Serena ritorna vincente sulla terra di Roma

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Serena ritorna vincente sulla terra di Roma

6-4 6-2 contro Rebecca Peterson. Williams non è apparsa particolarmente brillante. Al prossimo turno ennesima sfida contro la sorella Venus, che ha superato Mertens al tiebreak decisivo. Vincono Muguruza e Azarenka

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Serena Williams agli Internazionali BNL d'Italia 2019 (foto Twitter @InterBNLdItalia)

da Roma, il nostro inviato

Una Serena Williams con il freno a mano tirato ha impiegato un’ora e un quarto per tornare a vincere un match a Roma, il sesto consecutivo dopo il trionfo nel 2016, sua ultima partecipazione. L’ultima volta che l’avevamo vista in campo quest’anno era stato proprio contro l’avversaria odierna, Rebecca Peterson, al primo turno di Miami; in quell’occasione l’americana aveva lasciato un set per strada prima di chiudere 6-1 al terzo. Quella partita poi non venne seguita da altre perché Serena decise di ritirarsi, mentre adesso, al prossimo turno, si preannuncia un altro capitolo della rivalità tra le sorelle Williams.

Sarebbe la seconda volta che capita a Roma e a proposito di quella partita, avvenuta 20 anni fa, la sorella minore ha ammesso che “me la ricordo a mala pena. Di questi tempi sta capitando molto più spesso di trovarci vicine nelle fasi iniziali del torneo”. Mentre sulla sua preparazione per la terra ha fatto sapere di essere arrivata a Roma “abbastanza presto per i miei standard. Sono arrivata qui mercoledì. Volevo arrivare presto per abituarmi alle condizioni e alla vera terra. È stato bello averlo fatto.

 

Nei primi game del match di oggi la n.11 del mondo è sembrata molto scarica nei colpi da fondo, ma ancor di più è apparsa distratta. Spesso infatti la pallina le cadeva dalle mani prima di andare a servire e non ha mostrato il suo solito cipiglio durante gli scambi. Dopo essersi lasciata scivolare addosso cinque palle break per passare in vantaggio, la mancanza di concentrazione ha influenzato anche il suo servizio, e con due doppi falli è andata sotto 1-3. Rebecca però a questo punto ha iniziato a scendere di intensità e di conseguenza Serena è riuscita a bucare la sua difesa molto più spesso. Il servizio è tornato ad esserle amico e senza ulteriori patemi ha chiuso 6-4 in 38 minuti.

Con il sole che continuava a nascondersi dietro le nuvole lasciando ogni tanto spazio a qualche goccia di pioggia, è partito un secondo set che Peterson ha giocato in maniera molto più convincente, riducendo anche gli errori. Ma non le è comunque bastato. Williams finalmente si è fatta sentire anche a livello di decibel e il match è scivolato in suo favore molto più agevolmente.

Risultati:

D. Cibulkova b. A. Sasnovich 6-2 6-3
K. Siniakova b. [15] Q. Wang 1-6 7-5 6-4
Y. Putintseva b. L. Tsurenko 6-4 6-2
J. Konta b. A. Riske 6-4 6-1
G. Muguruza b. S. Zheng 6-3 6-4
[10] S. Williams b. [Q] R. Peterson 6-4 6-2
[WC] V. Williams b. E. Mertens 7-5 3-6 7-6(4)
V. Kuzmova b. [WC] S. Errani 6-1 6-0
A. Tomljanovic b. [Q] T. Zidansek 7-6(1) 6-4
[14] A. Kontaveit b. [Q] M. Barthel 4-6 6-4 6-4
V. Azarenka b. S. Zhang 6-2 6-1
[13] M. Keys b. [Q] P. Hercog 6-4 7-6(3)
[LL] A. Anisimova b. [WC] E. Cocciaretto 6-3 6-3
S. Kenin b. [WC] J. Paolini 6-1 6-2

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Ad Acapulco prima semifinale WTA per Zarazua, Fernandez e Xiyu Wang

La messicana (numero 270 WTA) non smette di sognare e vuole regalare il titolo alla sua gente. Anche Heather Watson tra le ultime quattro. Il tabellone è aperto a qualunque risultato

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Renata Zarazua - Acapulco 2020 (via Twitter, @AbiertoTelcel)

Se le semifinali del WTA di Acapulco non sono le più sorprendenti della stagione, poco ci manca. Dopo l’uscita delle prime cinque teste di serie ancora prima dei quarti di finale, il tabellone si apriva a scenari imprevedibili, tutto a favore di chi non è solito trovarsi ancora in gioco nel weekend di un torneo WTA. In particolare parliamo delle due semifinaliste della parte alta, Leylah Fernandez e Renata Zarazua. La prima, canadese, classe 2002, ai limiti della top 200 prima del torneo, ha vinto la sfida tra teenager contro Anastasia Potapova, raggiungendo la sua prima semifinale a livello WTA. È il terzo grande traguardo che raggiunge quest’anno, dopo il debutto in un torneo del Grande Slam a Melbourne e la prima vittoria su una top 5 (Bencic in Fed Cup).

Renata Zarazua è invece la star del torneo per il pubblico messicano. La giocatrice di casa sta vivendo un sogno: in tabellone da wild card, vittoria sulla numero uno del tabellone Stephens al primo round e ora la prima semifinale in carriera nel circuito maggiore. La 22enne nativa di Città del Messico ha battuto in tre set la slovena Tamara Zidansek, contro la quale aveva perso un precedente nobile al Roland Garros 2018. Zarazua diventa così la prima semifinalista messicana in un torneo in Messico dal 1993, quando Angelica Gavaldon raggiunse il penultimo atto a San Juan.

Nell’altra semifinale giocherà l’ultima testa di serie rimasta in gara, Heather Watson (la settima). La ragazza britannica ha vendicato la sconfitta di quattro anni fa ad Acapulco contro Christina McHale, battuta 6-1 al terzo set. Per Watson è la seconda semifinale del 2020 (a Hobart è stata sconfitta a un passo dalla finale da Rybakina). La qualificata Xiyu Wang, 18 anni, si è conquistata la possibilità di lottare per un posto nell’ultimo atto battendo nel derby cinese Lin Zhu con un doppio 6-2. Sarà anche per lei l’esordio in una semifinale WTA e in caso di vittoria potrebbe entrare tra le prime cento giocatrici del mondo.

Risultati:

[WC] R. Zarazua b. T. Zidansek 6-2 3-6 6-2
[Q] L. Fernandez b. A. Potapova 6-3 7-5
[7] H. Watson b. C. McHale 6-3 1-6 6-1
[Q] X. Wang b. [6] L. Zhu 6-2 6-2

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Kuznetsova, 34 anni e non sentirli: è in semi a Doha dopo tredici anni

Se Maria si ritira a 32 anni, Svetlana – che ne ha due in più – fa ancora la voce grossa contro le top 10. Kvitova ‘vendica’ Pliskova contro Jabeur

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Svetlana Kuznetsova - Doha 2020 (via Twitter, @WTA_insider)

Sembra inossidabile Svetlana Kuznetsova. È nata due anni prima della connazionale Sharapova, fresca di ritiro, eppure ha ancora i piedi ben saldi nel circuito. Saldi ma reattivi, persino più reattivi di quelli di Belinda Bencic, che 15 giorni l’aveva sconfitta a San Pietroburgo (ritorneremo su questo episodio). Questa volta i punti più belli li fa invece Sveta, come anche i recuperi più notevoli: è splendida la coppia di rovesci – incrociato e di puro polso il primo, lungolinea il secondo – con cui ottiene il break che decide il primo set. La tragica seconda palla di Belinda continua ad essere terra di conquista per Kuznetsova, che con due salti ottiene altrettanti break di vantaggio nel parziale successivo. Poi si siede un po’ e ne cede uno, ma quando si accorge di aver abbassato troppo il ritmo, in occasione della palla break che potrebbe rimettere tutto in discussione, gioca un punto perfetto per intensità e scelte tattiche e spegne gli ardori di Bencic.

La vittoria non arriva al primo match point, ottenuto in risposta, per via di un errore di rovescio. Quando Kuz va sotto 0-30 nell’ultimo game della partita si ha la percezione che i 34 anni non le impediranno di lottare fino in fondo per la vittoria di un titolo sfiorato in due occasioni… un’era fa, nel 2004 e nel 2007 (quando in finale fu sconfitta rispettivamente da Myskina ed Henin: eufemistico definirli altri tempi). “Non ricordatemelo!“, sorriderà la russa poco dopo in conferenza. “Tredici anni: è l’età di un bambino che va a scuola già da qualche anno, ecco quant’è!“. Per onore di cronaca, nell’ultimo game Kuznetsova trova un altro splendido angolo con il rovescio e poi chiude al volo, facendo seguire tre servizi vincenti con la tranquillità con cui si morde un Camogli in autogrill (direzione Riccione).

In conferenza, poi, racconta un altro aneddoto che potrebbe aver inciso su questa rivincita portata a termine con successo. Pare che a San Pietroburgo, per la prima volta in carriera, il padre Aleksandr avesse onorato Svetlana della sua presenza in tribuna. Un padre, ex allenatore ciclistico, che con i metodi spicci dell’educazione sportiva sovietica ha avuto cura di forgiarne la tempra che l’ha condotta a vincere due Slam in singolare. Insomma, non era proprio il caso di perderne un’altra, contro Belinda, proprio come quando da piccoli si sbaglia una capriola per poi riprovarla ed eseguirla nel modo corretto: ‘Hai visto cosa so fare, papà?‘.

 

NIENTE BIS PER ONS – Dopo aver rispedito a Louny un’ingenua Karolina Pliskova, a Ons Jabeur non riesce il bis con la connazionale Petra Kvitova, che vince entrambi i tie-break e firma la nona vittoria consecutiva sui campi del Qatar Open. Le tribune ben fornite di addobbi nordafricani – pare che ieri l’ambasciata abbia provato a convocare tutti i tunisini residenti a Doha per sostenere Ons – non bastano a spingere la giocatrice araba oltre l’ostacolo costituito dalla clava mancina di Petra. Jabeur è scesa in campo con la coscia destra fasciata, residuo dell’infortunio subito ieri nel terzo set contro Pliskova, a seguito del quale ha però evitato di chiedere un medical time out per non spostare il focus dalla competizione (un gesto che le fa onore, ancorché la vittoria sia arrivata lo stesso).

I due parziali si snodano in modo neanche troppo dissimile, specie nelle battute finali. Nel primo è Kvitova a costruirsi l’occasione di servire per il set sul 6-5, vanificata con un errore di rovescio, nel secondo è Jabeur a sprecare due occasioni di pareggiare i conti (la tunisina era avanti 6-5 40-15). Ne risultano due tie-break, simili nel punteggio e identici nell’esito, nei quali alla tunisina manca quella lucida follia mostrata più volentieri nella pancia dei due set.

Nel primo set Jabeur è chiamata a rimontare un doppio break di svantaggio e ci riesce, tirando fuori dal borsone una tattica elementare quanto efficace: in manovra rallenta il ritmo, spesso cercando il dritto di Kvitova, e quando non raccoglie l’errore avversario d’improvviso accelera, trovandola impreparata in fase difensiva (come si può prevedere, in effetti, un vincente di Ons?). C’è però il problema del servizio, soprattutto della seconda, dove la tunisina raccoglie più risposte aggressive che punti (41% nel primo set), e in questo precario equilibrio di vincenti improvvisi e seconde tenere si materializza il tie-break, nel quale – incredibile ma vero – è una pessima volée araba a regalare quattro set point a Kvitova. Basta il primo.

Nel secondo set è Kvitova a dover rincorrere, ma un sesto game condito da due doppi falli di Jabeur rimette le cose in parità (3-3). Poi altra altalena: drittone in corsa di Ons per il 6-5 e servizio, e i due set point falliti (un po’ per pigrizia) dalla tunisina che rimettono in partita Kvitova. La ceca sente la difficoltà, eccome, e si concede addirittura qualche esultanza poco simpatica sugli errori dell’avversaria; nel tie-break però lo strappo decisivo è tutta farina del suo sacco, tanto che dopo aver colpito un dritto violentissimo nei pressi della rete rischia quasi l’invasione (chissà cosa sarebbe accaduto). A Ons non resta che annullare un match point con l’ennesima esibizione di pittino, ma su quello successivo può soltanto lanciare la racchetta alla sua sinistra per cercare di intercettare un passante troppo violento di Petra.

È una persona molto umile, è bello dividere il campo con lei” dice Kvitova a fine partita, dopo aver provato a far sparire il broncio di Jabeur con un tenero abbraccio. In semifinale ritroverà Barty, che l’ha sconfitta un mesetto fa all’Australian Open. La numero uno del mondo ha dominato primo e terzo set contro Muguruza, subendone potenza e aggressività solo nel secondo. Una vittoria da numero 1, contro una giocatrice che – non dimentichiamolo – a Melbourne ha sollevato il trofeo di consolazione.

Risultati:

[9] A. Sabalenka b. S. Zheng 3-6 7-6(2) 6-3
S. Kuznetsova b. [4] B. Bencic 6-4 6-4
[8] P. Kvitova b. [WC] O. Jabeur 7-6(2) 7-6(4)
[1] A. Barty b. [11] G. Muguruza 6-1 6-7(4) 6-2

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WTA Acapulco: si ferma Errani, avanti Potapova

L’azzurra è stata superata in tre set dalla cinese Xiyu Wang. Sulla strada della diciottenne russa l’altra giovanissima Leylah Fernandez, sorpresa canadese. Restano in corsa soltanto due teste di serie: Heather Watson e Lin Zhu

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Heather Watson - Acapulco 2020 (via Twitter, @AbiertoTelcel)

Due ore e mezza di lotta non sono bastate a Sara Errani per proseguire la sua corsa nel torneo di Acapulco. L’azzurra è stata superata dalla cinese Xiyu Wang (127 WTA), crollando nel terzo set dopo essere stata comunque brava a conquistare il secondo al tie break. Nel parziale decisivo l’emiliana è risultata facilmente attaccabile sulle prime di servizio, che si sono tradotte in punto appena quattro volte su 17. Entrata in tabellone dalle qualificazioni, Errani conclude comunque con il sorriso la trasferta messicana nella quale è tornata a vincere un match in un main draw del circuito maggiore dopo sette mesi (Bogotà, luglio 2019).

Xiyu Wang troverà ai quarti la connazionale Lin Zhu (6), una delle due uniche teste di serie rimaste in corsa (e che potrebbero ritrovarsi contro in semifinale). L’altra è Heather Watson (7): la britannica, numero 69 del mondo, si troverà davanti Christina McHale uscita vincitrice in rimonta dal derby statunitense con Caroline Dolehide. Nella parte alta del tabellone – dove il pubblico messicano può continuare a spingere Renata Zarazua (due turni superati da wild card, ai quarti troverà Zidansek) – avanza Anastasia Potapova.

La diciottenne russa, reduce dai quarti a San Pietroburgo, prosegue sulla strada d’uscita dalla crisi rifilando un doppio 6-3 a Tatjana Maria. Tra lei e la semifinale, una sfida tra giovanissime contro la sorprendente Leylah Fernandez. La qualificata canadese, classe 2001, ha lasciato appena tre game all’ottava testa di serie Nao Hibino. Il secondo squillo rilevante in pochi giorni: in Fed Cup aveva superato Belinda Bencic.

Risultati:

[Q] X. Wang b. [Q] S. Errani 7-5 6-7(3) 6-1
A. Potapova b. T. Maria 6-3 6-3
[WC] R. Zarazua b. [WC] K. Volynets 4-6 7-5 6-0
[Q] L. Fernandez b. [8] N. Hibino 6-3 6-0
C. McHale b. [Q] C. Dolehide 5-7 6-4 6-3
T. Zidansek b. [Q] K. Juvan 6-2 6-2
[7] H. Watson b. K. Bondarenko 7-6(2) 6-2
[6] L. Zhu b. K. Boulter 7-6(2) 7-5

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