Berrettini/Fognini si ritirano dal torneo di doppio

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Berrettini/Fognini si ritirano dal torneo di doppio

ROMA – Fabio Fognini e Matteo Berrettini preferiscono concentrarsi sul singolare e per non correre rischi si cancellano dal torneo di doppio

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Dopo il trionfale match contro Alexander Zverev arriva la notizia, molto prevedibile, che la coppia italiana formata da Matteo Berrettini e Fabio Fognini si ritira dal torneo di doppio degli Internazionali d’Italia. Il loro match, programmato come ultimo sul Grandstand “after suitable rest” (dopo appropriato riposo), è stato annullato per la gioia dei loro avversari, i britannici Kyle Edmund e Neal Skupski. Il tennista ligure aveva terminato il match di lunedì sera contro Tsonga in condizioni meteorologiche tutt’altro che primaverili e il problema alla gamba, per sua stessa ammissione, non è del tutto passato (a questo si è aggiunto anche un imprevisto fastidio alla schiena).

La coppia formata dal romano e dal ligure aveva ben impressionato in passato, tanto che lo scorso anno a San Pietroburgo era anche arrivato il primo titolo. Quest’anno invece non sono ancora riusciti a vincere un incontro, essendo stati sconfitti al primo turno sia sul cemento di Auckland che sulla terra di Montecarlo.

Prosegue intanto il cammino della coppia testa di serie n. 3 formata da Juan Cabal e Robert Farah. I due colombiani avevano vinto lo scorso anno qui a Roma il loro primo Masters 1000 e adesso, dopo aver superato l’ostico primo turno contro Bopanna/Inglot, se la vedranno con Shapovalov/Verdasco. I favoriti restano comunque Kubot/Melo con il secondo che martedì, come già capitato spesso nel corso degli ultimi anni, era presente nel box del tedesco Alexander Zverev.

 

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Australian Open: Tsitsipas già al terzo turno e difende Caruso

Stefanos beneficia del ritiro di Kohlschreiber. Con grande onestà, bacchetta i tifosi greci troppo chiassosi

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(da Melbourne, il nostro inviato)

Un infortunio agli addominali per Philipp Kohlschreiber, e il conseguente ritiro del giocatore tedesco, mandano la testa di serie n°6 Stefanos Tsitsipas al terzo turno dell’Australian Open 2020, dove attende il vincitore tra Christian Garin e Milos Raonic. Come evidenziato stamattina dall’Herald Sun, Stefanos ha espresso una presa di posizione abbastanza inconsueta riguardo al comportamento del pubblico qui a Melbourne.
Durante la sua netta vittoria sul nostro Salvatore Caruso, i tifosi greci, come sempre, si sono fatti sentire a volte anche più del lecito, e Tsitsipas si è accorto in diverse circostanze che la cosa stava disturbando il suo avversario.

Con empatia decisamente non comune nei confronti di “Salvo”, il campione greco ha criticato l’eccessivo rumore e le grida che a tratti avevano interrotto Caruso prima dei suoi servizi.
Tutti dovrebbero avere più rispetto degli avversari dei propri beniamini“, ha commentato Stefanos. Non si può che dargli ragione, e apprezzare l’onestà dell’affermazione rivolta ai suoi stessi sostenitori.

 

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Gulbis e Jabeur, i colpi degli istrioni nel martedì di Melbourne

Il lettone sorprende Auger-Aliassime e prolunga l’agonia del Canada, la tunisina abbatte Konta e nel post partita scalda il cuore: “Valutazioni sulla superficie e sulle palle Dunlop? Datemi una racchetta qualsiasi e fatemi giocare a tennis”

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Ernests Gulbis - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Non solo gli exploit azzurri e le conferme dei soliti noti nel secondo giorno di gare. A impreziosire la maxi-giornata dal programma stipato per recuperare dalle piogge della notte prima, sono arrivate le vittorie contro i più azzardati pronostici di due tennisti che non saranno l’emblema della continuità ma sanno farsi volere molto bene dai cultori più raffinati. Stiamo parlando di Ernests Gulbis e Ons Jabeur, naturalmente.

Il botto fragoroso l’ha causato il lettone, ormai da più parti segnalato fuori dal giro che conta e sprofondato oltre la duecentocinquantesima piazza del ranking mondiale: costretto a passare attraverso il setaccio delle qualificazioni, Gulbis ha sorpreso all’esordio l’attesissimo teenager Felix Auger-Aliassime, accreditato della ventesima testa di serie e di tanta ottima stampa, contribuendo a rendere ancora più tetro l’avvio del torneo per il Canada dopo le eliminazioni di Shapovalov e Pospisil. “Sono tornato negli spogliatoi in stato di shock – ha detto l’imprevedibile Ernesto -, perché non è facile dopo molto tempo tornare a giocare certi tornei, ma davvero ne vale la pena“. Il trasgressivo giocatore nato a Riga, dodici sconfitte al primo turno nella tristanzuola stagione passata, non assaporava la vittoria in uno Slam da Wimbledon 2018, quando malmenò Sascha Zverev al terzo round rifilandogli per giunta un bagel nel set decisivo.

Ons Jabeur, da Ksar Hellal recante uno scrigno di talento sconfinato, ha fatto fuori la dodicesima favorita da par suo, quella Johanna Konta capace di raccogliere da queste parti addirittura la semifinale nel 2016. Con il suo gioco arioso e meravigliosamente inusuale, Ons ha concesso appena sei giochi alla più quotata collega, e le dichiarazioni nel post partita consegnate al nostro Luca Baldissera ce la rendono ancora più cara. “Cosa penso della superficie e delle nuove palle Dunlop? Onestamente sono la peggiore a cui chiederlo. A me basta che diano una racchetta qualsiasi, su un campo qualsiasi, con palle qualsiasi, nuove, vecchie, è lo stesso, io vado e gioco a tennis“.

 

Ernests e Ons avanzano, dunque, e non avranno la strada sbarrata: non subito, perlomeno. Gulbis affronterà nel secondo turno Aljaz Bedene, mentre Jabeur avrà Caroline Garcia, giocatrice dal pedigree ottimo ma dai risultati ultimamente sconfortanti. Che il Dio del tabellone ce li conservi ancora per un po’.

Ons Jabeur – Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

[Q] E. Gulbis b. [20] F. Auger-Aliassime 7-5 4-6 7-6(4) 6-4
O. Jabeur b. [12] J. Konta 6-4 6-2

Il tabellone del torneo maschile (con i risultati aggiornati)

Il tabellone del torneo femminile (con i risultati aggiornati)

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Jerzy Janowicz è tornato in campo e ha vinto una partita al challenger di Rennes

A oltre due anni dall’ultima partita ufficiale, Janowicz è tornato alle competizioni. Adesso ha un figlio e le sue prospettive sono cambiate. Non ha mai vinto un titolo nel circuito maggiore

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A oltre due anni dall’ultima apparizione ufficiale, datata novembre 2017 a Bratislava, il polacco Jerzy Janowciz è riuscito finalmente a completare il suo proposito di ritornare in campo. Lo aveva annunciato lo scorso novembre, a mezzo di un’intervista al portale PolsatSport, e questa volta – per fortuna – non c’è stato ginocchio malandato a mettersi di traverso.

Il 29enne nato a Łódź ha sfruttato un invito al challenger di Rennes (montepremi 46000 euro, si gioca sul cemento) e ha battuto al primo turno il ceco Tomas Machac, numero 362 del mondo, con il punteggio di 7-6 6-7 6-4 maturato al termine di quasi tre ore di partita. JJ ha messo a segno ben 19 ace, dimostrando di non aver perso il feeling con il colpo di inizio gioco. Al prossimo turno Jerzy affronterà un avversario un po’ più probante, la decima testa di serie del torneo Constant Lestienne.

In campo ho dovuto pensare a cosa fare” ha detto il polacco dopo l’esordio. “Prima tutto era naturale, automatico, ieri ho dovuto ricordare a me stesso dove posizionarmi, dove servire e come giocare ogni punto. Mezz’ora prima di scendere in campo ho provato tante emozioni che non potevo controllare. Un miliardo di pensiero riguardanti la mia carriera, traguardi, sconfitte, l’infortunio, l’operazione, la riabilitazione”. Janowicz ha poi spiegato da dove è nata l’esigenza di tornare in campo: “L’ho fatto prima di tutto per me stesso. Ho voluto provare. Non sento più il bisogno di avere successo: ho una famiglia, un figlio e vedo le cose in modo diverso adesso. Sono cambiato? No, semplicemente ho smesso di preoccuparmi per alcune cose. Voglio mostrare a mio figlio di un anno il mio miglior tennis“.

 

Durante il periodo trascorso lontano dai campi, infatti, la moglie Marta Domachowska ha dato alla luce il primogenito di casa Janowicz. Il polacco vanta come miglior posizionamento in classifica il 14esimo posto raggiunto nel 2013 pur non avendo vinto alcun torneo. Nel 2012, però, è stato finalista al Masters 1000 di Bercy e l’anno successivo ha raggiunto le semifinali a Wimbledon.


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