Numeri: non c'è troppa vita fuori dall'Europa. Thiem erede di Nadal?

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Numeri: non c’è troppa vita fuori dall’Europa. Thiem erede di Nadal?

Tanti numeri da segnalare dopo l’abbuffata parigina: Barty vince più di tutte, l’Europa domina entrambe le classifiche ma tra le donne c’è il ricambio. Non una regina, però…

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Dominic Thiem - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

4 – le tenniste (Kerber, Serena Williams, Georges e Hsieh) nella top 30 del ranking WTA ad aver superato i trent’anni. Solo la tedesca ex numero 1 del mondo è nell’attuale top 10, la cui età media è di circa 25 anni e mezzo (non va dimenticato che le prime due della classifica di questa settimana hanno rispettivamente 21 e 23 anni). Non solo: sono ben dodici le giocatrici tra le prime trenta della classifica a non aver superato i ventitré anni e tra loro Vondrousova, Andreescu e Anisimova non hanno nemmeno vent’anni. Un ricambio generazionale reso evidente anche dall’ultimo Roland Garros, nel quale le più “anziane” ai quarto sono state le ventottenni Konta e Martic.

Una situazione quasi opposta si riscontra invece tra gli uomini: ben cinque tennisti nella top 10 (la cui età media è di quasi 29 anni) hanno più di 32 anni e solo tre – Zverev, Tsitispas e Khachanov – sono nati dal 1996 in poi. Non va “meglio” allargando lo sguardo ai primi 20: in tale fascia di classifica, diventano undici gli over 30. La differenza con il circuito femminile diventa meno marcata se si guardano invece i primi trenta giocatori: sono nove (tra i quali il nostro Berrettini) a non aver compiuto ancora 24 anni e con Auger Auliassime, attuale 21 ATP, troviamo anche un under 20. A prescindere dalla presenza di tre campioni oramai leggendari – che con la loro età ormai matura alzano la media dei primi della classe – la diversa tendenza dell’età di maturazione tennistica tra uomini e donne sembra allargarsi sempre di più.

8 – i giocatori europei nella top 10 dell’ultima classifica ATP (e sono ben diciassette tra i primi venti). Con l’ingresso nella top 10 di Fognini e Khachanov e la contestuale uscita di Del Potro e Isner, il ranking ATP certifica sempre più un’andamento diventato più netto nell’ultimo quindicennio. Del resto, l’ultimo numero 1 non europeo è stato Andy Roddick – l’undicesimo, tra i precedenti ventidue tennisti sulla vetta del ranking, a non provenire dal Vecchio Continente – che cedette la cima della classifica nel febbraio 2004 a Federer. Inoltre, dalla vittoria di Gaston Gaudio del Roland Garros di quello stesso anno, Del Potro ha vinto nel 2009 (US Open) l’unico Slam non europeo.

Sempre dal 2004, la Coppa Davis, vinta sino a metà anni Settanta quasi esclusivamente da Australia e Stati Uniti, solo in due circostanze – dagli USA che colsero nel 2007 a Mosca la vittoria della loro trentaduesima Insalatiera d’argento e dall’Argentina nella finale di Zagabria nel 2016 – è stata vinta da nazionali non appartenenti al Vecchio Continente. Un fenomeno simile, sebbene non di così importante entità (le sorelle Williams hanno dominato gli anni Duemila e due delle attuali prime tre del ranking WTA sono tenniste non europee) e di lunga durata, avviene anche tra le donne: solo tre giocatrici nella top 10 non provengono dal Vecchio Continente e ve ne sono appena altre tre nella top 20. La stessa Fed Cup, dal 2001 in poi è sempre stata vinta da nazioni europee, ad eccezione del diciottesimo successo statunitense, avvenuto nel 2017.

I festeggiamenti statunitensi dopo la vittoria del 2017

9 – i tornei vinti sulla terra battuta da Dominic Thiem (i più importanti sono gli ATP 500 di Rio nel 2017 e quello di Barcellona, conquistato due mesi fa). Dal 2015, anno del suo primo titolo sulla terra battuta (a Nizza, in finale su Leo Mayer) e prima stagione terminata nella top 20, solo Nadal con tredici successi sul rosso ha fatto meglio – dopo Thiem, seguono in questa particolare classifica Djokovic e Fognini con cinque e Zverev con quattro – dell’attuale numero 4 ATP, primo al mondo tra le non leggende tennistiche ancora nel circuito. L’austriaco classe 93 ha continuato di anno in anno la sua ascesa nel ranking completandosi come tennista (il successo sinora più importante della carriera è arrivato sul cemento di Indian Wells lo scorso marzo) e raggiungendo anche importanti piazzamenti (le finali al Masters 1000 di Madrid nel 2017 e nel 2018 e, negli stessi anni, rispettivamente la semifinale e la finale al Roland Garros).

Le scorse due settimane hanno definitivamente consacrato Thiem come numero due del mondo sulla terra battuta: non solo per la seconda finale consecutiva allo Slam parigino, ma per la vittoria – sofferta ma meritata – su Djokovic, col quale si è portato sul tre pari nei confronti diretti sul rosso (ne ha tra l’altro vinti tre degli ultimi quattro). Proprio il bilancio favorevole negli head to head sul mattone tritato contro gli altri grandi protagonisti su questa superficie (4-1 contro Zverev, 2-1 su Fognini e Tsitsipas, 2-0 su Federer, 1-0 su Murray ed è sull’1-1 con Wawrinka e Nishikori) e la capacità di sconfiggere dal 2016 una volta all’anno Nadal rendono Thiem, ancora 25enne, l’attuale erede al trono del regno della terra rossa. 

 

10 – il nuovo best career ranking di Fabio Fognini. Un traguardo giustamente molto celebrato in Italia: era addirittura dal 1978 che un italiano (Corrado Barrazzutti) non era presente nella fascia di classifica più prestigiosa del nostro sport. Il ligure la inseguiva da diversi anni: già nel 2013 era entrato per la prima volta nella top 20, una zona del ranking ATP nella quale ha fin qui chiuso tre stagioni (con una quarta, il 2015, terminata da 21 ATP). Complessivamente, è da quasi centoquaranta settimane totali uno dei primi venti tennisti al mondo. Doveva arrivare per forza il suo momento e, dopo gli ottavi al Roland Garros e i concomitanti favorevoli risultati degli altri giocatori, è arrivata anche la conquista del decimo posto del ranking. Che sia giusto quanto abbia conquistato con i risultati delle ultime cinquantadue settimane lo si evince del resto confrontando alcuni importanti parametri (vittorie contro top 10 e top 5, titoli e finali nel circuito maggiore) con quelli degli altri quattordici tennisti che, da quando nel 1973 è iniziata l’era Open, abbiano raggiunto la decima come miglior posizione nel ranking (anche il direttore si era dilettato in questo confronto).

Solo Fibak (trenta vittorie contro top 10 e quattordici contro top 5, quattordici titoli e quindici finali) e Gustafsson (rispettivamente diciannove successi contro i primi dieci e nove contro i primi cinque, quattordici titoli e dodici finali) hanno numeri migliori di Fabio in ciascuno di questi quattro parametri presi in considerazione. Felix Mantilla supera Fabio in tre di essi (come Fognini, ha battuto sette volte un top 5), mentre sono ben sei (Gorman, Tulasne, Pernforns, Costa, Carreno e Pouille) ad avere numeri peggiori del vincitore dell’ultimo Masters 1000 monegasco in tutti e quattro i parametri, senza dimenticare che altri due (Jaite e Gulbis) in ben tre hanno cifre inferiori.

Davvero adesso a Fabio manca forse solo un ultimo obiettivo da centrare prima di concludere quella che in ogni caso sarà un’ottima carriera: un risultato migliore dei quarti di finale in un torneo dello Slam. Un piazzamento che, è giusto ricordarlo, non è stato raggiunto nemmeno da altri due numeri 10 del ranking come Fibak e Gustafsson, senza dimenticare che Tulasne, Monaco e Costa non hanno mai centrato nemmeno i quarti.

11 – le volte in cui Rafa Nadal ha chiuso il Roland Garros in testa alla ATP Race. Dal 2007 a oggi solo nel 2015 e nel 2016 (quando a Parigi si imposero rispettivamente Wawrinka e Djokovic) il campione maiorchino non è arrivato all’inizio della stagione sull’erba da leader della classifica. Nel calcio un traguardo analogo a quello conquistato dal maiorchino potrebbe essere quello di “campione d’inverno”, in questo caso potrebbe forse definirsi “d’inizio estate”. Quest’anno Rafa è riuscito a confermarsi in tale obiettivo parziale recuperando i cinquecento punti che lo distaccavano, prima del secondo Major stagionale, da Djokovic: l’eliminazione in semifinale del serbo (assieme a Soderling, l’unico ad averlo mai sconfitto al Roland Garros in ben novantacinque incontri giocati dal maiorchino sul rosso parigino) e il suo dodicesimo successo francese gli hanno consentito di centrare un obiettivo che testimonia come la sua preparazione sia finalizzata per essere al meglio della condizione durante la primavera europea.

Rafa Nadal e Dominic Thiem – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Nadal è riuscito così spesso a essere a giugno il numero 1 della Race non solo perché è il miglior terraiolo della storia: del resto sul rosso gioca ormai solo cinque tornei all’anno e per essere il primo al mondo in questo periodo dell’anno bisogna fare tanti punti anche sul cemento all’aperto nei primi tre mesi e mezzo della stagione. In particolar modo negli ultimi anni (prima della semifinale giocata nel 2018, a Wimbledon non arrivava ai quarti dal 2011) ha avuto sempre un netto calo nella seconda parte di stagione. A partire dal 2014, ha vinto appena quattro tornei tra luglio e fine stagione (ben due dei quali nel 2017, poi concluso in testa al ranking); questo non gli ha impedito, nell’intera carriera, di chiudere quattro stagioni da numero 1 al mondo (2008, 2010, 2013, 2017) e sei da numero due ATP (2005, 2006, 2007, 2009, 2011, 2018)

31 – le partite vinte nel 2019 da Ashleigh Barty. Nessuna tennista quest’anno ha fatto meglio per qualità – ha vinto uno Slam e un Mandatory su due superfici diverse e fatto finale al Premier di Sydney – e quantità di partite vinte. La nuova numero 2 del mondo, separata da appena 136 punti dalla vetta della classifica, è prima per numero di partite vinte nella prima metà dell’anno tennistico. La inseguono Bencic, Konta e Pliskova con 29, Kvitova e Vondrousova con 28, Halep e Bertens con 27, Osaka con 21. Nonostante fosse in grande ascesa, la sua scarsa esperienza sulla terra – al Roland Garros aveva vinto appena due partite in cinque partecipazioni e sul rosso, nei soli quindici tornei del circuito maggiore ai quali aveva partecipato, aveva giocato una sola semifinale, l’anno scorso nel piccolo International di Strasburgo – non la poneva tra le principali favorite della vigilia.

Invece, dopo aver perso solo sedici game complessivi contro Pegula, Collins e Petkovic, e dopo aver ceduto un set in ottavi contro Kenin (6-3 3-6 6-0), ha battuto in due set Keys (6-3 7-5) nei quarti, dando probabilmente una svolta al suo torneo. In semifinale contro Anisimova è arrivato il momento più difficile: sotto di un set e 0-3 nel secondo è però riuscita a rimontare, inanellando un parziale di dodici games a tre che le ha consegnato la vittoria. La finale vinta nettamente contro Vondrousova l’ha lanciata nell’Olimpo del tennis, dimostrando l’assoluta bontà della scelta di ritornare al tennis

Ashleigh Barty – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Come è infatti noto, dopo un brillante percorso tra gli Juniores (finale a Wimbledon e semi agli Us Open nel 2011) nel suo passaggio al professionismo era riuscita solo nel doppio a confermare le grandissimi aspettative che i connazionali riponevano su di lei. Una pressione troppo forte che le aveva tolto la gioia di essere in campo e che l’aveva spinta nel 2014 a ritirarsi e dedicarsi all’altra sua passione, il cricket. Dopo aver fortunatamente sentito nostalgia del tennis, Barty rientrava nel circuito nel 2016. Era poi il 2017 l’anno della svolta: partiva da 271 WTA  e lo terminava nella top 20, grazie al titolo a Kuala Lumpur e due finali nei Premier di Birmingham e Wuhan, torneo nel quale sconfiggeva ben tre top 10 (Pliskova, Ostapenko e Konta). L’anno scorso continuava la sua crescita: chiudeva al 15 WTA, grazie alle vittorie al “Masters B” di Zhuhai e a Nottingham, nonché alla finale di Sydney. E ora, dopo questa prima parte brillante di 2019, sembra che il meglio possa ancora venire.

6486 – i punti di Naomi Osaka, numero 1 al mondo. Non è molto corretto il confronto con la classifica ATP, strutturata con un calendario di tornei che distribuisce in maniera leggermente diversa i punti, ma è comunque curioso notare come Djokovic ne abbia praticamente il doppio (12715) e che con i punti della giapponese, tra gli uomini, si sarebbe solo al quarto posto del ranking. Basterebbe ricordare come gli ultimi dieci Major giocati abbiano avuto nel singolare femminile nove vincitrici diverse, ma, per inquadare ancora meglio il grande equilibrio (e il livellamento verso il basso) del circuito WTA – che se da un lato favorisce l’incertezza sui vincitori e regala sempre nuove storie da raccontare, dall’altro fa venire dubbi sulle attuali capacità delle migliori giocatrici – è utile fare un confronto con le classifiche finali delle ultime stagioni e i relativi punti delle numero 1.

Del resto, da quando nel 2017 Serena Williams è momentaneamente uscita dal circuito per diventare mamma e poi rientrare come copia sbiadita di se stessa -quantomeno non come era abituata a giocare, visto che non vince un titolo dagli Australian Open di due anni e mezzo fa – Simona Halep ha chiuso da leader della classifica in entrambe le stagioni con meno di 7000 punti. Da quando il calendario WTA è stato rivoluzionato nel 2009 (e con esso l’assegnazione dei punti), mai la prima al mondo aveva chiuso l’anno con così pochi punti e solo nel 2011 Wozniacki, numero 1 con 7485, aveva finito con meno di 8000 (il record in senso opposto si è verificato nel 2013, quando Serena chiuse con 13260 punti). Con i due Slam consecutivi vinti da Osaka tra New York e Melbourne si pensava si fosse invertita la tendenza, ma la giapponese ha vinto appena dodici partite nei successivi cinque tornei disputati e deve ancora dimostrare tanto prima di poter considerare la sua una lunga cavalcata. Cercasi regina.

Naomi Osaka – Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

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Italiani

Mosca e Lussemburgo: Giorgi fuori dopo mille occasioni, Petkovic vince al terzo

Camila spreca l’impossibile contro Andrea Petkovic e finisce per perdere un match che avrebbe potuto vincere in due set in Lussemburgo

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Camila Giorgi - Osaka 2019 (foto via Twitter, @torayppo)

LUSSEMBURGO – Sconfitta al limite dell’incredibile quella di Camila Giorgi contro Andrea Petkovic all’esordio nel torneo lussemburghese: la nostra N.1 vince il primo set con un perentorio 6-0. Poi ha avuto la palla break per andare a servire per il match sul 4-4 del secondo, salvo poi perderlo per 6-4. Nel terzo set si porta avanti 4-3 e servizio finendo per perdere 3 giochi consecutivi e l’incontro. Una sintesi perfetta di un 2019 non proprio memorabile per Camila tra infortuni e risultati deludenti.

La lucky loser olandese Bibiane Schoofs è entrata al posto di Voegele che aveva sostituito Bonaventure (rispettivamente, dolore addominale e infortunio alla spalla sinistra), ma la fortuna finisce lì perché si trova di fronte la prima testa di serie Elise Mertens. Un bagel nel primo set e la scontata distrazione belga all’inizio del secondo, poi Elise può chiudere 6-3.

Il tabellone completo e aggiornato

 

MOSCA – Kiki Bertens e Belinda Bencic si giocano l’accesso al Masters di Shenzen. Entrambe sorteggiate nella metà bassa del tabellone e omaggiate di un bye, conoscono finalmente i nomi delle prime avversarie. Belinda, terza testa di serie, troverà la slovena Polona Hercog, facile vinctrice di Katerina Siniakova, mentre la seconda favorita del seeding Kiki affronterà la qualificata Kaia Kanepi che ha regolato 6-1 6-3 Timea Babos. Con il posto garantito alla Finals, Elina Svitolina se ne sta tranquilla sulla prima riga del main draw in attesa del suo incontro con Veronika Kudermetova che ha rifilato un doppio 6-3 a Ons Jabeur.

Grazie alla vittoria in tre set (l’unica della giornata) contro Yulia Putintseva, Kristina Mladenovic diventa numero uno di Francia a pari punti con Caroline Garcia. Esordio sul velluto per Dayana Yastremska che supera 6-1 6-4 Daria Kasatkina. La ventiduenne russa n. 37 WTA era campionessa uscente, quindi perderà oltre trenta posizioni in classifica.

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ATP

Sinner brillantissimo, ad Anversa arriva la quarta vittoria nel tour. OK Murray

La rivincita su Majchrzak vale a Jannik il secondo turno contro Monfils. Murray non brilla ma vince

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Jannik Sinner - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

CHE SINNER! – In finale al Challenger di Ostrava il 5 maggio scorso, Kamil Majchrzak lo aveva annichilito. In quell’occasione autore di un match perfetto, al primo turno di Anversa il qualificato polacco non ritrova però lo stesso avversario un po’ a corto di energie, bensì la versione migliore di Jannik Sinner che onora la wild card superandolo in due set. Il sipario si apre su un Sinner davvero centrato e reattivo che comanda lo scambio, nel palleggio a ritmo sostenuto si dimostra più solido e capace di muovere il gioco, oltre che di chiudere con accelerazioni puntuali. Majchrzak, nei primi 100 dallo scorso luglio, è stordito da una partenza tanto aggressiva e muove finalmente il punteggio tenendo la battuta al quinto game.

Jannik concede qualche errore con il dritto, ma i suoi piedi sono sempre vicinissimi al campo e si guadagna un set point in risposta sul 5-1. Kamil però lo annulla, prende fiducia e brekka al gioco successivo approfittando di un paio di imprecisioni a rete del giovane azzurro che, viceversa, si irrigidisce un po’ e regala qualche errore di troppo. Di nuovo con la battuta a disposizione, al quarto set point Sinner riesce mettere al sicuro un parziale che si stava complicando.

L’essere arrivato così vicino a girare una partita dalla quale non vedeva via d’uscita fa perdere un po’ di grinta a Majchrzak, quanto basta perché praticamente regali il turno di battuta in apertura a uno Jannik che ritrova invece la tranquillità necessaria e delle percentuali con il servizio migliori rispetto a quelle del primo set. Con una splendida chiusura lungolinea di rovescio, Sinner si prende un altro break al settimo game e, stavolta senza affanni, vola al secondo turno dove lo attende la prima testa di serie, Gael Monfils. Dopo la semifinale Challenger della scorsa settimana, arriva la quarta vittoria nel circuito maggiore per Jannik che ha dominato l’incontro, con solo una piccola flessione nella seconda parte del primo parziale in cui era peraltro ampiamente in vantaggio. Una vittoria che, almeno virtualmente, gli vale un altro piccolo passo verso la top 100 (per ora, sarebbe n. 114) e al cut off dell’Australian Open.

MURRAY SENZA LODE – Rispetto alle ultime incoraggianti apparizioni, è una versione di Andy Murray decisamente sottotono quella che supera 6-4 7-6 la wild card Kimmer Coppejans. Andy arriva ad Anversa forte di una condizione in costante crescita e, per batterlo, ormai c’è bisogno di mettere in campo una prestazione di alto livello, come hanno recentemente dovuto fare Dominic Thiem e Fabio Fognini. Ecco, allora, che la sfida inedita contro il n. 158 ATP rischia di diventare quasi un allenamento per l’ex numero uno del mondo. Un rischio che sembra concretizzarsi dopo il 3-0 iniziale, ma tre doppi falli scozzesi rimettono subito in corsa l’avversario e diventa chiaro in fretta che non assisteremo a un incontro entusiasmante.

Coppejans mette in campo oltre l’80% di prime battute su cui però perde quasi la metà dei punti, il contrario di quello che avviene sul servizio di Andy, prefetto con la prima tranne la parte in cui ne mette dentro una ogni cinque minuti (sarà il 44% alla fine del primo set, per essere più precisi). Concede anche qualche errore di troppo nel palleggio con il dritto, ma resta comunque il più solido e, senza particolari emozioni, incamera il parziale brekkando al decimo gioco.

 

Il secondo set si apre con Kimmer che inizia a fare punti rispondendo al primo servizio e piazza vincenti tra dritto, rovescio e drop shot; insomma, non ci sono più certezze e arriva anche il doppio fallo di Murray sulla palla break. Il venticinquenne di Ostenda rientra in fretta nell’uniforme da Challenger cedendo subito il vantaggio; Andy non sa approfittarne per portare definitivamente l’inerzia dalla propria parte e, anzi, subendo nove punti di fila, deve ricorrere al servizio per evitare di finire sotto un 1-4 pesante. Tanti errori da parte di entrambi, pochi scambi tesi e qualche bella smorzata a catturare temporaneamente l’attenzione.

Il belga non ha le armi per fare davvero male e il suo gioco mal si sposa con quello di Murray che, in una serata tutt’altro che brillante, riesce ad alzare il livello quanto basta per arrivare al tie-break. Lì, un bel punto per uno e il resto sono errori, compreso lo smash finale di Coppejans su una difesa di Andy degna del suo nome. In ogni caso, per l’uomo dall’anca artificialmente rivestita si trattava come sempre di mettere nelle gambe un altro match e guadagnarsi l’opportunità di giocare ancora: missione compiuta. Un giorno di riposo e giovedì gli toccherà il vincente fra Pablo Cuevas e Hugo Dellien, non due assidui frequentatori del duro indoor.

GLI ALTRI MATCH – Passo falso di Richard Gasquet che si fa rimontare il 6-1 iniziale da Soonwoo Kwon, n. 88 ATP in rapida ascesa (era fuori dai 200 a febbraio). L’esperienza non mette Richard al riparo dalla classica reazione di inizio secondo set, ma il francese recupera sul 2 pari. Il ventunenne coreano ha però trovato il tempo sulla risposta e il suo rovescio bimane, piuttosto compatto, è solido ed efficace, come in occasione della palla break che gli permette poi di chiudere con il servizio. Gasquet perde la battuta all’inizio della partita decisiva aprendo con un doppio fallo – come se l’altro non fosse già abbastanza in fiducia – e Kwon mantiene senza problemi il vantaggio fino alla stretta di mano.

Feliciano Lopez torna in campo dopo il match teso con Daniil Medvedev allo US Open. Il trentottenne di Toledo salva tutte le sei palle break concesse e supera 7-6 6-4 Cameron Norrie, pareggiando così il risultato della sfida a Los Cabos dello scorsa anno. Al prossimo turno, se la vedrà con Stan Wawrinka, anch’egli al rientro dopo la sconfitta newyorchese patita dal russo del momento. Dopo quattro sconfitte consecutive, torna alla vittoria Jan-Lennard Struff; a pagare la voglia di riscatto tedesca è il qualificato Gregoire Barrere che raccoglie tre giochi.

Risultati:

[WC] J. Sinner b. [Q] K. Majchrzak 6-4 6-2
[7] J.L. Struff b. [Q] G. Barrere 6-2 6-1
F. Lopez b. C. NOrrie 7-6(2) 6-4
G. Simon b. S. Darcis 6-1 6-2
A. Murray b. [WC] K. Copejans 6-4 7-6(4)
[Q] M. Copil b. F. Delbonis 6-4 7-6(3)
S. Kwon b. R. Gasquet 1-6 6-3 6-4
U. Humbert b. J. Kovalik 6-4 7-5

Il tabellone di Anversa completo e aggiornato

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Focus

“Il cuore ha deciso”: Federer conferma che giocherà alle Olimpiadi

Durante un’esibizione a Tokyo lo svizzero ha sciolto la riserva: giocherà le Olimpiadi del 2020 grazie a una wild card

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Roger Federer - Shanghai 2019 (foto via Twitter,

Non poteva scegliere un luogo migliore di Tokyo, Roger Federer, per comunicare che parteciperà alle Olimpiadi del prossimo anno. L’occasione è stata fornita dall’esibizione nella capitale nipponica contro John Isner, sostituto dell’infortunato Kei Nishikori. Dopo il match, il Maestro di Basilea ha annunciato la decisione di rappresentare la Svizzera a Tokyo 2020: Discuto da settimane con il mio team, un mese in effetti, su cosa dovrei fare l’estate dopo Wimbledon in ottica pre-US Open. Alla fine, il cuore ha deciso che vorrei partecipare ancora una volta ai Giochi Olimpici”.

Federer ha preso parte a quattro edizioni delle Olimpiadi, dal 2000 al 2012, ma, fermo per tutta la seconda parte del 2016, ha saltato l’appuntamento di Rio. “Sono stato portabandiera due volte, ad Atene e a Pechino, e ho vinto un oro e un argento. Per questo, vorrei giocare di nuovo e sono molto emozionato” ha aggiunto Roger ricordando la vittoria in doppio nel 2008 al fianco di Stan Wawrinka e la finale persa contro Andy Murray quattro anni dopo a Londra.

Nulla ha invece rivelato a proposito dei requisiti di ammissione – requisiti di cui non è in possesso non avendo partecipato alla Coppa Davis negli ultimi quattro anni. Non è tuttavia difficile immaginare che il Comitato non si farà sfuggire l’opportunità di riservare una wild card all’atleta più popolare del pianeta, tra l’altro vestito da un’azienda giapponese.

La prossima estate, il calendario sarà particolarmente fitto. Il torneo olimpico inizierà due settimane dopo la finale Wimbledon, senza dubbio uno degli obiettivi della stagione di Roger. Sette giorni dopo, si giocherà il “Mille” di Toronto, al solito immediatamente seguito da Cincinnati, mentre l’ultimo Slam comincerà il 31 agosto.

 

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