Sinner inarrestabile, è in finale a Ostrava

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Sinner inarrestabile, è in finale a Ostrava

Il giovanissimo azzurro elimina Diez in tre set. Per lui si tratta della seconda finale Challenger e della 24esima vittoria nelle ultime 28 partite.

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Jannik Sinner non vuole smettere di stupire e vola in finale al Challenger di Ostrava, dopo una battaglia durata più di due ore contro Steven Diez. Per l’azzurro, che deve ancora compiere diciotto anni, si tratta della seconda finale della stagione a livello Challenger, dopo quella vinta a Bergamo qualche mese fa, e della vittoria numero 24 nelle ultime 28 partite (sommando ATP, Challenger, ITF e qualificazioni varie). Questo risultato gli permette di piazzarsi virtualmente al numero 262 del ranking ATP (ovviamente best ranking, con un guadagno di 36 posizioni), mentre una eventuale vittoria gli permetterebbe un ulteriore salto fino alla posizione 238.

La partita si è messa subito bene per lui con un 3-0 “pesante” in avvio di primo set. Diez ha poi recuperato uno dei due break, ma ha finito col cedere il parziale col punteggio di 6-4. Nel secondo set invece, dopo qualche occasione di break sciupata da ambo le parti, è stato Diez a piazzare la zampata decisiva nel decimo gioco e a rimandare il verdetto al terzo set. Anche nel parziale decisivo il servizio ha continuato a non essere un fattore: Sinner ha messo pochissime prime (35% nel terzo, 47% nel match), mentre Diez ha fatto registrare percentuali alte (86% nel terzo, 73% nel match) a fronte però di una pessima resa. Risultato: tre break consecutivi che hanno permesso a Sinner di prendersi un vantaggio, poi consolidato da un altro servizio strappato. Domenica in finale troveràKamil Majchrzak che ha superato in due tiebreak Lloyd Harris.

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US Open, Djokovic: “Ormai tutto si riduce agli Slam”

Intervista pre-torneo con Novak, rilassato e sorridente. Il numero uno è contento di avere Federer e Nadal nel consiglio ATP, e ammette di pensare soprattutto ai Major

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Novak Djokovic, pic by Art Seitz

da New York, il nostro inviato

Tradizionale chiacchierata prima del via, con i media, per il campione uscente di New York e numero uno ATP Novak Djokovic. Il fuoriclasse serbo è sembrato, come sempre d’altronde, molto misurato nelle sue dichiarazioni, anche riguardo alle vicende “politiche” che hanno interessato il Players Council, dalle dimissioni di Justin Gimelstob fino alla recente “discesa in campo” di Federer e Nadal.

Justin Gimelstob si è preso le sue responsabilità, ora starà a lui risolvere la faccenda. A me è dispiaciuto, perchè era una risorsa capace per il council.
New York mi porta bene? Mah, nel tennis non credo molto alla fortuna, personalmente qui ho sempre giocato bene specialmente di notte, mi piace l’atmosfera che si crea nell’Arthur Ashe. A Wimbledon è molto diverso, ma è bello così, avere diversi ambienti negli Slam.”


Un piccolo fastidio durante l’allenamento di oggi aveva dato da pensare: “Tutto bene con il mio piede, solo un accenno di vesciche, succede a tutti. Il movimento in campo, la capacità di essere sempre in equilibrio sono le cose più importanti per un tennista. Io ho le caviglie molto flessibili, può essere che sia per via del fatto che da piccolo ho sciato molto. Roger ha il miglior footwork, probabilmente anche il mio è efficace, riesco a scivolare su qualsiasi superficie, e questo mi permette di arrivare a prendere palle che altri giocatori non riuscirebbero a raggiungere”.

 

Si torna, inevitabilmente, a parlare dell’epica finale di Londra: “Roger a Wimbledon e Rafa in Australia 2012 sono sicuramente i due incontri al top per me, nella mia carriera, i più memorabili. Ma nel tennis di oggi non hai quasi mai tempo di fermarti a riflettere, a ripensarci. Passano tre, quattro settimane al massimo, e sei di nuovo in campo. Magari quando smetterò, o rallenterò la mia attività, avrò modo di pensarci con calma.
Raggiungere i titoli Slam di Roger, so che la gente ne parla, la strada è lunga però. Lo stesso fatto che se ne parli per me è gratificante, e mi mette anche un certo grado di responsabilità, perchè è chiaro che è un mio obiettivo riuscirci, e sono molto motivato al riguardo. Ho 32 anni, le cose cambiano, ma mi sento ancora giovane, anche se il tempo passa. Ormai tutto si riduce agli Slam, sono gli eventi che contano davvero, e io cerco di arrivare al mio meglio per giocarli
.

In conclusione, si parla di associazione giocatori: “Avere il numero 1, 2 e 3 ATP nel Player’s Council è una cosa importante, notevolissima, non era mai successo prima, e penso che questo impegno di leggende come Roger e Rafa possa portare a cose positive senz’altro.


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US Open: Paolo Lorenzi in main draw, Anderson si ritira

Paolo Lorenzi entra in tabellone grazie al ritiro di Kevin. Buon primo turno con il 1410 ATP Svajda

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Kevin Anderson, numero 17 ATP, salta lo US Open a causa di un infortunio al ginocchio destro. La stagione del sudafricano, già condizionata dall’infiammazione al gomito, subisce l’ennesimo stop. Al suo posto, come lucky loser, entra il nostro Paolo Lorenzi che si era fermato alle qualificazioni solo al turno finale contro un ostico Vesely al terzo set. L’italiano se la vedrà con una wild card americana, il sedicenne Zachary Svajda, numero 1410 ATP all’esordio da professionista.

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US Open ai blocchi di partenza: cosa dice la stampa americana.

Il New York Times alla vigilia del torneo oltre a soffermarsi sul torneo delle sorelle Williams, dedica alcune righe al nostro Jannik Sinner

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L’attenzione dei media americani in questi giorni si concentra sul big match tra Williams e Sharapova (e sulle quasi onnipresenti frizioni tra le due) e sui primi turni interessanti come Tsitsipas e Rublev e tra Auger- Aliassime e Shapovalov, altro match che potrebbe riproporsi spesso soprattutto nelle fasi finali degli slam.

Il New York Times dedica un interessante spazio a Venus Williams e del suo rapporto con il tennis e il padre, per poi tornare sul controverso episodio della finale femminile tra la sorella Serena e Naomi Osaka.
In coda anche un accenno al nostro italiano Jannik Sinner che si è qualificato per la prima volta per il main draw di un torneo dello slam. Il NY Times scherza sulla riservatezza dell’altoatesino che, anche dopo aver raggiunto un traguardo così importante ad appena 18 anni, (testualmente) “barely broke into a smile” sorride a malapena salutando i tifosi con la racchetta, prima di uscire “quasi annoiato” dal campo numero numero 11 senza rilasciare dichiarazioni.
Espansivo o meno, il suo tennis migliora a vista d’occhio e contro Wawrinka sarà un sontuoso piacere.

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