Wimbledon: Nadal e Djokovic vogliono un ATP più forte

Interviste

Wimbledon: Nadal e Djokovic vogliono un ATP più forte

WIMBLEDON – Rafael Nadal si lamenta ancora delle teste di serie “erbivore”: “Assegnano 2000 punti ATP e fanno quello che vogliono”. Djokovic sfinito per le sue fatiche sindacali: “la riunione del Council è durata più di sette ore”

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Novak Djokovic a Wimbledon 2019 (foto YouTube Wimbledon)

Da Wimbledon, il nostro inviato

L’asfissiante ondata di calore che sta avvolgendo quasi tutta l’Europa Occidentale è arrivata, almeno per un giorno, anche a Londra, che in questo sabato di giugno si è trovata a dover gestire temperature vicine ai 35 gradi. Gli immacolati prati dell’All England Club, pronti a ospitare da lunedì il più famoso torneo del mondo, non dovranno però sopportare a lungo questa insolita canicola: le previsioni parlano di una prima settimana dei Championships con tempo generalmente soleggiato ma temperature decisamente miti, poco sopra ai 20 gradi. Fortunatamente per i tennisti (e per gli altri addetti ai lavori) l’evento principale di questa giornata era prevista nel freschino dell’aria condizionata della sala interviste, dove i protagonisti (o presunti protagonisti) dello Slam londinese si sono succeduti nelle conferenze stampa pre-torneo.

Con il canonico ritardo che accompagna queste occasioni, Rafael Nadal è stato il primo a presentarsi davanti ai taccuini, per nulla preoccupato delle due sconfitte subite nella esibizione di Hurlington (“Si tratta di match molto diversi dalle partite ufficiali”) e molto concentrato sulla prima partita che lo attende contro Sugita, “un giocatore che ha già giocato e vinto tre partite su questa superficie e che sarà duro da affrontare”. Il maiorchino ha rinunciato a giocare tornei di preparazione per questo Slam e sta quindi trovando la forma giorno dopo giorno.

Inevitabile la domanda sulle sue dichiarazioni a proposito del sistema di teste di serie in vigore a Wimbledon, l’unico torneo che non rispetta la classifica mondiale per dare più peso ai risultati ottenuti sull’erba: “Questo è un problema a livello di ATP – ha spiegato Nadal – questo torneo assegna 2000 punti e noi permettiamo che faccia quello che vuole. È un fatto che non capisco, perché questa decisione ha delle conseguenze che si ripercuotono per tutta la stagione. Non è solo l’erba, la stagione non è solo l’erba: tutti i giocatori lavorano sodo per ottenere un ranking tale da poter essere testa di serie, e poi arrivano qui e rischiano di avere un tabellone più difficile a causa di questo criterio. Rispetto le regole di Wimbledon, la sua storia e tutto quanto, e capisco anche come il loro modo di vedere le cose possa essere diverso dal nostro. Ma se l’ATP assegna a questo torneo la possibilità di assegnare 2000 punti dovrebbe avere più peso decisionale sulle regole da adottare”.

 
Rafael Nadal – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Per continuare le controversie è arrivata subito dopo anche Serena Williams, che ha spiegato come abbia ripreso ad allenarsi da circa una settimana e mezzo, che dopo 3-4 giorni di allenamento fosse già a pieno regime per quel che riguarda le ore di campo e che è rimasta sorpresa quando qualcuno le ha fatto notare che la WTA ha una nuova numero 1: “Sono molto contenta per Ashleigh, è davvero una tennista con un gioco straordinario, è sempre così calma e rilassata in campo, davvero contenta per lei”.

La fuoriclasse americana ha anche voluto chiarire come siano andate le cose a Parigi nel famoso incidente che ha visto Dominic Thiem “sfrattato” dalla sala interviste principale: “Ho chiesto, o meglio supplicato, gli organizzatori di mettermi nella sala interviste più piccola. Mi hanno detto di no. Allora ho detto che avrei atteso negli spogliatoi e che sarei tornata alla fine della conferenza stampa di Thiem, e a quel punto mi hanno detto di rimanere lì e hanno spostato Thiem dalla sala principale. Ho detto, testuali parole, ‘siete davvero maleducati a fare una cosa del genere’, e il giorno dopo tutto d’un tratto avevo una ‘personalità difficile’. Comunque con Thiem è tutto chiarito, ci siamo parlati, è un ragazzo che mi è sempre piaciuto, è un tennista straordinario. Onestamente, sono troppo vecchia per trascinare controversie come questa, per cui ci tengo a mettere in chiaro come sono andate le cose”. Parole di grande ammirazione sono andate anche a Cori Gauff, la quindicenne che si è qualificata per il tabellone principale e che affronterà al primo turno la sorella di Serena, Venus: “Non sono sicura, ma potrei anche guardare la partita”.

Attesissimo ovviamente Andy Murray, che nella sua nuova veste di doppista, ancora alla ricerca di una compagna per il doppio misto, ha parlato dei problemi della specialità: “Uno dei motivi per cui alcune delle giocatrici mi hanno detto di no è che vogliono rimanere focalizzate sul singolare. Ho parlato con parecchi doppisti recentemente, e mi hanno detto che a volte, se il tempo non è clemente, il doppio misto viene tralasciato fino alla fine del torneo, e ci si ritrova a giocare parecchi match nella stessa giornata, rovinando magari le chance di vittoria nella competizione ‘principale’. Questo ha un effetto anche nel tabellone di doppio maschile qui a Wimbledon, dove si gioca al meglio dei cinque set. Credo che sarebbe il caso di ripensare questa decisione, perché in questo modo si scoraggiano giocatori che magari vorrebbero giocare anche il doppio ma che poi desistono per paura di dover magari giocare 10 set in un giorno solo ad uno stadio avanzato del torneo”.

Serena Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

La nuova n.1 WTA Ashleigh Barty è sembrata completamente a suo agio nel suo nuovo ruolo di regina del circuito: “Sicuramente c’è più rumore di fondo, ci sono tante altre cose che accadono intorno a me, ma all’interno del mio team le cose non sono cambiate per nulla dopo Parigi, dopo Birmingham e dopo la conquista della prima posizione”. Magari la giovane australiana è ancora su una nuvola, o forse il potere logora chi non ce l’ha, perché la “detronizzata” Naomi Osaka ha invece spiegato come essere numero uno era “uno stress e una pressione molto superiore a quello che avrei potuto immaginare, niente avrebbe mai potuto prepararmi per quella situazione”. Ora che quello stress è andato, paradossalmente si sente più rilassata, comunque meno incline a fare “overthinking”, ovvero a pensare troppo alle cose da fare in campo.

Elegantissimo come sempre nella sua giacca bianca Uniqlo, Roger Federer è stato protagonista dell’intervento meno controverso del pomeriggio, in pieno stile svizzero. Ha ribadito i concetti già espressi nel giorni scorsi su come a suo avviso il sistema di teste di serie utilizzato a Wimbledon è giusto (“anni fa non solo le teste di serie venivano rimescolate, ma giocatori che erano nei primi 32 finivano per non avere nessuna testa di serie – era molto più duro così”) e su come il coaching nel tennis “non sia necessario”, perché creerebbe delle differenze dando un potenziale vantaggio a chi può permettersi di pagare un team più numeroso o migliore.

I fuochi d’artificio conclusivi sono spettati a Novak Djokovic, che interrogato sulle dimissioni di vari membri del Players Council avvenute negli ultimi giorni, l’ultima delle quali proprio nella serata di venerdì da parte di Robin Haase, si è lasciato andare ad una risposta-fiume nella quale si è tolto alcuni sassolini dalla scarpa.

Capisco la decisione di dimettersi, specialmente dopo gli ultimi meeting come quello di ieri sera, che è iniziato alle 17 ed è finito ben oltre la mezzanotte. Per tutti quelli che partecipano a questo torneo, rimanere sette ore in riunione e non riuscire nemmeno ad esaurire i punti all’ordine del giorno è davvero sfinente. Ma sono sicuro che Robin avesse in mente altri problemi ben più gravi. Siamo di fronte ad un sistema che continua a fallire riunione dopo riunione. L’ho già detto altre volte. Siamo qui come volontari, a ricoprire il ruolo che ci siamo impegnati a ricoprire in maniera responsabile, per assicurarci che i diversi gruppi di giocatori siano rappresentati. Sono parte del Council da sei-sette anni, e sono sempre stato piuttosto attivo. In qualità di presidente, posso dire che quest’ultimo gruppo di rappresentanti che abbiamo avuto è sicuramente il più attivo, il più dedicato. Volevano fare la differenza, prendevano a cuore i problemi ed erano sempre in comunicazione gli uni con gli altri”.

Credo ci siano aspetti positivi nell’avere i tornei all’interno della stessa organizzazione. Nel 1973, quando l’ATP venne formato, si trattava solamente di un’associazione di giocatori. Poi è diventato un Tour, includendo anche i tornei. Ci sono aspetti positivi, certo, ma ce ne sono anche di negativi. C’è un conflitto d’interessi. Sfortunatamente la nostra struttura di governo ci impedisce di fare cambiamenti a nostro piacimento. Me ne sono accorto quando sono stato uno dei 14 giocatori su 15 a firmare un documento che richiedeva tre cambiamenti a nostro favore: non è stato fatto nulla”.

Andy Murray – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Questo è solo un esempio delle difficoltà che abbiamo per riuscire a fare cambiamenti. In qualunque scenario, riunioni di sette ore che si ripetono in maniera regolare non sono accettabili, perché sono inefficienti. Ma sono ancora qui, e voglio ringraziare Robin e Jamie e tutti quelli che si sono dimessi di recente per il loro contributo”.

Uno dei segnali preoccupanti è rappresentato dalle fughe di notizie che si sono verificate negli ultimi 9-10 mesi. In quattro o cinque occasioni ci sono state informazioni confidenziali diffuse dopo o addirittura durante le riunioni. Ieri stavamo discutendo del voto sul rappresentante dei giocatori nel board per l’America, e mentre stavamo ancora discutendo e votando qualcuno ha pubblicato un tweet nel quale si parlava di una situazione di stallo. Si tratta di una decisone importante. Il Player Council è un organismo di 10 giocatori, ma non hanno potere decisionale nel Board, possono esprimersi solamente attraverso i loro rappresentanti. Questi sono coloro che decidono il nostro destino”.

Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà un Wimbledon coi fiocchi!

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Halep: “La mia miglior partita. Ora potrò venire a Wimbledon anche solo per mangiare!”

LONDRA – Halep felicissima di entrare nel Club di Wimbledon, è la prima rumena a vincere ai Championships. “In Romania non abbiamo campi in erba! Tiriac mi ha sempre sostenuta”

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Simona Halep - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

da Londra, il nostro inviato

Diventare membri del The All England Lawn Tennis Club è un onore di cui Simona Halep oggi potrà fregiarsi.È sempre stato il mio sogno vincere questo torneo, quando avevo 12 anni mia mamma mi diceva sempre, se vuoi diventare qualcuno nel tennis devi vincere Wimbledon, e così ho fatto. Quindi grazie ai miei genitori!”.

E per lei è stata un’ulteriore motivazione. Nello spogliatoio mi hanno ricordato che se avessi vinto il titolo, avrei avuto la ‘membership’ del circolo a vita, ed è stata una bella motivazione! Non mi sembra vero che potrò tornare qui quando lo vorrò, anche solo per pranzare o cenare. E potrò andare nel Royal Box! Lo volevo fortemente, quando ho iniziato il torneo ho detto a tutti che sognavo di diventare membro del Club e ci sono riuscita“.

 

La chiave vincente della partita è stata la mentalità propositiva che Simona ha messo in campo sin dal primo quindici. Ho cercato di essere aggressiva dall’inizio perché lei è fortissima e potente. Ho giocato sicuramente il miglior match della mia vita. Serena è un’inspirazione per tutte noi ma io ho cercato di essere concentrata su me stessa, di essere positiva e rilassata per tutta la partita. Ho giocato ogni punto senza pensare al punteggio. Quando ho visto 5-2 ho detto ok è vero. Ho deciso stamattina come giocare, ho giocato molte volte contro di lei e so quanto è dura. Ho davvero creduto di avere la chance di vincere. Non avevo nessun pensiero negativo, sono riuscita a controllare le emozioni e concentrarmi sulla partita, sentivo molto bene la palla e ho cercato di essere positiva e di mettermi nelle condizioni di giocare al meglio”.

La vittoria al Roland Garros dello scorso anno è sicuramente stata una svolta per la rumena, che le ha consentito di giocare le finali importanti con meno pressioni. “Le finali che ho perso in passato mi hanno aiutato ad affrontare le finali in modo diverso, ho imparato ad affrontarle come una partita normale, senza pensare al trofeo in palio. Sicuramente dopo aver vinto il primo slam ho cominciato a pensare che avrei potuto vincerne altri. Ma lo scorso anno ero esausta e ho dovuto prendere una lunga vacanza per rilassarmi come persona più che come giocatrice. Sento però che, al di là del match di oggi, posso ancora migliorare e sono molto motivata a farlo”.

Dopo la vittoria su Nadal, Roger Federer si era espresso in maniera molto positiva su Simona invitandola ad avere una mentalità vincente anche se aveva di fronte una campionessa come Serena Williams.È stato molto carino con me e le sue parole sono state di aiuto e supporto per me“.

Simona è la prima rumena a vincere i Championships, Nastase perse in finale in cinque set da Smith. “Cosa accadrà in Romania al mio ritorno? Non lo so, penso più o meno quello che successe quando ho vinto a Parigi. Intanto domani ho la cena dei campioni! In Romania non abbiamo nemmeno un campo in erba, quindi è difficile pensare di poter vincere Wimbledon, ma tutti sanno che torneo è questo. Tiriac mi ha aiutato dal 2014 quando persi da Sharapova in finale a Madrid e mi disse che avrei avuto un grande futuro. Stamattina mi ha detto che dovevo godermi la giornata, ma era molto felice dopo e mi ha anche dato un buffetto”.

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Serena Williams: “Non penso più ai record, vado in campo e gioco meglio che posso”

LONDRA – Le dichiarazioni di Serena Williams dopo la sconfitta in finale contro Simona Halep. “Non credo che oggi avrei potuto fare cose diverse. Sono sulla strada giusta per tornare quella che ero”

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Serena Williams - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Alla terza finale Slam perduta, e nettamente, nell’ultimo anno o poco più, Serena Williams affronta i taccuini dei reporter con grande calma e pacatezza dopo aver smaltito l’adrenalina del match e aver probabilmente realizzato che un’altra chance se n’è andata per aumentare il numero dei suoi titoli. “Lei ha giocato alla grande, ma non è una sorpresa che qualcuno giochi bene contro di me – ha detto la fuoriclasse americana – ho provato a fare delle variazioni, ma ho sbagliato troppo perché il mio gioco potesse funzionare. Penso che lei abbia difeso benissimo, e io sono andata fuorigiri perché ritornava davvero tutto, tiravo troppo forte. Ho una strategia contro chi gioca a quel modo, ma ci sono arrivata tardi”.

Serena Williams non ha ancora vinto un torneo dal suo rientro alle competizioni successivo alla gravidanza: “Non lo so, devo trovare il modo di vincere qualche finale, magari anche fuori dagli Slam aiuterebbe. Sicuramente, beh, non posso dare la colpa a ragioni fisiche, stavo bene all’inizio del torneo, ora posso solo andare avanti. Tutte le sconfitte sono dure, ma quando qualcuno gioca così bene, c’è poco da fare, devi accettare che è la loro giornata. Stamattina stavo bene, non avevo pensieri particolari, non ho fatto nulla fuori dall’ordinario. Rispetto a quando avevo vent’anni è diverso, non è che ci si aspetti che io vinca sempre, anche andare in finale è una lotta. Non sono più tesa o nulla, semplicemente la mia avversaria ha giocato troppo bene”.

Nessun problema fisico per lei, che ora ha in programma di passare ad allenarsi sul cemento in vista dello US Open: “Sono felice di potermi allenare e giocare senza problemi. Il tempo passa, non lo so se diventerà sempre più difficile vincere, in realtà non ci penso. Puoi solo andare là fuori e fare del tuo meglio. In campo sapevo che lei stava dando tutto, e mi chiedevo se sarei stata capace anch’io di alzare il mio livello. Mi sono impegnata tanto in queste due settimane, non credo che oggi avrei potuto fare cose diverse. Dopo essere diventata madre, le cose sono diverse, ma mi sento comunque ancora molto competitiva, e sono sulla strada giusta per ritornare quella che ero”.

 

Il suo programma per la prossima estate sul duro americano prevede solamente i due tornei più importanti prima di Flushing Meadows: “Giocherò Toronto e Cincinnati, non penso di aver bisogno di giocare San Jose, devo tutelare le mie ginocchia sul duro. Ma adesso sto bene”. Le è stato chiesto se l’incitamento del pubblico l’abbia influenzata durante la partita: “Sicuramente ho sentito l’affetto di tutti, e il loro supporto. Ho sentito uno che ha gridato ‘Serena svegliati’, ma insomma, non stavo dormendo, penso!”.

A chiusura della conferenza stampa, una reporter ha citato le dichiarazioni di Billie Jean King e di altri personaggi del tennis che avrebbero suggerito a Serena di ‘smettere di essere una celebrità per combattere le disuguaglianze e concentrarsi sul tennis’. Lapidariamente Williams ha risposto: “Il giorno in cui smetterò di lottare per l’uguaglianza e per i diritti delle persone che sono come me e te [donna e nera], vuol dire che sarò nella mia tomba“.

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Djokovic: “Dopo quello che ho vinto, potrei anche smettere… ma io mi diverto ancora!”

Grazie alla vittoria contro Bautista Agut, Nole raggiunge la sua sesta finale a Wimbledon: “Ho ancora grandi motivazioni, voglio fare la storia di questo sport”. Sfiderà Federer: “Ti fa giocare ogni punto sotto pressione”

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Come è andata oggi? Puoi descrivere com’è stata la partita? Difficile oppure…
Beh, giocare la semifinale è stato difficile per entrambi, sia per me che per Bautista. Ho perso da lui due volte quest’anno, su superfici diverse.
A un certo punto del match, la partita sarebbe potuta andare in entrambe le direzioni. Eravamo molto vicini nel terzo set. Ci sono stati un paio di game molto lunghi, come quando avevo il break a favore e ho rischiato di perdere la battuta: lì c’è stato uno scambio molto lungo ma sono riuscito ad uscirne con un vincente lungolinea di rovescio. Vincere quel game è stato cruciale. Mi ha dato più sicurezza e mi ha fatto sentire sollevato, sono riuscito a colpire con più scioltezza nei game successivi. Il quarto set è stato il migliore. Sono molto soddisfatto di come sono riuscito a chiudere il match. Penso che Bautista abbia molte qualità tecniche, ma è molto solido anche mentalmente. È centrato. Non vedrai mai degli scatti d’ira o dei momenti di sconforto da parte sua. Ho molto rispetto per lui. Penso che sia molto sottovalutato, come giocatore. Sicuramente ha meritato di arrivare alle semifinali. Gli auguro il meglio.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

Dopo tutti i traguardi raggiunti, e considerando che il tuo gioco è ancora solido, quale record, personale o meno, ti piacerebbe battere?
La cosa più importante, la più grande motivazione, è ancora quella di scendere in campo traendo piacere da quello che faccio. Lo so, è un cliché. Lo dicono in molti. Ma continuo a credere che sia essenziale. Senza quel sentimento, non si possono raggiungere dei buoni risultati, verrebbe a mancare la magia. Non vedo tutto questo come un lavoro. Ho fatto abbastanza nella mia carriera, quindi in teoria potrei smettere di giocare a tennis in ogni momento. Se non lo faccio, è per le ragioni di cui ho parlato prima. Ripeto, la ragione per cui gioco è perché ancora mi diverto. Ho il supporto della mia famiglia. Naturalmente, ho ancora il desiderio di fare la storia di questo sport. Vorrei avere la possibilità di vincere il maggior numero di titoli del Grande Slam cui parteciperò. Queste sono probabilmente le mie maggiori ambizioni. E poi, diventare il numero con il maggior numero di settimane al vertice.

Sei sembrato frustrato durante alcuni momenti della partita. Ce l’avevi con te stesso? Non eri soddisfatto della racchetta? Qualcosa che aveva a che fare col pubblico?
Niente di particolare. Penso che si passino momenti del genere, pieni di emozioni, soprattutto durante match importanti come questo. O meglio, questo vale per me. A volte le emozioni escono e diventano manifeste, a volte no. Niente di particolare. C’è sempre qualcosa che tende a farti uscire dalla “comfort zone”. Ogni tanto ti senti frustrato. L’importante è uscire velocemente da certe situazioni.

 

In qualità di plurivincitore di questo torneo, hai sentito una certa mancanza di affetto e rispetto da parte del Campo Centrale nei tuoi confronti? Questo ti ha paradossalmente aiutato a ‘tornare in palla’?
No… voglio dire… guarda: mi sono concentrato su quello che dovevo fare. In certi momenti il pubblico voleva vedere Bautista tornare in partita, forse anche andare in vantaggio visto che partiva sfavorito. Lo capisco. Ma ho avuto molto supporto da queste parti nel corso degli anni, quindi non posso lamentarmi.

Hai parlato dell’importanza del concetto di visualizzazione nella tua preparazione. In questo torneo hai affrontato molti giocatori giovani, alcuni veterani. In finale, affronterai qualcuno che conosci molto bene…
… uno dei ragazzi della Next Gen! (Nole interviene ridendo, ndr)

Sono curioso: come incide, l’esperienza del tuo avversario, su questo processo di visualizzazione?
È parte della mia routine pre-partita; lo faccio anche in campo. Penso che lo facciamo tutti, alcuni consciamente, altri no. Penso sia normale, quando qualcosa ti sta molto a cuore: vuoi prepararti nel modo migliore possibile. Specialmente durante i cambi campo, visualizzo ed immagino come potrebbero essere il punto o il game successivo. È un po’ una battaglia con se stessi. Penso che la prima vittoria sia proprio contro se stessi, e quello che accade al di fuori è, mi viene da dire, una conseguenza o una manifestazione di quel pensiero interiore. La visualizzazione è una parte di questa preparazione mentale, è molto molto importante per me. La uso continuamente.

Guardando alla finale, qual è il pericolo più grande nell’affrontare Federer o Nadal?
Beh, prima di tutto non ho scelta, sarà uno di loro. Mi sembra che siano in pareggio, al momento, quindi sarà interessante vedere chi la spunterà (Federer, ndr). Nadal sta giocando molto bene sull’erba, storicamente non la sua superficie preferita. Sta facendo molto bene. Con lui negli ultimi due anni ho giocato match molto tirati, come quello dell’anno scorso in semifinale. Se giocherò contro di lui, non mi aspetto niente di meno di quanto successo l’anno scorso. Federer, beh, sappiamo tutti quanto sia forte su ogni superficie, specialmente su questa. L’erba è la superficie che fa emergere il suo gioco al meglio. Gli piace giocare con questa velocità. Prende il tempo all’avversario con il suo anticipo. Non ti dà punti di riferimento. Ti fa giocare impiccato su ogni punto. Per giocatori come me e Nadal, gente a cui piace avere un po’ più di tempo, è una pressione costante con cui dover fare i conti. Ho giocato con lui un paio di finali epiche negli anni, quindi so cosa aspettarmi.

Se ti trovassi in una situazione simile domenica, con il pubblico largamente schierato a favore del tuo rivale, sei convinto di riuscire a contenere le tue frustrazioni, durante le fasi concitate della finale?
Non sarà la prima volta che giocherò contro Nadal o Federer nel Campo Centrale, l’ho già fatto molte volte. Come ho detto, so cosa aspettarmi. Sarò là fuori e combatterò con tutto quello che ho. È la finale di Wimbledon. Questo è il tipo di match che ho sempre immaginato quando ero soltanto un ragazzo con una racchetta, è ciò di cui ho sempre desiderato far parte. Questo è ciò per cui ho lavorato. Volevo essere in questa posizione. Ho la possibilità di combattere per il trofeo. A prescindere da chi ci sarà oltre la rete o da cosa succederà attorno, darò il massimo.

Cambia qualcosa nel tuo approccio alla finale, con Roger o Rafa ad aspettarti? Le sensazioni sono sempre le stesse? Pensi a qualcosa di diverso rispetto al solito o è semplicemente un’altra finale di Wimbledon?
Beh, diciamo che cercherò di adottare l’approccio che mi stai suggerendo: è solo un’altra finale di Wimbledon. Temo però che le emozioni coinvolte saranno ben altre. Come ho detto, penso di aver giocato contro Roger già due volte, in finale. Una l’ho giocata anche con Rafa nel 2011. Ho una striscia positiva contro di loro, nelle finali. Ad ogni modo, sono i due più grandi rivali che io abbia avuto in carriera. Naturalmente sarò agitato, nervoso e vivrò tutte le emozioni che possono venirti in mente. Dovrò fare del mio meglio per controllare queste emozioni in un modo che mi permetta di far uscire il mio miglior tennis, preferibilmente lungo tutto il match.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli

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