Napolitano si affida al Team Piatti: "Voglio entrare nei Top 100 entro l'anno e rimanerci"

Interviste

Napolitano si affida al Team Piatti: “Voglio entrare nei Top 100 entro l’anno e rimanerci”

Cambio di tecnico per Stefano Napolitano: “Non è stata una mia scelta, ma il Team Piatti mi dà tutto quello che mi serve”

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Stefano Napolitano a Ilkley 2019 (foto Vanni Gibertini)
 
 

Fresco di cambio d’allenatore, abbiamo incontrato Stefano Napolitano (n. 177 ATP) dopo il suo esordio stagionale “effettivo” sull’erba del Challenger di Ilkley (€137.500 di montepremi), dopo che il maltempo lo ha costretto lontano dai prati durante il torneo di Nottingham. A Ilkley Stefano ha passato il primo turno contro l’inglese Liam Broady ed è uscito al turno successivo contro la testa di serie n. 2 Ugo Humbert (n. 64 ATP) cedendo 4-6 6-4 6-0. Alle qualificazioni di Ilkley a Roehampton invece ha superato un buon primo turno contro il tedesco Bachinger, testa di serie n. 15, e proseguirà il suo cammino verso il tabellone principale contro il giapponese Sugita.

Abbiamo avuto modo di parlare con lui, tra le altre cose, della sua annata fino a questo momento, del suo passaggio al Team Piatti e della riforma ormai fallita del sistema di punti da parte dell’ITF.

Qual è il tuo rapporto con l’erba?
Non ho giocato moltissimo sull’erba. Più quando ero junior, mi piace abbastanza, ci ho anche vinto abbastanza, riesco ad adattarmi bene, riesco abbastanza in fretta velocemente. Anche se la stagione è molto breve mi preparo sempre molto bene, soprattutto perché io sono uno anche troppo perfezionista da questo punto di vista.

 

E come ci si prepara?
Dal punto di vista tattico l’approccio alla partita è abbastanza diverso, bisogna cambiare gli appoggi, soprattutto per uno alto come me, bisogna correre in maniera diversa, perché non si può certo muoversi come ci si muove sulla terra. Purtroppo non è semplicissimo trovare strutture con campi in erba per poter effettuare la transazione, per cui ho provato ad adattarmi giocando sul veloce nello stesso modo nel quale avrei giocato sull’erba e poi sono venuto in Inghilterra qualche giorno prima per potermi allenare su questi campi, anche se purtroppo a Nottingham è stato abbastanza inutile perché abbiamo giocato quasi tutto il torneo sul cemento indoor a causa della pioggia.

La stagione è arrivata quasi a metà. Che cosa ti è piaciuto e cosa non ti è piaciuto di questi ultimi sei mesi?
Credo che la mia stagione sia stata abbastanza positiva, non estremamente positiva, ma nemmeno una cattiva stagione. Ho fatto una finale, cinque quarti di finale, ho vinto partite buone, ne ho perse alcune lottate, come per esempio quella della settimana scorsa [a Nottingham] contro Karlovic. Sono abbastanza contento del mio rendimento, ma c’è da fare qualcosa in più per poter raggiungere i miei obiettivi, questo non mi basta.

Quali sono i tuoi obiettivi?
Vorrei arrivare nei primi 100 e rimanerci stabilmente. Questo è ciò che ci siamo posti di raggiungere l’inverno scorso durante la preparazione con il mio team. Tra le altre cose ho da poco smesso di lavorare con Johan, [Ortegren] l’allenatore svedese che mi ha seguito fino a tre settimane fa. È stata una sua decisione, ma fortunatamente ora ho l’appoggio dei ragazzi del Piatti Tennis Center: i ragazzi che sono lì per me sono tutti validissimi, oggi al mio angolo c’era Christian (Brandi), lavoro anche con Andrea Volpini. Dal momento che posso contare su un gruppo di persone così competenti, non credo che cercherò un coach a tempo pieno prima della fine della stagione, perché credo di avere il supporto di cui ho bisogno dal team di Piatti a Bordighera, perché quando Christian non è disponibile riescono a mandarmi qualcun altro, oppure un preparatore atletico quando ne ho bisogno. Per il momento non cercherò nessun altro. Quest’inverno vedremo che scelte fare, ma se le cose dovessero rimanere così penso che continuerò in questo modo anche oltre questa stagione.

All’inizio di quest’anno ci sono state molte polemiche causate dal nuovo sistema di ranking introdotto dall’ITF: con la posizione di classifica che sei riuscito a costruirti probabilmente l’impatto che hai sentito è stato molto più lieve rispetto a quello che è capitato ad altri giocatori, ma come hai vissuto questo passaggio?
Questo cambiamento è stato un disastro per molti, ha tolto motivazione a tanti giocatori che avevano un ranking comunque molto buono, perché se sei n. 300 a livello mondiale vuol dire che qualcosa di buono l’hai fatto, e non è giusto che tu venga tagliato fuori. Probabilmente le intenzioni erano giuste, perché si voleva provare a dare un tennis più professionale a livello più alto, ma con quella formula che hanno introdotto si è tolta qualunque possibilità a quelli che venivano da dietro in classifica, come i ragazzi giovani che provano a partire. In tanti hanno sentito l’impatto di questo cambiamento, molti hanno smesso di giocare a tennis. Ora torneranno i punti nei Futures, ma c’è stato un periodo di tempo piuttosto lungo che ha coinvolto un numero elevato di persone.

Secondo te quindi ci sarà un gap creato da questo tentativo di riforma che non verrà colmato dalla correzione che arriverà in agosto?
Beh, è matematico: ci sono stati dei punti che non sono stati assegnati, e quindi il gap a livello di punti tra i tennisti del livello superiore e quelli che normalmente frequentano i Future sarà più elevato.

Ma credi che quelli che hanno smesso di giocare a tennis a causa di questa riforma torneranno a farei i professionisti?
Non lo so. Alla fine è anche una questione di selezione: quelli che hanno smesso non hanno avuto la forza di andare avanti dopo l’introduzione della riforma. Però per chi volesse rientrare si tratta di ripartire da zero, ed è tremendamente difficile ripartire da zero, ci vuole una grandissima motivazione.

Parlando di ripartire da capo: secondo te i meccanismi attualmente in vigore per aiutare i giocatori che devono sospendere l’attività per un infortunio, come il ranking protetto, sono sufficienti oppure vorresti avere qualche protezione in più? Qualche giocatore parla di ranking a due anni invece di uno, per poter conservare i punti 24 mesi anziché 12: tu cosa ne pensi?
Credo si tratti di un discorso molto ampio, bisognerebbe vedere se avendo un ranking basato su due anni di risultati si conserverebbero comunque quelle fluttuazioni che ci sono ora quando un giocatore consegue dei buoni risultati. Penso che il ranking attuale a 12 mesi sia migliore, perché credo si debba premiare la stagione, ma fortunatamente non ho mai subito infortuni gravi e quindi non mi sono mai trovato in una situazione del genere, quindi forse non ho la giusta prospettiva sulla faccenda.

Il momento attuale del tennis italiano è molto positivo: Fognini Top 10, Berrettini Top 20 con due tornei vinti. È una cosa che si sente tra voi oppure non cambia il tuo lavoro quotidiano?
Certo che si sente, perché con questi ragazzi ci ho giocato non troppo tempo fa. Con Berrettini ho giocato la finale a Bergamo lo scorso anno, per esempio. E in semifinale ho giocato con Sonego, che sta facendo molto bene. È molto motivante vederli al vertice, mi piacerebbe arrivare lassù dove sono loro e fare quello che stanno facendo loro, ma loro non lo faranno per me. Posso provare a prendere l’esempio e seguirlo perché… Fogna ha vinto Montecarlo… Montecarlo… non capita proprio a tutti! Comunque qualche settimana fa c’erano 20 italiani nei primi 200, quindi il 10% di tutti i tennisti, è molto bello.

Ultima domanda: il ranking, quel numero di fianco al tuo nome, lo vivi come un obiettivo oppure è soltanto una misura di quello che fai nel tuo lavoro quotidiano?
Noi siamo atleti, e viviamo di risultati, perché è attraverso quelli che veniamo valutati. Però quando il risultato diventa un’ossessione si perde il focus sulla performance, su quello che c’è da fare per raggiungere il risultato. Ovviamente mi valuto anche con i risultati che ottengo, ma so quello che faccio giorno per giorno e quando dopo i primi sei mesi dell’anno mi guardo allo specchio e mi chiedo se ho fatto tutto quello che potevo fare per raggiungere i miei obiettivi, mi posso dire sì o mi posso dire no. I risultati possono arrivare anche per fortuna o per caso, ma se non c’è un buon processo è difficile mantenere i buoni risultati nel tempo.

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Alcaraz dopo la maratona: “Ho creduto in me stesso tutto il tempo. Sono pronto per queste partite in questi tornei”

Il fenomeno del momento, dopo più di 4 ore, dimostra forza mentale anche nel rispondere :” Non sono stato nervoso. Nel quarto e nel quinto set ho sorriso”

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Carlos Alcaraz - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Abbiamo già un’altra seria candidata a partita dell’anno, e il Roland Garros è iniziato solo da 4 giorni, e neanche si sono completati i secondi turni. Eppure, quando in campo va Carlos Alcaraz, lo spettacolo è in qualche modo sempre assicurato: più di 4 ore di partita, e match point annullato, per battere uno stoico Albert Ramos Vinolas. E, dopo una battaglia da stakanovista, il n.6 del mondo risponde pronto e dimostrando forza anche in sala conferenze.

Domanda: Ti aspettavi una partita così dura? Ovviamente conosci Albert molto bene e lo rispetti tanto.

Alcaraz: Sì, certamente. Lo rispetto e lo conosco molto. Sapevo che sarebbe stata una grande partita, e ovviamente difficile. Ma sono molto contento del livello, di aver potuto rimontare e ovviamente di averlo battuto alla fine.

 

D: Qual è il segreto del tuo successo? Non stasera, ma in generale, essere alla tua età uno dei migliori giocatori al mondo.

Alcaraz: Credere in me stesso e, naturalmente, lavorare sodo ogni giorno. Devi avere un buon obiettivo, buoni sogni, certamente cercando di seguirli. Lavorare sodo ogni giorno, penso che questo sia il segreto.

D: Oggi sei stato chiamato fenomeno, e così via, che sarai il prossimo grande. Come ti fa sentire che tutti parlano di te, come il prossimo grande numero 1? Ed essere chiamato fenomeno.

Alcaraz: Bene, è fantastico che la gente parli di te, pensi che sarò il numero 1 al mondo, ma ovviamente mi mette un po’ sotto pressione. Ma provo a non pensarci. Ovviamente essere il numero 1 al mondo è il mio sogno da quando ho iniziato a giocare a tennis. Quindi ci sto lavorando di più, ma cerco di non pensarci.

D: Mi chiedevo solo come ti sei sentito in quel quarto set. Quando eri giù e poi lui ha servito per il match, match point, come ti sentivi? Come ne sei uscito?

Alcaraz: Beh, è ​​stato un set difficile. Voglio dire, avevo fatto il break all’inizio del quarto. Lui è rientrato nel game successivo, ma sapevo che avrei avuto le mie possibilità nel quarto set, alla fine. Voglio dire, credo in me stesso per tutto il tempo, ma ovviamente è stata dura, salvare il match point lo è sempre.

D: Ho una domanda sul tuo movimento, sulla copertura del campo, in quello sei davvero molto veloce. Quindi mi chiedevo se è stata prestata molta attenzione a questo quando tu stavi crescendo, quando eri davvero giovane. E inoltre, se hai fatto 50 o 60 metri, se passa un po’ di tempo, se puoi dirci quale tempo è.

Alcaraz: Il movimento è una cosa su cui lavoro molto. Penso che sia molto importante muoversi bene in campo, nel tennis in generale è davvero importante. Io ci lavoro duro, per muovermi bene. Non so il tempo, ma direi veloce.

D: Sei ancora abbastanza nuovo a tutto questo. Non hai giocato in molti tornei del Grande Slam, sei ancora un giovane. Ti sembra però come se fossi calmo e stai bene su questi grandi palchi in questi momenti? Non è troppo grande per te?

Alcaraz: Come hai detto, sono ancora giovane, ma direi un giocatore piuttosto esperto ora. Mi sento a mio agio giocando su grandi stadi, grandi partite, giocando negli Slam. Come ho detto, fisicamente, anche mentalmente, sono forte. Penso di essere pronto a giocare questo tipo di partite in queste situazioni, questi tornei.

D: Come descriveresti i tuoi nervi oggi? Quanto sei diventato nervoso? Quanto ti è piaciuta la battaglia là fuori rispetto ad altre partite? Hai sentito più pressione a causa dell’essere all’Open di Francia?

Alcaraz: Hai sempre i nervi saldi la partita, ma oggi penso di non essere stato nervoso durante. Solo forse alla fine del quarto quando ha avuto match point, forse ho pensato che, beh, sei a un punto dal perdere, ma cerca solo di non pensare che sei agli Open di Francia. Sto cercando di godermi il momento, e mi divertono queste battaglie. Voglio giocare grandi e dure battaglie contro i migliori giocatori del mondo.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Roland Garros, Tsitsipas: “Ho tirato fuori il mio istinto da combattente nel terzo set”

Stefanos Tsitsipas si è spaventato parecchio contro Musetti: “All’inizio non ero lì con la testa, ero frustrato con me stesso”

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Stefanos Tsitsipas - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Stefanos Tsitsipas ha rischiato di uscire di scena già all’esordio, nella 126esima edizione dello Slam Parigino di Bois de Boulogne. Il greco ha dovuto sudare le proverbiali sette camicie per avere la meglio del nostro Lorenzo Musetti. Il carrarino, come un anno fa negli ottavi con Djokovic, ha incantato magnificamente il Philippe Chatrier portandosi ad un solo parziale dall’impresa di eliminare il finalista della passata edizione. Stefanos però ad un passo dall’esiziale e definitivo abbandono prematuro del secondo Major dell’anno, che dopo un’eccellente stagione sulla terra – con la semifinale di Madrid, l’ultimo atto al Foro Italico ma soprattutto il titolo di bicampione nel Principato monegasco – avrebbe avuto il sapore amaro di un’occasione non colta, si è ritrovato o per meglio dire (come ha ricordato anche lui in conferenza) ha ritrovato il servizio, e si è scosso pienamente riscoprendo il suo instinto brutale di combattente puro sangue. Facendo sempre affidamento alle parole del 23enne ateniese, è stato abbastanza inspiegabile il blackout mentale avuto nella prima parte dell’incontro, anche se seguendo ciò che ha dichiarato Tsitsi, probabilmente la causa è da rintracciare in una mancata capacità di concentrazione sul focus del momento ed una contemporanea esasperazione della proiezione su quello che accadrà. Questi ed altri ancora sono stati i temi toccati in sala stampa dal n. 4 ATP dopo la battaglia di 3ore e 36minuti con il 20enne toscano.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

D: Partita lunga come al solito. Sei abituato a questo tipo di match. Come riesci ad affrontare tali sfide?

Stefanos Tsitsipas: “Devo davvero lavorare per ottenere qualcosa nella vita. Le cose non sono facili. Mi rifiuto di abbandonare la possibilità di provarci. Questo è semplicemente il modo in cui io approccio a queste condizioni. La partita non è mai veramente persa, finché non si conclude realmente, anche quando si è sotto di due set. Ti basta giocare punto dopo punto. Desideri solo che i tuoi sforzi pagheranno a lungo termine. Sai, essere in quella situazione è come, essere su una montagna che devi scalare, e sono stato in grado di arrampicarmi e capace di ritrovare lo slancio in modo costante e coerente con il mio gioco”.

 

D: Conoscendo Lorenzo, lo sapevi che sarebbe stata una partita del genere?

Stefanos Tsitsipas: “Assolutamente sì. L’ho detto. Sa lottare fino in fondo in ogni match. È un giocatore di talento, che ha un bel rovescio a una mano. Conosce il gioco sulla terra battuta. Lui è cresciuto giocando su questi campi. È sicuramente un avversario davvero difficile da affrontare in qualsiasi circostanza”.

D: Qual è stata la chiave della vittoria oggi? Quanto hai fatto in questo incontro, pensi che basterebbe per il prosieguo del torneo?

Stefanos Tsitsipas: “Beh, una volta che ho iniziato a trovare il mio servizio, il quale era davvero spento nel primo set. Forse non nei primi scampoli della partita, ma dopo è completamente crollato. Non lo sentivo per nulla. Questo ha permesso a lui [Musetti, ndr] di potermi allontanare dalla linea di fondo di parecchi metri. Una volta che ho davvero trovato lo slancio sul mio servizio, la mia routine e tutto il resto, sapevo che sarebbe stato tutto diverso, che sarebbe stato quel fiammifero che avrebbe innescato una nuova partita con una diversa inerzia. Sai, mi sentivo come se stessi servendo meglio di lui, creando più opportunità con il mio servizio, e ciò mi permetteva di premere anche di più da fondo campo. Sarebbe stato un po’ ingiusto, dalla mia prospettiva, avere un risultato che non fosse la vittoria”.

D: Qual è il tuo programma prima della prossima partita?

Stefanos Tsitsipas: “Sempre fisioterapia leggera, camminare, attivazione. Domani è un giorno per ricaricarmi e ottenere ancora più energia in vista del giorno successivo”.

D: Hai detto che in campo all’inizio non facevi tutto quello che era in tuo possesso per sentirti bene. Volevo solo capire meglio. Intendevi in un modo fisico, a livello di energie, oppure mentale

Stefanos Tsitsipas: “Modo mentale, assolutamente. Mentalmente, non so cosa fosse esattamente, ma non ero lì sul campo con la testa. Ero da qualche altra parte. Ero frustrato con me stesso. Cosa ho fatto per sentirmi in quel modo o per meritarlo in un palcoscenico come questo, in un Grande Slam, non si sa. O meglio credo e penso di essere stato davvero troppo concentrato sul futuro, pensando ad altre cose invece di essere realmente e pienamente presente in ciò che io stavo facendo in quel momento. Ma il mio istinto di combattente è venuto fuori nel terzo. Non avevo altra scelta, immagino. Ho davvero dovuto tirarlo fuori e andare fino in fondo, per recuperare e centrare il successo”.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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evidenza

L’ultima recita di Jo-Wilfred Tsonga: “Non avrei potuto chiedere di meglio”

Un commosso Tsogna saluta tutti, dopo l’abbraccio dei 15.000 del Philippe Chatrier. “Sono tutti molto felici, perché sono finalmente riuscito a piangere”

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Jo-Wilfried Tsonga - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Guarda il video integrale sul sito Intesa Sanpaolo

Ieri si è chiusa la carriera di Jo-Wilfried Tsonga dopo la sconfitta contro la testa di serie n.8 Casper Ruud per 6-7, 7-6, 6-2, 7-6. Di seguito l’emozionante conferenza dell’ex tennista francese.

D. Vorrei solo chiederti qual è la tua emozione più grande in questo momento e come ci si sente là fuori in campo al termine del match con la standing ovation dal pubblico.
JO-WILFRIED TSONGA: La mia emozione più grande è stata tutta la partita di oggi e anche dopo. È stato semplicemente fantastico. Il modo in cui la folla mi ha sostenuto oggi, mi ha dato la forza di combattere, ed è quello che ho fatto. Oggi è stata una bella partita per me. Purtroppo non l’ho fatta finire come volevo, ma finisco in campo, giocando come ho fatto per tutta la mia carriera, correndo dietro alla pallina. Sì, è stato emozionante per me, in un certo senso ho finito come volevo finire.

D. Oggi è stato un grande giorno per te. Hai qualche idea sul tuo avversario, Casper Ruud, che ha cercato di fare del suo meglio?
JO-WILFRIED TSONGA: Sì, oggi penso che non fosse una partita facile per lui da giocare contro di me qui davanti alla folla francese. Non è facile, e penso che l’abbia fatto molto bene. Ha giocato un tennis solido, perché penso che oggi sarei riuscito a battere la maggior parte dei giocatori ma non lui. Voglio dire, è sempre appassionato. Gli piace essere in giro. Oggi ha fatto benissimo.

 
Jo-Wilfried Tsonga e Casper Ruud – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)

D. Congratulazioni per la tua carriera. Quali sono i tuoi ricordi preferiti? Quale è cosa più importante, l’unica cosa che il tennis ha dato a te?
JO-WILFRIED TSONGA: Per me è stato tutto bello. Tutto il percorso è stato, sai, bello da vivere. Anche il triste momento, anche il momento difficile. Sai, per me, non posso dire che un giorno sia stato migliore di un altro, sai, perché un giorno vinci Paris-Bercy, e il giorno dopo ti senti ancora bene. Così è ancora una buona giornata. Ho passato così tanti bei momenti e penso che la cosa più importante per me era vivere questo con le persone intorno a me ed essere in grado di condividere la tristezza a volte, la felicità. Sì, quello che ricorderò di sicuro, è tutte le relazioni che avevo con le persone intorno.

D. Questo match è stato il simbolo della tua carriera. Hai sempre combattuto. Tu sei sempre stato splendido in campo. 6-5 nel quarto. Poi ti sei fatto male alla spalla. Quindi c’è un po’ tutta la tua carriera in questa partita.
JO-WILFRIED TSONGA: È vero, un po’ di tutto. Bei momenti. C’è quasi come un copione o uno scenario, e infortuni e anche un avversario che era molto solido dall’altra parte. Anche questo fa parte della mia carriera Penso di aver giocato contro giocatori incredibili per tutta la mia carriera. Certo, beh, i primi quattro giocatori ma non solo loro. Anche altri. Del Potro, Cilic, Wawrinka, Ferrer, tutti questi sono duri combattenti. Quindi oggi, beh, sono felice di aver giocato contro Casper. È un giocatore intenso. Penso che sia molto stabile se tu guardi i suoi risultati. È un giocatore solido. Per me, essere stato in grado di combattere contro un solido giocatore per la mia ultima partita è quello che mi aspettavo. Questo è quello che volevo fare. Volevo finire così, in campo, per fare del mio meglio, infortunato o meno. Quando stavo per servire e mi sono reso conto che non potevo mettere il braccio su, poi ho chiamato il fisio. Ma ho pensato, sto andando devo rimanere in campo e finire questa partita. Ecco come volevo finire, in campo, dare il mio miglior tennis. Io penso che questo sia quello che ho fatto. In ogni caso, non ci sarebbe stata una seconda partita, perché oggi ho lasciato tutto in campo.

Benoit Paire, Gael Monfils e Richard Gasquet – Roland Garros 2022 (foto Roberto dell’Olivo)()

D. Vorrei chiederti una cosa. Questa partita è stata davvero tirata. Durante il tiebreak del secondo set, eri favorito, credo. Lo scenario sarebbe potuto essere diverso se avessi vinto questo set. Lo sapevi che la gente avrebbe festeggiato, per questo la gente era venuta alla tua ultima partita? Eri consapevole di questa possibile celebrazione?
JO-WILFRIED TSONGA: Sapevo che qualcosa sarebbe successo. Sapevo che qualcosa doveva succedere. Non sapevo cosa, non sapevo chi. Per me, è stato abbastanza commovente vedere i miei primi allenatori all’angolo. Anche i miei genitori. Di solito sono abbastanza discreto, e so che non è proprio qualcosa che loro piace, essere visti davanti alla folla. Anche i ragazzi, Gael ha detto che sarebbe venuto. Lui mi ha detto: ‘Non potevo mantenere un segreto’. Non sapevo dei giocatori che sarebbero venuti in campo. Naturalmente stavo pensando a un certo numero di cose, pensando forse questo, forse quello. Ma non volevo pensare anche io molto su questo, perché volevo viverlo davvero il momento, che è quello che ho fatto fino in fondo. Mi sono davvero divertito. Sono tutti molto felici, perché sono finalmente riuscito a piangere. Bene, è un momento che rimane nella mia memoria, ma è così veloce quando ci sei dentro. È difficile vivere il momento che stai vivendo. I miei occhi erano dappertutto. Non sapevo davvero dove andare. Quando rivedrò le immagini in seguito, sarò molto commosso.

D. Bene, a proposito, per favore dicci di più sulla tua mentalità quando stavi giocando questa partita. Eri teso perché pensavi che potesse essere l’ultima o non hai sentito alcuna pressione, perché pensavi che forse quello fosse l’inizio di un’intera serie di vittorie e quindi di totale felicità? Come hai fatto a gestire questo, perché tu sapevi che era il tuo ultimo torneo e la fine della tua carriera?
JO-WILFRIED TSONGA: Beh, è ​​stato abbastanza difficile. Prima dell’inizio della partita, ero con Thierry e mio fratello e un mio amico che è stato con me, Clement Genin, che era con me, fisicamente parlando, dentro gli ultimi mesi. Ogni volta ci guardavamo negli occhi ci siamo resi conto che forse quella era la mia ultima volta che avrei giocato nel centrale dello Philippe Chatrier. Quindi è dura. Ero in campo. Ma emotivamente parlando, ero in una condizione molto speciale. Ho pensato, ‘no, no, no, non ora, non ora, devi provarci. Volevi essere qui. Volevi combattere fino all’ultimo punto. Non c’è tempo per le emozioni ora’. Quindi potevo sentire le lacrime nei miei occhi, ma poi quando ero in campo, come ho detto prima, devi andare, ed è stato un bene per me. Ho detto, c’è una partita da giocare. Questo è quello che ho fatto.

D. Ora, quello che è successo è stato molto importante, ma vorrei parlare di quello che verrà dopo. Che dire di questa sera, i giorni a venire? I mesi a venire? E poi questa nuova pagina bianca, una nuova vita per te. Cosa diresti del tuo futuro in breve, medio e lungo periodo?
JO-WILFRIED TSONGA: A breve termine, beh, non ti inviterò. Potresti non essere in grado di trovare la strada di casa. Scherzi a parte, a breve festeggerò con i miei amici. Molte persone sono venute da lontano per vedermi e per festeggiare. Allora mi godrò la serata. Domani ho degli esami, perché credo di essermi fatto davvero male alla spalla. Poi mi godrò l’estate in Europa. prenderò una pausa e continuerò a sviluppare l’accademia con Thierry. Continuerò e organizzerò i tornei qui in Francia, il torneo ATP e basta. E inoltre colgo l’occasione per incontrare tutti queste persone che non ho potuto incontrare in questi anni e che mi sono mancate

D. Ora hai assaggiato un match di alto livello sul centrale con un sacco di folla che ti sostiene. Che cosa ti mancherà alla fine della tua carriera? Cosa ti mancherà nella tua vita da giocatore?
JO-WILFRIED TSONGA: Bene, l’hai detto. È adrenalina, per entrare in un grande campo come questo, adrenalina che puoi sentire quando hai 15.000 persone che gridano il tuo nome, sostenendoti in campo. Quello che è successo a me è abbastanza improbabile. Fisicamente non mi sentivo così bene di recente, ma oggi, come ho detto prima, oggi o negli ultimi due o tre giorni, sono stato meglio. E non mi sentivo così da molto, molto tempo. Penso che sia grazie a tutto questo, cioè a tutte queste persone che mi sostengono, e la mania, la passione, le persone sugli spalti. Era pura follia oggi. Una delle migliori atmosfere che ho visto nella mia carriera, ed è la mia ultima partita. Non avrei potuto chiedere di meglio. Non potevo chiedere una sceneggiatura migliore, a parte il fatto che avrei potuto vincere. Beh, francamente, questo è ciò che mi mancherà, il contatto con la folla. E anche con quelli che mi hanno sostenuto per tutti questi anni.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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