Barty-Vondrousova, il ballo delle debuttanti

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Barty-Vondrousova, il ballo delle debuttanti

Prima finale Slam a Parigi per entrambe le tenniste. Tre anni fa l’australiana era fuori dalle prime 600 e la teenager ceca usciva agli ottavi del torneo junior. “È incredibile sia per me che per lei” ha detto Barty

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Marketa Vondrousova - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

E chi lo avrebbe mai detto? Sicuramente in pochi. A contendersi il titolo del torneo di singolare femminile del Roland Garros saranno l’australiana Ashleigh Barty, n.8 del ranking ATP e la 19enne ceca Marketa Vondrousova. Due debuttanti in una finale Slam. “È incredibile per entrambe”, ha affermato Barty. “È assurdo. Non me lo sarei mai immaginato”, le ha fatto eco Vondrousova.

Sono venute a capo di due semifinali caratterizzate da una leggera pioggia e dal nervosismo delle giocatrici in campo, outsider come loro in cerca dell’occasione della vita. “La posta in palio, le condizioni atmosferiche: è stato un match brutale”, ha detto la tennista aussie, vittoriosa in rimonta per 6-7 6-3 6-3 su un’altra giovanissima stella del circuito, la statunitense Amanda Anisimova. “Sono orgogliosa di come sono stata capace di lottare e trovare una maniera di superare quel primo set”. Vondrousova si è trovata sotto in entrambi i parziali contro la più esperta britannica Johanna Konta ma è riuscita a conquistarli, chiudendo con lo score di 7-5 7-6.

Semifinali avvolte anche dalle polemiche a causa della decisione degli organizzatori di programmarle sui campi periferici, riservando il centrale ai big three del tennis maschile. Barty non è sembrata particolarmente offesa da questo trattamento impari, mentre Vondrousova è stata più polemica. È strano giocare la semifinale in quei campi. Non ci ho pensato ma è strato strano. Domani gioco la finale e sarà solo il mio primo match sul campo centrale”, ha dichiarato la ceca. “Ho chiamato la WTA e mi hanno detto che anche loro non sono felici di questa scelta”.

 

Superate queste discussioni, ora le attende la prima finale in un Major delle loro ancora giovani carriere. Perché se Vondrousova è poco più che una ragazzina, Barty in fondo ha appena compiuto 23 anni. Ma di esperienze, dentro e fuori dal campo, la talentuosa tennista di Ipswhich ne ha fatte più di quante la sua carta d’identità racconti. Giovane promessa di una nazione in cui il tennis è quasi una religione, gioca i primi tornei da professionista a 14 anni e a 16 è già nelle prime 200. Poi cominciano le difficoltà con le sconfitte si accumulano. Barty prima si rifugia nel doppio poi molla pure quello per diventare una giocatrice di cricket. Tre anni fa il ritorno, da n.623 del mondo. Due stagioni per tornare ai vertici, dove le compete visto il suo grande talento. Insomma ha fatta di strada la giocatrice di aussie verso questa prima finale in un Major. “È fantastico. Il mio percorso negli ultimi tre anni è stato incredibile. Così come nelle ultime due settimane”, ha raccontato in conferenza stampa. “Io e il mio team abbiamo lavorato molto duramente per essere in questa posizione. Ora che ci siamo sta tutto nel godersi il momento e divertirsi”. 

Ashleigh Barty – Roland Garros 2019 (foto via Twitter, @rolandgarros)

Non ha avuto nemmeno il tempo per perdersi per strada invece Vondrousova. Lei tre anni fa giocava ancora il suo ultimo torneo Junior, uscendo di scena peraltro agli ottavi. Oggi è la prima teenager al Roland Garros dal 2007, anno in cui un’emergente Ana Ivanovic si issò fino all’ultimo atto del torneo, poi perso contro la grande Justine Henin. In caso di vittoria diventerebbe la più giovane tennista a vincere lo Slam parigino in 22 anni. Nel 1997, in una baby finale, la croata Iva Majoli si impose su Martina Hingis. Ma per Vondrousova il precedente storico più curioso risale al 1981, quando Hana Mandlikova conquistò il torneo, proprio a 19 anni. A tutt’oggi rimane l’unico successo di una tennista boema al Roland Garros.

In conferenza stampa, le è stato chiesto se conosca Mladinkova in persona e lei ha risposto negativamente. In compenso, nel 2015 era sugli spalti del Philippe Chatrier, campo appunto ancora per lei inesplorato dal punto di vista agonistico, per sostenere Lucie Safarova contro Serena Williams. E proprio Safarova ha disputato il suo ultimo match da professionista in questa edizione. Tutti cerchi che si chiudono per il tennis ceco. Quello dell’Australia al femminile con il Roland Garros è invece un conto aperto da 46 anni, con Margaret Court ultima regina aussie a Parigi. Ha provato a saldarlo Samantha Stosur nel 2010 ma contro la nostra Francesca Schiavone sappiamo tutti com’è andata a finire. 

Sarà un match dall’esito imprevedibile. I favori del pronostico vanno a Barty. Per via del ranking innanzitutto. Ma anche delle due vittorie a zero nei precedenti, sempre in due set: sull’erba di Brimingham nel 2017 e sul cemento di Cincinnati nel 2018. “Non abbiamo mai giocato sulla terra. Sarà qualcosa di nuovo. Lei è una top 10 e sta giocando un tennis incredibile”, ha detto Vondrousova, come a ribadire di essere la sfavorita. Ma la ceca è in forma: nessuna ha vinto tante partite quante lei dopo gli Australian Open. In aggiunta, si trova a meraviglia sul mattone tritato, come dimostra la finale raggiunta quest’anno ad Istanbul. “Lei ha un record molto positivo quest’anno. Ha giocato in maniera molto solida da inizio stagione. La terra è probabilmente la superficie sulla quale si esprime al meglio”, ha sottolineato Barty.

Dovrebbe essere anche un match particolare per i canoni del tennis femminile moderno, con tanta varietà di gioco. Barty è dotata di un gran servizio e non disdegna le discese a rete. Vondrousova ha colpi pieni di effetti e non si tira mai indietro quando c’è da fare una palla corta. “Ha un gioco molto vario. Riesce a trovare bene tutti i punti del campo con i suoi colpi e si muove in maniera eccezionale” ha detto l’australiana. “Ci somigliamo e sarà un match interessante”, ha risposto la ceca. Lo verificheremo presto. Così come verificheremo anche se la tensione non giocherà un brutto scherzo a una delle due tenniste, o addirittura ad entrambe, facendo rimpiangere agli spettatori di non vedere la Serena o la Halep del caso in finale.

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Racconti

Storie di tennis: il conte volante, Panatta e altro ancora

Ci sono stati tennisti… che non hanno fatto soltanto i tennisti. Sì, esatto: anche Adriano Panatta non è stato un campione solo con la racchetta

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Seconda puntata dedicata ai tennisti polivalenti, ovvero capaci di eccellere, oltre che nel tennis, anche in altri sport. Nella prima puntata abbiamo parlato di:

  1. Giovanni Balbo di Robecco (calcio)
  2. Fred Perry (Ping pong)
  3. Jaroslav Drobny (Hockey su ghiaccio)
  4. Ellsworth Vines (golf)
  5. Tony Travert (Basket)
  6. Ion Tiriac (Hockey su ghiaccio)

Grazie alle vostre segnalazioni in questa puntata narreremo in ordine cronologico le gesta di due uomini e una donna:

  1. Charlotte “Lottie” Dod
  2. Leonardo Bonzi
  3. Adriano Panatta

Partiamo dalla segnalazione fattaci da Claudio65 – lettore e gentiluomo – che ci pone innanzi a una vera e propria immortale del tennis: l’inglese Charlotte “Lottie” Dod.

 

Dod vinse per la prima volta il singolare a Wimbledon nel 1887 a 15 anni di età, record ancora oggi imbattuto. A questa vittoria ne seguirono altre quattro l’ultima delle quali nel 1893 anno in cui la campionessa britannica abbandonò il tennis agonistica con sole cinque sconfitte ufficiali al passivo. Il Guinness dei Primati la colloca al secondo posto tra le sportive più poliedriche di tutti i tempi poiché oltre al tennis Charlotte praticò con discreti risultati il golf e l’hockey su prato e con eccellenti risultati il tiro con l’arco. In questa disciplina ella conquistò infatti la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Londra del 1908.

Dopo le Olimpiadi Dod continuò a mietere successi con arco e frecce sino al 1910, anno in cui si ritirò. La morte la colse il 27 giugno 1960 durante il torneo di Wimbledon mentre ascoltava la cronaca radiofonica di un incontro dei Championships. Per la storia fu María Bueno ad aggiudicarsi il singolare femminile nel 1960. 

Il secondo protagonista del nostro racconto ci è stato segnalato dal lettore TennisLover. Si tratta del conte milanese Leonardo Bonzi, personaggio probabilmente sconosciuto ai più (per esempio a chi scrive), ma dalla personalità straordinaria.

Il sito a lui dedicato – www.leonardobonzi.it– lo introduce definendolo alpinista, tennista, aviatore, esploratore, medaglia d’oro al valore aeronautico, 4 medaglie d’argento al valore militare e una decorazione interalleata. Bonzi fu sicuramente tutto questo, ma anche di più; infatti egli fu anche regista e produttore cinematografico grazie al matrimonio con la grande attrice Clara Calamai, la donna  che per prima mostrò il seno nudo in un film italiano e qualche decennio più tardi impugnò un’accetta per diventare l’ indimenticabile assassina di “Profondo rosso“.

Per dare conto di tutto ciò che Leonardo Bonzi fu in grado di compiere nell’arco di una vita iniziata agli albori del ‘900 e conclusasi nel 1977 ci vorrebbe un libro. Per coerenza tematica noi ci concentreremo sui suoi exploit sportivi, ma non possiamo tacere un episodio della sua vita che ne sottolinea la dimensione umana: il volo senza scali effettuato nel 1948 da Milano a Buenos Aires allo scopo di raccogliere fondi a favore dei mutilatini di guerra dell’Istituto per bambini Don Gnocchi.

Veniamo quindi alle imprese sportive del conte Bonzi. Il nobiluomo iniziò a fare parlare di sé nel 1924 quando prese parte alle Olimpiadi invernali di Chamonix in qualità di membro della squadra italiana di bob a quattro. In quella occasione non ebbe molta fortuna e – riposto il bob – si dedicò al tennis  primeggiando in Italia e difendendosi con onore all’estero. Leonardo Bonghi fu infatti più volte campione italiano e per anni difese i nostri colori in Coppa Davis. In campo internazionale il suo anno migliore fu il 1929 quando riuscì a raggiungere il terzo turno a Wimbledon e al Roland Garros. A Parigi fu nettamente sconfitto in un derby dal sangue blu dall’unico italiano ad avere sino ad oggi conquistato una medaglia olimpica nel tennis: Uberto de Morpurgo detto “il Barone”. Terminò la carriera tennistica introno alla metà degli anni ’30 per dedicarsi ai voli e alle esplorazioni.

Per finire eccoci alla segnalazione di 1More (uno pseudonimo che ha il sapore del rimpianto: “ah se anche Federer come Kyrgios avesse avuto un match-point advisor …”) relativa all’Adriano più famoso di tutti i tempi dopo quello narrato da Marguerite Yourcenar: Panatta. L’eroe del ‘76 (Roma-Parigi-Davis) dopo il ritiro dal tennis giocato si è dedicato anche alla motonautica con notevole successo. Nel 1991 ha vinto il titolo mondiale nella classe Evolution e nelle acque del lago di Como ha stabilito il record del mondo di velocità nella categoria entrobordo toccando i 238 km/h. Infine nel 2004 si è laureato campione del mondo di Endurance nella classe Powerboat P1.

Per ora è tutto con le storie di tennis. Se vi sono piaciute, segnalatecene altre e saremo lieti di aggiungere altri capitoli.

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WTA

Pliskova supera Martic (e pioggia) in finale a Zhengzhou e punta il numero uno

La ceca soffre un po’ nel primo set ma poi domina il secondo in una partita segnata da due interruzioni per pioggia. Quarto titolo dell’anno, quindicesimo della carriera. Barty è nel mirino

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Karolina Pliskova è la vincitrice dell’edizione 2019 del WTA Premier di Zhengzhou. La ceca supera in due set Petra Martic, che le ha creato più di un grattacapo nel primo set, ma si è poi sciolta nel secondo. Bravissima Pliskova a partire sempre forte dopo le due pause per pioggia che hanno sospeso il gioco all’inizio del primo e del secondo set. Titolo numero quindici della carriera, il quarto del 2019 (dopo Brisbane, Roma e Eastbourne) e ulteriore passettino compiuto verso la riconquista del numero uno di Ashleigh Barty, attualmente distante solamente 86 punti.

LA PARTITA – Martic esce meglio dai blocchi e riesce a spostare Pliskova, guadagnando un immediato break di vantaggio. Sul 2-0 però la pioggia costringe le due giocatrici a fermarsi e addirittura a rientrare negli spogliatoi. Quando riprende il gioco, Pliskova tiene il servizio agevolmente e comincia a picchiare da fondo alle sue condizioni. Un paio di bei vincenti le permettono di agganciare l’avversaria nel punteggio. La partita è più equilibrata ora con Martic che tenta come al suo solito molte variazioni per cercare di disinnescare il gioco di Pliskova.

La croata costringe l’avversaria ad una difficile volèe bassa che le vale una palla break nel settimo gioco, annullata di forza da un vincente della ceca. Pliskova ormai è salita di ritmo e nel gioco successivo è lei a cogliere il break decisivo. Il primo set si chiude 6-3 in 46 minuti. Il secondo set è un assolo di Pliskova che gioca a braccio sciolto, disponendo a piacere di una Martic decisamente scoraggiata. Un break arriva prima della seconda sospensione per pioggia (sul 3-1) e un altro si aggiunge subito dopo. 6-2 il punteggio che chiude il set e il torneo.

VERSO LA VETTA – Karolina incamera 290 punti ‘netti’ in classifica (ai 470 della vittoria si sottraggono i 180 della finale di Tianjin 2018, che escono dal conteggio dei migliori 16 risultati) e si assicura anche un discreto margine su Svitolina e Osaka, rispettivamente terza e quarta a circa 1300 e 1600 punti dalla giocatrice ceca. Pliskova si concederà adesso una settimana di riposo, come del resto la numero uno Barty, per tornare in campo in occasione dei tornei di Wuhan (Premier 5) e Pechino (Premier Mandatory).

Come detto la vetta della classifica è vicina, ma per agguantarla serviranno prestazioni di rilievo nei tornei conclusivi della tournée asiatica. Se vuole colmare il misero gap di 86 punti che la separa da Barty, Pliskova dovrà infati raggiungere almeno la semifinale a Wuhan e i quarti a Pechino, altrimenti non aumenterà il suo bottino in classifica e dovrà rinviare l’assalto al mese di ottobre, che confluirà nelle Finals di Shenzhen.

 

Risultato:

[1] Ka. Pliskova vs [7] P. Martic 6-3 6-2

Il tabellone completo

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Focus

San Pietroburgo: cinque italiani in tabellone, occhi puntati su Berrettini e Sinner

Derby di primo turno tra Fabbiano e Caruso, in tabellone anche Travaglia. Matteo è N.3 del seeding, Jannik trova Kukushkin all’esordio. Medvedev e Khachanov prime due teste di serie

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Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

L’edizione 2019 del torneo di San Pietroburgo si fregia di un tabellone veramente intrigante. Medvedev e Khachanov si sono spartiti le prime due teste di serie. Della partita anche Borna Coric e Stan Andrey Rublev. Ben cinque gli italiani ai nastri di partenza: Matteo Berrettini, Thomas Fabbiano, Salvatore Caruso, Stefano Travaglia e Jannik Sinner. I primi quattro hanno acceduto direttamente al tabellone principale grazie al ranking, mentre Sinner ha beneficiato di una wild card degli organizzatori. Per l’altoatesino il torneo russo sarà il settimo main draw dell’anno (e della carriera). Fino ad oggi il suo bilancio riporta tre vittorie e sei sconfitte, ripartite nei tornei di Budapest, Roma, Lione, ‘s-Hertogenbosch, Umago e US Open.

(clicca per ingrandire)

Il sorteggio effettuato nella mattinata di domenica ha fissato un derby italiano al primo turno tra Fabbiano e Caruso. Berrettini in qualità di testa di serie N.3 del seeding ha un bye e poi affronterà il vincente di Carballes Baena vs Klizan. Jannik Sinner esordirà contro la testa di serie N.6 Mikhail Kukushkin, mentre Travaglia affronterà la N.7 Adrian Mannarino.

I FAVORITI – C’è poco da inventarsi quando quattro tra le prime cinque teste di serie sono giocatori in forma e piuttosto abili su questa superficie. La Russia si affida – con ottime probabilità di vincere il torneo – al trio composto da Medvedev, Khachanov e Rublev, in rigoroso ordine di classifica. Medvedev è in condizione di forma favolosa, ma qualche perplessità sulla sua scelta di prendersi una sola settimana di riposo dopo la cavalcata di New York resta; Khachanov non ha fatto bene allo US Open, a differenza di Rublev che si è fermato agli ottavi contro Berrettini ed è decisamente in scia positiva. Entrambi, in ogni caso, hanno abbastanza dimestichezza col tennis indoor per arrivare in fondo al torneo. L’altro giocatore in grande spolvero è il nostro Matteo Berrettini, mentre la quarta testa di serie di Borna Coric forse non corrisponde al suo attuale momento di forma. In parziale crisi di risultati, il croato ha rotto di recente con l’allenatore Riccardo Piatti. Fuor di teste di serie, occhio a Klizan e Bublik, due tennisti per i quali la follia è fattore primario come anche la qualità del braccio.

COME CI ARRIVANO GLI ITALIANI – Sicuramente benissimo Berrettini e Sinner, che da New York hanno guadagnato rispettivamente la prima semifinale Slam e la prima partecipazione Slam, con tanto di sfida giocata ad armi pari contro Wawrinka. La curiosità riguarda soprattutto Sinner, il cui livello di tennis cresce a vista d’occhio; l’altoatesino è entrato nella fase di irrobustimento tecnico-tattico fondamentale per entrare in top 100 e possibilmente rimanerci a lungo. Il derby dei ‘mastini da Slam’ tra Fabbiano e Caruso vede il pugliese, decisamente più a suo agio sulle superfici rapidi, abbastanza favorito. La possibilità di sfidare Bublik (che lo ha sconfitto a New York) al secondo turno potrebbe costituire ulteriore motivazione. Ci sono discrete chance di fare strada anche per Stefano Travaglia, che ha fatto il pieno di fiducia nel circuito challenger (titolo a Sopot, semi a Como e quarti a Genova) e non parte certo sconfitto contro Mannarino.

Possibilità di accedere al tabellone principale anche per Matteo Viola, che al primo turno di qualificazione ha sconfitto il russo Vasilenko e domani affronterà il vincente di Ivashka-Tiurnev.

 

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