I dolori del giovane Zverev, che riparte da Monaco

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I dolori del giovane Zverev, che riparte da Monaco

La migliore condizione psicofisica sembra lontana e i risultati latitano. Come riuscirà Alexander Zverev a tornare sulla strada per la gloria? Intanto ha superato il primo turno a Monaco di Baviera

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Alexander Zverev - Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)
 
 

Ventidue anni appena compiuto, alto, biondo, occhi azzurri, fisico prestante, numero 3 al mondo nella propria professione, svariati milioni di euro nel suo conto in banca e con ogni probabilità parecchi altri che arriveranno: sembrerebbe che tutto vada per il meglio ad Alexander Zverev, e invece la parola sempre più spesso associata a lui è “crisi”.

Già, perché i risultati degni del “predestinato”, di colui che sembra dover raccogliere la pesantissima eredità lasciata dai Fab Four, tardano ad arrivare. O almeno così dicono quelli che si dimenticano dei suoi tre Masters 1000 e del titolo delle ATP Finals conquistato lo scorso novembre a Londra infilando uno dopo l’altro Federer e Djokovic. Dicono che mancano i risultati negli Slam, i tornei che distinguono i ragazzini dagli uomini, quelli giocati tre set su cinque, dove Zverev fino ad ora ha raccolto un misero quarto di finale. E poco importa che alla sua età nemmeno sua maestà Roger Federer avesse fatto tanto di più.

Però anche a voler concedere a Sascha il beneficio della sua giovane età, non si può certo dire che in questo 2019 abbia messo il mondo a ferro e fuoco: sconfitta negli ottavi in Australia contro Raonic, passi falsi contro Struff e Ferrer a Indian Wells e Miami, dove però era debilitato da un virus (ha perso otto chili di peso durante il mese di marzo), e una volta arrivato sulla terra altre tre battute d’arresto contro Munar (Marrakech), Fognini (Montecarlo) e Jarry (Barcellona). Tutte sconfitte che non ci si aspetta dal n.3 del mondo ed “erede al trono”. E se fino a Montecarlo il biondo Sascha si faceva vedere tranquillo e sicuro come al solito nella sua ormai distintiva tracotanza (“l’unico torneo che ho giocato senza star male fisicamente, cioè Acapulco, ho fatto finale: non mi sembra che vada così male”), dopo la sconfitta all’esordio a Barcellona ha finalmente ammesso che qualcosa non funziona: “Sono in una buca, e non so come uscirne” ha farfugliato ai reporter incontrati di sfuggita dopo il match mentre stava già per nascondersi in una delle auto della transportation.

 
Alexander Zverev – Australian Open 2019 (foto @Sport Vision, Chryslène Caillaud)

Oltre al ben documentato problema del malanno fisico, che però ormai dovrebbe essere risolto, è molto probabile che ci siano anche problemi di natura mentale da risolvere. Poi nelle ultime settimane è emersa una voce, finora non confermata, secondo la quale il giovane tedesco soffre di una forma di diabete, cosa che per un atleta professionista sarebbe complicata da gestire, ma non impossibile.

Certo però che lo Zverev presentatosi senza troppa compagnia al BMW Open di Monaco di questa settimana, dove ha superato il primo turno battendo l’argentino Londero con qualche patema nel primo set (ha perso due volte il servizio, poi ha chiuso 7-5 6-1) suscita almeno un po’ di tenerezza se non addirittura preoccupazione: il suo super-coach assunto l’estate scorsa con grande fanfara e strilli di trombe, Ivan Lendl, si vede sempre meno al suo fianco e si dice che non faccia più parte del team. Inoltre è stato confermato che da un po’ di tempo è finita anche la sua relazione sentimentale con l’ex tennista russa Olga Sharypova, che era da diversi mesi ormai la sua fidanzata ufficiale; un malanno di stagione occorso a papà Sascha Senior aveva reso complicata la sua presenza a Monaco di Baviera, ma alla fine ha ricevuto l’ok dai medici e ha potuto regolarmente assistere all’esordio del figlio.

Tasselli che, comunque, completano un ‘quadro di solitudine’ inaugurato un mese fa dall’inizio di una disputa legale con l’ormai ex manager cileno Patricio Opey, una personalità cruciale nell’ascesa di Zverev ai vertici del tennis mondiale. Secondo quanto riportato dal giornalista tedesco Jannik Schneider sulle pagine di tennismagazin, Sascha sta temporeggiando prima di affidarsi a un nuovo manager che potrebbe anche provenire dalla Team 8 di Tony Godsick, che gestisce le prestazioni di Federer e di recente si è assicurata anche quelle della giovanissima e altrettanto promettente Cori Gauff.

Tirando le somme, ne risulta che il buon Alexander si ritrova tutto solo ad affrontare l’inizio della risalita verso quel ruolo che il “Destino” sembra aver preparato per lui, fuori da quella buca che ora sembra tanto profonda perché nuova e mai vista prima.

Il tennis maschile si sta dirigendo a grandi passi verso uno dei Roland Garros più incerti dell’ultimo decennio: Nadal non è più il rullo compressore (da terra) che è sempre stato, Djokovic racconta che si concentra solo sugli Slam ma per il momento convince poca gente, Federer non gioca sulla terra da tre anni e Thiem, quello che sembra esprimere il tennis terricolo migliore, non ha ancora fornito garanzie sulla sua tenuta mentale nella corsa su sette match al meglio dei cinque set. Sascha dovrebbe essere lì a cogliere questa opportunità, o quantomeno a provarci, invece sembra impegnato a litigare contro i propri fantasmi.

Ma se c’è una cosa che abbiamo imparato in questi primi quattro mesi di 2019 è “expect the unexpected” dicono gli anglofoni, aspettiamoci l’imprevedibile. È stato così per Thiem a Indian Wells; è stato così per Fognini a Montecarlo. Che sia proprio Sascha Zverev quello destinato a scrivere il prossimo capitolo di questo romanzo?

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ATP

Hyeon Chung, tra quella carriera rotta e il sogno di tornare, riprende ad allenarsi

Il 26enne sudcoreano annuncia, tramite un video su Instagram, il ritorno in campo con una racchetta in mano

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Hyeon Chung - Australian Open 2018 (@RDO foto)

24 gennaio 2018, più di quattro anni fa, forse non tanti, ma neanche così pochi. In uno sport, possono essere una vita; nella carriera di Hyeon Chung, appaiono un’era geologica. Quel giorno di gennaio, battendo Tennys Sandgren, il sudcoreano trovò una clamorosa semifinale Slam all’Australian Open, tra le imprese più incredibili nel tennis degli ultimi anni, contando che sul suo cammino aveva anche eliminato Djokovic in ottavi di finale. Sembrava il trampolino verso qualcosa di grande, una carriera da ricordare… ma dall’ora più lucente subito venne il buio più nero. Giocò bene qualche altro mese, arrivò in top 20, per poi iniziare a spegnersi gradualmente, e negli anni definitivamente crollare. Il ragazzo, classe 1996, ha sofferto di vari problemi fisici, che lo hanno più volte portato sotto i ferri, impedendogli di regalarsi quel sogno di una carriera, di una vita, brevemente accarezzata e troppo bruscamente interrotta.

L’ultima partita ufficiale risale ormai al 23 settembre del 2020, una sconfitta in due set contro Renzo Olivo alle qualificazioni del Roland Garros. Da allora, il nulla più totale, se non allenamenti fisici, stretching e perfezionamento del corpo, con la racchetta che sembrava ormai un’utopia. Eppure ieri, un fulmine a ciel sereno sul suo profilo Instagram: un video di Chung che si allena, che tira a pieno braccio con quella racchetta che tanto aveva fatto sognare lui, il movimento asiatico e tanti appassionati, accompagnata da una semplice descrizione: “Hello!. Non ci è dato sapere se e quando tornerà Hyeon Chung, né come lo farà, ma possiamo avere la certezza che quel sogno proibito (così lo definì nella sua rubrica “Chi l’ha visto” a gennaio il nostro Marco Lorenzoni) stia piano piano tornando sui binari che riavvicinano alla realtà.

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ATP

ATP/WTA Cincinnati, teste di serie: guidano Medvedev e Swiatek, attenzione a Nadal. Presenti anche Berrettini e Sinner tra i favoriti

Intriga la presenza del maiorchino dietro il russo, sempre imprevedibile la WTA da Iga in giù

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Se c’è una cosa che ci porteremo in dote, come monito ancor più presente del passato, da questa gita in Canada (specie con l’ATP a Montreal) è che spesso le teste di serie lasciano il tempo che trovano. Dei primi 5 del tabellone maschile, ben quattro di loro (tranne Ruud, la quarta tds) sono usciti all’esordio in questa Rogers Cup, in una notte di San Lorenzo che ha visto cadere un bel po’ di stelle, come ha ben analizzato Carlo Galati. Ma la cosa più bella della frenetica estate tennistica americana, è proprio che non c’è neanche il tempo di recriminare che già si gioca la settimana dopo un altro torneo importante, dato che il tour si sposterà a Cincinnati per un altro 1000 combined (sia maschile che femminile), il cui sorteggio del tabellone principale si terrà a mezzanotte tra venerdì a sabato ora italiana, ovvero alle 18:00 ora locale..

E le teste di serie, come spesso capita, sono molto simili all’Open del Canada. Partendo dall’ATP, il seed è guidato da Daniil Medvedev, n.1 al mondo, ma stavolta dietro di lui al n.2 c’è Rafael Nadal, pronto a rientrare in pista alla caccia della prima piazza del ranking (che raggiungerebbe in caso di vittoria e sconfitta del russo prima dei quarti), che completa i big 4 del torneo insieme a Carlos Alcaraz e Stefanos Tsitsipas, entrambi in cerca dello splendore perduto. Per quanto riguarda gli italiani, Matteo Berrettini perde una posizione nel seed, passando da undicesima a dodicesima forza, ma comunque non avrà agli ottavi nessuno dei primi 4 da sorteggio; e idem per Jannik Sinner, che scivola alla decima posizione tra le teste di serie, avendo perso i 500 punti di Washington 2021. Di seguito l’elenco dei magnifici 16 (noterete l’assenza di Nick Kyrgios, ancora una mina vagante, un rischio all’esordio):

  1. Daniil Medvedev (RUS)
  2. Rafael Nadal (ESP)
  3. Carlos Alcaraz (ESP)
  4. Stefanos Tsitsipas (GRE)
  5. Casper Ruud (NOR)
  6. Andrey Rublev (RUS)
  7. Félix Auger-Aliassime (CAN)
  8. Hubert Hurkacz (POL)
  9. Cameron Norrie (GBR)
  10. Jannik Sinner (ITA)
  11. Taylor Fritz (USA)
  12. Matteo Berrettini (ITA)
  13. Diego Schwartzman (ARG)
  14. Marin Cilic (CRO)
  15. Reilly Opelka (USA)
  16. Roberto Bautista (ESP)

Le teste di serie della WTA sono invece fondamentalmente invariate rispetto a questa settimana, sempre guidate dall’inarrivabile Iga Swiatek, ancora in gara a Toronto in attesa di partire per l’Ohio, seguita da Kontaveit, in pienissima crisi di risultati ma ancora alla seconda piazza delle favorite, e da Badosa, Sakkari e Jabeur a completare la top 5 a Cincinnati. Le grandi incognite sono proprio le condizioni della spagnola e della tunisina, costrette al ritiro in Canada, che certamente possono dire la loro in un tabellone come sempre apertissimo per le signore. Ancor di più alla luce dell’assenza tra le 16 di giocatrici del calibro di Collins, Krejicikova, Rybakina, Kvitova, la rediviva Andreescu, che al primo turno possono essere un ostacolo davvero duro. Ecco le forze del tabellone alla vigilia:

 
  1. Iga Swiatek (POL)
  2. Anett Kontaveit (EST)
  3. Paula Badosa (ESP)
  4. Maria Sakkari (GRE)
  5. Ons Jabeur (TUN)
  6. Aryna Sabalenka (BLR)
  7. Jessica Pegula (USA)
  8. Garbiñe Muguruza (ESP)
  9. Daria Kasatkina (RUS)
  10. Emma Raducanu (GBR)
  11. Coco Gauff (USA)
  12. Belinda Bencic (CAN)
  13. Leylah Fernández (CAN)
  14. Karolina Pliskova (CZE)
  15. Simona Halep (ROM)
  16. Jelena Ostapenko (LET)

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ATP

ATP Montreal, ad Alcaraz è fatale la tds n.2: “È la prima volta che non riesco a gestire la pressione”

Tommy Paul: “La chiave di volta del match? Quando ho compreso che la fuga di Carlos era dipesa da un vistoso calo del mio livello, e non da un innalzamento del suo”

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Alcaraz in conferenza stampa a Umago 2022
Alcaraz in conferenza stampa a Umago 2022

Dopo essersi dati battaglia per oltre tre ore e venti di partita, Carlos Alcaraz e Tommy Paul si sono presentati in sala stampa, ovviamente con stati d’animo diametralmente opposti. Di seguito i passaggi più rilevanti delle loro conferenze post partita, partendo da quella di Carlitos

ALCARAZ CONTRO SE STESSO – Pur riconoscendo la grande prestazione di Paul, in alcuni tratti della partita si è avuta la sensazione di assistere ad una lotta dello spagnolo contro sé stesso: “In parte sì. Direi che non ho potuto mostrare la mia migliore prestazione qui. Ma come ho sempre detto, nei primi round di ogni torneo, devi combattere contro i tuoi avversari e, naturalmente, anche contro te stesso. Ovviamente è stato difficile gestire quei momenti, sapendo che non mi stavo esprimendo al massimo delle mie possibilità. Naturalmente, quindi, è stata anche una lotta con me stesso”.

Quale sarà stato il punto di svolta del match, l’eccezionale livello mostrato dall’americano o gli errori di Carlos? L’allievo di Ferrero sembra avere le idee chiare: “Ho avuto delle possibilità. Ovviamente sono stato un break sotto nel secondo set, ma ho avuto l’opportunità di vincere la partita. Però mi è mancato molto. Ovviamente lui ha giocato davvero bene nei momenti difficili. In conclusione quindi direi, un mix di entrambi: lui ha giocato alla grande e io non ho mostrato il mio meglio”.

 

Il 19enne murciano ha sicuramente fatto vedere le migliori cose, nella fase conclusiva del match, quando ha cancellato quattro match point. Quindi quantomeno, potrà comunque portarsi a casa degli aspetti positivi da questa sconfitta, ma la delusione e la rabbia per la prestazione messa in campo non possono lasciare tranquillo il giovane iberico: Sono arrabbiato in questo momento. Ho avuto concrete possibilità per strappargli il servizio all’inizio del terzo set. Ricordo ad esempio alcuni punti, in quel frangente di gara, che stavo dominando e che alla fine però ho perso prendendo decisioni sbagliate. Questo chiaramente mi ha provocato parecchia frustrazione. Forse solo alla fine del terzo set, quando ho annullato quei match point sul 5-3 con Tommy al servizio, ho giocato alla grande. Probabilmente quella è stata l’unica parte della partita in cui ho visto veramente il mio gioco”.

Il n. 4 del mondo si rivela come sempre, molto sincero, riconoscendo caldamente che questa prima volta da n. 2 del tabellone in un torneo così importante gli è costata un brutto scherzo, facendo sì che si trovasse impreparato nel gestire la pressione derivante da un simile status: “In questo momento quello che posso dire, è che si tratta della prima volta in cui non sono riuscito a gestire la pressione. Ho sentito la pressione di essere la testa di serie n. 2 in questo tipo di tornei, da n. 4 al mondo. Era la prima volta che sentivo quella pressione e non sono riuscito a gestirla. Tutto quello che posso affermare, dopo questa partita è che devo allenarmi, devo essere pronto ad avere questa pressione, ad avere questo tipo di momenti e ad imparare a gestirli. Questo è tutto ciò che posso dire in questo momento”. Sulla programmazione a medio termine, il modus operandi è modello Berrettini: ancora qualche dì nella città dell’Ontario e poi dritti verso l’Ohio per il Wester&Southern : “In questo momento penso di passare qualche giorno qui a Montreal e poi concentrarmi su Cincinnati. Devo allenarmi, come ho detto, per prendere delle lezioni da questa partita, cercando di essere al mio massimo a Cincinnati”.

PAUL BRAVO A RITROVARSI NEL MOMENTO PIU’ DIFFICILE – Per il campione del Roland Garros junior 2015, la vittoria su Alcaraz rappresenta un scalpo di enorme prestigio, tuttavia ci tiene a ricordare il valore di ogni singola vittoria, le quali sono propedeutiche a costruire quell’indispensabile stato di fiducia per un tennista: “Sì, voglio dire, penso che ogni vittoria crei fiducia. D’altro canto si sente di giocatori, che abbassano il livello delle competizioni a cui partecipano, per sfidare avversari di livello inferiore e costruire fiducia nei loro mezzi. Penso che ogni vittoria aggiunga fiducia e la costruisca. Ovviamente più batti i migliori giocatori, più grande sarà la soddisfazione e il prestigio del successo”. Tommy con questa vittoria ha centrato la terza vittoria della carriera contro un Top Ten, descrive come si sente ad affrontarli: “Sicuramente è difficile non essere pieni di adrenalina. Quando gioco, ad esempio, contro avversari di questo livello sono davvero eccitato, mi sveglio la mattina alle 6:45 e non penso che sia così male (sorridendo).

Anche al 25enne del New Jersey viene chiesto un parere su quale potrebbe essere stato il momento di rottura dell’incontro. Questa la disamina di Paul: “Probabilmente il momento di svolta è stato molto prima del match point che ho cancellato, direi quando era sopra 4-1. Ero dalla parte del mio allenatore, mi ha detto che avevo abbassato il mio livello. Allora mi ha indicato la strada per rialzarlo. E mi è bastato pochissimo per rendermi conto subito, che rispetto all’equilibrio del primo set ero calato, lui aveva solo mantenuto quel livello ma non era salito esponenzialmente. Questa era la differenza. Quindi ho cambiato mentalità, ho ripreso il mio livello e gli ho fatto davvero guadagnare il secondo set: qui il match è svoltato, se voleva vincere doveva sudare, io non gli avrei regalato la partita”.

In conclusione viene chiesto al n. 34 ATP se in campo ha percepito la frustrazione di Alcaraz nel vedersi scippare l’incontro, subendo la rimonta. L’americano scherza sulle parole del baby prodigio di El Palmar, in merito al peso di ricoprire il ruolo di secondo favorito dell’evento, dichiarando che spera un giorno di poter godere anche lui della tds n. 2 in torneo così importante: “No, non è qualcosa a cui stavo pensando in campo. Immagino che probabilmente aggiunga un pò di pressione in più. Voglio dire, mi piacerebbe essere il n. 2 qui un giorno e quando lo sarò potrò dirvi cosa si prova (sorridendo). Chiunque poi abbia un set e un break di vantaggio e finisce alla fine per perdere, sarà frustrato”.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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