I prezzi salgono ma i biglietti vanno a ruba

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I prezzi salgono ma i biglietti vanno a ruba

ROMA – Binaghi precisa la questione sull’aumento dei prezzi dei biglietti mentre il record di spettatori viene superato

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Internazionali BNL d'Italia 2018, campo centrale (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

Con il day 3 che volge verso la conclusione, una delle questioni più spinose resta quella del prezzo dei biglietti per la giornata di mercoledì. Il programma del day 4 prevede una presenza fittissima di campioni e di match degni di interesse, e il Presidente della FIT Angelo Binaghi ha tenuto a puntualizzare la situazione con una nota rilasciata in sala stampa.

Nel comunicato si legge che “i biglietti per l’edizione 2019 sono stati messi in vendita all’inizio dello scorso luglio. Il loro prezzo è rimasto invariato fino al 31 dicembre. Dal primo gennaio abbiamo via via aumentato il prezzo dei tagliandi di ogni ordine e grado così come fatto l’anno scorso. In qualche caso, come in quello dei biglietti per la sessione serale di sabato, il prezzo ha raggiunto un livello doppio rispetto a quello originario: ma è successo molte settimane prima dell’inizio degli Internazionali e della notizia che Roger Federer vi avrebbe preso parte“.

La nota continua riprendendo sia le parole di Binaghi che tanto avevano fatto discutere, e cioè che la scelta è stata fatta “con l’esigenza di premiare chi aveva comprato il biglietto molto prima di sapere se ci sarebbero stati il sole o se avrebbe giocato Federer“, sia quelle dello stesso Roger in conferenza stampa, che aveva definito la situazione “strana”.

 

Mentre le polemiche sembrano via via placarsi, arriva un dato interessante che mostra come i prezzi elevati non abbiano comunque scoraggiato gli acquirenti. Il record di spettatori al Foro Italico infatti, stando ai dati relativi alle prevendite, sembra esser stato superato. Nel 2018 erano stati venduti in totale 203.762 biglietti mentre adesso, con il torneo che si concluderà domenica, è stata già toccata la cifra di 204.996 tagliandi. La giornata di martedì invece, con un programma privo di big ma con tre italiani, ha superato il tetto delle 30mila presenza tra sessione diurna e serale.

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Roland Garros, le parole dei protagonisti del Day 1. Paire: “Sono felice di poter giocare il torneo di casa”

Coco Gauff ha parlato dell’emozione di esordire a Parigi nonostante il freddo, mentre Jo Konta ha commentato sulla mancanza di eventi WTA da qui a fine anno

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Benoit Paire - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Lo Slam parigino è iniziato ieri mattina, e si sono già delineate una serie di tematiche di rilievo, dalle basse temperature al giudizio sulle nuove palline targate Wilson, passando per il rischio-Covid. Vediamo cosa ne pensano alcuni dei protagonisti dei match di domenica.

PAIRE – Il percorso che ha portato Benoit Paire a giocare e vincere al primo turno dell’Open di Francia (7-5 6-4 6-4 a Kwon) non ha eguali nel mondo del tennis, come riassunto fattualmente da lui stesso: A New York sono risultato positivo due volte e negativo sei. A Roma, negativo tre volte. Ad Amburgo, due positivi seguiti da un negativo, e infine un negativo a Parigi. L’irsuto francese ha confermato che, come visto nei match contro Sinner in Italia e contro Ruud in Germania, le vicissitudini legate al coronavirus hanno avuto un impatto negativo: “Non è stato facile, sono stanco fisicamente e mentalmente, volevo solo tornare a casa ma non potevo perché anche ad Amburgo non avevo il permesso di lasciare la mia stanza perché ero risultato di nuovo positivo al test. Avevo paura di fare il test qui, perché sapevo che in caso di positività sarei stato escluso dal torneo di casa”.

Alla domanda se abbia fiducia nel sistema, ha risposto: Non me ne frega niente del sistema, so solo che a volte sono positivo e altre negativo. Sarò felice quando potrò tornare a casa per un po’; l’unica cosa che penso ora è, se posso giocare, bene, se non posso giocare, andrò a casa e vedrò il mio cane e la mia famiglia”. Una domanda anche sul prossimo avversario, Federico Coria, fratello minore di Guillermo, finalista qui nel 2004: “Non lo conosco, ma spero che non sia forte come il maggiore! Ero un fan di suo fratello, ed ero sempre contento di vederlo giocare”. Per finire, anche il buon Benoit si è unito al coro dei critici delle palline Wilson: Sono d’accordo con Rafa, non sono le palle migliori per queste condizioni atmosferiche. Ciononostante, sono contento che il torneo si stia disputando; non ci sono i fan, ma potranno vederci in TV”.

 

GAUFF E KONTA – Uno dei match più attesi della giornata era quello fra Jo Konta, semifinalista lo scorso anno, e Coco Gauff, l’enfant prodige che esordiva nel tabellone principale di Port d’Auteuil. L’americana ha vinto per 6-3 6-3, chiudendo una stagione deludente negli Slam per la britannica (un secondo e due primi turni quest’anno, a fronte di una semifinale, proprio a Parigi, e di due quarti nel 2019), che però non ha cercato scuse: “Non posso lamentarmi per le condizioni climatiche, visto che non è un problema che condiziona me in particolare; semplicemente, non ho giocato bene. Se posso essere onesta, anche il solito slot di fine maggio è decisamente imprevedibile, quindi questo torneo non è troppo fortunato in termini di calendario. Idealmente avrei voluto un intervallo più ampio fra US Open e Roland Garros, soprattutto per il mio ginocchio, ma la situazione è questa, e come ho già detto è così per tutti”.

Interrogata sull’avversaria, Konta ha detto: Coco è un’atleta molto dotata, si muove bene ed è già matura sia fisicamente che mentalmente. Non è un problema affrontare una ragazza tanto giovane, quella è una cosa di cui parlate voi giornalisti e gli sponsor per alimentare l’interesse, ma per me si tratta solo di affrontare una tennista che merita di essere qui per via dei suoi risultati e del suo ranking”.

Il calendario WTA prevede solo un torneo dopo Parigi, il Premier di Ostrava (anche se altri due eventi, Seoul e Linz, dovrebbero essere calendarizzati nelle prossime settimane), e Konta sarà della partita, ma la prospettiva di poter giocare un solo torneo da qui a gennaio non è chiaramente ottimale: “Non posso venire a dirvi che la situazione sia ideale, ma stiamo tutti facendo del nostro meglio. Una volta cancellati i tornei in Cina, sapevamo che la strada sarebbe stata in salita“.

La vincitrice, molto deludente a New York ma parsa decisamente in palla sulla terra, ha parlato del suo rapporto con una notorietà che destabilizzerebbe qualunque altro bipede senziente suo coetaneo: “Questo è il mio primo Roland Garros, perciò ogni vittoria è importante; per questo motivo durante il match non ho pensato molto al fatto di stare affrontando una delle semifinaliste dello scorso anno. Quando sono in campo può sembrare che sia abituata a questi palcoscenici, ma la verità è che sono solo contenta di essere qui. Prima del match, mio padre mi ha detto, ‘stai vivendo il tuo sogno, non tutti hanno questa possibilità’, e le sue parole mi hanno tranquillizzata“.

Questo match era peraltro ancora più speciale per lei: “Parigi è la mia città preferita perché è stato il primo posto che ho visitato al di fuori degli Stati Uniti, visto che quando avevo 10 anni sono venuta qui per visitare una delle accademie di Patrick Mouratoglou. Mi piace tutto della città, la cultura, l’architettura, il cibo. In particolare mi piacciono tanto i croissant, mentre non ho ancora mangiato crêpes perché sto cercando di mangiare sano, ma quando finirà il torneo me ne concederò parecchie!”

Coco Gauff – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Una cosa che Coco non ha sicuramente apprezzato della Ville Lumière è però il clima d’inizio autunno: Mi sono riscaldata per 20 minuti ad alta intensità, perché volevo scendere in campo già sudata – di solito me ne bastano quattro, ma oggi faceva davvero freddo. Gauff ha giocato con un paio di leggings per tenere i muscoli al caldo, una cosa che a suo dire non faceva dall’età di 10 anni (che, a ben pensarci, non è così tanto tempo fa nel suo caso…). Infine, anche due parole sull’impegno di Naomi Osaka: “Non è facile esporsi in quel modo e continuare a giocare e vincere. Non mi aspettavo quello che è successo a Cincinnati-New York, quando il torneo si è fermato per un giorno. Come ho detto tante volte, non è una questione di neri e bianchi, è una questione di fare fronte comune contro il razzismo.

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Roland Garros, Evans: “Le nuove palle non sono buone nemmeno per i cani”

Il n.1 britannico critica le palle Wilson da quest’anno in uso all’Open di Francia. E lo fa a modo suo. “A Roma e ad Amburgo abbiamo usato le Dunlop. Non sarebbe stato male avere tempo per abituarsi”

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Daniel Evans - Queen's 2019 (foto Alberto Pezzali/Ubitennis)

Sono tanti cambiamenti in questa particolarissima edizione del Roland Garros in tempi di Coronavirus rispetto al passato. Una però sta suscitando un mare di critiche da parte dei tennisti. Si tratta delle palle. Infatti, a partire da quest’anno Wilson ha soppiantato Babolat come fornitore ufficiale. L’azienda americana ha sviluppato una nuova palla specifica per il torneo ma pare che non piaccia a nessuno. La ragione è la sua eccessiva pesantezza che, unita al rigido clima autunnale a Parigi, contribuisce a rendere le condizioni di gioco estremamente lente. Nadal, in conferenza stampa, l’ha definita “non adatta alla terra rossa”.

Dan Evans, n.34 del ranking ATP e n.1 del Regno Unito, al termine del match perso contro Kei Nishikori, ha pure detto la sua sulle nuove palle del torneo. E lo ha fatto, come è suo solito, con toni molto coloriti. “Queste palle non le daresti nemmeno ad un cane per masticarle”, ha detto. Evans, che peraltro gioca con una racchetta Wilson. “Le condizioni sono quello che sono. Fa un gran freddo. Ma le palle sono il problema più grosso. Sono pessime. È dura dare la direzione alla palla, è troppo pesante. E i giocatori non hanno nemmeno avuto modo di prenderci confidenza dato che nei tornei di Roma e di Amburgo sono state utilizzate palle diverse. “In entrambi i casi abbiamo usato le Dunlop. Non sarebbe stato male avere due o tre settimane per abituarcisi. Penso sarebbe stato meglio per tutti”, ha proseguito il 30enne di Birmingham. 

Insomma, l’unico ad essere contento potrebbe essere il suo cane, che si vedrà recapitato un bel regalo. “No, ve l’ho detto, non sono abbastanza buone per lui!”, ha scherzato il britannico. 

 

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Roland Garros: Wilander critica Murray, che se la ride

Secondo il campione svedese (ora opinionista su Eurosport), il britannico starebbe togliendo delle opportunità ai più giovani: “Ha il diritto di fare quello che sta facendo?”

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Andy Murray - Finali Coppa Davis 2019 (photo by Corinne Dubrevil / Kosmos Tennis)

Come noto, la partita più attesa della prima domenica parigina si è conclusa con una vittoria nettissima di Stan Wawrinka su Andy Murray per 6-1 6-3 6-2, un risultato sorprendente non tanto per l’esito quanto per l’entità. Dopo la fine del match, Mats Wilander non ha lesinato pareri tranchant, come da costume, e su Eurosport ha attaccato il tennista britannico per aver deciso di tornare a giocare in seguito all’operazione chirurgica all’anca.

“Sono preoccupato per Andy Murray. Sarei felice di sentirgli spiegare le sue ragioni per continuare a giocare, illudendoci che un giorno tornerà quello di una volta. Continuo a restare un po’ deluso, ha il diritto di fare quello che sta facendo? Perché? Io ho provato a tornare al top e non avrei dovuto, è stato il più grande errore della mia carriera. Credo che Andy Murray dovrebbe smettere di pensare a sé stesso e iniziare a pensare a chi era. Ha il diritto di continuare a togliere wildcard ai più giovani?”

 

Le parole come sempre oneste dello svedese non sono state accolte affettuosamente dal mondo del tennis, per usare un eufemismo, anche perché il paragone fra i comeback dei due stride un pochino: è vero che Wilander cercò per anni di tornare ai fasti di inizio carriera, ma il suo crollo (avvenuto a 24 anni) non fu dovuto a infortuni gravi come quello di Murray ma piuttosto a un’usura psico-fisica – sarebbe più corretto se si paragonasse a Courier o a Hewitt, probabilmente. In generale, però, l’argomentazione più criticata è quella relativa a quella che lui definisce l’egoismo del tre volte campione Slam, a suo dire deleterio per molti giovani che si vedono privati di un posto nei main draw dei tornei più importanti da un giocatore che non ha più cittadinanza in quelle sfere.

Muzza, da sempre dotato di laconico british humour, non ha fatto attendere la sua replica, pubblicando una storia su Instagram con la frase di Wilander con un “Love this” come chiosa.

Anche l’allenatore di Wawrinka, Dani Vallverdu, si è schierato a difesa di Murray, twittando: “[Wilander] ha il diritto ad avere una sua opinione, così come ce l’ho io di pensare che questi commenti di Mats siano assolutamente PATETICI [maiuscolo nell’originale, ndr]”.

Molti degli altri commenti, tuttavia, hanno argomentato il proprio parere negativo nei confronti di Wilander, affermando che:

a) le condizioni di gioco erano decisamente favorevoli a Wawrinka, che oltre a trovarsi sulla sua superficie preferita beneficiava di un campo particolarmente pesante;
b) Murray ha vinto un torneo meno di un anno fa, ad Anversa (battendo proprio Stan the Man in finale), e poco più di un mese fa ha battuto colui che poco dopo avrebbe raggiunto la finale a Flushing Meadows, vale a dire Sascha Zverev;
c) il fatto che sia tornato a giocare dopo un infortunio tanto grave da necessitare l’innesto di una protesi non può che renderlo un esempio per i più giovani in termini di passione per il gioco;
d) si è guadagnato il diritto di giocare finché vorrà grazie alle sue vittorie in una delle epoche più competitive di sempre, diventando peraltro il primo uomo a vincere due ori olimpici in singolare;
e) il Roland Garros è notoriamente sciovinista nell’assegnazione delle sue wildcard, quindi il posto di Murray sarebbe andato a un tennista francese sì giovane, ma non necessariamente pronto a giocare a questi livelli;
f) corollario del punto precedente: siamo sicuri che un teenager transalpino battuto con triplice 6-1 al primo turno su un campo periferico sia una pubblicità per il tennis migliore di quella data da un ex-campione che sta ancora provando a giocarsela?

Qualche mese fa, Mats Wilander ha detto ad UbiTennis che il suo lavoro è stato reso molto più semplice dal fatto che i giocatori si siano sempre mostrati aperti alle sue critiche, permettendogli di essere brutalmente onesto, come nel caso degli attributi di Federer e come in questo – il suo ultimo parere, pertanto, sembra coerente con quanto fatto in questi anni, condivisibile o meno.

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