Wimbledon: sarà Fognini vs Bolelli, rimonta Berrettini. Out Ceck

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Wimbledon: sarà Fognini vs Bolelli, rimonta Berrettini. Out Ceck

LONDRA – Per la prima volta 6 azzurri al secondo turno. Matteo recupera due set di svantaggio a Sock. Sonego e Cecchinato non sfigurano. Fabio fa il suo dovere, super Bole

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da Londra, i nostri inviati

CHE LOTTA BERRETTINI – Gran battaglia, vinta in rimonta fino al quinto set, l’esordio a Wimbledon del nostro miglior giovane, contro un Jack Sock che alla fine ha ceduto anche fisicamente. Primo set di alti e bassi sia per Matteo che per Jack, con break e controbreak in avvio, poi l’azzurro brekka ancora nel quinto game, arriva a servire per il set, cede a sua volta la battuta per la seconda volta, e si arriva al 6 pari. Andamento abbastanza sorprendente, data la qualità del servizio di entrambi, ma da fondocampo sia l’italiano che lo statunitense alternano buone accelerazioni vincenti a parecchi errori. Come è ovvio, Berrettini e Sock si cercano a vicenda il rovescio come disperati, il primo a uscire dalla diagonale di sinistra e iniziare il bombardamento con il dritto fa punto quasi sempre. “Ma ormai del rovescio mi fido, abbiamo lavorato tanto e non ho più i problemi tecnici di prima, so che devo spingerlo sempre, e giocare meno back possibili, perchè poi spesso se lo fai ti ritrovi a correre, e a me correre non piace

 

Non è un brutto match, procede a scatti, ma purtroppo lo scatto decisivo lo piazza Jack nel tie-break, quando da 3-5 sotto chiude con quattro punti consecutivi. Il secondo parziale va via senza break, non cambia il canovaccio tattico, c’è equilibrio, l’impressione è che Berrettini senta la pressione, sta giocando contro uno che era top-10 fino a qualche settimana fa, ma il match è alla portata, solo che non riesce a farlo girare. Matteo rischia in un paio di occasioni sul suo servizio, ma si salva, e arriva un nuovo tie-break. Che Sock gioca con molta attenzione e solidità, incassando qualche errore dell’azzurro, che si lamenta di se stesso e ha abbastanza ragione. Berrettini non sembra esplosivo al massimo quando serve, per lui 6 ace in 12 game di battuta sono pochi, le percentuali non lo premiano, in particolare ottiene solo il 26% dei punti con la seconda palla. Sotto due set a zero è dura, però Matteo reagisce con carattere, e brekka subito l’avversario al termine di un game interminabile, da 21 punti. Da questo momento in poi, come se si fosse sbloccato, l’azzurro aumenta l’intensità, concede briciole al servizio (6 punti nel set), e chiude 6-4. Stessa cosa nel quarto set, Berrettini anche se nella scomoda posizione di servire per secondo non ttrema mai, piazza un gran break a zero nell’undicesimo game, e si prende di forza il 7-5 che vale il quinto set. Molto bene Matteo ora, osa con successo il lungolinea di rovescio, chiude bene a rete, e si fa applaudire dal numeroso pubblico del campo 12 per diversi ottimi tocchi smorzati, e uno splendido pallonetto liftato di rovescio. Sock esce dal campo per un medical time-out, rientra con una fasciatura alla parte alta della coscia destra. “Non avevo mai provato a essere sotto due set a zero e pensare che potevo ancora vincere, ma stavo bene, non mi sentivo stanco, colpivo bene la palla

Appare decisamente sofferente lo statunitense al rientro in campo, va al servizio da immobile, potrebbe essere un irrigidimento muscolare. Subito due palle break per Berrettini, Jack non riesce a servire caricando la gamba, ma da fermo tira comunque forte il dritto, e si salva. Matteo non affonda i colpi, sembra distratto più del dovuto dalle difficoltà fisiche dell’avversario, che si fa massaggiare al cambio campo in vantaggio per 2-1. Potrebbe essere anche un inizio di crampi. Sock è sempre più nervoso, si prende un warning per turpiloquio, discutendo con l’angolo dell’italiano. “Non ho sentito cosa si dicevano, io in campo penso solo a concentrarmi su me stesso, non bado a cosa fa l’altro“. Berrettini intanto si ricorda di essere bravo a fare le palle corte, ne mette una, poi passante di dritto, e va avanti di un break. Con Jack praticamente zoppo, basta e avanza. Ne arriva un altro, Sock non riesce più a colpire la battuta praticamente, il 6-2, e il secondo turno dell’azzurro, arrivano pochi minuti dopo. Prima partita finita al quinto set in carriera, una vittoria con rimonta da due set a zero sotto a Wimbledon: niente male, Matteo, davvero bravissimo. “Un sogno che si avvera, sì, io l’anno scorso qui non avevo classifica nemmeno per entrare nelle qualificazioni. Sto vivendo esperienze che vanno veloci, è ancora tutto nuovo per me. Adesso con Simon? Beh, avrei preferito giocarla sulla terra o sul duro, ma è bello il tennis su erba, è una superficie storica, rara“.

SOLIDO SIMONE – Bel match di Bolelli, che ha eliminato sul campo 15 l’uruguagio Pablo Cuevas. Bel match non solo da parte di Simone, ma proprio in generale, molto ben giocato da entrambi per i primi due set, che l’azzurro si è aggiudicato al tie-break. Nessun break per le prime due ore di partita, in cui Bolelli e Cuevas se le sono suonate di santa ragione, divertendo gli spettatori accalcati e accaldati. Si sono visti splendidi rovesci a una mano, gran dritti in accelerazione, servizi incisivi (20 ace Pablo), il repertorio completo, inclusi diversi tocchi di classe e qualche ottima volée. “Mi variava molto il servizio, io avevo più difficoltà a trovare angoli per via del vento, ma poi sono riuscito a giocare dei vincenti importanti quando era necessario“.

Simone Bolelli – Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

I primi due parziali si sono decisi su tre-quattro palle al massimo; davvero bravo l’azzurro ad affondare i suoi gran colpi da fondo nei momenti che contavano. Nel terzo set, Pablo ha avuto il primo passaggio a vuoto, che gli è costato due break e il 6-1 conclusivo. 38 vincenti e soli 14 errori danno la misura della qualità messa in campo oggi da Simone, a tratti è sembrato di rivedere lo splendido attaccante che aveva entusiasmato contro Nadal a Parigi un mese fa. “Fisicamente mi sento bene, la superficie è veloce soprattutto con le palle nuove, a lui piace correre ma qui se uno tira non è facile difendere“.

Sempre un bello spettacolo ammirare un colpitore del livello di Bolelli sui campi rapidi, rimane costante un vago rimpianto, e la domanda: con un po’ di fortuna e continuità fisica, ovvero meno infortuni assortiti in carriera, dove avrebbe potuto arrivare? Nel frattempo, il secondo turno a Wimbledon da lucky loser è un bel segnale. “Beh, in effetti anche se non ne avevo la certezza, era nell’aria che anche da sesto lucky loser avevo buone possibilità. Dopo parigi, anche qui Dolgopolov mi ha lasciato il posto… eh, gli devo una cena, sì. Il derby con Fabio Fognini? Sarà durissima, dovrò essere aggressivo sempre, certo lui non serve in modo esplosivo, ma risponde benissimo. La superficie mi aiuta, questo sì, se dovessi scegliere dove affrontare Fabio sceglierei proprio l’erba“. Bravo Simone, intanto, continua così..

CECK, L’ERBA È DURA – È piccolo Alex De Minaur, sembra quasi innocuo, ma ragazzi: che bella vivacità, che piedi rapidi e quanta tenacia. Non deve deprimersi troppo Marco Cecchinato per aver mancato la qualificazione al secondo turno contro il 19enne australiano, escluso forse con troppa fretta dai salotti belli della Next Gen. Certo il baricentro basso aiuta De Minaur sull’erba, superficie che invece Cecchinato ha dimostrato di vivere un po’ come una parentesi che è bene finisca presto, ma non è così usuale trovare un under 20 che dimostri tale attitudine sui prati. Nonostante un fastidio alla coscia destra, fasciata in apertura di terzo set, quando sembrava che Marco potesse prendere il controllo delle operazioni. In quel momento si era sul punteggio di un set pari, in virtù di un primo set vinto da De Minaur con buona astuzia – break piazzato sul 4-4, dopo otto game senza chance per chi rispondeva – e di un secondo finito nelle mani di Cecchinato al tie-break, grazie a un servizio quasi blindato e al coraggio mostrato in qualche esecuzione di rovescio, prima troppo sacrificato nelle esecuzioni in back.

Da quel momento il controllo dei servizi finisce a mare, per entrambi. Un solo break nei primi due set, ben sette nei due successivi che consegneranno l’incontro a De Minaur. La successione dei game diventa abbastanza schizofrenica a metà del terzo set: Cecchinato breakka per prima sfruttando un gratuito dell’australiano che si vede restituire il vantaggio con le stesse modalità, quindi l’italiano si porta ancora avanti e sciupa ancora, sempre con il dritto. Il livello sale, Cecchinato vince un punto splendido sul 4-4 e annulla due set point nel game successivo per portarla ancora al tie-break. È il punto di svolta dell’incontro: nonostante De Minaur ogni tanto sembri in difficoltà negli spostamenti verso destra, la gestione dei punti importanti è mirabile. Vinto il terzo parziale si porta subito in vantaggio nel quarto e vale a poco il tentativo di rimonta dell’italiano, che si vede privato di un altro servizio appena dopo aver ricucito lo strappo. Un mix tra difficoltà in risposta di Cecchinato e abilità di De Minaur – che nel corso dell’incontro trova il modo di tirare su i ripetuti back di Cecchinato, sempre molto insidiosi – vale il secondo turno per chi, alla fine, ha dimostrato di crederci di più. A Cecchinato più che le armi per far bene su questa superficie, sembra possa mancare un pizzico di convinzione.

FOGNINI ESCE ALLA DISTANZA – Partenza in sordina per Fabio che fa fatica a trovare la giusta concentrazione. Poi, però, l’italiano è bravo a ribaltare l’inerzia del match, a rimanere sempre in testa per poi chiudere l’incontro in 2 ore e 4 minuti con lo score di 3-6 6-3 6-3 6-3.  Il Fognini del primo set è disattento e impreciso, sprecando oltremodo e permettendo così a Taro Daniel (n. 87 ATP) di archiviare il primo parziale per 6-3 in 26 minuti:ho iniziato così così, pigro, poi ho trovato il gioco e comunque la prima partita è sempre pericolosa” commenta Fognini in conferenza. Le condizioni di gioco sono ideali sul bel court 18, il campo diventato celebre per il match infinito tra Isner-Mahut (primo turno dell’edizione 2010) – la partita più lunga di sempre – durato 11 ore e 5 minuti per 183 giochi. Tuttavia, alla distanza, il savoir faire di Fognini si fa vedere e con l’ottima mano che lo contraddistingue, il ligure infastidisce l’avversario con back bassissimi, smorzate ben calibrate e stop volley da manuale. Ora è lui a comandare il gioco e, a sua volta, intasca il secondo parziale per 6-3. Stesso copione per la terza frazione e, anche se restituisce uno dei due break sul 5-2, chiude ancora 6-3. Fognini ora è più deciso e propositivo; sempre in avanzamento, l’azzurro prende il largo nel punteggio anche nella quarta partita, aprendosi bene il campo e affondando con i fondamentali dopo aver scardinato il palleggio da fondo del giapponese. Fabio si allontana sul 4-1 e, accompagnato dal tifo dei tanti italiani presenti in tribuna, accede al match chock del secondo turno, il derby azzurro e dell’amicizia con Simone Bolelli, vittorioso su Pablo Cuevas. I due sono 1-1 nei loro precedenti e l’ultimo scontro diretto risale all’ormai lontano 2009, nel match di ottavi di finale del torneo di Umago, vinto da Bolelli. “Anche con Simone sarà un match molto difficile, lui gioca bene sull’erba, fa l’1-2 e sono certo che, se potesse, sceglierebbe sempre questa superficie per giocare contro di me“. Esattamente quanto affermato da Simone dopo la partita con Cuevas…

Fabio Fognini – Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

SONEGO SI PERDE DOPO UN SET (E MEZZO) – Peccato davvero per il nostro lucky loser Lorenzo Sonego, che in un primo turno per nulla semplice contro il baby-papà Taylor Fritz (n. 68 ATP) per un set e mezzo tiene il campo con grande autorità dando ogni sorta di grattacapi al suo più quotato avversario, per poi improvvisamente subire un’imbarcata di 20 punti a tre che ha rovesciato il secondo set ed ha cambiato radicalmente l’inerzia del match.

Partito tenendo bene gli scambi da fondo e mettendo in difficoltà Fritz con le palle basse sul suo diritto, Sonego ha ottenuto il break al sesto game del primo set grazie ad un passante di rovescio lungolinea da leccarsi i baffi che ha reso vano il tentativo dell’americano di effettuare una volée in tuffo. Il rovescio di Fritz era chiaramente più penetrante di quello dell’azzurro, che impostava i suoi scambi prevalentemente sulla parte sinistra del suo avversario, ma gli errori erano un po’ troppi da quella parte. Approfittato di un paio di diritti larghi di Fritz all’inizio del secondo parziale, Sonego se ne andava subito sul 2-0 prima di smarrire completamente lucidità e servizio ed inabissarsi nella striscia negativa di cui sopra che gli costava il set. “Mi si è spenta la luce, non so davvero cosa sia successo – ha spiegato Lorenzo dopo il match – Lui è salito tanto, mi è montato sopra e non mi ha più dato una chance. La differenza tra chi è sessanta e chi no è anche questa. Fisicamente mi sono sentito molto stanco dopo i primi due set, poi ho avuto un piccolo risentimento al polpaccio destro che mi ha distratto ancora di più, continuavo a pensare ai fastidi fisici invece di pensare a cosa fare”.

Dopo un terzo set in cui si era subito trovato con l’acqua alla gola e perduto piuttosto rapidamente, Sonego si metteva a giocare serve and volley in maniera più continua, affidandosi alle sue volée per cambiare l’esito del match. “Ho provato a fare qualcosa di diverso, ed ha funzionato fino a quando non ho perso il servizio. In ogni modo per me questa era la prima esperienza a Wimbledon, il torneo che ho sempre sognato di giocare quando ero bambino, e mi servirà per migliorare il mio tennis. Ora torno ad allenarmi sulla terra per Bastad, Amburgo, Kitzbuehel, e poi ci saranno i tornei in America a partire da Cincinnati”.

I risultati degli italiani:

M. Berrettini b. [18] J. Sock 6-7(5) 6-7(3) 6-4 7-5 6-2
[19] F. Fognini b. T. Daniel 3-6 6-3 6-3 6-3
T. Fritz b. [LL] L. Sonego 3-6 6-3 6-2 6-2
[LL] S. Bolelli b. P. Cuevas 7-6(5) 7-6(6) 6-1
A. De Minaur b. [29] M. Cecchinato 6-4 6-7(6) 7-6(5) 6-4

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ATP

Per Caruso, Umago è come Parigi: battuto Coric. Sinner eliminato

Dopo gli exploit del Roland Garros, Salvatore Caruso protagonista anche in Croazia. Supera in tre set un falloso Borna Coric e raggiunge per la prima volta i quarti di un torneo ATP. Sinner lotta ma cede a Bedene

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Salvatore Caruso - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Dai nostri inviati ad Umago, Michelangelo Sottili e Ilvio Vidovich

[Q] S. Caruso b. [2] B. Coric 6-2 3-6 6-1

Continua alla grande l’avventura umaghese di Salvatore Caruso: proveniente dalle qualificazioni e battuto al primo turno il talentino Moutet, elimina la seconda testa di serie del torneo Borna Coric schiantandolo con un perentorio 6-1 al terzo set e prendendosi il primo quarto di finale ATP in carriera. Davvero una prestazione maiuscola di “Sabbo” il cui rovescio, almeno oggi, non ha avuto nulla da invidiare a quello del suo più blasonato avversario, che pure sul lato sinistro ha il suo colpo migliore; anzi, è probabilmente su quella diagonale che si è deciso il match. A Parigi, Djokovic aveva suggerito di non giocargli sul rovescio (“sì, quella diagonale la faccio abbastanza bene” scherza Salvatore, “però il tennis è fatto di tante altre cose”). Entrambi ogni tanto si perdono il dritto, ma è la spettacolare preparazione atletica del ventiseienne di Avola (“un applauso al mio preparatore Pino Maiori, con me da dieci anni”) che vola su smorzate e drop volley croate e soprattutto ribatte efficacemente i tentativi di sfondamento a cui Coric è costretto dalla maggiore regolarità dell’avversario.

 

Coric rientra dall’infortunio alla schiena patito ad Halle (ma non cerca scuse, “ha giocato meglio lui” dice, “è stato un periodo difficile e non sapevo se avrei giocato, ma oggi non avevo dolore”) e inizia sbagliando un po’ tutto e anche di parecchio. È anche sfortunato quando, al primo scambio in vantaggio, subisce la smorzata vincente e involontaria di Caruso; beh, così impara a non andare avanti quando l’altro è in allungo spalle alla rete. Ci va poco dopo, Borna, e la volée esce di metri: come non detto. In ogni caso, il croato entra in partita e muove il punteggio quando è già sotto 0-4: troppo tardi perché, solido e autoritario, Caruso tiene i turni di battuta e chiude 6-2.

La prevedibile reazione di Coric gli vale il 2-0 e, nonostante “Sabbo” lo riprenda subito, si fa più intraprendente (“è un grande campione” dice Caruso, “ha provato tutto, ha messo in campo tutto quello che aveva”), si carica con il pugno sul gratuito del nostro, chiede e ottiene il sostegno del pubblico amico e si prende il break che rimanda tutto alla partita finale. Qui, Caruso è il più lesto a uscire dai blocchi e vola 4-1. Dagli spalti, sale l’incitamento “Sabbo, Sabbo” quando conquista due palle del doppio break con un nuovo recupero in avanti, stavolta con la complicità del ventiduenne di Zagabria, non esattamente impeccabile a chiudere la volée. Il successivo doppio fallo è il segnale di resa.

Venerdì, secondo incontro dalle 20, la meritata sfida valida per la semifinale contro Facundo Bagnis, mancino argentino n. 152 ATP: sognare è lecito anche se “l’obiettivo è andare più avanti possibile, ma si va partita per partita e restiamo con i piedi per terra”.

A. Bedene b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3

Dopo Caruso, non riesce l’impresa dell’altro tennista italiano impegnato oggi ad Umago. È infatti quasi mezzanotte quanto Aljaz Bedene si fa l’ultimo regalo per il 30esimo compleanno (è nato il 18 luglio 1989) e con un servizio vincente chiude a suo favore il match contro Jannik Sinner. Nonostante la sconfitta, l’incontro ha confermato quanto di buono ha fatto vedere in questi mesi il 17enne altoatesino, che sul piano del ritmo e dell’intensità degli scambi ha fatto assolutamente match pari con il n. 87 del mondo e, anzi, spesso ha avuto la meglio quando gli scambi ad alte velocità si allungavano. Sinner a questi livelli paga ancora pegno per qualche pausa e qualche ingenuità di troppo, come del resto è comprensibile per un under 18. Bedene ha saputo sfruttare le occasioni  che Sinner gli ha concesso per raggiungere per la terza volta in stagione i quarti di finale in un torneo ATP. Del resto – tanto per capire il differenziale di esperienza tra i due – questo è stato il 101esimo incontro ATP sulla terra rossa di Bedene (51-50 il bilancio), mentre per il tennista di San Candido si è trattato appena dell’ottavo incontro totale nel circuito (3-5).

Il match era iniziato con un po’ di tensione da entrambe le parti, come testimoniato dai tre break consecutivi dei primi tre giochi, due  dei quali subiti da Sinner. Bedene coglieva l’attimo e grazie anche ad un’ottima resa della prima di servizio, che si rivelerà un fattore determinante per tutto il match (7 ace e 77% di punti con la prima), era il primo ad invertire la rotta, per poi arrivare senza grossi scossoni (a parte una palla break nel sesto gioco) a servire per il set al decimo gioco. Lo sloveno arrivava a due punti dal parziale ma qui sentiva un po’ la tensione, ed era bravo Sinner a indovinare un paio di risposte per strappare nuovamente la battuta al suo avversario. Si arrivava così al tie-break, dove però non c’era storia: alcuni errori di troppo dell’azzurrino permettevano a Bedene di involarsi sul 6-1 e chiudere poi per 7-3.

Il secondo set iniziava con un paio di palle break non sfruttate da Sinner, per poi proseguire senza grossi scossoni fino al sesto gioco. Qui, all’improvviso, un black out dell’italiano sul 40-15 a suo favore consentiva a Bedene di infilare una serie di nove punti consecutivi e di ritrovarsi a due punti dal match sul 5-2. Ma Jannik confermava la sua tempra agonistica e si rifiutava di andare subito negli spogliatoi, arrivando addirittura alla palla del contro-break. Bedene però si aggrappava nuovamente al servizio per regalarsi i secondi quarti in carriera ad Umago, dove affronterà il serbo Lajovic, tds n. 4. Sinner può comunque consolarsi con i secondi ottavi a livello ATP, l’ingresso nei top 200 e soprattutto la consapevolezza di potersela giocare alla pari a questi livelli. A diciassette anni non è poco, anzi, è “tanta roba” come si suol dire adesso.

Negli altri due incontri, l’argentino Facundo Bagnis, prossimo avversario di Caruso, ha spento senza grossi problemi con un doppio 6-3 le velleità della wild-card locale Nino Serdarusic. Senza grossa storia anche l’altro match, che invece alla vigilia si prospettava interessante, quello tra Andrey Rublev e Dusan Lajovic. Troppo solido il tennista serbo per il campione di Umago 2017, che pare essersi fermato nella sua crescita e non riesce a fare quel salto di livello che ci si attendeva da lui dopo l’ottima stagione 2017. I suoi colpi viaggiano sempre che è un piacere, ma senza significative variazioni tattiche a supporto: e per un top 40 come Lajovic dopo un inizio equilibrato non ci sono stati grossi problemi nell’incanalare il match a proprio favore.

Risultati:

[4] D. Lajovic b. A. Rublev 6-4 6-3
[Q] S. Caruso [2] b. Coric 6-2 3-6 6-1
A. Bedene b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3
F. Bagnis b. [WC] N. Serdarusic 6-3 6-3

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Flash

A Bucarest una storta ferma Kudermetova: primo quarto di finale per Martina Di Giuseppe

La russa esce in lacrime dopo un brutto infortunio alla caviglia sul finire del secondo set. L’azzurra sfiderà Krejcikova per un posto in semifinale. Sconfitta choc per Sevastova

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Martina Di Giuseppe e Veronika Kudermetova - WTA Bucarest 2019 (foto via Twitter, @BRDOpen)

Brava e fortunata. Nel secondo turno del WTA di Bucarest Martina Di Giuseppe ha approfittato del ritiro di Veronika Kudermetova (t.d.s. 3) sul 2-6 5-4 e giocherà per la prima volta nei quarti di finale di un torneo del Tour maggiore. In un rapidissimo primo set la giocatrice italiana è stata sovrastata dai vincenti della russa, aiutata anche dall’ottimo servizio (5 ace a fine parziale). Fin lì il copione era lo stesso dell’unico precedente, giocato quest’anno a Istanbul e dominato da Kudermetova.

Di Giuseppe è entrata in partita nel secondo set. Ha comandato il gioco nei suoi turni di battuta e si è procurata sul 3-3 una chance di break che ha prontamente sfruttato. Al servizio per chiudere il set Martina ha sbagliato uno smash sul 30-30, concedendo un pericoloso break point alla giovane avversaria. Durante uno scambio serrato ha scelto di giocare la palla corta di rovescio, colpo che le ha dato dei punti importanti nel corso del match. Kudermetova è arrivata -inutilmente- in scivolata sulla cortissima traiettoria del dropshot, ma il suo piede destro si è impuntato sulla secca terra battuta rumena. Una dolorosa distorsione non le ha più permesso di muoversi in maniera ottimale sul campo e dopo altri sette punti giocati coi denti stretti ha stretto la mano all’azzurra e ha preso in lacrime la via degli spogliatoi.

Anche la prossima avversaria di Di Giuseppe ha passato il turno grazie a un ritiro. Nel secondo match in programma su Centrale la spagnola Aliona Bolsova si è infortunata alla caviglia quando rincorreva 0-6 2-3 contro Barbara Krejcikova. Fa molto scalpore la sconfitta di Anastasija Sevastova, numero uno del seeding e detentrice del titolo, che ha ceduto 6-2 7-5 alla qualificata rumena Patricia Maria Tig non presente nelle classifiche WTA.

È appena il secondo torneo del circuito maggiore che Tig (ex top 100) gioca da quasi due anni a questa parte, periodo in cui ha dato alla luce anche una bambina. La rumena è rientrata in campo ad aprile, ma per tre mesi ha giocato soltanto a Cancun (!) in tornei di categoria 15k – che da quando è passata la riforma del Transition Tour non danno più punti WTA. Dopo la sconfitta al primo turno delle qualificazioni di Wimbledon, è volata a Bucarest e ha vinto cinque partite consecutive partendo dalle quali. Nei quarti di finale sfiderà la ceca Kristyna Pliskova, ma è già certa di rientrare in top 500 (la proiezione al momento la sistema al 431esimo posto).

 

Risultati:

[Q] P. Tig b. [1] A. Sevastova 6-2 7-5
B. Krejcikova b. [7] A. Bolsova 6-0 3-2 rit.
[Q] M. Di Giuseppe b. [3] V. Kudermetova 2-6 5-4 rit.
E. Rybakina b. [WC] J. Christian 6-1 6-0

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evidenza

Matteo, domani è un altro giorno. Falla docet

Matteo Berrettini non era la reincarnazione tennistica di Laver dopo la vittoria di Stoccarda e la semifinale ad Halle e non è neppure un giocatore destinato a tornare nell’ombra dopo la sconfitta di Wimbledon

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Sono state dette e scritte molte cose a proposito dell’ottavo di finale disputato a Wimbledon tra Berrettini e Federer e vinto da quest’ultimo con il severo punteggio di 6-1 6-2 6-2 in poco più di un’ora. Adesso che la ‘lezione’, come lo stesso Matteo l’ha ironicamente chiamata a fine match, è stata ampiamente assorbita, è tempo di trarne i giusti insegnamenti. Tanto più che a Berrettini non mancherà il tempo per farlo, suo malgrado; è notizia di questo pomeriggio che dovrà saltare il torneo di Gstaad, di cui è campione in carica, a causa di una distorsione alla caviglia destra. Questo stop – Matteo proverà a recuperare per Montreal – dovrebbe costargli quattro posizioni in classifica e farlo scendere in 24esima.

Facciamo quindi un passo indietro, anzi dieci (tanti quanti i giorni trascorsi dalla sfida). Tra le tante scritte prima del match la palma della più sbalorditiva spetta di sicuro all’editoriale del nostro Direttore che ha inequivocabilmente dimostrato che Nostradamus al suo confronto era un dilettante. Se non fosse per un provvidenziale avverbio di negazione inserito tra il sostantivo “Matteo” e il verbo “prenderà”, il sopra citato editoriale potrebbe diventare oggetto di approfondimenti da parte della Tennis Integrity Unit.

Dopo l’incontro la tribù italiana della rete si è poi divisa tra innocentisti (‘povero Matteo, ci sta a farsi prendere dall’emozione a Wimbledon contro il Re’) e colpevolisti (‘un top 20 non può rimediare una figuraccia simile indipendentemente da dove si trova  e da chi affronta’).

Con questo articolo è nostra intenzione dare un piccolo contributo alla causa degli innocentisti raccontando una storia (vera). È quella di un giocatore al quale nelle ultime due settimane devono essere fischiate spesso le orecchie tante sono le volte in cui il suo nome è stato menzionato: Alejandro Falla.

Falla è un mancino colombiano ritiratosi dalle competizioni all’inizio del 2018. Il sito dell’ ATP ci informa che iniziò a giocare all’età di sei anni; il suo colpo migliore era il rovescio e nel 2012 giunse fino alla 48esima posizione nel ranking. Fu il secondo giocatore colombiano a entrare in top 100 nell’era open dopo Mauricio Hadad.

Dopo una brillante carriera tra gli juniores, Alejandro nel 2000 debuttò tra i professionisti e nel 2004 a 20 anni di età realizzò il sogno di tutti i bambini (e non solo loro) che iniziano a praticare il tennis: disputare il singolare a Wimbledon.Dopo avere superato le qualificazioni (la posizione n. 135 non gli permetteva l’ingresso diretto nel tabellone) e avere brillantemente sconfitto all’esordio l’austriaco Julian Knowle, il 24 giugno al secondo turno Falla si trovò sul Central Court di fronte a Roger Federer, campione in carica e numero uno del mondo. Il match per il colombiano ebbe esiti catastrofici: Federer lo annichilì con il punteggio di 6-1 6-2 6-0 in 54 minuti.

La durata di quel match costituisce ancora oggi un record per lo svizzero in un torneo dello Slam. Venti minuti in meno di quelli concessi a Berrettini; quattro meno di quanti ne abbia impiegati pochi giorni prima Tsonga per liquidare lo svogliatissimo e multatissimo Tomic.

 

Le cronache dell’epoca non dicono se anche Falla alla stretta finale di mano quel giorno trovò la prontezza di spirito per chiedere a Federer quanto gli dovesse per la lezione ricevuta, ma i fatti dimostrano che la sconfitta non lo scoraggiò.Circa un anno dopo raggiunse la top 100 e, una volta raggiuntala, vi rimase abbastanza a lungo da consentirgli di ritirarsi con oltre 3 milioni di dollari guadagnati in soli premi.

Ai fini della nostra storia, però, interessa soprattutto rendere conto ai lettori di come Falla gestì l’opportunità offertagli dal destino di lavare l’onta subita in quel pomeriggio estivo londinese del 2004. Opportunità che gli si presentò sei anni dopo sul medesimo campo e contro lo stesso avversario.

Il 21 giugno 2010 Federer come da tradizione inaugurava i Championships in qualità di campione in carica e dall’altra parte della rete ad attenderlo c’era infatti proprio lui: Alejandro Falla. Quel giorno il colombiano fece tutto ciò che era nelle sue umane possibilità per mostrarsi degno del regalo ricevuto dalla sorte. Davanti a un pubblico e un avversario la cui incredulità andava crescendo di pari passo con il dipanarsi della partita, Falla costrinse Federer ad una battaglia che durò oltre tre ore di gioco.

Il nativo di Calì conquistò i primi due set, perse il terzo e al quarto si conquistò il diritto di servire per la vittoria e per la storia sul punteggio di 5-4. In quel momento decisivo il coraggio gli venne meno. Perse a 30 quel turno di servizio e il parziale al tie-break. Il quinto set fu per lui una via crucis lastricata di rimpianti e crudelmente vinta da Federer con il punteggio di 6-0.

Nonostante l’epilogo nessun appassionato potrà comunque mai dimenticare ciò che Falla seppe fare quel giorno in campo. Per la cronaca i due si affrontarono in seguito altre due volte sull’erba: nel torneo olimpico londinese del 2012 e nella finale di Halle nel 2014. In entrambe le circostanze la vittoria sorrise a Federer ma a costo di non poche sofferenze, a dimostrazione del fatto che la classe operaia raramente va in Paradiso, ma quando vuole sa assestare cazzotti pesanti.

Se da questa vicenda si può imparare qualche cosa è che esprimere giudizi troppo netti su un giocatore giovane alla luce di un singolo episodio è incauto. Matteo Berrettini non era la reincarnazione tennistica di Laver dopo la vittoria di Stoccarda e la semifinale ad Halle e non è neppure un giocatore destinato a tornare nell’ombra dopo questa sconfitta.

Nel corso della conferenza stampa successiva alla sconfitta, l’allievo di Santopadre ha dichiarato che questa partita gli servirà per crescere e lo stesso concetto è stato ribadito dal suo team. Non ci sembra esistano ragionevoli motivi per non crederci.

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