Grazie Ferru: l'addio del guerriero David a Barcellona

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Grazie Ferru: l’addio del guerriero David a Barcellona

Sconfitto dall’amico Nadal nel torneo che non ha mai vinto. Tra lacrime e applausi, Ferrer lascia la fascia sul campo

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David Ferrer - Barcellona 2019 (foto via Twitter, @bcnopenbs)

David Ferrer non giocherà più il torneo di Barcellona. Tra le sue lacrime, quelle del pubblico e della moglie in tribuna, uno dei più grandi lottatori della storia recente del tennis ha salutato il torneo che non ha mai vinto, ma col quale ha avuto sempre un rapporto speciale. Per far commuovere ancora di più gli appassionati, Ferru ha lasciato cadere la sua fascetta per i capelli, il suo marchio, al centro del campo, proprio come fa un guerriero che al termine della battaglia depone l’armatura.

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Per 30 dollari, Andreas Seppi vi registra un video di auguri personalizzato

Su un sito specializzato si possono “noleggiare” diversi pro per un video-augurio

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Andreas Seppi - Zhuhai 2019 (foto via Twitter, @ZhuhaiChampions)

Vi siete mai chiesti come fare per ottenere un video di auguri, per voi o per un vostro amico, da parte di uno dei vostri tennisti preferiti? Esiste un sito chiamato cameo.com che si occupa proprio di questo.

Per una cifra prestabilita, che solitamente viene destinata in beneficienza, è possibile farsi registrare un video da uno dei tennisti professionisti (o sedicenti tali) elencati sul sito nel quale si può augurare buon compleanno a un amico o fare le congratulazioni per il conseguimento di una laurea.

Sul “catalogo” di Cameo si possono trovare a partire da 15 dollari la tennista canadese Françoise Abanda (n. 298 WTA per soli 15 dollari), l’americano Bradley Klahn (n. 126 ATP) e il doppista Nicholas Monroe. Per il creatore di “Behind the Racquet” Noah Rubin (n. 225 ATP) bisogna salire a 25 dollari, così come la belga Kirsten Flipkens (n. 77 WTA) , mentre a 30 c’è un’ampia scelta di nomi piuttosto noti, dal nostro Andreas Seppi (n. 88 ATP) all’ex promessa statunitense Donald Young, dall’ex giocatrice e ora commentatrice australiana Rennae Stubbs fino alla semifinalista del Roland Garros 2019 Johanna Konta (n. 14 WTA).

 

Nella fascia più alta di prezzo, bisogna sborsare 55 dollari per il campione dello US Open 2014 Marin Cilic, 140 per Marcos Baghdatis e fino a 150 per la campionessa dello US Open 2018 Sloane Stephens.

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Naomi Osaka è diventata la sportiva più pagata di tutti i tempi

La giapponese ha superato il record stabilito da Sharapova nel 2015

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Naomi Osaka - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Quando tre mesi fa si è diffusa la notizia che una produzione Netflix ha iniziato a lavorare su un documentario sulla figura di Naomi Osaka, e in particolare sul dietro le quinte dei due successi Slam – US Open 2018 e Australian Open 2019 – una quota di scetticismo ha circondato l’operazione. Uno stuolo di considerazioni dal ‘si sente già arrivata‘ al ‘ma in fondo, chi guarderebbe questo documentario fuori dai confini asiatici?‘ che non prendevano in esame una realtà invero evidente: Naomi Osaka, 23 anni a ottobre, è già una potenza mediatica in ambito sportivo.

Partendo dal presupposto che il mercato asiatico è un bacino assai appetibile per le prospettive di crescita di un servizio streaming come Netflix, che nell’aria Asia-Pacifico (dati del 2019) raccoglie appena un decimo del suo totale degli abbonati a fronte di una popolazione che è quasi il 40% di quella mondiale, la portata del fenomeno-Osaka è certamente planetaria. Lo aveva intuito Nike, strappandola alle grinfie di Adidas pochi mesi dopo che la giapponese aveva firmato con il brand tedesco un rinnovo da 8,5 milioni di dollari a stagione. Non è difficile intuire che Nike abbia dovuto scucire più soldi per costringerla a cambiare casacca – si parla di un accordo fino al 2025 da oltre 10 milioni a stagione – così come non è difficile intuire le potenzialità del ‘marchio Osaka’ per la quale Nike ha fatto uno strappo alla regola aurea che vieta a una tennista sotto contratto di indossare altre patch sulla divisa oltre al baffo. Un’eccezione che Nike aveva fatto soltanto per Li Na, negandola persino a due colossi come Sharapova e Williams.

A proposito di colossi, arriviamo alla notizia annunciata da Forbes. La classifica completa dei 100 atleti più pagati degli ultimi dodici mesi verrà pubblicata tra qualche giorno, ma la rivista statunitense di economia ha già anticipato che Naomi Osaka ha guadagnato 37,4 milioni di dollari, tra montepremi e contratti pubblicitari, classificandosi al 29° posto – quattro posizioni più in alto di Serena Williams, ferma al 33° posto con 36 milioni. Questo significa due cose: che per la prima volta dal 2016 la top 100 vedrà due presenze femminili e soprattutto che Osaka ha battuto il record femminile all-time di guadagni in una singola stagione, superando il precedente primato stabilito da Sharapova nel 2015 (poco meno di 30 milioni).

 
Grafico realizzato da Forbes

Questo grafico prova inoltre che il tennis è lo sport in cui le donne riescono a raggiungere le vette maggiori di guadagno, l’unico che consenta (a poche di) loro di competere con i guadagni degli uomini. Sharapova, Li Na, Serena e ora Osaka sono infatti le uniche donne comparse nella top 100 degli atleti più pagati dal 2012, e la sportiva più pagata della stagione è sempre stata una tennista da quando Forbes ha iniziato a raccogliere queste statistiche nel 1990 – una decade dominata, in termini di guadagni femminili, prima da Graf e poi da Hingis.

Adesso che le carte (di credito, verrebbe da aggiungere) sono tutte in tavola è più semplice farsi un’idea del potenziale in termini di marketing di Naomi Osaka, che dopo il trionfo di Melbourne ha vinto altri due tornei nel 2019, in casa ad Osaka e a Pechino. L’immagine della giocatrice giapponese è gestita dall’agenzia IMG, che aveva acquisito una certa expertise nel mercato giapponese grazie a Kei Nishikori e più in generale nel mercato asiatico grazie a Li Na. Per il lead agent di Naomi Osaka in seno a IMG – Stuart Duguid – è stato quindi piuttosto semplice decuplicare gli introiti dei suoi contratti di sponsorizzazione in pochi mesi fino a renderla l’atleta più pagata del mondo, certo con il consistente aiuto dei premi vinti sul campo: oltre 14 milioni e mezzo di dollari.

Naomi Osaka sembrava destinata a un cammino da dominatrice, una previsione parzialmente smentita dai fatti nella seconda metà del 2019 che ha visto la prepotente ascesa di Bianca Andreescu – senza dimenticare la numero uno del mondo, Ash Barty. Tenuta fisica di Andreescu permettendo, all’orizzonte sembra profilarsi una rivalità molto interessante, ma questa realtà potrà essere confermata o smentita soltanto dal campo nei prossimi anni. Quello che già si può affermare con ragionevole certezza è che il carattere multietnico della figura di Osaka – madre giapponese, papà di origine haitiana – unito alla genuinità delle sue apparizioni pubbliche che ne fanno uno dei personaggi sportivi più difficili da replicare degli ultimi anni, hanno reso Naomi estremamente ambita dagli sponsor mondiali.

Forse per la prima volta da quando al mondo del tennis si è affacciato Federer, il mondo della racchetta può vantare una figura incapace di creare divisioni. Per aspetti diversi sono stati divisivi Djokovic e Nadal, così come Sharapova e Serena. La giapponese invece non divide, e ha fatto tutto questo con due Slam: figuratevi dove può arrivare vincendone dieci.

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La polemica risposta della FIT a Nicola Pietrangeli

La Federazione replica alle dure parole del due volte campione del Roland Garros con un articolo dal titolo ‘A bocca aperta leggendo Nick’

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Angelo Binaghi, Nicola Pietrangeli, Steve Haggerty - Italia-Francia, Coppa Davis 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Era difficile, pressoché impossibile, che le dure parole di Nicola Pietrangeli contro la FIT, apparse sul Corriere della Sera, cadessero nel vuoto. La risposta della Federazione non si è fatta attendere ed è comparsa sul sito ufficiale, a firma del consigliere federale Giancarlo Baccini. “A bocca aperta leggendo Nick“, questo il titolo che accompagna il testo e che manifesta sin da subito la sorpresa per le dichiarazioni del due volte vincitore del Roland Garros.

La replica si focalizza sui due punti principali dell’accusa di Pietrangeli, ovvero la sospensione senza preavviso del contratto di collaborazione con la FIT (per il ruolo, invero piuttosto fumoso, di “ambasciatore”) e una generale mancanza di rispetto nei suoi confronti, culminata con il mancato invito ai Campionati Italiani Assoluti di Todi. Prima però antepone una doverosa premessa di carattere economico, per sottolineare il carattere di eccezionalità del periodo e dei provvedimenti federali.

Per la FIT, e in particolare per il suo Presidente Angelo Binaghi, quelli trascorsi da marzo ad oggi sono stati mesi infernali, nel corso dei quali è stato necessario occuparsi di mille problematiche diverse, a cominciare da quella più critica di tutte: come salvare la federazione che più di ogni altra vive delle risorse che riesce a generare in totale autonomia (l’87 per cento del totale) da un lockdown che, prevedibilmente, potrebbe finire almeno col dimezzarle, con mancati ricavi per circa 30 milioni di euro. E allo stesso tempo dare un minimo di supporto alle società sportive affiliate per evitare che debbano a loro volta chiudere i battenti (già stanziati 3 milioni).”

 

Per centrare questi due obiettivi prioritari (senza Circoli non c’è la FIT, senza la FIT non c’è il tennis, senza il tennis non c’è chi campa grazie al tennis), è stato a suo tempo chiesto a quanti operano nell’orbita della FIT di accettare di sacrificarsi almeno fino a che tutto il resto del movimento – circoli, giocatori, insegnanti, ecc – fosse a sua volta rimasto a stecchetto. Per cui costi degli organi federali azzerati; riduzione dello stipendio di chi avrebbe comunque dovuto continuare a lavorare; ferie e cassa integrazione per tutti gli altri dipendenti; sospensione dei contratti dei 300 collaboratori esterni del Gruppo FIT; chiusura o sospensione di numerose attività collaterali. Il tutto, ribadisco, anche nell’interesse strategico finale degli stessi sacrificandi“.

Baccini poi entra nel merito della diatriba con Pietrangeli, con frasi che sembrano tradire un sincero dispiacere, ribadendo che tutti i contratti di collaborazione (circa 300) sono stati sospesi, non solo il suo, quello di Barazzutti o di Palmieri. Sottolineando poi che la FIT è ricca” (parole di Pietrangeli), ma lo è in tempi normali e questi non sono tempi normali. Infine che la pesante affermazione di non aver ricevuto più “nemmeno uno straccio di telefonata” dopo il 10 marzo (giorno della sospensione del contratto), ha lasciato “a bocca aperta” chi di tanto in tanto lo aveva sentito negli ultimi tempi.

La parte più interessante della risposta è però quella conclusiva. Dopo aver confutato con argomentazioni più che ragionevoli le lamentele di Pietrangeli sul contratto sospeso, la FIT, nella persona di Baccini, passa a parlare del mancato invito per gli Assoluti di Todi (“Il 15 giugno a Todi ci saranno i Campionati italiani e non mi hanno neppure invitato”) e afferma:
E qui a bocca aperta ci sono rimasti anche tutti gli altri, perché di fare gli Assoluti a Todi lo dovevamo decidere proprio oggi. (E soltanto più tardi abbiamo in effetti deciso che, se il Governo autorizzerà le competizioni sportive, gli Assoluti ci saranno davvero. Il 22 giugno…). Come facevamo a invitare qualcuno (ammesso che Nick debba essere invitato, visto che ogni circolo italiano è casa sua) a un evento che era soltanto un’ipotesi?“.

Il ragionamento non fa una piega, ma non sembrava che attorno alla data di inizio dell’evento ci fosse tutto questo grado di incertezza, fermo restando che qualsiasi manifestazione sportiva in queste settimane deve ricevere l’approvazione governativa. Pietrangeli cita una data precisa (il 15 giugno), la stessa riportata da molti giornali, incluso Ubitennis, perché ufficializzata dal comunicato stampa di MEF Tennis Tour – il cui ufficio stampa gestisce la comunicazione del torneo.

Ad ogni modo, la lettera aperta di Baccini si conclude con una nota di apparente conciliazione nei confronti di Pietrangeli cui si rende tributo, pur senza risparmio di frecciatine (inclusa una nota vagamente complottista).

Insomma, anche se Nick lo conosciamo tutti (io da 50 anni, e vi giuro che fra tutti i grandi campioni di ogni sport che ho conosciuto e frequentato in vita mia, lui è uno di quelli a cui voglio più bene e stimo di più), ci siamo rimasti davvero male, perché lui, oggi, non è soltanto l’”Ambasciatore” al quale da vent’anni (rimuovendo l’ostracismo decretatogli dagli ex presidenti Galgani e Ricci Bitti) abbiamo affidato con orgoglio il compito di essere rappresentati in giro per il mondo e per il Paese, ma è l’icona vivente del tennis italiano. In quanto conclamatamente tale, davamo per scontato che il benessere del tennis italiano gli stesse a cuore più del suo.

Mistero… Che non sarebbe tale soltanto se Nick si fosse fatto strumentalizzare da qualcuno che il tennis italiano non lo ama quanto sarebbe tenuto a fare. L’esperienza mi ha insegnato che tutto è possibile, a questo mondo, e che non sempre le persone sono quel che sembrano. Però Nick è Nick, non è possibile che sia davvero successo qualcosa del genere“.

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