Gigante Berrettini. Zverev in ginocchio (Crivelli). Roma ai piedi di Berrettini (Grilli). Matteo, la vendetta. Zverev cancellato (Azzolini). La musica di Federer per il Foro Italico (Bertolucci). «Male al ginocchio», Serena deve saltare il derby con Venus (Cocchi)

Rassegna stampa

Gigante Berrettini. Zverev in ginocchio (Crivelli). Roma ai piedi di Berrettini (Grilli). Matteo, la vendetta. Zverev cancellato (Azzolini). La musica di Federer per il Foro Italico (Bertolucci). «Male al ginocchio», Serena deve saltare il derby con Venus (Cocchi)

La rassegna stampa di mercoledì 15 maggio 2019

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Gigante Berrettini. Zverev in ginocchio (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Il Vangelo di Matteo infiamma la religione dei diecimila del Foro Italico quando il centesimo dritto sballato dell’ombra dello Zverev che fu finisce lungo di un metro. Un anno dopo, matura così la più dolce delle rivincite per quel ragazzino che qui sopra palleggiava con i big sognando di diventare come loro e adesso, dall’alto di 196 centimetri di tenacia e volontà, inchioda il numero cinque del mondo, in enorme crisi di fiducia ma pur sempre vincitore e finalista nelle ultime due edizioni. Un Berrettini gigante conquista così il primo successo in carriera contro un top ten, occhieggia ai primi 30 (ora è virtualmente 31) e si guadagna un ottavo non proibitivo con Schwartzman oppure Ramos. Con la forza di una parola: «Cattiveria. Sono stato proprio cattivo. La volevo così». Per troppi anni la tensione del torneo più sentito ha stroncato nella culla le ambizioni azzurre. In troppe occasioni, salvo prodezze sporadiche, questi campi sono diventati la tomba delle nostre speranze, tagliando fiato e gambe. Ma adesso che stiamo vivendo il rinascimento maschile, non esistono più imprese impossibili e anche il pubblico ci mette il carico di passione che elettrizza l’atmosfera. Per questo, Matteo spinge con sicurezza sullo schema servizio-dritto, non trema nelle tre delicate palle break avverse del 5-5 del primo set e poi raccoglie i cocci di un avversario spaesato, pizzicandolo pure con delicate smorzate: «Sono stato bravo a rimanere attaccato al match – racconta Berrettini -, un anno fa mi giravano dopo la sconfitta con lui, stavolta avrei rosicato sul serio. Cos’è cambiato in 12 mesi? Ho un po’ di barba in più…». Un anno fa era 130 del mondo, adesso esordirà tra le teste di serie al Roland Garros. E dopo un avvio di 2019 in chiaroscuro, si è presentato a Roma reduce da due finali consecutive sulla terra rossa (vittoria a Budapest, sconfitta a Monaco di Baviera): «Quand’ero ragazzo mi chiamavano la radio perché in campo commentavo tutto a alta voce e finivo per innervosirmi – racconta —. Per vincere le partite conta anche l’atteggiamento: se ti parli addosso, è matematico che perdi il punto successivo». È la lezione che coach Santopadre gli ha inculcato fin da quando lo prese quattordicenne, impacciato e frettoloso: si impara da ogni partita, soprattutto dalle sconfitte. E così gli ha modulato la carriera per gradi, non esitando a gettarlo in pasto a rivali più forti ma dai quali si poteva spremere conoscenza, perché a tennis non si vince facendo i 100 metri, cioè raccogliendo risultati facili a livello giovanile, ma la maratona, quindi con la mente rivolta alla costruzione del futuro, attraverso fatica e sacrificio. […]

Roma ai piedi di Berrettini (Massimo Grilli, Corriere dello Sport)

 

Ha gettato a terra il cappellino e fa no con il dito, come non volesse credere a quello che ha appena combinato, mentre tutto intorno il Centrale sembra tornato ai tempi di Panatta. Poi Matteo Berrettini ridiventa serio, va a stringere la mano a Zverev con una faccia di circostanza e quindi si rimette a ridere davanti al suo staff, rinforzato per l’occasione dal fratello Jacopo, più giovane ma l’autentico ispiratore della carriera tennistica di Matteo. Chissà quante volte il ventitreenne ragazzo del Nuovo Salario, che legge Dostojevskij e va pazzo per Breaking Bad, si è immaginato un pomeriggio così, una vittoria su un grande campione davanti al pubblico di Roma, il Foro Italico ai suoi piedi. Numero 33 della classifica mondiale – ma dopo il successo di ieri è salito al 31° posto, eguagliando così il suo best ranking – Elimina Zverev, n. 5 del mondo tra i cori del Centrale. Ha vinto 10 delle ultime 11 partite ha battuto in due set il numero 5 del mondo (primo Top 10 sconfitto), quell’Alexander Zverev che ha confermato il suo pessimo stato di forma ma che a Roma aveva vinto nel 2017, mentre un anno fa si era arreso solo in finale al terzo set di fronte a Nadal e alla vigilia si era dichiarato convinto di poter ritrovare il suo gioco proprio sulla terra del Foro. Zverev e Berrettini si erano già incontrati sullo stesso campo Centrale giusto un anno fa, sempre nel secondo turno del torneo (Matteo da 103 del mondo). E se nel 2018 il tedesco si era imposto con un tutto sommato facile 7-5 6-2, dodici mesi dopo i rapporti di forze sono completamente cambiati. Ieri Berrettini ha vinto con i colpi e con la testa, reggendo bene gli scambi da fondo campo con il tedesco, superando con tranquillità e saldezza di nervi i pochi momenti difficili della partita. Sciupato sul 5-4 un match-ball, sul 6-5 è stato di nuovo aggressivo, ha fatto punto anche recuperando uno smash sbilenco dell’avversario, che poi ha affondato in rete l’ennesimo dritto del suo balordo pomeriggio, ponendo fine alla sua agonia dopo 108 minuti di gioco. […] Saltato ieri sera il doppio in coppia con Fognini, che ha accusato un provvidenziale attacco influenzale, Matteo tornerà in campo domani contro il vincente della gara di oggi tra due pedalatori come l’argentino Schwartzman (numero 24) e lo spagnolo Ramos Vinolas (88), entrambi mai affrontati. Sarà sicuramente una lotta, bisognerà soffrire e correre parecchio. Ma ormai Matteo è diventato grande e non teme più nessuno.

Matteo, la vendetta. Zverev cancellato (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Roma è città di echi, illusioni, desideri, dove tutto è possibile prima che accada, e tutto è risaputo nel momento in cui sta accadendo. Si sa, ti dicono. E forse lo sanno davvero, l’hanno visto già altre volte, dieci, cento, mille anni fa. Soltanto gli eroi arrivano dritti al cuore, turbano i sentimenti, riscaldano la linfa di una città che vive avvolta nella sua magnificenza trascurata. E gli eroi, a volte, non sono semidei. Sono “di giornata”, in attesa di divenire sempiterni se mai sarà possibile, ma sempre a portata di mano. «A pantera, daje n’artra zampata, ché la prima nun l’ha capita». E l’eroe di giornata sente, fa sì con la testa. Ne manca una. Una sola zampata. Matteo Berrettini non manca di rispetto per il predestinato che ha di fronte, che è altrettanto giovane e a Roma ha già vinto (due anni fa) e rischiato di rivincere (l’anno scorso), ma si misura attraverso di lui. L’anno scorso Matteo incontrò Sascha Zverev da numero 103 del mondo, oggi è settanta posizioni più vicino, numero 33. L’anno scorso non c’era partita, poi Berrettini ha vinto a Gstaad e a Budapest, ha fatto finale a Monaco. Si è scoperto tennista, «seppure in divenire, che di lavoro ce n’è ancora tanto» dice da bravo figlio, e ora ha voglia di mettere in campo quello che ha imparato: «Santopadre mi ha spinto a lavorare su tutto me stesso, i colpi, i modi di vivere il match, di sentirlo», racconta di coach Vmcenzo che lo accompagna da sempre. Ma anche l’altro coach Cipolla si è fatto sentire. «Flavio mi fa la messa a punto, mi offre quei piccoli consigli che poi, in partita, diventano grandi verità. Come smettere di parlare ad alta voce con se stessi, magari dopo un punto perso, perché si rischia di compromettere anche il successivo. Prima Santopadre mi chiamava Radiolina». […] Piace molto al pubblico il nuovo giovane eroe, perché fa lui la partita, e non ha paura. Il servizio è vorticoso, spesso sopra i 220 orari. Il diritto fa male anche solo a guardarlo. Sascha è nell’angolo ma si salva, s’intuisce che quando avverte il pericolo riesce a concentrarsi di più. Risale a colpi di ace da due 0-30, ma Berrettini trova il primo match point sul 5-4. E altri due poco dopo. Palla in rete e Zverev a casa, a meditare. Matteo fa due conti: entrerà fra i primi trenta, Ancora uno sforzo e avrà una testa di serie al Roland Garros. […]

La musica di Federer per il Foro Italico (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

L’ufficialità è arrivata all’ultimo momento, ma poco importa. King Roger torna, dopo una lunga assenza, a calcare i campi del Foro Italico per la gioia dei tifosi e di tutti coloro che vedono in lui un fenomeno inimitabile. Le quattro finali perse sul centrale romano hanno lasciato un segno indelebile nell’animo di Federer e un piccolo vuoto nella fornitissima bacheca. Sarebbe bello, intrigante e coinvolgente se lo svizzero riuscisse a sfatare l’incantesimo in questa edizione, ma sinceramente non credo sarà possibile. Roger ha ripreso a frequentare la terra solo perché ha capito l’errore commesso in passato e da campione lucido, umile e intelligente è corso ai ripari modificando la programmazione. Si è reso conto che l’approccio verso Wimbledon necessitava di test anche sulla terra per attenuare e ridurre la lunga pausa tra il duro cemento e la soffice erba. Così sulla strada verso Parigi è atterrato a Roma per proseguire la strada iniziata a Madrid. Il suo gioco non avrà l’intensità del passato ma l’eleganza del gesto e la leggerezza del movimento garantiscono in ogni caso il massimo dell’armonia tanto da far sembrare facile anche il colpo più complesso. […] Venti slam e oltre 100 trofei lo hanno trasformato da eroe a mito e per nostra fortuna è ancora in pista capace, come nessuno, di tradurre in musica una semplice partita di tennis.

«Male al ginocchio», Serena deve saltare il derby con Venus (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Roma lo aspettava da 20 anni, ma il derby al Foro tra Serena e Venus Williams non ci sarà. Serena, dopo aver superato al primo turno la svedese Peterson, si è ritirata ieri nel tardo pomeriggio. Il colpevole è ancora il ginocchio sinistro, lo stesso che le aveva impedito di scendere in campo a Miami e l’aveva tenuta ferma fino a ora: «Devo ritirarmi dagli Internazionali perché ho di nuovo dolore al ginocchio sinistro – ha fatto sapere attraverso un comunicato -. Mi mancheranno i fans e mi dispiace molto lasciare questo torneo che è sempre stato uno dei miei preferiti al mondo». La Williams, quattro volte campionessa al Foro Italico lascia comunque uno spiraglio sulla sua partecipazione al Roland Garros: «Ora mi concentro sul recupero e la riabilitazione del ginocchio e spero di ritrovare i miei tifosi a Parigi. Quanto a Roma, do a tutti voi l’appuntamento per l’anno prossimo». Serena non gioca da Indian Wells e ha dichiarato di aver potuto fare poco in campo concentrandosi principalmente sul lavoro di resistenza senza forzare sull’articolazione. Arrivata a Roma mercoledì scorso per abituarsi alla terra rossa e aveva portato con sé il marito Alexis Ohanian e la figlia Olympia. La vacanza romana è durata meno del previsto e Venus, invece che affrontare la sorella, si accomoda direttamente agli ottavi di fmale.

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Renzo Furlan: “In Serbia a caccia dei nuovi Djokovic” (Semeraro)

La rassegna stampa di martedì 26 maggio 2020

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Intervista a Renzo Furlan: “In Serbia a caccia dei nuovi Djokovic” (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

Renzo Furlan da giocatore è stato numero 19 del mondo e a lungo una delle certezze della nostra squadra di Davis. Dopo l’esperienza da direttore del centro federale di Tirrena, ha iniziato una collaborazione con la federazione serba, incaricato da Novak Djokovic in persona di una missione a cui il numero 1 del mondo tiene molto: trovargli un erede, possibilmente anche più di uno. […] Conosciamo il Djokovic tennista. Ci racconta il suo lato di dirigente? «Quella prima volta parlammo due ore, e Djokovic mi impressionò per la chiarezza di pensiero e la concentrazione. Aveva in mente un progetto perfettamente definito, e non si rilassò un minuto. Quelle due ore mi sorpresero, e mi aiutarono a capire il Djokovic giocatore. Uno che sa darsi una disciplina ferrea e dispone di un’energia impressionante». Ultimamente ha fatto notizia per alcune opinioni molto controverse…. «Io conosco la sua grande etica lavorativa. Novak si interessa molto al futuro del pianeta, alle energie riciclabili, è molto rigoroso nell’alimentazione. E non credo che si metterebbe mai sulla maglietta uno sponsor di cui non condivide i principi». Come si è svolto il suo lavoro in questi anni? «Dal luglio del 2016 ci siamo concentrati sulla fascia 12-20 anni, compilando schede sui migliori e iniziando a lavorare sui sei campi che Djokovic mette a disposizione della federazione all’interno del suo Novak Tennis Center di Belgrado, ma muovendoci anche nelle quattro regioni in cui è diviso il Paese. […]». In che misura Djokovic finanzia l’attività della federazione? «Non so dirlo, ma sicuramente ha una grande influenza. È evidente il suo desiderio di restituire parte di quello che ha ricevuto dal tennis. Sa di avere il potere di cambiare le cose, e vuole impiegarlo al meglio. È molto preoccupato, ad esempio, che si possano perdere per strada potenziali talenti. Stesso discorso per Tipsarevic, che ha un’altra bellissima academy e sta facendo bene anche come promotore. Purtroppo allo sport non arrivano molti fondi dallo Stato, il tennis in questo è nelle stesse condizioni del calcio, della pallavolo che ottiene ottimi risultati, o del basket, che pure ha come presidente un altro mito dello sport come Sasha Danilovic». La figlia dell’ex giocatore della Virtus Bologna, Olga, fra l’altro gioca a tennis… «Un talento fenomenale. È nata nel 2001 e l’anno scorso a Mosca ha già vinto un torneo Wta. Ha un potenziale atletico e tecnico enorme, però è imprevedibile, nel bene e nel male, proprio come suo padre. Può arrivare in alto, ma deve trovare continuità». Chi sono gli eredi del Djoker? «La Serbia è un Paese di appena 7 milioni di persone e i tesserati del tennis restano pochi, nonostante il traino di Djokovic, Tipsarevic e Ana Ivanovic. Ma i talenti ci sono: penso a Hamad Medjedovic, un classe 2003 che ha fatto finale a Tarbes, nel torneo che ha un albo d’oro pieno di campioni; o a Branko Djuric, 2005, un montenegrino che si allena anche da Riccardo Piatti a Bordighera. Sta crescendo inoltre tutto un sottobosco di giovani che promette molto bene». Oltre all’impegno in Serbia per lei c’è anche il ruolo di allenatore di Jasmine Paolini, la nostra migliore azzurra insieme a Camila Giorgi… «Uscita da Tirrenia, Jasmine mi ha chiesto di darle una mano. Non posso seguirla sempre, ma lei è stata bravissima ad adeguarsi a una situazione non facile. Io l’alleno a Massa, il suo preparatore Michelangelo Manganello sta a Pisa, insomma non c’è una base fissa. Oggi è 90 del mondo, deve consolidarsi e salire ulteriormente. Jasmine, nonostante non sia altissima, ha grandi qualità tecniche e tattiche e molti margini di miglioramento. Il 29 giugno fra l’altro la accompagnerò in Serbia per la seconda tappa dei tornei che organizza Tipsarevic». La grande stagione del nostro tennis femminile non ha lasciato eredi all’altezza. Come mai? «Una generazione come quella, con quattro Top 10 che hanno tutte vinto o fatto finale in uno Slam, non la rivedremo facilmente. C’è molto da ricostruire, ma non è sempre facile avviare nuovi cicli. Insieme a Jasmine ora abbiamo Elisabetta Cocciaretto, altra giovane molto interessante, e se loro cresceranno potranno fare da traino ad altre giovanissime che iniziano a muoversi». Il settore maschile stava invece conoscendo una stagione eccezionale. Continuerà dopo la ripresa? «È il momento migliore degli ultimi 30 anni. Ci sono veterani di grande qualità come Fognini e giovani già fortissimi come Berrettini. Lorenzo Sonego a 25 anni è nei Top 50, Stefano Travaglia ha recuperato dopo tanti infortuni, e un giovanissimo come Sinner è stato capace di vincere le Next Gen Finals a 18 anni; un’impresa eccezionale. Lorenzo Musetti e Giulio Zeppieri hanno solo un anno meno di Jannik, dietro di loro troviamo un talento come Luca Nardi. C’è qualità in tutte le generazioni, e i successi di Sinner possono ispirare molti ragazzi».

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Gli anni di Fabio (Cocchi). Favola Osaka, è l’atleta più pagata di sempre (Grilli). Djokovic organizza un mini-circuito in quattro Paesi per ricominciare (Crivelli)

La rassegna stampa di domenica 24 maggio 2020

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Gli anni di Fabio: «Mi manca la gara, ma adesso sono un esperto di Tom & Jerry» (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

Trentatré sono gli anni che compie oggi Fabio Fognini, mai come ora preso dal ruolo di padre e uomo di famiglia. Tre sono gli anni che ha compiuto Federico, il primogenito di Fabio e Flavia Pennetta, finalmente festeggiati senza una valigia in mano. Un’età importante. E tempo di bilanci per Fognini, genio e sregolatezza del tennis italiano, capace di far passare al tifoso medio tutto l’arco costituzionale delle emozioni, dall’esaltazione alla furia. Fabio, che sapore ha questa giornata? «Il sapore dolce della famiglia. In questo periodo così difficile ho potuto almeno godere al massimo di una vita che non ero abituato a fare. Ho avuto modo di stare tantissimo coi bambini. Farah è nata il 23 dicembre, la sto vedendo crescere. Federico è il “grande”, ci divertiamo a fare tante cose insieme, andiamo a cavallo, al golf, giochiamo tanto».

Lei e Flavia festeggerete quattro anni di matrimonio l’11 giugno. ma forse non avete mai passato tanto tempo insieme…

 

È proprio così, la quotidianità per così dire “prolungata” è una dimensione che ci mancava. E devo dire che non è stato sempre facile, soprattutto all’inizio. In 15 anni di carriera sono sempre stato abituato ad andare e venire, stare fermo e non sapere nulla del futuro mi rendeva un po’ nervoso. Ma pian piano ci siamo abituati. Abbiamo iniziato a collaborare di più, io ho cercato di aiutarla. Magari cucinando, o tenendo Federico quando è più occupata con Farah. E così abbiamo trovato il ritmo. E siamo anche riusciti a divertirci. […] Per una vita dopo il tennis c’è tempo, però mi sento cresciuto come padre e come marito. E ora ho pure una cultura sconfinata di cartoni animati. Ogni sera io e Federico ci mettiamo sul lettone a vedere Tom e Jerry. È un appuntamento fisso, dovrebbe aiutarlo a fare la nanna. Ma il primo a crollare sono io. […]

Finalmente è tornato ad allenarsi in campo. Quanto le mancano i tornei?

Mi manca competere. Mi sto allenando ma un’oretta o due al giorno, non di più. È molto difficile concentrarsi senza obiettivi, senza sapere se e quando tornerai, o su quale superficie.

Cosa ne pensa coach Barazzutti?

La pensa come me. Ci sentiamo ogni giorno, ma non mi dà grosse indicazioni. Non sono più un giovane che deve approfittare della pausa per cambiare il proprio gioco. Ci confrontiamo, ma restiamo in attesa di sapere che sarà della stagione. Ora le classifiche sono congelate, ma il ranking non mi interessa. Guardo chi c’è davanti a me, e a parte i tre fenomeni gli altri sono tutti giocatori che ho già battuto e so di poter battere di nuovo. Anche Berrettini, che ha fatto grandi cose, è ancora giovane e ha tanti punti da difendere. Vediamo cosa ci riserverà il futuro.

Riserverà distanziamento sociale e nuove abitudini. A proposito, l’abbiamo vista giocare col guanto: come si è trovato?

Sapendo che potrebbe diventare obbligatorio ho voluto provare. La sensibilità un po’ cambia, ma tra allenamento e partita c’è una bella differenza.

Cosa porterà con sé da questo momento assurdo che stiamo vivendo?

Mai come ora noi umani pensavamo di essere invincibili, i padroni del mondo, e invece di fronte alla natura non siamo nulla. L’Universo si è preso il suo tempo. E davanti agli scogli dove sono cresciuto ora sono tornati a giocare i delfini.

Favola Osaka, è l’atleta più pagata di sempre (Paolo Grilli, La Nazione)

Prima giapponese a vincere uno Slam, l’Us Open del 2018, e prima tennista asiatica in grado di raggiungere la vetta della graduatoria Wta, Naomi Osaka può gioire anche per un altro record, certo meno evocativo ma di enorme conforto: è lei la sportiva più pagata al mondo, secondo Forbes, avendo guadagnato nel 2019 circa 34 milioni di euro (lordi) tra montepremi e contratti di sponsorizzazione. E la ciliegina sul primato, per la 22enne nipponica, è quella di aver superato di poco la rivale Serena Williams, che si era sempre piazzata sul gradino più alto del podio femminile degli introiti nei quattro anni precedenti. L’asiatica occupa la 29esima posizione dei guadagni tra gli sportivi di tutto il mondo, mentre l’eterna campionessa americana non va oltre la 33esima piazza. Si tratta comunque della prima volte nella storia in cui due donne riescono a entrare nella top 50 assoluta: un piccolo passo verso una reale e auspicata parità di genere dello sport. La Osaka, ironia della sorte, non è stata protagonista di un 2019 stellare. Ha vinto gli Australian Open in gennaio, facendo il bis negli Slam dopo la vittoria a New York dell’autunno precedente, ma poi ha conosciuto una lunga impasse, tra difficoltà tecniche e fisiche. E solo alla fine dell’anno scorso ha vinto due tornei (Pechino e… Osaka!) riscattando le figure non proprio eccelse rimediate negli altri Slam. Quest’anno, poi, proprio agli Australian Open ha incassato una secca sconfitta dall’astro nascente Usa Cori Gauff. E Naomi è arretrata cosi fino alla decima posizione Wta. Ma ormai lei è un fenomeno globale e gli sponsor fanno a gara per mettere i loro marchi accanto al suo sorriso. […]

Djokovic organizza un mini-circuito in quattro Paesi per ricominciare (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Voglia di ricominciare. Il tennis, travolto come il resto del mondo dall’emergenza coronavirus, ricerca lentamente la sua normalità e anche se fino al 31 luglio sono sospese tutte le attività, i campioni hanno cominciato ad allenarsi e alcuni di loro si stanno pure muovendo per garantirsi una parvenza di agonismo attraverso match senza valore ufficiale. Così, mentre Nadal posta su Instagram le foto del primo giorno di preparazione nella sua Accademia (e un giornalista spagnolo lo propone come ministro degli Esteri in un eventuale governo tecnico per gestire il post-pandemia), Djokovic festeggia il compleanno (33 come Fognini, compiuti venerdì) lanciando l’Adria Tour, un mini circuito itinerante di partite di esibizione che coinvolgeranno quattro Paesi dell’ex Jugoslavia e che scatterà il 13 giugno. L’obiettivo dell’evento è la solidarietà a favore di vari progetti umanitari nei Balcani. Il numero uno del mondo sarà affiancato da alcuni top player, innanzitutto da quel Dominic Thiem che Nole ha sconfitto a fatica nella finale degli Australian Open di gennaio. Poi ci saranno Grigor Dimitrov nonché l’amico e connazionale Viktor Troicki, mentre non si conoscono ancora i nomi degli altri quattro tennisti che dovrebbero completare il parterre della manifestazione. Il mini circuito si svolgerà in quattro diversi fine settimana e quattro differenti località, con un match bonus tra Djokovic e Damir Dzumhur che chiuderà l’Adria Tour il 5 luglio. Il programma prevede la prima tappa a Belgrado (Serbia, 13-14 giugno), la seconda a Zagabria (Croazia, 20-21 giugno), la terza in Montenegro (27-28 giugno) e la quarta a Banja Luka (Bosnia, 3-4 luglio), con il bonus a Sarajevo il giorno dopo. Per ogni weekend, i partecipanti saranno ripartiti in due gruppi e si sfideranno secondo la formula del round robin. I vincitori di ciascun gruppo giocheranno la finale. Gli incontri seguiranno le regole del Fast 4: set ai quattro game e partite al meglio dei tre set. La speranza è che possa addirittura giocarsi con il pubblico, visto il basso tasso di contagiosità dei quattro Paesi. […] Chi sembra non avere nessuna fretta di ripartire è Roger Federer, che infatti ha dichiarato apertamente che non si sta allenando in questo periodo perché non ha stimoli sufficienti, considerando che resta forte l’incertezza sulla data di inizio dei tornei. In una chat con Kuerten, il Divino ha rivelato: «Al momento sono fermo, perché non vedo il motivo per preparami. Sono felice con il mio corpo ora e credo che la ripresa del circuito sia ancora molto lontana. E penso che a questo punto sia importante per me godermi questa pausa. Quando avrò un obiettivo per cui allenarmi, sarò super motivato». Filosofia da Maestro.

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Il tennis più forte della crisi grazie all’effetto Berrettini (Calabresi)

La rassegna stampa del 23 maggio 2020

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Il tennis più forte della crisi grazie all’effetto Berrettini (Marco Calabresi, Il Corriere della Sera)

Matteo Berrettini ha trascorso il periodo di lockdown a Boca Raton, in Florida. A migliaia di chilometri di distanza, invece, tanti ragazzini e ragazzine crescono sperando di diventare come lui. Per loro, e per tantissimi circoli della Capitale (lunedì, tra gli altri, riapriranno il CC Roma e il CC Lazio), è stato un periodo durissimo e oltre due mesi di «buco» non saranno semplici da colmare. […]Nelle accademie c’è voglia di normalità: mascherine per i maestri, sorrisi per gli atleti. Nel Lazio c’è il 12% del movimento nazionale: circa 370 circoli (280 a Roma, molti dei quali scuole tennis riconosciute dalla Fit), oltre 4omila tesserati, e tanto talento. Nello sport romano che arranca soprattutto a livello di discipline di squadra, il tennis è una piacevole eccezione. L’effetto Berrettini (Matteo è attualmente al numero 8 della classifica Atp) è l’elemento trainante: opinione comune, nei circoli, è che il suo percorso abbia creato nei giovani la consapevolezza che non sia necessario primeggiare a livello di Under 12 o Under 14, bensì seguire un percorso di formazione tecnica che vada aldilà del risultato. […] «Matteo, da giovanissimo, non era tra i top, lo ha ammesso anche lui – racconta il suo allenatore, Vincenzo Santopadre – Stare meno con le luci puntate lo ha aiutato, ma lui è stato comunque bravo a mantenere il giusto equilibrio. Non pensare a vincere il torneo di oggi, ma a costruirsi un futuro migliore. In questo senso, è stato fondamentale tutto l’ambiente che lo ha circondato: la famiglia, noi dello staff, il CC Aniene. E forse è stato importante anche il periodo dell’anno in cui ha raggiunto i risultati più importanti: gli Us Open tra agosto e settembre, quando la gente è ancora in vacanza e si è potuta svegliare di notte per vederlo e sognare con lui. Ho tanti amici nel tennis che hanno figli: vogliono tutti sapere quando Matteo è a Roma per andarlo a vedere o a chiedergli un autografo». La bella immagine di Berrettini, ma non solo: «C’è nuova linfa per il nostro tennis. Arriva dai giocatori di vertice come Matteo, ma anche dalla popolarità che lo sport sta acquisendo, e che ci ha permesso di aumentare i numeri. Tutto questo, nonostante a Roma ci sia carenza di strutture al coperto che permettono l’allenamento con qualsiasi condizione atmosferica. E fondamentale che nei circoli ci sia qualità, necessaria per far emergere le potenzialità dei giovani». Santopadre segue Berrettini, ma è anche tra i fondatori della Rome Tennis Academy, dove si allena Jacopo, fratello minore di Matteo (classe ’98). Con Santopadre, c’è Stefano Cobolli, papà di Flavio, tra i talenti da seguire della NextGen romana. Nato nel 2002, era passato anche per il settore giovanile della Roma, prima di scegliere la racchetta. Su di lui, e su Matteo Gigante, sono riposte grandi speranze, ma non sono i soli: Giulio Zeppieri (2001, di Latina) e Gian Marco Moroni (1998) sono in rampa di lancio. Come tutto il tennis romano

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