Challenger Milano, continua il sogno di Musetti: è in semifinale

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Challenger Milano, continua il sogno di Musetti: è in semifinale

Il diciassettenne di Carrara supera il salvadoregno Arevalo. Prima semi Challenger e ingresso tra i top 400. Adesso sfida al n.1 del tabellone Hugo Dellien

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Lorenzo Musetti - ATP Challenger Milano 2019 (foto Francesco Peluso)

È la settimana delle prime volte per Lorenzo Musetti. Dopo il primo quarto, ha scelto l’ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS (46.600€, terra) per raggiungere la prima semifinale in un torneo così importante. Lo sta facendo alla grande, sfibrando gli avversari che si sciolgono, liquefatti, nel caldo milanese. Durante il match contro Marcelo Arevalo, il clima non era micidiale come nei giorni precedenti, ma il salvadoregno – pur non essendosi ritirato – ha alzato bandiera bianca molto prima della stretta di mano. È finita 7-6 6-2 per il carrarino, capace di aggiudicarsi gli ultimi 18 punti contro un avversario ormai esausto.

Prima di giocare l’ultimo game, Arevalo ha chiesto l’intervento del fisioterapista. Dopo aver parlato con il supervisor Cedric Mourier ha scelto di andare avanti, probabilmente perché da lì a poco avrebbe giocato la semifinale del doppio. Poco importa: Musetti ha mostrato una superiorità abbastanza netta. Avanti 5-2 (con due break) nel primo set, sembrava avere il match in controllo. Si è un po’ distratto, ha tentato un inutile serve and volley sul setpoint sul 5-3 e si è fatto riacchiappare da un avversario generoso, ma spesso in difficoltà. Musetti si è trovato addirittura 5-6, ma nel momento del bisogno ha trovato la giusta concentrazione e si è aggiudicato il tie-break.

Molto importante un errore di Arevalo sul 4-3, un dritto fuori di un metro dopo aver colto in contropiede Musetti. Di nuovo avanti, l’azzurro ha ritrovato tranquillità e ha chiuso il parziale con un ace. Nel secondo, sia pure in svantaggio di un break, non ha mai dato l’impressione di poter perdere. Quando Arevalo ha finito le batterie, è stato un dolce planare verso la vittoria che gli garantirà l’ingresso tra i top-400 ATP . All’angolo di Musetti, sin da quando andava alle scuole elementari, c’è coach Simone Tartarini. I due vivono in simbiosi, hanno creato un rapporto che va ben oltre a quello tra coach e giocatore.

“In effetti ho sempre avuto la sensazione che Lorenzo fosse superiore – racconta Tartarini – l’unico dubbio l’ho avuto in avvio, quando serviva Arevalo. È un ottimo doppista, serve bene e con tanta rotazione. Il problema era individuare la giusta posizione in risposta. Appena l’ha trovata ero abbastanza tranquillo, perché Lorenzo era sempre sopra durante lo scambio. Al di là delle sensazioni, il primo set è stato comunque complicato. Ogni tanto ha dei cali, ha perso un game che gli è costato mentalmente e in effetti la partita è girata un po’. Ma continuava a sembrarmi nettamente superiore”. Il campo ha dato ragione a Tartarini, alla primissima esperienza come coach internazionale. Per lui è tutto nuovo, proprio come per Musetti.

E allora ci si domanda come preparano le partite contro avversari che non hanno mai visto, o comunque poco conosciuti. “Chiaramente conosciamo i più forti – riflette Tartarini mentre Musetti fa defaticamento in palestra, prima di tuffarsi in piscina per il rituale bagno del post-match, ormai un piccolo portafortuna – quando non li conosciamo chiediamo in giro, oppure diamo un’occhiata su Youtube. Più in generale, quando trovi un giocatore che non conosci provi a eseguire il tuo schema nel miglior modo possibile. Se sappiamo qualcosa in più, lo inseriamo nel contesto della nostra tattica. Poi, è ovvio, ogni tanto proviamo a comunicare. L’importante è che Lorenzo faccia bene il suo”. Milano si è rapidamente innamorata di un ragazzo che sembra avere le carte in regola per raggiungere traguardi importanti. Contro Arevalo ha offerto alcune giocate straordinarie. In particolare, era decisamente in palla con il rovescio lungolinea. Ha lasciato fermo l’avversario almeno una decina di volte.

E pensare che Musetti non veniva da un momento troppo positivo: “In effetti non ci aspettavamo la semifinale – racconta Tartarini – dopo la vittoria in Australia ha giocato subito i tornei Challenger, il cui livello è mediamente alto. Non ci sono punte clamorose, ma ogni torneo presenta la situazione in cui puoi perdere al primo turno o arrivare in fondo. A Lorenzo lo dico sempre, il suo livello è tale da pensare di arrivare in fondo, ma ovviamente ci sono anche gli avversari. Nell’ultimo mese ha perso alcune partite in cui era incerto nei momenti importanti. Non faceva il suo gioco, aveva paura… Per questo siamo arrivati a Milano un po’ timorosi, con sensazioni non troppo positive. E allora gli ho detto di giocare rilassato, senza pensare al risultato. Ero tranquillo perché in allenamento ha sempre svolto un lavoro di qualità. Se non ci sono i risultati arrivano ansia e pressione, ma io non ho mai avuto dubbi sul suo conto. Intanto è già certo di salire al numero 375 ATP, risultato più che auspicabile in questa fase della stagione. E stiamo parlando di un ragazzo di appena 17 anni.

Superate le difficoltà di giovedì, la testa di serie numero 1 Hugo Dellien ha saputo alzare il livello nel momento del bisogno, e sarà lui l’avversario di Musetti in semifinale. Il numero 93 ATP ha vinto piuttosto facilmente contro Tommy Robredo, un secco 6-2 6-3 che ha lasciato poche speranze all’ex top-10 spagnolo. In grande difficoltà nei turni di servizio contro Olivo, stavolta ha tenuto un buonissimo rendimento e – in particolare – non ha sbagliato quasi nulla con il rovescio. È chiaramente il suo colpo debole, ma vivi miglioramenti gli hanno permesso di crescere nell’ultimo anno e mezzo.

Robredo ha cercato di spingere da quella parte, ma gli ha fatto il solletico. Al contrario, quando era Dellien a spingere, otteneva quasi sempre il punto. C’è stata un po’ di partita in avvio di secondo, quando Robredo ha preso un break di vantaggio (2-0), ma la fuga è durata poco. Troppo più pesante la palla di Dellien, mentre Robredo non trovava una via sicura per raccogliere punti. A fine partita, il boliviano (che è in tabellone a Wimbledon: se la vedrà con John Millman) si è intrattenuto con la decina di tifosi boliviani che continuano a sostenerlo con passione, “armati” con bandiere e cappellini con i colori del paese sudamericano. Per quanto visto contro Robredo, per Musetti sarà un match davvero complicato, il primo in carriera contro un top-100 ATP.

L’altra semifinale vedrà in campo il gigante serbo Danilo Petrovic e l’indiano Sumit Nagal. Il primo ha tenuto a bada Frederico Ferreira Silva, mentre il secondo è stato impeccabile contro il potente Aslan Karatsev nell’ultimo match di giornata. I due hanno giocato a ritmi molto elevati, divertendo il pubblico milanese, ma alla fine ha prevalso la regolarità dell’indiano. Ci sarà un po’ d’Italia anche nella finale del doppio: in coppia con Andrei Vasilevski, il torinese Andrea Vavassori è giunto in finale. Dovessero battere Brkic-Pavic, per Vavassori sarebbe il secondo titolo consecutivo a Milano (lo scorso anno si impose in coppia con Julian Ocleppo).

 

Ufficio Stampa ASPRIA Tennis Cup – Trofeo BCS

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Accadde Oggi

Accadde oggi: 23 anni fa, Federer entrava in classifica per la prima volta

Era il 22 settembre 1997: vincendo otto partite in un torneo satellite svizzero, Federer guadagnò i suoi primi 12 punti ed entrò nel ranking alla posizione 803. Per non uscirne più e firmare ogni record possibile

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Nella settimana in cui Denis Shapovalov entra per la prima volta in top 10, c’è un’altro tennista dal rovescio a una mano da celebrare, e risponde (ovviamente) al nome di Roger Federer. Ventitrè anni fa, il 22 settembre 1997, Federer ottenne i primi punti ATP che gli permisero di entrare nel ranking alla posizione 803.

All’epoca Federer partecipò a un torneo satellite ITF, una vecchia modalità di tornei che duravano un mese e si strutturavano in quattro tappe, nelle città di Noes, Nyon, Biel e Bossonens; grazie alla semifinale raggiunta nel primo evento, al quale gli fu garantito l’accesso da una wild card, e alle otto vittorie complessive nel corso delle quattro settimane, Federer guadagnò i primi 12 punti utili a iscrivere il suo nome nelle classifiche ufficiali.

Negli ultimi 23 anni di strada ne ha fatta lo svizzero, a partire dalla prima stagione terminata al n. 704 mentre nel 1998 era già tra i primi 400 del mondo. L’8 febbraio del 1999 è entrato per la prima volta nella top 200 e sette mesi più tardi, il 20 settembre 1999, tra i primi 100. La scalata è proseguita senza intoppi negli anni successivi e l’ingresso in top 30, top 20 e top 10 sono avvenuti rispettivamente nel 2000, 2001 e 2002. L’inizio di stagione 2003 ha portato con sé la quinta piazza della classifica mondiale mentre la conquista del numero uno del mondo è arrivata dopo la vittoria all’Australian Open 2004, il 2 febbraio.

Lo svizzero si è poi trovato in vetta alla classifica per più tempo di chiunque altro nella storia del tennis, 310 settimane, anche se ora Djokovic sembra in grado di operare il sorpasso: al serbo basterebbe mantenere la vetta fino all’8 marzo 2021 per riuscirci.

Ci sono altri primati che Federer è invece quasi certo di conservare per molto altro tempo: a 39 anni è ancora in top 5 (è il numero 4 del mondo), il più anziano dopo Ken Rosewall, mentre detiene in solitaria il record di numero 1 più anziano, in virtù dell’exploit a Rotterdam nel febbraio 2018 a 36 anni e 6 mesi.

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Roland Garros: avanza solo Cecchinato nella seconda giornata di qualificazioni

Il siciliano convince contro Ernests Gulbis. Al secondo turno troverà Lestienne. Salutano subito Parigi Matteo Viola, Stefano Napolitano e Federico Gaio

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Marco Cecchinato - Qualificazioni Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

Dopo l’ottima giornata di ieri dei tennisti italiani nelle qualificazioni del Roland Garros (quattro vittorie e una sconfitta), oggi la rotta si è invertita e si sono registrati tre KO. L’unico giocatore azzurro a centrare il successo nel primo turno è stato Marco Cecchinato che in due set, 6-3 7-5, ha superato Ernests Gulbis, ex semifinalista dello Slam parigino. Il n. 110 del mondo già a Roma aveva fatto vedere dei progressi evidenti che si sono confermati anche oggi, giornata nella quale ha subìto solo un break e vinceto oltre il 70% dei punti sia con la prima che con la seconda. Il suo prossimo avversario sarà il francese Constant Lestienne.

Ad essere stati sconfitti invece sono Matteo Viola, Stefano Napolitano e Federico Gaio, tutti in due set. Quest’ultimo è stato battuto dall’argentino Renzo Olivo, certamente un esperto della terra rossa, per 6-4 6-4, nonostante l’italiano fosse stato in vantaggio 3-1 nel primo set, con ulteriori occasioni nei game successivi. Viola invece ha perso da Jurij Rodionov, con l’austriaco che si è imposto 6-3 7-6(4). Matteo, attuale n. 228 del mondo, ha avuto diverse opportunità soprattutto nel secondo set dove non ha sfruttato due set point in risposta sul 6-5. Napolitano infine (ripescato dopo il ritiro di Alejando Tabilo) è stato battuto dal 23enne spagnolo Carlos Taberner dopo quasi due ore di match (6-4 7-5).

Il tabellone maschile completo con tutti i risultati aggiornati

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È già finita la collaborazione tra Sabalenka e Kindlmann

La bielorussa aveva assunto il coach tedesco per lo US Open, subito scaricato a fine torneo. Affronterà il finale di stagione con il suo sparring partner in veste di allenatore

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Aryna Sabalenka - Wuhan 2019 (via Twitter, @wuhanopentennis)

Appena un mese fa Aryna Sabalenka aveva iniziato la collaborazione col tedesco Dieter Kindlmann, ma in questi 30 giorni non sembra essersi creato un vero feeling. La bielorussa infatti ha annunciato che il rapporto tra i due è già giunto al termine. Attualmente Sabalenka si trova a Strasburgo per il torneo WTA International, dove ha superato agevolmente il primo turno contro Ellen Perez, ma il passo falso che sembra essere costato il posto al tedesco è la sconfitta al secondo turno degli US Open per mano di Azarenka. L’accordo tra Sabalenka e Kindlmann era proprio quello di lavorare fino al termine dello Slam newyorkese e poi valutare il da farsi.

“Gli ho detto che penso di non essere pronta per una nuova persona nel mio team al momento“, ha spiegato la n. 12 del mondo. “Lui è una persona fantastica, un grande allenatore, ma io non sono pronta. Per il momento lavorerò con il mio sparring partner (Anton Dubrov, ndr) come coach”. La prossima sfida è costituita dagli ottavi di finale del torneo francese, dove la bielorussa affronterà la russa Anna Blinkova.

UN BREVE RECAPSabalenka ha iniziato a lavorare con Tursunov nell’estate del 2018 e i due hanno subito mostrato di essere molto affiatati. Le prime crepe sono comparse un anno dopo, nell’agosto 2019, quando è stata annunciata una prima rottura che in realtà è durata poco. Nel finale di stagione i due hanno ripreso a lavorare insieme – e si è visto: Aryna ha vinto Wuhan e ‘Masterino’ di Zhuhai – salvo poi allontanarsi di nuovo, ritrovarsi a febbraio dopo l’Australian Open (giocato da Sabalenka senza Tursunov) e allontanarsi di nuovo circa un mese fa, quando la tennista bielorussa ha annunciato la collaborazione con Kindlmann che si è già conclusa.

 

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