Berrettini avanza. Un anno dopo Ceck si sogna ancora (Marianantoni). Intervista a Lorenzo Sonego e Gipo Arbino: «Più è difficile e più mi esalto» (Bo). Finals di Torino. Il primo premio supera gli Slam? (Piccioni)

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Berrettini avanza. Un anno dopo Ceck si sogna ancora (Marianantoni). Intervista a Lorenzo Sonego e Gipo Arbino: «Più è difficile e più mi esalto» (Bo). Finals di Torino. Il primo premio supera gli Slam? (Piccioni)

La rassegna stampa di venerdì 26 aprile 2019

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Berrettini avanza. Un anno dopo Ceck si sogna ancora (Luca Marianantoni, La Gazzetta dello Sport)

La terra rossa di Budapest è magica. Dodici mesi fa lanciò in orbita il siciliano Marco Cecchinato che proprio nella capitale ungherese ottenne il primo titolo Atp della carriera, trampolino di lancio verso la storica semifinale del Roland Garros. Ieri Matteo Berrettini, 23enne romano, è approdato ai quarti superando per 7-6 6-2 lo sloveno Aljaz Bedene. Una prova di carattere per l’azzurro, salito in cattedra nel corso del tie break del primo set, quando ha dovuto annullare due set point (sul 7-6 e sull’8-7) prima di aggiudicarselo per 10 punti a 8 e poi allungare il passo in un secondo set dominato dall’inizio alla fine. Ma le buone notizie per Matteo Berrettini non si esauriscono qui: oggi nei quarti, invece della testa di serie numero 1 Marin Cilic, il romano affronterà il più abbordabile uruguaiano Pablo Cuevas che ha impiegato tre ore abbondanti per battere un Cilic molto falloso, poco concreto e sprecone. Il croato ha mancato un match point sul 6-5 del tie break del secondo set, Cuevas ha finito per vincere al tie break conclusivo al sesto match point dopo averne mancati due sul 5-4 e due sul 6-5. Una ghiotta chance per Berrettini di centrare la terza semifinale della carriera e riavvicinare il best ranking ottenuto l’11 febbraio scorso con la posizione numero 46. Disco rosso invece per Jannik Sinner; al primo torneo Atp della carriera, il 17enne di San Candido si è arreso in due set (6-3 6-1) al serbo Laslo Djere. Solo applausi per la nuova promessa del tennis italiano, in tabellone come lucky loser e vittorioso al primo turno sulla wild card ungherese Mate Valkusz. Primi game equilibrati con Sinner molto propositivo e attento, poi nelle fasi centrali c’è stato il sopravvento del serbo che con mestiere ha messo alle strette un giocatore ancora acerbo ma dalle enormi potenzialità. Il giovane allievo di Riccardo Piatti è in corsa per entrare tra i primi 300 giocatori del mondo, in virtù dell’esaltante inizio di stagione che l’ha visto trionfare nel challenger di Bergamo e nei due tornei Itf di Trento e Santa Margherita di Pula. A Barcellona lacrime e standing ovation nel derby spagnolo tra Rafael Nadal e David Ferrer. La vittoria, netta (doppio 6-3), è andata al maiorchino in corsa per il 12° titolo nel torneo di casa, gli applausi invece sono stati tutti per Ferrer, al penultimo torneo della carriera (l’ultimo sarà tra poche settimane al Masters 1000 di Madrid). «Quando uno perde contro Nadal – ha detto un Ferrer decisamente emozionato – deve comunque essere orgoglioso. Sono contento di aver finito la mia avventura in questo torneo sul campo Centrale e contro l’avversario più prestigioso». Tutte per Ferru le parole di Nadal. «Ha battagliato come un leone per tutti questi anni e David si merita tutto questo. Non è facile affrontare una situazione del genere, ma è una sua decisione e la dobbiamo rispettare». Rafa è apparso in progresso rispetto a Montecarlo e alla sfida di 1° turno contro Mayer. Ora è atteso dal tedesco Struff che battuto Tsitispas. Bene Thiem (7-5 6-1 a Munar), Nishikori (6-1 6-3 ad Auger-Aliassime) e Medvedev (6-3 6-2 a McDonald). Da dimenticare la prova di Dimitrov, fermato al tie break decisivo dal cileno Jarry.

Intervista a Lorenzo Sonego e Gipo Arbino: «Più è difficile e più mi esalto» (Marco Bo, Tuttosport)

 

Si, il tennis non è un gioco di squadra ma se pensi di scalare il mondo solo con la tua racchetta lascia perdere. Il livello si è talmente alzato che il talento è diventato “una” componente, non l’unica. Devi sperare di nascere con il carattere giusto e incontrare interlocutori adeguati. Ecco, non manca un solo ingrediente nel cocktail vincente formato dal maestro di tennis Gipo Arbino e il suo allievo Lorenzo Sonego. Lorenzo Sonego e Gipo Arbino, cominciamo da quando vi siete conosciuti.

Sonego: Gipo conosceva bene mio papà perché avevano giocato in doppio quando erano giovani. Amici. Un giorno, avevo 11 anni, il babbo decide di portarmi da lui. Ho iniziato ad allenarmi ed eccoci qui. All’inizio sembrava fin troppo severo, bastonava abbastanza. Eppure io ero abituato a rapportarmi con allenatori perché dall’età di 6 anni giocavo nelle giovanili del Torino. Sono andato avanti fino a 13, quando ho dovuto scegliere e allora ho scelto il tennis. Comunque, anche nel calcio gli allenatori erano tosti. […]

Quando avete capito realmente che il tennis poteva diventare il futuro. Un futuro da professionista?

Sonego: Quando ho cominciato a giocare i primi Futures, le qualificazioni, guadagnare il primo punto e fare bene e giocare nei Challenger. Vincevo, perdevo, in ogni caso vedevo che dall’altra parte del campo non incontravo quasi mai uno decisamente più forte di me.

Arbino: Bisogna dire che lui ha trascorso molti anni in cui perdeva anche perché ragazzini della sua età erano molto più sviluppati. Ora lo vedete così alto, ma è esploso improvvisamente. Era piccolino e gracile, ma ha sempre dimostrato una grande coordinazione e un cuore enorme. Lottava come una bestia, ma sempre col sorriso, si arrabbiava con se stesso se sbagliava e si autocaricava. Non l’ho mai visto comportarsi male. Lui ha il carattere ideale per giocare a tennis. Una grinta positiva. Col passare degli anni non è stato facile portarlo da un gioco attendista e di regolarità a uno aggressivo, di spinta. Lui ha impiegato tanti mesi, ha perso un sacco di partite, ma aveva fiducia in quello che gli avevo prospettato. Commetteva tanti errori ma era un investimento per diventare un tennista che si impone e impone il proprio gioco.

Lei, Lorenzo, nei momenti difficili del match offre l’impressione di non patirli psicologicamente.

Si, è proprio così. Anche perché ho vissuto in maniera diversa la prima parte. Non essendo forte da giovane, non ho vissuto gli stress di quel periodo. Io ho zero pressioni. Ho fatto la mia vita senza mai sentirmi un predestinato. Amici, scuola e poi il tennis che per me è sempre stato soprattutto un divertimento. Perciò in campo sono sempre sereno.

Arbino: Lui è diverso da tutti. Non avendo vissuto stress anticipati, ha sperimentato un percorso anomalo, ha vissuto di balzi improvvisi. Come l’ultimo. A 18 anni non era nemmeno 2.3. Quando gli altri erano numeri 1 Under lui era quarta categoria. Non si è mai potuto nemmeno sentire un fenomeno. Non faceva parte delle nazionali, al limite nella rappresentativa regionale. […]

Quali sono programmi per il futuro?

Sonego: Monaco, Madrid, Roma e poi Roland Garros. L’obiettivo è cercare di stare più vicino possibile ai top 50. Ma numeri a parte, quest’anno mi deve servire per maturare tanta esperienza e riuscire magari a entrare in tabellone negli Slam, come mi succederà a Parigi. […]

Mai pensato che un giorno Barazzutti potrebbe chiamarla per la Davis?

Sonego: Sì, lo sogno, sarebbe bellissimo. Giocare per la propria nazione sarebbe il massimo. Era più bella la vecchia formula della Coppa Davis, ma giocare per l’Italia sarebbe comunque un’emozione unica. […]

Finals di Torino. Il primo premio supera gli Slam? (Valerio Piccioni, La Gazzetta dello Sport)

Le Atp Finals di Torino hanno già battuto un record. L’aumento del montepremi, che dal 2021 salirà fino a 14 milioni e mezzo di dollari (13 milioni di euro), con un aumento del 40%, potrebbe regalare al vincitore imbattuto (chi arriva al traguardo senza perdere neanche una partita del girone eliminatorio) una cifra record. Nel 2018, Alexander Zverev ha guadagnato con il suo successo poco più di 2 milioni e mezzo di dollari. Facendo una proiezione, al trionfatore 2021 potrebbe andare dunque una cifra nettamente superiore ai 4 milioni di dollari. Con un sorpasso nei confronti di tutti gli Slam (a Flushing Meadow, il torneo più «generoso», il vincitore, come la vincitrice, prende 3,8 milioni di dollari), che hanno naturalmente montepremi più alti con il torneo femminile e un numero molto più grande di giocatori. Lunedì, a Torino, tutti i protagonisti della «conquista» delle Finals illustreranno i progetti futuri e si parlerà anche di numeri. Si parte con i 243.819 spettatori dell’edizione londinese 2018 in 15 sessioni (con una media di 16.255 spettatori) spalmate in otto giorni. Cifre irraggiungibili visto che la capienza del Pala Alpitour sarà ampliata, ma non supererà i 14.700 spettatori. Torino gioca tutto però sul tempo e lo spazio dell’evento. Le Finals dovranno contagiare tutta la città, e non limitarsi agli otto giorni del torneo. Le cifre del ritorno economico, formulate dalla sindaca Chiara Appendino, sono di circa 500 milioni di euro per il periodo assegnato 2021-2025. Un budget che può far fronte ai 250 milioni di spese (comprese i 78 milioni di euro per l’Atp e il montepremi). Per rientrare ci saranno naturalmente i ricavi da ticketing: il biglietto più economico in vendita su internet per la finale 2019 di Londra (che ospiterà anche l’edizione 2020) costa 188 euro… Come riuscirà Torino a sfruttare questo enorme potenziale?

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La Giorgi è ai quarti: in forma New York. Cecchinato s’illude (La Gazzetta dello Sport). Sinner, un passo avanti (Tuttosport). Duck-hee Lee, il tennista che ha sconfitto il silenzio (Bonso)

La rassegna stampa di mercoledì 21 agosto 2019

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La Giorgi è ai quarti: in forma New York. Cecchinato s’illude (La Gazzetta dello Sport)

Ai quarti. Camila Giorgi avanza nel Bronx Open, il torneo pre Us Open che prende il posto in calendario di New Haven. L’azzurra, n.58 Wta, nel 2° turno trova la tedesca Andrea Petkovic, che aveva eliminato la cinese Zhang, quarta testa di serie, e dopo una partita accesa e lunga 2 ore e 43 minuti, la spunta 3-6 7-5 7-6 (3). Ora la marchigiana affronterà al terzo turno la vincente tra Cornet (Fra) e Zhu (Cina). A Wiston Salem Marco Cecchinato si ferma al secondo turno: Millman cede 7-6 (5) il primo set al siciliano, ma ribalta il match 6-4 6-3. Nel primo turno si fermano invece Andreas Seppi, che cede al ceco Berdych 6-1 3-6 6-3, e Thomas Fabbiano, eliminato dal russo Andrey Rublev 6-4 6-2. Out lo scozzese Andy Murray da Tennys Sandgren 7-6 (10-8) 7-5.[…]

Sinner, un passo avanti (Tuttosport)

 

Il miglior diciottenne al mondo, lo recita la classifica Atp, compie un primo passo verso il tabellone principale dell’Us Open, ultimo Slam dell’anno a Flushing Meadows da lunedì. Avanza Jannick Sinner e porta a sei il numero di azzurri (erano 13 al via) al secondo turno nelle qualificazioni. Dopo Baldi, Napolitano, Caruso, Giannessi e Lorenzi, il neo 18enne e 24a testa di serie, ha lasciato soltanto un game nel derby tricolore a Matteo Viola. In campo femminile avanza soltanto Jasmine Paolini al 2° turno delle qualificazioni battendo 6-1 3-6 6-1 la statunitense Arconada. Nella notte ha affrontato la rumena Elena Gabriela Ruse. Tutte uscite al debutto delle quali invece le altre azzurre, Martina Trevisan, Martina Di Giuseppe e Giulia Gatto-Monticone. In tabellone una sola azzurra ammessa direttamente: Camila Giorgi. Nell’Atp 250 a Winston Salem, invece, escono di scena i due italiani. Marco Cecchinato cede al secondo turno all’australiano John Millman: 6-7 (5), 6-4, 6-3 in quasi due ore e mezza. Niente da fare neppure per Thomas Fabbiano, 6-4, 6-2 dal russo Andrey Rublev. Ma la buona notizia arriva dal tennis femminile e dal Bronx Open a New York. Camila Giorgi si conferma in crescita di condizione ed entra nei quarti battendo in tre set la tedesca Andrea Petkovic 3-6 7-5 7-6(3). Troverà la francese Alize Comet o la cinese Lin Zhu. La bimba prodigio Amanda Anismova rinuncia all’Us Open per la tragedia che l’ha colpita la notte scorsa. Il padre e allenatore, Konstantin Anisimov,è stato trovato morto per cause ancora da chiarire. La quasi 18enne tennista Usa di origini russe, numero 24 del mondo e più giovane tra le prime 100, giustamente non se la sente. Amanda è esplosa al Roland Garros, eliminando Simona Halep nei quarti, poi aveva saltato i recenti appuntamenti di Toronto e Cincinnati per problemi alla schiena.

Duck-hee Lee, il tennista che ha sconfitto il silenzio (Andrea Bonso, Il Giornale)

Giocare a tennis non significa solo buttare la pallina oltre la rete: il più delle volte si tratta di buttare il cuore oltre l’ostacolo. E l’ostacolo può essere mille cose: se stessi, la paura, gli infortuni o una disabilità. Come quella di Duck-hee Lee, sordo fin dalla nascita. A questo sudcoreano di 21 anni non manca di certo il coraggio di affrontare la vita, considerando il proprio problema non un freno, bensì un motivo in più per dare il meglio di sé. E ciò l’ha dimostrato al mondo nel corso del torneo 250 di Winston-Salem, dove è diventato il primo tennista sordo a vincere un match Atp, battendo lo svizzero Laaksonen (7-6, 6-1). Un’enorme soddisfazione per un atleta che si è costruito da solo, superando difficoltà che i “colleghi” possono a fatica immaginare. Lee è nato nel 1998 a Jecheon, una città a due ore da Seul. Quando ha due anni, mamma Park Mi-ja e papà Lee Sang-jin hanno la conferma della sordità ma, dopo un iniziale sconforto, decidono che il figlio poteva e doveva avere una vita assolutamente normale. Così Lee cresce e frequenta non solo istituti per sordi, ma anche una scuola comune, dove può stare insieme a ragazzi normodotati. Lee inoltre non conosce la lingua dei segni, ma sa leggere il labiale alla perfezione, grazie alle esercitazioni con la madre. L’amore per il tennis è merito di papà, grande appassionato di sport. Mostra fin da subito il suo talento, ma gli allenatori sono scettici sulla possibilità di un futuro da pro. Il ragazzo, però, non si arrende: «Venivo preso in giro, mi dicevano che non avrei dovuto giocare e di dedicarmi alla musica» ha confidato. Già da ragazzo, la sua qualità è sotto gli occhi di tutti e a tredici anni diventa famoso, a tal punto che la Hyundai gli offre una sponsorizzazione. Lee continua a migliorare e a stupire: è 212° nel ranking Atp e la vittoria di Winston-Samen rappresenta la prima tappa di un viaggio speciale. Ma qual è la meta? Sono due i suoi grandi obiettivi: diventare numero 1 e migliorare la posizione raggiunta dal tennista coreano più forte di sempre, Lee Hyung-taik, che nel 2007 fu 36° e vinse un torneo Atp. Non sarà per nulla facile, ma Lee ha già dato un grande insegnamento: tutto è possibile, se non hai paura di buttare il cuore oltre all’ostacolo.

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Trionfa Medvedev (Crivelli). Da Djokovic a Federer. Big (quasi) pronti per gli USA (Mancuso). Crazy tennis (Clerici)

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Trionfa Medvedev. Settimana perfetta dell’Orso di Mosca (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

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La settimana perfetta di Medvevev si conclude come era da pronostico dopo che in semifinale aveva ribaltato il match con Djokovic da un set sotto e 0-30 sul 3-3 del secondo set: con un successo combattuto ma sostanzialmente mai in discussione su Goffin, che regala all’Orso russo (medved significa appunto orso nella lingua di Tolstoj) il primo sorriso in un Masters 1000 e soprattutto il numero 5 della classifica. Da oggi, Daniil è il più in alto della tanto celebrata Next Gen, di cui rappresenta l’archetipo contrario rispetto agli strombazzati Tsitsipas e Shapovalov: pochissima vita sui social, una moglie (Daria) già a carico e una straordinaria etica lavorativa, che lo ha portato a migliorare a grandi passi, soprattutto al servizio. Che a Cincinnati è stato l’arma letale, togliendolo sempre dagli impicci. Medvedev è il giocatore più caldo del momento (tre finali in tre settimane, finalmente si è tolto la scimmia dopo i k.o. di Washington e Montreal) e quello con più vittorie in stagione, 44.

 

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Tra le donne, vittoria della Keys, al primo Premier 5 in carriera.

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Avrebbe tutto per rimanere costantemente al top: un servizio che spacca e colpi molto pesanti da fondo, ma non è mai stata una tigre nei momenti caldi di una partita o di una stagione. È vero, ha giocato una finale Slam a New York nel 2017, ma è stata travolta dalla Stephens e comunque ci si immaginava che alla sua età (24 anni) si fosse già costruita un palmarès da star. Ecco dunque che il trionfo in Ohio ci consegna una giocatrice che finalmente è stata aggressiva quando si è scoperta spalle al muro: la Kuznetsova è stata in vantaggio 5-3 in entrambi i set, ma a quel punto Madison ha alzato l’intensità del gioco ed è uscita dal pantano con 13 ace e 45 vincenti. Chapeau.

Da Djokovic a Federer. Big (quasi) pronti per gli USA (Angelo Mancuso, Il Messaggero)

Attenuanti generiche. Dopo il ko in semifinale al Masters 1000 di Cincinnati, Djokovic si concentra sugli US Open: «Ho perso contro un avversario che ha giocato benissimo, sarò pronto per New York». Manca una settimana esatta all’ultimo Slam della stagione e il n.1 era al rientro dopo il trionfo a Wimbledon e con il riacutizzarsi del dolore al gomito destro: contro Medvedev ha dominato per un set e mezzo, poi la risposta migliore del pianeta si è inceppata e il talentuoso russo classe 1996 ha messo la freccia (3-6 6-3 6-3). Allarmanti le condizioni di Federer: probabilmente avrebbe avuto bisogno di qualche giorno in più per digerire la sbornia dei 2 match point falliti contro Djokovic nella finale dei Championships. King Roger nel caldo umido di Cincinnati è apparso lento e spaesato e ha incassato una brutta sconfitta già al 3° turno contro Rublev.

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Sempre in tema di Fab Three, Nadal si è chiamato fuori dalla mischia in Ohio dopo aver vinto però a Toronto. GOSSIP In attesa di rivederlo sul cemento degli US Open, gli appassionati di gossip conoscono la data delle nozze con Xisca Perello: la cerimonia si terrà sabato 19 ottobre a Pollensa (…).

Crazy tennis (Gianni Clerici, La Repubblica)

A Cincinnati — Ohio — il tennista australiano Nick Kyrgios, durante il suo match contro il russo Karen Khachanov, n. 9 in classifica, è stato multato di ben 113 mila dollari per otto infrazioni antisportive (…).

Non sorprenderà il lettore che abbia ammirato Kyrgios a Roma scagliare sul campo una sedia durante gli ultimi Internazionali, o me stesso, la prima volta che lo vidi in Australia (…). Fu quella volta, in cui trovò modo di prendersela soltanto con una bottiglietta, che il collega australiano che mi accompagnava mi fece notare quanto dovesse essere difficile il ruolo di “new australian”, come vengono definiti i conquistatori della nuova nazionalità. «Kyrgios — disse l’amico — non ha solo un papà greco, ma una mamma malese».

(…) Scrivo queste cose dopo una presentazione di un mio libretto, Il Tennis nell’Arte, del quale avrete letto forse, se abitate in Lombardia, una intervista di un altro innamorato del tennis, Carlo Annovazzi. (…) Parlando di Kyrgios, il collega mi domandò se nella mia lunga vita sui campi fossi stato testimone di qualche altra vicenda sconveniente, e mi venne in mente il nome, oltre che di McEnroe, di Cecchino Romanoni, che durante la guerra si era trasferito in Portogallo per evitare il servizio militare, era cocainomane e trasportava la droga in un foro praticato nel manico delle racchette di legno. Fu forse sotto l’effetto della cocaina che l’esaltazione della vittoria lo portò a un comportamento che non ebbe mai un suo eguale sui court. Romanoni fu considerato “Il più bel rovescio italiano degli Anni Quaranta”, e pure io lo ammirai, ma la storia mi venne raccontata dall’autore cinematografico e teatrale Franco Brusati, che lo battè sorprendentemente ad un torneo milanese del 1942, l’anno della conquista di Romanoni del titolo italiano. Brusati, autore di film quali Pane e Cioccolata e Dimenticare Venezia, avrebbe avuto la benevolenza di giocare con me negli Anni Cinquanta, e mi avrebbe raccontato che Romanoni, ingaggiato nella troupe americana di Bobby Riggs, n. 1 Usa durante la guerra, esaltato dalla sua prima vittoria sullo stesso Riggs, iniziò a masturbarsi a fine match su un Centrale di Buenos Aires. Fu soltanto un accenno, perché qualcuno fortunatamente intervenne, e la vicenda fu lungi dal causare le conseguenze che stanno costando tesori e riprovazione a Kyrgios, al quale farebbe bene essere seguito da un consigliere più che da un allenatore. Così come sarebbe stato utile a McEnroe, per evitare le abituali liti con gli arbitri che racconta nella sua biografia You cannot be serious, una genitrice meno materna di sua mamma Kathy, per non essere giunto all’espulsione da socio di Wimbledon. L’espulsione fu conseguente ad una attesa che si era protratta troppo a lungo della moglie del presidente del Queen’s Club. Dopo aver atteso una ventina di minuti che Mac finisse il suo allenamento, la presidentessa si decise a ricordargli, molto gentilmente, di aver prenotato il campo, e quel gentiluomo le mostrò il manico della racchetta, e le suggerì, con un sorriso ironico, di farne un uso davvero intimo

(…)

Un analogo fenomeno di cattiva educazione accadde anche a me, giocatore certo immeritevole di rimanere nella storia del tennis. Nella finale del torneo di Nizza, negli anni Cinquanta, il mio avversario di doppio, il numero 1 americano Bartzen, prese a chiamarmi tra un punto e l’altro “piccolo giocatore”, o addirittura “incapace”. Dopo una decina di volte, persi la pazienza, e scavalcai le rete. Avrei tanto desiderato colpirlo con una racchettata, ma mi sentii sollevare dalle manone del mio partner Orlando Sirola, un due metri colossale, che mi riportò al di là della rete, nel nostro campo.

(…)

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Resurrezione Kuznetsova. Barty, niente numero 1 (Crivelli). Cecchinato cerca la scintilla giusta (Tuttosport)

La rassegna stampa di domenica 18 agosto 2019

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Resurrezione Kuznetsova. Barty, niente numero 1 (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

A volte ritornano. Nell’invasione russa dei primi anni Duemila, guidata dalla zarina Sharapova, Svetlana Kuznetsova da San Pietroburgo sembrava destinata a un ruolo d’avanguardia, ben oltre il bottino comunque lussuoso di due Slam, a New York nel 2004 (anno in cui, oltre a lei, la Myskina vinse a Parigi e Masha a Wimbledon da diciassettenne) e al Roland Garros nel 2009. Ingiocabile da fondo nelle giornate di grazia, perché dritto e rovescio per lei pari sono, Sveta ha pagato in carriera una certa propensione agli agi extracampo e una cura non proprio maniacale del proprio corpo, che le ha procurato una discreta serie di problemi fisici, ultimo un infortunio a un ginocchio che l’ha tenuta ferma sette mesi e l’ha fatta scivolare oltre il centesimo posto in classifica, lei che vanta un best ranking al n. 2 nel settembre 2007. Avrebbe dovuto debuttare nei tornei statunitensi già a Washington, dove difendeva il titolo 2018, ma la colpevole richiesta tardiva del visto per gli Usa non le ha permesso di iscriversi, facendola crollare ancora di più nel ranking. Da numero 153 mondiale ha avuto una wild card a Cincinnati e fin qui ha messo insieme una settimana dai sapori antichi, perché per arrivare in finale ha battuto tre top ten di fila: Stephens, Pliskova e Barty. Non solo: ha deciso la numero uno della nuova classifica e quindi indirettamente la prima testa di serie agli Us Open, perché i suoi successi sulla ceca nei quarti e sull’australiana in semifinale le hanno private dell’opportunità di prendere la vetta e ci hanno lasciato la Osaka (che intanto si è ritirata contro la Kenin per problemi a un ginocchio). A 34 anni, è cambiato lo spirito, grazie anche al ritorno con il vecchio allenatore, Carlos Martinez: «Ritardare l’arrivo negli Usa alla fine mi ha aiutato, perché ho dormito una settimana in più nel mio letto. Non pensavo di essere già a questo livello, ma adesso mi diverto e non ho pressioni». […]

Cecchinato cerca la scintilla giusta (Tuttosport)

 

Quattro azzurri al via. A Winston-Salem, in North Carolina, parte questa sera il torneo che vede tra gli altri al via Andy Murray, grazie ad una wild card, che affronterà al primo turno lo statunitense Tennys Sandgren. Il torinese Lorenzo Sonego, n. 47 del mondo, è l’unico ad essere testa di serie, condizione che gli permetterà di partire dal secondo turno. Non si conosce ancora il nome del suo primo avversario. Più difficile il percorso degli altri italiani in gara: Thomas Fabbiano esordirà contro Andrey Rublev, reduce dalla vittoria contro Roger Federer a Cincinnati. Andreas Seppi se la vedrà con il ceco Tomas Berdych, giocatore sempre temibile che però ha giocato molto poco negli ultimi due mesi. L’ultima partita vinta risale a febbraio e la sua condizione di forma rappresenta una vera incognita. Resta Marco Cecchinato, che viene da un lungo digiuno di vittorie. L’ultima volta fu a Roma, a metà maggio, contro De Minaur. Il siciliano sarà opposto ad Alexander Bubilk, giovane kazako. A New York invece sarà impegnata Camila Giorgi contro la russa Margarita Gasparyan. La russa è una giocatrice ostica che fa della potenza la sua arma migliore. Il Bronx Open è una novità nel circuito WTA. Testa di serie n. 1 sarà Qiang Wang, n.17 del mondo. Intanto a Cincinnati, Svetlana Kuznetsova ha ritrovato il suo miglior tennis. La ex numero due del mondo (2007), dopo aver battuto Sloane Stephens e Karolina Pliskova, ha sconfitto anche Ashleigh Barty, conquistando il pass per la finale del “Western e Southern Open. La 34enne russa, attualmente al numero 153 del ranking Wta a causa di alcuni problemi fisici, ha superato l’australiana, numero uno del tabellone e numero due Wta, col punteggio di 6-2 6-4.

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