Wimbledon: sarà Fognini vs Bolelli, rimonta Berrettini. Out Ceck

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Wimbledon: sarà Fognini vs Bolelli, rimonta Berrettini. Out Ceck

LONDRA – Per la prima volta 6 azzurri al secondo turno. Matteo recupera due set di svantaggio a Sock. Sonego e Cecchinato non sfigurano. Fabio fa il suo dovere, super Bole

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da Londra, i nostri inviati

CHE LOTTA BERRETTINI – Gran battaglia, vinta in rimonta fino al quinto set, l’esordio a Wimbledon del nostro miglior giovane, contro un Jack Sock che alla fine ha ceduto anche fisicamente. Primo set di alti e bassi sia per Matteo che per Jack, con break e controbreak in avvio, poi l’azzurro brekka ancora nel quinto game, arriva a servire per il set, cede a sua volta la battuta per la seconda volta, e si arriva al 6 pari. Andamento abbastanza sorprendente, data la qualità del servizio di entrambi, ma da fondocampo sia l’italiano che lo statunitense alternano buone accelerazioni vincenti a parecchi errori. Come è ovvio, Berrettini e Sock si cercano a vicenda il rovescio come disperati, il primo a uscire dalla diagonale di sinistra e iniziare il bombardamento con il dritto fa punto quasi sempre. “Ma ormai del rovescio mi fido, abbiamo lavorato tanto e non ho più i problemi tecnici di prima, so che devo spingerlo sempre, e giocare meno back possibili, perchè poi spesso se lo fai ti ritrovi a correre, e a me correre non piace

 

Non è un brutto match, procede a scatti, ma purtroppo lo scatto decisivo lo piazza Jack nel tie-break, quando da 3-5 sotto chiude con quattro punti consecutivi. Il secondo parziale va via senza break, non cambia il canovaccio tattico, c’è equilibrio, l’impressione è che Berrettini senta la pressione, sta giocando contro uno che era top-10 fino a qualche settimana fa, ma il match è alla portata, solo che non riesce a farlo girare. Matteo rischia in un paio di occasioni sul suo servizio, ma si salva, e arriva un nuovo tie-break. Che Sock gioca con molta attenzione e solidità, incassando qualche errore dell’azzurro, che si lamenta di se stesso e ha abbastanza ragione. Berrettini non sembra esplosivo al massimo quando serve, per lui 6 ace in 12 game di battuta sono pochi, le percentuali non lo premiano, in particolare ottiene solo il 26% dei punti con la seconda palla. Sotto due set a zero è dura, però Matteo reagisce con carattere, e brekka subito l’avversario al termine di un game interminabile, da 21 punti. Da questo momento in poi, come se si fosse sbloccato, l’azzurro aumenta l’intensità, concede briciole al servizio (6 punti nel set), e chiude 6-4. Stessa cosa nel quarto set, Berrettini anche se nella scomoda posizione di servire per secondo non ttrema mai, piazza un gran break a zero nell’undicesimo game, e si prende di forza il 7-5 che vale il quinto set. Molto bene Matteo ora, osa con successo il lungolinea di rovescio, chiude bene a rete, e si fa applaudire dal numeroso pubblico del campo 12 per diversi ottimi tocchi smorzati, e uno splendido pallonetto liftato di rovescio. Sock esce dal campo per un medical time-out, rientra con una fasciatura alla parte alta della coscia destra. “Non avevo mai provato a essere sotto due set a zero e pensare che potevo ancora vincere, ma stavo bene, non mi sentivo stanco, colpivo bene la palla

Appare decisamente sofferente lo statunitense al rientro in campo, va al servizio da immobile, potrebbe essere un irrigidimento muscolare. Subito due palle break per Berrettini, Jack non riesce a servire caricando la gamba, ma da fermo tira comunque forte il dritto, e si salva. Matteo non affonda i colpi, sembra distratto più del dovuto dalle difficoltà fisiche dell’avversario, che si fa massaggiare al cambio campo in vantaggio per 2-1. Potrebbe essere anche un inizio di crampi. Sock è sempre più nervoso, si prende un warning per turpiloquio, discutendo con l’angolo dell’italiano. “Non ho sentito cosa si dicevano, io in campo penso solo a concentrarmi su me stesso, non bado a cosa fa l’altro“. Berrettini intanto si ricorda di essere bravo a fare le palle corte, ne mette una, poi passante di dritto, e va avanti di un break. Con Jack praticamente zoppo, basta e avanza. Ne arriva un altro, Sock non riesce più a colpire la battuta praticamente, il 6-2, e il secondo turno dell’azzurro, arrivano pochi minuti dopo. Prima partita finita al quinto set in carriera, una vittoria con rimonta da due set a zero sotto a Wimbledon: niente male, Matteo, davvero bravissimo. “Un sogno che si avvera, sì, io l’anno scorso qui non avevo classifica nemmeno per entrare nelle qualificazioni. Sto vivendo esperienze che vanno veloci, è ancora tutto nuovo per me. Adesso con Simon? Beh, avrei preferito giocarla sulla terra o sul duro, ma è bello il tennis su erba, è una superficie storica, rara“.

SOLIDO SIMONE – Bel match di Bolelli, che ha eliminato sul campo 15 l’uruguagio Pablo Cuevas. Bel match non solo da parte di Simone, ma proprio in generale, molto ben giocato da entrambi per i primi due set, che l’azzurro si è aggiudicato al tie-break. Nessun break per le prime due ore di partita, in cui Bolelli e Cuevas se le sono suonate di santa ragione, divertendo gli spettatori accalcati e accaldati. Si sono visti splendidi rovesci a una mano, gran dritti in accelerazione, servizi incisivi (20 ace Pablo), il repertorio completo, inclusi diversi tocchi di classe e qualche ottima volée. “Mi variava molto il servizio, io avevo più difficoltà a trovare angoli per via del vento, ma poi sono riuscito a giocare dei vincenti importanti quando era necessario“.

Simone Bolelli – Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

I primi due parziali si sono decisi su tre-quattro palle al massimo; davvero bravo l’azzurro ad affondare i suoi gran colpi da fondo nei momenti che contavano. Nel terzo set, Pablo ha avuto il primo passaggio a vuoto, che gli è costato due break e il 6-1 conclusivo. 38 vincenti e soli 14 errori danno la misura della qualità messa in campo oggi da Simone, a tratti è sembrato di rivedere lo splendido attaccante che aveva entusiasmato contro Nadal a Parigi un mese fa. “Fisicamente mi sento bene, la superficie è veloce soprattutto con le palle nuove, a lui piace correre ma qui se uno tira non è facile difendere“.

Sempre un bello spettacolo ammirare un colpitore del livello di Bolelli sui campi rapidi, rimane costante un vago rimpianto, e la domanda: con un po’ di fortuna e continuità fisica, ovvero meno infortuni assortiti in carriera, dove avrebbe potuto arrivare? Nel frattempo, il secondo turno a Wimbledon da lucky loser è un bel segnale. “Beh, in effetti anche se non ne avevo la certezza, era nell’aria che anche da sesto lucky loser avevo buone possibilità. Dopo parigi, anche qui Dolgopolov mi ha lasciato il posto… eh, gli devo una cena, sì. Il derby con Fabio Fognini? Sarà durissima, dovrò essere aggressivo sempre, certo lui non serve in modo esplosivo, ma risponde benissimo. La superficie mi aiuta, questo sì, se dovessi scegliere dove affrontare Fabio sceglierei proprio l’erba“. Bravo Simone, intanto, continua così..

CECK, L’ERBA È DURA – È piccolo Alex De Minaur, sembra quasi innocuo, ma ragazzi: che bella vivacità, che piedi rapidi e quanta tenacia. Non deve deprimersi troppo Marco Cecchinato per aver mancato la qualificazione al secondo turno contro il 19enne australiano, escluso forse con troppa fretta dai salotti belli della Next Gen. Certo il baricentro basso aiuta De Minaur sull’erba, superficie che invece Cecchinato ha dimostrato di vivere un po’ come una parentesi che è bene finisca presto, ma non è così usuale trovare un under 20 che dimostri tale attitudine sui prati. Nonostante un fastidio alla coscia destra, fasciata in apertura di terzo set, quando sembrava che Marco potesse prendere il controllo delle operazioni. In quel momento si era sul punteggio di un set pari, in virtù di un primo set vinto da De Minaur con buona astuzia – break piazzato sul 4-4, dopo otto game senza chance per chi rispondeva – e di un secondo finito nelle mani di Cecchinato al tie-break, grazie a un servizio quasi blindato e al coraggio mostrato in qualche esecuzione di rovescio, prima troppo sacrificato nelle esecuzioni in back.

Da quel momento il controllo dei servizi finisce a mare, per entrambi. Un solo break nei primi due set, ben sette nei due successivi che consegneranno l’incontro a De Minaur. La successione dei game diventa abbastanza schizofrenica a metà del terzo set: Cecchinato breakka per prima sfruttando un gratuito dell’australiano che si vede restituire il vantaggio con le stesse modalità, quindi l’italiano si porta ancora avanti e sciupa ancora, sempre con il dritto. Il livello sale, Cecchinato vince un punto splendido sul 4-4 e annulla due set point nel game successivo per portarla ancora al tie-break. È il punto di svolta dell’incontro: nonostante De Minaur ogni tanto sembri in difficoltà negli spostamenti verso destra, la gestione dei punti importanti è mirabile. Vinto il terzo parziale si porta subito in vantaggio nel quarto e vale a poco il tentativo di rimonta dell’italiano, che si vede privato di un altro servizio appena dopo aver ricucito lo strappo. Un mix tra difficoltà in risposta di Cecchinato e abilità di De Minaur – che nel corso dell’incontro trova il modo di tirare su i ripetuti back di Cecchinato, sempre molto insidiosi – vale il secondo turno per chi, alla fine, ha dimostrato di crederci di più. A Cecchinato più che le armi per far bene su questa superficie, sembra possa mancare un pizzico di convinzione.

FOGNINI ESCE ALLA DISTANZA – Partenza in sordina per Fabio che fa fatica a trovare la giusta concentrazione. Poi, però, l’italiano è bravo a ribaltare l’inerzia del match, a rimanere sempre in testa per poi chiudere l’incontro in 2 ore e 4 minuti con lo score di 3-6 6-3 6-3 6-3.  Il Fognini del primo set è disattento e impreciso, sprecando oltremodo e permettendo così a Taro Daniel (n. 87 ATP) di archiviare il primo parziale per 6-3 in 26 minuti:ho iniziato così così, pigro, poi ho trovato il gioco e comunque la prima partita è sempre pericolosa” commenta Fognini in conferenza. Le condizioni di gioco sono ideali sul bel court 18, il campo diventato celebre per il match infinito tra Isner-Mahut (primo turno dell’edizione 2010) – la partita più lunga di sempre – durato 11 ore e 5 minuti per 183 giochi. Tuttavia, alla distanza, il savoir faire di Fognini si fa vedere e con l’ottima mano che lo contraddistingue, il ligure infastidisce l’avversario con back bassissimi, smorzate ben calibrate e stop volley da manuale. Ora è lui a comandare il gioco e, a sua volta, intasca il secondo parziale per 6-3. Stesso copione per la terza frazione e, anche se restituisce uno dei due break sul 5-2, chiude ancora 6-3. Fognini ora è più deciso e propositivo; sempre in avanzamento, l’azzurro prende il largo nel punteggio anche nella quarta partita, aprendosi bene il campo e affondando con i fondamentali dopo aver scardinato il palleggio da fondo del giapponese. Fabio si allontana sul 4-1 e, accompagnato dal tifo dei tanti italiani presenti in tribuna, accede al match chock del secondo turno, il derby azzurro e dell’amicizia con Simone Bolelli, vittorioso su Pablo Cuevas. I due sono 1-1 nei loro precedenti e l’ultimo scontro diretto risale all’ormai lontano 2009, nel match di ottavi di finale del torneo di Umago, vinto da Bolelli. “Anche con Simone sarà un match molto difficile, lui gioca bene sull’erba, fa l’1-2 e sono certo che, se potesse, sceglierebbe sempre questa superficie per giocare contro di me“. Esattamente quanto affermato da Simone dopo la partita con Cuevas…

Fabio Fognini – Wimbledon 2018 (foto Roberto Dell’Olivo)

SONEGO SI PERDE DOPO UN SET (E MEZZO) – Peccato davvero per il nostro lucky loser Lorenzo Sonego, che in un primo turno per nulla semplice contro il baby-papà Taylor Fritz (n. 68 ATP) per un set e mezzo tiene il campo con grande autorità dando ogni sorta di grattacapi al suo più quotato avversario, per poi improvvisamente subire un’imbarcata di 20 punti a tre che ha rovesciato il secondo set ed ha cambiato radicalmente l’inerzia del match.

Partito tenendo bene gli scambi da fondo e mettendo in difficoltà Fritz con le palle basse sul suo diritto, Sonego ha ottenuto il break al sesto game del primo set grazie ad un passante di rovescio lungolinea da leccarsi i baffi che ha reso vano il tentativo dell’americano di effettuare una volée in tuffo. Il rovescio di Fritz era chiaramente più penetrante di quello dell’azzurro, che impostava i suoi scambi prevalentemente sulla parte sinistra del suo avversario, ma gli errori erano un po’ troppi da quella parte. Approfittato di un paio di diritti larghi di Fritz all’inizio del secondo parziale, Sonego se ne andava subito sul 2-0 prima di smarrire completamente lucidità e servizio ed inabissarsi nella striscia negativa di cui sopra che gli costava il set. “Mi si è spenta la luce, non so davvero cosa sia successo – ha spiegato Lorenzo dopo il match – Lui è salito tanto, mi è montato sopra e non mi ha più dato una chance. La differenza tra chi è sessanta e chi no è anche questa. Fisicamente mi sono sentito molto stanco dopo i primi due set, poi ho avuto un piccolo risentimento al polpaccio destro che mi ha distratto ancora di più, continuavo a pensare ai fastidi fisici invece di pensare a cosa fare”.

Dopo un terzo set in cui si era subito trovato con l’acqua alla gola e perduto piuttosto rapidamente, Sonego si metteva a giocare serve and volley in maniera più continua, affidandosi alle sue volée per cambiare l’esito del match. “Ho provato a fare qualcosa di diverso, ed ha funzionato fino a quando non ho perso il servizio. In ogni modo per me questa era la prima esperienza a Wimbledon, il torneo che ho sempre sognato di giocare quando ero bambino, e mi servirà per migliorare il mio tennis. Ora torno ad allenarmi sulla terra per Bastad, Amburgo, Kitzbuehel, e poi ci saranno i tornei in America a partire da Cincinnati”.

I risultati degli italiani:

M. Berrettini b. [18] J. Sock 6-7(5) 6-7(3) 6-4 7-5 6-2
[19] F. Fognini b. T. Daniel 3-6 6-3 6-3 6-3
T. Fritz b. [LL] L. Sonego 3-6 6-3 6-2 6-2
[LL] S. Bolelli b. P. Cuevas 7-6(5) 7-6(6) 6-1
A. De Minaur b. [29] M. Cecchinato 6-4 6-7(6) 7-6(5) 6-4

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Cecchinato e Simon lasciano presto Metz. Sarà Rune a sfidare Sonego agli ottavi

Il siciliano perde in due set contro Kohschreiber. Rune domina Zapata Miralles e si guadagna la sfida con Sonego. Continua il periodo nero di Simon

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Marco Cecchinato - Internazionali d'Italia 2020 (foto Giampiero Sposito)

Finisce subito il torneo di Marco Cecchinato, fermato 7-6 6-3 da Philipp Kohlschreiber, ripescato come lucky loser dopo la sconfitta per mano di Rune nell’ultimo turno delle qualificazioni. Nel primo set, il classe 1983 ha affrontato una sola palla break, salvata nel secondo gioco dell’incontro. Nessuna opportunità concessa invece alla risposta da parte di Cecchinato, che però perde i primi sei punti del tie-break prima di soccombere 7-3. Ancora un’opportunità per l’azzurro sempre nel primo turno di battuta tedesco e sempre senza fortuna. Tenuto il servizio al sedicesimo punto, Kohli passa invece al gioco successivo trasformando l’unica occasione, che difende senza difficoltà fino al 6-3 finale.

A proposito di Holger Vitus Nodskov Rune, sarà lui l’avversario di Lorenzo Sonego agli ottavi. Il diciottenne con un numero insensato di nomi ha rifilato un doppio bagel al perdente (poco) fortunato Bernabé Zapata Miralles nel match che ha seguito quello del Ceck sul Campo 1. Un campo che ricorda un po’ una palestra delle scuole medie – forse per quello si è trovato più a suo agio il giovane danese? Di sicuro è stata stortissima la giornata (o, almeno, quei 47 minuti) di Bernabé, incapace di centrare il campo per tre colpi di fila e, quelle poche volte che riusciva ad aprirselo, falliva il dritto in entrata. Capita. Così come è capitato che la sfida tra Rune e Zapata si sia sostituita a quella inizialmente prevista dal sorteggio tra Martinez e Popyrin, entrambi ritirati. Nel primo incontro, un Jan-Lennard Struff in periodo negativo si era fermato davanti all’alt…ernate Mikael Ymer.

Trasferiamoci sul Centrale, dove c’è un francese in ognuno dei quattro incontri in programma: perderanno tutto dopo essersi illusi accaparrandosi il primo parziale. Fuori Arthur Rinderknech, rimontato da Marcos Giron, e fuori Alexandre Muller, anch’egli vincitore del primo set, salvo poi subire il recupero di Karen Khachanov. Il ventiquattrenne di Poissy, qualificato, ha avuto una ghiotta opportunità di rientrare nel match all’ottavo gioco della partita finale, ma ha messo lunga una volée tutt’altro che impossibile e ha così perso i successivi (e ultimi) otto punti.

 

Continua la stagione da dimenticare per Gilles Simon che, arrendendosi in tre set ad Alejandro Davidovich Fokina, vede il suo bilancio vittorie-sconfitte sempre più in rosso: 3-16. E non è certo andata meglio nei tre tornei Challenger al n. 99 del ranking, che si era preso anche sei settimane di pausa dopo il torneo di Montpellier per cercare di ritrovare la voglia di giocare. Nel primo parziale, Simon serve sul 5-4 e sul 30 pari segue a rete il dritto lungolinea dopo essersi aperto il capo; Fokina, rientrante di gran carriera da un recupero in scivolata sul piede esterno, lo trafigge con il rovescio bimane scivolando sul piede esterno (l’altro piede). Fenomeno, ma tirare un po’ più forte quel dritto non avrebbe nociuto a Gilou. Che poi incappa nel doppio fallo e poco dopo si ritrova sotto 5-6, mentre il deejay diffonde una versione strumentale di Bella Ciao che sarebbe stato simpatico ascoltare durante il match di Zapata.

In ogni caso, il trentaseienne nizzardo ripara al tie-break che fa suo con la complicità di un paio di smorzate spagnole. Secondo parziale dal finale quasi speculare rispetto al primo: doppio fallo di Davidovich che rende il break all’avversario al momento di chiudere, ma poi, sotto 0-2, si aggiudica il tie-break con sette punti consecutivi. Anche i primi tre giochi del terzo, lottatissimi, vanno a Davidovich Fokina che chiude 6-2 dopo tre ore di gioco.

L’incontro di cartello del martedì vede un ritrovato Andy Murray liberarsi della brutta prova di Rennes e di Ugo Humbert – quarta sconfitta consecutiva per lui – dilagando nel terzo set. Arrivato in Mosella, aveva detto di sentirsi bene fisicamente, Sir Andy, e di voler “tentare di giocare il più possibile da qui alla fine della stagione”. Il piano è allora di volare negli Usa per l’ATP 250 di San Diego e il 1000 di Indian Wells e tornare in Europa alla volta di Anversa, il suo ultimo torneo vinto (il primo dopo l’operazione di rivestimento all’anca) battendo in semifinale Humbert, attuale detentore del titolo.

Per quanto riguarda il match, è l’ex numero 1 del mondo a partire più centrato e, al secondo game, Humbert deve già affrontare tre palle break da sinistra, ben annullate prendendo l’iniziativa, con qualche colpa di un Murray troppo conservativo su un paio di seconde. La partita procede piacevole fino al nono gioco, in cui Murray si esibisce in un lob bimane di origine controllata, ma la pessima volée tiene aperto il game; gran sventaglio mancino, bello scambio rete-rete ed è break che Humbert conferma risalendo da 15-40, bruciandosi quindi le sue due chance di riscrivere il copione della giornata.

Grande attenzione di entrambi fino all’ottavo gioco, quando il dritto francese va in tilt: quattro errori in un climax di bruttezza e, alla quarta opportunità del game e nono complessiva, Murray strappa e va a prendersi il set. È proprio vero che il fisico è a posto perché, nel terzo, Murray alza il livello senza problemi, varia il ritmo, la sua prima continua a far male (85% di trasformazione nel match), mentre il rovescio tradisce Ugo ed è 4-0 Scozia. Humbert tenta di riprendersi, le opportunità ci sono in paio di di turni di risposta, ma Andy è pronto a respingerle e dopo due ore e ventitré minuti pianta l’ace numero 18 che lo porta al secondo turno contro Vasek Pospisil.

Risultati:

M. Giron b. A. Rinderknech 3-6 7-6(3) 6-4
[7] K. Khachanov b. [Q] A. Muller -6 6-1 6-3
A. Davidovich Fokina b. [PR] G. Simon 6-7(4) 7-6(2) 6-2
[WC] A. Murray b. [6] U. Humbert 4-6 6-3 6-2
[alt] M. Ymer b. J-L. Struff 7-5 6-3
[LL] P. Kohlschreiber b. M. Cecchinato 7-6(3) 6-3
[Q] HVN Rune b. [LL] B. Zapata Miralles 6-0 6-0

Il tabellone aggiornato di Metz

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Jasmine Paolini dopo il primo titolo WTA: “Vittoria ancora più bella perché sul cemento e vicina all’Italia”

Le parole di Jasmine Paolini il giorno dopo la vittoria al torneo WTA di Portorose: “È una sensazione bellissima. Felicità allo stato puro”

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Jasmine Paolini - 2021 US Open (Manuela Davies/USTA)

La prima vittoria in un torneo del circuito maggiore e sicuramente un momento molto speciale per qualsiasi tennista. E così è anche per la nostra Jasmine Paolini, che la settimana scorsa ha conquistato il suo primo titolo al Zavarovalnica Sava Portoroz in Slovenia, sconfiggendo Alison Riske in finale.

È una sensazione bellissima – ci ha detto Jasmine quando l’abbiamo raggiunta telefonicamente il giorno dopo il trionfo -. Tanti pensieri che mi vengono in mente lì per lì, felicità allo stato puro. Poi pensi da dove sei partita, perché era un obiettivo sin da quando ho iniziato a dire che volevo fare la professionista, e quando lo raggiungi sei tanto felice, ma sei troppo dentro questo sport, questa vita, quindi non realizzi bene cosa vuol dire, secondo me. Sono troppo contenta, e sono contenta che questo titolo sia arrivato sul cemento, perché significava tanto”.

La strada verso la vittoria non è stata tutta in discesa, ci sono state parecchie difficoltà da superare: “Ho rimontato belle partite, sono contenta di come ho gestito momenti difficili, anche con Cirstea ho perso il secondo set che ero 3-0 sopra, non è stato facile. Ma semplicemente mi sono concentrata su quello che dovevo fare e non sul punteggio. È successo anche ieri con Riske, non pensavo tanto al punteggio, ma pensavo piuttosto a entrare in partita perché all’inizio facevo fatica, e ha funzionato”.

Tutte le ore passate in campo durante l’estate con il coach Renzo Furlan a sviluppare il suo tennis, a renderlo meno “terraiolo” hanno finalmente dato i loro frutti: “Abbiamo lavorato tanto prima dello US Open. Soprattutto ora ci credo di più, penso di poter giocare anche sul cemento, mentre prima mi veniva detto dalle persone vicine a me, ma io ero la prima a non crederci abbastanza. Sicuramente ho lavorato dalla parte del diritto, anche sul servizio, ma ovviamente sono lavori che bisogna continuare a fare, bisogna stare lì e continuare per vedere miglioramenti ancora più grandi”.

 

L’affermazione, che Jasmine dedica alla sua famiglia e a tutte le persone che hanno lavorato con lei, ha un sapore ancora più dolce perché arrivata in un torneo a pochi chilometri dal territorio italiano, con tanti connazionali che tifavano per lei: “Sicuramente mi sono sentita come se fossi in Italia, perché la gente sentivo che mi tifava, quindi quello è stato un valore aggiunto. Poi da quando sono entrata in Top 100 c’è stato il COVID, per cui non è capitato troppo spesso avere la gente che ti guardasse, che ti applaudisse. Forse è stato ancora più bello perché c’erano così tanti italiani tra il pubblico”.

Ma il circuito WTA non si ferma, la stagione non è ancora finita e ci sono ancora altri tornei da giocare: “Adesso andrò sicuramente a Chicago, Indian Wells e Tenerife. Per la fine di questa stagione voglio continuare a lavorare e fare le cose come ho fatto negli ultimi due mesi. Ci sta che ci siano partite migliori o peggiori, ma secondo me stiamo lavorando nel modo giusto. Credo dobbiamo continuare così anche nel 2022, focalizzandoci sul lavoro e sui miglioramenti da fare”.

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ATP Nur-Sultan, Lorenzo Musetti vince all’esordio

Seppur non giocando benissimo, il 19enne italiano la spunta in tre set contro Polmans mostrando solidità mentale nei momenti decisivi

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Lorenzo Musetti - US Open 2021 (Rhea Nall/USTA)

Vittoria convincente di Lorenzo Musetti all’esordio nel torneo ATP 250 indoor di Nur-Sultan, contro un avversario non estremamente ostico ma che lo ha messo in difficoltà quel tanto che bastava per stimolare la sua grinta e il suo agonismo. Il giovane tennista italiano contro Marc Polmans ha risposto con una prestazione non brillantissima sotto il punto di vista del tennis espresso ma senza troppe sbavature, e soprattutto nella quale ha mantenuto il controllo del gioco nei momenti chiave, vincendo 6-4 2-6 6-4. Ciò non può che essere valutato positivamente dopo il periodo negativo passato in nord-America, con i primi segnali di uscita dal tunnel si erano già visti a New York. Oggi l’aspetto di maggior rilievo è quello mentale: la reazione che c’è stata a cavallo tra secondo e terzo set infatti la si può avere solo trovando convinzione in sé stessi e a quanto pare Musetti ha riacquisito la voglia di lottare in campo.

IL MATCH – Il qualificato Marc Polmans dispone di un gioco solido nel palleggio, con le traiettorie dei colpi alte e in sicurezza (infatti raramente è incappato in errori gratuiti), e cerca spesso di mischiare le carte con smorzate di dritto e incursioni a rete. Musetti si è adattato presto a questo stile ed è stato sempre avanti nel primo set: dopo un break iniziale che non è riuscito a confermare, lo slancio decisivo è arrivato sul 2-2. Al frizzante australiano non sono mancante chance per rifarsi sotto (aiutato anche da qualche distrazione di Musetti che ha concesso palle break in quattro game differenti) ma l’italiano nei momenti topici ha sempre messo la concretezza al primo posto, vincendo il primo set 6-4 dopo 50 minuti di gioco.

Nel secondo set i demoni tornano a far visita a Musetti e quest’ultimo, dopo un vantaggio iniziale di un break, perde inspiegabilmente incisività con i colpi ridando vigore a Polmans. L’australiano n. 165 del mondo accetta volentieri il regalo e sfrutta al massimo il momento fiacco del suo avversario – calo più mentale che fisico – vincendo cinque game consecutivi (di cui tre break), chiudendo il set 6-2. L’entusiasmo di Polmans trova la sua massima espressione nel parziale decisivo nel quale l’australiano cerca la rete appena possibile facendo affidamento su un’abilità di polso non indifferente. Musetti però disegna bene il campo, e grazie a rapidità di gambe e a colpi precisi trova le contromisure necessarie che gli permettono di stare avanti. Anche la prima di servizio inizia a dargli una grossa mano e il match che fino a quel momento era rimasto su un livello gradevole, regala dei faccia a faccia ravvicinati ancora più entusiasmanti.

 

Alla fine un break nel terzo game si rivela fatale e Lorenzo chiude 6-4 2-6 6-4 dopo 2 ore e 19 minuti di gioco. Con l’uscita di scena inattesa di Andreas Seppi al primo turno, resta dunque Musetti l’unico italiano rimasto in gara nella capitale kazaka e ora al secondo turno per il n. 57 del mondo ci sarà il serbo Laslo Djere, n. 49.

Il tabellone aggiornato di Nur-Sultan

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