Federer a Roma: "Ho voglia di giocare! Biglietti? Strano"

Interviste

Federer a Roma: “Ho voglia di giocare! Biglietti? Strano”

Dopo l’arrivo nella capitale e la cena a base di pasta, Roger si concede alla stampa. La polemica sul rincaro dei biglietti, Jannik Sinner e il cambio di programmazione: “Giocare al livello del mare è ideale e mi sento in forma”

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Roger Federer - Roma 2019 (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

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da Roma, il nostro inviato

Il suo ritorno sulla terra rossa, tre anni dopo l’ultimo match giocato (Roma 2016 contro Thiem), doveva essere una toccata e fuga. Inizialmente era infatti previsto solo il torneo di Madrid in preparazione al ben più importante Roland Garros, e invece dopo l’uscita di scena ai quarti di finale del 1000 spagnolo, Roger Federer ha annunciato la presenza anche al Foro Italico, in quello che adesso sembra esser diventato un vero e proprio tour. I tifosi italiani sono immediatamente andati in visibilio (con tanto di conseguente innalzamento del prezzo dei biglietti) ed è subito partita la caccia allo svizzero. Il diretto interessato è sempre stato molto riservato sui suoi spostamenti, ma ieri ha reso nota la sua posizione tramite Instagram, e soprattutto si è lasciato andare ad un gesto tanto caro agli italiani.

 
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When in Rome, do as the Romans do🍝😍

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Il suo amore per la pasta non è nuovo (come dimostra anche la sua collaborazione con Barilla) e dunque sembra che Roger abbia apprezzato l’accoglienza italiana. Il pubblico italiano invece, ha decisamente apprezzato molto meno l’incremento dei prezzi dei biglietti per la giornata di mercoledì. Nel corso della conferenza stampa pre torneo, Roger ha commentato così la cosa: “Ho sentito questa notizia e che i tifosi non sono felici di quanto accaduto. Ovviamente non fa piacere sentire queste cose. Lo hanno fatto sembrare tipo un premio per i tifosi che avevano acquistato prima i biglietti, ed è un po’ strano, ma va bene. Spero solo che questa cosa non influisca sul fatto che sono davvero felice di essere qui. E spero che possa esserci un bel pubblico e una bella atmosfera.

Federer si è presentato alla stampa alle 10:20 dopo una sessione di allenamento sul Campo Centrale in compagnia di Andreas Seppi (iniziata alle 9:00). E proprio su un altoatesino è stata la prima domanda rivolta a Roger. Il soggetto in questo caso era Jannik Sinner, autore di un esordio da favola qui a Roma. “Penso che sia un buon giocatore”, ha affermato lo svizzero. “Ha fatto ottimi miglioramenti e tecnicamente è bravo. Ci siamo allenati insieme ieri e anche un’altra volta lo scorso anno. Ha fatto molti miglioramenti e sembra essere un bravo ragazzo; ha un solido gioco da fondo. Piatti inoltre ha fatto un buon lavoro allenando anche l’aspetto della persona oltre a quello tennistico”.

Inevitabile la domanda sul perché abbia cambiato la sua programmazione con così poco preavviso, soprattutto dopo le partite difficili, ma tutto sommato convincenti, disputate nella capitale spagnola. La motivazione in larga parte ha a che fare con il meteo, ed è una fortuna che proprio questa mattina il sole sia tornato a splendere su Roma dopo giorni di nuvole e pioggia. Penso che giocare al livello del mare possa essere ideale per me e per la mia preparazione. In Svizzera c’erano 5 gradi quando sono partito e non sarebbe stato bello allenarmi lì. Inoltre mi sentivo in forma per fare altre partite e ho voglia di giocare“.

L’imprevedibilità è stata finora una delle prerogative di questa stagione, sia nel circuito WTA che in quello ATP, con pochi giocatori capaci di riuscire ad imporsi per un periodo prolungato di tempo: è evidente come la concorrenza ormai sia molto più agguerrita. Per Roger questo non può che essere qualcosa di positivo, anche se significa sudare di più fin dai primi turni. “Credo faccia parte della normale evoluzione del gioco. Non è sempre possibile per chiunque vincere tutto ma questa situazione può anche far pensare che le cose si siano un po’ stabilizzate. Resta comunque il fatto che i giovani ragazzi stanno iniziando a spingere insistentemente a partire dallo scorso anno, basta vedere cosa ha fatto Tsitsipas, con Medvedev che cerca di raggiungerlo. Per non parlare di Felix e Denis”.

Questo incremento di livello generale ha portato anche una maggior concorrenza in vista del Masters di fine anno. Tra i giocatori che proveranno a strappare un pass per Londra c’è anche un italiano: “Sarà interessante vedere chi raggiungerà le World Tour Finals, con tutti questi ragazzi che hanno vinto dei grossi titoli, come ha fatto anche Fabio a Monaco. Questo successo gli darà la possibilità di dare la caccia alle Finals, soprattutto se resta in salute“.

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Gérard Tsobanian, CEO del Madrid Open: “Giocare sulla terra prima di Parigi? Una possibilità anche per Roma”

Il presidente del torneo di Madrid lucido e prudente nell’intervista a L’Equipe: “Roma e Madrid stanno valutando nuove date ma è complicato. Il Roland Garros? Ha fatto la scelta giusta. Oltre un limite, annullare l’intera stagione”

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Madrid (foto via Twitter, @MutuaMadridOpen)

Gérard Tsobanian, presidente e organizzatore (insieme a Ion Tiriac) del Mutua Madrid Open, ha parlato della situazione in cui versa il tennis mondiale in piena crisi da Covid-19 in una intervista concessa a L’Equipe. Dopo la sospensione di tutti gli eventi ATP e WTA fino al 13 luglio e la cancellazione di Wimbledon – il Roland Garros, con decisione univoca, dovrebbe svolgersi dal 20 settembre – e il rinvio delle Olimpiadi all’estate 2021, alcuni Masters 1000 (Miami, Roma e Madrid) stanno ancora valutando la possibilità di ricollocarsi nella seconda parte della stagione… pandemia permettendo.

Sono preoccupato, ci sono tanti punti interrogativi” rivela Tsobanian al quotidiano francese. “I giocatori vengono da tutto il mondo e coloro che giungono da una zona che ha superato l’epidemia non vorranno venire in un’area ancora infetta. Se ci proiettiamo nell’avvenire, sappiamo che avremo paura di ritornare negli stadi di calcio della propria città, figuriamoci in un luogo pieno di gente proveniente da tante parti del mondo, dall’Asia, dagli Stati uniti, Sudamerica… Dobbiamo essere realisti. La real politik, netta e crudele, è che se non viene trovato un vaccino efficace che ci rassicuri, la situazione sarà molto molto complicata“.

Al punto che il circuito potrebbe essere definitivamente sospeso nel 2020?Purtroppo penso di sì. Si è parlato di tornei a porte chiuse, ma cosa significa? Il tennis è condivisione, i giocatori sono in campo, vogliono vivere le proprie emozioni con la folla, è una festa, non è solo un torneo. È come cucinare una buona pietanza senza l’ingrediente che le dia tutto il sapore. Gli eventi a porte chiuse sarebbero tristi e perderebbero tutto il fascino di quello che dovrebbe essere un bel momento per tutti. Ora come ora, non possiamo stabilire un calendario certo, ci sarebbe il rischio di cambiare di nuovo tra due o tre settimane perché la situazione non migliora“.

 

Ma che ne è allora della situazione attuale del calendario? “In quanto membro del gruppo dei direttori dei tornei europei dell’ATP e mondiali della WTA, sono in costante dialogo con i giocatori, con tutti i direttori dei tornei, i dirigenti dei due circuiti per considerare le idee, le misure che potrebbero essere adottate, il calendario, il clima… Ci sono così tante opzioni e variabili che è un po’ difficile farsi un’idea chiara ma, con il passare delle settimane, le varie possibilità vengono meno. Si pensava perfino di collocare in luglio un Masters 1000 americano, Miami, ma non penso si possa fare. E, inoltre, che dei tornei su terra rossa possano svolgersi la settimana che precede il Roland Garros. Sarebbe una possibilità per Madrid o Roma e per dei tornei ‘250’. Si stanno valutando queste opzioni in seno all’ATP e alla WTA per salvare il salvabile. Ma più passano le settimane, più sembra difficile e significherebbe solo un mantenersi a galla. Qualunque cosa accada, l’anno 2020 sarà molto danneggiato”.

Che cosa bisognerebbe fare allora?Penso sia necessario fissare una data limite oltre la quale l’ATP e la WTA decreteranno l’annullamento della stagione. La si cancella dal calendario e si ricomincia. Bisognerebbe fermare tutto al 31 dicembre 2019 per ricominciare il 1 gennaio 2021. Non c’è classifica che tenga, i punti… ‘back to the future to start the future'”.

Nel frattempo, stando alle parole di Tsobanian, sembra che Madrid resti candidata all’eventuale riprogrammazione: la cancellazione potrebbe non essere definitiva. “Sì, ma non possiamo decidere di corsa e dare una data come ha fatto il Roland Garros. Ritengo sia stato coraggioso da parte loro e forse un po’ ottimista. È la data più lontana per le condizioni climatiche, con l’idea di salvare l’evento per quest’anno. Penso che abbiano fatto la scelta giusta. Hanno tarpato le ali a Wimbledon che avrebbe potuto infilarsi in quella data. Ma attualmente non possiamo stabilire un calendario fisso. Per ora bisogna controllare come si evolve la pandemia in Europa e nel mondo. Inutile investire in nuove spese per poi annullare di nuovo. Non bisogna dimenticare che in ogni torneo ci sono essere umani che lavorano e bisogna prendere coscienza della situazione reale: una catastrofe sanitaria che niente e nessuno può impedire”

In chiusura sulla cancellazione dello Slam londinese: “Wimbledon è il tempio del tennis, intoccabile, saldo come una roccia che non può venire intaccato. Se un torneo così sacrosanto viene annullato, vuol dire che siamo tutti in pericolo. Siamo tutti vulnerabili, l’abbiamo appena visto, non hanno resistito neanche le Olimpiadi”.

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Fognini: “Il Roland Garros è troppo vicino allo US Open, non è salutare”

Fabio racconta la propria quarantena in un’intervista a La Stampa. “È una situazione surreale, da film. Federico vorrebbe correre per il mondo, provo a spiegargli che non si può”

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Come tutto il resto d’Italia anche Fabio Fognini è in quarantena forzata nella sua casa ad Arma di Taggia. L’azzurro ha la fortuna di poter condividere questo difficile periodo con la propria dolce metà, Flavia Pennetta, e con i due figli, Federico e Farah (tutti nomi rigorosamente con la “F”, come vuole la tradizione di casa Fognini). L’ultima nata ha poco più di tre mesi per cui, ovviamente, non si rende conto della situazione, mentre Federico che di anni ne ha quasi tre è pieno di energie e nonostante il giardino, a volte sente il peso della reclusione. Lo ammette candidamente Fabio che a Stefano Semeraro de ‘La Stampa’ ha raccontato le proprie tenere difficoltà di padre. “Ha tre anni, vorrebbe correre per il mondo. Provo a spiegargli che è un momento difficile, che non si può uscire. Non sempre ci riesco“.

Lui stesso in prima persona, come un po’ tutti, soffre questo difficile momento. Le giornate improvvisamente si dilatano e si presenta così l’occasione di rispolverare attività da tempo accantonate, non fosse altro che per dare un po’ tregua alla testa che viaggia a mille. “Di mio sono abbastanza ansioso, quando cala il sole mi incupisco un po’. È una situazione surreale, da film, quindi cerco di tenere impegnata la testa. In qualsiasi modo: ho carteggiato delle sedie e le ho passate con l’antiruggine, ho ridipinto un cancello. Cose che mi piace anche fare, ma per cui di solito non ho tempo“.

Spazio anche ad altro tipo di “dolenti note“, ovvero quelle professionali. Il mondo dello sport, enclave felice (il più delle volte) del “mondo vero”, è infatti anch’esso in stallo e i pochi che si muovono creano problemi. Il riferimento è ovviamente alla decisione, arbitraria e unilaterale, di spostare il Roland Garros a fine settembre, mossa che ha sorpreso e scontentato tutti dalle alte sfere dirigenziali ai giocatori. Fabio non fa eccezione e prende posizione in maniera piuttosto chiara. “Non sono d’accordo di giocare il Roland Garros solo una settimana dopo gli US Open. Capisco che serva per recuperare, ma è troppo vicino. Non parlo di me, ma per gente come Nadal e Djokovic, che arriva sempre in fondo, farsi quattro settimane di Slam in un mese non è salutare“.

 

L’eventualità che Nadal rinunci a New York per giocare a Parigi, non appare verosimile a Fabio. Diverso il caso di Roger invece, che si è sempre riservato molta libertà nel costruire la propria scaletta stagionale. “Non penso che Nadal lo farebbe. L’unico che può pensarlo è Federer, anche perché la Laver Cup è nello stesso periodo. Sono in contatto con l’ATP, so che stanno buttando giù idee per quando migliorerà. Ma non è semplice. Se continua così rischiamo di perdere tutto l’anno. Avevo già deciso che non sarei andato in Cina in ottobre, a prescindere dal contagio, non me la sentivo. Il calendario prevede gli USA, poi l’Oriente, poi di nuovo l’Europa, ma il problema è che la situazione è critica ovunque“.

Fognini è in contatto anche con molti giocatori e tutti sembrano essere dello stesso avviso: non si gioca a porte chiuse. “Ho sentito tanta gente quando l’ATP doveva decidere cosa fare. Feliciano Lopez, che è anche il direttore del torneo di Madrid, Stan Wawrinka, Grigor Dimitrov… Eravamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda, nessuno voleva giocare. Neanche a porte chiuse. Perché gli sponsor contano molto, ma noi giochiamo per il pubblico e sono gli spettatori che tengono su i tornei. A spalti vuoti ho giocato la Davis a Cagliari: molto triste“.

Mentre il calcio sembra fortemente intenzionato a trovare un modo per finire il campionato, Fabio propone molta cautela. Meglio forse uno stop più lungo che una ripresa incerta e prematura, con l’aggravante del giocare senza pubblico. “Una cosa è finire il campionato, non metto becco. E capisco anche tutti i soldi che girano attorno al calcio. Ma quest’anno sarà tutta l’economia del nostro paese, non solo il calcio, che prenderà una bella botta. Io sono dell’idea che bisogna remare tutti dalla stessa parte. Le istituzioni decideranno, ma giocare a porte chiuse non è bello“.

Tra le tante difficoltà delle ultime settimane, l’azzurro si è risparmiato almeno l’inutile trasferta negli Stati Uniti, col rischio poi di rimanere bloccato nel limbo del “si gioca, non si gioca” come capitato a molti altri. “Sono l’unico che l’ha sfangata. Avevo deciso di prendermi un giorno di più, accompagnare la famiglia a Barcellona e partire da lì. Avevo il volo alle 5 di mattina. La sera prima Flavia stava stirando, io ero sul divano, le ho detto che andavo a riposare un po’ ma all’una e mezzo è suonato il cellulare: ‘Aspetta’. Poi è uscita la notizia che il torneo era stato cancellato. Ho avuto fortuna“.

A casa ora, Fabio, che per sua stessa ammissione non tocca racchetta dal 7 marzo (ovvero dal tie di Coppa Davis contro la Corea del Sud) si limita ad un’oretta al giorno di esercizi fisici. L’obiettivo è non superare gli 80 chili: per ora tutto okay. Le priorità comunque al momento non riguardano certo il tennis, non più. Il focus vero è un altro. “La salute: non solo mia, di tutta la mia famiglia. Il tennis mi ha fatto girare il mondo e guadagnare tanti soldi, ma ora l’ho messo in secondo piano“.

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Focus

“Wimbledon non si farà. E nemmeno il Roland Garros nelle nuove date”

Dirk Hordorff, vice presidente della federtennis tedesca, rivela a L’Equipe la decisione di cancellare Wimbledon. L’ATP e tutto il tennis contro Il Roland Garros. La decisione di “Napoleone” Giudicelli sarà la sua Waterloo

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I grounds di Wimbledon (foto AELTC/Chris Raphael)

Il vice presidente della Federazione tedesca di tennis Dirk Hordorff, non è nuovo a dichiarazioni bomba alla stampa: ricordiamo infatti che poco più di un anno fa aveva attaccato sulle pagine dei giornali il Transition Tour della ITF, quello che poi venne ribattezzato il World Tennis Tour e abbandonato dopo solamente pochi mesi.

Quest’oggi il membro del Consiglio dell’ITF ha fornito alcune anticipazioni al quotidiano francese l’Equipe secondo le quali il torneo di Wimbledon verrà cancellato nel 2020 a causa dell’emergenza Covid-19, e anche il Roland Garros non verrà disputato nelle nuove date (20 settembre – 4 ottobre) così celermente occupate dalla Federazione Francese.

L’edizione 2020 di Wimbledon sarà annullata?
Sì. I tornei sull’erba hanno già deciso di annullare tutti gli eventi, si attende l’annuncio di Wimbledon mercoledì prossimo. Non si tratta di voci: verrà annunciato l’annullamento del torneo. È senza dubbio l’unica decisione possibile. Non ci sarà uno spostamento. Si può giocare il Roland Garros a settembre-ottobre, ma non Wimbledon perché è troppo umido per poter giocare sull’erba. E inoltre, si discute di ricominciare a giocare in ottobre, ma non siamo sicuri.

 

E il Roland Garros? Avrà luogo nelle date annunciate tra il 20 settembre e il 4 ottobre?
No. I dirigenti dell’ATP e della WTA sono stati chiarissimi: il modo di agire del Roland Garros è stato inaccettabile. Wimbledon e lo US Open si sono uniti all’ATP per fare un comunicato comune contro l’iniziativa presa dai francesi. Non c’è nulla contro il Roland Garros, che è un torneo molto importante. Se c’è una possibilità che si possa giocare, saremo tutti contenti. Ma il loro modo di fare l’annuncio, l’assenza delle qualificazioni, le date… Se tutti cominciano ad agire in questo modo, il tennis è morto. Non è il tradizionale modo di fare dei francesi, che solitamente si basano sulla solidarietà e sull’unità. È invece il modo di fare del presidente Bernard Giudicelli, è disgustoso. Per il tennis e per la Francia. Sono sicuro che si sia fatto prendere dal panico a causa delle imminenti elezioni (per la presidenza FFT nel febbraio 2021). Ha cercato di segnare qualche punto contro il suo avversario Gilles Moretton. Oggi l’idea è di provare a fare il Roland Garros in ottobre, e di avere una breve stagione sulla terra battuta prima.

L’ATP può veramente mettere in atto la sua minaccia e togliere i punti al Roland Garros?
Non è una minaccia: l’ATP l’ha comunicato al Roland Garros e alla FFT: ‘Se continuate con questa idea, non vi assegneremo punti per la classifica’. E non finirà con l’edizione di quest’anno: niente punti non solo questa stagione ma anche la prossima. Non mi piacciono le guerre, ma non rimane altro da fare che combattere in questo momento. È una follia. Bisogna preoccuparsi soprattutto di sconfiggere il virus, di salvaguardare la salute della popolazione, bisogna smetterla con questi giochini del gatto con il topo all’interno della nostra organizzazione. Bisogna fare quello che è meglio per il tennis. Andrea Gaudenzi (il nuovo presidente dell’ATP) vuole mettere d’accordo tutti quanti, è questo il suo obiettivo. Ma non è il caso di preoccuparsi per lui, è molto forte, è tranquillamente capace di dar seguito alla minaccia e togliere i punti al Roland Garros. L’ATP è stata chiarissima.

Sembra che lei consideri Giudicelli come il principale responsabile della situazione.
Bernard sa di aver commesso un grosso errore. Pensava di poterla scampare, ma non ha alcun supporto. Sperava di avere l’ITF dalla sua parte, è per quello che ha eliminato le qualificazioni, per dare un contentino a David Haggerty (il presidente ITF) e alla sua Coppa Davis. Ma le cose non funzionano così. Non è una persona molto intelligente. Ieri (sabato) un dirigente mi ha detto: ‘Quello che ha fatto sarà la sua Waterloo’. Prima di annunciare lo spostamento del torneo a settembre, aveva tenuto una conference call con il management di ATP e WTA, e credo fosse presente anche Haggerty. Tutti gli hanno detto: ‘Non puoi fare una cosa del genere. Troveremo una data, troveremo una soluzione, ma dobbiamo farlo tutti insieme’. E durante questa conversazione ha premuto il pulsante per pubblicare il suo comunicato stampa per annunciare lo spostamento di data. Nel bel mezzo della discussione! Steve Simon (CEO della WTA) gli ha urlato contro… Il Roland Garros merita tutto il nostro rispetto, nessuno lo mette in discussione, tutti vogliono che si svolga, ma non puoi fare una cosa del genere. Stiamo tutti parlando di date, ma non si può fare che chi primo arriva meglio alloggia. Non si può fare un calendario in questo modo.

Il Roland Garros ha la forza per poter vincere questo braccio di ferro?
Credo che la Federazione Francese sia perfettamente consapevole della situazione. Sa di essersi messa contro tutto il mondo del tennis, compresi i giocatori. Non ha alcuna chance di vincere questa battaglia. Non si può vincere da soli contro tutti. Questo modo di pensare e di agire (quello di Giudicelli) non fa parte dei valori della Francia o di un Paese europeo. Non si può lavorare così. Bisogna avere rispetto reciproco, essere consapevoli che si fa parte di una comunità, non essere egoisti e non pensare solamente ai propri interessi.

Lei come si immagina il resto della stagione?
Andrea (Gaudenzi) l’ha sempre detto: i tornei più importanti sono quelli del Grande Slam. Facciamo del nostro meglio perché si giochino. Poi i Masters 1000. Poi vedremo. Ma al momento non si può sapere quando la stagione potrà riprendere. Non sappiamo se potremo giocare ancora a tennis nel 2020. Secondo me, se non si trova un vaccino o una cura, la stagione è finita. Vi immaginate la gente viaggiare da una parte all’altra del mondo per andare ai tornei di tennis? Gli spettatori, i giocatori, gli allenatori, i fisioterapisti, gli arbitri… Al momento ci sono cose più importanti del tennis. Per lo US Open, bisogna vedere come sarà la situazione a New York. Ma non ho delle buone sensazioni. Si può sperare in una stagione sulla terra battuta nelle date successive a quelle dello US Open. Forse all’inizio di settembre, oppure a metà settembre, forse in ottobre. Ma è impossibile sapere ora cosa accadrà.

Il tennis è in pericolo dal punto di vista economico?
Il mondo intero è in pericolo dal punto di vista economico. Al momento non si sa quale danno verrà provocato all’economia mondiale da questa epidemia. E il tennis fa parte dell’economia mondiale. Ma se vuole la mia opinione, non credo che un giocatore nei primi 100 possa avere problemi di sopravvivenza. Forse alcuni dovranno vendere la propria Mercedes e comprare una Peugeot! Ma nessuno avrà problemi seri. Da una decina d’anni a questa parte il tennis sta molto bene, i prize money non fanno che aumentare. Mi ricordo, quando Reiner Schuettler ha disputato il Roland Garros per l’ultima volta, nove anni fa, ha vinto 13.000 euro. Oggi il premio più basso è 40.000 o 50.000 euro. I premi sono aumentati talmente tanto che i giocatori sono portati a pensare che non possa essere altrimenti. Il tennis sopravviverà. Tuttavia ci potranno essere dei problemi con alcune aziende che non vorranno più sponsorizzare i tornei per concentrarsi sul benessere dei propri dipendenti. L’economia del tennis cambierà dopo la crisi. Non so come, ma sarà diversa.

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