La Cina a Wimbledon può tornare protagonista?

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La Cina a Wimbledon può tornare protagonista?

Agli ottavi è arrivata la Shuai Zhang. Al terzo turno Wang Qiang. All’inizio erano 5. Sapranno fare come Li Na e Zheng Jie?

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Zheng Jie, Wimbledon 2012
 
 

Day 5 di Wimbledon. Cominciano a ridursi i match e si scremano sempre di più le contendenti. A volte si può approdare al terzo turno anche grazie a un po’ di fortuna nei sorteggi, ma diventa sempre più improbabile andare oltre senza reali e consistenti meriti.
Rispetto allo scorso anno più teste di serie sono riuscite a confermare il loro ruolo di favorite: tre delle prime quattro della parte bassa sono ancora in corsa (la 3 Pliskova, la 7 Halep, la 8 Svitolina). Chi manca all’appello è Naomi Osaka (numero 2), eliminata da Putintseva, che poi al turno successivo ha perso contro Golubic.

Svitolina oggi ha eliminato Maria Sakkari (6-3, 6-7, 6-2), in una partita che si è complicata strada facendo, dopo che Elina aveva mancato due match point nel secondo set. Per chiudere ha avuto bisogno di un terzo parziale e complessivamente di addirittura 7 match point. È la seconda volta in carriera che Svitolina raggiunge il quarto turno: c’era già riuscita due anni fa, quando venne eliminata da Jelena Ostapenko. Ma per il momento non sono rimasto particolarmente colpito dal suo Wimbledon: ancora non mi convince. Senza naturalmente fargliene una colpa, ricordo che ha superato il turno precedente grazie all’infortunio di Margarita Gasparyan, che prima del guaio alla gamba sinistra era sul 5-5 secondo set dopo aver vinto il primo.

Sua prossima avversaria sarà Petra Martic, che ha sconfitto Danielle Collins 6-4, 3-6, 6-4. Non ho seguito la sua partita se non per qualche game tratto dall’archivio video della sala stampa. Di Martic voglio sottolineare però che mi ha impressionato nel match di esordio contro Jennifer Brady. Il secondo set vinto 6-3 è stato una delle migliori dimostrazioni di tennis su erba a cui ho assistito in questo torneo. E credo che Brady sia stata sfortunata nel sorteggio, perché giocando a quel livello qualche turno l’avrebbe superato. Si sapeva che Petra interpreta bene l’erba e trovarla ancora in corsa non è una sorpresa.

 

Avanza anche Karolina Pliskova, che oggi ha dovuto affrontare una avversaria davvero impegnativa: Hsieh Su-Wei (6-3, 2-6, 6-4). Non ho seguito il match integralmente (perché in parte sono andato sul campo di Muchova), ma per quanto ho visto penso sia stata la partita del giorno.

Due grandi talenti, differenti e speciali a modo loro. Pulizia, fluidità e capacità di generare velocità senza sforzo per Pliskova. Sensibilità, creatività, improvvisazione per Hsieh. Una cosa in comune però l’hanno: quando vogliono spingere, tutte e due fanno passare la palla a un palmo dal nastro. La tribuna stampa del Court 1 è laterale: una posizione infelice per valutare le geometrie di gioco, ma perfetta per apprezzare la cosiddetta “net clearence” delle traiettorie. Ebbene, alcuni scambi avevano un margine sopra alla rete prossimo allo zero, per cui si rimaneva con il fiato sospeso quasi a ogni colpo. Il tennis femminile può non piacere (è legittimo che ognuno abbia i propri gusti), ma questo genere di scambi sono davvero una sua esclusiva, visto che gli uomini (che sono più potenti) comunque lavorano di più la palla per avere un margine di sicurezza maggiore al momento di scavalcare la rete.

Ormai Hsieh dopo le imprese negli ultimi Slam (Australian Open 2018, Wimbledon dello scorso anno etc.), è diventata abbastanza popolare, e il pubblico ha incominciato ad amarla. Quando è in vena è capace di regalare un tennis semplicemente unico e oggi è uscita dal campo tra una valanga di applausi. Io nel frattempo mi chiedevo per quanto tempo ancora avremo la fortuna di poterla seguire, visto che ormai ha 33 anni compiuti (è nata nel gennaio 1986). Certo sorprende il fatto che abbia saputo compiere un salto di qualità proprio nelle ultime stagioni.

E chissà che finalmente non riesca a trovare uno sponsor anche nell’abbigliamento. Oggi parlavo di lei con Ubaldo Scanagatta: mi ha detto che conosce il suo manager, che è Paul McNamee (del famoso doppio australiano McNamara/McNamee). Allora gli ho strappato una mezza promessa: se nei prossimi giorni avrà occasione di incontrarlo gli chiederà perché Su-Wei usa vestiti senza sponsor. L’ipotesi è che ci siano di mezzo questioni geopolitiche (non scontentare il mercato cinese appoggiando un’atleta di Taiwan), ma così avremo una versione più attendibile.

Per Karolina Pliskova si prospetta un derby ceco, visto che la prossima avversaria sarà Karolina Muchova. Le due Caroline si sono già affrontate qualche mese fa agli Australian Open e allora fu una partita a senso unico (Muchova raccolse solo 5 game). Chissà se questa volta riuscirà a fare meglio. Oggi intanto ha battuto per la seconda volta nel giro di poche settimane Anett Kontaveit: l’aveva fermata al Roland Garros 2019 e si è ripetuta a Wimbledon (7-6, 6-3). Probabilmente Anett si augurerà di starne alla larga nei prossimi Slam.

Per quanto mi riguarda devo manifestare una certa soddisfazione per i risultati di Muchova, visto che l’avevo segnalata a inizio stagione come una giocatrice che ritenevo in crescita. Ha cominciato il 2019 da numero 144 del ranking e oggi con questo quarto turno è virtualmente numero 54. Su di lei spero di avere occasione di tornare prossimamente, perché possiede un tennis interessante e oltre tutto ancora in evoluzione. Tanto per dare una idea: contro Kontaveit ha perfino fatto ricorso al chip&charge, soluzione che ormai si può ritenere quasi estinta sui campi da tennis contemporanei.

Ha quasi passeggiato Simona Halep, contro una Azarenka fallosa e nervosa, che si è sciolta dopo i primi quattro giochi. Anche se mi aspettavo il successo di Simona (a dispetto delle indicazioni dei bookmaker) direi che la prestazione di Vika è stata la delusione di giornata. Perdere 6-3, 6-1 con un parziale conclusivo di 11 game a 1 è davvero negativo.

Halep si dovrà misurare con la nuova beniamina del Centre Court, Coco Gauff, che è sopravvissuta per un soffio nel confronto con Polona Hercog (3-6, 7-6, 7-5). Un match emozionante e intenso, ma qualitativamente inferiore a quello vinto contro Rybarikova. Come ho scritto nell’articolo di cronaca, la partita fin dall’inizio ha preso un indirizzo molto tattico e questo ha forse finito per imbrigliare anche mentalmente le due giocatrici, che si sono logorate in una lotta di nervi ed emozioni più che affrontarsi a viso aperto rischiando e spingendo la palla ai propri massimi.

L’ultimo ottavo è l’unico senza teste di serie. Dayana Yastremska l’ha spuntata nella parte di tabellone di Osaka: dopo aver eliminato Giorgi al primo turno ha sconfitto la testa di serie 27 Sofia Kenin al secondo e al terzo Victoria Golubic (7-5, 6-3). Risultato direi prevedibile, visto che a mio avviso Yastremska ha un tennis più adatto all’erba di Golubic, e il fresco precedente di Eastbourne (6-4, 6-1 per Dayana).

L’avversaria di Yastremska sarà Zhang Shuai, che ha superato in rimonta Caroline Wozniacki. Dopo un avvio disastroso (0-4 in pochi minuti) ha cominciato a spingere a tutta e ha finito per rovesciare prima l’inerzia del set poi il pronostico di partenza (6-4, 6-2). E a dimostrazione della qualità del suo match è riuscita a chiudere con un saldo vincenti/errori non forzati positivo di +3 (26/23).

La vittoria di Zhang mi ha fatto ragionare sul rapporto fra il tennis cinese e Wimbledon. Nel preparare l”articolo di presentazione del torneo, ho notato gli scarsi risultati delle attuali tenniste cinesi nello Slam sui prati. E mi pareva piuttosto illogico, visto che, pur con le naturali eccezioni, di solito le cinesi si muovono molto bene, agili e reattive. Spesso cercano l’alto ritmo e amano colpire la palla basandosi sull’anticipo. Tutte qualità che l’erba dovrebbe esaltare.

Era il modo di interpretare il tennis di Li Na che, anche se non ha mai vinto in carriera sull’erba, vantava due finali a Birmingham e i quarti a Wimbledon (tre volte). E soprattutto questo tipo di tennis era il marchio di fabbrica di Zheng Jie, che a Wimbledon aveva raggiunto la semifinale nel 2008 (battuta da Serena) e poi nel 2012 aveva sfoderato una prestazione memorabile ancora contro Serena, quando aveva perso al terzo turno per 6-7, 6-2, 9-7. Una partita da cineteca per l’impressionante mobilità mostrata sui prati, da proiettare a ciclo continuo nelle scuole tennis.

Tenendo presente tutto ciò, alla vigilia di questo Slam mi chiedevo come mai una tennista come Wang Qiang si presentava al via con appena una vittoria  in quattro partecipazioni. Le cose stanno andando meglio in questi giorni (è ancora in corsa e se la vedrà con Elise Mertens), e non sono sorpreso.

Ma come mai i primi timidi risultati arrivano solo ora? Forse la stagione dell’erba dura troppo poco per chi si è formata sul cemento, e quindi manca proprio il tempo materiale per mettere in atto i piccoli aggiustamenti che richiede la superficie. Ma con un po’ più di esperienza continuo a pensare che il rendimento medio delle attuali Cinesi sia destinato a crescere. E chissà, forse potrebbe anche arrivare un exploit, anche se probabilmente nessuna tennista di questa generazione è in grado di raggiungere i picchi di rendimento di Zheng Jie.

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La coppia Monfils-Svitolina aspetta una bambina. Anche Konta incinta

I due tennisti Gael Monfils e Elina Svitolina annunciano via social la lieta notizia. La settimana scorsa era stato il turno di Johanna Konta

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Gael Monfils e Elina Svitolina (foto Twitter @Gael_Monfils)

Mentre gli Internazionali BNL d’Italia giungono all’appuntamento conclusivo di questa edizione con due finali non troppo incerte, il mondo del tennis extra-campo si ravviva con la notizia divulgata via social dalla coppia composta da Elina Svitolina e Gael Monfils. I due infatti hanno annunciato di aspettare una bambina, il cui parto è previsto per ottobre. “Con il cuore pieno di amore e felicità, siamo lieti di annunciare che aspettiamo una bambina ad ottobre” queste le parole con le quali si sono espressi sia l’ucraina sia il francese, il quale è alle prese con un anno ricco di novità anche per quanto riguarda il piano professionale, visto il passaggio ad Artengo, il brand di Decathlon, per quanto riguarda la racchetta.

L’ultimo match disputato da Svitolina è il primo turno di Miami del 24 marzo perso al tiebreak del terzo set da Heather Watson, mentre la sua ultima vittoria risale al 4 marzo a Monterrey contro la bulgara Tomova. Attualmente n.27 del mondo, non rivedremo la 27enne Elina in campo per un po’.

Risale alla settimana scorsa invece – per la precisione al 9 maggio – la notizia simile diffusa da Johanna Konta. “Sono impegnata a cuocere il mio piccolo muffin in questo momento”, aveva scherzato la britannica sui social, sposatasi a dicembre 2021 poco dopo il ritiro dal tennis professionistico a 30 anni.

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Come Barty solo Henin: le reazioni dei colleghi. E n.1 chi diventa?

Barty seconda regina del tennis femminile ad abdicare. Chiude con lo Slam di casa come Sampras, si ritira ad un anno da Borg

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Stamani, 23 marzo 2022, il tennis si è svegliato con un colpo al cuore. Un fulmine a ciel sereno che si è abbattuto contro il mondo della racchetta, una data che sicuramente non dimenticheremo. La numero 1 del mondo, nonché campionessa Slam per tre volte, Ashleigh Barty ha annunciato ufficialmente il suo ritiro dal tennis professionistico; affermando di aver dato tutto e di essere pronta ad inseguire nuovi sogni. Una notizia shock, Ash infatti è solo la seconda regina del tennis femminile su 27 che, sedendo sul trono WTA, annuncia la propria decisione di porre fine all’attività agonistica a stagione in corso.

COME LEI SOLO HENIN – L’unico precedente si è avuto nel maggio 2008, quando l’allora n.1 del mondo Justine Henin annunciò la fine della propria carriera – salvo poi cambiare idea e comunicare il 22 settembre 2009 il ritorno alle competizioni a 27 anni – e seppur anche in quel caso lo scalpore fu tanto, Justine aveva avuto un pessimo avvio di stagione perdendo malamente all’Open d’Australia con Maria Sharapova. Dunque il ritiro della belga arrivò a termine di un periodo difficile, differentemente dalla tennista australiana che ha iniziato invece la nuova stagione con una striscia di 11 vittorie e 0 sconfitte mettendo in bacheca tre titoli, (trionfo in singolare e in doppio al torneo di Adelaide) compreso il primo Major dell’anno. Effettivamente, però la belga non riuscì più a rientrare nel circuito ad alti livelli a causa di un infortunio al gomito, annunciando il suo ritiro definitivo nel gennaio 2011. Ricordiamo, inoltre che Barty aveva deciso di non prendere parte al Sunshine Double; motivando tale scelta con il fatto di non aver recuperato pienamente dalle fatiche di Melbourne, che gli erano valse il suo terzo titolo Slam.

IL PRIMO RITIRO, COME JORDAN – Probabilmente, invece questo periodo di pausa tra Melbourne e Indian Wells è stato propedeutico per maturare la decisione finale di appendere la racchetta al chiodo. In realtà però se analizziamo nel dettaglio la carriera della 25enne di Ipswich ci si accorge che questa presa di coscienza fulminea e ai più inimmaginabile fino a qualche ora fa, non è proprio discostante dal personaggio, anzi; l’australiana si era già presa una pausa dall’attività agonistica nel settembre del 2014 quando si ritirò una prima volta per cercare d’intraprendere la carriera professionistica come giocatrice di cricket. Ma due anni più tardi ritornò sui suoi passi, riallacciando i legami con il suo primo grande amore sportivo. In un certo senso ci sono molte similitudini con quello che accadde al leggendario Michael Jordan, il quale dopo il primo three-peat (tre titoli NBA consecutivi: 1991, 1992, 1993) con i Chicago Bulls, annunciò il ritiro nel 1993 per cercare fortuna nella Major League baseball; per poi successivamente rientrare in NBA nel 1995.

 

AL SUO POSTO? – Il 2021 e l’inizio del 2022 erano stati a tratti dominati dalla talentuosa tennista australiana, e la sua permanenza in cima al ranking – escluse le settimane di congelamento della classifica a causa della pandemia – si è esteso a 112 settimane consecutive che la portano al quinto posto della striscia più lunga della storia dopo Steffi Graf e Serena Williams a 186 settimane, Martina Navratilova a 156, e Chris Evert a 113. Nel conteggio totale invece è al settimo posto con 119. Nel precedente datato 2008, Henin chiese di rimuovere il suo nome dal ranking e se Barty dovesse fare altrettanto ci sarà gran battaglia alle sue spalle per accaparrarsi la prima posizione mondiale. Al momento in testa a questa corsa c’è Iga Swiatek, circa 700 punti davanti alla ceca Krajcikova, e con l’andare avanti della stagione potranno trovare spazio anche Badosa, Sabalenka e Kontaveit. Tutte tenniste che non hanno mai ricoperto questo ruolo. In ogni caso si potrebbe avere una nuova leader già dopo Miami.

PRECEDENTI ILLUSTRI – A livello di gioco invece quello della 25enne sarà una perdita di proporzioni incolmabili. Il suo tennis sopraffino, paragonabile per tecnica a quello di Ons Jabeur incantava gli occhi degli appassionati, e abbinare al suo tocco delicato un servizio e un gioco da fondo così potente ed efficace la rendeva unica e speciale. Sfumano dunque tutti i sogni di possibili rivalità con tenniste dallo stile complementare al suo come Osaka e soprattutto Swiatek. Barty chiude la carriera trionfando nello Slam di casa come accadde a Pete Sampras nel 2002, ma per trovare un altro ritiro altrettanto sconvolgente si deve tornare indietro a quello di Bjorn Borg che lasciò il tennis un anno più anziano di Barty. Ovviamente lo svedese all’epoca era un’icona mondiale molto di più di quanto non lo sia ora Barty, ma il vuoto a livello tennistico che hanno lasciato entrambi è paragonabile.

LE REAZIONI DEI COLLEGHI – Ovviamente, questa notizia ha scosso i cuori di tutti gli appassionati e gli addetti aI lavori del mondo del tennis. Numerose sono state le reazioni al ritiro di Barty, soprattutto tra le giocatrici ma non solo.  Fra le testimonianze che hanno pullulato Twitter dall’alba, ci sono state quelle di altre campionesse dei Major; come Simona Halep che ha ricordato il rapporto speciale che la lega ad Ash: “ Ash, cosa posso dire, sai che ho le lacrime giusto? Amica mia, mi mancherai in tour. Eri diversa e speciale, abbiamo condiviso alcuni momenti incredibili. Qual è il tuo prossimo passo? Campione del Grande Slam nel golf? Sii felice e goditi la vita al massimo, tua Simona.”– o come Petra Kvitova, che invece è sembrata non aver ancora realizzato; ma ciò nonostante ha sottolineato le incredibili peculiarità di un personaggio unico nel tennis: “Ash, non ho parole… in realtà stai mostrando la tua vera classe lasciando il tennis in questo modo bellissimo. Sono così felice di aver potuto condividere il campo con te .. il tennis non sarà mai più lo stesso senza di te! Ti ammiro come giocatrice e come persona.. ti auguro solo il meglio!”. Come detto non solo tennisti, ma anche dirigenti; dalle dichiarazioni del CEO della WTA Steve Simon: “Auguriamo ad Ash solo il meglio e sappiamo che continuerà a essere una straordinaria ambasciatrice per il tennis, mentre inizierà un nuovo capitolo della sua vita. Ci mancherà”– fino alle parole del CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open; Craig Tiley: “Congratulazioni Ash per la tua brillante carriera. Sei stata un modello incredibile, sia in campo che fuori e la comunità del tennis, specialmente in Australia sentirà molto la tua mancanza. Goditi il tuo ritiro dal professionismo ed il prossimo capitolo della tua vita. Non vediamo l’ora di supportarti in qualsiasi cosa tu scelga di fare”.

Nonostante il periodo complicato che sta vivendo, non ha voluto far mancare la sua voce anche Elina Svitolina: “Nient’altro che RISPETTO per te!!! Ti auguro il meglio per quello che verrà dopo e congratulazioni per la tua illustre carriera”. Infine concludiamo con il commento di Andy Murray, molto più laconico, ma altrettanto pieno di significato: “Felice per Ash Barty, distrutto per il tennis, che giocatrice”. Lo scozzese ci è già passato; con la differenza che il suo ritiro non è stata una scelta consenziente ma forzata dai problemi all’anca, tanto è vero che grazie alla sue tenacia è riuscito a rientrare nel tour.

Ma Ashleigh sembra aver preso questa decisione, con molta consapevolezza e serenità d’animo. Si vede che questa scelta la rende felice. E allora noi non possiamo solo che augurarle il meglio per i prossimi sogni che ha intenzione di raggiungere. Poi chissà, se mai dovesse ripensarci noi saremmo pronti a riaccoglierla a braccia aperte, e intanto ci gustiamo a ripetizione il suo ultimo punto giocato.

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La disarmante superiorità di Ashleigh Barty

La numero 1 del mondo ha vinto in Australia il terzo titolo Slam dominando il campo delle avversarie. Quali sono le ragioni di questa supremazia?

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Ashleigh Barty - Australian Open 2022 (via Twitter @AustralianOpen)

In occasione del ritiro di Ashleigh Barty, riproponiamo questo pezzo che celebra il suo ultimo successo Slam all’Australian Open 

Per iniziare l’articolo dedicato all’Australian Open 2022 e alla sua vincitrice, ecco una lista di nomi:
Chris Evert
Martina Navratilova
Hana Mandlikova
Steffi Graf
Serena Williams
Maria Sharapova
Ashleigh Barty

Cosa hanno in comune? A oggi nell’era Open solo queste giocatrici possono vantare almeno un titolo Slam conquistato su terra, erba e cemento (spero di non aver controllato male). Ricordo che il cemento è stato introdotto nello Slam americano nel 1978 e in quello australiano nel 1988, e questo ha probabilmente impedito a grandi protagoniste del primo periodo Open (come Margaret Smith Court, Billie Jean King o Evonne Goolagong) di far parte della lista. Ma da quando le superfici si sono stabilizzate, il dato tecnico è diventato attendibile e rilevante.

Dunque, grazie al successo australiano, Barty è riuscita a entrare in questa ristrettissima élite. Campionessa sulla terra di Parigi (2019), sull’erba di Wimbledon (2021) e sul cemento di Melbourne (2022).

Non solo: per il modo con il quale ha vinto l’ultimo Slam, siamo un po’ tutti spinti ad andare oltre il giudizio sul singolo torneo, per spaziare verso valutazioni che abbracciano orizzonti più ampi e ambiziosi. Non si tratta cioè semplicemente di celebrare il successo in questo Australian Open, ma di cominciare a inquadrare storicamente il suo ruolo e provare a immaginare fino a che punto potrebbe affermare il suo primato sulla concorrenza.

I numeri delle scorse due settimane sono inequivocabili: Barty ha conquistato il titolo con un percorso netto. Sette partite, quattordici set vinti e nessuno perso. E da quando è scesa in campo nel 2022 ha già vinto due tornei (Adelaide e Australian Open), per un totale di 10 match chiusi in due set e uno solo, il primo disputato, vinto in tre set (4-6, 7-5, 6-2 contro Coco Gauff). Zero sconfitte.

Il suo tragitto a Melbourne è stato questo: 6-0 6-1 a Tsurenko, 6-1 6-1 a Bronzetti, 6-2 6-3 a Giorgi, 6-4 6-3 ad Anisimova, 6-2 6-0 a Pegula, 6-1 6-3 a Keys, 6-3 7-6(2) a Collins. Quindi Ashleigh ha sconfitto due giocatrici italiane e ben quattro statunitensi nei turni conclusivi. Curiosità: anche in occasione del successo al Roland Garros 2019 aveva sconfitto le stesse quattro americane (nell’ordine di allora Pegula, Collins, Keys e Anisimova), con in più una quinta statunitense (Sofia Kenin).

Questi numeri illustrano una supremazia evidente, alla quale le avversarie non hanno saputo opporsi, se non a sprazzi, per qualche porzione di set. Per trovare un Australian Open altrettanto dominato occorre tornare al 2017, all’ultimo impegno di Serena Williams pre-maternità: anche per lei 14 set a zero e 23mo (e sinora ultimo) Slam nel palmarès.

Le caratteristiche fisico-tecniche di Ashleigh Barty
Indubbiamente una parte importante della supremazia dimostrata da Barty in questo inizio di 2022 deriva dalle sue qualità e specificità tecniche. Per una analisi più approfondita del tema rimando a un articolo scritto nell’aprile 2019 in occasione del suo primo grande successo, a Miami (“La maturità di Ashleigh Barty”). Qui sintetizzo alcuni aspetti fondamentali.

Innanzitutto il servizio. Un colpo forse non sempre sufficientemente apprezzato, ma di qualità assoluta. Completissimo per varietà di esecuzione, con una prima così incisiva che spesso ha aiutato Barty a tirarsi fuori dai guai sulle palle break, vincendo il punto senza nemmeno iniziare lo scambio.

Un colpo che le permette spesso di viaggiare tranquilla e con un bel margine di sicurezza sulle avversarie. Potente, preciso, vario, ma altrettanto efficace anche quando è lavorato slice e kick. E con una caratteristica che non finisce mai di sorprendermi: la grande facilità nel cambiare direzione fra prima e seconda, senza che questo le faccia aumentare i doppi falli.

Poi il dritto, con una quota di topspin che le permette esecuzioni potenti ma anche con margine di sicurezza nel transito sopra la rete. In questo momento, a mio avviso, semplicemente il miglior dritto del circuito WTA.

A due fondamentali quasi di stampo ATP, Barty aggiunge il rovescio giocato prevalentemente in back. Un rovescio che mette in difficoltà molte avversarie, poco abituate a gestire parabole basse e sfuggenti. Nel confronto sulla diagonale sinistra, lo slice di Barty va ad impattare sul rovescio bimane delle avversarie destre. Per replicare allo slice con il rovescio bimane in topspin occorre grande sicurezza tecnica ma anche disponibilità al sacrificio, perché è obbligatorio scendere molto basse di gambe per eseguire lo swing al meglio. Il tutto si traduce in un surplus di sforzo fisico e, a lungo andare, anche mentale, che può pesare sugli equilibri dei match.

Ecco perché un colpo che per Ashleigh è sostanzialmente di manovra, raramente utilizzato con lo scopo di ottenere vincenti diretti, a volte può fare la differenza perfino più del dritto, grazie alla quantità di errori gratuiti causati alle avversarie. L’efficacia del colpo slice di Barty ha finito per mascherare la relativa affidabilità della versione in topspin, che sicuramente non è alla altezza del dritto. Ma del resto anche Steffi Graf aveva una impostazione simile (gran dritto e rovescio slice), e i risultati raggiunti da Steffi parlano chiaro.

Circoscrivere l’analisi ai tre colpi base non illustra però a sufficienza il quadro tecnico di Barty. Intanto perché anche nei colpi di volo possiede una qualità superiore. E poi perché sa utilizzare altrettanto bene i drop-shot e tutte le soluzioni di contenimento, che le permettono di sostenere interi scambi in difesa senza andare in difficoltà. E se poi c’è da improvvisare qualcosa in situazioni-limite ecco che Ashleigh sfodera colpi anomali, come per esempio questo dritto al volo da fondo campo:

Ma nemmeno elencare la totalità del suo repertorio le rende in pieno giustizia, perché in lei c’è qualcosa in più, che va al di là della meccanica esecutiva del singolo colpo. Quel qualcosa in più lo definirei in questo modo: la naturalezza con cui produce tennis. Una naturalezza che, per esempio, si esprime attraverso la padronanza con cui si muove per il campo. Ashleigh sembra sempre a suo agio in ogni situazione, grazie al totale dominio dei movimenti del corpo in relazione a quelli della palla. Coordinazione, rapidità di lettura delle situazioni e immediata capacità di impostare lo sviluppo dello scambio. Qualità rarissime, che in lei sono vicine alla perfezione.

a pagina 2: Le caratteristiche tattiche e mentali di Barty

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