Torino che colpo: è Masters (Piccioni). Gioia Binaghi: "Premiata la nostra credibilità" (Crivelli). Gran Torino (Semeraro). Il tesoro del tennis (Ricca). Nadal: "Torino perfetta capitale del tennis" (Seme). Quella sfida immaginata a tavola con Kramer (Clerici)

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Torino che colpo: è Masters (Piccioni). Gioia Binaghi: “Premiata la nostra credibilità” (Crivelli). Gran Torino (Semeraro). Il tesoro del tennis (Ricca). Nadal: “Torino perfetta capitale del tennis” (Seme). Quella sfida immaginata a tavola con Kramer (Clerici)

La rassegna stampa di giovedì 25 aprile 2019

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Torino che colpo: è Masters (Valerio Piccioni, Gazzetta dello Sport)

Tanto tuonò che usci il sole. L’assegnazione delle ATP Finals a Torino ribalta il proverbio: praticamente affondata, tenuta in piedi quasi per miracolo, salvata dal famoso decreto governativo arrivato in extremis, la candidatura italiana scavalca Tokyo, Singapore, Manchester e l’uscente Londra. Tagliando il traguardo dopo un’interminabile volata fra rinvii della decisione ed estenuanti richieste di supplementi di documentazione. I condizionali scompaiono solo quando sui profili social dell’ATP vengono finalmente riempiti i puntini di sospensione dopo il the host city for the ATP finals is che da martedì sera annunciavano l’imminente decisione. Dunque Torino. Con i suoi 14.700 posti del Pala Alpitour, vicino di casa dello Stadio Olimpico Grande Torino. Ospiterà gli otto migliori giocatori del mondo (e gli otto migliori doppi) dal 2021 al 2025, con un montepremi di 14.5 milioni di dollari, ben cinque e mezzo in più rispetto all’ultima edizione di Londra. Sarebbe bello se ci fosse ancora, al termine di un’immensa carriera, Roger Federer. Intanto Novak Djokovic, numero uno mondiale e presidente del consiglio dei giocatori, si dice felice. Ha già prenotato il soggiorno: «Spero proprio di far parte di questo evento speciale». Non è un mistero che i giocatori tifassero per una soluzione europea per evitare la stressante trasferta asiatica di fine stagione. La Torino delle Finals consacrerà la nuova ondata di talenti del tennis, da Alexander Zverev (che ha vinto le ultime Finals) a Stefanos Tsitsipas. E la recente vittoria di Montecarlo, il Fognini «ammazza Nadal», ci fa pure sognare il ritorno di un italiano fra i magnifici otto. Manchiamo dalla stagione 1978 (ma il torneo si disputò nel gennaio 1979), quando a New York c’era anche Corrado Barazzutti. Adriano Panatta, invece, giocò a Stoccolma nel 1975, pochi mesi prima di prendersi Roma, Parigi e Coppa Davis. Anche il presidente della Fit Angelo Binaghi, che ha firmato lo short agreement con l’ATP, sottolinea: «La palla passa al nostro settore tecnico, che entro 3-4 anni deve fare la sua parte per portare un italiano a giocarsi il titolo di campione del mondo». Per Corrado Barazzutti «Fognini può farcela, l’anno scorso ci è andato vicino». E Nicola Pietrangeli si chiede: «Fognini alle Finals, perché no? Ha 2-3 anni per giocare a questo livello». Dunque, abbiamo già un altro obiettivo. Ma ce n’è un altro. Il tennis italiano, lo sport, il Paese, dovranno riempire questo investimento di contenuti, non limitarsi a far festa intorno ai campioni che verranno a trovarci dal 14 al 21 novembre 2021, e poi nello stesso periodo fino al 2025. Torino deve costruire intorno alle Finals qualcosa di davvero di speciale. Con il Pala Alpitour andrà coinvolta davvero tutta la città. Non c’è bisogno di dirlo: 78 milioni di euro, l’investimento assicurato dal Governo, è una bella cifra. Il budget complessivo arriva a quota 250 e andrà coperto con biglietti, sponsor e marketing. Le proiezioni citate dalla sindaca Chiara Appendino sono rassicuranti. Ma per centrare questa impresa ci vorrà davvero il tanto nominato «spirito di squadra» che ha dato l’ossigeno alla clamorosa remuntada. E poi il paragone con la Londra dei 250.000 spettatori l’anno, ci costringerà ad alzare parecchio l’asticella: il sito della BBC ieri ha scritto che Torino «avrà un compito molto difficile». Bisogna farsi trovare pronti. E la politica? I 5 Stelle esultano. Da Beppe Grillo al presidente della Camera Roberto Fico passando per il sottosegretario Simone Valente. Che con il suo «a differenza di altri ci abbiamo creduto fortemente» rivendica il punto rispetto all’iniziale freddezza della Lega, che al Decreto che ha stanziato le risorse (firmato peraltro proprio dal sottosegretario Giancarlo Giorgetti) avrebbe preferito il passaggio parlamentare. L’ex ministro dello sport Luca Lotti, rallegrandosi per il successo, chiede invece polemicamente ai 5 Stelle il perché del differente trattamento di fronte ai soldi per la Ryder Cup («Avevano chiesto le mie dimissioni») rispetto a quelli per le Finals […]

Gioia Binaghi: “Premiata la nostra credibilità” (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

 

Ci sono volute la tigna sarda e la visione imprenditoriale delle radici brianzole, ma alla fine Angelo Binaghi ha portato a casa un risultato storico. Presidente, ha fatto filotto: Internazionali, Next Gen Finals e adesso il Masters. «Il merito è innanzitutto del Consiglio Federale, che di fronte a un’impresa che sembrava folle ha avuto il coraggio di rischiare, perché ha pensato al futuro del tennis e non alla parrocchia. Dopodiché non ho alcun timore a dire che senza la nascita di Sport e Salute il sogno non si sarebbe realizzato: è una rivoluzione copernicana per lo sport italiano». Le Atp Finals per una volta hanno unito anziché dividere. «È stata la forza della candidatura. Governo, Comune, Regione e ovviamente Fit hanno sempre operato in concordia. E mi lasci ringraziare in particolare la sindaca Appendino, che è stata determinante: io ho vinto due titoli italiani in doppio misto, se avessi avuto una partner come lei sarebbero stati dieci». Mai avuto paura di non farcela? «Eravamo fuori. Morti. A Indian Wells, il presidente dell’Atp Chris Kermode aveva annunciato a tutti che la scelta era caduta su Tokyo. In quei minuti, però, è arrivata la conferma dell’appoggio del Governo con il famoso decreto del presidente del Consiglio che garantiva le coperture. Kermode ha sospeso la riunione e l’ha aggiornata a due settimane dopo per darci la possibilità di rientrare». Non c’è dubbio però che, senza la credibilità della Fit, l’Atp non avrebbe concesso proroghe. «Evidentemente, con gli Internazionali prima e le Next Gen Finals poi, abbiamo dimostrato di essere un interlocutore affidabile. Non a caso Tokyo e Singapore offrivano di più, ma l’Atp ha scelto di dare a noi il suo torneo più importante». Come si immagina i prossimi passi? «Intanto dovremo coinvolgere gli imprenditori, che in questa fase così complicata abbiamo tenuto un po’ in disparte. E veicolare il messaggio che le Finals saranno un motore economico per la città, la Regione e tutto il Paese» […] L’assegnazione delle Finals arriva nella settimana in cui un italiano, Fognini, vince per la prima volta un Masters 1000. «E un ragazzo torinese, cioè della città del Masters (Sonego, ndr), arriva nei quarti, che è un risultato in prospettiva ancora più importante. Diciamo che ci stiamo mettendo nelle condizioni non solo di ospitare le Finals, ma anche di produrre giocatori che possano vincerle. Per adesso è un ambizione, ci siamo appena messi in cammino. Ma la fiducia è doppia».

Gran Torino (Stefano Semeraro, Stampa)

Come un romanzo, meglio di un romanzo. Un best seller a lieto fine, in primo piano una città, sullo sfondo la storia del tennis. La vicenda della candidatura di Torino per le Atp Finals è stata piena di colpi di scena, di imprevisti, di snodi e contrattempi. Fino allo scioglimento di ieri, quando dopo mesi di suspence è arrivato l’annuncio ufficiale. A novembre, quando si è incominciato a parlarne concretamente alle Next Gen Finals di Milano, più che una sfida pareva un azzardo. Si favoleggiava di concorrenti illustrissime e straricche – Abu Dhabi, San Pietroburgo, Berlino, tutte evaporate al momento di aprire i forzieri… -, con Torino nel ruolo di Cenerentola: bella, ma squattrinata. La svolta iniziale è arrivata con il primo sopralluogo dei dirigenti Atp, il 10 dicembre: Ross Hutchins, braccio destro del presidente Chris Kermode, è rimasto colpito dall’offerta made in Italy. «Torino non è conosciuta come Roma, Firenze o Milano, non credevano di trovarci davanti una città così affascinante» spiega Giorgio Di Palermo, ex membro del board Atp e oggi dirigente Fit. «E neppure impianti così funzionali, per giunta in centro, non in periferia». Diego Nepi, responsabile di Coni Servizi, e Sergio Palmieri, direttore degli Internazionali d’Italia, erano già volati a Londra durante la settimana Masters per accompagnare la sindaca Chiara Appendino, tennista praticante, che con un dossier impeccabile (e un ottimo inglese) aveva impressionato la “giuria” dell’Atp. Il resto lo avevano fatto la Mole, il Museo Egizio, il pranzo alla Nuvola Lavazza, la visita alla futura cittadella del tennis con gli spazi ampi e accoglienti del Pala Alpitour e del Circolo della Stampa Sporting. L’Europa, a un passo dai campi di tennis. La Grande Bellezza italiana. Sbaragliata la concorrenza. Il primo obiettivo, il faro della prima fase, la short-list di cinque candidate reali – oltre a Torino c’erano Londra, Manchester, Tokyo e Singapore – è stato centrato, e lì è arrivato il primo sospiro di sollievo. Mancava però la grana, il nocciolo della questione. La “darkest hour”, l’ora più buia della candidatura Torino l’ha vissuta quando le garanzie economiche del governo sembravano mancare, nel braccio di ferro politico tra Lega e Cinque Stelle. A farla ripartire, quando ormai le speranze erano ridotte al minimo, ci ha pensato la spinta arrivata dall’incontro di febbraio tra gli organizzatori, Chiara Appendino e le imprese torinesi. La grinta della sindaca, rinforzata dal sostegno fondamentale degli esponenti 5 Stelle Laura Castelli e Simone Valente e da quello del territorio, ha tenuto accesa la fiammella in giorni di frenetiche riunioni e discussioni. A sbloccare definitivamente la situazione ci ha pensato il sospirato nullaosta del governo, la garanzia dei famosi 78 milioni richiesta dell’Atp. Qualcuno ha detto che la concorrente più difficile per Torino non è stata né Londra né Tokyo, ma l’Italia, e forse c’è un pezzo di verità, anche se stavolta la voglia di organizzare qualcosa di importante è stata più forte delle divisioni […] Ieri la parola fine al romanzo. E il primo capitolo di una nuova storia. La più bella del nostro tennis.

Appendino: “Una ricaduta economica da 500 milioni” (v.p., Gazzetta dello Sport)

L’esultanza di Chiara Appendino fa il giro del web. Alle 11 di mattina arriva il tanto atteso scoppio di gioia. Sindaca, ha esultato così anche quando fu eletta? «No. Perché qui non c’è stato il momento di fermarsi nemmeno un attimo. Fino al conto alla rovescia, una vera liberazione dopo giorni in cui si alternavano le voci, quasi un viaggio sulle montagne russe». E pensare che a un certo punto della storia sembrava tutto finito, chiuso, perso. La candidatura si era impantanata in un vicolo cieco perché mancavano i soldi. «È stato il momento più difficile, quello in cui si dovevano concretizzare le garanzie governative. E forse in quel momento l’intervento del vicepremier Di Maio a Torino fu sottovalutato. E invece, remando tutti nella stessa direzione — Governo, Regione, Federtennis, Coni, l’Istituto per il Credito Sportivo, imprese — abbiamo ottenuto il risultato». Dopo Londra, Torino. Le Atp Finals vengono da successi clamorosi, sarà una bella montagna da scalare con un passato così prestigioso alle spalle. «Ne siamo coscienti, sarà una sfida che richiederà un grandissimo impegno. Ma siamo pronti. Non mi riferisco solo alla grande affidabilità del know how sportivo con i nostri partner Fit e Coni, che naturalmente ringraziamo, e alle infrastrutture, con il Pala Alpitour. È tutta la città che vuole essere e sarà protagonista». Lo Stato spenderà parecchi soldi. C’è un partito degli scettici che è pronto a dire: si tratta solo di una sfilata di campioni, ne vale veramente la pena? «Certamente sì. Intanto la ricaduta economica, che è stata stimata per i 5 anni in circa 500 milioni di euro. Ma le Finals incroceranno e aiuteranno diversi momenti di sviluppo della città. Penso al Progetto City Lab e all’innovazione, all’ambiente e alle sfide per la sostenibilità, e a tutto l’indotto che un evento del genere produrrà solo per il Torino, ma per il Paese». Da ex giocatrice che effetto le faranno le Finals sotto casa? «Non avrei mai immaginato di poter vivere una cosa del genere. Così speciale, da italiana e da appassionata. Consideri che ho conosciuto il mio futuro marito su un campo da tennis. Per me un significato in più» […] Ma lei alle Finals per chi tiferà? «Il mio idolo era Edberg. Quando giocavo, Federer: se non ci sarà da giocatore, speriamo di ospitarlo con la moglie e i suoi quattro figli. Ci saranno, spero, Nadal e Djokovic, campioni straordinari». E Fognini? «Magari! E prima o poi, anche Sonego, che è torinese…».

Il tesoro del tennis (Jacopo Ricca, Repubblica)

«Meglio di un’Olimpiade». A Torino, che di Giochi a 5 cerchi se ne intende avendo ospitato quelli invernali dei 2006, è questo uno dei commenti più pacati con cui si celebra l’assegnazione delle Atp Finals alla città dal 2021, arrivata ieri dopo un lungo tira e molla tra il board dei tennisti e il governo […] L’annuncio, ufficializzato con un video sulla pagina Facebook di Atp, vale più di mezzo miliardo di euro: tanto è stato stimato il ritorno economico per Torino e il Piemonte, spalmato su 5 anni. Il dossier di candidatura prevede 250mila visitatori per ogni edizione: almeno la metà degli spettatori arriverà da fuori città e la maggior parte da altri Paesi. Torino che, tra polemiche interne al Movimento 5 Stelle e campanilismi contro Milano, aveva rifiutato l’ipotesi di una candidatura a tre, insieme anche a Cortina, per le Olimpiadi invernali del 2026, ha alla fine ottenuto un evento quinquennale che garantisce adeguata visibilità mondiale. Per i Giochi il ritorno era stato calcolato attorno al miliardo di euro, ma gli investimenti necessari erano almeno pari. Con le Atp Finals invece si sfrutterà l’eredità olimpica del 2006, il Pala Alpitour che sarà la sede dei match è stato costruito proprio per i Giochi e sarà riconvertito, insieme alla vicina Piscina Monumentale, per creare una “cittadella del tennis”. La struttura attualmente può ospitare poco più di 14mila spettatori, mentre l’Atp punta a superare i 15mila come già succede all’02 Arena di Londra. Le trasformazioni necessarie e l’organizzazione dell’evento avranno un costo di circa 250 milioni di euro, coperto in parte dagli investimenti della Città, della Regione e del mondo produttivo piemontese, ma il grosso sarà fatto dagli sponsor. Da Fca a IntesaSanPaolo, passando per Rolex e Lavazza, impresa torinese che però già oggi sostiene tornei importanti come il Roland Garros, sono tantissime le aziende interessate alle Atp Finals di Torino. Senza contare Bnl e il Credito Sportivo che hanno giocato un ruolo fondamentale nel deposito della fideiussione da 78 milioni di euro con la quale il governo si è impegnato a coprire il montepremi che ogni anno è assicurato ai giocatori. Nel 2021 l’importo sarà di 13 milioni di euro, da suddividere tra singolare e doppio. A gestire l’evento, aspetto tra i più importanti per convincere il board di Atp, ci saranno la Federtennis, che con il presidente Binaghi ha fatto di tutto per ottenere le proroghe in attesa che dal governo arrivasse quell’impegno finanziario richiesto dall’associazione dei tennisti professionisti, e la Sport e Salute, la società che ha sostituito la Coni Servizi e che rappresenta il braccio operativo e commerciale del comitato olimpico. Non è stato però il dato finanziario quello che ha fatto pendere l’ago della bilancio per Torino. I delegati di Atp, arrivati in città sul finire del 2018 e accompagnati da Appendino e dalla leggenda del tennis italiano, Nicola Pietrangeli, hanno capito subito che la scelta di Torino, oltre a soddisfare le richieste dei giocatori, contrari a lasciare l’Europa per l’ultimo torneo della stagione, avrebbe permesso di iniziare a costruire quella “città del tennis e dell’Atp” che Londra non è stata […]

Nadal: “Torino perfetta capitale del tennis” (Seme, Stampa)

Rafa Nadal, a lungo numero 1 del mondo, il Signore indiscusso della terra, è molto soddisfatto della scelta fatta dall’Atp. Del resto la sua amicizia con l’Italia data da molti anni: a Barletta nel 2003, vinse il suo primo Challenger, il gradino d’ingresso nel circuito pro. E a Roma, inutile ricordarlo, è il campione uscente con ben otto titoli in bacheca. Rafa, la scelta di Torino è quella giusta? «Sì, credo che sia la scelta giusta, per vari motivi. Perché l’Italia ha una grande tradizione tennistica, ottimi giocatori anche giovani e che quindi potranno essere forse protagonisti del torneo negli anni che vanno dal 2021 al 2025. E perché Torino è una grande città ed è in Europa, al centro dell’Europa, quindi si inserisce benissimo nel calendario di fine anno di noi giocatori». Ha vinto il suo primo Challenger a Barletta e trionfato tante volte a Roma: cosa ama più dell’Italia? «Be’, tante cose. Ho sempre detto che Italia e Spagna sono le nazioni più simili, quasi gemelle, e in Italia sono sempre stato accolto benissimo. Sicuramente amo il tifo degli appassionati italiani, che sono calorosissimi e danno l’atmosfera giusta ad un incontro. Poi, ovviamente, amo la gastronomia, il cibo italiano. Ogni volta che sono in Italia non perdo l’occasione di gustare cose nuove, e se sarò a Torino non farò eccezioni». Da fuoriclasse che ha giocato tante volte il Masters, con una lunghissima esperienza, può dare un consiglio agli organizzatori? «No, non tocca a me dare consigli. Se parliamo di Masters è la città che organizza, è vero, ma dietro c’è comunque la Federtennis italiana, che da tanto tempo organizza un grande evento come quello del Foro Italico romano e quindi sa benissimo cosa fare. Non ho dubbi che sarà un successo. Quindi niente consigli, ma appoggio all’organizzazione» […] Una promessa ai suoi tanti fan che sperano di vederla in campo a Torino? «Il 2021 è ancora molto lontano, quindi non posso dire niente: non ho la palla di cristallo, non leggo il futuro. Di sicuro però gli appassionati italiani mi potranno vedere in campo fra pochissimo a Roma. Gli Internazionali d’Italia iniziano il 12 maggio, non vedo l’ora di essere lì e spero di essere nella migliore condizione». Cristiano Ronaldo gioca a Torino: andrà a vederlo giocare in tribuna allo stadio? E spera che lui venga a vedere lei? «Come tutti sanno io sono un grande appassionato di sport, non solo di tennis. La mia squadra è il Real Madrid, dove ha giocato tanti anni Cristiano, e se nel 2021 sarà ancora alla Juventus sicuramente andrò a vederlo, ma mi piacerebbe anche andare a guardare il Toro… E soprattutto spero che la gente del calcio venga al PalaAlpitour per vedere il tennis».

Quella sfida immaginata a tavola con Kramer (Gianni Clerici, Repubblica)

Sembra impossibile, e giuro che non faccio per vantarmi, ma d’improvviso è accaduto qualcosa di storico del quale fa parte un mio suggerimento. Leggerete che d’improvviso è successo che il Masters di tennis si giocherà a Torino, dopo dieci anni passati a Londra. Negli anni Sessanta io sedevo a Roma, a cena insieme a Jack Kramer, ex n.1 del mondo, e a Carlo Levi della Vida, il miglior organizzatore di tennis italiano, figlio di uno dei 12 professori che avevano rifiutato di giurare fedeltà al fascismo, che per questo aveva dovuto espatriare negli Stati Uniti. Jack Kramer non soltanto era stato in cima alla classifica, ma riteneva che il dilettantismo dei suoi colleghi non fosse equo. Allora scrivevo per il Giorno, e il direttore, Italo Pietra, mi aveva destinato anche allo sci, sapendomi ex alpino sciatore. Ero però intimo amico di Carlo Della Vida, sin dai tempi in cui era stato prima categoria, e amico di Jack Kramer, che avevo ammirato quale vincitore di Wimbledon, giocandoci addirittura in allenamento. Così, nell’ascoltare la conversazione in cui i due accennavano ad un torneo che imitasse un Grand Slam, mi scappò detto: «Ma perché non fate una finale tipo quella dello sci?». Mi avevano guardato, con un misto di sorpresa e di incredulità. Jack nemmeno sapeva della Finalissima dello sci, e Carlo ne aveva letto vagamente, senza approfondire. Fu così che iniziarono a pensarci, e addirittura Jack mi invitò per un viaggio a Tokyo, che Italo Pietra non mi permise di accettare. «Stai qui, e va’ a Garmisch» mi disse, «altro che il Giappone». Io non posso certo vantarmi, per un caso fortuito e fortunato, ma Stan Smith, che vinse il primo Masters della storia, divenuto mio presidente della Hall of Fame, lo ricordò nel discorso con il quale divenni socio di quella istituzione. Ora che il Masters raggiunge Torino, Jack, e forse Carlo della Vida, da una nuvola, mi sorridono.

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Fognini e Sinner, la bella Italia (De Ponti)

La rassegna stampa di giovedì 17 ottobre 2019

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Fognini e Sinner, la bella Italia (Diego De Ponti, Tuttosport)

L’Italia più bella torna in campo. E l’obiettivo è far durare il momento di grazia che l’azzurro del tennis sta vivendo. A Stoccolma Fabio Fognini affronta, per gli ottavi, il serbo Tipsarevic. Ad Anversa è di scena Jannik Sinner, sempre per gli ottavi, opposto al francese Monfils, tuttora in corsa per le Finals. La posta in palio è evidente: un doppio successo farebbe volare le quotazioni di tutto il movimento italiano e lancerebbe i nostri due paladini verso un finale di stagione ricco. Andreas Seppi approda nei quarti alla Kremlin Cup, a Mosca. Il 35enne di Caldaro si è imposto agli ottavi sullo spagnolo Roberto Carballes Baena con il punteggio di 5-7 6-1 6-3. Niente da fare per Thomas Fabbiano, eliminato al primo turno, battuto per 6-3, 6-4, in un’ora e 18 minuti di gioco, dal bielorusso Egor Gerasimov, proveniente dalle qualificazioni […] Resta solo Cristiana Ferrando in gara a Siviglia. Le altre tre italiane impegnate nel primo turno sono state infatti eliminate: Sara Errani è stata sconfitta 2-6 6-4 6-2 dall’argentina Nadia Podoroska. Martina Caregaro è stata invece battuta 6-1 7-5 dalla venezuelana Andrea Gamiz, mentre Jessica Pieri ha perso contro la qualificata britannica Amanda Carreras 4-6 6-1 7-5 […] Sono Tallinn, capitale dell’Estonia, e Lussemburgo le sedi del Gruppo I zona Europa/Africa di Fed Cup 2020 (in entrambi i casi si giocherà sul cemento indoor), di cui fa parte anche l’Italia. I due raggruppamenti con formula all’italiana si svolgeranno nella settimana dal 3 al 9 febbraio […]

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Sinner superlativo. Ora l’esame Monfils (La Gazzetta dello Sport). Sinner avanza ad Anversa. Mosca, Seppi ok in doppio (Barana). «Italia, è solo l’inizio» (Guerrini)

La rassegna stampa di mercoledì 16 ottobre 2019

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Sinner superlativo. Ora l’esame Monfils (La Gazzetta dello Sport)

S come Sinner, S come Super. Anversa lo ha premiato con una wild card. E Jannik ringrazia con una solida vittoria contro il polacco Majchrzak, 91 del mondo, che lo aveva surclassato alla finale del Challenger di Ostrava a maggio (6-1 6-0). Stavolta il dominio è azzurro, il diciottenne di Sesto Pusteria sale subito 4-0, ha un piccolo passaggio a vuoto al momento di chiudere il primo set, ma poi si impone 6-4 6-2. È la quarta vittoria Atp, che gli vale un guadagno di 5 posizioni (ora è almeno 114) e gli offre una sfida con Monfils, prima testa di serie e finalista 2018, con il tifo interessato di Berrettini e Fognini: il francese e infatti ancora in corsa per le Finals. A Stoccolma, dove Fabio è n.1 del seeding, successo importante per il sanremese Mager, entrato come lucky loser, 124 del mondo: il 5-7 6-1 6-1 sull’austriaco Novak è infatti la sua prima vittoria Atp in carriera. A Lussemburgo, invece, rientro amaro dopo i problemi a un polso per Camila Giorgi, scesa al n. 92, che dopo aver dominato il primo set si inchina alla tedesca Petkovic 0-6 6-4 6-4.

Sinner avanza ad Anversa. Mosca, Seppi ok in doppio (Francesco Barana, Corriere dell’Alto Adige)

 

Scatenato, Jannik Sinner. Ieri, nel primo turno dell’Atp 250 di Anversa, sembrava un veterano per come ha regolato in due set il polacco Kamil Majchrzak (6-4 6-2), 23 anni e 91 del mondo. Lo stesso Majchrzak che in primavera lo aveva battuto nella Finale del Challenger di Ostrava. Una vittoria sorprendente per la facilità con cui è arrivata in poco più di un’ora. Personalità, talento, ritmo agonistico impressionante e colpi fuori dal comune quelli del 18enne di Sesto, che sta bruciando le tappe nel firmamento del tennis mondiale. Quella nella città fiamminga è la quinta vittoria di Jannik contro un top 100 e la quarta nel circuito maggiore Atp. Ma se le precedenti erano state da annoverare tra le imprese, quella di ieri sa di forza e maturità per la sua normalità. Il tutto alla prima stagione da pro. Peraltro ieri l’altoatesino festeggiava anche l’ingresso ufficiale tra primi 120 del mondo (119 il suo ranking) ad appena 18 anni e due mesi. Sinner si è mostrato sciolto fin dai primi minuti, con la palla pesante e chirurgica, sovente colpita in diagonale sul lato sinistro di Majchrzak, che è andato subito in tilt. Sinner si è preso immediatamente due break di vantaggio e già sul 5-1 ha avuto il suo primo set point. Lì un piccolo calo di tensione gli è costato il ritorno parziale di Majchrzak (5-4), ma Sinner non ha sbagliato la seconda opportunità di servire per il set. Nella seconda frazione il polacco ha perso ancora il servizio nel primo e poi nel settimo game e lì è finita una partita mai davvero iniziata. Domani agli ottavi di finale Sinner è atteso da un gran match. Proibitivo ma affascinante. Dall’altra parte della rete ci sarà Gael Monfils, 13 del mondo e testa di serie numero 1 del torneo belga. La vittoria di Sinner si aggiunge a quelle nel 250 di Mosca di Andreas Seppi, che ieri, in coppia con Thomas Fabbiano, si è imposto sulla coppia Franko Skugor/Nikola Mektic, teste di serie numero i del torneo (6-2 2-6 10-8), e domani ai quarti se la vedranno con Aljaz Bedene e Nicolas Jarry. Oggi Seppi sarà di nuovo in campo negli ottavi del singolare contro lo spagnolo Roberto Carballes Baena, 80 del ranking, avversario alla portata.

«Italia, è solo l’inizio» (Piero Guerrini, Tuttosport)

Si avvicina un novembre caldissimo per il tennis italiano. Tre settimane da protagonisti, è l’auspicio. Si comincia dal 5 al 9 con le Next Gen Finals milanesi per finire con le finali della nuova Davis che non sarà bella ma intanto ci siamo, Tre settimane di fuoco per capitan Corrado Barazzutti. «Per i ragazzi sicuro, ma anche per me che comincio da Vienna e Basilea. E’ chiaro che è un momento felice, estremamente positivo per il nostro tennis. Abbiamo due giocatori in corsa per le Atp Finals, una sana rivalità in amicizia. E questo significa avere due in grado di entrare nella top ten di fine anno. Molto interessante anche per la squadra».

Altro aspetto positivo: non crescono solo le punte. ma anche quei ragazzi partiti da tornei Itf e challengers.

La Fit da anni ha avviato un programma. Abbiamo dirigenti e tecnici di qualità, abbiamo offerto un servizio a giocatori e coach, messo a disposizione risorse e uomini, trovato tennisti con caratteristiche adatte e qualità. Abbiamo parecchi ottimi allenatori. I ragazzi ci hanno messo il loro impegno. E abbiamo ricevuto una grande spinta dal tennis femminile.

Novembre comincia con le Next Gen Finals a Milano. E ci sarà Sinner.

Sinner è il giovane più interessante, forse il più forte della sua età. Per il futuro siamo messi benissimo, ma non voglio fare proclami, non è nel mio stile e poi con i giovani bisogna sempre usare cautela. Ma i risultati ne indicano le qualità. Jannik ha un grande futuro, è seguito benissimo da Piatti e dal suo staff, ha un piano preciso e perciò sono convinto che continuerà a crescere e sarà importante anche in Davis. L’aspetto positivo è che Sinner va alle Next Gen per essere protagonista, non semplice partecipante. Lui ha un buonissimo carattere in campo, un gioco completo, senza sbavature. Muove molto bene la mano sul diritto, mi piace come tiene la testa della racchetta, la velocità del gesto, le letture.

Seguiranno le Finals di Londra. Si aspettava una simile crescita da Berrettini?

Sì, già un anno fa ero convinto che sarebbe stato da Top ten, magari non così in fretta. E’ arrivato prima del previsto, ha un tennis molto potente, sa stare davvero bene in campo, lavora bene con coach Santopadre che secondo me è bravissimo. Non si fermerà, vedrete. E in corsa con lui c’è anche Fabio Fognini. Fabio lo conosciamo, quando ispirato esprime un tennis spaziale. Sono stato con lui in Cina e ha giocato davvero benissimo, cedendo a Medvedev che poi ha vinto. Io spero entrino entrambi, ma saremmo contenti lo stesso. Fabio ha tre tornei, gli altri due. Da oggi è a Stoccolma, per lui sono punti importanti.

Lo seguirà anche il prossimo anno? La moglie Flavia Pennetta ha suggerito che sarebbe una soluzione Francesca Schiavone coach.

Penso proprio di sì, gli darò una mano. Ci siamo trovati bene. Ma non è detto non ci sia anche Francesca, conosce molto bene il tennis e ha grande capacità di trasmettere.

Novembre si chiude con la nuova Davis. Le piace?

Io sono legato alla tradizione della Davis, ma si dice che i tempi cambiano, dunque… Certo non sarà come la vecchia qualificazione, ogni partita in un solo giorno, due singolari e un doppio al meglio dei 3 set. Ogni punto conta perché dai gironi passano anche le migliori due. Posso convocare sempre 5 ragazzi, ma devo scegliere i migliori per ogni punto. Spero che i ragazzi non arrivino troppo spremuti dal finale di stagione. Il girone non è agevole. Abbiamo Usa e Canada, molto forti. Ma nemmeno gli altri adesso sono sereni nell’affrontare l’Italia. […]

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Federer ha detto sì: “Ancora ai Giochi, scelta del cuore” (Cocchi). Sono Coco, scusate l’anticipo (Semeraro). Salvatore Caruso: “Io sogno la Davis” (Bertellino)

La rassegna stampa di martedì 15 ottobre 2019

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Federer ha detto sì: “Ancora ai Giochi, scelta del cuore” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Ci ha pensato a lungo, ha rimandato la decisione per un po’, o meglio, l’annuncio. Perché in cuor suo, Roger Federer, sapeva bene che sarebbe sceso in campo ai Giochi di Tokyo 2020 a caccia dell’unico grande risultato che gli manca: l’oro olimpico in singolare. Guarda caso, l’ufficialità è arrivata proprio mentre si trova a Tokyo per una esibizione contro John Isner […] Dopo il match, Federer ha comunicato la sua decisione di rappresentare la Svizzera all’Olimpiade: «Ne ho parlato per settimane con il mio team, abbiamo discusso quasi un mese su cosa dovrei fare l’estate prossima dopo Wimbledon per prepararmi allo US Open. Alla fine ho deciso col cuore, e il mio cuore ha deciso che vorrei partecipare ancora una volta ai Giochi Olimpici». Per il Magnifico si tratterebbe della quinta volta alle olimpiadi che per lui hanno sempre avuto un valore speciale. Alla prima ad esempio, Sydney 2000, aveva iniziato la storia con Mirka, all’epoca sua collega, ora moglie e madre dei loro quattro figli. Federer ricorda bene quei giorni: «Mirka aveva perso al primo turno da Elena Dementieva ma era rimasta lì ad allenarsi sostenendomi anche dopo sconfitte dure da digerire come quella contro Haas in semifinale e Di Pasquale nel match per il bronzo. Capii allora che c’era qualcosa di più di un’amicizia». Ad Atene e Pechino è stato portabandiera per la Svizzera: «Ho vinto un oro e un argento. Per questo vorrei giocare di nuovo il torneo olimpico e sono molto emozionato» ha aggiunto Roger ricordando la vittoria in doppio nel 2008 al fianco di Stan Wawrinka e la finale persa contro Andy Murray quattro anni dopo a Londra, sull’erba di Wimbedon in quell’occasione in versione olimpica. A Rio 2016 non era potuto andare per colpa del ginocchio operato a febbraio, rinunciando all’intera seconda parte della stagione per recuperare dall’infortunio. Negli ultimi quattro anni Roger non ha partecipato alla Coppa Davis, requisito fondamentale per qualificarsi all’Olimpiade. La Svizzera poi non si è qualificata alle Finals della Davis che si giocheranno a Madrid (18-24 novembre) secondo la nuova formula accolta, soprattutto da Roger, con grandi polemiche. Per andare a Tokyo gli servirà quindi una wild card, che la federazione Svizzera sarà ben felice di concedergli. Ai Giochi, che si apriranno il 24 luglio 2020 per chiudersi il 9 agosto Roger, nato l’8, compirà 39 anni. Un bel modo di festeggiare il compleanno possibilmente dopo aver centrato Wimbledon, ormai obiettivo dichiarato di ogni stagione del Magnifico […]

Sono Coco, scusate l’anticipo (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

 

Il soprannome della sua antenata più nobile, la signorina Dod, era Lottie, e ancora oggi resta la più giovane vincitrice di Wimbledon. Era il 1887 e lei, Charlotte, aveva 15 anni, vestiva con lunghe gonne bianche e calzettoni neri e in finale lasciò 10 punti alla sua avversaria, la 25enne Blanche Hillyard. Chissà se Cori Gauff, detta Coco, che domenica a soli 15 anni e 7 mesi – non un record, ma un bell’anticipo sulla normale tabella di marcia – ha vinto il suo primo torneo pro battendo nella (più modesta) finale di Linz la campionessa 2017 del Roland Garros, Jelena Ostapenko, o, ne ha mai sentito parlare. Sono passati 132 anni il mondo e il tennis sono decisamente cambiati, ma in fondo anche Lottie ai suoi tempi era una star: campionessa di golf, fondatrice della nazionale di hockey femminile inglese, argento nel tiro con l’arco alle Olimpiadi del 1908. Probabilmente la sportiva più versatile di sempre. Coco invece da quando aveva sei anni è concentratissima sul tennis, e i risultati, per ora, le danno ragione. La nuova wonder girl del tennis mondiale è nata ad Atlanta, in Georgia, nel marzo del 2004, ma già a sette anni si è trasferita in Florida, a Delray Beach, culla del tennis Usa. Papa Corey, ex cestista di Georgia State illuminato dall’esempio di Richard Williams, aveva deciso che Coco sarebbe diventata la nuova Serena Williams, di cui la bimba si era innamorata sportivamente a 4 anni vedendola giocare in tv, e le ha fatto mollare tutto il resto, ginnastica, pallavolo e basket. A 13 anni è stata la più giovane finalista degli Us Open u.18, nel 2018 ha perso al primo turno agli Australian Open dalla nostra Cocciaretto, poi ha iniziato a fare sul serio. Sia papà Corey sia mamma Candi, universitaria di atletica, hanno lasciato il lavoro, Coco a 10 anni già si allenava con Patrick Mouratoglou. «Quando l’ho vista la prima volta – racconta il guru di Serena Williams – mi ha impressionato per l’intensità. Il suo sguardo diceva: voglio diventare la numero 1. E io le ho creduto». Al momento le mancano ancora 70 posizioni, ma la previsione inizia ad avverarsi. Dopo aver vinto il Roland Garros dei piccoli ed essere diventata la più giovane n.1 under 18, la Gauff ha firmato tre contratti da favola con New Balance (che l’ha strappata alla Nike), Head e Barilla, anche grazie agli uffici di Alessandro Barel Di Sant Albano, il suo agente per conto della Team8, la società di management di Roger Federer. Quest’anno a Miami ha vinto il primo match in un tabellone Wta contro Catherine McNally, poi a Wimbledon, dove è entrata grazie a una wild card, ha sorpreso Venus Williams e perso solo con Simona Halep, che avrebbe vinto il torneo. Agli Us Open ha passato due turni, fermandosi contro la campionessa uscente Osaka, peraltro dopo aver rischiato di non giocare. La Capriati Rule, inventata per evitare alle baby prodigio di bruciarsi in fretta come capitò a Jennifer, impone un limite di tornei fino al 18° anno. Difficile però fermare un tipo come Coco, che a 15 anni è già alta 1,80, picchia come una forsennata, e fra i suoi follower ha una estasiata Michelle Obama […]

Salvatore Caruso: “Io sogno la Davis” (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Il momento magico del tennis italiano maschile è fotografato dalla presenza di otto azzurri in top 100. L’ultimo ad entrare in questa schiera di eletti è stato Salvatore Caruso, da ieri numero 95 del ranking, altro record dopo il n.98 di otto giorni fa seguente il successo nel Challenger di Barcellona: «La ciliegina sulla torta di una stagione importante sotto tutti i punti di vista, vissuta all’insegna del miglioramento costante». Caruso, riviva la stagione. «Non era partita benissimo. Ma io sono una sorta di diesel, ho bisogno di giocare molte partite per trovare il giusto ritmo. Da Indian Wells la situazione è cambiata e ho iniziato ad esprimere il meglio ottenendo anche successi importanti come quello su David Goffin a Phoenix. Da incorniciare anche la vittoria ottenuta nel 250 di Estoril, in Portogallo contro Pablo Cuevas, turno decisivo delle qualificazioni, anche se poi è arrivata la sconfitta con lo stesso Cuevas due giorni dopo, in tabellone». Emozionante il primo ingresso in tabellone in uno Slam, al Roland Garros? «Ho giocato partita dopo partita, senza guardare avanti, come ho continuato a fare nel resto della stagione. A Parigi ho vinto cinque partite con avversari forti, vedi Munar e Simon in tabellone. Contro Djokoovic me la sono giocata per due set, poi la classe del n. 1 e un po’ di stanchezza mia hanno fatto la differenza. Esserci è stato fantastico» […] La chiave del salto di qualità? «La maturità acquisita, frutto dell’esperienza e di tanti anni di lavoro con Paolo Cannova e il preparatore atletico. Non ci sono segreti particolari, ma la forza dell’impegno alla fine emerge». Cosa rappresenta la top 100, così tanto inseguita? «Sono numeri, da leggere come possibilità di entrare in tabelloni di tornei di maggior livello e di plusvalore sotto il profilo economico. Ciò vale sia in termini di programmazione sia di ulteriore investimento su me stesso e sullo staff che mi segue» […] La svolta da un punto di vista tecnico? «I maggiori progressi li ho fatti con il diritto, mentre con il servizio ho lavorato ma ho ancora margini di miglioramento. La gestione dei momenti delicati dei match è un altro aspetto sul quale ho colmato gap nell’ultimo anno. Prima affrettavo le soluzioni, sbagliando. Ora sono più attento e riesco a trovare il modo per ottimizzare il mio tennis nei passaggi chiave degli incontri». Ha sogni nel cassetto? «La convocazione in Davis sarebbe il massimo, amo profondamente il mio Paese, sono un patriota. Dopo aver provato le magiche atmosfere del centrale del Roland Garros, sarebbe il massimo fare altrettanto sui centrali degli altri Slam».

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