Wimbledon: Nadal e Djokovic vogliono un ATP più forte

Interviste

Wimbledon: Nadal e Djokovic vogliono un ATP più forte

WIMBLEDON – Rafael Nadal si lamenta ancora delle teste di serie “erbivore”: “Assegnano 2000 punti ATP e fanno quello che vogliono”. Djokovic sfinito per le sue fatiche sindacali: “la riunione del Council è durata più di sette ore”

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Novak Djokovic a Wimbledon 2019 (foto YouTube Wimbledon)

Da Wimbledon, il nostro inviato

L’asfissiante ondata di calore che sta avvolgendo quasi tutta l’Europa Occidentale è arrivata, almeno per un giorno, anche a Londra, che in questo sabato di giugno si è trovata a dover gestire temperature vicine ai 35 gradi. Gli immacolati prati dell’All England Club, pronti a ospitare da lunedì il più famoso torneo del mondo, non dovranno però sopportare a lungo questa insolita canicola: le previsioni parlano di una prima settimana dei Championships con tempo generalmente soleggiato ma temperature decisamente miti, poco sopra ai 20 gradi. Fortunatamente per i tennisti (e per gli altri addetti ai lavori) l’evento principale di questa giornata era prevista nel freschino dell’aria condizionata della sala interviste, dove i protagonisti (o presunti protagonisti) dello Slam londinese si sono succeduti nelle conferenze stampa pre-torneo.

Con il canonico ritardo che accompagna queste occasioni, Rafael Nadal è stato il primo a presentarsi davanti ai taccuini, per nulla preoccupato delle due sconfitte subite nella esibizione di Hurlington (“Si tratta di match molto diversi dalle partite ufficiali”) e molto concentrato sulla prima partita che lo attende contro Sugita, “un giocatore che ha già giocato e vinto tre partite su questa superficie e che sarà duro da affrontare”. Il maiorchino ha rinunciato a giocare tornei di preparazione per questo Slam e sta quindi trovando la forma giorno dopo giorno.

Inevitabile la domanda sulle sue dichiarazioni a proposito del sistema di teste di serie in vigore a Wimbledon, l’unico torneo che non rispetta la classifica mondiale per dare più peso ai risultati ottenuti sull’erba: “Questo è un problema a livello di ATP – ha spiegato Nadal – questo torneo assegna 2000 punti e noi permettiamo che faccia quello che vuole. È un fatto che non capisco, perché questa decisione ha delle conseguenze che si ripercuotono per tutta la stagione. Non è solo l’erba, la stagione non è solo l’erba: tutti i giocatori lavorano sodo per ottenere un ranking tale da poter essere testa di serie, e poi arrivano qui e rischiano di avere un tabellone più difficile a causa di questo criterio. Rispetto le regole di Wimbledon, la sua storia e tutto quanto, e capisco anche come il loro modo di vedere le cose possa essere diverso dal nostro. Ma se l’ATP assegna a questo torneo la possibilità di assegnare 2000 punti dovrebbe avere più peso decisionale sulle regole da adottare”.

 
Rafael Nadal – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Per continuare le controversie è arrivata subito dopo anche Serena Williams, che ha spiegato come abbia ripreso ad allenarsi da circa una settimana e mezzo, che dopo 3-4 giorni di allenamento fosse già a pieno regime per quel che riguarda le ore di campo e che è rimasta sorpresa quando qualcuno le ha fatto notare che la WTA ha una nuova numero 1: “Sono molto contenta per Ashleigh, è davvero una tennista con un gioco straordinario, è sempre così calma e rilassata in campo, davvero contenta per lei”.

La fuoriclasse americana ha anche voluto chiarire come siano andate le cose a Parigi nel famoso incidente che ha visto Dominic Thiem “sfrattato” dalla sala interviste principale: “Ho chiesto, o meglio supplicato, gli organizzatori di mettermi nella sala interviste più piccola. Mi hanno detto di no. Allora ho detto che avrei atteso negli spogliatoi e che sarei tornata alla fine della conferenza stampa di Thiem, e a quel punto mi hanno detto di rimanere lì e hanno spostato Thiem dalla sala principale. Ho detto, testuali parole, ‘siete davvero maleducati a fare una cosa del genere’, e il giorno dopo tutto d’un tratto avevo una ‘personalità difficile’. Comunque con Thiem è tutto chiarito, ci siamo parlati, è un ragazzo che mi è sempre piaciuto, è un tennista straordinario. Onestamente, sono troppo vecchia per trascinare controversie come questa, per cui ci tengo a mettere in chiaro come sono andate le cose”. Parole di grande ammirazione sono andate anche a Cori Gauff, la quindicenne che si è qualificata per il tabellone principale e che affronterà al primo turno la sorella di Serena, Venus: “Non sono sicura, ma potrei anche guardare la partita”.

Attesissimo ovviamente Andy Murray, che nella sua nuova veste di doppista, ancora alla ricerca di una compagna per il doppio misto, ha parlato dei problemi della specialità: “Uno dei motivi per cui alcune delle giocatrici mi hanno detto di no è che vogliono rimanere focalizzate sul singolare. Ho parlato con parecchi doppisti recentemente, e mi hanno detto che a volte, se il tempo non è clemente, il doppio misto viene tralasciato fino alla fine del torneo, e ci si ritrova a giocare parecchi match nella stessa giornata, rovinando magari le chance di vittoria nella competizione ‘principale’. Questo ha un effetto anche nel tabellone di doppio maschile qui a Wimbledon, dove si gioca al meglio dei cinque set. Credo che sarebbe il caso di ripensare questa decisione, perché in questo modo si scoraggiano giocatori che magari vorrebbero giocare anche il doppio ma che poi desistono per paura di dover magari giocare 10 set in un giorno solo ad uno stadio avanzato del torneo”.

Serena Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

La nuova n.1 WTA Ashleigh Barty è sembrata completamente a suo agio nel suo nuovo ruolo di regina del circuito: “Sicuramente c’è più rumore di fondo, ci sono tante altre cose che accadono intorno a me, ma all’interno del mio team le cose non sono cambiate per nulla dopo Parigi, dopo Birmingham e dopo la conquista della prima posizione”. Magari la giovane australiana è ancora su una nuvola, o forse il potere logora chi non ce l’ha, perché la “detronizzata” Naomi Osaka ha invece spiegato come essere numero uno era “uno stress e una pressione molto superiore a quello che avrei potuto immaginare, niente avrebbe mai potuto prepararmi per quella situazione”. Ora che quello stress è andato, paradossalmente si sente più rilassata, comunque meno incline a fare “overthinking”, ovvero a pensare troppo alle cose da fare in campo.

Elegantissimo come sempre nella sua giacca bianca Uniqlo, Roger Federer è stato protagonista dell’intervento meno controverso del pomeriggio, in pieno stile svizzero. Ha ribadito i concetti già espressi nel giorni scorsi su come a suo avviso il sistema di teste di serie utilizzato a Wimbledon è giusto (“anni fa non solo le teste di serie venivano rimescolate, ma giocatori che erano nei primi 32 finivano per non avere nessuna testa di serie – era molto più duro così”) e su come il coaching nel tennis “non sia necessario”, perché creerebbe delle differenze dando un potenziale vantaggio a chi può permettersi di pagare un team più numeroso o migliore.

I fuochi d’artificio conclusivi sono spettati a Novak Djokovic, che interrogato sulle dimissioni di vari membri del Players Council avvenute negli ultimi giorni, l’ultima delle quali proprio nella serata di venerdì da parte di Robin Haase, si è lasciato andare ad una risposta-fiume nella quale si è tolto alcuni sassolini dalla scarpa.

Capisco la decisione di dimettersi, specialmente dopo gli ultimi meeting come quello di ieri sera, che è iniziato alle 17 ed è finito ben oltre la mezzanotte. Per tutti quelli che partecipano a questo torneo, rimanere sette ore in riunione e non riuscire nemmeno ad esaurire i punti all’ordine del giorno è davvero sfinente. Ma sono sicuro che Robin avesse in mente altri problemi ben più gravi. Siamo di fronte ad un sistema che continua a fallire riunione dopo riunione. L’ho già detto altre volte. Siamo qui come volontari, a ricoprire il ruolo che ci siamo impegnati a ricoprire in maniera responsabile, per assicurarci che i diversi gruppi di giocatori siano rappresentati. Sono parte del Council da sei-sette anni, e sono sempre stato piuttosto attivo. In qualità di presidente, posso dire che quest’ultimo gruppo di rappresentanti che abbiamo avuto è sicuramente il più attivo, il più dedicato. Volevano fare la differenza, prendevano a cuore i problemi ed erano sempre in comunicazione gli uni con gli altri”.

Credo ci siano aspetti positivi nell’avere i tornei all’interno della stessa organizzazione. Nel 1973, quando l’ATP venne formato, si trattava solamente di un’associazione di giocatori. Poi è diventato un Tour, includendo anche i tornei. Ci sono aspetti positivi, certo, ma ce ne sono anche di negativi. C’è un conflitto d’interessi. Sfortunatamente la nostra struttura di governo ci impedisce di fare cambiamenti a nostro piacimento. Me ne sono accorto quando sono stato uno dei 14 giocatori su 15 a firmare un documento che richiedeva tre cambiamenti a nostro favore: non è stato fatto nulla”.

Andy Murray – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Questo è solo un esempio delle difficoltà che abbiamo per riuscire a fare cambiamenti. In qualunque scenario, riunioni di sette ore che si ripetono in maniera regolare non sono accettabili, perché sono inefficienti. Ma sono ancora qui, e voglio ringraziare Robin e Jamie e tutti quelli che si sono dimessi di recente per il loro contributo”.

Uno dei segnali preoccupanti è rappresentato dalle fughe di notizie che si sono verificate negli ultimi 9-10 mesi. In quattro o cinque occasioni ci sono state informazioni confidenziali diffuse dopo o addirittura durante le riunioni. Ieri stavamo discutendo del voto sul rappresentante dei giocatori nel board per l’America, e mentre stavamo ancora discutendo e votando qualcuno ha pubblicato un tweet nel quale si parlava di una situazione di stallo. Si tratta di una decisone importante. Il Player Council è un organismo di 10 giocatori, ma non hanno potere decisionale nel Board, possono esprimersi solamente attraverso i loro rappresentanti. Questi sono coloro che decidono il nostro destino”.

Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà un Wimbledon coi fiocchi!

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Nadal: “Io gioco per essere felice. Non esistono solo gli Slam”

Rafa dopo la finale dello US Open e il suo 19esimo trionfo Slam: “Non posso perdere energie per inseguire il numero 1”

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Rafa Nadal - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

Felice, ma anche riflessivo, dopo la finale Rafa Nadal evita il più possibile i discorsi sulla “gara Slam” e sulla corsa al numero 1 ATP.

“Emozioni forti… Le ultime tre ore del match sono state tanto intense, mentalmente e fisicamente. Daniil ha il merito di aver fatto diventare memorabile questa serata, è un campione, avrà altre occasioni. Queste partite in finali Slam sono più speciali, se poi diventano così drammatiche diventano storiche, o almeno saranno parte della mia storia. Lui ha 23 anni, gioca in modo impressionante, ha un gran futuro davanti, vincerà Slam, è difficile fare previsioni, ma la sua carriera promette molto molto bene.

 

Mentre guardavo il filmato sullo schermo pensavo: ‘Beh, stiamo diventando vecchi, e io sono ancora qui dopo tutto quello che ho passato’. Per me è speciale, mi sono tornati alla mente tanti momenti ed è stato difficile nascondere le emozioni.

Quando ti trovi in situazioni negative, l’esperienza ti aiuta a vedere le possibilità di farcela comunque. I miei pensieri, all’inizio del quinto, erano di tenere il servizio, sapevo che se ci fossi riuscito avrei avuto le mie possibilità. Non penso a cosa farò tra 4 anni, all’età di Roger, penso nel breve periodo, nella vita può capitare di tutto, bisogna godersi i momenti. Ho adattato il mio gioco ai miei problemi e ai miei obiettivi, come l’utilizzo del serve&volley.

Essere ancora competitivo, lottare per il numero uno? Non lotto per quello, voglio solo essere competitivo nel modo che voglio io. Alla mia età non posso perdere tempo o energie per inseguire il numero 1 ATP, io voglio poter giocare il più a lungo possibile. Dovessi arrivarci, fantastico, ma non è il mio obiettivo.

Se avessi perso, mah… ero sotto palla break nel quinto, ma di solito non penso a cosa avrei detto se avessi perso. Lui era in una situazione diversa quando l’ha pensato, sotto due set. Ho giocato un buon game per andare 3-2, ma alla fine le cose si sono complicate di nuovo.

19 Slam, la gara tra noi tre… io non la vedo così, certo che mi piacerebbe essere quello che ha vinto di più, ma non mi alleno e non gioco per questo. Lo faccio perché amo questo sport, non esistono solo gli Slam, io gioco per essere felice. Poi certo se la cosa crea interesse nei tifosi, va bene, e mi sento onorato di essere parte di questa battaglia. Ho ottenuto tanto nella mia carriera, dovessi arrivare sopra gli altri non sarei ne più né meno felice che se non ci riuscissi”.

Rafa Nadal – US Open 2019 (photo Jennifer Pottheiser/USTA)

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Medvedev: “I Fab 3 sono troppo forti, è dura anche vincere un set con loro”

Le parole di Daniil dopo la finale dello US Open persa al quinto contro Nadal: “La migliore atmosfera della mia vita. Rafa era una belva”

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Daniil Medvedev - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

Soddisfatto anche dopo la sconfitta, Daniil Medvedev racconta la sua prima finale Slam.

“Certo che mi ricorderò questa serata, fantastica partita, fantastica estate. Come Rafa si ricorda la sua prima finale, anche se lui l’ha vinta! Sotto due set e break, pensavo: ‘Tra 20 minuti devo fare un discorso, che dirò?’. Sono sicuro che tutti noi giovani stiamo lottando per far avvenire il cambio generazionale, ma questi sono forti, non posso dire altro, sono troppo forti, è dura anche vincere un set con loro. Se mi avessero detto 15 giorni fa che avrei incontrato Djokovic e Federer e che poi sarei arrivato in finale addirittura al quinto set con Nadal non ci avrei creduto, mi sarei accontentato dei quarti di finale.

 

Mia moglie mi dice sempre di non essere troppo critico con me stesso, per esempio stasera non sono soddisfatto di aver perso, ma devo essere contento del mio torneo, di queste ultime settimane. I primi due set stavo lì, ma Rafa era una belva, trovava soluzioni a tutto quello che facevo. Quei tre sono incredibili anche tatticamente. Poi non so nemmeno io come, ma sono riuscito a rientrare nella partita. Io cerco di essere me stesso, spero di essere riuscito a farmi capire dal pubblico. Quando ho recuperato il break nel terzo ho sentito che volevano ancora tennis, mi tifavano come matti, e ho lottato anche per loro.

Nel tennis, il cosiddetto ‘atteggiamento russo’, l’indolenza, a volte ti porta a non impegnarti. Io non sono così, voglio lottare su ogni palla, per poter dire di aver fatto tutto quello che potevo. Stare là fuori stasera è stato un piacere, sentire il mio nome gridato oltre a quello di Rafa, la migliore atmosfera della mia vita. A rete ci siamo fatti le congratulazioni a vicenda, i complimenti. Penso che tra loro tre sia una bella gara, bella anche da vedere.

Nel tennis certo che puoi avere paura, puoi perdere fiducia. Questa estate non ne ho avuta, né stasera, era Rafa che aveva tanto da perdere. Ho giocato a tennis per 17 anni ormai, ero pronto per un momento come questo. Era solo questione di due tennisti che combattevano uno contro l’altro, lui è stato il migliore, e basta.

Quando avrò 33 anni mi vedo ancora a competere, lo spero, sì. Ma come ha detto Rafa lui ha cambiato il suo gioco, chissà se ne sarò capace. Sto lavorando tantissimo sul fisico, il mio allenatore mi uccide per essere pronto a questi tornei. Mangio la pasta, certo, e anche la pizza. So che gli italiani potrebbero fischiarmi per questo, ma mi piace la pizza con l’ananas!”.

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Bianca Andreescu: “Mi sono solo detta di mettere quella dannata palla in campo”

La campionessa dello US Open è raggiante: “Sognavo una finale Slam con Serena da tutta la vita”

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Bianca Andreescu - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

da New York, il nostro inviato

Sorride da un orecchio all’altro, e ci mancherebbe, la trionfatrice dello US Open 2019. Applausi della sala stampa per lei, e perfino momenti di commozione. Tutta l’ammirazione del mondo per Serena Williams nelle parole di Bianca, e tutta la felicità del mondo nei suoi occhi.

Sul 5-5 ho avuto dubbi, mi ricordavo le sue capacità di rimonta, stava giocando meglio, il tifo la aiutava. C’era un frastuono incredibile, non sentivo nemmeno i miei stessi pensieri, ma è quello che fa di questo torneo una cosa speciale. Certo, quando lei ha rimontato, da campionessa qual è, la cosa è stata difficile, ho dovuto essere brava, fare il mio gioco, e ha funzionato.

 

Prima del match avevo tanti pensieri, più di qualsiasi volta precedente. Ho cercato di respirare, tenere sotto controllo i nervi, non è stato facile per nulla. Il primo game, credo lei abbia fatto un doppio fallo, è stato buono per me! Non ricordo esattamente la finale dell’anno scorso con Naomi, non l’ho guardata, solo degli highlights. Ero a casa, seduta, infortunata all’epoca! A entrambe, me e Serena, piace tenere brevi i punti, spingendo con aggressività a partire dal servizio.

Bianca Andreescu – US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Me lo ero immaginato di giocare una finale contro Serena Williams un giorno, ragazzi, per tutta la vita, è un momento che ho sognato da quando ho vinto l’Orange Bowl (ha un momento di commozione). Lo visualizzavo ogni singolo giorno, che sia avvenuto davvero è pazzesco. No, sto bene, continuiamo, devo fare l’antidoping dopo, meglio stare qui in conferenza! (risate). Era un mio obiettivo ispirare le persone, specialmente gli atleti canadesi. Spero che questi miei risultati ci riescano, tanti atleti del mio paese mi hanno ispirato e aperto la strada, ora tocca a me.

Un anno fa mi deprimevo e mi venivano spesso pensieri negativi, rompevo racchette, anche in allenamento, ma ho visto che non funzionava comportarmi così. Ho chiesto aiuto e consiglio ad altre persone, e ho imparato ad avere una visione positiva anche nelle difficoltà. Ho fatto meditazione questa mattina, l’ho fatto per tutto il torneo, cerco di immaginare e visualizzare situazioni che potrebbero capitare nei match, e immagino come potrei risolverle. A questo livello tutte sanno giocare bene a tennis, la cosa che separa le campionesse dalle altre è l’attitudine mentale. Nella vita non avrai mai solo fasi positive, devi sempre continuare a lottare per i tuoi sogni, insistere, e credere che ci potranno essere momenti migliori in seguito, questo ti può far superare le difficoltà.

Essere famosa e riconosciuta? (ride) Beh immagino che sia bello, non ci ho mai pensato, i miei sogni fin da piccola erano vincere Slam e diventare numero 1, non la fama. Ma certo, non mi lamento se mi riconoscono, questa stagione è stata una corsa incredibile.

Durante il cambio campo sul 6-5, mi sono solo detta di mettere quella dannata palla in campo, e di respirare con calma. Volevo vincere il primo punto del game per farle vedere che c’ero. L’ho vinto? Manco me lo ricordo… Non sono l’unica che ha avuto Serena come ispirazione e riferimento, non solo sul campo, anche per quello che fa al di fuori. È carinissima, un cuore d’oro, è venuta a parlarmi negli spogliatoi e mi ha detto cose belle. Spero di riuscire a essere come lei un giorno.

Non ho mai avuto tanti soldi in vita mia! (tre milioni e 850.000 dollari, n.d.r.). Ma evidentemente l’immaginazione, tutte quelle meditazioni e visualizzazioni hanno funzionato per me! Sono solo tanto felice di non aver mai rinunciato ai miei sogni. Quando vado in campo cerco di mostrare i lati migliori del mio carattere, se Serena, Roger, Steve Nash (ex giocatore canadese in NBA, n.d.r.) possono farlo, posso forse farlo anch’io.

Crescere in Canada con genitori immigrati non è stato affatto difficile, è un paese meraviglioso, multiculturale, per questo amo il mio paese così tanto. Non potrò mai ringraziare abbastanza Tennis Canada, da quando avevo 10 anni sono con loro, il programma della federazione mi ha aiutato così tanto, non sarei di certo qui senza di loro”.

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