Magnifico Tsitsipas: sconfitto Nadal a Madrid

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Magnifico Tsitsipas: sconfitto Nadal a Madrid

Il ventenne greco supera in tre set Rafael Nadal, ancora a secco di titoli nel 2019. In finale trova Djokovic

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Stefanos Tsitsipas a Madrid 2019 (foto Twitter @MutuaMadridOpen)

Una semifinale emozionante, capace di strappare nel corso di oltre due ore e mezzo numerosissimi applausi al pubblico spagnolo – entusiasta alla fine nonostante la sconfitta dell’amato campione locale- incorona Stefanos Tsitsipas come giocatore già pronto a vincere qualcosa d’importante, anche sulla terra rossa. Del resto il campione greco è sceso in campo nella fresca serata madrilena reduce da sette vittorie consecutive – la settimana scorsa aveva vinto il titolo di Estoril – e più in generale con alle spalle ben ventisette vittorie nel 2019, come nessun altro tennista è riuscito a fare quest’anno.  Il greco ha vinto non solo giocando con il tennis pulito e a tutto campo ormai noto a tutti, ma anche con carattere e coraggio nei momenti difficili della partita, qualità indispensabili perché si concretizzi quella grande carriera che tanti gli hanno vaticinato.

Non è solo la sfrontatezza di chi ha vent’anni ad averlo aiutato a sconfiggere un mito del tennis che aveva dalla sua parte 12.500 persone, escludendo le otto nel suo box: tante volte Stefanos non ha esitato a contestare le chiamate dei giudici di linea, a far scendere a controllare e litigare con il giudice di sedia, l’irlandese Fergus Murphy, incurante dei fischi che lo subissavano ogni volta.

 

Nuovamente semaforo rosso in semifinale in un torneo sulla terra per Nadal: rispetto a Barcellona e soprattutto Monte Carlo è in ripresa – e sebbene conti poco se non nulla, ha comunque vinto più punti del greco – ma nessuno è abituato a vederlo arrivare a Roma senza un titolo, che continua a mancare dagli Open del Canada dello scorso agosto, un digiuno che deve divenire sempre più pesante per lui. Gli applausi a scena aperta che gli ha riservato il pubblico spagnolo nonostante la sconfitta devono però rincuorarlo che è sulla strada giusta per tornare quel che era per l’appuntamento più importante della sua stagione, il Roland Garros.

Primo set difficilissimo da raccontare: pochissime volte in una semifinale di un torneo maschile di questo livello si sono visti ben otto giochi caratterizzati da palle break e ben cinque esiti contro il servizio. Sono completamente cambiate le condizioni di gioco rispetto alla prima semifinale tra Djokovic e Thiem: nel primo pomeriggio si sfioravano i 30 gradi e il vento era assente, durante questa serata madrilena siamo appena sopra ai 20 e tira un vento che gonfia le magliette dei tennisti, quando si piegano per rispondere. Nonostante una situazione a contorno non ideale, l’atmosfera delle grandi occasioni (non riusciamo a intravedere un seggiolino vuoto tra i 12.500 del Manolo Santana) fa sì che i giocatori mettano in scena un primo set appassionante.

C’è grande equilibrio sin da subito, il servizio incide pochissimo (Nadal chiuderà il parziale avendo vinto meno del 50% dei punti con la prima) e le palle break sono numerosissime (in totale tredici). Tsitsipas e Nadal si strappano vicendevolmente il servizio tra il primo e il secondo gioco e il sesto e il settimo. Sul 4-3 per il greco, avviene l’allungo che decide il set: sulla seconda palla break a suo favore nel game, Stefanos centra una risposta che fulmina Nadal. Il campione maiorchino ha un’occasione per riequilibrare nuovamente il set nel decimo gioco, ma il greco con coraggio la annulla venendo a rete a chiudere con una volée di dritto. Sempre a rete, però con il rovescio, Tsitsipas dopo 57 minuti porta a casa il primo set.

Nel secondo parziale decide il sesto gioco: fa tutto (e male) il greco che sbaglia tanto e, sulla palla break manda il dritto in corridoio. Questa è la fase del match giocata meglio da Nadal, in fiducia e sospinto da un pubblico – c’è persino l’ex re Juan Carlos (ha abdicato nel 2014 per il figlio) a sostenerlo, ed è impressionante l’accoglienza che il pubblico gli riserva – che ha ripreso entusiasmo. Il numero 2 del mondo strappa nuovamente il servizio al suo avversario nel corso dell’ottavo gioco: una stecca di rovescio manda, dopo quasi un’ora e quaranta, la partita al terzo e decisivo set.

Nadal è il primo ad avere la grande occasione di indirizzare definitivamente la partita: si ritrova nel secondo gioco ad avere due palle break, ma le gioca brillantemente Tsitsipas e non ha molto da rimproverarsi. Nel game successivo Rafa infiamma il Manolo Santana annullando a sua volta due palle break che avrebbero permesso l’allungo al greco. Il numero 2 del mondo si spegne qui: sbaglia tanto e diventa più lento, lasciando margine al greco di brekkarlo due volte e portarsi sul 5-2 e servizio. Il celebre orgoglio dello spagnolo fa sì che lo svantaggio si riduca poi di un break, ma l’11 volte campione del Roland Garros va avanti soprattutto con la voglia di vincere, però non ne ha più.

Resta il tempo per infiammare il pubblico con tre match point annullati con bravura e coraggio, ma il destino della partita è ormai segnato e, sul quarto, un rovescio affossato in rete di Rafa, permette a Tsitsipas, di guadagnare l’accesso alla seconda finale in un Masters 1000, dopo quella di Toronto l’anno scorso. L’unico precedente con Djokovic – gli ottavi proprio in Canada nel 2018 – gli danno fiducia per la finale.

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Nole di notte: Djokovic conquista la semi a Roma, ma che fatica!

Novak Djokovic annulla due match point a Juan Martin del Potro e finisce la sua partita all’una di notte

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Novak Djokovic a Roma 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Tre ore ed un minuto di battaglia che hanno tenuto gran parte dei 10.000 del centrale incollati ai propri scranni fino a notte inoltrata, fino a quando “i tram non vanno avanti più”, hanno consegnato a Novak Djokovic le chiavi della semifinale degli Internazionali BNL d’Italia. Ma se l’è dovuta sudare, davanti a un Juan Martin del Potro in grandissimo spolvero, con un rovescio micidiale che per oltre due set ha tenuto sotto scacco il numero uno del mondo.

Juan Martin del Potro è il tennista con più vittorie contro numeri uno del mondo a non esserlo stato lui stesso. È un dato curioso che si compone di due parti – essere al livello dei campioni per una notte e non riuscire ad esserlo abbastanza a lungo – entrambe le quali sono state dimostrate al meglio nelle tre ore in cui l’argentino è andato a un passo dal battere Novak Djokovic: 4-6 7-6 6-4 lo score conclusivo, con occasioni sprecate per entrambi ma che, come è ovvio, bruceranno a lungo soltanto per lo sconfitto. Che per un solo punto, due volte, avrebbe potuto essere vincitore.

 

Djokovic arrivava all’incontro con Del Potro con lo stesso tempo di gioco (3:09) e gli stessi precedenti (19) di Nadal contro Verdasco, ma con un rischio percepito indubbiamente diverso. Tempo pochi punti e si è capito perché “Palito” è uno degli avversari potenzialmente più pericolosi per il re del ranking. Nonostante l’umidità della sera rendesse il campo più adatto al gioco di disinnesco e contrattacco di Djokovic, lui ha mostrato fin dall’inizio estrema fiducia non solo nel solito drittone ma anche nel rovescio, ormai giocato come completo colpo di scambio e anche di attacco. Paradossalmente per l’intero primo set gli errori principali di Djokovic sono arrivati con lo scambio dalla sua parte, quando ha potuto scegliere e lo ha fatto male cambiando con lo slice di rovescio (in rete), una palla corta (terribile), o semplicemente un attacco al momento sbagliato.

Del Potro è riuscito ad annullare tutte le sei palle break del primo set e approfittare di un singolo game meno riuscito da parte del serbo per portarsi in vantaggio, e da lì il livello dell’incontro ha iniziato a crescere esponenzialmente. Djokovic ha ottenuto finalmente il break grazie a un rimbalzo maligno sulla riga di fondo – entrambi si sono lamentati spesso delle condizioni del campo, e non sono stati né i primi né i secondi né i terzi del torneo – e sembrava diretto verso la rimonta, come già capitato in una esagerazione di volte nella sua carriera. Del Potro invece ha reagito, annullando set point sul 5-2 e trascinando il secondo set non soltanto fino al tie-break, ma fino al 6-4 in suo favore. Doppio match point.

La racconta Djokovic: “Lui con un solo mini-break era avanti, poi un dritto sbagliato in campo aperto dopo che lo aveva messo a segno per l’intera partita mi ha aiutato a rientrare“. I fatti dicono che il secondo match point Djokovic lo ha annullato con la prima di tante palle corte vincenti, a sfruttare la difficoltà di “Palito” nello scattare verso la rete (un po’ come se la prima, sbagliata goffamente, fosse stata una sorta di test). Però la prima è andata proprio come la racconta Nole: gran servizio e dritto in campo aperto tirato largo, pavido, dopo che non ne aveva sbagliato uno per l’intera partita anche quando era costretto a giocarne una moltitudine prima di riuscire a sfondare.

A fine set, con le due ore di gioco abbondantemente passate, la parità appariva come un grosso vantaggio per Djokovic. Il medical time out chiamato da Del Potro per un problema al piede, con lui che in panchina si disperava platealmente per il dolore e per l’errore, sembrava il preludio a uno di quei set conclusivi a senso unico. Invece il fato dell’argentino è stato in un certo senso ancor più crudele: lo stesso dritto, identico, primo colpo in uscita dal servizio, il suo “signature shot”, il martello di Thor, eccetera, lo ha tradito al momento di convertire palle break e poi al momento di salvarle. Ottenuto il vantaggio anche nel punteggio, Djokovic semplicemente ha smesso di concedergli anche quel pochissimo lascito ha ottenuto la sua semifinale.

Mancherà il derby argentino con Diego Schwartzman, che ore prima nel pomeriggio aveva superato Kei Nishikori sopravvivendo a una grossa rimonta da 5-0 nel primo set. Tra i tanti che hanno o avrebbero potuto approfittare del caos del giorno prima, è stato lui a dimostrarsi più solido a calma ristabilita. Se basterà anche contro Djokovic, difficile dirlo e forse anche crederlo: se contro Del Potro si è notato qualche errore è stato soprattutto perché stonavano all’interno di una prestazione lunga e ad altissimo livello di entrambi. Uno degli incontri migliori degli Internazionali del 2019, senza dubbio. A premiare chi tra il pubblico ha avuto la forza di resistere alla pioggia, ai ritiri, alla mezzanotte che si avvicinava e poi passava, e che alla fine è il vero gladiatore del Foro Italico. 

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Verdasco parte forte poi finisce la benzina, Nadal in semi a Roma

Rafa rischia un doppio break di svantaggio nel primo set poi vince 8 giochi di fila. Sarà rivincita con Tsitsipas. Schwartzman elimina Nishikori

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Rafael Nadal - Roma 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

dal nostro inviato a Roma

RAFA RECUPERA POI DOMINA – È un Rafael Nadal in crescita, anzi in accelerazione, quello che batte Fernando Verdasco 6-4 6-0 e raggiunge ancora una volta le semifinali agli Internazionali BNL d’Italia. Sui due spagnoli gravava il peso dell’intera sessione diurna, dopo i forfait di Federer e Osaka, e almeno all’inizio la partita c’è stata eccome: il sette volte campione ha avuto una prima metà di gara tutt’altro che brillante, con il suo venti volte sfidante che ha invece provato subito a mostrare i muscoli. La battaglia è durata però giusto quanto serviva a evitare un terzo match completamente a senso unico. Poi, per la terza volta in due giorni, Nadal ha rifilato un bagel all’avversario ed è tornato a sembrare quello che è da sempre: il dominatore della terra battuta.

 

Con un giovedì da due match vinti al set decisivo, per un totale di cinque ore passate in campo, Verdasco ha probabilmente intuito che avrebbe avuto chance soltanto arrembando fin dai primi game. Nella speranza di cogliere Nadal di sorpresa e non finire la benzina prima del traguardo, ha vinto i primi due punti forzando degli scambi lunghi e poi ha strappato il primo turno di servizio del torneo al maiorchino con un gran passante di dritto. A confronto con un Rafa in difficoltà nel palleggio, incapace di dominare e soprattutto di trovare il colpo per mettere in difficoltà il connazionale, Verdasco è apparso inizialmente quasi in totale controllo. La clessidra non si è però schierata dalla parte di “Nando”: dopo tredici minuti si erano completati appena due game, pur entrambi vinti da lui, e dopo venti l’altro era riuscito a salvare la palla del tre a zero pesante e aveva sbloccato il suo punteggio.

“Lui ha giocato in maniera incredibile nel primo set: nessun errore, un sacco di vincenti, anticipava la palla. Io avevo comunque buone sensazioni fin dall’inizio” ha detto Nadal in conferenza stampa. Un po’ di fortuna col nastro e l’impossibilità di continuare a indovinarle tutte gli hanno permesso di rientrare sulla parità a metà set, e la partita di fatto è completamente girata poco dopo. Sul quattro pari Verdasco lo attaccava in risposta e arrivava a tripla palla break, ma lui si salvava con l’unica arma davvero funzionante della sua giornata: il servizio. Nel turno successivo Verdasco continuava a spingere ma perdeva il controllo dei colpi, aprendo la diga a un flusso di otto game consecutivi, arrestati soltanto dalla stretta di mano. Soltanto sul tre a zero Nadal ha dovuto rintuzzare una reazione, annullando palle del contro-break; poi le scarsissime energie residue di “Nando” non hanno permesso ulteriori colpi di coda.

Nadal adesso è atteso da un po’ di meritato riposo – “e da una cena niente, senza servizio in camera tardissimo” ha scherzato – e poi dalla rivincita con Stefanos Tsitsipas, esentato dal suo match a causa del forfait di Federer. “So cosa è successo la scorsa settimana” ha detto il detentore del titolo al Foro, “conosco la soluzione. Ma la teoria è facile mentre metterla in pratica lo è molto meno”. Si accende l’allarme semifinali: sia a Montecarlo, sia a Barcellona, sia a Madrid è stato il penultimo round ad essere improvvisamente fatale a Rafa. Tre vittorie in scioltezza – o quasi – e poi una improvvisa battuta d’arresto finora sono il leitmotiv della sua amata primavera su terra. “Non paragono una settimana all’altra” ha voluto precisare lui, che però quest’anno sta sempre più spesso mettendo le mani avanti: “se gioco bene avrò la possibilità di vincere, se gioco male magari non sarà nulla ma quasi”.

Difficile pronosticare cosa accadrà sabato pomeriggio contro il numero uno di Grecia, nonché numero sette del ranking mondiale. “Non mi stupisce che Stefanos sia a questo livello, a fine anno col mio team facciamo previsioni su quale giovane entrerà in top ten e lo scorso anno io avevo fatto il suo nome”. L’impressione è che al momento della sfida con un avversario di quel livello, le vittorie precedenti contino all’incirca quanto quelle ottenute in uno sport differente. Nadal si sente comunque in miglioramento costante, e se Roma non è Madrid per lui sarà comunque giocare “in casa”. Per non aumentare il rischio di chiudere la stagione sul rosso… in rosso, però, dovrà evitare ogni tipo di passo falso. Dal primo all’ultimo dei punti.

DIEGO SCHIANTA KEI – Le fatiche di ieri sono costate tantissimo anche a Kei Nishikori che ha raccolto appena 6 giochi contro Diego Schwartzman sul Grandstand nel primo match maschile di giornata. Nishikori aveva concluso il suo doppio impegno in serata battendo Struff in 3 set. Schwartzman aveva invece dominato sia contro Ramos che contro il nostro Matteo Berrettini. L’argentino oggi si è portato avanti 5-0 prima di chiudere il primo 6-4. Equilibrio fino al 2 pari nel secondo e poi un altro parziale di 4 giochi. Attende ora il vincente del match serale tra Djokovic e del Potro.

Risultati:

[1] N. Djokovic b. [7] J. M del Potro 4-6 7-6(6) 6-4
D. Schwartzman b. [6] K. Nishikori 6-4 6-2
[8] S. Tsitsipas b. [3] R. Federer W/O
[2] R. Nadal b. F. Verdasco 6-4 6-0

Il tabellone completo

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Clamoroso: Roger Federer si ritira! Salta il match con Tsitsipas

ROMA – Prima Osaka ora Federer. Pura precauzione in vista di Parigi? La gamba destra il problema

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Roger Federer - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

dal nostro inviato a Roma

Dopo quello della numero 1 del mondo Naomi Osaka esplode come una bomba la notizia che anche Roger Federer abbandona il torneo di Roma prima ancora di difendere le sue chances contro Tsitsipas. Davvero un brutto colpo per il torneo che lo aveva eletto a proprio beniamino (come del resto accade ovunque). Ieri Roger aveva fatto ad un certo punto una leggera scivolata che gli aveva destato qualche preoccupazione per un improvviso dolorino a una gamba, la destra. Aveva chiesto l’intervento del fisio, “perchè sulle prime si ha sempre un po’ di paura quando accadono certe cose e si teme il peggio, ma dopo cinque minuti mi era sembrato che non fosse niente di grave” diceva ieri in conferenza stampa.

Niente faceva presagire il suo forfait. e dunque Tsitsipas, senza giocare approda alla semifinale del Master 1000 di Roma dove attende il vincente di Nadal-Verdasco. Per lo svizzero questo è solamente il quarto walk over concesso nella sua lunga carriera, che conta 1202 incontri vinti. I precedenti sono Bercy 2008 contro Blake, Doha 2012 contro Tsonga e le Finals di Londra 2014 contro Djokovic dopo la battaglia con Wawrinka (quell’infortunio fece dubitare sulla sua partecipazione alla finale di Coppa Davis contro la Francia). Roger ha dichiarato: “Sono deluso di non essere in grado di giocare oggi, non sono al cento per cento fisicamente e dopo essermi consultato con il mio team abbiamo deciso di non giocare. Roma è sempre stata una delle mie città preferite e spero di ritornare l’anno prossimo.”

 

Ieri lo svizzero ai media francesi, parlando della sua partita vinta contro Coric, avevo commentato un episodio che lo ha visto protagonista: un pericoloso scivolone sulla riga che gli ha procurato, oltre all’immediato dolore, anche un bello spavento. “Dopo esser scivolato su una linea mi sono fatto un po’ male alla gamba ma adesso va molto meglio. Ho avuto paura di essermi fatto più male del previsto ma dopo un paio di game il dolore è andato via. Quando subisci uno shock può capitare di avere questa impressione.” Evidentemente questa sensazione si è rivelata sbagliata e il dolore ha finito per riacutizzarsi.

Parlando poi delle difficoltà nell’affrontare il giovane croato aveva aggiunto: “era molto importante vincere il primo match per iniziare bene il torneo, poi ha iniziato a fare un po’ più fresco e per questo si sono viste partite migliori. All’inizio il secondo match è stato molto più complicato, ho fatto fatica a vedere bene la pallina. Coric è uno che ama mettere la palla profonda mentre io sono uno che ha un gioco più creativo, cerco le linee, questo genere di cose. Dopo il primo set perso gli sono rimasto attaccato, e bisognava vedere se sarebbe stato in grado di battermi perché l’ultima cosa che volevo era regalargli la partita. Al terzo sono rimasto calmo nei momenti più tesi e tutto è andato bene”.

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