Estremi azzurri anche nei numeri: Berrettini al top, le ragazze nei guai

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Estremi azzurri anche nei numeri: Berrettini al top, le ragazze nei guai

Il best ranking del romano conferma il momento d’oro dei tennisti italiani, che fa da contraltare alle difficoltà del movimento femminile: solo sette match vinti nel 2019 nel circuito maggiore

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Matteo Berrettini - Roma 2019 (foto Felice Calabrò)

3 – le sconfitte rimediate da Alexander Zverev contro tennisti non presenti nella top 100 nelle ultime 52 settimane. Dopo i quarti raggiunti nell’ultimo Roland Garros, il ventiduenne tedesco sembrava in ripresa, ma la scorsa settimana, nel suo esordio a Stoccarda, ha perso contro il 34 enne Dustin Brown, 170 ATP. Quella rimediata contro il connazionale è stata la terza sconfitta contro un giocatore in quella fascia di classifica, dopo quella patita con Gulbis all’ultimo Wimbledon e quella di marzo a Miami, contro Ferrer. Il suo 2019, sebbene sia ancora nella top 10 della Race, grazie ai quarti al Roland Garros, al titolo a Ginevra e alla finale ad Acapulco, è stato molto deludente, anche non dimenticando qualche malanno che lo ha condizionato nella trasferta di marzo sul cemento nord americano.

Nel 2019 ha vinto infatti sinora “appena” 23 partite, lo stesso numero di partite da lui conquistato dopo il Roland Garros nel 2o16, quando ancora doveva esplodere ai massimi livelli nel circuito. Preoccupa per il tedesco che quest’anno in sei incontri contro giocatori nella top 30 ne abbia vinti solo due (Fognini al Roland Garros e De Minaur a Acapulco) su sei complessivi, senza dimenticare il suo bilancio complessivo contro top 50, fermo a sei vittorie e altrettante sconfitte. Nonostante la meravigliosa vittoria alle ATP Finals, che sembrava averlo lanciato nell’Olimpo del tennis, a ben vedere la crisi del tedesco è però nata già lo scorso agosto: successivamente alla vittoria dell’ATP 500 di Washington nei seguenti 19 tornei giocati, solo in sette ha vinto almeno tre partite. 

7 – le vittorie complessive di tenniste italiane nei tabelloni principali del circuito WTA in questi primi sei mesi del 2019. Alle tre di Giorgi, si aggiungono le due di Errani e le uniche di Paolini e Trevisan: un bilancio davvero magro. Contemporaneamente a un momento davvero ottimo del nostro settore maschile – Fognini nella top 10, Berrettini vicino alla top 20, altri cinque giocatori nella top 100 e ulteriori nove tra i primi 200 del mondo – le tenniste italiane, sino a qualche anno fa autrici di momenti indimenticabili vivono una crisi più che profonda. Nessuno pretendeva ci fossero subito giocatrici in grado di ripetere i risultati di Schiavone, Pennetta, Vinci e Errani, per nominare solo quelle entrate nella top 100.

Le grandi giocatrici capaci di vincere Slam (ma anche le top 20) arrivano piuttosto casualmente e non ha senso esigere che sempre un’azzurra sia una di loro. Ma che un movimento tennistico come quello italiano da più di un anno non abbia una top 150 consolidata se non la sola (ormai lungodegente) Giorgi, tra l’altro caso di tennista venuto fuori nel professionismo in modo del tutto “privato”, è grave. La miglior giocatrice italiana per classifica a non aver compiuto ancora 23 anni è Jessica Pieri (288 WTA), quella a non averne fatti già 21 è Lucia Bronzetti (399 WTA): numeri impietosi, che dicono come qualcosa non abbia funzionato nell’ultimo decennio nel reclutamento e nella formazione di nuove giocatrici. La speranza è che quantomeno chi di dovere se ne sia accorto e abbia preso i giusti provvedimenti per correggere la rotta: la voglia di chiudere un occhio, dovuta alla gratitudine per il passato, non può durare ancora a lungo. 

10 – la striscia aperta di vittorie consecutive di Alison Riske. La classe ’90 statunitense, aveva terminato con appena due set vinti la sua stagione sulla terra, da sempre la superficie più ostica per il suo tennis (in quarantaquattro tornei giocati sul rosso, solo due volte ha raggiunto i quarti e appena in una di esse, nel 2018, si è spinta sino alla finale, nel piccolo International di Norimberga). Ha però iniziato come meglio non avrebbe potuto la stagione sull’erba, superficie sulla quale riesce a esprimersi al meglio (a Wimbledon vanta tre dei sei terzi turni raggiunti negli Slam, sebbene l’unico ottavo sia arrivato agli Us Open, nel 2013).

Quando ancora si giocava il Roland Garros, due settimane fa ha vinto l’ITF da 100.000 dollari di Surbiton, in finale su Rybarikova, mentre la scorsa settimana ha vinto il secondo titolo della carriera a S’Hertogenbosh, interrompendo una serie di sei finali perse, grazie alla vittoria nella finale contro Bertens, ottenuta dopo averle annullato ben cinque match point. Per riuscire a giocarsi il titolo, l’ex 36 WTA, da questa settimana nuovamente nella top 50, aveva prima battuto, non senza soffrire, quattro tenniste racchiuse tra la 50° e la 70° posizione: nell’ordine, Riske ha superato Muchova (6-7 6-3 6-2), Hercog (6-4 7-6), Alexandrova (7-5 6-3) e Kudermetova (6-4 3-6 7-6).

 

14 – le partite vinte negli ultimi 21 tornei giocati da Adrian Mannarino nel circuito maggiore. Con questo misero bottino il francese ha iniziato la parte della stagione che si gioca su erba. L’ex 22 ATP (nel marzo dello scorso anno) viveva un momento difficile iniziato dagli ultimi US Open e testimoniato da ben quattordici eliminazioni al primo turno rimediate negli ultimi dieci mesi. Nel suddetto periodo erano anche arrivate per lui ben otto sconfitte contro tennisti non inclusi nella top 50, di cui ben quattro contro giocatori posizionati oltre la centesima posizione del ranking. La Race post Roland Garros vedeva il 31enne francese fuori dai primi 100 e del resto Adrian aveva raggiunto i quarti in una sola circostanza quest’anno, a Delray Beach.

L’arrivo del periodo della stagione nel quale si gioca sulla sua superficie preferita – sull’erba ha vinto quasi il 60% delle partite giocate nel circuito maggiore e ha raggiunto tre volte gli ottavi a Wimbledon, mentre negli altri Major ha raggiunto appena quattro volte il terzo turno – gli ha dato la forza per fargli trovare la settima finale della carriera, la terza sull’erba. Per riuscirci, Mannarino, dopo aver superato la wild card locale De Bakker (6-2 6-1), ha sconfitto tre giocatori di buonissimo livello come Verdasco (1-6 6-3 6-4), Goffin (era sotto di un set e un break prima di vincere 4-6 7-5 6-3) e Coric (4-6 6-3 7-6).  Nell’atto conclusivo del torneo è poi arrivata la vittoria su Thompson (7-6 6-3), capace di regalargli il primo titolo della carriera, dopo aver vissuto il “fallimento” di ben sei finali. L’erba gli fa bene.

15 – le partite vinte da Caroline Garcia nei dodici tornei a cui aveva partecipato nel 2019, prima di giocare a Nottingham. Un ruolino di marcia davvero misero per colei che appena a settembre scorso era la quarta giocatrice al mondo, e adesso ha perso la top 20. La 25enne francese solo tre settimane fa a Strasburgo aveva vinto per la prima volta quest’anno tre partite consecutive, per poi perdere in finale contro Yastremska. Uno scadimento di forma che non era però terminato con quel buon piazzamento: al Roland Garros Caroline aveva raccolto la settima sconfitta del 2019 contro una tennista non tra le prime 50, perdendo al secondo turno contro Blinkova e deludendo il pubblico di casa per l’ennesima volta (in nove partecipazioni, solo un anno è arrivata ai quarti e un’altro agli ottavi).

Nella sua prima partecipazione al torneo di Nottingham, in una sfortunata edizione – a causa della pioggia sino ai quarti di finale non si è giocato sull’erba, ma solo sui campi indoor in duro – ha vinto il suo settimo titolo (e secondo sui prati, dopo quello di Maiorca nel 2016). Dopo tre turni molto facili contro tenniste nemmeno presenti nella top 200 -nell’ordine, Bains (6-1 6-2), Lumsden (6-3 6-1) e Ruse (4-6 7-6 6-1)- si è presa la rivincita sulla Brady (4-6 6-3 6-3) che l’aveva sconfitta a Indian Wells. In finale ha sconfitto, dopo più di due ore e mezza di battaglia, Vekic (2-6 7-6 7-6), in quello che è stato il secondo miglior successo del 2019, relativamente alla classifica della tennista superata (in Fed Cup aveva sconfitto Mertens, allora 21 WTA). 

433 – la classifica di Matteo Berrettini a inizio 2017. In meno di due anni e mezzo il tennista romano, conscio dei suoi ottimi mezzi tecnici e fisici, ma anche di tutti i miglioramenti da dover ancora compiere per divenire un tennista da primissima fascia, ha scalato più di quattrocento posizioni. Lo ha fatto sfruttando doti non comuni alle nostre latitudini, come la forza d’animo nei momenti difficili, la grande dedizione al lavoro e l’umiltà nell’approcciarsi ai primi complimenti. Matteo è riuscito a migliorarsi passo dopo passo, accettando la gavetta, senza farsi distarre dalle aspettative sempre maggiori che con il passar del tempo ricadevano su du lui. Il 2017, chiuso da 135 ATP, è stato l’anno della prima vittoria di un torneo Challenger (a San Benedetto) e di altre quattro finali nella stessa categoria, piazzamenti impreziositi dalla prima vittoria su un top 100 (Donskoy). Dopo aver iniziato il 2018 con gli esordi nei main draw ATP e Slam, nella primavera dello scorso anno, quando era 22enne, sono arrivati i primi successi nei tornei importanti, in concomitanza dell’accesso nella top 100: la vittoria su Tiafoe a Roma e il terzo turno al Roland Garros hanno certificato che Matteo fosse già pronto per il circuito maggiore.

Lo scorso luglio, vincendo a Gstaad senza perdere un set e non cedendo mai il servizio, conquistava il suo primo torneo a livello ATP, un titolo che gli dava l’abbrivio per chiudere la stagione in prossimità dei primi 50. La prima parte del 2019 non è stata eccezionale: Matteo è arrivato in aprile a Budapest con sei eliminazioni al primo turno sul groppone, molto parzialmente compensate dalla vittoria del Challenger di Irving e dalla semifinale a Sofia. In Ungheria però Berrettini ha cambiato marcia, sino a riuscire a vincere il torneo, superando in finale Krajinovic, dopo aver eliminato tra gli altri Cuevas e Djere. La settimana successiva a quella ungherese ha poi portato a nove la serie di successi consecutivi (eliminando anche tennisti esperti e insidiosi come Kohlshreiber e Bautista Agut) prima di arrendersi, stremato per le due gare in un giorno, in finale a Garin. A Roma contro Zverev è arrivata anche la prima vittoria della carriera su un top 10, ma ha poi parzialmente deluso in ottavi, perdendo contro Schwartzman. Al Roland Garros una brutta partita persa da Berrettini contro Ruud non lo ha depresso, come si è ben visto dalla pronta reazione avuta a Stoccarda. 

L’anno scorso a Wimbledon, eliminando Sock, aveva ottenuto la prima vittoria della carriera contro un top 20 e in Germania ha confermato le grandi potenzialità del suo tennis sui prati, vincendo il torneo, come accaduto a Gstaad, senza mai perdere il servizio, né tantomeno, un set. Ma se in Svizzera aveva superato due soli top 50 (Rublev e Bautista Agut), nella città della Mercedes il valore tecnico della conquista del titolo che gli è valso il 22° posto nel ranking ATP è stato decisamente superiore. Se si eccettua il successo nei quarti su Kudla, tennista in ogni caso specialista dei prati, Matteo ha infatti superato tennisti di prim’ordine come Kyrgios, il top ten Khachanov, Struff, e, in finale, l’enfant prodige Auger-Auliassime. Attualmente, solo cinque tennisti che lo sopravanzano in classifica sono più giovani di lui: un indizio che fa ben sperare, ma comunque secondo alla voglia di migliorarsi e alla grande professionalità del romano. Senza fretta (ma senza pausa) continua la sua scalata al grande tennis.

698 – le settimane nella top 50 da parte di Richard Gasquet. Una presenza costante fermatasi con la classifica pubblicata lo scorso lunedì, in concomitanza del suo trentaduesimo compleanno: iniziata nel maggio 2010, aveva avuto in precedenza altri tre anni quasi ininterrotti tra maggio 2005 e ottobre 2009. Le aspettative altissime avute durante lo scorso decennio sul francese hanno fatto passare in secondo piano una carriera svoltasi comunque ad altissimo livello: Gasquet è stato 7 ATP è stato per circa 146 settimane complessive nella top 10 (fascia di classifica nella quale ha terminato quattro stagioni) e ben 421 nella top 20, ha vinto 15 tornei (tutti ATP 250) e raggiunto 16 finali (tra cui tre in Masters 1000) e ha guadagnato più di 17 milioni di dollari di soli montepremi, 24° in tal senso in una classifica all time dei guadagni.

Ha vinto tornei su ogni superficie e condizione (indoor e outdoor), vanta 31 vittorie contro ten (tra i big 4, non ha mai sconfitto il solo Nadal) e nel tennis moderno 32 anni non sono affatto tanti per poter sperare di togliersi altre belle soddisfazioni. Del resto, per spiegare il crollo in classifica non va dimenticato che Gasquet nel 2019 aveva esordito nel circuito solo a maggio, dopo aver concluso la degenza per l’infortunio all’inguine, costatogli l’allontanamento dai tornei per cinque mesi. Una semifinale come quella sui prati olandesi, al quarto torneo stagionale, è un buon risultato, sebbene gli sia costata i punti persi per il titolo vinto l’anno scorso, attualmente anche l’ultimo di quelli da lui conquistati. A S’Hertogenbosh ha sconfitto tre buoni giocatori come Bedene (era stato sotto di un set e di un break prima di chiudere al terzo col punteggio di 6-7 7-6 6-4), Kukhushkin (6-4 6-3) e Jarry (7-6 6-4), prima di cedere a Thompson (7-5 6-4). Sulla via del recupero.

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Tanta pioggia a Rio: Sonego sconfitto, Mager in vantaggio su Thiem

Tra uno scroscio e l’altro Lorenzo Sonego cede in due set contro Borna Coric nonostante una buona partita. Mager fermato dalla pioggia avanti un set e un break contro Thiem. La ripresa sabato alle 18

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Borna Coric - Rio 2020 (foto Twitter @RioOpenOficial)

La pioggia torrenziale per per diverse ore è caduta su Rio de Janeiro nella giornata di venerdì ha disturbato non poco i quarti di finale del Rio Open nel quale erano impegnati anche i due italiani Lorenzo Sonego e Gianluca Mager. Inizialmente programmati tutti sul campo principale, la Quadra Kuerten, gli incontri sono stati progressivamente distribuiti sui vai campi dell’impianto: a metà pomeriggio, dopo una breve interruzione del primo quarto di finale (quello tra Garin e Coria), gli incontri sono stati ripartiti sul Kuerten e sul n.1; successivamente, a seguito di una più lunga sospensione di quasi quattro ore, tutte le partite non ancora disputate sono state programmate contemporaneamente su tutti i campi disponibili.

Lorenzo Sonego ha giocato quindi sul campo n.1, facendo vedere ottime cose contro la testa di serie n.5 Borna Coric, piuttosto remissivo nella prima parte del match e spesso in difficoltà sulla propria battuta. Il croato ha dovuto salvare cinque palle break al quarto game e poi, immediatamente dopo la lunga pausa per la pioggia, si è trovato a salvare due set point sul 4-5 e un altro sul 5-6, peraltro ben cancellati giocando in maniera più aggressiva. Al tie-break si è andati avanti a forza di minibreak (sei nei primi otto punti) per poi arrivare con Coric al set-point sul 6-5 e capace di convertirlo subito con una risposta aggressiva sulla seconda. Tra un’interruzione e l’altra il primo parziale ha richiesto ben 83 minuti.

Nel secondo set il piemontese ha avvertito il contraccolpo della perdita di un parziale nel quale era sembrato avere il controllo del gioco e che lo aveva visto ottenere ben otto palle break senza concederne nessuna. Sempre costretto a inseguire nel punteggio, Sonego ha finito per cedere il servizio al sesto game, scaraventando a terra la racchetta e facendo uscire tutta la sua frustrazione nel sentire che il match gli stava scappando di mano. Coric, dal canto suo, ha giocato con grande mestiere e discernimento, nonostante la sicura stanchezza per il lungo match giocato nemmeno 24 ore prima, ed ha portato a casa il match dopo due ore e 10 minuti di gioco.

 

Borna Coric è stato fortunato anche perché un paio di minuti dopo la fine della sua partita il cielo sopra Rio de Janeiro si è riaperto sospendendo le partite ancora in corso, tra cui quella tra il nostro Gianluca Mager e la testa di serie n.1 Dominic Thiem. Il match è stato sospeso con l’italiano, n. 128 del ranking ATP, sorprendentemente in vantaggio di un set e un break.

Sceso in campo senza alcun timore reverenziale, Mager ha approfittato di un Thiem un po’ appesantito forse anche dalla maratona del giorno prima contro Munar, conclusa ben oltre la mezzanotte, e si è portato subito in vantaggio sul 4-1. Un controbreak a zero al settimo game ha però riequilibrato il primo parziale, che si è deciso poi al tie-break dove Mager ha giocato con grande coraggio, spingendo sempre Thiem a giocare punti forzati e conquistando il set per 7 punti a 4. Poco prima che la pioggia ricominciasse a scendere, il sanremese ha approfittato di un paio di errori di Thiem per ottenere il break di vantaggio per il 2-1 avendo così questo importante vantaggio psicologico durante la notte di pausa.

Il programma di sabato verrà sul campo Kuerten il completamento di Mager-Thiem a partire dalle ore 14 locali (le 18 in Italia) ed alla stessa ora la continuazione di Martinez-Balasz sul campo 1. Le semifinali poi seguiranno sul campo Kuerten non prima delle 17 locali (le 21 in Italia), iniziando con Garin-Coric, seguita poi dal match tra i vincenti dei due quarti di finale non terminati venerdì.

Risultati:

[3] C. Garin b. [Q] F. Coria 2-6 6-3 7-5
[5] B. Coric b. L. Sonego 7-6(5) 6-3
[Q] P. Martinez vs [L] A. Balasz 6-2 2-2 sosp.
[Q] G. Mager vs [1] D. Thiem 7-6(4) 2-1 15-15 sosp.

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Simon ritrova il feeling con Marsiglia e travolge un pessimo Medvedev

MARSIGLIA – Psicodramma Medvedev che si fa imbrigliare dal tennis velenoso di Simon e cede di schianto nel secondo set senza vincere game

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Gilles Simon - Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

da Marsiglia, la nostra inviata

Marsiglia porta bene a Gilles Simon, che ha vinto l’Open 13 nel 2007 e nel 2015, torneo in cui ha conquistato complessivamente il maggior numero di match (29) e che lo vedrà per la quinta volta in semifinale. Il francese disputa un match perfetto contro un Medvedev quasi irriconoscibile. Dopo aver vinto il primo parziale per 6-4, Gilles continua a penetrare nelle insicurezze del russo che perde completamente testa e fiducia e, dando l’impressione di aver gettato la spugna, si fa travolgere da un sorprendente 6-0.

Il francese comincia con un break di ritardo, salvo riuscire in pochi minuti a imbrigliare il russo e a pareggiare i conti. Da quel momento Simon è in controllo delle operazioni al punto da procurarsi un set point sul 5-4. Medvedev lo annulla con un rovescio lungolinea millimetrico, tuttavia il dritto lo tradisce di nuovo e c’è un secondo set point tutto francese che viene convertito. Daniil è furioso e il Palazzetto invece esulta per il suo “Gillou” che vince il primo parziale 6-4. Il n. 5 del mondo ha perso del tutto la trebisonda e il suo tennis non funziona più, mentre Gilles continua a tessere la sua bella tela, ordinato e preciso.

 

In un crescendo di precisione e solidità, Simon prende rapidamente il largo sul 4-0, mentre Medvedev non trova più il campo, come se si fosse rassegnato alla supremazia di Simon e avesse gettato la spugna. L’atmosfera sul Centrale e incandescente, sebbene a tratti surreale. Sul 5-0, Daniil gioca il tutto per tutto con due buoni punti, un rovescio lungolinea vincente e una buona volée. Ma il match point francese arriva inesorabile. Gillou è perfetto fino all’ultimo, trafiggendo Medvedev a rete con un impeccabile passante incrociato di dritto che vale il bagel.

Daniil Medvedev – Marsiglia 2020 (foto Cristina Criswald)

È la prima vittoria su un top 10 da Pune 2018 (con Cilic) e la prima contro un top 5 dopo la vittoria con Wawrinka a Shanghai 2016. Comprensibilmente, il francese appare raggiante dopo il match: “Oggi sono riuscito a fare tutto bene, soprattutto ho risposto molto bene. Anche se sulla carta è più forte di me, ha fatto finale agli US Open, il tennis è così, sono riuscito a piazzare i miei colpi come volevo e gli ha dato fastidio. È da 14 anni che vengo qui, spero di continuare a giocare bene, qui le cose molto spesso mi sono andate bene!”. In semifinale, Gillou affronterà Felix Auger-Aliassime che ha brillantemente cancellato un brutto avvio contro Gerasimov e vinto il suo quarto di finale in due set.

Dopo essere stato in vantaggio 5-3, Egor Gerasimov (27 anni e n. 72 ATP) non riesce ad essere costante e subisce la rimonta del giovane avversario. Auger-Aliassime non solo recupera ma, sempre più intraprendente, lo sorpassa andando poi a conquistare il primo set per 7-5.

Il secondo parziale viene poi dominato dal canadese che, dopo aver avuto più occasioni di strapppare il servizio al bielorusso ad inizio set, prende il largo sul 2-0 e poi sul 4-1. È centrato Félix, particolarmente efficace con la prima di servizio, è intraprendente anche negli scambi prevalendo sull’avversario. Sale ancora 5-2 e ora ha due possibilità di chiudere il match. Gerasimov cancella la prima ma poi, sul secondo matchpoint, scaraventa fuori misura una palla innocua a metà campo. È la terza semifinale del 2020 per il 19enne canadese – l’unico rimasto in corsa dei tre canadesi giunti ai quarti a Marsiglia – dopo quelle disputate ad Adelaide e Rotterdam.

Mi sono un po’ complicato la vita nel primo set” dice Félix dopo la partita, “non voglio cercare scuse ma sono stato un po’ colto di sorpresa quando il match tra Simon e Medvedev è finito così presto. Dovevo ancora riscaldarmi e fare tutto velocemente e questo mi ha fatto perdere un po’ di energie. Nonostante questo, colpiva bene ed era regolare; Però ci credevo, ero fiducioso perché sentivo che avevo le mie chanche. E poi è andata sempre meglio”.

SECONDA SEMIFINALE – A contendersi l’altro posto in finale saranno invece il vulcanico Alexander Bublik, che sul campo batte Shapovalov e in conferenza regala spettacolo, e il campione uscente Stefanos Tsitsipas, bravo ad aggiudicarsi un set combattuto e poi prendere il largo contro il Pospisil in gran spolvero di queste settimane.

Il canadese comincia spingendo al massimo con il servizio, dall’alto dei suoi 194 centimetri, alternando attacchi repentini a rete e colpi pesanti da fondo che impegnano non poco il greco. Tsitsipas però è sicuro del proprio gioco e gli tiene perfettamente testa, contrapponendo una ricetta simile: servizi aggressivi e colpi pesanti da dietro. L’equilibrio viene spezzato dal giocatore più forte, come spesso accade in circostanze simili. Il vincitore delle ultime Finals vince gli ultimi due giochi e si porta avanti di un set.

Tsitsipas gioca sempre in avanzamento e tiene i piedi in campo, ma sul piano dello spettacolo Pospisil non è da meno e delizia il pubblico del Palais des Sport con stop volley e fendenti profondi. Nel corso del set tuttavia il canadese finisce per andare fuori giri, forse accusando la difficoltà di infastidire Tsitsipas al servizio (zero palle break concesse). Sul 3-3 c’è la prima palla break del set per il greco; l’ennesima volée del canadese è fuori misura e Stefanos, celebrato dal boato del pubblico marsigliese, passa in testa 4-3 e servizio. Rimarrà il vantaggio decisivo. Dopo un’ora e 26 minuti, Stefanos Tsitsipas chiude un match praticamente impeccabile con lo score di 7-5 6-3 e continua con successo la difesa del titolo.

Tutti i risultati:  

A. Bublik b. [4] D. Shapovalov 7-5 4-6 6-3
[2] S. Tsitsipas b. V. Pospisil 7-5 6-3
G. Simon b. [1] D. Medvedev 6-4 6-0
[7] F. Auger-Aliassime b. E. Gerasimov 7-5 6-2

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Lo stop di Federer non avvicina l’addio, ma lo allontana: mirino su Wimbledon e Olimpiadi

Il secondo intervento chirurgico della carriera dello svizzero potrebbe far pensare a un imminente ritiro. La carriera di Re Roger ci insegna ben altro

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Roger Federer a Cape Town per il Match in Africa (via Twitter, @rogerfederer)

Da ventiquattro ore il mondo del tennis ha avuto modo di dedicarsi a un’unica grande preoccupazione, che riguarda l’infortunio di Roger Federer. “Il mio ginocchio destro mi ha dato fastidio per diverso tempo” ha detto lo svizzero in un post social. “Ho sperato il dolore potesse andare via, ma dopo esami e discussioni con il mio team ho deciso di sottopormi a un’operazione di artroscopia ieri in Svizzera“. 

L’operazione terrà Federer lontano dal campo dai tornei per quasi quattro mesi. Innanzitutto il forfait a Dubai, Indian Wells e Miami. Poi niente stagione sul rosso, ovvero niente Roland Garros, perché nonostante le infondate supposizioni delle scorse settimane (smentite prontamente dalle persone vicine allo svizzero) Federer non sembrava avere intenzione di giocare altri tornei sulla terra battuta al di fuori dello Slam parigino. La parentesi dello scorso anno, quando lo svizzero giocò sia Madrid che Roma prima di Parigi, rimarrà dunque un caso isolato in una fase di carriera in cui conta di più la freschezza fisica negli Slam, soprattutto quelli in cui il venti volte campione ha ancora concrete chance di vittoria.

LE PAROLE DI ANNACONE E UN DUBBIO: TROPPE ESIBIZIONI?

 

Già, il fisico. Roger è ottimista (come sempre) sul suo recupero. Ha scritto che tornerà sull’erba e molto probabilmente sarà così. I grossi dubbi riguardano però le sue possibilità di tornare a giocare a livello di un top 4, come ha fatto per la quasi totalità dei tornei da lui disputati negli ultimi due anni. Tornare in forma dopo uno stop a 38 anni potrebbe richiedere più tempo del previsto. L’ex allenatore di Federer, Paul Annacone, contattato telefonicamente da Christopher Clarey del New York Times, la pensa così: “Nella mia esperienza, man mano che si invecchia, è una sfida sempre più dura recuperare da un qualche infortunio. Ma questi giocatori, i più grandi di tutti i tempi, sono anomali, fuori dalla norma. Perciò provare a pronosticare ciò che accadrà è sempre un rischio, che sia a loro favore o contro. Già nel 2010, quando ho iniziato ad allenare Federer, le persone si chiedevano quando si sarebbe ritirato”.

Tutto ciò che possiamo fare è guardare allo storico di Federer, e in particolare al precedente della stagione 2016, nella quale ha subito la prima (e fino a pochi giorni fa unica) operazione chirurgica della sua carriera. Si infortunò in gennaio, e dopo l’eliminazione in semifinale all’Australian Open per mano di Djokovic (situazione che si è riproposta quest’anno) optò per l’artroscopia al ginocchio sinistro il mese successivo. L’intervento chirurgico, poco invasivo, ha dei tempi di recupero che variano a seconda dell’operazione, ma nella maggior parte dei casi sono necessari circa 20-30 giorni per riprendere l’attività sportiva; più di rado si arriva a due mesi di convalescenza.

Nel 2016, Federer rientrò in campo a Montecarlo dopo due mesi di pausa, iniziando però ad avvertire fastidi alla schiena causati, con tutta probabilità, da una preparazione non sufficiente. Dopo il torneo di Roma decise di saltare il Roland Garros, interrompendo una striscia di 65 Slam disputati consecutivamente, per poi tornare sull’erba di Stoccarda, Halle e Wimbledon. I cinque set giocati ai Championships nei quarti e nella semifinale (sconfitta dolorosa con Raonic) costrinsero Federer a saltare il resto della stagione, compresi i Giochi Olimpici a Rio. Il ginocchio aveva bisogno di un ulteriore periodo di riposo. Ciò che riuscì a dimostrare nel 2017 al rientro in campo è noto ai più: la vittoria all’Australian Open, quasi da outsider, e il bis a Wimbledon pochi mesi dopo.

“Non parla spesso dei suoi infortuni, perciò non sai mai quanto sia in salute” ha detto ancora Annacone. “Diamo per scontato che sia generalmente a posto, ma gioca spesso con il dolore”. Le sue parole fanno tornare in mente la sfida con Sandgren ai quarti dell’ultimo Open d’Australia, vinta in modo rocambolesco dopo sette match point annullati. Ma spesso a Roger è andata diversamente, come ad esempio al terzo turno di Roma nel 2016, quando si presentò in campo con la schiena completamente bloccata e perse in due set contro Dominic Thiem. Quel match con Sandgren è stato per Federer un campanello d’allarme, confermato dalla scarsa mobilità in semifinale contro Djokovic. Una partita che lo svizzero ha rischiato addirittura di non giocare, salvo poi presentarsi comunque in campo e portare a termine il compito per rispetto del pubblico e dell’avversario, che dopo la stretta di mano gli ha infatti dedicato il giusto tributo.

Nel “Match in Africa” giocato contro Nadal, tuttavia, non si è notato nulla di anomalo. Forse perché si trattava di un’esibizione, forse per l’enorme desiderio di giocare di fronte al pubblico del Sudafrica, il fastidio al ginocchio destro quel giorno non è stato protagonista. A proposito di esibizioni, non è neanche del tutto da escludere che tra le possibili cause dell’infortunio ci possa essere anche il dispendioso Tour in Sud America (che Federer non completerà, poiché non potrà giocare l’esibizione di Bogotà che doveva essere recuperata tra Indian Wells e Miami). A cavallo tra 2019 e 2020 Roger non si è concesso una tregua prolungata, che probabilmente lo avrebbe aiutato a preparare al meglio la nuova stagione. Come nel 2012, la voglia di accontentare i tifosi che vivono in paesi che non hanno la fortuna di vederlo giocare spesso ha prevalso sul buon senso. E le ripercussioni sul fisico, come nel 2013, ci sono state.

Roger Federer – ATP Finals 2019 (foto Roberto Zanettin)

CLASSIFICA E TESTA DI SERIE A WIMBLEDON

Al momento del rientro, uno dei principali motivi di interesse sarà valutare la sua nuova posizione in classifica poiché Federer perderà oltre 3000 punti. È quasi certo che Roger resterà in top 10 anche dopo la stagione su terra, ma sarà interessante capire quale testa di serie gli verrà assegnata a Wimbledon, dove vige un sistema unico per stabilire il seeding. Facendo un po’ di calcoli e dando per scontata la sua partecipazione ad Halle, risultano comunque basse le probabilità di vedere Federer tra le prime quattro teste di serie a Londra. Roger si presenterà alla compilazione dei tabelloni di Wimbledon con un ammontare di punti che potrà variare tra un minimo di 5025 e un massimo di 6425 (qualora dovesse partecipare e vincere i tornei di Stoccarda e Halle).

Si parte da una base di 3450 punti (ottenuta privando il suo bottino attuale di tutti i punti che difende prima di Wimbledon) e si aggiungono i 1575 punti certamente assegnati dall’algoritmo verde, composti dei 1200 ereditati dalla finale di Wimbledon 2019 e del 75% dei punti ottenuti (500) con la vittoria ad Halle 2019. Il resto dipenderà dal risultato ottenuto a Stoccarda e Halle, dal momento che l’algoritmo consente di accludere il 100% dei punti guadagnati nei dodici mesi precedenti ai Championships; in buona sostanza, ogni risultato ottenuto sull’erba in preparazione a Wimbledon vale doppio in ottica seeding.

Secondo una stima piuttosto realistica, Federer avrà probabilmente la quinta o la sesta testa di serie, più difficilmente uno slot tra 7° e 8°. Tuttavia, per quanto poco probabile, non è del tutto impossibile che possa rientrare tra i primi quattro del seeding. Servirà (almeno) confermare il titolo di Halle e una grossa mano da parte di Thiem, peraltro vicinissimo a superarlo in classifica già questa settimana. L’austriaco difende più di 3000 punti da qui a Wimbledon e non riceverà alcun bonus rilevante dall’algoritmo. Dovrà fare bene soprattutto a Indian Wells e al Roland Garros (2200 punti da difendere tra i due tornei) per non dare alcuna possibilità allo svizzero di ottenere il vantaggio più importante che consegue alla quarta testa di serie: evitare Nadal e soprattutto Djokovic prima della semifinale.

CONCLUSIONI – Insomma, la scelta di Federer è stata sorprendente ma sotto il profilo del pragmatismo appare corretta: è come se ci avesse detto “ancora non mi basta”. Secondo Annacone “può ancora vincere Wimbledon” e lo stesso svizzero, dopo la sconfitta con Djokovic in Australia, ha affermato di sentirsi ancora in grado di vincere un titolo Major. Quindi perché rischiare di andare in campo con il dolore al ginocchio, in una fase di stagione comunque poco favorevole, quando può invece riposare e sperare di tornare al meglio della forma fisica come tre anni fa? Wimbledon, le Olimpiadi (saltate nel 2016) e – perché no – gli US Open sono i tre grandi obiettivi della seconda parte del suo 2020, tornei nei quali servirà la versione 2017 di Roger Federer per aggiungere il capitolo più bello, forse quello conclusivo, alla sua leggenda.

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