Wimbledon: Nadal e Djokovic vogliono un ATP più forte

Interviste

Wimbledon: Nadal e Djokovic vogliono un ATP più forte

WIMBLEDON – Rafael Nadal si lamenta ancora delle teste di serie “erbivore”: “Assegnano 2000 punti ATP e fanno quello che vogliono”. Djokovic sfinito per le sue fatiche sindacali: “la riunione del Council è durata più di sette ore”

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Novak Djokovic a Wimbledon 2019 (foto YouTube Wimbledon)
 
 

Da Wimbledon, il nostro inviato

L’asfissiante ondata di calore che sta avvolgendo quasi tutta l’Europa Occidentale è arrivata, almeno per un giorno, anche a Londra, che in questo sabato di giugno si è trovata a dover gestire temperature vicine ai 35 gradi. Gli immacolati prati dell’All England Club, pronti a ospitare da lunedì il più famoso torneo del mondo, non dovranno però sopportare a lungo questa insolita canicola: le previsioni parlano di una prima settimana dei Championships con tempo generalmente soleggiato ma temperature decisamente miti, poco sopra ai 20 gradi. Fortunatamente per i tennisti (e per gli altri addetti ai lavori) l’evento principale di questa giornata era prevista nel freschino dell’aria condizionata della sala interviste, dove i protagonisti (o presunti protagonisti) dello Slam londinese si sono succeduti nelle conferenze stampa pre-torneo.

Con il canonico ritardo che accompagna queste occasioni, Rafael Nadal è stato il primo a presentarsi davanti ai taccuini, per nulla preoccupato delle due sconfitte subite nella esibizione di Hurlington (“Si tratta di match molto diversi dalle partite ufficiali”) e molto concentrato sulla prima partita che lo attende contro Sugita, “un giocatore che ha già giocato e vinto tre partite su questa superficie e che sarà duro da affrontare”. Il maiorchino ha rinunciato a giocare tornei di preparazione per questo Slam e sta quindi trovando la forma giorno dopo giorno.

Inevitabile la domanda sulle sue dichiarazioni a proposito del sistema di teste di serie in vigore a Wimbledon, l’unico torneo che non rispetta la classifica mondiale per dare più peso ai risultati ottenuti sull’erba: “Questo è un problema a livello di ATP – ha spiegato Nadal – questo torneo assegna 2000 punti e noi permettiamo che faccia quello che vuole. È un fatto che non capisco, perché questa decisione ha delle conseguenze che si ripercuotono per tutta la stagione. Non è solo l’erba, la stagione non è solo l’erba: tutti i giocatori lavorano sodo per ottenere un ranking tale da poter essere testa di serie, e poi arrivano qui e rischiano di avere un tabellone più difficile a causa di questo criterio. Rispetto le regole di Wimbledon, la sua storia e tutto quanto, e capisco anche come il loro modo di vedere le cose possa essere diverso dal nostro. Ma se l’ATP assegna a questo torneo la possibilità di assegnare 2000 punti dovrebbe avere più peso decisionale sulle regole da adottare”.

 
Rafael Nadal – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Per continuare le controversie è arrivata subito dopo anche Serena Williams, che ha spiegato come abbia ripreso ad allenarsi da circa una settimana e mezzo, che dopo 3-4 giorni di allenamento fosse già a pieno regime per quel che riguarda le ore di campo e che è rimasta sorpresa quando qualcuno le ha fatto notare che la WTA ha una nuova numero 1: “Sono molto contenta per Ashleigh, è davvero una tennista con un gioco straordinario, è sempre così calma e rilassata in campo, davvero contenta per lei”.

La fuoriclasse americana ha anche voluto chiarire come siano andate le cose a Parigi nel famoso incidente che ha visto Dominic Thiem “sfrattato” dalla sala interviste principale: “Ho chiesto, o meglio supplicato, gli organizzatori di mettermi nella sala interviste più piccola. Mi hanno detto di no. Allora ho detto che avrei atteso negli spogliatoi e che sarei tornata alla fine della conferenza stampa di Thiem, e a quel punto mi hanno detto di rimanere lì e hanno spostato Thiem dalla sala principale. Ho detto, testuali parole, ‘siete davvero maleducati a fare una cosa del genere’, e il giorno dopo tutto d’un tratto avevo una ‘personalità difficile’. Comunque con Thiem è tutto chiarito, ci siamo parlati, è un ragazzo che mi è sempre piaciuto, è un tennista straordinario. Onestamente, sono troppo vecchia per trascinare controversie come questa, per cui ci tengo a mettere in chiaro come sono andate le cose”. Parole di grande ammirazione sono andate anche a Cori Gauff, la quindicenne che si è qualificata per il tabellone principale e che affronterà al primo turno la sorella di Serena, Venus: “Non sono sicura, ma potrei anche guardare la partita”.

Attesissimo ovviamente Andy Murray, che nella sua nuova veste di doppista, ancora alla ricerca di una compagna per il doppio misto, ha parlato dei problemi della specialità: “Uno dei motivi per cui alcune delle giocatrici mi hanno detto di no è che vogliono rimanere focalizzate sul singolare. Ho parlato con parecchi doppisti recentemente, e mi hanno detto che a volte, se il tempo non è clemente, il doppio misto viene tralasciato fino alla fine del torneo, e ci si ritrova a giocare parecchi match nella stessa giornata, rovinando magari le chance di vittoria nella competizione ‘principale’. Questo ha un effetto anche nel tabellone di doppio maschile qui a Wimbledon, dove si gioca al meglio dei cinque set. Credo che sarebbe il caso di ripensare questa decisione, perché in questo modo si scoraggiano giocatori che magari vorrebbero giocare anche il doppio ma che poi desistono per paura di dover magari giocare 10 set in un giorno solo ad uno stadio avanzato del torneo”.

Serena Williams – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

La nuova n.1 WTA Ashleigh Barty è sembrata completamente a suo agio nel suo nuovo ruolo di regina del circuito: “Sicuramente c’è più rumore di fondo, ci sono tante altre cose che accadono intorno a me, ma all’interno del mio team le cose non sono cambiate per nulla dopo Parigi, dopo Birmingham e dopo la conquista della prima posizione”. Magari la giovane australiana è ancora su una nuvola, o forse il potere logora chi non ce l’ha, perché la “detronizzata” Naomi Osaka ha invece spiegato come essere numero uno era “uno stress e una pressione molto superiore a quello che avrei potuto immaginare, niente avrebbe mai potuto prepararmi per quella situazione”. Ora che quello stress è andato, paradossalmente si sente più rilassata, comunque meno incline a fare “overthinking”, ovvero a pensare troppo alle cose da fare in campo.

Elegantissimo come sempre nella sua giacca bianca Uniqlo, Roger Federer è stato protagonista dell’intervento meno controverso del pomeriggio, in pieno stile svizzero. Ha ribadito i concetti già espressi nel giorni scorsi su come a suo avviso il sistema di teste di serie utilizzato a Wimbledon è giusto (“anni fa non solo le teste di serie venivano rimescolate, ma giocatori che erano nei primi 32 finivano per non avere nessuna testa di serie – era molto più duro così”) e su come il coaching nel tennis “non sia necessario”, perché creerebbe delle differenze dando un potenziale vantaggio a chi può permettersi di pagare un team più numeroso o migliore.

I fuochi d’artificio conclusivi sono spettati a Novak Djokovic, che interrogato sulle dimissioni di vari membri del Players Council avvenute negli ultimi giorni, l’ultima delle quali proprio nella serata di venerdì da parte di Robin Haase, si è lasciato andare ad una risposta-fiume nella quale si è tolto alcuni sassolini dalla scarpa.

Capisco la decisione di dimettersi, specialmente dopo gli ultimi meeting come quello di ieri sera, che è iniziato alle 17 ed è finito ben oltre la mezzanotte. Per tutti quelli che partecipano a questo torneo, rimanere sette ore in riunione e non riuscire nemmeno ad esaurire i punti all’ordine del giorno è davvero sfinente. Ma sono sicuro che Robin avesse in mente altri problemi ben più gravi. Siamo di fronte ad un sistema che continua a fallire riunione dopo riunione. L’ho già detto altre volte. Siamo qui come volontari, a ricoprire il ruolo che ci siamo impegnati a ricoprire in maniera responsabile, per assicurarci che i diversi gruppi di giocatori siano rappresentati. Sono parte del Council da sei-sette anni, e sono sempre stato piuttosto attivo. In qualità di presidente, posso dire che quest’ultimo gruppo di rappresentanti che abbiamo avuto è sicuramente il più attivo, il più dedicato. Volevano fare la differenza, prendevano a cuore i problemi ed erano sempre in comunicazione gli uni con gli altri”.

Credo ci siano aspetti positivi nell’avere i tornei all’interno della stessa organizzazione. Nel 1973, quando l’ATP venne formato, si trattava solamente di un’associazione di giocatori. Poi è diventato un Tour, includendo anche i tornei. Ci sono aspetti positivi, certo, ma ce ne sono anche di negativi. C’è un conflitto d’interessi. Sfortunatamente la nostra struttura di governo ci impedisce di fare cambiamenti a nostro piacimento. Me ne sono accorto quando sono stato uno dei 14 giocatori su 15 a firmare un documento che richiedeva tre cambiamenti a nostro favore: non è stato fatto nulla”.

Andy Murray – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

Questo è solo un esempio delle difficoltà che abbiamo per riuscire a fare cambiamenti. In qualunque scenario, riunioni di sette ore che si ripetono in maniera regolare non sono accettabili, perché sono inefficienti. Ma sono ancora qui, e voglio ringraziare Robin e Jamie e tutti quelli che si sono dimessi di recente per il loro contributo”.

Uno dei segnali preoccupanti è rappresentato dalle fughe di notizie che si sono verificate negli ultimi 9-10 mesi. In quattro o cinque occasioni ci sono state informazioni confidenziali diffuse dopo o addirittura durante le riunioni. Ieri stavamo discutendo del voto sul rappresentante dei giocatori nel board per l’America, e mentre stavamo ancora discutendo e votando qualcuno ha pubblicato un tweet nel quale si parlava di una situazione di stallo. Si tratta di una decisone importante. Il Player Council è un organismo di 10 giocatori, ma non hanno potere decisionale nel Board, possono esprimersi solamente attraverso i loro rappresentanti. Questi sono coloro che decidono il nostro destino”.

Se il buongiorno si vede dal mattino, sarà un Wimbledon coi fiocchi!

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ATP

Borna Coric: “Contro Nadal senza pressione, mi godrò il momento. Non è un problema fare quello che ami”

Il croato prepara la prima sfida dopo 5 anni contro un suo idolo, e parla delle proprie condizioni fisiche

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Borna Coric - US Open 2020 (via Twitter, @usopen)

Quando arrivi troppo in alto, poi puoi solo cadere. Borna Coric forse non è arrivato così in alto come avrebbe voluto (e potuto) ma la caduta, anche grave, l’ha presa eccome. Il 14 ottobre 2018 gioca la prima finale 1000 della carriera, qualche settimana dopo si attesta al n.12, il suo best ranking, sembra che finalmente quella grande promessa tanto attesa sia stata mantenuta. Da lì non c’è stato l’atteso salto di qualità, ma solo tanti problemi in serie, con l’infortunio alla spalla che lo ha tenuto fuori dal marzo del 2021 allo scorso marzo. Ora, però, qualche luce la vede: ieri una bella vittoria contro Lorenzo Musetti, e oggi il privilegio di sfidare il suo idolo Rafa Nadal, che batté a Basilea nel primo incontro nel 2014, perdendo l’ultimo precedente nel 2017 in Canada (in mezzo anche uno schiacciante 6-1 6-3 di Borna proprio qui a Cincinnati nel 2016, e una vittoria del maiorchino allo US Open 2015).

Lo stadio era pieno per il nostro quarto di finale“, racconta Coric ai microfoni dell’ATP dopo il successo su Lorenzo Musetti. “Mi ricordo che mi piaceva, ero super felice, mi sentivo come un bambino in un negozio di caramelle. Ero nel momento, stavo vivendo il mio sogno”. Quella vittoria, in quell’ottobre di 8 anni fa, arrivò nel momento in cui il croato stava salendo la scala del tennis, in cui doveva emergere, non ancora maggiorenne. Condizioni ben diverse da oggi, con un infortunio alla spalla in più, e gli anni che passano da reggere: “Non è mai facile tornare dopo un grave infortunio. Sono stato fuori per un anno e non è mai facile tornare e giocare un buon tennis, quindi ogni vittoria che si ottiene è estremamente importante anche per la mia fiducia e per la mia classifica, che non è ancora lì dove voglio che sia“.

La questione della sua spalla, oramai la principale quando si parla di Coric, viene ben approfondita dall’attuale n.152 al mondo, consapevole di quanto possa condizionarlo, e di quanto vada ben trattata e allenata: “Devo essere onesto, ben presto è diventato normale per me perché se voglio fare il mio lavoro, che è giocare a tennis, devo farlo. Non credo sia un enorme sacrificio avere 30 minuti in più di lavoro per arrivare a giocare a tennis. Puoi fare ciò che ami, non è un grosso problema. Se di solito vengo un’ora prima dell’allenamento, ora devo venire un’ora e mezza. Questo è tutto“. “Ma non ci penso più quando gioco ad essere sincero“, prosegue il croato, “perché anche se provo un po’ di dolore, e a volte capita, so che niente si può rompere. Non posso fare più danni, quindi a volte devo solo accettare che avrò un po’ di dolore e per me va bene“.

 

Certamente il suo gioco, soprattutto la sua mentalità e il suo approccio, si sono dovuti adattare ai problemi occorsi negli anni, come dimostrano queste parole. Parole di resilienza e abnegazione, quasi alla Nadal, la cui forza mentale è ciò che più lascia a bocca aperta: “Amavo tutto del suo gioco, in cui non c’è niente di sbagliato. Quindi puoi guardare ogni colpo e provare a farlo, perché è uno dei migliori del Tour. Riguarda più lo spirito combattivo, da cui penso che tutti possiamo imparare, e che può essere il nostro idolo“. Ma, dopotutto, va ricordato che stasera i due si affronteranno in campo, battezzando il ritorno in campo di Nadal più di un mese dopo il quarto a Wimbledon contro Fritz, per quella che in ogni caso sarà una partita speciale per Borna Coric, 9 vittorie in carriera contro top 5, l’ultima contro Thiem (n.4) all’ATP Cup 2020. “Giocherò senza alcune pressione“, conclude l’ex n.12 del mondo, “Ora posso divertirmi ancora di più perché non ho avuto questo tipo di partite e la competizione negli ultimi due anni. Mi diverto ancora di più rispetto a quando avevo 17 o 18 anni, e dato che sono stato a giocare a Challengers e tutto il resto, ora posso divertirmi ancora di più“.

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ATP

ATP Cincinnati, Kyrgios: “Ho lavorato molto sui miei scatti di rabbia”

“Sento che la benzina nel serbatoio sta per finire”. Il tennista australiano dopo la vittoria su Davidovich analizza il 2022: “Giocherò lo US Open e poi tornerò a casa”. “Non ho mai davvero accettato di perdere, senza prendermela con me stesso”

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Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)
Nick Kyrgios - Washington 2022 (Twitter - @atptour)

Continua a brillare la stella di Nick Kyrgios in questo 2022 di rinascita del bad boy australiano. Anche al Western & Southern Open Kyrgios non delude, sconfigge in due set il finalista di Montecarlo Alejandro Davidovich Fokina e continua la sua striscia di imbattibilità nei match di primo turno in questo 2022, con un bilancio di 11-0. Stagione di rinascita che lo ha visto raggiungere la finale a Wimbledon, trionfare a Washington per uno score stagionale che recita 31 vittorie sul campo (più 3 per walkover) a fronte di sole 9 sconfitte. E del nuovo Kyrgios di questo 2022 ha parlato nella conferenza post-match.

Il tabellone completo del Masters 1000 di Cincinnati

IL MODERATORE: Siamo al sedici agosto e tu hai giocato 15 partite, tra singolo e doppio, vincendone 14. Come ti senti?

 

NICK KYRGIOS: “Mi sento bene, soprattutto per quanto riguarda la fiducia in me stesso quando sono in campo. Mi sembra di colpire la palla abbastanza bene. Sto arrivando alla fine del mio viaggio. Mi sento come se fosse quasi finita. Dopo questo torneo, giocherò lo US Open e poi tornerò a casa. In fondo è questo quello che penso. Ho dato tutto ogni giorno sul campo di allenamento e durante i match. Sento che la benzina nel serbatoio sta per finire e devo solo andare avanti, devo andare avanti. Mancano solo due tornei.

D: Le tue tattiche sono sempre abbastanza varie. Penso che tu abbia menzionato di recente come alcuni altri giocatori stiano chiedendo la tua opinione. È qualcosa che ti è venuto naturale da bambino, o ad un certo punto hai capito come fare?

NICK KYRGIOS: “Mi sento come se facessi ricerche su tutti i giocatori e mi sento come se avessi un ottimo cervello da tennista. Guardando il tennis da bambino e considerando tutto il tennis che ho giocato e quanto lo guardo, conosco i punti di forza e di debolezza di tutti.

Mi sembra di conoscere bene il mio stile di gioco e so cosa funziona. Ovviamente contro qualcuno come Fokina o Medvedev, de Minaur, questo tipo di giocatori, se faccio troppi scambi, non è un tennis alto livello. Alcuni giocatori di tennis sentono di raggiungano percentuali elevate semplicemente allungando gli scambi. Ma per me, non è così. Non è così che vincerò le partite.

Per il 90% dei giocatori è una percentuale alta, ma per me è una percentuale di tennis molto bassa. Contro questo tipo di giocatori, so che devo stare al top, rimanere aggressivo, sai, provare ad accorciare gli scambi quando posso, serve & volley, variare il gioco, giocare slice. Devo giocare il mio tipo di tennis, e questo è alto livello.

Io credo che giocare ad alto livello per un tennista sia sapere cosa funziona nel tuo stile di gioco e cercare di eseguirlo al massimo livello. Per me è davvero chiaro cosa questo rappresenti per il mio gioco e so come le altre persone stanno cercando di giocare. Questa è la chiave. Sento che non avere un allenatore ha funzionato. Negli ultimi sei mesi non credo che molte persone abbiano raggiunto questi obiettivi senza un allenatore prima di me, e credo che sia qualcosa che derivi dalla fiducia e dalla conoscenza del tuo gioco.

D: Pensi che il Nick del 2022 possa avere gli scatti di rabbia o emotivi che ha avuto nel 2019?

NICK KYRGIOS: “Credo di essere stato un tennista emotivo per tutta la mia carriera. Da quando ho preso in mano una racchetta, mia madre mi guardava fare i capricci e piangere in campo ed essere emotivo quando perdevo. Penso che sia, in un certo senso, solo dimostrare che mi importa del risultato. Penso che sia importante. A un ragazzo dovrebbe importare del risultato, e non ho mai davvero accettato di perdere, senza prendermela con me stesso dopo la partita o durante la partita. Mi sono sempre preoccupato così tanto dei risultati.

Adesso raramente mi vedrete lanciare la mia racchetta. Di tanto in tanto capita qualche sfogo, ma non più di un altro giocatore. Sento che è qualcosa su cui ho lavorato, ovviamente in campo, perché fuori dal campo sono molto rilassato. Non hai mai scatti di rabbia. In campo, c’è voluto molto lavoro per arrivare a questo punto. Si può chiaramente dire che sono un ragazzo che ha lavorato su alcune cose, ha la sua personalità, ma a volte si muove su una filo sottile. Sono orgoglioso di questo, di poter giocare una partita come oggi. Ci sono stati un paio di scatti di rabbia qua e là, ma è una specie di mindset.

Il tabellone completo del Masters 1000 di Cincinnati

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Flash

Emma Raducanu, e l’ultima di Serena a Cincinnati: “Sono fortunata ad averci giocato contro. Questa vittoria mi dà fiducia”

Le parole emozionate della 19enne, e uno sguardo al prossimo turno: “Azarenka è una campionessa, l’ho guardata per tutta la mia carriera”

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Emma Raducanu - Cincinnati 2022 (foto Twitter @cincytennis)

Non è la fine di un’era, perché quella è già finita da un po’, il recente annuncio di Serena Williams è stato più una conferma che una reale notizia. Ma la vittoria di Emma Raducanu per 6-4 6-0 al primo turno del Western and Southern Open, con il sorriso della gioventù sul volto che ancora non è sfuggito del tutto all’adolescenza, segna un ulteriore passo di consapevolezza sulla via che porterà l’ex n.1 al mondo (già 4 volte campionessa Slam prima che la britannica nascesse) lontano dal tennis. Anche perché Emma Raducanu sarà l’ultima avversaria della carriera di Serena Williams a Cincinnati, questa sconfitta corrisponde all’ultimo saluto dell’Ohio a una delle più amate. Tutto questo peso sulle spalle di una 19enne, che in conferenza stampa sa, per una volta, di essere solo l’ “avversaria di”, nonostante abbia vinto, eppure tiene un comportamento integerrimo.

Il tabellone completo del WTA 1000 di Cincinnati

D: “Complimenti per la tua vittoria contro una delle più grandi di tutti i tempi. Come ti senti?

 

Raducanu: “È piuttosto sorprendente, ad essere onesti. Non posso credere di aver appena giocato contro Serena Williams. È qualcosa che penso di essere davvero fortunata ad essere stata in grado di fare, per il solo fatto che le nostre carriere si siano incrociate quando c’è un divario così grande. Guardandone la crescita, è stata un’esperienza straordinaria giocarci e basta. Dall’inizio alla fine, io forse sembravo calma, ma sapevo quanto fosse importante ogni singolo punto, perché molli un po’, e, sì, lei ti starà addosso; è una leggenda

D: “Quali erano le tue aspettative su come sarebbe stato là fuori? E com’è stato, paragonato a come ci si sente effettivamente sia in termini di tennis che anche di tue emozioni e tutto il resto?

Raducanu: “All’inizio di certo ero nervosa. Andando là fuori ero davvero pronta ad essere sulla mia risposta, e a volte era come se avessi la palla sulla racchetta, ma era semplicemente troppo potente. È un servizio davvero difficile da leggere, non puoi dire dove sta andando, il che rende le cose ancora più difficili. La folla era piuttosto elettrizzante, lo stadio era davvero pieno. Anche se facevano il tifo per Serena, io ero al 100%, ero preparata per questo: giocare contro la più grande nel suo paese d’origine in uno stadio del genere, ed ero favorita. Se smetterà di giocare presto, al 100% fai il tifo per lei

D: “Hai avuto un grande inizio, penso che hai fatto il break a zero, eri avanti 4-1. A cosa ti è servita la mentalità? Quanto è stata importante per te?

Raducanu: “Sicuramente importante, perché lo è sempre iniziare bene, ma allo stesso tempo tempo, hai come questi dubbi quando sei sopra, quando all’inizio sta andando quasi troppo bene, perché stai giocando contro Serena, molli un po’, e i pensieri iniziano a venirti in mente. Quando ho subito il break dopo essere stata 4-1, sapevo che era come una piccola apertura che le ho dato, lei ha capitalizzato e penso che abbia iniziato a giocare meglio. Io ero solo molto concentrata su come mantenere la mia compostezza e tenere il mio prossimo gioco di servizio. Per questo buon inizio, ti dai spazio per due break, e ne ho subito uno

D: “Dalle tue risposte, sembra che oggi sia stato più qualcosa di mentale che una sfida fisica. Sono curioso di sapere come sia stato fisicamente il tuo gioco nel primo turno, se fossi soddisfatta della tua performance di oggi in campo e come prendi la partita di oggi andando avanti?

Raducanu: “Penso che gran parte della partita di oggi è stata sicuramente sul lato mentale, nel non essere intimidita da tutti i suoi successi. Era quello su cui mi stavo concentrando di più, proprio come essere davvero presente e pensando al mio gioco, a cosa dovevo fare. Fisicamente penso di aver resistito abbastanza bene, come c’erano alcuni scambi più lunghi, pochi, ho resistito e l’ho fatta lavorare. A volte ho vinto il punto quando contava, qualche volta ha vinto il punto lei, come avendo il sopravvento. Mi sento bene in questo momento, ora solo un ricambio veloce per domani mattina per giocare, provo solo a recuperare. In realtà non ho nemmeno fatto la doccia

D: “In termini di confidenza verso New York, tra un paio di settimane, quanto ti senti meglio dopo aver avuto un momento come questo e una vittoria contro una giocatrice del genere stasera?

Raducanu: “Sì, penso che aiuti giocare contro Serena e riuscire a vincere. Ovviamente sono davvero orgogliosa di me stessa, e questo mi dà fiducia. Penso che a questo livello, contro chiunque giochi, è davvero una partita difficile. Ognuna di queste vittore dà un po’ di fiducia, indipendentemente dal livello in cui stai giocando, ogni singola vittoria conta. Ma certo questa ancora di più, perché stai giocando contro la più grande. Ma non sto cercando di andare troppo in alto o troppo in basso in questo momento, sto solo cercando di rimanere su un percorso e una traiettoria, perché mi sento come se fossi stata su entrambe le estremità e sono solo felice, orgogliosa di me stessa

D: “Domani tornerai e giocherai contro un’altra grande campionessa come Azarenka. Sono curioso di quali siano i tuoi pensieri su di lei, di cosa sai

Raducanu: “Ho visto Vika giocare per tutta la carriera, non tutta la sua, intendo la mia intera carriera. Lei stessa è una grande campionessa. Mi ricordo più recentemente quando stava giocando agli US Open e ha fatto la finale, penso nel 2020, durante la bolla. Io stavo studiando per i miei esami, non giocavo a tennis da due tre mesi, e stavo solo sognando di giocare sull’Ashe un giorno, e di essere a quel livello giocando io stessa contro queste grandi giocatrici.; tutto sembrava così lontano. Ovviamente con l’ultimo anno ho avuto grande esposizione a queste grandi giocatrici, e ogni volta che arrivi a giocarci, impari anche da loro e cosa fanno davvero bene che le ha aiutate nelle loro carriere. Domani sarà una partita difficile, di sicuro

D: “Ora che hai l’esperienza di Serena nella lista dei desideri, contro chi vorresti di più giocare in tour? Senza contare Azarenka domani. Contro chi vuoi giocare, e non hai ancora avuto la possibilità di farlo?

Raducanu: “Direi una persona: mi piacerebbe giocare con Simona, perché penso che lei intorno sia la giocatrice più completa. Si muove molto bene, è aggressiva, può difendere. Ti fa lavorare molto duramente per ogni punto. Potrebbe essere lento, doloroso, se ti prendesse (sorride). Ma penso che solo essere in grado di sentirlo sarebbe fantastico

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