Azarenka sopravvive al match point e alla pioggia: fuori la campionessa di Roma Svitolina

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Azarenka sopravvive al match point e alla pioggia: fuori la campionessa di Roma Svitolina

Quando è quasi mezzanotte, Azarenka rimonta una partita che Svitolina aveva praticamente già vinto. Nubi sempre più dense sulle condizioni fisiche di Wozniacki

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FUORI ELINA DOPO 10 VITTORIE – Le due ore e un quarto di scambi tiratissimi, vincenti, difese forsennate e tensione crescente fra Elina Svitolina e Victoria Azarenka si concludono con l’affermazione di Vika che recupera salvando un match point sotto 2-5 nel terzo set e la sconfitta di Elina dopo dieci vittorie consecutive al Foro. Per il suo incontro d’esordio, la bi-campionessa in carica avrebbe sicuramente preferito un’avversaria meno impegnativa della bielorussa che, a dispetto di qualche problema fisico, è tornata a esprimersi su ottimi livelli, per quanto manchi quella continuità che l’aveva portata al vertice del tennis. Elina non si presenta al meglio a questa edizione degli Internazionali, con i problemi al ginocchio iniziati a febbraio che non sono ancora alle spalle. La regina di Roma mette piede sul Centrale e sembra risorgere, ma la vittoria le sfugge di un soffio, anzi, di un appoggio al volo. 

L’incontro di cartello del programma femminile non delude le attese: entrambe iniziano tirando a tutto braccio, ma Svitolina si posiziona ben dietro la linea di fondo, confidando sia sulla propria superiorità atletica sia sui maggiori rischi che caratterizzano il tennis di Azarenka, dal canto suo più vicina al campo, appunto alla ricerca di una chiusura rapida dello scambio. Come previsto, gli errori bielorussi arrivano più numerosi di quelli ucraini, ma lo stesso vale per i punti vinti in spinta grazie ai quali recupera immediatamente il break subito al quarto game. La palla viaggia veloce e rende il match godibile, nascondendo al contempo l’assenza di variazioni e una maggiore ricerca di angoli, cosa che ci si aspetterebbe da Elina, che ha comunque tre opportunità del 4-2, ma un passante largo e tre gratuiti sembrano portare l’inerzia a favore dell’avversaria. La pressione di Vika diventa insostenibile, ma qualche imprecisione consente a Svitolina di salvare il turno di servizio e, soprattutto, di ritrovare il proprio ritmo e l’equilibrio negli scambi.

Il parziale si decide quando Azarenka, servendo sotto 4-5, concede un paio di regali; Elina ci mette del suo ribaltando uno scambio con una catenata di dritto dalla “zona Thiem” e si prende il set pareggiando il numero dei vincenti (8), ma limitando a 11 i gratuiti, meno di metà dell’avversaria.

Fa freddo, il vento soffia deciso, le gocce d’acqua cadono sempre più fitte e l’ucraina tira il fiato, cedendo subito il servizio. Poco male dal suo punto di vista, perché la sospensione per pioggia di una decina di minuti ha l’effetto di far ripartire altrettanto male Azarenka che, tuttavia, riprende a martellare efficacemente e sale 4-1. La ventiquattrenne di Odessa sembra non avere armi per arginarla, quando la pioggia torna a cadere copiosa e ci si ferma di nuovo, questa volta per un’ora e mezza.

Vika riprende centratissima da dove ha lasciato, mentre sorprende l’atteggiamento di Svitolina che dà l’idea di voler andare subito al set decisivo, proposito che realizza in una manciata di minuti. La tattica si rivela azzeccata perché la bielorussa, chiamata improvvisamente a giocare qualche colpo in più praticamente dopo due ore, azzarda soluzioni portatrici di errori che si sommano alla crescente fiducia di Elina, a partire dalla risposta, che lascia andare completamente il braccio da cui escono vincenti a ripetizione. Il match point arriva servendo sul 5-2, ma Elina commette una follia a rete sparando fuori il dritto al volo e l’incontro si riapre, anzi, si chiude, perché Vika torna a comandare gli scambi conquistando cinque giochi consecutivi. Una Vika a tratti irresistibile (33-34 il saldo vincenti-gratuiti contro il 23-28 di Elina), che deve venire a patti con gli errori imposti dal suo gioco troppo spesso al limite, si può godere un giorno di riposo in attesa della sfida tra Garbiñe Muguruza e Danielle Collins.

Michelangelo Sottili

AHIA, CARO – Amaro e prematuro l’epilogo della corsa romana di Caroline Wozniacki. Sotto gli occhi attenti di Francesca Schiavone, la danese ha ceduto più ai propri problemi fisici che al tennis di Danielle Collins. Wozniacki è entrata in campo con una vistosa fasciatura al polpaccio sinistro, segno evidente di un problema muscolare che, a dispetto dell’iniziale break a suo favore, ha manifestato subito i suoi strascichi. La danese si è infatti ritrovata sotto 5-2 in men che non si dica e ha richiesto l’intervento della fisioterapista per farsi trattare la gamba interessata. Al rientro in campo, ha sfruttato un calo di concentrazione di Collins per riportarsi in scia e agguantare il tiebreak. Qui la statunitense però si è ricomposta, costringendo Wozniacki a spostarsi molto e portando a casa il primo set. La prospettiva di dover lottare e correre per altri due parziali ha forzato Wozniacki ad andare a stringere la mano alla sua avversaria.

 

Ancor più disastroso l’esordio di Aryna Sabalenka, testa di serie numero nove. La bielorussa si è resa protagonista di una prestazione estremamente fallosa e discontinua. Nel primo set semplicemente Sabalenka non ha messo una palla in campo, offrendo su un piatto d’argento ad Alizé Cornet un rapido 6-1. Nel secondo parziale, aggiustata un po’ la mira, si è portata avanti di un break, salvo poi ripiombare subito in un vortice di errori non forzati (saranno 40 a fine match, con ben 12 doppi falli). Cornet è invece rimasta solida e concentrata, veleggiando senza patemi verso il 6-4 che ha chiuso la partita.

E se la fiducia nel tennis è davvero tutto Belinda Bencic è la testimonial perfetta dell’assunto: perso il primo, bruttino, gravido di erroracci, contro Anastasija Sevastova, la giocatrice da Flawil s’è ricordata dei bei momenti di crescita vissuti in questa stagione dopo anni molto bui, insinuando contemporaneamente nella lettone il pensiero del periodaccio di cui è protagonista e producendo la tanto sperata, e a lungo impensata, rimonta. Rimonta, anzi rimontona, che è riuscita anche a Vondrousova nell’insidioso derby ceco contro Barbora Strycova: Marketa, attesa a grandi risultati nel medio periodo, sulla terra sta ancora facendo apprendistato, dunque il roboante recupero da due a cinque sotto nel terzo set chiuso con un tie break d’autorità fa ancora più impressione.

Restando sulle giovanotte, fuori Dayana Yastremska al terzo dopo un secondo set dominato con Carla Suarez Navarro e fuori anche Viktoria Kuzmova, abile comunque a spaventare moltissimo Ashleigh Barty, alla quale ha tolto un set, il primo, e preso un break di vantaggio nel terzo per cedere alla distanza, anche se solo al fotofinish. Molto più semplice del preventivabile la vittoria ottenuta da Kiki Mladenovic nell’altro derby di giornata contro la personale miglior nemica Caroline Garcia, demolita in un’oretta che non deve aver lasciato buone sensazioni all’ex favorita di Andy Murray, mentre ci si poteva attendere, per quanto l’insondabilità della protagonista non regali mai certezze granitiche, il successo in due strappato da Karolina Pliskova su Ajla Tomljanovic.

‘PENKO’ IN PICCHIATA – Resta da segnalare il KO, non inaspettato visti i tempi che corrono, patito da Aljona Ostapenko contro la pur sempre incerottata Buzarnescu: ritiratasi (il terzo della giornata dopo quello di Wozniacki e quello annunciato da Serena per domani) sotto 0-15 nel decimo game della seconda frazione e impossibilitata a difendere i quarti raggiunti lo scorso anno, la ventiduenne di Riga perderà ulteriore terreno in classifica e lunedì prossimo si assesterà intorno alla posizione trentasette, il che significa niente testa di serie all’adorato Roland Garros vinto a sorpresa due anni orsono.

Emmanuel Marian e Lorenzo Colle

Risultati:

D. Collins b. [11] C. Wozniacki 7-6(5) rit.
[Q] A. Cornet b. [9] A. Sabalenka 6-1 6-4
[8] A. Barty b. V. Kuzmova 4-6 6-3 6-4
[4] K. Pliskova b. A. Tomljanovic 6-3 6-3
[WC] V. Azarenka b. [5] E. Svitolina 4-6 6-1 7-5
B. Bencic b. [12] A. Sevastova 2-6 6-3 6-2
[Q] M. Sakkari b. A. Pavlyuchenkova 6-1 7-5
M. Buzarnescu b. J. Ostapenko 6-2 5-4 rit.
[Q] K. Mladenovic b. C. Garcia 6-1 6-2
D. Kasatkina b. [Q] I.C. Begu 6-2 7-6(5)
[16] J. Goerges b. S.W. Hsieh 6-3 6-4
C. Suarez Navarro b. D. Yastremska 6-4 1-6 6-3
M. Vondrousova b. B. Strycova 1-6 6-4 7-6(4)

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A Roma la finale che nessuno si aspettava

Né Pliskova né Konta amano il rosso e su terra battuta l’unico precedente risale a otto anni fa. La logica direbbe Pliskova, ma il torneo femminile di logico ha avuto poco

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Tra poco (inizio previsto alle ore 13), a Giove Pluvio piacendo, Roma avrà una nuova campionessa, e vada come vada sarà una discreta sorpresa. Konta-Pliskova è la finale che nessuno si aspettava; nessuno tra i tifosi, addetti ai lavori o sedicenti tali e soprattutto nessuna tra le due contendenti al trono di Elina Svitolina, regnante da mesi ventiquattro e abdicante dopo la psicodrammatica sconfitta con match point a favore martedì scorso contro Vika Azarenka.

In un contesto finalistico popolato da rivali non necessariamente amanti del mattone tritato, la presenza di Karolina Pliskova desta meno scalpore, per tutta una serie di ragioni: scesa alla posizione numero sette del ranking e per quanto incline al rovescio imprevedibile, la Pliskova destrimane sta tutto sommato cavalcando una stagione solida, che le ha regalato la semifinale a Melbourne, la finale a Miami, il titolo a Brisbane e insomma si può anche cascare peggio, ma il rosso, giocato solo se obbligatorio, rimane per lei un rompicapo di difficile soluzione: nel 2019 i match disputati prima di Roma erano appena due, alla Caja Magica nel doppio incrocio ucraino con vittoria da brividi sulla teen Yastremska e la brutta resa al cospetto di Katerina Kozlova. Poi, all’improvviso, il sole e la trasvolata romana, utile a far guadagnare a Karolina molti complimenti che l’insondabile trampoliera di Louny non trova particolarmente meritati.

 

Non sto giocando il mio miglior tennis, non l’ho fato nemmeno questa settimana. L’unica partita davvero di livello è stata quella contro Vika Azarenka, ma il resto non è stato nulla di speciale. Ieri ho vinto bene contro Maria Sakkari che su terra è difficile da affrontare, ma potrei fare molto meglio“. Per classifica, pedigree e sensazioni diffuse la favorita in una finale dove in pochi si aspettavano di trovarla è proprio lei, ma è proprio lei a esibire un understatement persino troppo spinto. Meno diplomatica e con fare molto più spavaldo si presenta la rivale, presumibilmente sfavorita ma di visioni parecchio più ottimistiche, al limite dell’ingiustificato, penserebbero i più superficiali osservatori dell’ultimo pezzo di carriera di Konta.

Il 2018 della britannica di Sydney è stato l’annus horribilis, e il 2019 per ora non è stato niente di che, anche se le impressioni della diretta interessata divergono da quanto sta scritto su carta e disposto negli archivi. “Ho giocato un gran torneo, ma non sono sorpresissima. Tutti dicono che io non sia una giocatrice da terra ma da ragazzina ho vinto sul rosso i miei primi titoli e mi trovo bene. Se mi aspettavo di arrivare fin qui? Non lo escludevo. A Rabat ho giocato la finale e sin dalla preparazione invernale sento di migliorare ogni giorno di più. La gente tende a guardare solo i risultati, ma anche all’Open d’Australia dove ho perso al secondo turno, per esempio, ho giocato molto bene“.

Lo storico dei precedenti dice cinque a uno Pliskova, ma l’unico su terra si è disputato otto anni fa in un venticinquemila dollari ceco. L’ufficio facce dice Konta, la quale ha svoltato dopo aver rimontato Stephens al secondo turno. I numeri sono con Karolina, ma se la fiducia nel tennis è tutto Johanna può imporre una sfida molto tirata.

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La rimonta di Konta ferma la marcia di Bertens: finale a Roma con Pliskova

Kiki Bertens si ferma a due punti dalla finale, stoppata dalla progressione di Konta. Prima finale a Roma per la britannica, che trova Karolina Pliskova

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Johanna Konta - Roma 2019 (foto Twitter @InteBNLdItalia)

J. Konta b. [6] K. Bertens 5-7 7-5 6-2

Si arresta in semifinale il percorso di Kiki Bertens verso quello che avrebbe potuto essere il suo secondo titolo Mandatory/Five consecutivo. Dopo un primo set ben giocato nel quale ha imbrigliato Jo Konta con i suoi schemi da fondocampo, sia offensivi sia difensivi, ha perso via via smalto per poi subire la rimonta dell’avversaria dopo che, giunta a due punti dalla sconfitta, si è scrollata di dosso le sue incertezze ed ha sfoderato un terzo set di grande livello.

Entrambi i precedenti a livello WTA si erano disputati sul cemento nord-americano e Kiki avevaconquistato la sfida più recente a Indian Wells di quest’anno. A questa partita l’olandese ci si è presentata dopo aver disputato solamente due match (secondo e terzo turno, tra l’altro nello stesso giorno) con un tempo totale di gioco di circa quattro ore, mentre la britannica ne ha giocate il doppio restando in campo per 7 ore e 3 minuti. 

 

Bertens ha impostato il gioco puntando prevalentemente sullo schema servizio e dritto, le sue due armi principali oltre al back di rovescio, ma Konta oggi particolarmente mobile sul laterale, è riuscita a difendersi così bene de poter spesso crearsi l’occasione per passare al contrattacco. Le sue palle corte di rovescio hanno mandato in crisi la n.4 del mondo (che sul 3-3 è anche scivolata in un tentativo di recupero) e a rete Johanna si è presentata più spesso del solito e si è comportata con grande disinvoltura. Purtroppo per lei, però, è mancata nel momento decisivo, quando ha avuto la chance di servire per il set sul 5-4, anche perché Bertens ha fatto vedere, soprattutto in quel frangente, grandi doti di difesa.

Perso il primo set, Konta ha fallito anche la chance di consolidare il break ottenuto in apertura di secondo parziale dopo essere andata 30-0, ma invece di annegare nei rimpianti durante la pausa avvenuta sull’1-1 per soccorrere uno spettatore in difficoltà sugli spalti, la tennista britannica è riuscita a cancellare le occasioni appena perdute continuando nel suo tennis di pressione. Nonostante due palle break mancate sul 3-3, una delle quali con una palla corta di diritto messa malamente in rete, Konta ha tenuto il servizio sul 4-5, grazie a due punti anche un po’ fortunati (uno smash colpito molto male rimasto sulla riga e un corpo a corpo a rete) ed ha approfittato di un brutto game di battuta di Bertens per piazzare la zampata vincente nel secondo set.

Una volta passata la paura (era stata a due punti dalla sconfitta, e quello smash scentrato avrebbe mandato Bertens al match point) ed equalizzato il punteggio, Konta ha progressivamente ma inesorabilmente preso il comando della partita, portando il suo gioco ad un livello che Bertens ha mostrato di non avere nella giornata specifica. L’unico momento di incertezza nel set finale si è avuto quando nel corso di un recupero Kiki Bertens ha perso il controllo della racchetta che ha colpito un giudice di linea: il giudice di sedia Kader Nouni non ha avuto dubbio nel considerare l’episodio come un’azione di gioco accidentale e il set è continuato normalmente, lasciando che Johanna Konta completasse in grande stile il match otto minuti prima dello scoccare delle tre ore di gioco.

È la prima finale a Roma per Konta, che non aveva mai superato il terzo turno in tre partecipazioni agli Internazionali BNL d’Italia e che per la prima volta arriva all’atto conclusivo di un torneo Premier 5 dopo le due finali ai Premier Mandatory di Pechino nel 2016 e di Miami nel 2017 dove ha vinto il suo titolo più prestigioso. Per Bertens arriva alla fine una cavalcata che le ha regalato il titolo al Mutua Madrid Open e, da lunedì prossimo, il n.3 della classifica mondiale (se Pliskova non alzerà il trofeo domani) alla vigilia di uno Slam che può sicuramente giocarsi da protagonista.

Vanni Gibertini

[4] K. Pliskova b. [Q] 6-4 6-4

La semifinale tra Karolina Pliskova e Maria Sakkari aveva un unico precedente disputato proprio qui a Roma 12 mesi fa il quale non era affatto passato inosservato. Pliskova era uscita sconfitta tra mille polemiche e lei stessa ha ammesso ieri che “persino io non vedeva l’ora che si disputasse questa partita. Già in un paio di tornei recentemente stava per accadere ma lei aveva perso prima, forse aveva paura di affrontarmi.” Poi però ha smorzato i toni riconoscendo il grande valore del tennis fatto vedere dalla n. 39 del mondo, la quale però oggi forse, se non paura, sicuramente ha sentito la pressione.

Sarà stato per via delle condizioni meteo poco favorevoli (cielo grigio, vento, e pioggia che ha interrotto il match in una occasione a metà primo set), o forse per il precedente burrascoso o ancora per il gioco monocorde da fondo che entrambe propongono, fatto sta che la seconda semifinale femminile non ha entusiasmato particolarmente il pubblico romano che ha sonnecchiato tutto il tempo, fatta eccezione per il gruppetto di greci già fattosi sentire nel match di Tsitsipas. Sakkari però, come il suo compatriota, è stata fallosissima e anche la ceca avrebbe avuto altrettanti problemi nel vincere game se non avesse potuto contare su una battuta così efficiente. Karolina infatti guida con leggero distacco la classifica del conteggio degli ace in stagione (247 contro i 246 di Bertens) e oggi l’aiuto arrivatogli con questo colpo è stato a dir poco fondamentale.

Anche quando Maria riusciva a rispondere alla prima della ceca, entrare nello scambio per lei è stato complicatissimo e il suo andamento altalenante non l’ha certo agevolata. Nel primo set sono stati due break in rapida successione ottenuti al rientro in campo dopo la pioggia, mentre nel secondo la zampata decisiva è arrivata nell’undicesimo game con Sakkari che non può certo essere contenta del suo tennis, diametralmente opposto a ciò che aveva fatto vedere meno di 24 ore prima. Una Pliskova non brillantissima quindi diventa la prima ceca dal 1982 a contendersi il titolo a Roma dopo Hana Mandlíková, e per la n. 7 del mondo sarà la quarta finale in un Premier Mandatory/Five in carriera (1-2 il record). Con Konta Pliskovaè in vantaggio 5-1 nei precedenti.

da Roma, Paolo Di Lorito

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Pliskova supera Azarenka, anche Konta e Sakkari in semifinale a Roma

ROMA – Karolina Pliskova rimonta un set ad Azarenka e conquista la sua prima semifinale a Roma. In mattina ritiro di Naomi Osaka

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Karolina Pliskova - Roma 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

dal nostro inviato a Roma

[4] Ka. Pliskova b. [WC] V. Azarenka 6-7(5) 6-2 6-2

 

Il primo match del tabellone femminile a disputarsi, dopo il ritiro di Osaka in mattinata, è stato il derby est-europeo tra Vika Azarenka e Karolina Pliskova e con la vittoria di quest’ultima il conteggio dei precedenti si è portato sul 4 pari. Quattro delle precedenti sfide erano andate al terzo set, compresa la recentissima di Stoccarda, e anche oggi si è dovuti ricorrere al parziale decisivo. La bielorussa però, dopo aver vinto il primo in rimonta al tie-break ha iniziato ad accusare la stanchezza fisica e mentale accumulatasi nei giorni scorsi e con il passare dei game ha perso sempre più la sua incisività. Pliskova si è dimostrata ancora una volta una giocatrice di grande freddezza nei decider e adesso vanta un record di 14 partite vinte al terzo su 20 giocate; oltre a questo detiene al momento anche il record del maggior numero di ace messi a segno: 239.

Un tifoso in prima fila di tanto in tanto informava i presenti della sua fede calcistica mostrando una bandiera dell’Atalanta (con qualche giorno di ritardo) ma, nonostante fossero in campo delle tenniste della WTA, l’agonismo con il quale queste due hanno affrontato l’incontro ha fatto intendere che a giocare non c’era nessuna dea ma solo due guerriere. Il pubblico del Pietrangeli comunque ha subito mostrato la sua predilezione nei confronti di Pliskova e lei li ha in qualche modo ripagati con una partenza sprint; una sola palla break infatti le è bastata per salire 4-1. Azarenka, arrancando a destra e sinistra, è comunque riuscita a risalire e dopo un ulteriore scambio di break si è imposta 7-5 al tie-break.

Nel secondo set si è rivista la Pliskova di inizio partita e i suoi colpi piatti e tesi si sono rivelati di difficile lettura per la bielorussa. Il servizio di quest’ultima inoltre ha continuato a darle pochissime garanzie (due doppi falli fatali nel game di apertura), mentre con questo colpo Karolina ha fatto le sue fortune chiudendo il parziale 6-2 proprio con un ace. In questa frazione Vika è stata sempre succube della sua avversaria – la quale per altro non ha fatto granché – ma la superiorità, verrebbe da dire di tipo mentale più che fisico, è stata evidente. 
Anche il terzo set purtroppo è stato deciso più dagli errori che dalle belle giocate e anche in questo caso a darsi la zappa sui piedi è stata la n. 51 del mondo: altri due doppi falli, arrivati nel terzo game, le costano il break dal quale non saprà più riprendersi. La finalista del 2013 dunque esce di scena ma lo fa a testa alta dopo aver eliminato la campionessa in carica Svitolina; la n. 7 del mondo invece, alla quinta partecipazione a Roma, supera per la prima volta l’ostacolo dei quarti di finale e attende adesso la vincente di Sakkari-Mladenovic.

J. Konta b. M. Vondrousova 6-3 3-6 6-1

Dopo tre statunitensi (Riske, Stephens, e Venus) Johanna Konta si trova davanti una tennista ceca: la mancina Marketa Vondrousova che ha iniziato sempre più a far parlare di sé grazie ai cinque quarti di finale consecutivi raggiunti, incluso Roma. Sono due le posizioni che le separano nel ranking (44 Vondrousova, 42 Konta) ma i dati anagrafici evidenziano una sostanziale differenza. La britannica, che oggi compie 28 anni, ne ha 9 in più della sua avversaria e di certo le avrà fatto comodo restare in campo un paio d’ore in meno per arrivare fin qui; Vondrousova invece sembra abbonata alle maratone (ha giocato per quasi 7 ore) e anche in questa occasione il terzo set non è mancato.

Nel primo parziale la britannica è riuscita sempre a domare l’esuberanza di Vondrousova chiudendo agevolmente 6-3 ma nel secondo, quando le sue palle corte erano diventate sempre più leggibili e i colpi da fondo molto più fiacchi e spesso fallosi, è emersa la ceca. Le abilità in risposta di Marketa (guida la classifica WTA di percentuali di game vinti in risposta) sono emerse solamente nel secondo set vinto da lei grazie a due break, ancora per 6-3. Nell’ultimo set comunque Vondrousova è completamente sparita dal campo e Johanna l’ha sopraffatta senza problemi per 6-1 tornando a giocarsi una finale ad alto livello da Wimbledon 2017.

[Q] M. Sakkari b. [Q] K. Mladenovic 5-7 6-3 6-0

Difficile dire se sia per via della pressione della posta in gioco, o se si tratti del normale andamento di un match WTA, ma fatto sta che la sfida inedita tra le due qualificate Maria Sakkari e Kristina Mladenovic è stata, per oltre un set, densa di errori gratuiti difficilmente giustificabili. Mladenovic, che già dal terzo turno era l’ultima francese rimasta in corsa dei 10 di partenza (7 uomini e 3 donne) si è arresa subendo un 6-0 nel terzo set, dopo esser stata, all’inizio del secondo set, la favorita dell’incontro. Lei stessa però ha giustificato la cosa in conferenza stampa riconoscendo lo straordinario stato di forma delle sua avversaria (vincitrice recentemente del suo primo titolo della carriera) e facendole apertamente i complimenti.

Il dritto di Sakkari, prima tennista greca a raggiungere la semifinale a Roma, è stato indubbiamente il colpo più efficiente della partita con la francese che per lunghi tratti è stata vittima della fretta (quasi tutti i suoi errori infatti erano evitabili con un minimo di pazienza in più), e spesso ha cercato di uscire dagli scambi con la smorzata. Nonostante l’evidente superiorità tecnica di Kristina, Maria può contare su una maggiore propensione alla lotta e il suo gioco da fondo ha funzionato molto di più. Salvo un prolungato passo falso nel primo set – quando è andata a servire sul 5-3 senza chiudere – la greca ha tenuto imbrigliata la sua avversaria e con due break nel secondo e tre nel terzo si è conquistata meritatamente la seconda semifinale Premier della carriera dopo quella di Wuhan, anche in quel caso da qualificata.

L’ultima qualifica a raggiungere questa fase del torneo qui in Italia invece era stata Daria Gavrilova nel 2015 e Sakkari ci è giunta con la 12esima vittoria stagionale sulla terra; adesso per lei si ripropone la sfida con Karolina Pliskova che proprio qui, 12 mesi fa, era stato palcoscenico di una intensissima polemica. Le quattro semifinaliste dunque sono tutte europee ed è il terzo anno consecutivo a Roma.

Risultati

[6] K. Bertens b. [1] N. Osaka W/O
J. Konta b. M. Vondrousova 6-3 3-6 6-1
[4] Ka. Pliskova b. [WC] V. Azarenka 6-7(5) 6-2 6-2
[Q] M. Sakkari b. [Q] K. Mladenovic 5-7 6-3 6-0

Il tabellone completo

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