Ad Halle Federer nervoso ma vincente, grande prova di un ritrovato Tsonga

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Ad Halle Federer nervoso ma vincente, grande prova di un ritrovato Tsonga

Il N.1 del seeding rischia più volte di capitolare nel terzo set ma alla fine la spunta con un break chirurgico. Il francese di nuovo a livelli alti dopo gli infortuni.

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dal nostro inviato ad Halle

[1] R. Federer b. [WC] J-W. Tsonga 7-6(5) 4-6 7-5

Missili sulla riga e perle a rete, servizi da semi Slam. Roger Federer e Jo-Wilfried Tsonga deliziano un entusiasta pubblico tedesco. In un Gerry Weber Stadion esaurito, i servizi dominano il primo set con Roger più scaltro al tie-break (era sotto 0-3), poi il break in apertura subito da Tsonga sembra segnare la sfida, ma sul 3-1 il 34enne tornato da un’operazione chirurgica al ginocchio sinistro ritrova la prima, riduce gli errori nello scambio e strappa due volte la battuta a Federer. Il terzo set rappresenta molto il tennis.

Una volée che segue il servizio è impossibile da sbagliare, ma il campione di 8 Wimbledon la affossa incredibilmente in rete, concedendo palla break al francese sul 3 pari. Il servizio salva il Re, che tradisce in due momenti il suo nervosismo solitamente mascherato. Sul 5 pari però, Roger torna Roger e rallentando il gioco costringe all’errore l’avversario e anche con un rovescio lungo linea da antologia sale 6-5 e servizio, per poi chiudere con un ace. Ai quarti lo aspetta Bautista Agut, ma salutiamo il ritorno di Jo-Wilfried Tsonga.

 

IL MATCH – Il Gerry Weber Stadion è di fatto esaurito. Rimangono vuoti solo i disgraziati seggiolini verdi nell’ultimo anello dietro il doppio sostegno unito con barre a X che rende asimmetrico lo stadio. Da quei posti la visuale è fortemente penalizzata. Difficile, se non si parla una parola di tedesco, carpire qualcosa dallo speaker dello Stadion, ma “Roger Federer” lo percepiamo, anche perché è seguito da un boato che fa tremare le basi di legno che sostengono i pc in tribuna stampa (se arriva in finale cosa accadrà?).

Il match parte subito col dominio dei servizi. Entrambi si attestano con la prima non inferiore ai 200, Roger offre un’ottima seconda(spesso è il celeberrimo slice esterno che manda fuori dal campo l’avversario), mentre Jo non ne ha quasi mai bisogno perché spesso trova la prima. I due soli game con palle break (due per Tsonga nel quinto gioco, poi una Federer sul 5 pari, al termine di un bellissimo corpo a corpo a rete) non sono rilevanti, dato che chi serve rimedia senza problemi: tre break-point annullate da altrettante ottime prime di servizio. Il tie-break naturale, giusto e inevitabile, premia lo svizzero che rimonta subito il 3-0 iniziale di Tsonga e poi approfitta di una seconda molto debole del francese per rispondere di dritto lungo linea e chiudere 7 punti a 5.

Il finalista degli Australian Open 2008, fino ad ora pressochè perfetto alla battuta, serve nel game di apertura del secondo set con tutto da perdere. Infatti perde il servizio con un errore di lunghezza (gli succede non di rado se Federer riesce a rallentare il ritmo con colpi tagliati) e una seconda a 142 km orari: un invito a nozze per il campione di 9 Halle, che ha il tempo di sistemarsi sul dritto per rispondere una fucilata lungo linea per il break, poi confermato. 7-6 2-0 dopo un’ora tonda, Tsonga non sembra avere armi per togliere la battuta al primatista Slam.

Il tennis si è però conquistato l’appellativo di sport del demonio per cataclismi ben superiori a quello che sta per avvenire. Quasi senza accorgersene come sul 2 pari del primo set, Roger si ritrova 3-2 15-40 (in realtà qui deve prendersela con se stesso, perché è vero che Jo mantiene un ritmo altissimo, ma il gratuito di rovescio in rete del 15-40 non era certo inevitabile). Due sapienti servizi sembrano rimettere a posto le cose, ma un dritto deviato fuori da un nastro napoleonico (terzo break-point Tsonga) è seguito da una staffilata del campione di Montpellier. Federer si oppone con una stop-volley di grande fattura, ma larga: 3 pari e partita riaperta.

Tutto regolare fino al 5-4 e servizio svizzero, quando Tsonga prende sempre più campo e con un vincente all’incrocio delle righe ottiene un set-point del tutto imprevedibile fino a 3 punti fa. Il semifinalista di Parigi decide di giocarselo a rete (scelta ardita ma non certo folle: in questo momento Tonga dal fondo sta tirando armadi e non sbaglia mai, lui adesso sì), ma alla terza volée il muro elvetico crolla sotto l’artiglieria francese. Roger conduceva 7-6 3-1, ora siamo un set pari.

Ora l’inerzia sembra a favore di Tsonga, sebbene il pubblico tutto sia per Federer, che non sbaglia troppo ma nemmeno troppo poco, mentre l’attuale n.77 del mondo ora è bravissimo anche a rete. Sul 3 pari 30 pari, un servizio seguito a rete dal recordman di vittorie sull’erba nell’Era Open (177 vittorie e 26 sconfitte, 87,2% di successi) viene inopinatamente affossato a rete, come fosse un pallettaro di bassa lega. Sembra l’inizio della fine, ma il servizio lo tiene a galla. È passata 1 ora e 56 minuti dall’inizio del match, quando tre gocce tre di pioggia entrano in scena. Siamo in Germania, bastano e avanzano per far chiudere il tetto, anche se 5 minuti dopo torna il sole… Federer sembra tornato in palla e l’esito del match diventa del tutto imprevedibile.

Si arriva al 5 pari, quando Mister 20 Slam indovina il perfect game, torna a rallentare il gioco con i suoi back mandando fuori giri Tsonga e si prodiga in un rovescio lungo linea vincente che fa da preludio alla vittoria. Tsonga è brekkato a 15 e la ciliegina sulla torta è l’ace con cui chiude dopo due ore e 15 minuti di grande spettacolo. Ai quarti dovrà ridurre gli errori contro quell’ossesso scorbutico di Bautista Agut, oggi giustiziere di Gasquet.

LE PAROLE DI FEDERER – “Dal 7-6 3-1 Jo ha giocato in modo incredibile, mi ha fatto il break e io ho provato molta frustrazione. Ho lasciato che la cosa mi influenzasse un po’, ma ne sono venuto a capo. Ho giocato molto bene nel primo set e nel tie-break. È stato molto importante andare avanti un set, anche il break ottenuto a inizio secondo set mi ha aiutato. Dopo era tutta una questione di nervi, ho provato felicità, tristezza, frustrazione, in certi punti ho avuto anche fortuna, serve anche quella: non puoi mai avere il controllo di tutto. Sono molto contento che Jo abbia ritrovato il suo gioco, è un bene per il tennis. Ai quarti con Bautista Agut sarà un altro match, è molto diverso da Tsonga e molto simile a Millman. Roberto ha un gran dritto mentre il servizio è molto diverso da quello di Jo”.

GLI ALTRI INCONTRI – Senza storia gli altri due ottavi di finale in programma oggi. Vittoria praticamente mai in discussione per Roberto Bautista Agut che ha lasciato cinque giochi a Richard Gasquet (e come detto affronterà proprio Federer nei quarti). L’idolo di casa Alexander Zverev ha dovuto sudare solo un pochino di più per piegare la resistenza dell’americano Steve Johnson chiudendo comunque in due set. Sascha affronterà nei quarti David Goffin.

Risultati:

[1] R. Federer b. [WC] J-W. Tsonga 7-6(5) 4-6 7-5
[7] R. Bautista Agut b. R. Gasquet 6-1 6-4
M. Berrettini b. [Q] A. Seppi 4-6 6-3 6-2
[2] A. Zverev b. S. Johnson 6-3 7-5

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Il programma dei quarti di finale (venerdì 21 giugno)

Ore 12
M. Berrettini vs [3] K. Khachanov
Non prima delle 13:30
D. Goffin vs [2] A. Zverev
[4] B. Coric vs P-H. Herbert
Non prima delle 17:30
[1] R. Federer vs [7] R. Bautista Agut

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Caruso brilla nella notte di Umago: prima semifinale in carriera

Il siciliano domina Bagnis e si guadagna la sfida contro Lajovic. Avanti di un set e un break, Travaglia subisce la rimonta del qualificato ungherese

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Salvatore Caruso - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Dai nostri inviati a Umago, Michelangelo Sottili e Pietro Scognamiglio

Di sette italiani ne è rimasto uno. E’ a suo agio quando calano le tenebre, arriva dalle qualificazioni, il suo nome è Salvatore Caruso. La mezzanotte è passata da circa un’ora a Umago quando il siciliano alza le braccia al cielo e stringe i pugni: è semifinale, la prima in carriera nel circuito maggiore. Che lo fa affacciare virtualmente a ridosso della top 100. Facundo Bagnis non ha mai avuto modo di entrare in partita contro il ventiseienne di Avola, subito avanti di due break e costantemente in controllo di una sfida che, già alla vigilia, avevamo legittimamente ritenuto alla sua portata. Solidissimo nel rovescio a due mani e pungente con il dritto, Caruso allunga subito 5-2 prima della distrazione passeggera che gli fa dimezzare il vantaggio. Basta poco altro, in ogni caso, per portare a casa un set che già vale la partita. Il 6-4 del primo parziale fa infatti staccare definitivamente la spina al mancino di Rosario, apparso subito nervoso nel gran caos della notte istriana.

La partita è iniziata tardissimo per il protrarsi di quelle precedenti e nel parco dello Stella Maris la musica viaggia già ad alto volume. Si gioca in un frastuono surreale che però l’azzurro è bravo a farsi scivolare addosso, mentre l’avversario perde sempre più la calma. A inizio secondo set Caruso piazza il break che spezza definitivamente le gambe dell’argentino. Bagnis non fa altro che trascinarsi senza conquistare più un game, esaltando la varietà di soluzioni di Sabbo che – pur non essendo un bombardiere al servizio – riesce anche a piazzare due ace. Il 6-0 che chiude i conti è pura accademia. Caruso, per la seconda volta nel torneo condannato alla notturna (già era successo contro Moutet), si guadagna l’inedito incrocio in semifinale con Dusan Lajovic. Il finalista di Montecarlo (quarta testa di serie) è emerso in tre set dalla partita fino a questo momento più bella del torneo, quella che l’ha visto venire a capo di Aliaz Bedene. Ma il successo sullo sloveno è arrivato con molta più difficoltà di quanto dica il punteggio (doppio 6-3) del secondo e del terzo parziale.

 

TRAVAGLIA, CHE PECCATO – L’occasione di cogliere la prima semifinale ATP in carriera è ghiotta e ha le sembianze di Attila Balazs, ungherese dall’incoraggiante posizione in classifica, la n. 207. Tuttavia, pur sopra di un set e avanti 2-0 nel secondo, Stefano Travaglia non riesce a coglierla e si arrende al terzo set. Decisivo è stato il quarto gioco del secondo parziale, quando “Steto” ha forse iniziato a pensare al risultato e letteralmente regalato il contro-break a un avversario che pareva sotto un treno (“ho fatto scelte sbagliate” ammetterà poi). Un poco gradito contributo è arrivato dal 49% di prime in campo e dalla sofferenza in risposta ai servizi precisi scagliati dal 180 cm di Budapest. “Spero di prendere questa partita per il futuro e di non rifare gli stessi errori” conclude.

È la seconda sfida tra i due dopo quella di tre anni fa a livello Futures: stesso risultato di oggi. I tanti tifosi ungheresi sugli spalti si fanno sentire, anche troppo. Più pacati gli italiani ma, forse, sono ancora in spiaggia o davanti a un piatto di ćevapčići. Scambio di break in apertura e si può procedere con il nostro che fa gioco con il dritto e l’altro che ricorre con più frequenza alle variazioni. Perché Attila è più naturale di rovescio, mentre sul lato destro il top esasperato lascia ogni tanto il posto a slice e smorzate – una sorta di Damir Dzumhur minore, insomma. Proprio con il dritto si inguaia all’ottavo gioco e Steto ne approfitta per poi chiudere 6-3. Balazs appare sfiduciato nell’atteggiamento e nel pessimo tocco, il primo, su una contro-smorzata. È qui che arrivano un doppio fallo, due drop shot rimasti abbondantemente nella metà campo italiana e un azzardo in lungolinea a ridare speranza a Balzs (“lui ha iniziato a giocare meglio, gli scambi si sono allungati e indubbiamente è diventata difficile”).

La posta in palio è alta e lo spettacolo ne risente, ma sugli spalti continua a risuonare l’incitamento “Ati, Ati” degli ungheresi. Sul kick di Attila che salta tanto, Stefano cerca l’anticipo con rara fortuna; salva due set point al decimo game, ma è chiaramente calato e cede malamente il tie-break. Prende un warning per un abuso di palla dopo un errore su una volée piuttosto semplice che gli costa la battuta al terzo gioco, poi chiede un MTO per farsi trattare il braccio sinistro. Scoraggiato, resta comunque in scia anche perché l’altro non è un fenomeno e, infatti, gli offre dal nulla una palla per il 4 pari: solito kick esterno e risposta lunga. Il break arriva invece per Balazs che evita così anche la tensione di servire per la sua seconda semifinale ATP della vita. Il vincitore morale dell’edizione 2017 (nelle qualificazioni batté in due set il poi campione Andrey Rublev) si giocherà un posto in finale contro Laslo Djere, venuto a capo di Leo Mayer in tre set.

Risultati:

[Q] A. Balazs b. S. Travaglia 3-6 7-6(2) 6-3
[3] L. Djere b. [8] L. Mayer 6-4 6-7(6) 6-3
[4] D. Lajovic b. A. Bedene 5-7 6-3 6-3
[Q] S. Caruso b. F. Bagnis 6-4 6-0

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ATP

Per Caruso, Umago è come Parigi: battuto Coric. Sinner eliminato

Dopo gli exploit del Roland Garros, Salvatore Caruso protagonista anche in Croazia. Supera in tre set un falloso Borna Coric e raggiunge per la prima volta i quarti di un torneo ATP. Sinner lotta ma cede a Bedene

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Salvatore Caruso - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

Dai nostri inviati ad Umago, Michelangelo Sottili e Ilvio Vidovich

[Q] S. Caruso b. [2] B. Coric 6-2 3-6 6-1

Continua alla grande l’avventura umaghese di Salvatore Caruso: proveniente dalle qualificazioni e battuto al primo turno il talentino Moutet, elimina la seconda testa di serie del torneo Borna Coric schiantandolo con un perentorio 6-1 al terzo set e prendendosi il primo quarto di finale ATP in carriera. Davvero una prestazione maiuscola di “Sabbo” il cui rovescio, almeno oggi, non ha avuto nulla da invidiare a quello del suo più blasonato avversario, che pure sul lato sinistro ha il suo colpo migliore; anzi, è probabilmente su quella diagonale che si è deciso il match. A Parigi, Djokovic aveva suggerito di non giocargli sul rovescio (“sì, quella diagonale la faccio abbastanza bene” scherza Salvatore, “però il tennis è fatto di tante altre cose”). Entrambi ogni tanto si perdono il dritto, ma è la spettacolare preparazione atletica del ventiseienne di Avola (“un applauso al mio preparatore Pino Maiori, con me da dieci anni”) che vola su smorzate e drop volley croate e soprattutto ribatte efficacemente i tentativi di sfondamento a cui Coric è costretto dalla maggiore regolarità dell’avversario.

 

Coric rientra dall’infortunio alla schiena patito ad Halle (ma non cerca scuse, “ha giocato meglio lui” dice, “è stato un periodo difficile e non sapevo se avrei giocato, ma oggi non avevo dolore”) e inizia sbagliando un po’ tutto e anche di parecchio. È anche sfortunato quando, al primo scambio in vantaggio, subisce la smorzata vincente e involontaria di Caruso; beh, così impara a non andare avanti quando l’altro è in allungo spalle alla rete. Ci va poco dopo, Borna, e la volée esce di metri: come non detto. In ogni caso, il croato entra in partita e muove il punteggio quando è già sotto 0-4: troppo tardi perché, solido e autoritario, Caruso tiene i turni di battuta e chiude 6-2.

La prevedibile reazione di Coric gli vale il 2-0 e, nonostante “Sabbo” lo riprenda subito, si fa più intraprendente (“è un grande campione” dice Caruso, “ha provato tutto, ha messo in campo tutto quello che aveva”), si carica con il pugno sul gratuito del nostro, chiede e ottiene il sostegno del pubblico amico e si prende il break che rimanda tutto alla partita finale. Qui, Caruso è il più lesto a uscire dai blocchi e vola 4-1. Dagli spalti, sale l’incitamento “Sabbo, Sabbo” quando conquista due palle del doppio break con un nuovo recupero in avanti, stavolta con la complicità del ventiduenne di Zagabria, non esattamente impeccabile a chiudere la volée. Il successivo doppio fallo è il segnale di resa.

Venerdì, secondo incontro dalle 20, la meritata sfida valida per la semifinale contro Facundo Bagnis, mancino argentino n. 152 ATP: sognare è lecito anche se “l’obiettivo è andare più avanti possibile, ma si va partita per partita e restiamo con i piedi per terra”.

A. Bedene b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3

Dopo Caruso, non riesce l’impresa dell’altro tennista italiano impegnato oggi ad Umago. È infatti quasi mezzanotte quanto Aljaz Bedene si fa l’ultimo regalo per il 30esimo compleanno (è nato il 18 luglio 1989) e con un servizio vincente chiude a suo favore il match contro Jannik Sinner. Nonostante la sconfitta, l’incontro ha confermato quanto di buono ha fatto vedere in questi mesi il 17enne altoatesino, che sul piano del ritmo e dell’intensità degli scambi ha fatto assolutamente match pari con il n. 87 del mondo e, anzi, spesso ha avuto la meglio quando gli scambi ad alte velocità si allungavano. Sinner a questi livelli paga ancora pegno per qualche pausa e qualche ingenuità di troppo, come del resto è comprensibile per un under 18. Bedene ha saputo sfruttare le occasioni  che Sinner gli ha concesso per raggiungere per la terza volta in stagione i quarti di finale in un torneo ATP. Del resto – tanto per capire il differenziale di esperienza tra i due – questo è stato il 101esimo incontro ATP sulla terra rossa di Bedene (51-50 il bilancio), mentre per il tennista di San Candido si è trattato appena dell’ottavo incontro totale nel circuito (3-5).

Il match era iniziato con un po’ di tensione da entrambe le parti, come testimoniato dai tre break consecutivi dei primi tre giochi, due  dei quali subiti da Sinner. Bedene coglieva l’attimo e grazie anche ad un’ottima resa della prima di servizio, che si rivelerà un fattore determinante per tutto il match (7 ace e 77% di punti con la prima), era il primo ad invertire la rotta, per poi arrivare senza grossi scossoni (a parte una palla break nel sesto gioco) a servire per il set al decimo gioco. Lo sloveno arrivava a due punti dal parziale ma qui sentiva un po’ la tensione, ed era bravo Sinner a indovinare un paio di risposte per strappare nuovamente la battuta al suo avversario. Si arrivava così al tie-break, dove però non c’era storia: alcuni errori di troppo dell’azzurrino permettevano a Bedene di involarsi sul 6-1 e chiudere poi per 7-3.

Il secondo set iniziava con un paio di palle break non sfruttate da Sinner, per poi proseguire senza grossi scossoni fino al sesto gioco. Qui, all’improvviso, un black out dell’italiano sul 40-15 a suo favore consentiva a Bedene di infilare una serie di nove punti consecutivi e di ritrovarsi a due punti dal match sul 5-2. Ma Jannik confermava la sua tempra agonistica e si rifiutava di andare subito negli spogliatoi, arrivando addirittura alla palla del contro-break. Bedene però si aggrappava nuovamente al servizio per regalarsi i secondi quarti in carriera ad Umago, dove affronterà il serbo Lajovic, tds n. 4. Sinner può comunque consolarsi con i secondi ottavi a livello ATP, l’ingresso nei top 200 e soprattutto la consapevolezza di potersela giocare alla pari a questi livelli. A diciassette anni non è poco, anzi, è “tanta roba” come si suol dire adesso.

Negli altri due incontri, l’argentino Facundo Bagnis, prossimo avversario di Caruso, ha spento senza grossi problemi con un doppio 6-3 le velleità della wild-card locale Nino Serdarusic. Senza grossa storia anche l’altro match, che invece alla vigilia si prospettava interessante, quello tra Andrey Rublev e Dusan Lajovic. Troppo solido il tennista serbo per il campione di Umago 2017, che pare essersi fermato nella sua crescita e non riesce a fare quel salto di livello che ci si attendeva da lui dopo l’ottima stagione 2017. I suoi colpi viaggiano sempre che è un piacere, ma senza significative variazioni tattiche a supporto: e per un top 40 come Lajovic dopo un inizio equilibrato non ci sono stati grossi problemi nell’incanalare il match a proprio favore.

Risultati:

[4] D. Lajovic b. A. Rublev 6-4 6-3
[Q] S. Caruso [2] b. Coric 6-2 3-6 6-1
A. Bedene b. [WC] J. Sinner 7-6(3) 6-3
F. Bagnis b. [WC] N. Serdarusic 6-3 6-3

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ATP

Fognini si ritira a Umago: Travaglia, prima volta ai quarti. Fuori Lorenzi

Un problema fisico costringe Fabio al ritiro nel derby. Stefano si giocherà un posto in semi con Balazs. Djere elimina Lorenzi dopo quasi tre ore di battaglia

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Fabio Fognini - Umago 2019 (foto Felice Calabrò)

dai nostri inviati ad Umago, Michelangelo Sottili e Ilvio Vidovich

FABIO OUT, STETO IN – Dura 37 minuti il torneo di Umago per Fabio Fognini: perso rapidamente il primo set, si ritira dopo tre giochi del secondo nel derby contro Stefano Travaglia a causa di un guaio fisico. Dopo l’incontro, dispiaciuto per il torneo e per il pubblico anche perché prima testa di serie, dirà che il problema parte dalla caviglia per estendersi al tendine: quale? “Entrambi i tendini”. Spiega poi che “ho fatto un’infiltrazione domenica pomeriggio. Sono venuto qui, ma la reazione è stata davvero brutta. Non chiedetemi come e perché, perché non lo so. Sono stato male lunedì, mi sono allenato male, avevo dolore. Ieri mattina mi sono sentito meglio, poi in doppio male. Questa mattina il fisioterapista mi ha consigliato di non venire, di non scaldarmi, ma di fare tutto vicino alla partita. Ho finito il riscaldamento che erano 6-4 al tie-break (Krajinovic e Balazs, ndr). Io ho provato a fare del mio meglio; purtroppo, il mio corpo ha reagito in maniera che neanch’io mi aspettavo”.

Per quanto riguarda Travaglia, si tratta del primo quarto di finale ATP in carriera e di un avanzamento, per ora solo virtuale, di due posizioni rispetto al suo best ranking (n. 100). Dell’incontro, c’è poco da dire. Un solo precedente fra i due, quello famigerato dello US Open 2017 vinto da “Steto”. Flavia, deliziosa in un vestitino elegante, scompare in un momento imprecisato, segnale ben peggiore del brutto inizio di Fabio (che, poi, non è né una novità né un indicatore di come sarà il suo match). Preoccupa invece che Fognini si ritrovi sotto 0-4 senza dare il minimo cenno di nervosismo nonostante i troppi errori, soprattutto con il dritto, lato sul quale in più di un’occasione è parso arrivare in ritardo negli spostamenti. Travaglia fa quello che deve, vale a dire rimettere in campo più palle possibili; peraltro, serve anche bene. Fabio muove il punteggio al quinto gioco, l’unico che metterà a referto nel primo parziale. Un consulto con il fisioterapista durante la pausa e, sul 2-1 per il ventisettenne di Ascoli, Fognini dice che può bastare così.

 

Se per Travaglia è il primo quarto di finale nel Tour, il suo avversario (altra sorpresa) si giocherà per la terza volta l’accesso in semifinale. Infatti, il derby azzurro è iniziato in ritardo perché Filip Krajinovic ci ha messo quasi due ore e mezza per guadagnarsi la possibilità di servire per il match; a quel punto, però, il n. 207 ATP Attila Balazs ha impiegato dieci minuti per vincere. Un solo precedente fra i due, a livello Futures, vinto in tre set dall’ungherese.

LORENZI, CUORE E TESTA NON BASTANO – Sul Grandstand di Umago fa il suo esordio nel torneo croato la tds n. 3 Laslo Djere, opposto all’azzurro Paolo Lorenzi. Ottava sfida tra i due tra circuito maggiore e Challenger (4-3 Djere), che si sono incontrati l’ultima volta lo scorso anno a Wimbledon, dove si impose Paolo in quattro set. L’ultima sul rosso risale ad un paio di mesi prima, a Istanbul, dove invece ebbe la meglio Djere per 7-6 al terzo. Curiosamente, quello è stato l’ultimo torneo del circuito maggiore in cui Lorenzi si è spinto sino al terzo turno.

L’inizio del match è tutto di marca serba con Djere che in un attimo vola 3-0 pressando con efficacia da fondo. Lorenzi, reduce dalla maratona di oltre tre ore vinta 7-6 al terzo sul tedesco Torebko (con l’aggiunta del doppio con Fabbiano, perso 10-8 al supertiebreak contro l’altra coppia tutta italiana Bolelli/Fognini), capisce subito che a fare a braccio di ferro da fondo ci rimette lui. Ed allora ecco che il 37enne senese inizia a mettere i consueti granellini di sabbia negli ingranaggi del gioco avversario: si mette a tre metri dalla riga di fondo e comincia a variare velocità ed altezza dei colpi, inserendo qualche variazione tattica fatta di palle corte e attacchi a rete. Djere ha un attimo di sbandamento che gli costa il break al quinto gioco, che però si riprende subito dopo e poi senza ulteriori scossoni il serbo incamera il primo set per 6-3.

In realtà però il match è cambiato, perché la pressione da fondo del n. 32 del mondo non è più così efficace come nella prima mezz’ora di gioco. Insomma, i granellini di sabbia azzurri a partire dal secondo parziale iniziano a fare il loro effetto. Lorenzi ora tiene agevolmente i suoi turni di battuta, grazie ad una ritrovata efficacia del servizio, mentre invece il 24enne residente a Novi Sad fa una fatica enorme, invischiato dalle variazioni di Paolo ed anche visibilmente insoddisfatto dell’incordatura delle sue racchette. Ne cambia addirittura due nei primi game del secondo set, per poi comunque continuare a scrollare la testa sconsolato nel sentire la tensione dell’ennesima racchetta che prende dal borsone (“Sono cambiate le condizioni di gioco, è scesa la sera, è aumentata l’umidità” ci spiegherà nel dopo partita). Djere lotta, sbuffa, salva tre balle break nel quarto gioco e poi addirittura sei (di cui tre consecutive) nel sesto, prima di capitolare due game dopo e consegnare di fatto il set a Lorenzi, che chiude meritamente 6-3 nel gioco successivo.

L’inizio del terzo set è ancora a tinte azzurre con il break in apertura a favore del n. 114 del ranking. Tra il pubblico in tribuna notiamo Jannik Sinner da un parte e Simone Bolelli dall’altra, quest’ultimo subito sotto di noi. Rimarranno fino alla fine del match, mentre invece Dusan Lajovic e Thomas Fabbiano si fermeranno qualche minuto, in piedi sulle scale che portano agli spogliatoi sotto il Centrale, a metà del parziale decisivo. Paolo va sul 2-0 e sembra avere il controllo del match. Ma qui è bravo Djere a cambiare registro (“Lui aveva rallentato il gioco ed era evidente che essere aggressivo come avevo fatto fino a quel momento non pagava, allora ho cambiato un po’ anch’io”): ora anche lui ha iniziato a variare altezza, profondità e velocità dei colpi.

Insomma, il match diventa “ugly”, come direbbe Brad Gilbert. E ad avere la meglio in questa nuova situazione tattica è il tennista serbo, che si riprende il break al quarto gioco, annulla due palle break nel game successivo, strappa nuovamente il servizio a Lorenzi alla quinta occasione e sale poi 5-2. Ora, pur lottando sempre in maniera commovente su ogni palla, Paolo paga un leggero calo fisico e soprattutto un calo alla battuta, colpo che l’aveva supportato alla grande nel set precedente: in entrambi i giochi in cui ha perso il servizio ha avuto la palla del game, ma non ha avuto l’aiuto sperato dalla prima di servizio.  Tutto sembra finito quando Djere si appresta a servire il match point sul 5-3, poco dopo le due ore e mezza di gioco.

Invece c’è un ultimo colpo di scena: due doppi falli consecutivi con conseguente imprecazione in serbo e sguardo d’odio verso le tribune del Centrale affacciate dietro il Grandstand (“Qualcuno mi ha disturbato, vabbè niente di grave” glisserà a fine match), fanno da anticamera all’ennesimo break della partita. Ma a Lorenzi non riesce l’aggancio, nonostante abbia ancora la forza di annullare due match point consecutivi prima di capitolare per 6-4 dopo 2h43′.

Per Djere ora la sfida contro la tds n. 8 Leonardo Mayer, che ha superato in rimonta in tre set Jiri Vesely, in una parte alta del tabellone che ha perso le altre due teste di serie, la n. 1 Fognini e la n. 6 Krajinovic. Insomma, una buona occasione per il serbo di puntare alla finale, che vorrebbe dire rientrare nella top 30, che dista solo poche posizioni e qualche decina di punti. Certo dovrà alzare il livello rispetto al match di oggi.

Risultati:

[Q] A. Balazs b. [6] F. Krajinovic 6-3 6-7(1) 7-6(5)
S. Travaglia b. [1] F. Fognini 6-1 2-1 rit.
[8] L. Mayer b. J. Vesely 3-6 6-4 6-4
[3] L. Djere b. P. Lorenzi 6-3 3-6 6-4

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