Numeri: non c'è troppa vita fuori dall'Europa. Thiem erede di Nadal?

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Numeri: non c’è troppa vita fuori dall’Europa. Thiem erede di Nadal?

Tanti numeri da segnalare dopo l’abbuffata parigina: Barty vince più di tutte, l’Europa domina entrambe le classifiche ma tra le donne c’è il ricambio. Non una regina, però…

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Dominic Thiem - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

4 – le tenniste (Kerber, Serena Williams, Georges e Hsieh) nella top 30 del ranking WTA ad aver superato i trent’anni. Solo la tedesca ex numero 1 del mondo è nell’attuale top 10, la cui età media è di circa 25 anni e mezzo (non va dimenticato che le prime due della classifica di questa settimana hanno rispettivamente 21 e 23 anni). Non solo: sono ben dodici le giocatrici tra le prime trenta della classifica a non aver superato i ventitré anni e tra loro Vondrousova, Andreescu e Anisimova non hanno nemmeno vent’anni. Un ricambio generazionale reso evidente anche dall’ultimo Roland Garros, nel quale le più “anziane” ai quarto sono state le ventottenni Konta e Martic.

Una situazione quasi opposta si riscontra invece tra gli uomini: ben cinque tennisti nella top 10 (la cui età media è di quasi 29 anni) hanno più di 32 anni e solo tre – Zverev, Tsitispas e Khachanov – sono nati dal 1996 in poi. Non va “meglio” allargando lo sguardo ai primi 20: in tale fascia di classifica, diventano undici gli over 30. La differenza con il circuito femminile diventa meno marcata se si guardano invece i primi trenta giocatori: sono nove (tra i quali il nostro Berrettini) a non aver compiuto ancora 24 anni e con Auger Auliassime, attuale 21 ATP, troviamo anche un under 20. A prescindere dalla presenza di tre campioni oramai leggendari – che con la loro età ormai matura alzano la media dei primi della classe – la diversa tendenza dell’età di maturazione tennistica tra uomini e donne sembra allargarsi sempre di più.

8 – i giocatori europei nella top 10 dell’ultima classifica ATP (e sono ben diciassette tra i primi venti). Con l’ingresso nella top 10 di Fognini e Khachanov e la contestuale uscita di Del Potro e Isner, il ranking ATP certifica sempre più un’andamento diventato più netto nell’ultimo quindicennio. Del resto, l’ultimo numero 1 non europeo è stato Andy Roddick – l’undicesimo, tra i precedenti ventidue tennisti sulla vetta del ranking, a non provenire dal Vecchio Continente – che cedette la cima della classifica nel febbraio 2004 a Federer. Inoltre, dalla vittoria di Gaston Gaudio del Roland Garros di quello stesso anno, Del Potro ha vinto nel 2009 (US Open) l’unico Slam non europeo.

Sempre dal 2004, la Coppa Davis, vinta sino a metà anni Settanta quasi esclusivamente da Australia e Stati Uniti, solo in due circostanze – dagli USA che colsero nel 2007 a Mosca la vittoria della loro trentaduesima Insalatiera d’argento e dall’Argentina nella finale di Zagabria nel 2016 – è stata vinta da nazionali non appartenenti al Vecchio Continente. Un fenomeno simile, sebbene non di così importante entità (le sorelle Williams hanno dominato gli anni Duemila e due delle attuali prime tre del ranking WTA sono tenniste non europee) e di lunga durata, avviene anche tra le donne: solo tre giocatrici nella top 10 non provengono dal Vecchio Continente e ve ne sono appena altre tre nella top 20. La stessa Fed Cup, dal 2001 in poi è sempre stata vinta da nazioni europee, ad eccezione del diciottesimo successo statunitense, avvenuto nel 2017.

I festeggiamenti statunitensi dopo la vittoria del 2017

9 – i tornei vinti sulla terra battuta da Dominic Thiem (i più importanti sono gli ATP 500 di Rio nel 2017 e quello di Barcellona, conquistato due mesi fa). Dal 2015, anno del suo primo titolo sulla terra battuta (a Nizza, in finale su Leo Mayer) e prima stagione terminata nella top 20, solo Nadal con tredici successi sul rosso ha fatto meglio – dopo Thiem, seguono in questa particolare classifica Djokovic e Fognini con cinque e Zverev con quattro – dell’attuale numero 4 ATP, primo al mondo tra le non leggende tennistiche ancora nel circuito. L’austriaco classe 93 ha continuato di anno in anno la sua ascesa nel ranking completandosi come tennista (il successo sinora più importante della carriera è arrivato sul cemento di Indian Wells lo scorso marzo) e raggiungendo anche importanti piazzamenti (le finali al Masters 1000 di Madrid nel 2017 e nel 2018 e, negli stessi anni, rispettivamente la semifinale e la finale al Roland Garros).

Le scorse due settimane hanno definitivamente consacrato Thiem come numero due del mondo sulla terra battuta: non solo per la seconda finale consecutiva allo Slam parigino, ma per la vittoria – sofferta ma meritata – su Djokovic, col quale si è portato sul tre pari nei confronti diretti sul rosso (ne ha tra l’altro vinti tre degli ultimi quattro). Proprio il bilancio favorevole negli head to head sul mattone tritato contro gli altri grandi protagonisti su questa superficie (4-1 contro Zverev, 2-1 su Fognini e Tsitsipas, 2-0 su Federer, 1-0 su Murray ed è sull’1-1 con Wawrinka e Nishikori) e la capacità di sconfiggere dal 2016 una volta all’anno Nadal rendono Thiem, ancora 25enne, l’attuale erede al trono del regno della terra rossa. 

 

10 – il nuovo best career ranking di Fabio Fognini. Un traguardo giustamente molto celebrato in Italia: era addirittura dal 1978 che un italiano (Corrado Barrazzutti) non era presente nella fascia di classifica più prestigiosa del nostro sport. Il ligure la inseguiva da diversi anni: già nel 2013 era entrato per la prima volta nella top 20, una zona del ranking ATP nella quale ha fin qui chiuso tre stagioni (con una quarta, il 2015, terminata da 21 ATP). Complessivamente, è da quasi centoquaranta settimane totali uno dei primi venti tennisti al mondo. Doveva arrivare per forza il suo momento e, dopo gli ottavi al Roland Garros e i concomitanti favorevoli risultati degli altri giocatori, è arrivata anche la conquista del decimo posto del ranking. Che sia giusto quanto abbia conquistato con i risultati delle ultime cinquantadue settimane lo si evince del resto confrontando alcuni importanti parametri (vittorie contro top 10 e top 5, titoli e finali nel circuito maggiore) con quelli degli altri quattordici tennisti che, da quando nel 1973 è iniziata l’era Open, abbiano raggiunto la decima come miglior posizione nel ranking (anche il direttore si era dilettato in questo confronto).

Solo Fibak (trenta vittorie contro top 10 e quattordici contro top 5, quattordici titoli e quindici finali) e Gustafsson (rispettivamente diciannove successi contro i primi dieci e nove contro i primi cinque, quattordici titoli e dodici finali) hanno numeri migliori di Fabio in ciascuno di questi quattro parametri presi in considerazione. Felix Mantilla supera Fabio in tre di essi (come Fognini, ha battuto sette volte un top 5), mentre sono ben sei (Gorman, Tulasne, Pernforns, Costa, Carreno e Pouille) ad avere numeri peggiori del vincitore dell’ultimo Masters 1000 monegasco in tutti e quattro i parametri, senza dimenticare che altri due (Jaite e Gulbis) in ben tre hanno cifre inferiori.

Davvero adesso a Fabio manca forse solo un ultimo obiettivo da centrare prima di concludere quella che in ogni caso sarà un’ottima carriera: un risultato migliore dei quarti di finale in un torneo dello Slam. Un piazzamento che, è giusto ricordarlo, non è stato raggiunto nemmeno da altri due numeri 10 del ranking come Fibak e Gustafsson, senza dimenticare che Tulasne, Monaco e Costa non hanno mai centrato nemmeno i quarti.

11 – le volte in cui Rafa Nadal ha chiuso il Roland Garros in testa alla ATP Race. Dal 2007 a oggi solo nel 2015 e nel 2016 (quando a Parigi si imposero rispettivamente Wawrinka e Djokovic) il campione maiorchino non è arrivato all’inizio della stagione sull’erba da leader della classifica. Nel calcio un traguardo analogo a quello conquistato dal maiorchino potrebbe essere quello di “campione d’inverno”, in questo caso potrebbe forse definirsi “d’inizio estate”. Quest’anno Rafa è riuscito a confermarsi in tale obiettivo parziale recuperando i cinquecento punti che lo distaccavano, prima del secondo Major stagionale, da Djokovic: l’eliminazione in semifinale del serbo (assieme a Soderling, l’unico ad averlo mai sconfitto al Roland Garros in ben novantacinque incontri giocati dal maiorchino sul rosso parigino) e il suo dodicesimo successo francese gli hanno consentito di centrare un obiettivo che testimonia come la sua preparazione sia finalizzata per essere al meglio della condizione durante la primavera europea.

Rafa Nadal e Dominic Thiem – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Nadal è riuscito così spesso a essere a giugno il numero 1 della Race non solo perché è il miglior terraiolo della storia: del resto sul rosso gioca ormai solo cinque tornei all’anno e per essere il primo al mondo in questo periodo dell’anno bisogna fare tanti punti anche sul cemento all’aperto nei primi tre mesi e mezzo della stagione. In particolar modo negli ultimi anni (prima della semifinale giocata nel 2018, a Wimbledon non arrivava ai quarti dal 2011) ha avuto sempre un netto calo nella seconda parte di stagione. A partire dal 2014, ha vinto appena quattro tornei tra luglio e fine stagione (ben due dei quali nel 2017, poi concluso in testa al ranking); questo non gli ha impedito, nell’intera carriera, di chiudere quattro stagioni da numero 1 al mondo (2008, 2010, 2013, 2017) e sei da numero due ATP (2005, 2006, 2007, 2009, 2011, 2018)

31 – le partite vinte nel 2019 da Ashleigh Barty. Nessuna tennista quest’anno ha fatto meglio per qualità – ha vinto uno Slam e un Mandatory su due superfici diverse e fatto finale al Premier di Sydney – e quantità di partite vinte. La nuova numero 2 del mondo, separata da appena 136 punti dalla vetta della classifica, è prima per numero di partite vinte nella prima metà dell’anno tennistico. La inseguono Bencic, Konta e Pliskova con 29, Kvitova e Vondrousova con 28, Halep e Bertens con 27, Osaka con 21. Nonostante fosse in grande ascesa, la sua scarsa esperienza sulla terra – al Roland Garros aveva vinto appena due partite in cinque partecipazioni e sul rosso, nei soli quindici tornei del circuito maggiore ai quali aveva partecipato, aveva giocato una sola semifinale, l’anno scorso nel piccolo International di Strasburgo – non la poneva tra le principali favorite della vigilia.

Invece, dopo aver perso solo sedici game complessivi contro Pegula, Collins e Petkovic, e dopo aver ceduto un set in ottavi contro Kenin (6-3 3-6 6-0), ha battuto in due set Keys (6-3 7-5) nei quarti, dando probabilmente una svolta al suo torneo. In semifinale contro Anisimova è arrivato il momento più difficile: sotto di un set e 0-3 nel secondo è però riuscita a rimontare, inanellando un parziale di dodici games a tre che le ha consegnato la vittoria. La finale vinta nettamente contro Vondrousova l’ha lanciata nell’Olimpo del tennis, dimostrando l’assoluta bontà della scelta di ritornare al tennis

Ashleigh Barty – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Come è infatti noto, dopo un brillante percorso tra gli Juniores (finale a Wimbledon e semi agli Us Open nel 2011) nel suo passaggio al professionismo era riuscita solo nel doppio a confermare le grandissimi aspettative che i connazionali riponevano su di lei. Una pressione troppo forte che le aveva tolto la gioia di essere in campo e che l’aveva spinta nel 2014 a ritirarsi e dedicarsi all’altra sua passione, il cricket. Dopo aver fortunatamente sentito nostalgia del tennis, Barty rientrava nel circuito nel 2016. Era poi il 2017 l’anno della svolta: partiva da 271 WTA  e lo terminava nella top 20, grazie al titolo a Kuala Lumpur e due finali nei Premier di Birmingham e Wuhan, torneo nel quale sconfiggeva ben tre top 10 (Pliskova, Ostapenko e Konta). L’anno scorso continuava la sua crescita: chiudeva al 15 WTA, grazie alle vittorie al “Masters B” di Zhuhai e a Nottingham, nonché alla finale di Sydney. E ora, dopo questa prima parte brillante di 2019, sembra che il meglio possa ancora venire.

6486 – i punti di Naomi Osaka, numero 1 al mondo. Non è molto corretto il confronto con la classifica ATP, strutturata con un calendario di tornei che distribuisce in maniera leggermente diversa i punti, ma è comunque curioso notare come Djokovic ne abbia praticamente il doppio (12715) e che con i punti della giapponese, tra gli uomini, si sarebbe solo al quarto posto del ranking. Basterebbe ricordare come gli ultimi dieci Major giocati abbiano avuto nel singolare femminile nove vincitrici diverse, ma, per inquadare ancora meglio il grande equilibrio (e il livellamento verso il basso) del circuito WTA – che se da un lato favorisce l’incertezza sui vincitori e regala sempre nuove storie da raccontare, dall’altro fa venire dubbi sulle attuali capacità delle migliori giocatrici – è utile fare un confronto con le classifiche finali delle ultime stagioni e i relativi punti delle numero 1.

Del resto, da quando nel 2017 Serena Williams è momentaneamente uscita dal circuito per diventare mamma e poi rientrare come copia sbiadita di se stessa -quantomeno non come era abituata a giocare, visto che non vince un titolo dagli Australian Open di due anni e mezzo fa – Simona Halep ha chiuso da leader della classifica in entrambe le stagioni con meno di 7000 punti. Da quando il calendario WTA è stato rivoluzionato nel 2009 (e con esso l’assegnazione dei punti), mai la prima al mondo aveva chiuso l’anno con così pochi punti e solo nel 2011 Wozniacki, numero 1 con 7485, aveva finito con meno di 8000 (il record in senso opposto si è verificato nel 2013, quando Serena chiuse con 13260 punti). Con i due Slam consecutivi vinti da Osaka tra New York e Melbourne si pensava si fosse invertita la tendenza, ma la giapponese ha vinto appena dodici partite nei successivi cinque tornei disputati e deve ancora dimostrare tanto prima di poter considerare la sua una lunga cavalcata. Cercasi regina.

Naomi Osaka – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

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Qualificazioni US Open: Travaglia e Gaio deludono, ok Paolini

Si fermano cinque dei 17 azzurri impegnati nel primo turno. L’ascolano cade da testa di serie numero uno contro il francese Benchetrit. Bene Napolitano e Baldi, out Trevisan

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Stefano Travaglia - Australian Open 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Non il migliore inizio possibile per la folta pattuglia italiana nelle qualificazioni dello US Open. Dei 17 azzurri al via dei tabelloni cadetti (maschile e femminile) se ne sono fermati già cinque, tra cui Stefano Travaglia che non è riuscito a capitalizzare la testa di serie numero uno.

SOLO DUE GIOIE – La sconfitta dell’ascolano fa notizia: non gli è bastato un agevole primo set (6-2) per chiudere i conti col ventenne francese Elliot Benchetrit, 218 del mondo, uno che comunque – da qualificato – al Roland Garros si è tolto lo sfizio di buttare fuori al primo turno Cameron Norrie. Travaglia fallisce così quello che sarebbe stato il terzo accesso consecutivo al main draw di Flushing Meadows. Contro pronostico anche lo stop di Federico Gaio, visto che il cinese Zhang è più indietro di lui nel ranking di oltre duecento posizioni (356 ATP). Il fresco vincitore del Challenger di Manerbio, dopo aver ceduto il primo set al tie break, ha mollato la presa nel secondo.

Sudamericani indigesti per Andrea Arnaboldi e Roberto Marcora: il canturino rimedia un doppio 6-4 dall’ecuadoriano Emilio Gomez, mentre è il colombiano Santiago Giraldo a fermare la corsa del quasi trentenne di Busto Arsizio. Solo un paio le buone notizie: Stefano Napolitano non ha faticato al cospetto della wild card statunitense Sam Riffice e pesca ora al secondo turno il redivivo Hyeon Chung, rientrato nel circuito in estate dopo i guai fisici con il successo nel Challenger di Yokkaichi. Buona la prova di Filippo Baldi, che ha bisogno di oltre un’ora e 40 minuti di battaglia per superare il Davisman indiano Ramanathan. Occhio al secondo turno, perché nel suo spicchio di tabellone è saltata la settima testa di serie, Guido Andreozzi, per mano del tedesco Tobias Kamke.

Il quadro si completa nel day 2, con l’atteso derby tra Jannik Sinner e Matteo Viola che non dovrebbe procurare eccessive ansie all’altoatesino. Ostacoli teoricamente alla portata per Paolo Lorenzi e Salvatore Caruso, opposti rispettivamente allo spagnolo Perez-Perez (219) e al sudocoreano Yunseong Chung (259 ATP). L’esperto Garcia Lopez (36 anni) incrocia Lorenzo Giustino, mentre sono due tennisti di casa a testare le speranze di Alessandro Giannessi (contro Jeffrey Wolf) e Gianluca Mager (contro Noah Rubin).

Tra i protagonisti maggiormente attesi, da segnalare il ko della stellina spagnola Davidovich Fokina contro il giapponese Uchiyama. Sempre il Sol Levante – per mano di Watanuki – ha accecato Ernst Gulbis, capace di raccogliere appena tre game. A proposito di veterani, un doppio tie-break fa gioire Mischa Zverev ai danni di Denis Istomin: per il tedesco è appena la quinta partita vinta in stagione su 19 disputate.

 

JASMINE OK Continua la corsa di Jasmine Paolini, quattordicesima testa di serie. Nonostante il blackout del secondo parziale, la toscana ha regolato 6-1 al terzo la statunitense Arconada regalandosi la sfida non impossibile conto la rumena Ruse, battuta nel 2016 nell’unico precedente. Cade senza nemmeno combattere invece Martina Trevisan, che evita di un soffio il cappotto (6-0 6-1) contro la diciannovenne russa Varvara Gracheva. Avanti invece l’ex azzurra Liudmila Samsonova, che in passato ha rappresentato l’Italia e di recente a Palermo ha aperto (e poi chiuso, in qualche modo) una polemica postuma con il suo ex allenatore Riccardo Piatti.

Impegni non semplici quelli che attendono le altre due nostre portacolori: Giulia Gatto-Monticone (in cerca della terza qualificazione Slam consecutiva) se la vedrà con Shuai Peng, Martina Di Giuseppe trova Christina McHale. Le vincenti di questi due incontri si incroceranno al secondo turno.

I RISULTATI DEGLI AZZURRI

E. Benchetrit b. [1] S.Travaglia 2-6 7-6(3) 6-2
E. Gomez b. A. Arnaboldi 6-4 6-4
S. Giraldo b. R. Marcora 6-4 6-3
Z. Zhang b. F. Gaio 7-6(3) 6-3
S. Napolitano b. [WC] S. Riffice 6-2 6-4
F. Baldi b. R. Ramanathan 7-5 7-6(9)

V. Gracheva b. M. Trevisan 6-0 6-1
[14] J. Paolini b. U.M. Arconada 6-1 3-6 6-1

Il tabellone maschile aggiornato
Il tabellone femminile aggiornato

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ATP

Cecchinato ritrova la vittoria a Winston-Salem. Avanza anche Giorgi

Il tennista siciliano approfitta del ritiro di Bublik dopo aver vinto il primo set. Interrotta la striscia di 10 sconfitte. Giorgi liquida in due set la russa Gasparyan all’esordio nel Bronx Open

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Nella marcia di avvicinamento del tennis italiano agli US Open, mentre sono in corso le qualificazioni dell’ultimo Slam dell’anno, arrivano due buone notizie per i nostri colori.

Si interrompe la striscia negativa di ben dieci sconfitte al primo turno (era ora!) per Marco Cecchinato, che a Winston-Salem (ATP 250) batte il kazako Bublik sfruttando il suo ritiro a inizio secondo set. Cecchinato aveva vinto il primo set al tie break per 7 punti a 3 ed era avanti 1-0 e servizio nel secondo parziale.

L’incontro si è giocato sul court 2, non coperto da produzione televisiva, dunque si può far riferimento soltanto alle indicazioni del livescore. Primo set molto equilibrato nella scansione dei punti, con il tennista siciliano bravo ad annullare le uniche due palle break del primo parziale nel settimo gioco. Equilibrio anche nel tie-break sino al 3-3, poi con 4 punti consecutivi Cecchinato ha portato a casa il set, pochi istanti prima del ritiro del ritiro di Bublik. Per Cecchinato al secondo turno ci sarà l’australiano John Millman (martedì ore 19, ancora sul court 2), con l’augurio che possa essere la scintilla utile a scatenare la rinascita del semifinalista del Roland Garros 2018.

La pioggia che sta imperversando sugli Stati Uniti ha costretto gli organizzatori a rinviare qualcuno dei match in programma, tra cui Fabbiano-Rublev che si giocherà nella giornata di martedì alle 19 italiane. Il pugliese, in caso di vittoria, sarebbe costretto al doppio impegno poiché attorno alla mezzanotte italiana dovrebbe sfidare Ramos-Vinolas. Al doppio impegno sarà costretto anche l’avversario di Sonego (uno tra Hoang e Dzumhur), che aspetta il vincitore della sfida di primo turno per affrontarlo dopo la mezzanotte.

 

Arrivano buone notizie anche dal torneo femminile Bronx Open, nuovo WTA International in corso di svolgimento a New York. Camila Giorgi ha disposto facilmente al suo esordio della russa Gasparyan. 6-2 6-3 il punteggio finale per la tennista marchigiana, sempre in controllo del match, chiuso in appena 67 minuti. Per lei al secondo turno sfida con la tedesca Petkovic che ha eliminato la testa di serie numero 4 del tabellone, la cinese Shuai Zhang. Avanzano al turno successivo anche Potapova, Muchova, Sasnovich e Siniakova. Eliminata nettamente anche Coco Vandeweghe, a cui il torneo aveva concesso una wild card, ancora in piena convalescenza dopo il lungo stop (è tornata in campo meno di un mese fa).

Il tabellone di Winston-Salem
Il tabellone del Bronx Open (New York)

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Pagelle

Pagelle: l’estate di Medvedev, Kyrgios e la legge di Murphy

Medvedev corona un agosto stellare trionfando a Cincinnati. Il delirio di Kyrgios, le fatiche di Federer. Djokovic svagato, Kuznetsova ritrovata e Bautista top-10

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Ma cosa volete ancora da Nick Kyrgios (2)? Bravi voi, mentre siete sotto l’ombrellone, con una birra in mano, a godervi le vacanze e lui, poveretto, che due settimane fa ha fatto esattamente il suo dovere in quel di Washington, costretto a correre e giocare sotto al sole di Cincinnati per far felici quattro sfigati di spettatori.

E che avrà fatto di male poi stavolta? Ha sputato verso l’arbitro? Ma quando mai! È solo la legge di Murphy, lui aveva un insetto in bocca e ha cercato di liberarsi. Quella maledetta zanzara che lo ha inseguito persino nel corridoio mentre cercava di andare in bagno ed è stato costretto ad utilizzare due racchette per ammazzarlo.

E poi, vi pare giusto che quell’altro, solo perché ha vinto 40 volte quell’inutile torneo sulla terra rossa, possa impiegare tre ore per servire e lui non abbia nemmeno il tempo di cambiare il grip?

 

Complimenti alla Laver Cup (3) che un minuto dopo lo show di Nick ricordava via Twitter come l’australiano dia il meglio nella competizione più importante del circo-tennis.

Che poi tutto gli è concesso a Raffaello (4) pure di dare forfait all’ultimo momento, a tabellone complicato, tanto per dare fastidio a quegli altri 2. E cosa fanno gli altri due? Uno, Roger Federer (4) si ricorda improvvisamente il motivo per il quale si era rifugiato tra le mucche, le montagne, le baite e i prati…aaahahahahah i prati!!!!

E l’altro, Novak Djokovic (5,5) ha pensato bene di riabbracciare il Guru per ridare un po’ di pepe al circuito e di far credere al mondo che non sarà lui il favorito per i prossimi diciotto slam.

Ringraziate Dio che ci sia Nick insomma, altrimenti il tennis sarebbe una roba triste e per sfigati. Come Medvedev (10), un impiegato del catasto russo, spennacchiato, che tira comodini, fa la faccia da duro ma pure sua mamma si annoia a vederlo.

Poi vi ritrovate cucciolone Goffin (8,5) in finale di un 1000, uno che riesce pure a farsi male da solo con uno spazzolone o con una pallina da tennis.

O addirittura vi ritrovate in seminale Gasquet (8), che è tanto un caro ragazzo, ha un rovescio bellissimo, un tocco di palla soave, ma a 33 anni gioca ancora dai teloni.

Per fortuna ci sono le ragazze, con Svetlana Kuznetsova (9) che per una settimana ci ha ricordato – lei sì – cosa significhi la frase “essere il più forte di tutti quando ha voglia – Salvo rimembrare sul più bello il motivo per il quale Gianni Clerici la ribattezzò “la sciagurata”. Ringrazia Madison Keys (10) che si avvicina agli Us Open un po’ troppo da favorita per i suoi gusti.

Intanto Jannik Sinner ha compiuto i 18 anni nella settimana in cui Bautista Agut (8) ha raggiunto per la prima volta La top-10 a 31 anni suonati. Ecco, cerchiamo di non avere troppa fretta.

Ma insomma, stiamo ancora parlando di Bautista Agut e Carreno Busta? Per fortuna il tennis è Nick Kyrgios, il numero uno.

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