Halep dura più di Bencic, quarta finale a Madrid: sfiderà Bertens

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Halep dura più di Bencic, quarta finale a Madrid: sfiderà Bertens

La rumena domani andrà a caccia della tripletta nella capitale spagnola contro Kiki Bertens: le dovesse riuscire, arriverà anche il numero uno nel ranking

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Simona Halep - Madrid 2019 (foto via Twitter, @MutuaMadridOpen)

[3] S. Halep b. B. Bencic 6-2 6-7(2) 6-0 (Emmanuel Marian)

Simona Halep ha vinto la tappa, la penultima, decisiva, sulla strada per Madrid. La maglia no, non è ancora sua, ma potrebbe essere questione di minuti. Battendo Belinda Bencic in una semifinale combattuta solo per un set, il secondo, la tennista di Costanza ha raggiunto la quarta finale nel torneo amico già conquistato due volte e domani, dovesse spuntarla nell’ultimo atto contro Sloane Stephens o Kiki Bertens, si riapproprierebbe della prima posizione mondiale smarrita al termine dell’ultimo Open d’Australia.

E sarebbe impresa notevole, per quanto non scontata seppur non improbabile: ragionando su ciò che abbiamo visto fin qui la miglior tennista da terra battuta in circolazione potrebbe trovare pane duro in finale, poiché Kiki Bertens, a nostro modo di vedere favorita sulla campionessa di New York 2017, sulla polvere di mattone le è a un’incollatura, per continuare a pescare dal gergo ciclistico. Intanto Halep ha faticato, non più del previsto perché le prestazioni della Belinda odierna sono imprevedibili, convincendo comunque oltremodo nei due set dirimenti portati a casa.

 

Poca storia per gran parte del match, come si sarà capito: Simona sul rosso è una tennista troppo solida e ancor più dinamica per le possibilità della svizzera, almeno sul lungo periodo. Il primo set, una mattanza: la giocatrice nata a Flawil ha smarrito il servizio all’alba dell’incontro, recuperandolo al termine del quarto gioco nell’unico momento di reazione offerto nella frazione inaugurale: da lì in poi, sedici a quattro complessivo di parziale, dispensato da Halep a furia di profondissimi martellamenti da fondo e angoli generati con frequenze insostenibili. Pareva dover durare poco, eppure Bencic, ora incline al rumoroso training autogeno nei momenti propizi e al reiterato lancio dell’attrezzo del mestiere in quelli meno promettenti, s’è messa l’anima in pace decidendo che, se sconfitta doveva essere, tanto sarebbe valso rischiare.

Tal radicale mutamento d’intenti ha avuto come immediate due conseguenze: la prima, il notevole aumento dei vincenti in zona Belinda (alla fine del secondo set saranno addirittura ventidue, a fronte di diciassette errori non forzati); il secondo, l’insicurezza insinuata nelle granitiche convinzioni di Halep, la quale per una ventina di minuti buoni ha perso di vista la collaudata strategia vincente sin lì messa in atto. Come tutti sanno, per la rumena insicurezza equivale a fretta furibonda, e allora ecco le tremebonde accelerazioni lungolinea ripetutamente giocate prima del dovuto ed ecco, addirittura, qualche errore, persino non forzato. Bencic ha preso coraggio e iniziativa e ha sprecato un set point nel dodicesimo gioco, per la verità molto ben annullato dalla rivale, dominando però nel successivo tie break giocato come in paradiso.

Il set più bello del torneo lasciava pregustare scintille in quello decisivo, ma Bencic, in drastica carenza di adrenalina ed energie, si è spenta di colpo notando che Halep, anziché aver fuso il motore, aveva innestato persino una marcia più alta. Tornata sé stessa, e dunque indisponibile al regalo, Simona ha potuto accorgersi del serbatoio vuoto rivale, e il break conquistato nel secondo gioco ha definitivamente indirizzato una partita chiusa con un perentorio bagel, utile a regalarle il biglietto per la finale mentre Bencic staccava quello per l’aereo in direzione Fiumicino. La svizzera si rassicuri, tuttavia: procedendo di questo passo non è improbabile un altro salto di qualità, nei prossimi mesi.

[7] K. Bertens b. [8] S. Stephens 6-2 7-5 (da Madrid, Ferruccio Roberti)

Si chiama dunque Kiki Bertens l’ultimo ostacolo rimasto tra Simona Halep e il ritorno al numero 1 della classifica WTA, lasciato lo scorso febbraio dopo gli Australian Open. La tennista olandese conferma di amare particolarmente il Mutua Madrid Open, evento che l’anno scorso le regalò la prima finale della carriera in un grande torneo. Quest’anno Kiki sembra avere tutte le carte in regola per poter fare ancora meglio: sinora, in cinque partite contro giocatrici del livello di Siniakova, Ostapenko, Sevastova, Kvitova e stasera Stephens (una ex campionessa del Roland Garros, una top 20, e due top 10) ha perso per strada solo ventisette game, stando in campo appena sei ore e un quarto.

In un Manolo Santana ancora in fase di decompressione dopo le emozioni vissute nella sfida tra Federer e Thiem e un po’ distratto dal contemporaneo svolgersi sull’Arantxa Sanchez del quarto tra Tsitsipas e Zverez, si è giocata la seconda semifinale del singolare femminile. Stephens e Bertens si erano affrontate solo due volte, e sempre ne era uscita vincitrice, in entrambe le occasioni in tre set, la statunitense: la prima volta a Roma nel 2013, la seconda l’anno scorso alle WTA Finals.

Il primo set è a netto appannaggio della ventisettenne olandese, che ha confermato il grande momento di forma mostrato nelle precedenti quattro partite al Mutua Madrid Open, in particolare ieri sera nel suo quarto di finale contro Kvitova, annichilita nonostante la ceca qui a Madrid avesse vinto tre volte e, reduce dal titolo di Stoccarda, fosse alla caccia di punti (in questo caso da non perdere) per la sua rincorsa al vertice della classifica. Kiki strappa a 0 la battuta nel game iniziale e poi annulla tre palle break nel gioco successivo. Prova a comandare la partita Stephens – ad appena la prima seconda semifinale di questo 2019 iniziato davvero in malo modo per lei, che nella WTA Race dello scorso lunedì è appena 39 – ma sbaglia davvero troppo per fare partita alla pari con un’avversaria capace di muoversi benissimo in campo e stare sempre vicino alla riga, concedendo un esiguo numero di gratuiti.

Bertens strappa il servizio nuovamente nel quinto gioco a Stephens e ha un set point per chiudere nel settimo, ma non riesce a convertirlo. Poco male: nel game successivo Kiki porta a casa il nono set consecutivo del suo torneo, quando la partita è iniziata da appena trentacinque minuti. Molto più incerto e emozionante il secondo set: Stephens non ci sta a perdere senza dare tutto, ha tanta voglia di raggiungere la sua seconda finale europea della carriera (dopo quella al Roland Garros dello scorso anno) e riesce ad allungare sulla sua avversaria: nel sesto gioco del secondo set torna – dopo esserci riuscita nel game inaugurale al servizio dell’olandese – ad avere palla break e, alla seconda, con un bel rovescio lungolinea si porta sul 4-2. Bertens però subito le torna sotto, con la complicità della campionessa degli Us Open 2017, che pensa male di incappare in un doppio fallo sulla palla break concessa all’olandese.

Nel decimo gioco, sul 5-4 Stephens, la tennista statunitense ha un’occasione colossale per portare la partita al terzo: riesce a salire sullo 0-40, guadagnando così tre set point consecutivi. Li spreca tutti, con la complicità e la bravura di Bertens, che pochi minuti dopo, sfruttando sul match point un rovescio in corridoio di Stephens, guadagna l’accesso alla finale. Come detto, troverà Halep contro la quale ha vinto due delle cinque volte che l’ha affrontata (1-1 i precedenti sulla terra).

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Wimbledon

Indemoniata Halep, primo Wimbledon. Serena sconfitta in 56 minuti

LONDRA – Finale senza storia, Simona annichilisce Williams e le infligge la terza sconfitta consecutiva in una finale major. Mancato l’aggancio a Court a quota 24 Slam

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @WTA)

[7] S. Halep b. [11] S. Williams 6-2 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Cinquantasei minuti: meno di un ora è occorsa a Simona Halep per vincere 6-2 6-2 la finale contro Serena Williams e diventare la nuova campionessa di Wimbledon. Con questo successo raggiunge un traguardo storico per il tennis del suo paese: diventa la prima rumena a vincere i Championships, facendo meglio perfino di una grandissimo del passato come Ilie Nastase che sui prati inglesi non era mai riuscito ad andare oltre la finale (sconfitto nel 1972 e 1976).

Si gioca sul Centre Court tutto esaurito in una giornata coperta, il sole non si affaccerà mai. Vento nullo. Temperatura massima 23 gradi. Arbitra Marijana Veljovic.

Williams vince il sorteggio e sceglie di servire. L’inizio è del tutto inaspettato: la giocatrice più esperta, Serena, sembra bloccata dall’emozione, e ha un approccio troppo conservativo. La sua prima di servizio non incide e Halep riesce praticamente sempre a rispondere. Con due errori Serena regala il break in apertura. Ma soprattutto ne subisce un altro quando è sotto 0-2: è un vincente diretto in risposta di Halep a sancire il 3-0, poi consolidato senza problemi alla battuta da Simona. In poco più di dieci minuti il set è già pesantemente segnato: 4-0 Halep.

Finalmente Serena si scuote e mette il primo game sul tabellone con un gioco in bianco. Williams ha deciso di forzare di più i colpi, a partire dalla risposta e si comincia a intravedere la partita che alla vigilia si immaginava: se lo scambio è breve lo vince Serena, se si sviluppa su più colpi si avvantaggia Simona.

Simona Halep – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Halep supera un primo scoglio importante quando salva una palla break sul 4-1 e si porta a un solo game dal primo set: 5-1. Lo raggiunge vincendo un grande scambio: prima assorbe la spinta di Serena in risposta, poi rovescia l’inerzia del punto concludendolo con un dritto incrociato vincente. Ora Serena tiene la sua battuta facilmente, ma rimane il pesante handicap iniziale a condizionare il set. 5-2 per Halep che ha la prima occasione di chiudere il parziale con la battuta. Serena comincia a giocare profondo, a prendere l’iniziativa, ma Halep non ha intenzione di regalare nulla. Copre benissimo il campo e riesce a chiudere il game a trenta senza particolare sofferenza. 6-2 Halep in 26 minuti. Da quando è tornata dalla maternità Serena è alla terza finale Slam ma non ha ancora vinto un set.

Secondo set. Williams alla battuta prova a scuotersi incitandosi quando vince il punto, ma rischia di complicarsi la vita anche nel game di apertura quando perde due quindici non chiudendo due dritti alti sopra la rete. Un lungolinea fuori di un palmo di Simona le vale comunque l’1-0.

Dal 4-0 primo set si è seguita la logica dei servizi, ma per il momento Williams non è abbastanza precisa nelle sue risposte aggressive per spostare l’equilibrio a proprio favore. E così Halep tiene a zero la battuta. Nel quinto gioco Simona compie un passo fondamentale nel set: ottiene il break grazie a un game impeccabile, in cui dà il meglio di sé. Vince un quindici impegnandosi in difesa, poi sforna un passante vincente di dritto, e infine ottiene il punto del break grazie a un gravissimo errore di Serena, che si avventa su una involontaria palla corta (recupero di Simona) ma la spedisce oltre la linea di fondo. Ora Williams è sotto di un set e un break, e se non vuole perdere la terza finale Slam consecutiva ha bisogno di invertire il trend negativo. Nel sesto game nemmeno un nastro a suo favore è sufficiente. Simona tiene a trenta il servizio e si porta a due game dal titolo: 4-2 Halep.

 
Simona Halep – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Settimo game. Serena rischia il tracollo sul 2-4 quando va 0-30, ma con tre grandi battute (una è un ace) sale 40-30. Ma poi arrivano di nuovo due gratuiti a riportarla sull’orlo del precipizio. Palla per il 5-2 e servizio Halep: di nuovo “san servizio” la tiene in vita. Il problema è che ogni volta che si comincia a scambiare Halep ha la meglio. Praticamente sempre. Non si contano i colpi in rete di Williams per il ritardo con cui raggiunge la palla e la mancanza di spinta con cui la colpisce. Terza palla del doppio break: con due lungolinea letali Simona si costruisce il vantaggio nello scambio e poi lo conclude. 6-2, 5-2 e servizio. Ora è veramente a un passo dal successo. Una risposta in rete, un dritto lungo e un ace sporco portano Halep sul 40-0. L’ennesimo dritto in rete di Serena chiude il match. 6-2 in trenta minuti il secondo set.

Statistiche

Saldo vincenti/errori non forzati Halep +10 (13/3), Williams –9 (17/26)
Da notare lo scarto negli errori non forzati: 26 Serena, appena 3 Simona.

Ace/doppi falli: Halep 1/0, Williams 2/1
Serena ha servito il 68% di prime, ma la sua battuta non ha reso come al solito in termini di incisività. Halep ha concesso una sola palla break sul 4-1 primo set, poi ha rischiato più nulla nei propri turni di servizio.

Scambi vinti
Scambi 0-4 colpi: Halep 31, Williams 28
Scambi 5-8 colpi: Halep 17, Williams 9
Scambi + 9 colpi: Halep 9, Williams 1

Le prime parole di Simona nell’intervista in campo: “Questo successo è il sogno di mia madre, che desiderava tanto che vincessi la finale di Wimbledon. Ora il sogno è realtà. E adesso grazie a questa vittoria sarò membro a vita del circolo!” .

E quelle in conferenza stampa: Sono orgogliosa di come è stato qui il mio tennis su erba, e per come ho giocato in tutto il torneo. La finale? È stato il miglior match della mia vita e non posso descrivere quanto sono felice. Per me era difficile pensare di vincere Wimbledon contro tante giocatrici alte e potenti, ma questa volta mi sentivo bene e il livello del mio gioco mi ha dato fiducia. Il match? Ogni volta che ne avevo la possibilità sapevo che dovevo essere aggressiva e non lasciarle spazio. Oggi sono scesa in campo pensando a me al mio gioco, e a che dovevo giocare una finale Slam. Ma di proposito non volevo pensare al fatto che dovevo affrontare Serena, perché tende a intimidirmi. Ieri mi sono allenata specialmente sulla risposta perché sapevo che sarebbe stata fondamentale. Ho provato a replicare la prestazione del round robin di Singapore”.

“È vero oggi ero nervosa, lo sentivo nello stomaco, ma è stato un nervosismo positivo. Io non cerco di cancellare le emozioni quando sono in campo, se riesco a gestirle gioco meglio di quando non ne ho.
Le sconfitte nelle finali Slam mi hanno aiutato ad essere pronta oggi. Ho imparato che non bisogna pensare troppo al trofeo, ma che vanno affrontate come una normale partita di tennis. E la vittoria a Parigi mi ha aiutato ad avere più fiducia”.

Queste le parole di Serena in campo: “Oggi Simona ha giocato benissimo (“out of her mind”) le faccio le mie congratulazioni. Ha lavorato duro per questo risultato. Bisogna togliersi il cappello davanti a lei”.

E quelle in conferenza stampa: Lei oggi è stata fantastica. Ho provato cose diverse ma nessuna ha funzionato e poi ho commesso troppi errori. Simona è una bella persona, ha giocato benissimo e non posso che essere contenta per lei. Non credo di essere stata troppo nervosa. Sapevo che mi avrebbe rimandato tante palle, ma io ho esagerato troppo nei colpi (“over hitting”) come risposta alla situazione. Dicono che i giocatori di golf invecchiando faticano a eseguire i colpi decisivi? Non so se sia lo stesso per me. L’unica cosa che posso dire è che oggi la mia avversaria ha giocato in modo incredibile”.

“L’infortunio al ginocchio è superato, ho giocato sana in questo torneo. Spero di poterlo fare anche nei prossimi mesi e migliorare il mio livello, e diventare più solida. Il programma è partecipare a Toronto e Cincinnati. Ma non giocherò San Josè perché sarebbe troppo: il cemento sollecita molto le mie ginocchia. Stamattina è andata bene, tutto come al solito. Non so se avrei potuto fare qualcosa di diverso per fare meglio. Devo dare i meriti a Simona. Federer è ancora competitivo a quasi 38 anni? Anch’io mi sento di poterlo essere, anche dopo la maternità”.

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Wimbledon

Serena Williams fa 11 a Wimbledon: è di nuovo a un passo da Court

LONDRA – Strycova non punge e una Williams perfetta domina la seconda semifinale in 59 minuti. 11esima finale ai Championships. Solo Simona Halep tra Serena e il 24esimo titolo Slam (record assoluto di Margaret Smith Court)

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Serena Williams - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

[11] S. Williams b. B. Strycova 6-1 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Serena Willams gioca la sua 37esima semifinale Slam, la 12esima qui a Wimbledon, Barbora Strycova è alla prima della carriera (ed è la più anziana esordiente dell’era Open tra le prime quattro in un Major, con i suoi 33 anni). I precedenti sono 3-0 per Serena sul campo, fuori dal campo qualche stoccata pungente l’ha invece messa a segno Barbora. L’idea è che pur senza astio particolare, le due non si amino.

Strycova ha un bel tennis a tutto campo, tecnicamente è davvero apprezzabile (come chiunque, maschio o femmina, venga dalla grandissima scuola ceca), certo tira meno forte di Williams, ma questo si può dire di praticamente tutto il circuito WTA. La statunitense inizia subito a menare fendenti appena ne ha la possibilità, spinge a tutta servizi e risposte e chiude a rete diverse volte, molto brava. Altrettanto brava è Barbora a reggere l’urto, remando, difendendo, e contrattaccando, ma nel quarto game va sotto e affronta una palla break.

Qui la ceca azzarda un serve&volley, ma viene infilata dal dritto diagonale di Serena, che le strappa la battuta per poi allungare fino al 4-1. Per ora, zero vincenti di Strycova, già 10 di Williams, uno strappo iniziale che rischia di diventare definitivo se Barbora non si scuote in fretta. Ma è difficile farlo mentre vieni investita da un bombardamento come quello messo in atto da Serena. Quando Williams si esibisce in un recupero molto difficile in avanti e nel punto successivo piazza un passante di rovescio in corsa, per poi incassare l’errore di una Strycova sotto shock e salire 5-1 con due break, in tribuna iniziano a girare sguardi desolati.

Sono passati appena 27 minuti quando arriva il 6-1 per una Serena sontuosa, che risale da 0-40 a furia di botte alternate a tocchi di fino, per poi chiudere con l’ace esterno. 16 vincenti e 8 errori Williams, 2-5 Strycova, semplicemente non c’è partita. La statunitense sembra anche muoversi abbastanza bene, non sarà una libellula, ma i suoi buoni scatti quando serve riesce a farli in modo apprezzabile.

Un buon game di servizio a inizio secondo set alimenta le speranze di Barbora e del campo centrale, giustamente la ceca entra in fase “fuori tutto” e inizia a sparare accelerazioni e servizi al limite. D’altronde, persa per persa, non può fare altro. La cosa le procura il vantaggio di 2-1, sottolineato con un gran “c’mon!!!”, curiosamente è il primo che si sente risuonare oggi, di solito è Serena a vocalizzare di più. Ma se è salita Strycova, non è calata Williams, che continua a fiondare vincenti da ogni posizione del campo.

La frustrazione porta Barbora a commettere un doppio fallo che subito dopo le costa il terzo break, 3-2 e servizio Serena, che ora ha un terrificante 24-9 tra vincenti ed errori. La sta prendendo a pallate, insomma, a momenti durante il cambio campo Strycova pare quasi sull’orlo delle lacrime. In dieci minuti, allo scoccare dell’ora esatta di gioco (anzi, 59 minuti), servizio e dritto di Serena chiudono la faccenda, 6-1 6-2, 28 vincenti e 10 errori (Strycova 8-10), un dominio totale, con poche colpe della malcapitata Barbora.

Sabato Williams avrà un ‘Goat-Point’ per l’aggancio al record Slam di Smith-Court, il terzo dopo le finali perdute qui e a New York l’anno scorso. Contro Simona Halep, i precedenti sono 9-1 per lei. “Che bello essere di nuovo in finale! Oggi è andata meglio di tutte le altre partite, sto migliorando, e faccio quello che mi viene meglio, cioè giocare a tennis. Mi piace svegliarmi la mattina e fare sport, poi poterlo fare a questi livelli, davanti a questa folla, è un’esperienza sempre fantastica. Simona sarà un’avversaria durissima, sta giocando molto bene”.

IL TABELLONE COMPLETO (con tutti i risultati)

 

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Wimbledon

Halep vola e sogna: prima finale a Wimbledon

LONDRA – Simona domina Svitolina e attende in finale (la quinta in carriera a livello Slam) Serena Williams o Strycova. Halep diventa la prima giocatrice rumena a raggiungere l’atto finale ai Championships

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

[7] S. Halep b. [8] E. Svitolina 6-1 6-3 (da Londra, il nostro inviato)

Simona Halep ha conquistato la sua prima finale a Wimbledon al termine di una prestazione con pochissime sbavature, in cui ha prevalso su una Svitolina poco convincente e non sufficientemente propositiva. Il punteggio finale, 6-1 6-3, sintetizza alla lettera lo svolgimento del match.

Il Centre Court ospita entrambe le semifinali in una giornata variabile, e qualche folata di vento ogni tanto. Temperatura di 25 gradi. Arbitra Kelly Thomson. Svitolina vince il sorteggio e decide di ricevere.

 

Halep apre al servizio, e le occorrono un paio di scambi per trovare la posizione in campo, inizialmente troppo arretrata. Il match in avvio è equilibratissimo, e il punteggio lo rispecchia, con un lungo game da 10 minuti che alterna vantaggi interni ma anche esterni. Alla fine Simona salva tre palle break e tiene la battuta. La differenza al momento è davvero minima, forse Halep sta giocando leggermente più profondo, ed è più spesso lei che tiene in mano la conduzione dello scambio.

Secondo game. Anche se ora a servire è Svitolina, la situazione non cambia: è Halep ad essere più spesso propositiva; è lei che sta prendendo più rischi, con un maggior numero di vincenti ma anche di errori non forzati. Svitolina deve più spesso correre per tamponare, e per il momento rimane in contatto: tanto che anche il secondo game diventa chilometrico. Alla terza palla break un cross largo di dritto di Svitolina determina il 2-0 per Halep. E sono passati 21 minuti per due soli game. Ma tutto lo sforzo di Halep viene vanificato in pochi secondi: penalizzata da tre errori gratuiti cede il servizio a zero. È però solo un breve passaggio a vuoto: nei due game successivi Simona torna a macinare gioco, e prende il largo: 4-1 a suo favore.

Svitolina sta giocando con prudenza, la sua palla non incide e nella pura costruzione dello scambio da fondo Halep sta confermando la sua superiorità. Le distanze si dilatano sul 5-1 quando Simona dà un doppio saggio di copertura del campo, chiudendo a suo favore anche al termine di due rincorse in avanti, notoriamente un punto debole del suo repertorio. E questo, evidentemente, è un segnale preoccupante per Elina. Halep è ora in piena fiducia e si permette soluzioni difficili: vincenti in lungolinea direttamente in uscita dal servizio, e anche un drop-shot che accarezza il nastro e diventa imprendibile.

Il 6-1 del primo set testimonia di una partita iniziata punto a punto ma poi inesorabilmente scivolata dalla parte di Halep. Simona soprattutto ha fatto malissimo alla sua avversaria con la combinazione “dritto in cross + dritto lungolinea”: Svitolina troppe volte non è riuscita a gestire la palla lunga e profonda sul suo angolo sinistro; e in alcuni casi non l’ha proprio raggiunta. Durata complessiva: 43 minuti, di cui la metà occupata dai primi due game. Svitolina ha bisogno di resettare la situazione perché l’atteggiamento passivo ha portato a un match ideale per il tennis della sua avversaria.

Secondo set, si inizia con una novità: finalmente Svitolina riesce a tenere il suo primo turno di servizio. Nei primi 4 giochi la sensazione è che si stia vivendo una fase interlocutoria, visto che si registrano 16 punti consecutivi in favore di chi serve: 2-2. La lotta torna nel quinto game con al servizio Svitolina, che tiene comunque la battuta ai vantaggi, senza dover affrontare palle break.

Ma il break è solo rimandato al lato opposto di campo. È ancora una volta con la combinazione “dritto in cross + dritto in lungolinea” che Simona fa la differenza: 4-3 e servizio per lei. In teoria le basterebbe tenere due volte il servizio per chiudere il match, ma non è detto che le cose si rivelino così semplici. Intanto Halep fa un ulteriore passo avanti: 5-3 addirittura con un ace in chiusura di game. Non ci sarà però bisogno di un nuovo turno di battuta per Simona, che abbrevia i tempi strappando nuovamente la battuta ad Elina nel nono game. È un dritto anomalo di risposta (quindi ancora una volta nell’angolo sinistro di Svitolina) che chiude il match a suo favore: 6-3 in 30 minuti.

Queste le dichiarazioni di Simona Halep in conferenza stampa:
“Dopo il primo lunghissimo game, ero un po’ stanca. Poi si è aggiunto il secondo game altrettanto lungo. Nel terzo ho dovuto rifiatare e l’ho perso velocemente”.
“Elina è davvero forte, non ha mollato un punto. Abbiamo avuto tanti scambi lunghi e potenti. È stata dura, ma ero preparata al suo ritmo. Sapevo che contro di lei occorre lottare su ogni palla. Ci ho giocato contro molte volte: non lascia mai calare il ritmo. Dovevo rimanere lì, dovevo essere forte”.

“Oggi penso che sia stata una delle migliori partite sull’erba della mia carriera”

“Anche se molti li ho persi, dai precedenti confronti con Serena ho imparato che posso avere le mie chance per vincere. Naturalmente la rispetto moltissimo, ma oggi mi sento mentalmente più forte, pronta per affrontarla. Quest’anno ci ho perso in Australia (6-1, 4-6, 6-4), ma non ero nelle migliori condizioni fisiche”
“Chi sono le giocatrici che mi hanno ispirato? Serena è stata una di loro, perché è una grande campionessa. Ma anche Justine Henin. Penso che Justine abbia vinto qui a Wimbledon vero?” (in realtà Henin non ha mai vinto a Wimbledon: due finali perse).

“Serena è molto potente, ma io non voglio pensare troppo a lei e al suo gioco. Voglio pensare a me e a mettere in campo il mio tennis al meglio”

“Con questa finale a Wimbledon ho raggiunto finali Slam su tutte e tre le superfici. E’ una soddisfazione e dimostra che il mio tennis funziona in condizioni differenti”

E queste le parole di Elina Svitolina: “Ero nervosa ma non più di altre volte. Lei ha giocato benissimo, ha colpito benissimo e meritato di vincere. Ha giocato da tennista esperta, che sa cosa significa affrontare questo tipo di match”.

“Simona sfrutta molto bene il fatto di saper andare con facilità lungolinea, una soluzione che sull’erba diventa ancora più efficace, e le permette di aprirsi il campo”

Statistiche generali:

  • saldo vincenti errori non forzati: Halep +10 (26/16), Svitolina -6 (10/16)
  • baseline points vinti: Halep 55, Svitolina 30
  • vincenti scorporati dritto/rovescio: Halep 15/8, Svitolina 5/2

IL TABELLONE COMPLETO (con tutti i risultati)

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