Azarenka sopravvive al match point e alla pioggia: fuori la campionessa di Roma Svitolina

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Azarenka sopravvive al match point e alla pioggia: fuori la campionessa di Roma Svitolina

Quando è quasi mezzanotte, Azarenka rimonta una partita che Svitolina aveva praticamente già vinto. Nubi sempre più dense sulle condizioni fisiche di Wozniacki

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FUORI ELINA DOPO 10 VITTORIE – Le due ore e un quarto di scambi tiratissimi, vincenti, difese forsennate e tensione crescente fra Elina Svitolina e Victoria Azarenka si concludono con l’affermazione di Vika che recupera salvando un match point sotto 2-5 nel terzo set e la sconfitta di Elina dopo dieci vittorie consecutive al Foro. Per il suo incontro d’esordio, la bi-campionessa in carica avrebbe sicuramente preferito un’avversaria meno impegnativa della bielorussa che, a dispetto di qualche problema fisico, è tornata a esprimersi su ottimi livelli, per quanto manchi quella continuità che l’aveva portata al vertice del tennis. Elina non si presenta al meglio a questa edizione degli Internazionali, con i problemi al ginocchio iniziati a febbraio che non sono ancora alle spalle. La regina di Roma mette piede sul Centrale e sembra risorgere, ma la vittoria le sfugge di un soffio, anzi, di un appoggio al volo. 

L’incontro di cartello del programma femminile non delude le attese: entrambe iniziano tirando a tutto braccio, ma Svitolina si posiziona ben dietro la linea di fondo, confidando sia sulla propria superiorità atletica sia sui maggiori rischi che caratterizzano il tennis di Azarenka, dal canto suo più vicina al campo, appunto alla ricerca di una chiusura rapida dello scambio. Come previsto, gli errori bielorussi arrivano più numerosi di quelli ucraini, ma lo stesso vale per i punti vinti in spinta grazie ai quali recupera immediatamente il break subito al quarto game. La palla viaggia veloce e rende il match godibile, nascondendo al contempo l’assenza di variazioni e una maggiore ricerca di angoli, cosa che ci si aspetterebbe da Elina, che ha comunque tre opportunità del 4-2, ma un passante largo e tre gratuiti sembrano portare l’inerzia a favore dell’avversaria. La pressione di Vika diventa insostenibile, ma qualche imprecisione consente a Svitolina di salvare il turno di servizio e, soprattutto, di ritrovare il proprio ritmo e l’equilibrio negli scambi.

Il parziale si decide quando Azarenka, servendo sotto 4-5, concede un paio di regali; Elina ci mette del suo ribaltando uno scambio con una catenata di dritto dalla “zona Thiem” e si prende il set pareggiando il numero dei vincenti (8), ma limitando a 11 i gratuiti, meno di metà dell’avversaria.

Fa freddo, il vento soffia deciso, le gocce d’acqua cadono sempre più fitte e l’ucraina tira il fiato, cedendo subito il servizio. Poco male dal suo punto di vista, perché la sospensione per pioggia di una decina di minuti ha l’effetto di far ripartire altrettanto male Azarenka che, tuttavia, riprende a martellare efficacemente e sale 4-1. La ventiquattrenne di Odessa sembra non avere armi per arginarla, quando la pioggia torna a cadere copiosa e ci si ferma di nuovo, questa volta per un’ora e mezza.

Vika riprende centratissima da dove ha lasciato, mentre sorprende l’atteggiamento di Svitolina che dà l’idea di voler andare subito al set decisivo, proposito che realizza in una manciata di minuti. La tattica si rivela azzeccata perché la bielorussa, chiamata improvvisamente a giocare qualche colpo in più praticamente dopo due ore, azzarda soluzioni portatrici di errori che si sommano alla crescente fiducia di Elina, a partire dalla risposta, che lascia andare completamente il braccio da cui escono vincenti a ripetizione. Il match point arriva servendo sul 5-2, ma Elina commette una follia a rete sparando fuori il dritto al volo e l’incontro si riapre, anzi, si chiude, perché Vika torna a comandare gli scambi conquistando cinque giochi consecutivi. Una Vika a tratti irresistibile (33-34 il saldo vincenti-gratuiti contro il 23-28 di Elina), che deve venire a patti con gli errori imposti dal suo gioco troppo spesso al limite, si può godere un giorno di riposo in attesa della sfida tra Garbiñe Muguruza e Danielle Collins.

Michelangelo Sottili

AHIA, CARO – Amaro e prematuro l’epilogo della corsa romana di Caroline Wozniacki. Sotto gli occhi attenti di Francesca Schiavone, la danese ha ceduto più ai propri problemi fisici che al tennis di Danielle Collins. Wozniacki è entrata in campo con una vistosa fasciatura al polpaccio sinistro, segno evidente di un problema muscolare che, a dispetto dell’iniziale break a suo favore, ha manifestato subito i suoi strascichi. La danese si è infatti ritrovata sotto 5-2 in men che non si dica e ha richiesto l’intervento della fisioterapista per farsi trattare la gamba interessata. Al rientro in campo, ha sfruttato un calo di concentrazione di Collins per riportarsi in scia e agguantare il tiebreak. Qui la statunitense però si è ricomposta, costringendo Wozniacki a spostarsi molto e portando a casa il primo set. La prospettiva di dover lottare e correre per altri due parziali ha forzato Wozniacki ad andare a stringere la mano alla sua avversaria.

Ancor più disastroso l’esordio di Aryna Sabalenka, testa di serie numero nove. La bielorussa si è resa protagonista di una prestazione estremamente fallosa e discontinua. Nel primo set semplicemente Sabalenka non ha messo una palla in campo, offrendo su un piatto d’argento ad Alizé Cornet un rapido 6-1. Nel secondo parziale, aggiustata un po’ la mira, si è portata avanti di un break, salvo poi ripiombare subito in un vortice di errori non forzati (saranno 40 a fine match, con ben 12 doppi falli). Cornet è invece rimasta solida e concentrata, veleggiando senza patemi verso il 6-4 che ha chiuso la partita.

 

E se la fiducia nel tennis è davvero tutto Belinda Bencic è la testimonial perfetta dell’assunto: perso il primo, bruttino, gravido di erroracci, contro Anastasija Sevastova, la giocatrice da Flawil s’è ricordata dei bei momenti di crescita vissuti in questa stagione dopo anni molto bui, insinuando contemporaneamente nella lettone il pensiero del periodaccio di cui è protagonista e producendo la tanto sperata, e a lungo impensata, rimonta. Rimonta, anzi rimontona, che è riuscita anche a Vondrousova nell’insidioso derby ceco contro Barbora Strycova: Marketa, attesa a grandi risultati nel medio periodo, sulla terra sta ancora facendo apprendistato, dunque il roboante recupero da due a cinque sotto nel terzo set chiuso con un tie break d’autorità fa ancora più impressione.

Restando sulle giovanotte, fuori Dayana Yastremska al terzo dopo un secondo set dominato con Carla Suarez Navarro e fuori anche Viktoria Kuzmova, abile comunque a spaventare moltissimo Ashleigh Barty, alla quale ha tolto un set, il primo, e preso un break di vantaggio nel terzo per cedere alla distanza, anche se solo al fotofinish. Molto più semplice del preventivabile la vittoria ottenuta da Kiki Mladenovic nell’altro derby di giornata contro la personale miglior nemica Caroline Garcia, demolita in un’oretta che non deve aver lasciato buone sensazioni all’ex favorita di Andy Murray, mentre ci si poteva attendere, per quanto l’insondabilità della protagonista non regali mai certezze granitiche, il successo in due strappato da Karolina Pliskova su Ajla Tomljanovic.

‘PENKO’ IN PICCHIATA – Resta da segnalare il KO, non inaspettato visti i tempi che corrono, patito da Aljona Ostapenko contro la pur sempre incerottata Buzarnescu: ritiratasi (il terzo della giornata dopo quello di Wozniacki e quello annunciato da Serena per domani) sotto 0-15 nel decimo game della seconda frazione e impossibilitata a difendere i quarti raggiunti lo scorso anno, la ventiduenne di Riga perderà ulteriore terreno in classifica e lunedì prossimo si assesterà intorno alla posizione trentasette, il che significa niente testa di serie all’adorato Roland Garros vinto a sorpresa due anni orsono.

Emmanuel Marian e Lorenzo Colle

Risultati:

D. Collins b. [11] C. Wozniacki 7-6(5) rit.
[Q] A. Cornet b. [9] A. Sabalenka 6-1 6-4
[8] A. Barty b. V. Kuzmova 4-6 6-3 6-4
[4] K. Pliskova b. A. Tomljanovic 6-3 6-3
[WC] V. Azarenka b. [5] E. Svitolina 4-6 6-1 7-5
B. Bencic b. [12] A. Sevastova 2-6 6-3 6-2
[Q] M. Sakkari b. A. Pavlyuchenkova 6-1 7-5
M. Buzarnescu b. J. Ostapenko 6-2 5-4 rit.
[Q] K. Mladenovic b. C. Garcia 6-1 6-2
D. Kasatkina b. [Q] I.C. Begu 6-2 7-6(5)
[16] J. Goerges b. S.W. Hsieh 6-3 6-4
C. Suarez Navarro b. D. Yastremska 6-4 1-6 6-3
M. Vondrousova b. B. Strycova 1-6 6-4 7-6(4)

Il tabellone femminile
Calendario WTA 2019: entry list e tabelloni

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Australian Open

Australian Open: Halep, Pliskova e Bencic superano le insidie del debutto

Simona cade e salva tre set point nel primo set contro Brady. La ceca e la svizzera arginano i ritorni di Mladenovic e Schmiedlova. Successi anche per Bertens e Svitolina, subito fuori Anisimova

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Karolina Pliskova - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

Tra le top player WTA Karolina Pliskova è quella che ha iniziato meglio la nuova decade. Il terzo titolo della carriera alzato a Brisbane le ha dato la giusta carica per l’Australian Open, dove difende la semifinale. La ceca ha iniziato la sua rincorsa con una convincente vittoria sulla Rod Laver Arena nella mattinata di Melbourne. 6-1 7-5 a Kristina Mladenovic, forse uno dei sorteggi peggiori tra tutte le favorite del tabellone principale. Prima del match i precedenti erano fermi sul 2-2 dal 2017: memorabile la vittoria in Fed Cup della francese nel 2016, 16-14 nel set decisivo. La numero due del tabellone non aveva intenzione che la storia si ripetesse in un grande appuntamento.

È partita a tavoletta (5-0) chiudendo il primo parziale in 25 minuti. “Penso di aver iniziato molto bene” ha ammesso al termine della partita. “Ero un po’ nervosa all’inizio, poteva andare peggio. È stato comunque un buon match, un buon test come primo turno“. Karolina ha rischiato di rimettere in partita Mladenovic a metà secondo set, concedendo un controbreak sul 4-3. Nell’undicesimo game le ha strappato ancora il servizio e ha archiviato la pratica in un’ora e 24 minuti, chiudendo col ventesimo vincente della sua partita. Al prossimo turno sfiderà Laura Siegemund, che ha battuto nettamente l’ex semifinalista a Melbourne (e a Flushing Meadows) Coco Vandeweghe.

È ancor meno fortunata nei sorteggi a Melbourne la campionessa di Wimbledon Simona Halep, approdata con qualche patema al secondo round. Dopo che l’anno passato aveva dovuto superare Kanepi, Kenin (due delle giocatrici più in forma al tempo) e Venus Williams, per poi perdere con onore da Serena Williams in ottavi, stavolta l’urna le ha regalato Jennifer Brady. La 24enne di Harrisburg è stata capace di eliminare Barty a Brisbane la scorsa settimana e nel primo set ha confermato il suo ottimo stato di forma. Si è portata avanti di un break fino al 4-3, poi ha subito il ritorno di Simona, che però sul 5-5 è caduta mentre colpiva in recupero sul lato destro. MTO e fasciatura al polso per lei, come se non bastasse il break da recuperare.

Halep ha dovuto giocare già sui livelli di una seconda settimana Slam. Salvati ben tre set point sul servizio di Brady, ha chiuso un primo set durato 70 minuti al tie-break (7-5), giocato con attenzione e consueta solidità. Superato il nervosismo e la tensione post-caduta, la numero quattro del tabellone ha preso il largo nel secondo set e la statunitense ha subìto gli effetti di un parziale perso in quel modo. Con un 6-1 in 26 minuti ha vinto un match insidioso e si è guadagnata il secondo turno.

Sulla Margaret Court Arena è partito con un successo l’Australian Open di Belinda Bencic, semifinalista agli ultimi US Open, ma mai oltre il terzo round nel primo Slam dell’anno. La sua è una rivincita, ottenuta in due set su Anna Karolina Schmiedlova, che l’aveva battuta lo scorso anno in finale a Hobart. Dopo aver messo in cascina un primo set agevole, Bencic ha dovuto rimontare da sotto 0-3 nel secondo. “È importante avere la capacità di uscire dalle situazioni difficili” ha detto alla stampa la svizzera dopo la vittoria. “Non giochi mai la partita perfetta, perciò devi sempre risolvere dei problemi”. Jelena Ostapenko sarà la sua avversaria nel secondo turno. La campionessa del Roland Garros 2017 ha superato in due set Ludmilla Sasmonova.

Sullo stesso campo Ajla Tomljanovic ha esaltato il pubblico australiano ‘tritando’ l’altra lettone Sevastova. Un doppio 6-1 l’ha proiettata al secondo round: non è mai riuscita ad andare oltre. Sulla sua strada c’è una ritrovata Garbine Muguruza, che dopo aver smaltito un virus beccato la scorsa settimana, ha battuto Shelby Rogers al terzo set (con un ambiguo 0-6 6-1 6-0). Tra le top 10, Elina Svitolina e Kiki Bertens (nello stesso ottavo) hanno vinto senza troppe fatiche, la prima su Katie Boulter e l’altra contro la rumena Begu. La possibile avversaria di terzo turno di Bertens è caduta al primo round. Si tratta della semifinalista uscente del Roland Garros Anisimova, eliminata da Zarina Diyas.

Nei recuperi dei match cancellati nel day 1, spicca la vittoria di Caroline Garcia. La francese ha recuperato un set di svantaggio a Madison Brengle e ha ritrovato la vittoria in un Major (mancava dall’ultimo Open di Francia). Al prossimo turno la attende Ons Jabeur, che ha eliminato subito la britannica Johanna Konta. Jabeur, uno dei talenti più puri del Tour WTA, ha regalato questa perla ai giornalisti, che le chiedevano pareri tecnici in conferenza stampa: “La superficie? Le palle? Lo chiedete alla persona sbagliata. A me basta che mi diano una racchetta qualsiasi, su un campo qualsiasi, con palle qualsiasi. È lo stesso, io vado e gioco a tennis”.

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Australian Open

Australian Open: avanzano Serena, Osaka e Barty, Gauff batte (di nuovo) Venus

Risultati diversi per le due sorelle Williams. Serena lascia tre giochi a Potapova. Venus ancora eliminata dal baby prodigio del tennis americano. Senza problemi Wozniacki e Kvitova, la numero 1 passa in rimonta

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Serena Williams - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Il tabellone completo (con tutti i risultati aggiornati)

Il torneo di singolare femminile degli Australian Open comincia tutto nel segno del tennis (afro)americano, quello del presente e quello del futuro. Quello del presente, a dispetto dei suoi 38 anni, porta il nome di Serena Williams, sempre alla caccia di quel 24esimo Slam che le permetterebbe di eguagliare il record di Margaret Court. Nel suo match di primo turno, Serena ha regolato in meno di un’ora con un pesantissimo 6-0 6-3 la promettente russa Anastasia Potapova, n.90 del ranking WTA, nata quando lei aveva già vinto il suo primo Slam. La leggenda statunitense ha realizzato più del doppio dei vincenti della sua avversaria (24 a 11) e commesso un errore in meno (16 a 17). Dopo la vittoria ad Auckland, la prima in un torneo WTA da mamma, la più giovane ma anche più vincente delle sorelle Williams ha confermato di essere in grande forma e determinata a conquistare il titolo. Al prossimo turno affronterà la slovena Tamara Zidansek, n,64 del mondo, che ha superato con un duplice 6-3 la wild card sudcoreana Na-Lae Han.

Con i suoi 15 anni, Cori “Coco” Gauff rappresenta invece il futuro del tennis americano e secondo molti l’erede naturale di Serena. Al suo esordio assoluto agli Australian Open, Gauff ha sconfitto con il punteggio di 7-6 6-3 la più grande delle sorelle Williams, Venus, come era già successo nel primo turno dell’ultima edizione di Wimbledon. Nel primo set, la giovanissima tennista di Atlanta non ha capitalizzato tre set point ma è riuscita a far la differenza nel momento decisivo del tiebreak, vinto per 7 punti a 5. Nel secondo parziale, Gauff è di nuovo partita meglio e questa volta Venus non è più riuscita a farsi sotto. Impressionate il suo rendimento al servizio: 77 per cento di punti con la prima e 61 per cento con la seconda. A dispetto della sua età e degli enormi margini di miglioramento, Coco ha dimostrato ancora una volta di più di essere già una giocatrice vera. Al secondo turno se la vedrà con la rumena Sorana Cirstea, che ha eliminato a sorpresa in due set (6-2 7-6) la ceca Barbora Strycova, testa di serie n.32 del tabellone. 

 

E poteva benissimo giocare per gli Stati Uniti, dove è cresciuta tennisticamente, anche Naomi Osaka, campionessa in carica e n.4 del mondo. Rispettando in pieno gli onori del pronostico, Osaka ha avuto vita piuttosto facile nel suo primo turno contro la ceca Marie Bouzkova, n.57 della classifica mondiale. 6-2 6-4 il punteggio finale in favore della nipponica. Dopo un primo set molto agevole, Osaka è andata sotto 4 a 2 nel secondo parziale. Le è servita una striscia di quattro giochi consecutivi per mettere a posto le cose. Al secondo turno, la due volte campionessa Slam affronterà la cinese Saisai Zheng, n.41 del ranking, che si è a sua volta imposta per 6-3 6-2 sulla qualificata russa Anna Kalinskaya. Tutto facile, anzi facilissimo, per l’altra protagonista della finale del 2019, ovvero Petra Kvitova. La testa di serie n.7 ha dominato il derby ceco contro Katerina Siniakova, n.58 del mondo per 6-1 6-0. Al prossimo turno la attende la spagnola Paula Badosa che con il medesimo punteggio ha fatto a fettina la svedese Johanna Larsson. 

Die another day, come un film di James Bond, potrebbe essere il titolo del match di Caroline Wozniacki, trionfatrice a Melbourne nel 2018, contro la statunitense Kristie Ahn. La danese ha cominciato quello che, come da lei stessa annunciato, sarà l’ultimo torneo della carriera, con una vittoria per 6-1 6-3. Insomma, non è ancora finita. 

Arrivata a Melbourne fresca (anche troppo per una top player) del titolo ad Adelaide, Ashleigh Barty impiega un set per ingranare – leggasi iniziare a giocare a tennis – e poi dilagare contro Lesia Tsurenko, n. 120 del ranking che l’aveva battuta a Brisbane due anni fa. “Mi piace avere il peso di una nazione” aveva detto Ash, forse più per convincere sé stessa, perché quel peso si percepisce tutto nel primo parziale quando sul 5 pari cede per la terza volta il servizio con il braccio ingessato dalla tensione. “Ho esagerato un po’ nel voler cercare troppo in fretta il punto” sarà la sua analisi a fine match. Prevedibilmente, la tensione si ingigantisce sull’ucraina nel game successivo, ma Lesia riesce comunque a far suo il set per l’assenza della numero 1 del mondo. Il match di Tsurenko finisce lì, regalando a piene mani fra dritti tremolanti e seconde di servizio che non riesce a far girare, mentre Ashleigh, ancora irriconoscibile, tiene almeno qualche palla in campo e tanto le basta per il 6-1. Con lo stesso punteggio chiude anche la partita finale, durante il quale Barty mostra finalmente qualche timido sprazzo della giocatrice che è e che deve necessariamente ritrovare se vuole arrivare in fondo al torneo.

ha collaborato Michelangelo Sottili

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WTA

Con l’Australian Open nel mirino: Barty vince il primo torneo di casa ad Adelaide

Ottavo titolo in carriera per Ashleigh, che legittima sempre più il suo status di numero 1 del mondo. Rimandato il primo trionfo di Yastremska a livello Premier

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Ashleigh Barty - Adelaide 2020 (via Twitter, @AdelaideTennis)

[1] A. Barty b. D. Yastremska 6-2 7-5

Forse non scalda ancora i cuori come altre numero uno e non ha quell’allure che a detta di qualcuno la capoclassifica dovrebbe acquisire contestualmente alla leadership, ma Ashleigh Barty continua a fare l’unica cosa che conta quando il computer ti ha decretato come la più forte del mondo: vincere. Domando – mai come questa volta il termine è appropriato – i cavalli di Dayana Yastremska, Ash vince il suo primo titolo in terra natìa, il Premier di Adelaide, dopo le delusioni delle finali di Sydney ’18 e ’19. Barty rinforza così in modo consistente la sua posizione in classifica, difesa adesso da un ‘fossato’ di ben 2000 punti che tiene a distanza la prima inseguitrice (Pliskova), e volge lo sguardo all’Australian Open forte di un dato statistico che, assieme a Simona Halep, la consacra come unica numero uno in grado di vincere tornei da quando è finito il regno di Serena. La statunitense era prima in classifica quando vinse Wimbledon nel 2016, e da quel momento si sono verificati 14 avvicendamenti in testa al ranking – tra sette giocatrici diverse – eppure appena 5 tornei sono stati vinti dalla capoclassifica. I tre di Halep nel 2018 – Shenzhen, Roland Garros, Montreal – e i due di Barty a cavallo tra 2019 e 2020, le Finals di Shenzhen e il Premier di Adelaide.

Insomma, Barty si comporta da n.1 anche se i palati fini della vuttìa continuano a storcere il naso sulla legittimità del suo status. Chi la vorrebbe più coinvolgente sul campo, chi crede che non sia un personaggio da copertina fuori dal campo, chi obietta che non è mai stata protagonista di uno di quei match da consegnare ai posteri (a loro risponde mirabilmente AGF: ‘Sono sicuro che se Ashleigh continuerà a giocare sui livelli attuali anche per lei arriveranno le imprese memorabili, e allora crescerà automaticamente nella considerazione di tutti‘) e chi si limita a guardarla con aria di superficialità per poi chiosare ‘eh, ma non è Serena‘. Come se ce ne potessero essere due, di Serena.

 

Barty ignora e ‘fattura’, come un milanese efficiente e produttivo replicherebbe a un milanese dedito soltanto ai salotti del sabato sera. Tra semifinale e finale ha battuto due clienti complessi per motivi assai diversi, Collins e Yastremska, rendendo evidente il più grande miglioramento compiuto negli ultimi dodici mesi: la capacità di leggere meglio le partite e addentarle al momento giusto. L’essere incudine quando c’è da esserlo e il trasformarsi in martello quando è necessario. Barty aveva sicuramente visto Yastremska sommergere di risposte aggressive il mica tenero servizio di Sabalenka e ha deciso subito che non era il caso di far colpire la 19enne ucraina alle sue condizioni. Tanto con il primo colpo dopo il servizio quanto con la risposta, l’australiana ha mirato subito a prendere un angolo – se non addirittura la rete – così da rendere evidente il divario nella varietà di soluzioni e nascondere invece quello relativo al peso di palla, specie sulla diagonale di rovescio. Quando la nuova allieva di Bajin tendeva a prendere troppo il sopravvento nel ritmo, ci ha pensato il back di rovescio mortifero a farla tornare nei ranghi.

Nel primo set Barty è andata subito in vantaggio nel terzo game grazie a un terribile dritto al volo fallito da Yastremska e non si è mai voltata indietro. Nel secondo l’ucraina ha invece recuperato il break subito in apertura giocando del tutto alla pari per una ventina di minuti, nella parte centrale del set, ed è qui che Barty ha dimostrato – prima di tutto mentalmente – di essere in grande condizione. Ha salvato due palle break nell’ottavo game ricorrendo a San Servizio per poi attendere, sorniona, nel territorio in cui si decidono le partite. Un ace ucraino le ha negato la prima occasione di riportarsi in vantaggio, guadagnata con uno splendido dritto in controtutto (-balzo e -piede), ma nel penultimo game un cruciale errore di parallasse nel tentativo di rovescio lungolinea ha spedito Yastremska a meditare sui suoi peccati di gioventù e Barty a servire per l’ottavo titolo, opera compiuta senza affanni.

Dayana Yastremska però è soltanto rimandata, non certo bocciata. Se due mesi di cura-Bajin sono stati sufficienti a farle giocare la prima finale in un Premier e migliorare di una posizione ulteriore il suo best ranking (da lunedì sarà n.21 del mondo), è verosimile attendersi che il tempo possa proiettarla verso traguardi ancora più grandi. A Melbourne, intanto, esordirà contro la slovena Kaja Juvan. Barty comincerà invece lo Slam di casa contro un’altra giocatrice ucraina, Lesia Tsurenko, e nella prima settimana – dobbiamo dare per scontato che la n.1 del mondo abbia in programma di giocare anche la seconda – dovrà stare attenta a non risentire delle scorie nascoste nel trofeo appena vinto. Non è facile ben figurare in un Major appena dopo aver vinto un altro torneo, tant’è che spesso le big decidono di dedicare la settimana precedente agli allenamenti. Ash non potrà provare la nuova superficie – quest’anno l’Aus Open passa dal Plexicushion al Greenset – prima di domenica e lunedì dovrà già esordire. Ma una numero uno sa come si fa.

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