Berrettini avanza. Un anno dopo Ceck si sogna ancora (Marianantoni). Intervista a Lorenzo Sonego e Gipo Arbino: «Più è difficile e più mi esalto» (Bo). Finals di Torino. Il primo premio supera gli Slam? (Piccioni)

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Berrettini avanza. Un anno dopo Ceck si sogna ancora (Marianantoni). Intervista a Lorenzo Sonego e Gipo Arbino: «Più è difficile e più mi esalto» (Bo). Finals di Torino. Il primo premio supera gli Slam? (Piccioni)

La rassegna stampa di venerdì 26 aprile 2019

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Berrettini avanza. Un anno dopo Ceck si sogna ancora (Luca Marianantoni, La Gazzetta dello Sport)

La terra rossa di Budapest è magica. Dodici mesi fa lanciò in orbita il siciliano Marco Cecchinato che proprio nella capitale ungherese ottenne il primo titolo Atp della carriera, trampolino di lancio verso la storica semifinale del Roland Garros. Ieri Matteo Berrettini, 23enne romano, è approdato ai quarti superando per 7-6 6-2 lo sloveno Aljaz Bedene. Una prova di carattere per l’azzurro, salito in cattedra nel corso del tie break del primo set, quando ha dovuto annullare due set point (sul 7-6 e sull’8-7) prima di aggiudicarselo per 10 punti a 8 e poi allungare il passo in un secondo set dominato dall’inizio alla fine. Ma le buone notizie per Matteo Berrettini non si esauriscono qui: oggi nei quarti, invece della testa di serie numero 1 Marin Cilic, il romano affronterà il più abbordabile uruguaiano Pablo Cuevas che ha impiegato tre ore abbondanti per battere un Cilic molto falloso, poco concreto e sprecone. Il croato ha mancato un match point sul 6-5 del tie break del secondo set, Cuevas ha finito per vincere al tie break conclusivo al sesto match point dopo averne mancati due sul 5-4 e due sul 6-5. Una ghiotta chance per Berrettini di centrare la terza semifinale della carriera e riavvicinare il best ranking ottenuto l’11 febbraio scorso con la posizione numero 46. Disco rosso invece per Jannik Sinner; al primo torneo Atp della carriera, il 17enne di San Candido si è arreso in due set (6-3 6-1) al serbo Laslo Djere. Solo applausi per la nuova promessa del tennis italiano, in tabellone come lucky loser e vittorioso al primo turno sulla wild card ungherese Mate Valkusz. Primi game equilibrati con Sinner molto propositivo e attento, poi nelle fasi centrali c’è stato il sopravvento del serbo che con mestiere ha messo alle strette un giocatore ancora acerbo ma dalle enormi potenzialità. Il giovane allievo di Riccardo Piatti è in corsa per entrare tra i primi 300 giocatori del mondo, in virtù dell’esaltante inizio di stagione che l’ha visto trionfare nel challenger di Bergamo e nei due tornei Itf di Trento e Santa Margherita di Pula. A Barcellona lacrime e standing ovation nel derby spagnolo tra Rafael Nadal e David Ferrer. La vittoria, netta (doppio 6-3), è andata al maiorchino in corsa per il 12° titolo nel torneo di casa, gli applausi invece sono stati tutti per Ferrer, al penultimo torneo della carriera (l’ultimo sarà tra poche settimane al Masters 1000 di Madrid). «Quando uno perde contro Nadal – ha detto un Ferrer decisamente emozionato – deve comunque essere orgoglioso. Sono contento di aver finito la mia avventura in questo torneo sul campo Centrale e contro l’avversario più prestigioso». Tutte per Ferru le parole di Nadal. «Ha battagliato come un leone per tutti questi anni e David si merita tutto questo. Non è facile affrontare una situazione del genere, ma è una sua decisione e la dobbiamo rispettare». Rafa è apparso in progresso rispetto a Montecarlo e alla sfida di 1° turno contro Mayer. Ora è atteso dal tedesco Struff che battuto Tsitispas. Bene Thiem (7-5 6-1 a Munar), Nishikori (6-1 6-3 ad Auger-Aliassime) e Medvedev (6-3 6-2 a McDonald). Da dimenticare la prova di Dimitrov, fermato al tie break decisivo dal cileno Jarry.

 

Intervista a Lorenzo Sonego e Gipo Arbino: «Più è difficile e più mi esalto» (Marco Bo, Tuttosport)

Si, il tennis non è un gioco di squadra ma se pensi di scalare il mondo solo con la tua racchetta lascia perdere. Il livello si è talmente alzato che il talento è diventato “una” componente, non l’unica. Devi sperare di nascere con il carattere giusto e incontrare interlocutori adeguati. Ecco, non manca un solo ingrediente nel cocktail vincente formato dal maestro di tennis Gipo Arbino e il suo allievo Lorenzo Sonego. Lorenzo Sonego e Gipo Arbino, cominciamo da quando vi siete conosciuti.

Sonego: Gipo conosceva bene mio papà perché avevano giocato in doppio quando erano giovani. Amici. Un giorno, avevo 11 anni, il babbo decide di portarmi da lui. Ho iniziato ad allenarmi ed eccoci qui. All’inizio sembrava fin troppo severo, bastonava abbastanza. Eppure io ero abituato a rapportarmi con allenatori perché dall’età di 6 anni giocavo nelle giovanili del Torino. Sono andato avanti fino a 13, quando ho dovuto scegliere e allora ho scelto il tennis. Comunque, anche nel calcio gli allenatori erano tosti. […]

Quando avete capito realmente che il tennis poteva diventare il futuro. Un futuro da professionista?

Sonego: Quando ho cominciato a giocare i primi Futures, le qualificazioni, guadagnare il primo punto e fare bene e giocare nei Challenger. Vincevo, perdevo, in ogni caso vedevo che dall’altra parte del campo non incontravo quasi mai uno decisamente più forte di me.

Arbino: Bisogna dire che lui ha trascorso molti anni in cui perdeva anche perché ragazzini della sua età erano molto più sviluppati. Ora lo vedete così alto, ma è esploso improvvisamente. Era piccolino e gracile, ma ha sempre dimostrato una grande coordinazione e un cuore enorme. Lottava come una bestia, ma sempre col sorriso, si arrabbiava con se stesso se sbagliava e si autocaricava. Non l’ho mai visto comportarsi male. Lui ha il carattere ideale per giocare a tennis. Una grinta positiva. Col passare degli anni non è stato facile portarlo da un gioco attendista e di regolarità a uno aggressivo, di spinta. Lui ha impiegato tanti mesi, ha perso un sacco di partite, ma aveva fiducia in quello che gli avevo prospettato. Commetteva tanti errori ma era un investimento per diventare un tennista che si impone e impone il proprio gioco.

Lei, Lorenzo, nei momenti difficili del match offre l’impressione di non patirli psicologicamente.

Si, è proprio così. Anche perché ho vissuto in maniera diversa la prima parte. Non essendo forte da giovane, non ho vissuto gli stress di quel periodo. Io ho zero pressioni. Ho fatto la mia vita senza mai sentirmi un predestinato. Amici, scuola e poi il tennis che per me è sempre stato soprattutto un divertimento. Perciò in campo sono sempre sereno.

Arbino: Lui è diverso da tutti. Non avendo vissuto stress anticipati, ha sperimentato un percorso anomalo, ha vissuto di balzi improvvisi. Come l’ultimo. A 18 anni non era nemmeno 2.3. Quando gli altri erano numeri 1 Under lui era quarta categoria. Non si è mai potuto nemmeno sentire un fenomeno. Non faceva parte delle nazionali, al limite nella rappresentativa regionale. […]

Quali sono programmi per il futuro?

Sonego: Monaco, Madrid, Roma e poi Roland Garros. L’obiettivo è cercare di stare più vicino possibile ai top 50. Ma numeri a parte, quest’anno mi deve servire per maturare tanta esperienza e riuscire magari a entrare in tabellone negli Slam, come mi succederà a Parigi. […]

Mai pensato che un giorno Barazzutti potrebbe chiamarla per la Davis?

Sonego: Sì, lo sogno, sarebbe bellissimo. Giocare per la propria nazione sarebbe il massimo. Era più bella la vecchia formula della Coppa Davis, ma giocare per l’Italia sarebbe comunque un’emozione unica. […]

Finals di Torino. Il primo premio supera gli Slam? (Valerio Piccioni, La Gazzetta dello Sport)

Le Atp Finals di Torino hanno già battuto un record. L’aumento del montepremi, che dal 2021 salirà fino a 14 milioni e mezzo di dollari (13 milioni di euro), con un aumento del 40%, potrebbe regalare al vincitore imbattuto (chi arriva al traguardo senza perdere neanche una partita del girone eliminatorio) una cifra record. Nel 2018, Alexander Zverev ha guadagnato con il suo successo poco più di 2 milioni e mezzo di dollari. Facendo una proiezione, al trionfatore 2021 potrebbe andare dunque una cifra nettamente superiore ai 4 milioni di dollari. Con un sorpasso nei confronti di tutti gli Slam (a Flushing Meadow, il torneo più «generoso», il vincitore, come la vincitrice, prende 3,8 milioni di dollari), che hanno naturalmente montepremi più alti con il torneo femminile e un numero molto più grande di giocatori. Lunedì, a Torino, tutti i protagonisti della «conquista» delle Finals illustreranno i progetti futuri e si parlerà anche di numeri. Si parte con i 243.819 spettatori dell’edizione londinese 2018 in 15 sessioni (con una media di 16.255 spettatori) spalmate in otto giorni. Cifre irraggiungibili visto che la capienza del Pala Alpitour sarà ampliata, ma non supererà i 14.700 spettatori. Torino gioca tutto però sul tempo e lo spazio dell’evento. Le Finals dovranno contagiare tutta la città, e non limitarsi agli otto giorni del torneo. Le cifre del ritorno economico, formulate dalla sindaca Chiara Appendino, sono di circa 500 milioni di euro per il periodo assegnato 2021-2025. Un budget che può far fronte ai 250 milioni di spese (comprese i 78 milioni di euro per l’Atp e il montepremi). Per rientrare ci saranno naturalmente i ricavi da ticketing: il biglietto più economico in vendita su internet per la finale 2019 di Londra (che ospiterà anche l’edizione 2020) costa 188 euro… Come riuscirà Torino a sfruttare questo enorme potenziale?

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Fognini-Seppi, al Roland Garros è subito derby (Cocchi). Nadal: “Convivo con i dolori. Parigi resta speciale” (Semeraro). Venus Williams: “I miei amori: tennis, Serena e il cane Harold” (Roncato)

La rassegna stampa di venerdì 24 maggio 2019

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Fognini-Seppi, al Roland Garros è subito derby (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Il sorteggio del Roland Garros regala subito un derby italiano: Fabio Fognini affronterà Andreas Seppi al primo turno dello Slam sul rosso mentre Lorenzo Sonego avrà «l’onore» di dare il bentornato a Roger Federer sulla terra parigina. Marco Cecchinato, semifinalista lo scorso anno e testa di serie numero 16, esordirà contro il francese Mahut mentre Matteo Berrettini, per la prima volta testa di serie in uno Slam se la vedrà con lo spagnolo Pablo Andujar. Thomas Fabbiano, l’altro azzurro nel main draw affronterà invece Marin Cilic. Ieri intanto Stefano Travaglia e Salvatore Caruso hanno conquistato un posto nel tabellone principale battendo rispettivamente Darcis e Brown. Oggi ci proverà anche Simone Bolelli, al turno decisivo contro il giapponese Soeda. Il campione in carica Rafa Nadal inizierà la campagna per il dodicesimo titolo al Roland Garros contro un qualificato e lo stesso farà nel secondo turno. Il maiorchino a Roma ha rotto il digiuno di titoli sul rosso: «E’ stato importante vincere al Foro – ha detto dopo la cerimonia -. Ho giocato molto bene per tutto il torneo e sono soddisfatto del mio stato di forma». I possibili quarti maschili di questa edizione sono Djokovic-Zverev e Thiem-Del Potro nella parte alta e Tsitsipas-Federer, Nishikori- Nadal in quella inferiore. Intanto tra le donne si registra il forfeit di Camila Giorgi, ancora fermata dai problemi al polso destro. La Osaka, testa di serie numero uno, esordirà con la slovacca Schmiedlova, mentre Serena Williams dovrebbe affrontare la Diatchenko. Primo turno affascinante nella parte alta con Azarenka-Ostapenko mentre si rivede la vincitrice di Indian Wells, Bianca Andreescu, che trova una qualificata. La campionessa del 2018 Simona Halep inizia la difesa del titolo contro l’australiana Tomljanovic. Intanto a Ginevra Alexander Zverev, a fatica, raggiunge la semifinale battendo il boliviano Hugo Dellien: 7-5 3-6 6-3.

 

Rafa Nadal: «Convivo con i dolori. Parigi resta speciale» (Stefano Semeraro, La Stampa)

Rafa Nadal non ci sta a perdere nemmeno a Parchis, il gioco da tavolo con cui inganna il tempo fra un match e l’altro. Sfide infinite con il suo consigliere tecnico Francisco Roig, zio Toni e il fisioterapista Rafael Maymo, sotto gli occhi di una tifosa d’eccezione come Valeria Solarino. Alzata l’ottava coppa a Roma, ora però bisogna concentrarsi sul Roland Garros. Si parte domenica, inutile dire chi è il favorito.

Rafa, meglio la «duodecima» a Parigi o il terzo titolo a Wimbledon?

Be’, l’anno scorso sono stato vicinissimo a rivincere Wimbledon. Però il Roland Garros per me è speciale: scelgo Parigi.

In tutti questi anni dove si è sentito più amato?

La verità? L’affetto della gente l’ho sentito dappertutto. La finale del 2005 a Roma contro Coria fu incredibile: un pubblico fantastico, indimenticabile. Anche in Australia sono sempre stato benissimo, o agli Us Open. In momenti diversi mi sono sentito amato in posti diversi.

Nel 2005 vinse anche il primo titolo a Parigi, aveva 19 anni, il 3 giugno saranno 33: come è cambiato?

Più o meno sono la stessa persona. La vita ti cambia, ovvio, ma nelle cose che contano non mi sento diverso. Ho fatto tanti errori, ma sempre in buona fede.

Dopo i 30 anni fanno più piacere le vittorie o bruciano più le sconfitte?

Fin da giovane ho lottato con gli infortuni: ho imparato in fretta a godermi le cose buone e ad accettare con tranquillità quelle negative.

Ora è anche titolare di una tennis academy a Manacor. È un bravo insegnante?

Mi alleno spesso con i giovani, mi piace dare consigli, trasmettere quello che ho imparato. L’Academy è un progetto molto importante per il mio futuro.

Ha vinto 17 Slam, 81 tornei. Qualche rimpianto?

La finale dell’Australian Open 2014, persa con Wawrinka. Ero infortunato, mi piacerebbe rigiocarla.

La sua forza mentale spesso ha offuscato le sue straordinarie doti tecniche. Per Pat Cash è fra i migliori a rete, ma la gente spesso lo dimentica. Le dispiace?

Guardi, io rispetto le opinioni di tutti, ma è impossibile fare la mia carriera senza giocare molto, molto bene a tennis. Sono un tennista completo, ho vinto su tutte le superfici, mi sento competitivo ovunque. […]

Che cosa cambierebbe nel tennis?

Con una sola palla di servizio le partite sarebbero più interessanti. E si risparmierebbe tempo. Fra un servizio e l’altro si perde più tempo di quello che si può guadagnare con lo shotclock. Intendiamoci: il tennis così come è mi va benissimo. Ma con un solo servizio diventerebbe più tattico e spettacolare.

Sport a parte, chi ammira?

La brava gente. Quelli che aiutano gli altri senza essere famosi.

Venus Williams: «I miei amori: tennis, Serena e il cane Harold» (Alessandra Roncato, La Repubblica)

«Lui mi ama per quello che sono. Mi ama se vinco e anche se perdo. Odia il tennis ma mi accompagna ovunque io vada. È la mia famiglia». Venus Williams, apre una tasca dello zaino e lui, Harold, un cagnolino di piccola taglia, esce zampettando per rifugiarsi sotto la sedia della sua padrona. La tennista che ha cambiato la storia del suo sport vincendo quattro ori olimpici (uno in singolare e tre in coppia con la sorella Serena), e sette tornei del Grande Slam, è al Coin Excelsior di Roma per presentare la sua linea sportswear EleVen by Venus in vendita in esclusiva nello store di via Cola di Rienzo. A 38 anni non ha nessuna intenzione di appendere la racchetta al chiodo nonostante la sua attività imprenditoriale con EleVen stia andando a gonfie vele: «I miei genitori mi hanno sempre detto “Ok, puoi fare sport ma devi anche avere un’istruzione”: così ho studiato fashion design e mi sono innamorata della moda».

Nella sua vita ha indossato centinaia di capi sportivi, cosa c’è di diverso in EleVen?

Non è tanto una questione di stile quanto di attitudine. La maggior parte delle persone quando raggiungono il successo decidono di fermarsi. Io penso che si debba continuare a migliorare confrontarsi con tutto quello che viene: gli alti e i bassi, i successi e i fallimenti senza mai smettere di provare a essere un “undici” (EleVen).

L’abbigliamento sportivo richiede un certo tipo di fisico. Pensa che le donne “non perfette” siano pronte a mostrare il proprio corpo?

Da una parte oggi è più facile esibire forme imperfette, dall’altra la pressione di dover apparire belle è sempre più forte. Per questo è così dura stare bene con se stesse. Penso che l’autostima vada allenata facendo cose che amiamo. A me, ad esempio, piace passare del tempo da sola, in silenzio. Sono sempre circondata da tante persone. […]

Tra tennis e la sua linea di moda: dove trova il tempo per fare tutto?

Non mi faccio ossessionare. Se non riesco a concludere una cosa mi dico “la farò domani”. Cerco di fare quello che posso quando posso. Non voglio impazzire o vivere in preda all’ansia.

C’è una donna che l’ha ispirata?

Certo. Il suo nome è Serena Williams. È da sempre la mia fonte d’ispirazione. Mi ha insegnato tanto. Spesso i fratelli entrano in competizione. A noi non è mai successo. I nostri genitori ci hanno cresciute in modo che fossimo migliori amiche: non ci era proprio permesso litigare. […]

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Carica Fognini: “A Parigi per impressionare” (Boccucci). I dubbi di Serena: prima di Parigi appena nove match (Cocchi)

La rassegna stampa di giovedì 23 maggio 2019

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Carica Fognini: “A Parigi per impressionare” (Massimo Boccucci, Corriere dello Sport)

Parigi val bene una full immerssion di tre giorni a San Marino, che Fabio Fognini ha lasciato ieri mettendo nel mirino il Roland Garros. Va agli Open di Francia da atteso protagonista, con la volontà di mettere a frutto il lavoro sulla terra rossa del centro tennis nell’antica Repubblica sul monte Titano […] Si presenterà a Parigi da n.11 del mondo e può finalmente entrare nella Top 10: pesa psicologicamente? «No, ci penso ma non lo immagino come un obiettivo bensì un sogno che può avverarsi». Dopo 46 anni ha superato Bertolucci, che arrivò al 12° posto mondiale, ora pensa di poter raggiungete anche il 7° di Barazzutti e magari il 4° di Panatta? «Voglio mantenere i piedi per terra. Vengo da un periodo molto positivo e cercherò di dare il meglio. Poi so che i buoni risultati dipendono da più fattori, non solo da me». Al Roland Garros del 2011 si spinse fino ai quarti di finale: stavolta cosa può succedere? «Di tutto, però intanto vorrei giocare al meglio il primo incontro, che è il più importante. Mi propongo di entrare nel modo migliore». Come gestisce i suoi problemi fisici? «Dalla finale di Montecarlo ho un piccolo guaio alla gamba che mi porto dietro. A giorni va meglio, in altri peggio. Sto facendo un trattamento con il laser. A Parigi si giocano partite lunghe 3 su 5 e confido di presentarmi al massimo». Come si prepara un torneo lungo e faticoso come Parigi? «Questa settimana c’era l’appuntamento con il torneo di Ginevra e non ho giocato. Dopo Montecarlo sono cambiati gli obiettivi e preparo i tornei più importanti, pur rispettando l’intero circuito. Posso decidere quando giocare e gestirmi meglio» […] E’ vero che tra Roma e Parigi il campo non è lo stesso? «I campi di Parigi sono i migliori, è il torneo più importante del mondo su questa superficie. A volte si trovano condizioni simili quando piove». Come funziona e quanto influisce la collaborazione con Barazzutti? «Ho avuto fortuna di averlo con me nel torneo più importante della carriera Mi ha aiutato e mi ammazza di lavoro giocando sette ore al giorno». Ha dovuto rinunciare ai torni di Barcellona ed Estoril, poi è tornato: quali sono le prossime aspettative personali? «Sono rimasto fuori per problemi fisici in un momento positivo, ora cerco di migliorare e di fare qualcosa in più. Parigi è il mio torneo preferito: vorrei un grosso risultato e non sarà facile, spero che possa restare impresso. Arriva nel momento migliore della mia carriera, può giocarmi a favore o contro. Intanto va superato il primo ostacolo». Djokovic sempre re del ranking su Nadal. Quant’è destinato a durare l’ordine gerarchico? «Quando Djokovic è in forma si vede che è il più forte. L’ha dimostrato sul cemento, così come Federer sull’erba. Loro due sono favoriti a Wimbledon, come Nadal lo è a Parigi. Djokovic è su un gradino più alto nonostante la finale persa a Roma, dove comunque ha portato Nadal al terzo set». La sorprende l’ennesimo ritorno di Nadal a questi livelli? «Penso che non sia mai sceso di livello. Quando perde dice che c’è un problema fisico o che non ha giocato, invece di dare meriti all’avversario. Lui comunque è il più forte sulla terra battuta». Con Nadal favorito, chi può inserirsi a Parigi? «Questa edizione è più aperta. Ci sono anche tanti giovani. Può essere interessante che non vincano sempre gli stessi. Gli ultimi quattro-cinque Masters 1000 hanno avuto vincitori diversi» […] Cosa le resta di Roma 2019? «La soddisfazione a metà. Ho vinto due belle partite e non nego che contro Titsitpas avrei voluto giocarla in altre condizioni. Il meteo non ha aiutato». Sentiva all’inizio dell’anno che qualcosa di buono stava per succedere? «Mi stavo allenando bene, avevo voglia e rabbia agonistica. In certi momenti non mi riconoscevo, poi di punto in bianco ho vinto. Questo sport è incredibile». A febbraio aveva lasciato il primato tra i tennisti italiani a Cecchinato dopo oltre tre anni: è stato il momento più difficile? «Per niente, ho già dimostrato chi sono e quanto valgo. Non ho mai guardato certe situazioni e non si possono fare paragoni. Cecchinato e Berrettini sono più giovani di me. Speriamo di trascinarli, glielo auguro perché più italiani bravi ci sono e meglio è». Cosa si porta dentro dell’impresa di Montecarlo? «Vorrei rivedere tutto l’ambaradan che è successo. Quello è il torneo di casa mia, più che Roma. Sono cresciuto e vivo a Sanremo, mi allenavo a Montecarlo. Nessuno se l’aspettava, ho vinto davanti alla famiglia e agli amici di sempre». Che idea si è fatto del baby Sinner, il nuovo fenomeno azzurro? «Credo che sia presto per parlare di fenomeno. Ha tutte le potenzialità per diventarlo, ma non ha ancora fatto nulla. Deve mangiare tanta pasta avendo tutto davanti a se. È un bravo ragazzo, gioca molto bene e viene ben consigliato» […] Brutto gesto dell’australiano Kyrgios, espulso agli Internazionali di Roma dopo la lite con l’arbitro e la sedia lanciata in campo: cosa passa per la testa di un campione in quel momenti? «Lui è abbastanza particolare e un tipo difficile, sta buttando molto talento alle stelle. È uno di quei pochi giocatori che, se becca la settimana buona può vincere contro chiunque: lo ha dimostrato ad Acapulco. È fatto così, va fuori dalle righe. Sta all’ATP prendere le decisioni, talvolta fa meno di ciò che potrebbe». Come concilia la vita del tennista con quella di papà? «Questo mi ha aiutato molto. Per fortuna dopo il lavoro stacco e penso alla mia famiglia, lasciandomi alle spalle la vittoria e soprattutto la sconfitta». Chieda un regalo per domani giorno del suo 32° compleanno. «Potrei chiedere un bel Parigi, ma non vorrei sbilanciarmi sul risultato. Magari si può entrare nella top 10. Poi dovrò eventualmente trovare nuove motivazioni» […] A proposito di panchine, chi vede come successore di Barazzurri alla guida azzurra in Coppa Davis? «C’è qualche nome, penso a Galimberti, Volandri o Santopadre. Mi vengono in mente queste soluzioni».

 

I dubbi di Serena: prima di Parigi appena nove match (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

Su Instagram si mostra stanca e poco desiderosa di allenarsi. Il circuito fino ad ora le ha dato più preoccupazioni che soddisfazioni, e la vigilia del Roland Garros, per Serena Williams, è piena di punti interrogativi. La ex numero 1, che dopo il 23° Slam, conquistato a Melbourne 2017, ha raggiunto solo due finali lo scorso anno (Wimbledon e Us Open), punta su Parigi per agganciare i 24 titoli di Margaret Court. Ma l’impresa non è per nulla semplice: la superficie è quella più fisicamente faticosa e in più le condizioni del suo ginocchio destro sono un punto interrogativo. Proprio a Parigi, nel 2018, Serena era tornata a disputare uno Slam dopo il rientro dalla maternità. Più che per i suoi risultati aveva fatto notizia per la tuta nera aderente indossata in campo, che aveva scatenato molte polemiche. Il suo percorso a Porte d’Auteuil si era interrotto dopo tre partite per infortunio, appena prima dell’incrocio pericoloso con Maria Sharapova agli ottavi. Serena, tre volte regina del Roland Garros (2002, 2013, 2015), dall’inizio dell’anno ha giocato appena nove partite, una sola sulla terra rossa, a Roma, prima di ritirarsi per l’ennesimo problema al ginocchio destro senza disputare il derby con la sorella Venus. «Dispiace – ha detto dopo l’ennesimo ritiro -, non è una mia scelta. Mi piacerebbe restare sul circuito e giocare ogni partita, ma non è possibile». Il suo coach Patrick Mouratoglou ricorda che Serena è stata capace di imprese incredibili: «Da lei ci si può aspettare di tutto, ricordatevi che nel 2015 ha vinto il Roland Garros con la febbre a 40°» […]

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Federer parigino. Dopo quattro anni sul nuovo Centrale (Crivelli). Una terra per due (Azzolini)

La rassegna stampa di mercoledì 22 maggio 2019

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Federer parigino. Dopo quattro anni sul nuovo Centrale (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Rieccolo. Da quel campo mancava da quattro anni, e lo ha ritrovato cambiato, in attesa che dal 2020 abbia anche la copertura. L’ultima apparizione di Roger Federer al Roland Garros datava 2015, quando venne sconfitto in tre set nei quarti da Wawrinka, poi vincitore del titolo. Nel 2016 il Divino rinunciò all’ultimo per i guai alla schiena e a un ginocchio, poi per due stagioni ha programmato un calendario personale senza il rosso europeo primaverile. Ritiratosi da Roma per qualche dolorino alla gamba destra seguito alle due partite in un giorno di giovedì, Federer appena arrivato in Francia ha subito voluto testare le condizioni sue e dello Chatrier, rimanendo in campo quasi due ore con Diego Schwartzman, l’argentino semifinalista agli Internazionali. Lo svizzero sarà testa di serie numero 3 nel secondo Slam stagionale (si parte domenica): come al solito Parigi segue il ranking, con Djokovic e la Osaka a guidare il seeding. Nel sorteggio di domani sera ci saranno anche tre italiani tra le 32 teste di serie: Fognini 9, Cecchinato 17 e Berrettini 30, tutti beneficiati di due posti dalle assenze di Anderson e Isner. Amarezze invece dalle qualificazioni maschili: i tre italiani di giornata sono stati eliminati da avversari francesi. Lorenzi ha perso da Couacaud, Viola da Bourgue e Arnaboldi da Blancaneux. Oggi tornano in campo per il secondo turno Quinzi, Caruso, Napolitano, Travaglia, Mager e Bolelli. Tra le donne passano il primo turno la Paolini (Zaja) e la Treviso (Smitkova), oggi gioca la Gatto Monticone. A Parigi sarà sicuramente accolto da gran signore (eufemismo) Nick Kyrgios, che dopo un allenamento a Wimbledon (cosa c’è di meglio dell’erba per preparare la terra, del resto) con Andy Murray ha postato su Instagram un paragone piuttosto eloquente: «Il Roland Garros rispetto a questo posto è una m…a». Incorreggibile. Intanto si gioca sulla terra nella settimana che porta al Bois de Boulogne. A Ginevra debutto per Alexander Zverev, cui serviva un avversario declinante come Gulbis per concedersi un sorriso, anche se il 6-2 6-1 finale non registra le 9 palle break concesse dal numero 5 del mondo (ne ha salvate 8). A Lione debutto vincente per l’attesissimo AugerAliassime (7-6 7-5 a Millman), mentre Dimitrov conferma la caduta senza fondo perdendo da Delbonis (1-6 6-4 6-2).

 

Una terra per due (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Con i suoi modi pacati, un po’ sornioni, di chi potrebbe saperla lunga ma lascia ad altri l’onere della prova, Marco Cecchinato mise il tennis di fronte a un interrogativo che in pochi, fin lì, si erano sentiti in dovere di porsi. Accadeva al Roland Garros di un anno fa e la domanda suonava più o meno così: quanto talento c’è nell’altro tennis? Il Ceck veniva da lì, dal tennis dove tutti transitano e molti vi restano impigliati, quello dei Challenger, dei Futures, delle palle sgonfie e spelacchiate. E il tennis dei dimenticati, perché chi vi transita lo archivia in un lampo, e chi ci resta non ama gli venga ricordato. Ma lui, il Ceck, spedito da Palermo in Friuli per farsi la pelle dura, che nell’altro tennis aveva già speso cinque anni di carriera, se ne stava nel torneo dei grandi come un geco in attesa di una zanzara ottimista. Il primo fuoriuscito dell’altro tennis a tagliare il traguardo di una semifinale Slam nel Campionato Mondiale sulla terra rossa. Roba che solo Adriano Panatta e Corrado Barazzutti vi erano riusciti. Una semifinale che fece il pieno di carburante al tennis italiano e lo rilanciò, se è vero che da quelle giornate i nostri si sono appropriati di sette tornei del circuito, fra i quali un Masters 1000 firmato da Fabio Fognini. Ecco, Fognini, Fogna2 come si fa chiamare quando gioca bene. Lui a una semifinale Slam non è mai giunto, e non v’è alcuna spiegazione tecnica per chiarire il mistero. La risposta sta nel non riuscire quasi mai a far coincidere l’immagine che ha di sé con la realtà dei fatti. Insomma, quello che gli è riuscito a Montecarlo. Ma è un fatto, lui quella semifinale la vuole, e vorrebbe anche di più se solo fosse possibile. Il meglio lo ha dato con un quarto di finale a Parigi nel 2011, vinse da infortunato l’ottavo con Montanes e fu costretto al ritiro prima di incontrare Djokovic. Poi sono giunti due ottavi australiani, quattro sedicesimi a Wimbledon e un ottavo anche agli Us Open. Ha fatto di nuovo bene a Parigi però, ripresentandosi negli ottavi un anno fa e continua a sostenere di avere una voglia infinita di mostrarsi nei suoi panni migliori anche in un major. Ne ha facoltà, ma vale la pena chiedersi come vi giunga a questo appuntamento. C’è un problemino muscolare in attesa di soluzione definitiva, il professor Parra che l’ha in cura con i suoi laser, dice che non si tratta proprio di una sciocchezza. Lui si sente pronto, si sta allenando a San Marino con Barazzutti: «La vittoria a Montecarlo ha cambiato le cose, ora vado in campo disteso». Il Ceck dovrà aggirare altri ostacoli. Il 2018 l’ha portato stabile fra i primi 20. Ora lo conoscono. Ma non sarà facile non avvertire la morsa della conferma dalla quale è atteso. Ci sono in ballo 640 punti, metà della sua classifica. «Non ci penso, non voglio preoccuparmi», ha detto a Roma. Ma quel nodo lo incontrerà e dovrà dargli un taglio netto, se non vuole che diventi scorsoio.

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