Resa Cocciaretto a Roma, piove sul bagnato per Errani e Paolini

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Resa Cocciaretto a Roma, piove sul bagnato per Errani e Paolini

ROMA – Cocciaretto, al suo esordio in WTA, non può nulla contro la lucky loser Anisimova. Errani non pervenuta. La pioggia e Kenin stendono Paolini

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da Roma, i nostri inviati Francesca Marino e Paolo Di Lorito 

ERRANI NON CI SIAMO – È un dolore per il pubblico romano vedere la sua Sarita precipitare così in basso non solo in classifica, ma anche nel suo livello di tennis, minimamente paragonabile a quello della finale raggiunta al Foro nel 2014. Da allora Sara ha passato solamente un turno, l’anno successivo. Relegata in uno dei campi alle pendici della Grandstand Arena, Errani non è mai entrata in partita, nonostante le speranze riaffiorate nel quarto game del primo set, quando breakka Kuzmova. Da qui in poi Sara non riuscirà a strappare nemmeno un game e solo una manciata di punti.

 

In due anni è riuscita a portare a casa solo sette match, non vince in casa dal 2015 e la sua striscia di vittorie in carriera a Roma è di 11-12. Non c’era bisogno di questo match per constatare il momento buio di Errani, ma il volto amareggiato della tennista è il ritratto della sua delusione e di quella del pubblico che sperava quantomeno di vedere un match combattuto. La prestazione così negativa inoltre le ha anche risparmiato di presentarsi in conferenza stampa, inizialmente prevista per tutti i tennisti azzurri presenti, indipendentemente dall’esito del loro match.

COCCIARETTO FA QUEL CHE PUÒLa 18enne Elisabetta Cocciaretto, al suo esordio nel circuito maggiore grazie ad una wild card, si è arresa alla sua coetanea Amanda Anisimova, ripescata dopo l’eliminazione al turno decisivo delle qualificazioni. Il punteggio recita 6-3 6-3 e in entrambi i casi la tennista nata ad Ancona non ha tenuto testa alla sua avversaria nello sprint finale.

Solamente sette mesi separano le due giocatrici in campo (Ciocciaretto è la più “vecchia” delle due) ma il divario in classifica è enorme (posizione n.53 l’americana, 779 l’italiana). Tuttavia in campo i valori si sono equivalsi per lunghi tratti e il match è stato molto più equilibrato di quanto si potesse prevedere, soprattutto dopo i primi minuti dove Amanda era volata 3-0. Il pubblico, nonostante le temperature autunnali e l’orario di inizio non comodissimo (19:30), ci ha messo del suo per sostenere l’azzurra la quale ha risposto con un atteggiamento propositivo.

La differenza di velocità con la quale viaggia la pallina però, soprattutto sul lato del dritto, è stata evidente. Anisimova è di un altro livello e la sua superiorità si è manifestata già dalla risposta, tant’è che il primo set si è deciso con un rovescio vincente dopo una seconda non entusiasmante di Cocciaretto. Nel secondo parziale il break iniziale dell’italiana aveva reso l’atmosfera un po’ più frizzante, ma Elisabetta non è stata in grado di tenere un solo turno da lì alla fine dell’incontro, durato in totale 70 minuti.

PIOGGIA E LACRIME PER PAOLINI – Jasmine Paolini, presente nel tabellone grazie ad una wild card ottenuta nelle pre-quali, esordisce con una sconfitta a Roma arrivata col netto punteggio di 6-1 6-2. Anche la sua avversaria, Sofia Kenin, è alla sua prima partita nel tabellone principale romano ma può vantare un palmares molto più ampio. Quest’anno infatti ha alzato il suo primo titolo a Hobart e la classifica parla chiaro: una è 37 del mondo e l’altra 202.

Alla battuta Paolini ha mostrato evidenti problemi e si sono visti più scambi quando era in risposta che il contrario. Sofia comunque ha sempre fatto il suo gioco, caratterizzato da solidità da fondo – a partire dalla risposta – e grande caparbietà mentale. Le condizioni di gioco infatti, sia per il pubblico avverso che quelle meteorologiche, erano sfavorevoli ma né il vento né la pioggia che ha iniziato a cadere nel secondo set l’hanno minimamente distratta. Va detto poi che neanche Jasmine è riuscita a impensierirla più di tanto nonostante quest’ultima abbia un gioco impostato sull’aggressività. Questa sera purtroppo poco o niente le ha funzionato, e se il risultato non fosse mai stato in discussione forse ci sarebbero stati gli estremi per sospendere l’incontro a causa della pioggia. Cosa tra l’altro avvenuta sul vicino Pietrangeli tra Chardy e Gasquet sul punteggio di un set pari.

I risultati delle italiane:

V. Kuzmova b. [WC] S. Errani 6-1 6-0
[LL] A. Anisimova b. [WC] E. Cocciaretto 6-3 6-3
S. Kenin b. [WC] J. Paolini 6-1 6-2

Il tabellone completo

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ATP Ginevra, Fognini lascia spazio all’emergenza Zverev

Ancora alle prese con il dolore alla gamba, Fabio rinuncia al torneo svizzero e viene sostituito da Sascha grazie a una norma del Regolamento ATP

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Come aveva prospettato dopo il match contro Stefanos Tsitsipas, Fabio Fognini cancella l’appuntamento con il Ginevra Open, evidentemente a causa del problema alla gamba che continua a fargli male. Il numero uno azzurro rinuncia così a difendere i 90 punti conquistati con la semifinale dello scorso anno (perse da Peter Gojowczyk), privilegiando il recupero fisico in vista del Roland Garros.
Nonostante tutte le wild card siano già state assegnate, al suo posto è comunque entrato in tabellone Alexander Zverev in virtù di quanto disposto al paragrafo “Emergency situations” del Regolamento dell’ATP.

Quando si è trovato di fronte a quella locuzione, Sascha deve aver immediatamente pensato che la norma sia stata scritta proprio per la sua attuale situazione che, se non ancora di emergenza, è certamente preoccupante. Dopo che all’esordio degli Internazionali ha incassato la decima sconfitta a fronte di tredici vittorie nei tornei di questa stagione, Sascha va allora in cerca del gioco perduto a Ginevra, in uno dei classici ATP 250 che precedono un Major solitamente disertati dai tennisti di vertice e, quindi, con una entry list non troppo competitiva teoricamente ideale per ritrovare vittorie e fiducia. Più o meno quello quanto fece esattamente dodici mesi fa Dominic Thiem che a Lione recuperò il ritmo perduto che lo portò alla sua prima finale Slam.

Se, dunque, Fabio si riposa nella speranza di arrivare in forma a Parigi, il campione in carica delle ATP Finals si prefigge lo stesso obiettivo con la scelta opposta e raggiunge in Svizzera Grigor Dimitrov – per una sfortunata coincidenza, proprio colui che lo precede nell’albo d’oro del torneo dei Maestri. Sascha si è potuto avvalere della regola sulla sostituzione di emergenza visto che si sono verificate le condizioni necessarie: il ritiro di due delle prime quattro teste di serie (Fognini e Daniil Medvedev), con una delle due che deve essere la prima o la seconda, e il sostituto che deve avere la classifica per essere uno dei primi due del seeding. Gli organizzatori di Ginevra spiegano anche che non fa una grande differenza in questo caso: un “normale” ritiro avrebbe liberato la wild card concessa a Feliciano Lopez (primo degli alternates) che sarebbe appunto andata a Zverev.

 

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Fognini furioso con il direttore del torneo, poi ritratta su Instagram

Fabio ci va giù pesante con l’organizzazione degli Internazionali d’Italia: “Certa gente dovrebbe levarsi dai co…oni”. Poi sui social fa retromarcia

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Fabio Fognini - Roma 2019 (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

Dopo la sconfitta contro Stefanos Tsitsipas, Fabio Fognini si è lasciato andare ad uno sfogo che poco ha a che fare col tennis giocato, ma che evidentemente da qualche tempo l’azzurro aveva in gola. Il bersaglio degli strali di Fabio è stato il direttore del torneo Sergio Palmieri, attaccato senza mezzi termini. “Purtroppo il direttore del torneo è quello che abbiamo e anche quest’anno lo ha confermato. Testuali parole che vorrei venissero riportate come le ho dette: bisognerebbe dire basta. Certa gente dovrebbe levarsi dai c… Purtroppo ce l’abbiamo e dobbiamo tenercelo, questo è quello che penso. Non è una polemica, è solo un mio pensiero che potete condividere o meno”.

Subito dopo aver lanciato il sasso, Fognini si è però apprestato a nascondere la mano. Al momento di specificare quali fossero state le mancanze di Palmieri e gli eventuali margini di miglioramento, l’azzurro si è ritratto, celandosi dietro ad un enigmatico “chiedetelo a lui. Insomma i veri motivi della presa di posizione di Fognini non sono chiari, ma è ovvio invece che l’organizzazione degli Internazionali d’Italia sembra aver lasciato molti con l’amaro in bocca, soprattutto in questa edizione 2019.

 

Oltre alla stoccata di Fabio, si registrano le lamentele di Dominic Thiem, le neutre (ma significative) parole di Roger sul rincaro dei biglietti, le solite giustificate lamentele dei giornalisti per un trattamento che potrebbe (e dovrebbe!) essere migliore. Ultimo, ma non ultimo, il generale malcontento degli spettatori, sballottati da un campo all’altro tra comunicati stampa non proprio cristallini, rimborsi e stratagemmi vari. La speranza è che dagli errori si impari e che le tante voci sollevatesi in questa settimana facciano da stimolo per migliorare la gestione di un torneo che, per status e storia, merita certamente molto di più.

AGGIORNAMENTO Tramite una Storia su Instagram, Fognini ha ritirato tutto, scusandosi con Sergio Palmieri con un messaggio pieno di miele per lui e il torneo di Roma.

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Editoriali del Direttore

Federer si salva in corner, l’Italtennis no

Quattro italiani tutti k.o. Hanno pagato l’eccesso di pressione? Forse il discorso concerne solo Berrettini e Cecchinato. Ma perché Fognini si è scagliato ancora una volta contro Palmieri?

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Fabio Fognini a Roma 2019 (foto Twitter @InteBNLdItalia)

Mai vendere la pelle dell’orso prima di averlo abbattuto. Tutti a parlare, noi di Ubitennis compresi, del brillante periodo del tennis italiano, della seconda miglior decade dell’ultimo mezzo secolo dopo quella degli anni settanta, con l’eccellente articolo di Roberto Ferri di qualche giorno fa. Eppoi nel giorno in cui avremmo voluto ricordare l’edizione del ’79 in cui ben quattro italiani avevano raggiunto il terzo turno, Ocleppo e Panatta che poi approdarono ai quarti, Bertolucci e Barazzutti che si fermarono al terzo, c’era invece rimasto il solo Fabio Fognini a rappresentare il tennis azzurro a livello di terzo turno prima di affrontare Tsitsipas nel match serale che avrebbe affossato le nostre residue speranze.

È vero che il n.12 del mondo è il n.1 d’Italia – a seguito dei tre posti persi da Marin Cilic lunedì Fabio dovrebbe salire  a n.11 anche se un anno fa fece un turno più di quest’anno – ma è anche vero che le sue condizioni fisiche da tempo non sono ideali, la caviglia è dolorante e lui sta stringendo i denti per chiudere la stagione sulla terra rossa che è quella cui lui chiede da sempre di più e che gli ha riservato quest’anno la grande gioia del trionfo a Montecarlo. Significativo che la prima domanda di Flavia Pennetta per Fabio all’uscita del campo Pietrangeli dopo il 76 63 inflitto al tenace Albot sia stata: “Fabio, hai preso il Voltaren?”.

 

Non so se l’avesse preso, ma contro Tsitsipas n.7 del mondo, Voltaren o non Voltaren, non c’è stato proprio nulla da fare: 64 63, 1h e 12 m., troppo superiore il ragazzone greco che non solo per le spallone, la folta chioma bionda che le copre in parte, la camminata, il topspin spesso esasperato e quasi sempre profondissimo, a pochi centimetri dalla riga di fondo, ricorda tanto Bjorn Borg anche se lui tira il rovescio con una sola mano.

Non sono francamente riuscito a capire stavolta perché a fine partita, rispondendo alla primissima domanda Fabio Fognini sia partito in quarta rivolgendo – come già un anno fa – apprezzamenti davvero pesanti nei confronti di Sergio Palmieri direttore del torneo. Fabio sembrava proprio non potersi trattenere. Ha detto testualmente: “Questo direttore del torneo ce lo terremo finché c’è. Bisognerebbe invece dire basta. Certa gente dovrebbe levarsi dai c….oni. Invece dobbiamo tenercelo. Questo è solo il mio pensiero!”.

Quale torto gli abbia fatto il direttore del torneo francamente non lo so, non l’ho capito. Lì, dopo quell’esternazione così virulenta e inattesa mi sarei aspettato che qualcuno dei colleghi cercasse di capire le sue motivazioni, ma purtroppo uno solo, Paolo di Lorito di Ubitennis ha osato farlo – “Che cosa avrebbe dovuto fare il direttore del torneo?”. Fabio ha risposto in modo criptico: “Dovreste chiederlo a lui”. Cioè prima ha sparato con il kalashnikov, poi non ha voluto far capire. E naturalmente nella successiva intervista a Supertennis… figurarsi se veniva fuori qualcosa! Mah… magari lo scopriremo l’anno prossimo. Se Palmieri sarà ancora il direttore. O se Fognini giocherà ancora gli Internazionali.

Quale che sia stata la ragione di tale sparata resta il fatto che in questo giovedì di tennis intensissimo con 55 incontri distribuiti in 9 campi fra singolari maschili e femminili, più alcuni doppi, è fuori anche Fabio e nessun italiano sarà in campo per i quarti degli Internazionali d’Italia. Eppure questo sembrava proprio l’anno buono. Uffa. Davvero peccato, perché in Italia si era sparsa la voce di questo movimento maschile in grande salute anche fra i non addetti ai lavori e questo passo indietro potrebbe avere ripercussioni negative se al Roland Garros non si verificasse nuovamente qualche grande exploit tinto d’azzurro.

Chissà, forse c’erano troppe aspettative. Nadal ieri sera, accennando alla bella carriera di Fernando Verdasco, orfano privo però di grandissimi titoli (7 tornei, una sola semifinale di Slam, nel 2009 in Australia quando sfiorò la clamorosa vittoria su Nadal dopo una maratona di cinque set), diceva una grande verità solo apparentemente banale ma alla fin fine non poi così tanto: “Nel tennis non vincono tutti, ed è sempre difficile vincere…la scorsa settimana si è ritirato David Ferrer che ha avuto una gran carriera, è stato fra i primissimi giocatori del mondo…eppure in 15 anni  ha vinto un solo Master 1000!”.

Insomma Fognini non si può rimproverare granché se anche quest’anno non è riuscito a raggiungere le fasi finali del torneo romano. Il suo miglior risultato qui, in 12 partecipazioni, restano i quarti di un anno fa. Meno male che c’è stato Montecarlo. Come Ferrer almeno un Masters 1000 lo ha vinto e la sua carriera non è ancora finita.

Consoliamoci con il fatto che il tennis francese, di solito più brillante sia numericamente sia qualitativamente del nostro, aveva qui 10 rappresentanti ma 9 sono schizzati fuori prima del terzo turno. Unica superstite Kiki Mladenovic, vittoriosa sia sulla Bencic sia sulla Barty, due scalpi niente male per la n.63 del mondo che dovrebbe aver così riportato il sorriso sulle labbra del furibondo Dominic Thiem che sul conto della direzione del torneo nel ha dette di tutti i colori.

Come del resto ha fatto anche David Goffin. Del resto già mercoledì sera Fognini aveva pubblicato un tweet con una foto e una scritta a mano assai polemica: Roma, torneo ATP o junior? Forse si riferiva anche lui alla lunga e inutile attesa al Foro, fino quasi l’ora di cena, in attesa che spiovesse.

Avrete poi letto della posizione del CODACONS. Insomma, alcuni lettori continueranno a scrivere che Ubitennis e FIT siano antagonisti dichiarati, ma vorrei che mi dicessero se secondo loro anche Federer, Thiem, Kyrgios, Goffin, Djokovic (che si è nuovamente lamentato della condizione dei campi) e perfino Fognini sarebbero influenzati da Ubitennis o semplicemente ritengono che il torneo di Roma potrebbe essere gestito meglio. Di certo devono essere d’accordo migliaia di spettatori che ieri mattina ho visto letteralmente inferociti. Le grida “vergogna, vergogna!” all’indirizzo di chi per evitare di dover rimborsare i biglietti ha ridotto molto la possibilità di assistere ad una programmazione completa, hanno echeggiato ovunque.

Che poi questo giovedì, con 55 incontri, non sarebbe stato un giorno semplice da gestire è certo vero e bisogna dare atto chese non ci fosse stata per la direzione da parte FIT l’input primario di bloccare quanto più possibile il rimborso agli spettatori del mercoledì interamente cancellatola situazione avrebbe messo in difficoltà anche un organizzatore molto bravo. Il marcio stava in quell’input: facciamo qualunque cosa piuttosto che restituire soldi ai possessori dei biglietti del mercoledì 15 maggio.

Tornando al tennis giocato… non si poteva onetsamente pretendere che il giovanissimo Sinner riuscisse a infastidire Tsitsipas.  Difatti il Pel di Carota della Val Pusteria ci ha perso 63 62. Qualche ora prima di Fabio ha fatto due game in meno rispetto a Fognini contro lo stesso avversario. Ci sono 3 anni di divario anagrafico fra lui e Tsitsipas e come ha sottolineato Jannik: “Penso di avere un’idea chiara di come dovrò giocare fra tre anni. Loro giocano ad alto livello per tutto un match, e per tanti match, mentre per me è ancora difficile. Ciò detto l’aspetto su cui devo lavorare di più è quello fisico”.

Ma anche i bookmaker si erano sbilanciati abbastanza a favore di Cecchinato con Kohlschreiber e di Berrettini con Schwartzman. Invece il primo ha raccolto solo sei game (63 63) e il secondo appena uno di più, sette (63 64) dopo aver mancato una palla per il 5-3 nel secondo che avrebbe potuto costituire una svolta importante in una partita giocata decisamente male. “Non ha funzionato nulla, è stata una gran delusione, non me l’aspettavo. Non sono mai riuscito a entrare in partita, stranamente facevo i punti quando giocavo peggio, non li facevo quando giocavo meglio. Non mi so davvero spiegare cosa mi sia successo”. Purtroppo Matteo ha fatto di tutto per smentire le mie più recenti previsioni sul suo avvenire, che per me resta roseo. Ma ha tempo per rifarsi.   

A proposito di quella segnalazione statistica sui quattro che raggiunsero il terzo turno nel ’79, e di un’altra annotazione risalente al 2007 quando fu l’ultima volta prima di Fognini e Berrettini a registrare due italiani al terzo turno a Roma (si tratta di Volandri e Starace: ùalmeno questo traguardo è stato eguagliato da Berrettini e Fognini), vi segnalo un inciso cui tengo davvero perché si riferisce a un lavoro… mostruoso fatto a suo tempo con Luca Marianantoni e in anni più recenti aggiornato grazie a Lorenzo Colle e Giuseppe Porzilli: se aprirete il sito www.ilgrandeslam.it troverete tutti i tabelloni degli internazionali d’Italia, maschili e femminili, tutte le finali con la loro cronaca scritta dal sottoscritto a suo tempo per i miei giornali e le foto, tutti gli anni dal 1968 con in una pagina sola riunite le finali dei quattro Slam più Roma, insomma una miriade di statistiche per il data base più completo che esista sull’Italian Open.

Per diversi anni il data base fu sponsorizzato dal main-sponsor degli Internazionali d’Italia, BNL-BNP-Paribas, proprio come avrebbe suggerito ogni logica commerciale. Ma poi il management dell’advertising di BNL-BNP – probabilmente preoccupato di una collaborazione poco gradita al partner FIT – preferì interrompere la collaborazione con Ubitennis. Senza mai più riuscire a fare qualcosa di analogo. Credo che prima o poi qualcuno si accorgerà del lavoro pazzesco che c’è dietro. Io non ho fretta. Ma avrei piacere che i lettori più affezionati e appassionati di storia del tennis gli dessero un’occhiata. Perché si trova davvero di tutto dal 1930 in poi. Compresi tutti i top ten dell’era del computer, non solo i numeri uno con i loro migliori risultati a Roma e la data del loro best ranking, ma anche l’elenco completo di chi è stato n.2, n.3, fino al numero 10. Ci si possono togliere un sacco di curiosità, a spulciare per bene un “sito-database” che ho fin qui tenuto quasi nascosto. Fatemi sapere che ne pensate… se mi volete bene!

Riprendo a parlare degli italiani per dire che oltre che da Berrrettini n.33 con Schwartzman n.24 mi attendevo molto di più da Cecchinato, n.19 Atp, contro il veterano tedesco Kohlschreiber n.56. Ma come ho avuto più volte modo di dire ancora non sono riuscito bene a soppesare il vero valore del siciliano. Ho come l’impressione di non averlo visto giocare abbastanza. Anche Marco non era contento del campo in cui era stato “confinato”, il campo 2. Ma, di nuovo, mica era facile dare a ciascuno il campo sul quale avrebbe voluto giocare!

Semmai, visto che un bravo organizzatore avrebbe tutto l’interesse a “tutelare” nel miglior modo possibile i propri giocatori forse si sarebbero potute tenere presenti anche le caratteristiche tecniche di Cecchinato (e quelle di Kohlschreiber) per evitargli il campo n.2 oppure per far buttare un po’ più di terra su quel campo che sotto un leggero strato di argilla rossa, pareva simil-cemento. Cecchinato l’ha fatto capire chiaramente: “Avrei voluto giocare su un altro campo, un campo normale, c’era vento, c’era sole, c’erano ombre (anche per il tedesco però eh…), ma soprattutto c’era pochissima terra, il campo era velocissimo. Sì, mi pareva proprio di giocare sul cemento…E poi per due sere di fila sono stato qui fino a molto tardi visto che mi avevano programmato anche mercoledì sera nel serale”.

Erano chiaramente condizioni più favorevoli al suo avversario. Ho chiesto a Cecchinato se conoscesse la sua situazione di ranking e di rischio prima del Roland Garros e della cambiale costituita dalla semifinale di un anno fa. Lui ha risposto: “Me lo avete ricordato così tante volte voi giornalisti che un po’ la conosco: ho messo da parte 640 punti e sapevo che anche se avessi perso al primo turno a Roma e a Parigi non sarei sceso più giù del quarantesimo posto. Qui ho fatto secondo turno, quindi direi che a Parigi potrò andare, tutto sommato abbastanza tranquillo. Ovviamente spero di far bene”.

I tre italiani che hanno perso ieri prima del “notturno” Fognini-Tsitsipas, lui, Berrettini e Sinner, hanno raccolto 18 game in 6 set. Sono 3 di media a set.

Ci sono poi due veterani particolarmente felici. Uno, manco a dirlo si chiama Roger Federer. Lui che perse questo torneo in finale con Nadal nel 2006 sbagliando due dritti su altrettanti matchpoint nella finale perduta 7-6 al quinto da Rafa Nadal, deve a due errori di dritto di Borna Coric se è sopravvissuto al tiebreak del terzo set che lo aveva visto sotto 5-2 e 6-4, quindi con due matchpoint da salvare. Il primo dritto fallito dal croato pupillo di Piatti (curioso vedere Piatti tifare contro il suo ex pupillo e quasi figlio adottivo Ivan Ljubicic, oggi coach di Roger) è venuto al termine di un lungo scambio sul 6 a 4 e servizio Coric. Recuperato quel minibreak Roger ha servito benissimo sul 5-6 per annullare la seconda palla partita e raggiungere il 6 pari. Sul 7-6 per Roger lo svizzero non ha potuto fare granché perché ha servito bene Coric. I dettagli di cronaca li trovate nell’articolo di Ruberti. L’altro dritto “regalo” di Coric è arrivato sul 7 pari ed è stato quello che ha consentito a Roger di approdare al secondo matchpoint, quello che avrebbe trasformato grazie ad un passante di dritto che ha costretto Coric ad una volée bassa non impossibile e tuttavia fallita. “Palla calante punto vincente!” avrebbe esclamato il mio maestro Rino Tommasi.

Sono stato anche fortunato“ ha ammesso Roger, tirando a più riprese sospiri di gran sollievo prontamente immortalati dalle telecamere. Lo svizzero era quasi commosso per la straordinaria atmosfera e il tifo del pubblico che lo sostiene senza riserve perfino più dei giocatori italiani.

Non avevo potuto seguire di persona il primo match di Fognini, ma chi lo ha fatto mi ha riferito che diversi spettatori non erano stati troppo teneri con Fabio, quasi che non avesse vinto il torneo di Montecarlo e non meritasse il generale sostegno. Il sostegno, non fraintendete, c’è stato, ma quello per Federer non ha avuto neppure un solo spettatore intenzionato a rivolgergli un qualsiasi commento negativo. Non succede da nessuna parte, peraltro. Vero invece che Fognini qualche spunto, magari una racchetta che vola, lo offre sempre e Federer no, però insomma a Roma si potrebbe essere un tantino più comprensivi anche con Fabio. E se lo scrivo io…

Di come Federer sia approdato battendo Sousa e Coric ai quarti abbiamo scritto ampiamente, qui e altrove. Certo lui è stato in campo 3h e 50m, perdendo un set e complessivamente 16 game, mentre Djokovic c’è stato 2h e 08 minuti per cedere solo 7 game fra Shapovalov e Kohlschreiber, cioè un minuto in meno di Nadal (2 h e 09) nonostante il maiorchino abbia perduto soltanto due game per dare 60 61 a Chardy e 61 60 a Basilashvili.

Non giocavo due match nello stesso giorno da Montecarlo 2009, ho cercato di restare più concentrato possibile per non perdere energie preziose…” ha detto Nadal – E al sottoscritto che gli chiedeva se non risentisse psicologicamente del fatto di non aver vinto quest’anno ancora un torneo sul “rosso” nella stagione della terra battura – fatto mai successo prima – rispondeva: “Nel 2015 un torneo lo avevo vinto, eppure ero meno in forma di oggi. Non sono preoccupato… e poi comunque questo è lo sport, si vince e si perde e bisogna accettarlo”.

Insomma, mentre Nadal e Djokovic, hanno “passeggiato” Roger Federer è dovuto stare in campo quasi un’ora e tre quarti più del n.1 e n.2 del mondo e oggi si ritrova davanti quel Tsitsipas che in Australia gli fece lo sgambetto e è certamente in grado di rifarglielo anche se a Dubai è stato Roger a prendersi la rivincita quando ha vinto il torneo n.100. Uno sgambetto che invece non mi aspetto Verdasco possa fare a Nadal (17 a 3 il bilancio favorevole a Rafa), anche se il madrileno n.38 del mondo ha colto due vittorie non banali contro un top-ten, Thiem n.4, e un n.13, Khachanov. Riguardo a questo derby spagnolo io mi ricordo una finale di Montecarlo imbarazzante per la superiorità di Nadal. Rafa dette a Verdasco una lezione simile a quelle impartite a Chardy e Basilashvili.

Non credo che del Potro abbia troppe chances contro Djokovic, nella rivincita dell’ultima finale dell’US Open, anche se non dimentico quel primo turno delle Olimpiadi di Rio quando l’argentino sorprese Djokovic che lasciò Rio in lacrime.

Dall’alto in basso i quarti sono Djokovic-del Potro, Schwartzman-Nishikori (il “quarto” meno nobile e l’unico che non verrà giocato sul centrale), Federer-Tsitsipas, Verdasco-Nadal. Due spagnoli e due argentini, uno svizzero (il solito), un greco, un giapponese e un serbo. Il primo e soprattutto il terzo “quarto” sono i più attesi. Tsitsipas aveva pagato caro contro Djokovic in finale a Madrid lo sforzo notturno della sera precedente con Nadal per un match finito verso mezzanotte. Ma contro Fognini non ha dovuto sudare troppo. La storia potrebbe ripetersi, ma stavolta c’è anche un Federer che tanto riposato non potrà essere. Tre ore e 50 minuti a 37 anni e mezzo non sono uno scherzo con meno di 24 di break per recuperare pienamente.

Sembra quasi uno scherzo invece il record di affluenza annunciato – con grande sprezzo del pericolo – dalla FIT per la giornata di giovedì: 33.770 spettatori paganti, cita un comunicato stampa. Immagino che si riferisse al solo incasso diurno e serale. Le presenze del mattino non In casa FIT quando c’è da comunicare c’è ancora molto da imparare. Infatti coloro che intendono richiedere il rimborso non hanno ancora saputo come dovrebbero fare per ottenerla. Regolamenti volutamente fumosi?

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