Panatta? «Voglio mantenere i piedi per terra. Vengo da un periodo molto positivo e cercherò di dare il meglio. Poi so che i buoni risultati dipendono da più fattori, non solo da me». Al Roland Garros del 2011 si spinse fino ai quarti di finale: stavolta cosa può succedere? «Di tutto, però intanto vorrei giocare al meglio il primo incontro, che è il più importante. Mi propongo di entrare nel modo migliore». Come gestisce i suoi problemi fisici? «Dalla finale di Montecarlo ho un piccolo guaio alla gamba che mi porto dietro. A giorni va meglio, in altri peggio. Sto facendo un trattamento con il laser. A Parigi si giocano partite lunghe 3 su 5 e confido di presentarmi al massimo». Come si prepara un torneo lungo e faticoso come Parigi? «Questa settimana c’era l’appuntamento con il torneo di Ginevra e non ho giocato. Dopo Montecarlo sono cambiati gli obiettivi e preparo i tornei più importanti, pur rispettando l’intero circuito. Posso decidere quando giocare e gestirmi meglio» […] E’ vero che tra Roma e Parigi il campo non è lo stesso? «I campi di Parigi sono i migliori, è il torneo più importante del mondo su questa superficie. A volte si trovano condizioni simili quando piove». Come funziona e quanto influisce la collaborazione con Barazzutti? «Ho avuto fortuna di averlo con me nel torneo più importante della carriera Mi ha aiutato e mi ammazza di lavoro giocando sette ore al giorno». Ha dovuto rinunciare ai torni di Barcellona ed Estoril, poi è tornato: quali sono le prossime aspettative personali? «Sono rimasto fuori per problemi fisici in un momento positivo, ora cerco di migliorare e di fare qualcosa in più. Parigi è il mio torneo preferito: vorrei un grosso risultato e non sarà facile, spero che possa restare impresso. Arriva nel momento migliore della mia carriera, può giocarmi a favore o contro. Intanto va superato il primo ostacolo». Djokovic sempre re del ranking su Nadal. Quant’è destinato a durare l’ordine gerarchico? «Quando Djokovic è in forma si vede che è il più forte. L’ha dimostrato sul cemento, così come Federer sull’erba. Loro due sono favoriti a Wimbledon, come Nadal lo è a Parigi. Djokovic è su un gradino più alto nonostante la finale persa a Roma, dove comunque ha portato Nadal al terzo set». La sorprende l’ennesimo ritorno di Nadal a questi livelli? «Penso che non sia mai sceso di livello. Quando perde dice che c’è un problema fisico o che non ha giocato, invece di dare meriti all’avversario. Lui comunque è il più forte sulla terra battuta». Con Nadal favorito, chi può inserirsi a Parigi? «Questa edizione è più aperta. Ci sono anche tanti giovani. Può essere interessante che non vincano sempre gli stessi. Gli ultimi quattro-cinque Masters 1000 hanno avuto vincitori diversi» […] Cosa le resta di Roma 2019? «La soddisfazione a metà. Ho vinto due belle partite e non nego che contro Titsitpas avrei voluto giocarla in altre condizioni. Il meteo non ha aiutato». Sentiva all’inizio dell’anno che qualcosa di buono stava per succedere? «Mi stavo allenando bene, avevo voglia e rabbia agonistica. In certi momenti non mi riconoscevo, poi di punto in bianco ho vinto. Questo sport è incredibile». A febbraio aveva lasciato il primato tra i tennisti italiani a Cecchinato dopo oltre tre anni: è stato il momento più difficile? «Per niente, ho già dimostrato chi sono e quanto valgo. Non ho mai guardato certe situazioni e non si possono fare paragoni. Cecchinato e Berrettini sono più giovani di me. Speriamo di trascinarli, glielo auguro perché più italiani bravi ci sono e meglio è». Cosa si porta dentro dell’impresa di Montecarlo? «Vorrei rivedere tutto l’ambaradan che è successo. Quello è il torneo di casa mia, più che Roma. Sono cresciuto e vivo a Sanremo, mi allenavo a Montecarlo. Nessuno se l’aspettava, ho vinto davanti alla famiglia e agli amici di sempre». Che idea si è fatto del baby Sinner, il nuovo fenomeno azzurro? «Credo che sia presto per parlare di fenomeno. Ha tutte le potenzialità per diventarlo, ma non ha ancora fatto nulla. Deve mangiare tanta pasta avendo tutto davanti a se. È un bravo ragazzo, gioca molto bene e viene ben consigliato» […] Brutto gesto dell’australiano Kyrgios, espulso agli Internazionali di Roma dopo la lite con l’arbitro e la sedia lanciata in campo: cosa passa per la testa di un campione in quel momenti? «Lui è abbastanza particolare e un tipo difficile, sta buttando molto talento alle stelle. È uno di quei pochi giocatori che, se becca la settimana buona può vincere contro chiunque: lo ha dimostrato ad Acapulco. È fatto così, va fuori dalle righe. Sta all’ATP prendere le decisioni, talvolta fa meno di ciò che potrebbe». Come concilia la vita del tennista con quella di papà? «Questo mi ha aiutato molto. Per fortuna dopo il lavoro stacco e penso alla mia famiglia, lasciandomi alle spalle la vittoria e soprattutto la sconfitta». Chieda un regalo per domani giorno del suo 32° compleanno. «Potrei chiedere un bel Parigi, ma non vorrei sbilanciarmi sul risultato. Magari si può entrare nella top 10. Poi dovrò eventualmente trovare nuove motivazioni» […] A proposito di panchine, chi vede come successore di Barazzurri alla guida azzurra in Coppa Davis? «C’è qualche nome, penso a Galimberti, Volandri o Santopadre. Mi vengono in mente queste soluzioni».

 

I dubbi di Serena: prima di Parigi appena nove match (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Su Instagram si mostra stanca e poco desiderosa di allenarsi. Il circuito fino ad ora le ha dato più preoccupazioni che soddisfazioni, e la vigilia del Roland Garros, per Serena Williams, è piena di punti interrogativi. La ex numero 1, che dopo il 23° Slam, conquistato a Melbourne 2017, ha raggiunto solo due finali lo scorso anno (Wimbledon e Us Open), punta su Parigi per agganciare i 24 titoli di Margaret Court. Ma l’impresa non è per nulla semplice: la superficie è quella più fisicamente faticosa e in più le condizioni del suo ginocchio destro sono un punto interrogativo. Proprio a Parigi, nel 2018, Serena era tornata a disputare uno Slam dopo il rientro dalla maternità. Più che per i suoi risultati aveva fatto notizia per la tuta nera aderente indossata in campo, che aveva scatenato molte polemiche. Il suo percorso a Porte d’Auteuil si era interrotto dopo tre partite per infortunio, appena prima dell’incrocio pericoloso con Maria Sharapova agli ottavi. Serena, tre volte regina del Roland Garros (2002, 2013, 2015), dall’inizio dell’anno ha giocato appena nove partite, una sola sulla terra rossa, a Roma, prima di ritirarsi per l’ennesimo problema al ginocchio destro senza disputare il derby con la sorella Venus. «Dispiace – ha detto dopo l’ennesimo ritiro -, non è una mia scelta. Mi piacerebbe restare sul circuito e giocare ogni partita, ma non è possibile». Il suo coach Patrick Mouratoglou ricorda che Serena è stata capace di imprese incredibili: «Da lei ci si può aspettare di tutto, ricordatevi che nel 2015 ha vinto il Roland Garros con la febbre a 40°» […]

Continua a leggere

Rassegna stampa

Federer parigino. Dopo quattro anni sul nuovo Centrale (Crivelli). Una terra per due (Azzolini)

La rassegna stampa di mercoledì 22 maggio 2019

Pubblicato

il

Federer parigino. Dopo quattro anni sul nuovo Centrale (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Rieccolo. Da quel campo mancava da quattro anni, e lo ha ritrovato cambiato, in attesa che dal 2020 abbia anche la copertura. L’ultima apparizione di Roger Federer al Roland Garros datava 2015, quando venne sconfitto in tre set nei quarti da Wawrinka, poi vincitore del titolo. Nel 2016 il Divino rinunciò all’ultimo per i guai alla schiena e a un ginocchio, poi per due stagioni ha programmato un calendario personale senza il rosso europeo primaverile. Ritiratosi da Roma per qualche dolorino alla gamba destra seguito alle due partite in un giorno di giovedì, Federer appena arrivato in Francia ha subito voluto testare le condizioni sue e dello Chatrier, rimanendo in campo quasi due ore con Diego Schwartzman, l’argentino semifinalista agli Internazionali. Lo svizzero sarà testa di serie numero 3 nel secondo Slam stagionale (si parte domenica): come al solito Parigi segue il ranking, con Djokovic e la Osaka a guidare il seeding. Nel sorteggio di domani sera ci saranno anche tre italiani tra le 32 teste di serie: Fognini 9, Cecchinato 17 e Berrettini 30, tutti beneficiati di due posti dalle assenze di Anderson e Isner. Amarezze invece dalle qualificazioni maschili: i tre italiani di giornata sono stati eliminati da avversari francesi. Lorenzi ha perso da Couacaud, Viola da Bourgue e Arnaboldi da Blancaneux. Oggi tornano in campo per il secondo turno Quinzi, Caruso, Napolitano, Travaglia, Mager e Bolelli. Tra le donne passano il primo turno la Paolini (Zaja) e la Treviso (Smitkova), oggi gioca la Gatto Monticone. A Parigi sarà sicuramente accolto da gran signore (eufemismo) Nick Kyrgios, che dopo un allenamento a Wimbledon (cosa c’è di meglio dell’erba per preparare la terra, del resto) con Andy Murray ha postato su Instagram un paragone piuttosto eloquente: «Il Roland Garros rispetto a questo posto è una m…a». Incorreggibile. Intanto si gioca sulla terra nella settimana che porta al Bois de Boulogne. A Ginevra debutto per Alexander Zverev, cui serviva un avversario declinante come Gulbis per concedersi un sorriso, anche se il 6-2 6-1 finale non registra le 9 palle break concesse dal numero 5 del mondo (ne ha salvate 8). A Lione debutto vincente per l’attesissimo AugerAliassime (7-6 7-5 a Millman), mentre Dimitrov conferma la caduta senza fondo perdendo da Delbonis (1-6 6-4 6-2).

 

Una terra per due (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Con i suoi modi pacati, un po’ sornioni, di chi potrebbe saperla lunga ma lascia ad altri l’onere della prova, Marco Cecchinato mise il tennis di fronte a un interrogativo che in pochi, fin lì, si erano sentiti in dovere di porsi. Accadeva al Roland Garros di un anno fa e la domanda suonava più o meno così: quanto talento c’è nell’altro tennis? Il Ceck veniva da lì, dal tennis dove tutti transitano e molti vi restano impigliati, quello dei Challenger, dei Futures, delle palle sgonfie e spelacchiate. E il tennis dei dimenticati, perché chi vi transita lo archivia in un lampo, e chi ci resta non ama gli venga ricordato. Ma lui, il Ceck, spedito da Palermo in Friuli per farsi la pelle dura, che nell’altro tennis aveva già speso cinque anni di carriera, se ne stava nel torneo dei grandi come un geco in attesa di una zanzara ottimista. Il primo fuoriuscito dell’altro tennis a tagliare il traguardo di una semifinale Slam nel Campionato Mondiale sulla terra rossa. Roba che solo Adriano Panatta e Corrado Barazzutti vi erano riusciti. Una semifinale che fece il pieno di carburante al tennis italiano e lo rilanciò, se è vero che da quelle giornate i nostri si sono appropriati di sette tornei del circuito, fra i quali un Masters 1000 firmato da Fabio Fognini. Ecco, Fognini, Fogna2 come si fa chiamare quando gioca bene. Lui a una semifinale Slam non è mai giunto, e non v’è alcuna spiegazione tecnica per chiarire il mistero. La risposta sta nel non riuscire quasi mai a far coincidere l’immagine che ha di sé con la realtà dei fatti. Insomma, quello che gli è riuscito a Montecarlo. Ma è un fatto, lui quella semifinale la vuole, e vorrebbe anche di più se solo fosse possibile. Il meglio lo ha dato con un quarto di finale a Parigi nel 2011, vinse da infortunato l’ottavo con Montanes e fu costretto al ritiro prima di incontrare Djokovic. Poi sono giunti due ottavi australiani, quattro sedicesimi a Wimbledon e un ottavo anche agli Us Open. Ha fatto di nuovo bene a Parigi però, ripresentandosi negli ottavi un anno fa e continua a sostenere di avere una voglia infinita di mostrarsi nei suoi panni migliori anche in un major. Ne ha facoltà, ma vale la pena chiedersi come vi giunga a questo appuntamento. C’è un problemino muscolare in attesa di soluzione definitiva, il professor Parra che l’ha in cura con i suoi laser, dice che non si tratta proprio di una sciocchezza. Lui si sente pronto, si sta allenando a San Marino con Barazzutti: «La vittoria a Montecarlo ha cambiato le cose, ora vado in campo disteso». Il Ceck dovrà aggirare altri ostacoli. Il 2018 l’ha portato stabile fra i primi 20. Ora lo conoscono. Ma non sarà facile non avvertire la morsa della conferma dalla quale è atteso. Ci sono in ballo 640 punti, metà della sua classifica. «Non ci penso, non voglio preoccuparmi», ha detto a Roma. Ma quel nodo lo incontrerà e dovrà dargli un taglio netto, se non vuole che diventi scorsoio.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement