Estremi azzurri anche nei numeri: Berrettini al top, le ragazze nei guai

Focus

Estremi azzurri anche nei numeri: Berrettini al top, le ragazze nei guai

Il best ranking del romano conferma il momento d’oro dei tennisti italiani, che fa da contraltare alle difficoltà del movimento femminile: solo sette match vinti nel 2019 nel circuito maggiore

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Roma 2019 (foto Felice Calabrò)

3 – le sconfitte rimediate da Alexander Zverev contro tennisti non presenti nella top 100 nelle ultime 52 settimane. Dopo i quarti raggiunti nell’ultimo Roland Garros, il ventiduenne tedesco sembrava in ripresa, ma la scorsa settimana, nel suo esordio a Stoccarda, ha perso contro il 34 enne Dustin Brown, 170 ATP. Quella rimediata contro il connazionale è stata la terza sconfitta contro un giocatore in quella fascia di classifica, dopo quella patita con Gulbis all’ultimo Wimbledon e quella di marzo a Miami, contro Ferrer. Il suo 2019, sebbene sia ancora nella top 10 della Race, grazie ai quarti al Roland Garros, al titolo a Ginevra e alla finale ad Acapulco, è stato molto deludente, anche non dimenticando qualche malanno che lo ha condizionato nella trasferta di marzo sul cemento nord americano.

Nel 2019 ha vinto infatti sinora “appena” 23 partite, lo stesso numero di partite da lui conquistato dopo il Roland Garros nel 2o16, quando ancora doveva esplodere ai massimi livelli nel circuito. Preoccupa per il tedesco che quest’anno in sei incontri contro giocatori nella top 30 ne abbia vinti solo due (Fognini al Roland Garros e De Minaur a Acapulco) su sei complessivi, senza dimenticare il suo bilancio complessivo contro top 50, fermo a sei vittorie e altrettante sconfitte. Nonostante la meravigliosa vittoria alle ATP Finals, che sembrava averlo lanciato nell’Olimpo del tennis, a ben vedere la crisi del tedesco è però nata già lo scorso agosto: successivamente alla vittoria dell’ATP 500 di Washington nei seguenti 19 tornei giocati, solo in sette ha vinto almeno tre partite. 

7 – le vittorie complessive di tenniste italiane nei tabelloni principali del circuito WTA in questi primi sei mesi del 2019. Alle tre di Giorgi, si aggiungono le due di Errani e le uniche di Paolini e Trevisan: un bilancio davvero magro. Contemporaneamente a un momento davvero ottimo del nostro settore maschile – Fognini nella top 10, Berrettini vicino alla top 20, altri cinque giocatori nella top 100 e ulteriori nove tra i primi 200 del mondo – le tenniste italiane, sino a qualche anno fa autrici di momenti indimenticabili vivono una crisi più che profonda. Nessuno pretendeva ci fossero subito giocatrici in grado di ripetere i risultati di Schiavone, Pennetta, Vinci e Errani, per nominare solo quelle entrate nella top 100.

Le grandi giocatrici capaci di vincere Slam (ma anche le top 20) arrivano piuttosto casualmente e non ha senso esigere che sempre un’azzurra sia una di loro. Ma che un movimento tennistico come quello italiano da più di un anno non abbia una top 150 consolidata se non la sola (ormai lungodegente) Giorgi, tra l’altro caso di tennista venuto fuori nel professionismo in modo del tutto “privato”, è grave. La miglior giocatrice italiana per classifica a non aver compiuto ancora 23 anni è Jessica Pieri (288 WTA), quella a non averne fatti già 21 è Lucia Bronzetti (399 WTA): numeri impietosi, che dicono come qualcosa non abbia funzionato nell’ultimo decennio nel reclutamento e nella formazione di nuove giocatrici. La speranza è che quantomeno chi di dovere se ne sia accorto e abbia preso i giusti provvedimenti per correggere la rotta: la voglia di chiudere un occhio, dovuta alla gratitudine per il passato, non può durare ancora a lungo. 

10 – la striscia aperta di vittorie consecutive di Alison Riske. La classe ’90 statunitense, aveva terminato con appena due set vinti la sua stagione sulla terra, da sempre la superficie più ostica per il suo tennis (in quarantaquattro tornei giocati sul rosso, solo due volte ha raggiunto i quarti e appena in una di esse, nel 2018, si è spinta sino alla finale, nel piccolo International di Norimberga). Ha però iniziato come meglio non avrebbe potuto la stagione sull’erba, superficie sulla quale riesce a esprimersi al meglio (a Wimbledon vanta tre dei sei terzi turni raggiunti negli Slam, sebbene l’unico ottavo sia arrivato agli Us Open, nel 2013).

Quando ancora si giocava il Roland Garros, due settimane fa ha vinto l’ITF da 100.000 dollari di Surbiton, in finale su Rybarikova, mentre la scorsa settimana ha vinto il secondo titolo della carriera a S’Hertogenbosh, interrompendo una serie di sei finali perse, grazie alla vittoria nella finale contro Bertens, ottenuta dopo averle annullato ben cinque match point. Per riuscire a giocarsi il titolo, l’ex 36 WTA, da questa settimana nuovamente nella top 50, aveva prima battuto, non senza soffrire, quattro tenniste racchiuse tra la 50° e la 70° posizione: nell’ordine, Riske ha superato Muchova (6-7 6-3 6-2), Hercog (6-4 7-6), Alexandrova (7-5 6-3) e Kudermetova (6-4 3-6 7-6).

 

14 – le partite vinte negli ultimi 21 tornei giocati da Adrian Mannarino nel circuito maggiore. Con questo misero bottino il francese ha iniziato la parte della stagione che si gioca su erba. L’ex 22 ATP (nel marzo dello scorso anno) viveva un momento difficile iniziato dagli ultimi US Open e testimoniato da ben quattordici eliminazioni al primo turno rimediate negli ultimi dieci mesi. Nel suddetto periodo erano anche arrivate per lui ben otto sconfitte contro tennisti non inclusi nella top 50, di cui ben quattro contro giocatori posizionati oltre la centesima posizione del ranking. La Race post Roland Garros vedeva il 31enne francese fuori dai primi 100 e del resto Adrian aveva raggiunto i quarti in una sola circostanza quest’anno, a Delray Beach.

L’arrivo del periodo della stagione nel quale si gioca sulla sua superficie preferita – sull’erba ha vinto quasi il 60% delle partite giocate nel circuito maggiore e ha raggiunto tre volte gli ottavi a Wimbledon, mentre negli altri Major ha raggiunto appena quattro volte il terzo turno – gli ha dato la forza per fargli trovare la settima finale della carriera, la terza sull’erba. Per riuscirci, Mannarino, dopo aver superato la wild card locale De Bakker (6-2 6-1), ha sconfitto tre giocatori di buonissimo livello come Verdasco (1-6 6-3 6-4), Goffin (era sotto di un set e un break prima di vincere 4-6 7-5 6-3) e Coric (4-6 6-3 7-6).  Nell’atto conclusivo del torneo è poi arrivata la vittoria su Thompson (7-6 6-3), capace di regalargli il primo titolo della carriera, dopo aver vissuto il “fallimento” di ben sei finali. L’erba gli fa bene.

15 – le partite vinte da Caroline Garcia nei dodici tornei a cui aveva partecipato nel 2019, prima di giocare a Nottingham. Un ruolino di marcia davvero misero per colei che appena a settembre scorso era la quarta giocatrice al mondo, e adesso ha perso la top 20. La 25enne francese solo tre settimane fa a Strasburgo aveva vinto per la prima volta quest’anno tre partite consecutive, per poi perdere in finale contro Yastremska. Uno scadimento di forma che non era però terminato con quel buon piazzamento: al Roland Garros Caroline aveva raccolto la settima sconfitta del 2019 contro una tennista non tra le prime 50, perdendo al secondo turno contro Blinkova e deludendo il pubblico di casa per l’ennesima volta (in nove partecipazioni, solo un anno è arrivata ai quarti e un’altro agli ottavi).

Nella sua prima partecipazione al torneo di Nottingham, in una sfortunata edizione – a causa della pioggia sino ai quarti di finale non si è giocato sull’erba, ma solo sui campi indoor in duro – ha vinto il suo settimo titolo (e secondo sui prati, dopo quello di Maiorca nel 2016). Dopo tre turni molto facili contro tenniste nemmeno presenti nella top 200 -nell’ordine, Bains (6-1 6-2), Lumsden (6-3 6-1) e Ruse (4-6 7-6 6-1)- si è presa la rivincita sulla Brady (4-6 6-3 6-3) che l’aveva sconfitta a Indian Wells. In finale ha sconfitto, dopo più di due ore e mezza di battaglia, Vekic (2-6 7-6 7-6), in quello che è stato il secondo miglior successo del 2019, relativamente alla classifica della tennista superata (in Fed Cup aveva sconfitto Mertens, allora 21 WTA). 

433 – la classifica di Matteo Berrettini a inizio 2017. In meno di due anni e mezzo il tennista romano, conscio dei suoi ottimi mezzi tecnici e fisici, ma anche di tutti i miglioramenti da dover ancora compiere per divenire un tennista da primissima fascia, ha scalato più di quattrocento posizioni. Lo ha fatto sfruttando doti non comuni alle nostre latitudini, come la forza d’animo nei momenti difficili, la grande dedizione al lavoro e l’umiltà nell’approcciarsi ai primi complimenti. Matteo è riuscito a migliorarsi passo dopo passo, accettando la gavetta, senza farsi distarre dalle aspettative sempre maggiori che con il passar del tempo ricadevano su du lui. Il 2017, chiuso da 135 ATP, è stato l’anno della prima vittoria di un torneo Challenger (a San Benedetto) e di altre quattro finali nella stessa categoria, piazzamenti impreziositi dalla prima vittoria su un top 100 (Donskoy). Dopo aver iniziato il 2018 con gli esordi nei main draw ATP e Slam, nella primavera dello scorso anno, quando era 22enne, sono arrivati i primi successi nei tornei importanti, in concomitanza dell’accesso nella top 100: la vittoria su Tiafoe a Roma e il terzo turno al Roland Garros hanno certificato che Matteo fosse già pronto per il circuito maggiore.

Lo scorso luglio, vincendo a Gstaad senza perdere un set e non cedendo mai il servizio, conquistava il suo primo torneo a livello ATP, un titolo che gli dava l’abbrivio per chiudere la stagione in prossimità dei primi 50. La prima parte del 2019 non è stata eccezionale: Matteo è arrivato in aprile a Budapest con sei eliminazioni al primo turno sul groppone, molto parzialmente compensate dalla vittoria del Challenger di Irving e dalla semifinale a Sofia. In Ungheria però Berrettini ha cambiato marcia, sino a riuscire a vincere il torneo, superando in finale Krajinovic, dopo aver eliminato tra gli altri Cuevas e Djere. La settimana successiva a quella ungherese ha poi portato a nove la serie di successi consecutivi (eliminando anche tennisti esperti e insidiosi come Kohlshreiber e Bautista Agut) prima di arrendersi, stremato per le due gare in un giorno, in finale a Garin. A Roma contro Zverev è arrivata anche la prima vittoria della carriera su un top 10, ma ha poi parzialmente deluso in ottavi, perdendo contro Schwartzman. Al Roland Garros una brutta partita persa da Berrettini contro Ruud non lo ha depresso, come si è ben visto dalla pronta reazione avuta a Stoccarda. 

L’anno scorso a Wimbledon, eliminando Sock, aveva ottenuto la prima vittoria della carriera contro un top 20 e in Germania ha confermato le grandi potenzialità del suo tennis sui prati, vincendo il torneo, come accaduto a Gstaad, senza mai perdere il servizio, né tantomeno, un set. Ma se in Svizzera aveva superato due soli top 50 (Rublev e Bautista Agut), nella città della Mercedes il valore tecnico della conquista del titolo che gli è valso il 22° posto nel ranking ATP è stato decisamente superiore. Se si eccettua il successo nei quarti su Kudla, tennista in ogni caso specialista dei prati, Matteo ha infatti superato tennisti di prim’ordine come Kyrgios, il top ten Khachanov, Struff, e, in finale, l’enfant prodige Auger-Auliassime. Attualmente, solo cinque tennisti che lo sopravanzano in classifica sono più giovani di lui: un indizio che fa ben sperare, ma comunque secondo alla voglia di migliorarsi e alla grande professionalità del romano. Senza fretta (ma senza pausa) continua la sua scalata al grande tennis.

698 – le settimane nella top 50 da parte di Richard Gasquet. Una presenza costante fermatasi con la classifica pubblicata lo scorso lunedì, in concomitanza del suo trentaduesimo compleanno: iniziata nel maggio 2010, aveva avuto in precedenza altri tre anni quasi ininterrotti tra maggio 2005 e ottobre 2009. Le aspettative altissime avute durante lo scorso decennio sul francese hanno fatto passare in secondo piano una carriera svoltasi comunque ad altissimo livello: Gasquet è stato 7 ATP è stato per circa 146 settimane complessive nella top 10 (fascia di classifica nella quale ha terminato quattro stagioni) e ben 421 nella top 20, ha vinto 15 tornei (tutti ATP 250) e raggiunto 16 finali (tra cui tre in Masters 1000) e ha guadagnato più di 17 milioni di dollari di soli montepremi, 24° in tal senso in una classifica all time dei guadagni.

Ha vinto tornei su ogni superficie e condizione (indoor e outdoor), vanta 31 vittorie contro ten (tra i big 4, non ha mai sconfitto il solo Nadal) e nel tennis moderno 32 anni non sono affatto tanti per poter sperare di togliersi altre belle soddisfazioni. Del resto, per spiegare il crollo in classifica non va dimenticato che Gasquet nel 2019 aveva esordito nel circuito solo a maggio, dopo aver concluso la degenza per l’infortunio all’inguine, costatogli l’allontanamento dai tornei per cinque mesi. Una semifinale come quella sui prati olandesi, al quarto torneo stagionale, è un buon risultato, sebbene gli sia costata i punti persi per il titolo vinto l’anno scorso, attualmente anche l’ultimo di quelli da lui conquistati. A S’Hertogenbosh ha sconfitto tre buoni giocatori come Bedene (era stato sotto di un set e di un break prima di chiudere al terzo col punteggio di 6-7 7-6 6-4), Kukhushkin (6-4 6-3) e Jarry (7-6 6-4), prima di cedere a Thompson (7-5 6-4). Sulla via del recupero.

Continua a leggere
Commenti

ATP

Cecchinato subito eliminato a Umago: uscirà dalla top 60. Sinner vola al secondo turno

UMAGO – Il campione in carica Marco Cecchinato gioca un’altra brutta partita: Bedene lo domina e adesso affronterà Sinner. Terza vittoria tra i pro per il 17enne

Pubblicato

il

Marco Cecchinato - Madrid 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Umago, il nostro inviato

CECK ANCORA OUT – Tocca al campione uscente Marco Cecchinato inaugurare le ostilità del primo turno sul Centrale (per la precisione, Goran Ivanisevic Stadium). Sì, proprio come a Wimbledon. La differenza fra i due tornei resta tuttavia evidente anche a un occhio poco allenato e indiscutibilmente daltonico: la solita quantità industriale di terra che uno non sa se portare la racchetta oppure paletta e secchiello e la vicinanza del mare (questione di metri) rendono le condizioni di gioco umaghesi più lente rispetto a quelle dello Slam londinese. E, poi, qui non arrivano in fondo sempre i soliti. Ma di Cecchinato si parlava…

Marco gioca contro lo sloveno n. 87 ATP Aljaz Bedene che, con geografica coerenza, si è messo di traverso sulla strada croata dell’italiano. Un ostacolo non di poco conto, visto che il nostro ci ha perso complessivamente 6 volte su 6. Non va diversamente in questa circostanza: Bedene serve come un treno, sbaglia poco, tira vincenti, insomma, non sembra neanche lui; Marco, invece, dà l’impressione di perdere fiducia quasi all’improvviso in entrambi i parziali. Le sue accelerazioni non fanno male, sbaglia per primo e, spesso, anche i suoni dei suoi impatti non convincono. Aljaz va in vantaggio al quinto gioco e non deve neanche servire per chiudere perché arriva un secondo break dopo che Ceck scaglia una palla nella laguna. L’azzurro ha finalmente tre possibilità di strappare la battuta a Bedene, ma il servizio dell’altro è on fire e non riesce a giocarsele. Un paio di brutte scelte del palermitano al gioco successivo, il sesto, e il match praticamente finisce lì, con lo sloveno che mantiene un livello altissimo fino al termine. Sesta sconfitta consecutiva per Marco che uscirà dai primi 60 del ranking.

SINNER, SÌ! – Un plauso agli organizzatori del torneo per la wild card concessa al diciassettenne nato a San Candido con la conseguente possibilità per i tifosi italiani (e non solo) di vederlo dal vivo. In verità, per un set e mezzo non c’è stato molto da vedere; poi, Jannik Sinner si è sbloccato e ha preso in mano il match contro Pedro Sousa decidendone il destino a proprio favore. Il primo parziale se ne va in fretta, tra solidità portoghese ed errori italiani; Jannik soffre parecchio il dritto incrociato di Sousa e deve anche sentire la tensione se quel tentativo di contro-smorzata gli resta orribilmente sulle corde. La palla scagliata verso il parcheggio coincide con il set perso con un solo gioco a referto e anche la seconda partita inizia in salita.

Nonostante le difficoltà, Sinner non dà l’idea di mollare, rimane in scia e, complice un facile smash sbagliato da Sousa, riveste l’avversario di più abbordabili panni, iniziando a mostrare tutto ciò di cui è capace – e non è poco. Cinque giochi di fila gli valgono il secondo parziale, poi brekka al quinto gioco del terzo, ma un evidente quanto inopportuno rilassamento gli impedisce di consolidare il vantaggio da 40-15. Nessun problema, la palla continua a uscirgli dalle corde che è uno spettacolo e può anche permettersi di sprecare un’occasione per andare a servire per il match con un’ingenuità da… teenager perché la ricrea subito dopo, trasformandola. Con autorità (e una fucilata di dritto), Jannik passa al secondo turno dove troverà proprio Aljaz Bedene, un risultato che dovrebbe proiettarlo fra i primi 200 del mondo.

 
Jannik Sinner – Roma 2019 (foto Felice Calabrò)

QUALIFICAZIONI – Diventano sette gli italiani in gara a Umago: dalle “quali”, esce vittorioso Salvatore Caruso al termine di una battaglia di quasi tre ore con Tommy Robredo. In svantaggio 1-3 nel terzo, il ventiseienne di Avola infila 5 giochi consecutivi nonostante – o, forse, grazie anche a – una discussione con il supervisor, che Caruso fa chiamare dopo che l’arbitro lo ha sanzionato con un punto di penalità mentre si apprestava a giocarsi una palla break. Anzi, secondo il giudice di sedia, non si apprestava affatto, visto che la sanzione è arrivata per una violazione di tempo, evento molto raro (pressoché impossibile in caso di nome altisonante) quando si tratta del giocatore in ribattuta. A ogni modo, Robredo quasi scompare e Caruso entra nel main draw, impresa che gli riesce per la quinta volta consecutiva (tra cui anche Parigi e Wimbledon) e affronterà Corentin Moutet.

È però l’unico nostro rappresentante a farcela: dopo le eliminazioni all’esordio di Fabrizio Ornago e Filippo Baldi, all’ultimo turno è caduto Stefano Napolitano che si è aggiudicato il primo set al tie-break contro Marco Trungelliti, ma ha poi subito la rimonta argentina.

Risultati:

A. Bedene b. [5] M. Cecchinato 6-3 6-2
[WC] J. Sinner b. P. Sousa 1-6 6-3 6-4
J. Vesely b. C-M. Stebe 7-6(5) 3-6 7-6(2)

Il tabellone completo

Continua a leggere

Focus

WTA ranking: Simona Halep torna in top 5, sale Gauff

Serena sale al numero nove, per il resto pochi scossoni al vertice. Gran balzo della giovanissima ‘Coco’

Pubblicato

il

Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Le esplosioni, piccole o grandi le riteniate, in effetti si sono verificate: il secondo trionfo Slam di Simona Halep, certo non la più pronosticata o pronosticabile della vigilia; il ritorno di Serena Williams all’altare di una finale Major; la brutale detronizzazione subita dalla campionessa uscente Angie Kerber e infine, forse soprattutto, la corsa a perdifiato della quindicenne Cori Gauff. Molti spunti, ma a livello di smottamenti ai vertici della classifica poca roba.

Top 10 sempre comandata dalla campionessa del Roland Garros Ashleigh Barty e movimenti perlopiù insignificanti con una sola new entry, quella di Aryna Sabalenka: la bielorussa sostituisce la contristatissima Angie Kerber, sconfitta nel secondo turno dei Championships da Lauren Davis e costretta a cedere otto posizioni per assestarsi alla tredici WTA. Guadagna una posizione Serenona, oggi numero nove con la miglior classifica post-maternità ma soprattutto torna tra le prime cinque la neo campionessa Halep, che guadagna tre slot e si piazza ai piedi del podio ancora occupato da Barty, Osaka e Karolina Pliskova, tutte e tre con differente intensità deluse dall’esperienza sui prati.

La giocatrice di Costanza è la più assidua frequentatrice della top 5 vista negli ultimi anni: dai tempi del debutto nell’élite datato marzo 2014, Simona ha abbandonato il gruppo solo per otto settimane tra aprile e maggio 2016, per una settimana nel maggio dell’anno successivo e per le cinque settimane antecedenti l’inizio della trionfante trasvolata londinese.

Allargando gli orizzonti, è opportuno segnalare i nomi di alcune atlete che dalle settimane di Wimbledon hanno tratto una certa soddisfazione: è il caso di Petra Martic, al debutto tra le prime venti dopo gli ottavi raggiunti e ceduti a Elina Svitolina e di Karolina Muchova, per la prima volta nella top 50 e prima giocatrice dai tempi di Na Li 2006 a raggiungere i quarti all’esordio assoluto nel tabellone principale di Church Road. Due settimane di grazia anche quelle vissute da Barbora Strycova, inattesa semifinalista con scalpi di Kiki Bertens, Elise Mertens e Johanna Konta oltreché campionessa in doppio e nuova numero 32 WTA dopo aver guadagnato ventidue posizioni.

L’edizione 2019 di Wimbledon al femminile verrà tuttavia ricordata per la folle corsa di Cori Gauff, probabile simbolo del torneo da tramandare agli anni futuri. Quindici anni compiuti a marzo, “Coco” ha seminato sui prati di Londra alcuni ragguardevoli record: più giovane atleta a qualificarsi per un Major nell’era Open e giocatrice dalla carta d’identità più verde a vincere un match di tabellone principale e a raggiungere la seconda settimana dei Championships negli ultimi ventotto anni, Gauff fa il suo ingresso tra le prime 150 della classifica (da oggi è 143) scalando addirittura centosettantadue posizioni.

 

Piange, come purtroppo è uso negli ultimi tempi, il ranking delle italiane. Capofila e unica nostra rappresentante tra le prime cento è al solito Camila Giorgi, la quale, eliminata all’esordio, cede venti posizioni (da 42 a 62) per non esser stata capace di onorare la pesante cambiale (quarti) emessa lo scorso anno sui prati di Londra. Ci aggrappiamo così allo straordinario momento vissuto da Giulia Gatto-Monticone, brava a qualificarsi anche a Wimbledon dopo aver centrato il tabellone principale del Roland Garros e bravissima a disputare un encomiabile match sul Centrale contro una certa Serena Williams. Nell’anno dei trentadue, Giulia guadagna altre dodici posizioni e debutta tra le prime 150, assestandosi alla 149 WTA. Stupenda è il minimo che le si possa dire.

LE TOP 50
Classifica WTAVariazioneNazionalitàGiocatriceAnniPuntiTornei
10[AUS]Ashleigh Barty23660516
20[JPN]Naomi Osaka21625718
30[CZE]Karolina Pliskova27605522
4△3[ROU]Simona Halep27593317
5▽1[NED]Kiki Bertens27513025
60[CZE]Petra Kvitova29478519
7△1[UKR]Elina Svitolina24463819
8△1[USA]Sloane Stephens26380221
9△1[USA]Serena Williams37341112
10△1[BLR]Aryna Sabalenka21336526
11△1[LAT]Anastasija Sevastova29335624
12△1[SUI]Belinda Bencic22296327
13▽8[GER]Angelique Kerber31287520
14△1[CHN]Qiang Wang27287223
15△3[GBR]Johanna Konta28279022
16▽2[CZE]Marketa Vondrousova20276214
17▽1[USA]Madison Keys24255514
18△1[DEN]Caroline Wozniacki29247818
19△1[EST]Anett Kontaveit23233523
20△4[CRO]Petra Martic28233519
210[BEL]Elise Mertens23230526
22△1[FRA]Caroline Garcia25210524
23△3[USA]Amanda Anisimova17201818
24△1[CAN]Bianca Andreescu19196618
25▽8[GER]Julia Goerges30195524
26▽4[CRO]Donna Vekic23195021
27△1[USA]Sofia Kenin20189525
28▽1[ESP]Garbiñe Muguruza25186520
29△2[ESP]Carla Suárez Navarro30184221
30△2[GRE]Maria Sakkari23179026
31▽2[TPE]Su-Wei Hsieh33177524
32△22[CZE]Barbora Strycova33175023
33△1[USA]Danielle Collins25163821
34△1[UKR]Dayana Yastremska19161922
35△15[CHN]Shuai Zhang30156524
36▽3[UKR]Lesia Tsurenko30155620
37△18[USA]Alison Riske29143724
38△2[BLR]Victoria Azarenka29138018
390[KAZ]Yulia Putintseva24135524
40▽2[CZE]Katerina Siniakova23132726
41▽11[RUS]Daria Kasatkina22132521
42▽6[BLR]Aliaksandra Sasnovich25126021
43△25[CZE]Karolina Muchova22124013
44△5[AUS]Ajla Tomljanovic26121027
45△1[RUS]Anastasia Pavlyuchenkova28118521
46△6[PUR]Monica Puig25117322
47▽4[CHN]Saisai Zheng25115027
48△3[FRA]Alizé Cornet29114025
49▽4[RUS]Ekaterina Alexandrova24113327
50△10[SLO]Polona Hercog28110923

Continua a leggere

ATP

Ranking ATP: Fognini numero 9. Djokovic e Nadal sono già a Londra

Fabio guadagna una posizione nonostante la sconfitta deludente contro Sandgren. Djokovic supera Nadal nella Race, entrambi sono già qualificati per le Finals

Pubblicato

il

Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (via Twitter. @wimbledon)

Commentare la classifica ATP all’indomani di una finale come quella disputata da Djokovic e Federer, è come descrivere la stappatura di una bottiglia di spumante un attimo dopo l’eruzione del Krakatoa: inadeguato. È forte il desiderio di mettere da parte freddi numeri e statistiche per lasciare che la memoria vaghi ancora indisturbata tra le emozioni, i dolori e le gioie che i due campioni hanno offerto domenica con la loro arte. Il dovere di cronaca, però, impone di recuperare il distacco necessario per descrivere gli effetti che Wimbledon ha avuto sul ranking maschile. Partiamo come di consueto dalla top 20:

CLASSIFICA GENERALE TOP 20

PosizioneNazioneGiocatorePuntiVariazione
1SerbiaN. Djokovic12415=
2SpagnaR. Nadal7945=
3SvizzeraFederer7460=
4AustriaThiem4595=
5GermaniaZverev4325=
6GreciaTsitsipas4045=
7GiapponeNishikori4040=
8RussiaKhachanov28901
9ItaliaFognini27851
10RussiaMedvedev26253
11Sud AfricaAnderson2500-3
12Argentinadel Potro2380-1
13SpagnaBautista Agut23209
14CroaziaCoric2195=
15USAIsner2040-3
16GeorgiaBasilashvili1995=
17CroaziaCilic19401
18BelgioGoffin18605
19FranciaMonfils1815-4
20ItaliaBerrettini1800=


Alcune osservazioni

  • Federer avvicina sensibilmente il secondo posto di Nadal
  • Khachanov e Fognini consolidano la loro presenza tra i primi dieci giocatori del mondo avanzando di una posizione
  • Medvedev per la prima volta raggiunge la top ten ai danni di Kevin Anderson che ne esce
  • La Russia è l’unica Nazione con due rappresentanti tra i migliori dieci del mondo
  • Bautista Agut eguaglia il suo best ranking
  • David Goffin riconquista la top 20
  • Raonic (21) e Wawrinka (22) scivolano alle spalle della ventesima piazza.

CASA ITALIA

Nonostante un ottimo torneo concluso agli ottavi di finale, Matteo Berrettini non fa progressi in classifica a differenza di Fabio Fognini che migliora ulteriormente il proprio best ranking. Roberto Marcora, grazie alla finale disputata nel Challenger di Recanati, riconquista la top 200.

 
ClassificaGiocatorePuntiVariazione
9Fognini27851
20Berrettini1800=
40Cecchinato10851
51Sonego954-5
75Seppi745-2
92Fabbiano614-3
105Travaglia543-3
114Lorenzi496-8
125Caruso441-2
130Giustino4232
135Mager4027
151Baldi370-2
163Giannessi332-3
171Gaio3173
178Napolitano298-1
189Marcora27826


NEXT GEN

I migliori under 21 al mondo hanno deluso a Wimbledon ad eccezione di Ugo Humbert. Il francese è stato l’unico tra loro ad arrivare agli ottavi di finale e questo risultato gli è valso diciotto posti nella classifica assoluta e l’ingresso tra i primi otto in quella avulsa:

Posizione ATPNazioneGiocatoreNato nelPunti
6GreciaTsitsipas19983040
23CanadaAuger-Aliassime20001493
29CanadaShapovalov1999805
41USATiafoe1998780
65NorvegiaRuud1998693
33Australiade Minaur1999640
66SerbiaKecmanovic1999617
48FranciaHumbert1999560


RACE TO LONDON

Djokovic supera Nadal e per il momento è primo anche nella classifica dei migliori del 2019. Dopo la qualificazione raggiunta dallo spagnolo nel corso del torneo, anche Djokovic si è già assicurato un posto a Londra. Quando siamo a metà luglio, dunque, ce ne sono soltanto sei disponibili. La semifinale londinese regala a Bautista Agut l’ingresso alla settima posizione. Fognini resiste alla nona.

Posizione ATPNazioneGiocatorePunti
1SerbiaDjokovic6725
2SpagnaNadal6225
3SvizzeraFederer5060
4AustriaThiem3315
6GreciaTsitsipas2995
7GiapponeNishikori2070
13SpagnaBautista Agut1980
10RussiaMedvedev1855
9ItaliaFognini1640
5GermaniaZverev1590


BEST RANKING

I complimenti per il raggiungimento del best ranking questa settimana sono dedicati ai seguenti giocatori:

ClassificaGiocatoreNazione
8KhachanovRussia
9FogniniItalia
10MedvedevRussia
30FritzUSA
96ThompsonAustralia
48HumbertFrancia
66KecmanovicSerbia
81MoutetFrancia
85HarrisSud Africa
91PopyrinAustralia
97SchnurCanada


Complimenti doppi per il canadese Brayden Schnur che entra in top 100 per la prima volta nella carriera.

GAMBERI E CANGURI – Gamberi e canguri non è un piatto della tradizione australiana ma uno spazio dedicato ai due tennisti che all’interno della top 100 hanno realizzato la migliore e la peggiore performance sotto il profilo numerico. Questa settimana il migliore è stato lo statunitense Sam Querrey (+26), mentre il peggiore il suo connazionale Mackenzie McDonald (-26).

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement