Djokovic da paura: Goffin sparisce, per il n.1 è la nona semifinale a Wimbledon

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Djokovic da paura: Goffin sparisce, per il n.1 è la nona semifinale a Wimbledon

LONDRA – Dal 3-4 del primo set è un assolo di Novak: vince 15 degli ultimi 17 game lanciando un chiaro segnale ai suoi avversari. Ha tutte le intenzioni di conservare il titolo

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [21] D. Goffin 6-4 6-0 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Quando si incontrano tennisti dal gioco simile, ma uno dei due ha qualità complessive superiori all’altro, di solito le partite possono anche risultare abbastanza equilibrate, se non appassionanti in mancanza di confronto di stili. Però, alla fine, sarà praticamente sempre il più forte a prevalere. Novak Djokovic affronta e batte ancora una volta David Goffin (6-1 per il serbo, il computo aggiornato dei precedenti); il belga era alla sua seconda apparizione in carriera sul centrale di Wimbledon (inaugurò il campo nel primo turno del 2014, contro il campione uscente Andy Murray), e l’esito non è stato troppo diverso.

COMINCIA BENE DAVID, EPPURE… – Da subito, appare chiaro che David è perfettamente consapevole, da tattico intelligente qual è, di non potersi limitare a fare il suo consueto gioco di geometrie pazienti, bei colpi portati con relativamente poca rotazione, angoli improvvisi. Con il “Djoker” non basta, lo metti in ritmo e ti tritura. Vediamo quindi Goffin spingere senza paura di andare fuori giri fin dall’inizio, sparando soprattutto il dritto con grande potenza ed efficacia. Un paio di volte commette delle ingenuità a rete, ma il semplice fatto che si sia messo nelle condizioni di andarci, grazie agli attacchi ben portati, è un buon segnale per lui. La condotta di gara aggressiva gli procura due palle break nel terzo game (cancellate d’autorità da un buon Nole al servizio), e in generale gli permette di tenere il campo alla grande. Sul 3-3, siamo a 11 vincenti, 3 errori di Goffin (7-7 Djokovic), quello che si dice un signor ingresso in partita. Per ora l’impressione è che Nole stia un po’ troppo a guardare, lasciando fare l’avversario, il che a questi livelli è giocare col fuoco.

Infatti, proprio nel settimo game, la pressione del belga si concretizza con il break, meritato, sta attaccando a tutto braccio senza paura, il vantaggio di 4-3 e battuta è meritato. Nel tentativo di scuotersi, il campione uscente aumenta i giri del motore, ma la risposta in spinta lo tradisce. Gli viene in soccorso David, che incappa in un doppio fallo, poi fallisce un attacco, e fronteggia la palla del contro-break. Gran classe di Goffin nell’annullarla con una splendida stop-volley, ma poi un altro lungolinea di dritto gli vola largo, e Nole concretizza con una bella conclusione a rete il 4-4. Per la prima volta dall’inizio del match, dalla tribuna sentiamo Djokovic partire con il suo tipico “grunting, geme a ogni impatto, di solito, conoscendolo, è il segnale che la “belva” si è svegliata, ed è entrata in ritmo. Quando fa così, diventa ingiocabile.

In un attimo è 5-4, quasi di colpo la situazione si è ribaltata tecnicamente in modo totale. Ora o David piazza tre missili a scambio sulle righe, o non ha modo di fare punti. Il secondo break per Novak e il conseguente 6-4 arriva puntuale, dopo 49 minuti, dispiace dirlo (non perché sta vincendo Djokovic, ma perché per ora l’andamento del match è assolutamente prevedibile) ma si rischia una partita di quelle in cui non avverrà nulla di sorprendente o emozionante.

NOLE SENZA OSTACOLI – Strano toilet-break per Nole – dopo nemmeno un’ora che è in campo – e si riparte. Il serbo si mette un cappellino, dal lato tribuna stampa in effetti il sole è fastidioso per uno che gioca con le lenti a contatto. Standing ovation per un super-punto con due tweener consecutivi, uno a testa, chiuso poi al volo da Goffin nel terzo punto. Il belga è ammirevole nel rifiutare di adeguarsi a un andamento del punteggio che sembra già scritto, ma come detto il buon vecchio Nole ha messo la freccia e brekka per la terza volta, per poi tenere e salire 3-0. Dall’esatto istante in cui si è udito il primo “AAAUFFGHH!” del Djoker ad accompagnare un dritto vincente, il parziale è di 6-0 per lui, mi vien da pensare che Vajda, Ivanisevic e compagnia bella dovrebbero dirgli di farlo da subito per evitare rischi.
Glielo chiedo in conferenza stampa: “Interessante, non me ne ero reso conto. Credo sia un fattore mentale, oltre che fisico. Avevo appena perso il servizio, mi sono sentito liberato, come a dire adesso posso lasciarmi andare e giocare. Non so se il “grunting” aiuti come regola, certo oggi mi ha aiutato, qualche volta lo faccio, qualche volta no. fa parte del mio stile“.
Il quarto break consecutivo subito da David, secondo del parziale, che manda Nole avanti 4-0, sa di resa. Anche il linguaggio del corpo di Goffin, che era partito bello pimpante e aggressivo, si è fatto dimesso (niente di nuovo, in effetti).

Qualche punto gradevole si vede ancora, il che è ovvio, ma come andrà a finire lo abbiamo capito in quindicimila da mezz’ora. Che solidità straordinaria Djokovic, sta quasi ridicolizzando un avversario assolutamente degno, ed è chiaro che non ha nemmeno bisogno di impegnarsi allo stremo per farlo. Si arriva a 9 game di fila per lui, 6-0 e due set in cascina, piovono vincenti tirati da Nole quasi con nonchalance. Goffin ha un atteggiamento davvero troppo passivo adesso, qualcosa deve fare per scuotersi. Fossi in lui, rinuncerei a una Wilson e a 2-3000 dei 327.000 euro già incassati per i quarti di finale, sfogarsi almeno un attimo può fare bene. Non sarà bello, ma frantuma ‘sto fusto e almeno fai sentire all’altro che sarai pure inferiore, ma ci sei. Così sembra un allenamento.

David Goffin – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

A inizio terzo set, quasi per distrazione (smash e poi volée falliti), Djokovic concede una palla break, ma si salva e allunga la striscia a 10 game, 1-0 per lui. Finalmente, servendo bene, David arresta l’emorragia, ma il conto alla rovescia è già partito, certificato dal break (il sesto!) che manda Nole 3-1. Siamo adesso a 20 vincenti e 15 errori per Djokovic, 23-19 Goffin, non sono nemmeno statistiche impietose, anzi, ma i punti che contano li fa tutti il serbo con scientifica precisione e continuità. Un doppio fallo di Nole concede una palla del contro-break a David, fallita, poi per conquistarsene un’altra il belga è costretto a tre smash di fila, la difesa di Djokovic è straordinaria. Così come è straordinaria la sua capacità di trasformarla in fase offensiva, annullando anche la seconda opportunità all’avversario. Arriviamo all’ora e tre quarti, Nole 4-1 (e un terrificante parziale di 13 game a uno), ormai la gente sta già facendo i calcoli su quando entreranno in campo Federer e Nishikori.

Poco dopo, siamo a un’ora e 57 minuti, ecco il 6-2 conclusivo maturato a seguito di un parziale annichilente di 15 game a 2: Goffin brekkato sette volte, una autentica stesa, va purtroppo detto, con tutta la simpatia possibile per il bravo David. Forse per farsi perdonare la brutalità della prestazione, e la conseguente suspence pari a zero, Djokovic ritorna alla sua tradizione del lancio figurato di cuori al pubblico, poco simpaticamente dagli spalti gli ritorna qualche fischio. Intanto, sono 36 semifinali Slam, 9 delle quali a Wimbledon. Giocherà contro Roberto Bautista Agut (precedenti, 7-3 Djokovic, ma le ultime due vinte da Roberto).

 

DJOKOVIC A CALDO – “Beh, lui ha iniziato bene, comandava da fondo, e meritava il vantaggio. Poi palle nuove, un bel game mio, e sono andato via. Certo, avessi perso il primo chissà come sarebbe andata, ma nel secondo e nel terzo non ho avuto problemi, mi sono sentito bene. Ho giocato bene l’intero torneo secondo me, ora sono in semifinale. Roberto mi ha battuto un paio di volte quest’anno, sbaglia poco, la sua palla piatta rimbalza bassa, con lui le partite devi vincerle. Ma lo stesso vale per Pella, se dovesse rimontare, è uno tosto che non ti regala nulla“.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

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La Francia domina a Metz, Bedene l’intruso

Tre semifinalisti su quattro sono transalpini. Pouille e Tsonga si affronteranno in un derby. Paire sfiderà lo sloveno Bedene, con il quale ha litigato agli US Open

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Benoit Paire - Winston-Salem 2019 (via Twitter, @WSOpen)

10 delle 16 edizioni del torneo ATP di Metz sono state vinte da giocatori di casa. E anche quest’anno ci sono altissime probabilità che quest’eventualità si ripeta. Il 75 per cento per l’esattezza, considerato che 3 dei quattro tennisti approdati in semifinale sono francesi. Si tratta di Benoit Paire, Lucas Pouille e Jo-Wilfried Tsonga, in ordine di classifica. Pouille ha già vinto il torneo una volta nel 2016, Tsonga ha addirittura trionfato per tre volte a Metz (2011, 2012, 2015). A tentare di rompere le uova nel paniere transalpino, ci sarà lo sloveno Aljaz Bedene, n.76 del ranking ATP. 

L’intruso balcanico ha sorpreso nei quarti finale lo spagnolo Pablo Carreno Busta, che a sua volta aveva eliminato al secondo turno il primo favorito del seeding David Goffin. Bedene si è imposto con il punteggio di 6-4 7-5 in poco meno di un’ora e mezza di partita. A decidere l’incontro sono stati due break, rispettivamente nel settimo e nel dodicesimo gioco dei due parziali. Nella sua ottava semifinale a livello ATP in carriera, la seconda in questa stagione dopo quella ottenuta a Rio, lo sloveno sfiderà Benoit Paire. 

Da parte sua, l’imprevedibile tennista di Avignone ha rispettato pienamente l’onore dei pronostici nel derby contro Gregoire Barrere, imponendosi per 7-6 6-4. Partenza a rilento per Paire che è andato sotto 3 a 0 nel primo parziale. Il n.3 del seeding ha poi recuperato e si è imposto per 7 punti a 4 nel tie-break. Il secondo set sembrava avviato verso lo stesso esito ma nel non gioco Barrere  ha perso il servizio e regalato il match al suo avversario. Tra Paire e Bedene c’è un precedente freschissimo, quello del secondo turno degli US Open, vinto al tie-break del quinto set dal tennista di Lubiana, dopo aver rimontato due set di svantaggio. L’incontro è stato segnato dal nervosismo, con il francese che alla fine si era rifiutato di stringere la mano al suo avversario. Insomma, potremmo vederne delle belle nella semifinale di Metz.

 

Ben meno acrimonia ci dovrebbe essere nella semifinale della parte bassa tra Pouille e Tsonga. Il primo si è guadagnato l’accesso nei top 4 del torneo grazie al sofferto successo in tre set sul serbo Filip Krajinovic. Primo set vinto da Krajinovic per 6-4 grazie ad un break nel terzo gioco, con Pouille che ha fallito diverse occasioni per rifarsi sotto. Il giocatore francese sembrava avviato alla sconfitta dopo aver perso il servizio nel settimo gioco del secondo parziale.  Pouille ha però subito realizzato un contro-break ed è poi andato a conquistare il set per 7-5. Forse demoralizzato, Krajinovic ha lasciato campo libero al suo avversario nel parziale decisivo, perso per 6-2. 

Tsonga ha invece approfittato del ritiro del secondo favorito del torneo, il georgiano Nikoloz Basilashvili, sul 4 a 1 in proprio favore nel terzo set. Il veterano di Le Mans aveva in precedenza perso il primo set per 7-5 e perso il secondo per 6-3. I precedenti tra i due francesi sono sul due pari, con Pouille che ha vinto gli ultimi due faccia a faccia. 

Risultati:

A. Bedene b. P. Carreno Busta 6-4 7-5
[3] B. Paire b. [WC] G. Barrere 7-6(4) 6-4
[4] L. Pouille b. F. Krajinovic 4-6 7-5 6-2
J.W. Tsonga b. [2] N. Basilashvili 5-7 6-3 4-1 rit.

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ATP San Pietroburgo: fatali due tie-break a Berrettini, passa Gerasimov

La corsa dell’azzurro si arresta ai quarti di finale contro il qualificato bielorusso, più lucido nei momenti decisivi. In semifinale se la vedrà con Daniil Medvedev

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Matteo Berrettini - US Open 2019 (foto via Twitter, @usopen)

Sconfitta imprevista per Matteo Berrettini, eliminato da Egor Gerasimov con il punteggio di 7-6 (5) 7-6 (3) in un’ora e 54 minuti. Dopo la vittoria blitzkrieg con Carballes Baena, un altro avversario sulla carta abbordabile per il capitolino, con il qualificato bielorusso, N. 119 del ranking, che aveva vinto solo quattro partite in un main draw ATP in stagione. Tre di queste erano però arrivate nelle ultime settimane, a New York con Harris e in questo torneo con Rosol e Mannarino, per un atleta scafato dai Challenger e da molti match di qualificazione. 

Berrettini è stato da subito farraginoso, non trovando subito i consueti punti gratuiti col servizio e colpendo frequenti slice difensivi. Il romano ha mostrato subito di avere una cilindrata nettamente superiore ogniqualvolta poteva salire sopra la palla col dritto, ma è stato lento con i piedi per tutto l’incontro. Molto solido invece Gerasimov, con tante prime in campo (grande precisione da destra) e l’intenzione chiara di muovere l’azzurro per non fargli caricare i colpi e di chiudere il campo in avanti, seppur non sempre con precisione – 5/13 a rete nel primo set.

Primo set senza grossi squilli: tolto un 40-40 nell’ottavo game sul servizio Berrettini la partita è scorsa fino all’undicesimo gioco, in cui l’italiano ha alzato la pesantezza dei colpi e si è procurato una palla break, complice un avversario non abbastanza cinico che gli ha aperto la strada con due dritti dal centro steccati. Il bielorusso non ha tremato ulteriormente, però, e si è salvato obbligando il nostro a colpire un complicato dritto in corsa, rimandando tutto al tie-break. A sorpresa, nel game dirimente Berrettini è stato tradito dal drop shot: una prima sbavatura ha dato il 2-0 a Gerasimov, poi, dopo che un altro unforced dal centro e un errore esiziale a rete l’avevano portato sopra 3-2 e servizio, un’altra smorzata in rete ha dato un set point all’avversario, bravo a chiudere con una prima esterna vincente in 55 minuti.

 

Punto sul vivo, Berrettini ha iniziato a picchiare belluino dai blocchi, mostrando più concentrazione anche in risposta e colpendo slice e smorzate più aggressive, quasi a espiare le defaillance precedenti. Un punto da 26 colpi nel secondo gioco ha simboleggiato la maggior concentrazione dell’azzurro, che è salito due volte a palla break nel game successivo, quando gli errori di dritto dell’avversario hanno iniziato a impilarsi. Gerasimov è stato fortunato (quando il nastro ha deviato fuori il rovescio di Berrettini) e bravo (con un servizio vincente) a salvarsi, rintuzzando i tentativi dell’avversario con una grande solidità nello scambio, conscio che la sfuriata non sarebbe durata.

E infatti la seconda parte del set ha visto un Berrettini scentrato con il dritto e un Gerasimov sempre più brillante e iper-aggressivo con la seconda, cosicché l’occasione più grossa è infine passata dalle sue parti, quando un passante su una smorzata e una risposta profonda gli hanno consegnato uno 0-40 per andare a servire per il match. Berrettini, però, ha dimostrato più volte la propria classe, e soprattutto gioca per un obiettivo che vale ogni sforzo, e si è salvato la prima con uno scambio paziente seguito da due omelie dedicate a San Servizio. La medesima situazione si è riproposta nel game successivo, e di nuovo l’azzurro ha messo tre prime (due vincenti e una chiusa da una smorzata), continuando a respirare seppur con i polmoni ormai pieni di liquido.

Passata la paura, altro tie-break, dunque, ma dopo un iniziale dominio dei servizi, un doppio fallo Berrettini ha fatto scappare l’avversario sul 5-3, e un errore di dritto dal centro gli ha dato 3 match point. Ne è bastato uno, perché un altro dritto in corsa dell’azzurro si è spento alla base della rete, dandogli la Top 100 e la prima semifinale in carriera a questi livelli, dove affronterà Danill Medvedev. “È la vittoria più importante della mia carriera,” ha detto dopo l’incontro. “Sono davvero travolto dalle emozioni, e questo mi motiverà a fare ancora meglio in futuro. Non avevo neanche guardato il tabellone, ma avrò un avversario impegnativo in ogni caso”.

In realtà il torneo di Berrettini non è ancora finito: tornerà in campo più tardi per la semifinale di doppio (dov’è campione uscente dopo il successo in coppia con Fognini dell’anno scorso) assieme a Simone Bolelli. Ad attenderli ci saranno le teste di serie N. 2, i belgi Gillé e Vliegen. Per quanto riguarda la corsa alle Finals, proverà a darle seguito fra due settimane a Shanghai.

GLI ALTRI MATCH – Nel primo match della giornata, successo per Borna Coric contro Casper Ruud per 3-6 7-5 6-3 in 2 ore e 4 minuti, in un incontro per la verità bruttino. Privi entrambi di grande potenza, Ruud a disagio lontano dal rosso, Coric reduce da un’annata difficile per problemi fisici (ha saltato Wimbledon per un problema addominale, si è ritirato prima del secondo turno a New York per uno stiramento lombare, e oggi aveva un polpaccio fasciato) e tecnici, hanno giocato un match di attrito, e inizialmente la maggior fiducia del norvegese ha pagato, ma l’ormai ex-allievo di Riccardo Piatti è uscito alla distanza, giocando il suo miglior tennis quando ha definitivamente messo la testa avanti nel parziale decisivo. Buona tenuta atletica per lui, con la seconda vittoria in rimonta dopo quella di ieri con Fucsovics, ritiratosi sotto 0-3 nel terzo.

Lui stesso ha sottolineato l’importanza di questo successo per il suo umore: “Lui è partito molto meglio di me, ma dal secondo set ho trovato un atteggiamento più aggressivo che mi ha permesso di vincere. Mi sento bene su questa superficie, soprattutto perché ho vinto due match di fila per la prima volta in quattro mesi” [in realtà tre, l’aveva fatto ad Halle].

In semifinale lo attenderà un match non dissimile con Joao Sousa, vincitore di Mikhail Kukushkin per 7-5 6-2 in un’ora e 47 minuti senza mai essere breakkato. Bene all’inizio il kazako, che ha verticalizzato il gioco da subito, variato gli spin, e tagliato gli angoli sulle traiettorie a uscire di Sousa (l’unico tennis nella faretra lusitana), arrivando a 15-40 nel terzo gioco con un vincente bimane lungolinea, ma il portoghese si è salvato con una prima vincente e un buon kick che gli ha permesso di muovere l’avversario fino a sbagliare. Un’altra palla break è arrivata nel settimo gioco, ma Sousa l’ha buttato ancora fuori dal campo.

Con il passare dei minuti Sousa ha trovato sempre più risposte al gioco atipico della testa di serie N. 6, entrando spesso in duelli con il back (come sottolineato da lui stesso nel post-partita) e sfruttando la sua maggior pesantezza di palla, ma Kukushkin è uscito da pericolosi deuce sul 4-5 e 5-6 per portare il parziale al tie-break. Lì, Sousa ha avuto bisogno di cinque set point per prevalere. Un brutto dritto in rete gliene ha dati due, su cui però ha mostrato la sensibilità di una betoniera con una volée a campo aperto tirata lunga sulla chance avuta al servizio.

Un’altra occasione con la battuta è arrivata sull’8-7, quando Kukushkin ha sbagliato ancora con il fondamentale meno sicuro, che però l’ha anche cavato d’impaccio con un gran vincente inside-in. Il tentativo successivo è stato quello buono, però, quando la difesa di Kukushkin, inizialmente chiamata dentro, si è rivelata larga di un capello. La partita è sostanzialmente finita lì: in rottura prolungata, Kukushkin ha subito concesso il break con due doppi falli consecutivi (non ne aveva commessi nel primo set), e si è trovato sempre più sulla difensiva, capitolando nel settimo gioco.

a cura di Tommaso Villa

Risultati:

[1] D. Medvedev b. [5] A. Rublev 6-4 7-5
[Q] E. Gerasimov b. [3] M. Berrettini 7-6(5) 7-6(3)
[4] B. Coric b. [8] C. Ruud 3-6 7-5 6-3
J. Sousa b. [6] M. Kukushkin 7-6(8) 6-2

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Caruso e Sonego KO a San Pietroburgo e Metz

Niente da fare per i due azzurri sconfitti come da pronostico da Casper Ruud e Lucas Pouille

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Lorenzo Sonego - US Open 2019 (foto Jo Vinci)

S. PIETROBURGO: CARUSO SI ARRENDE A RUUD – Partita sulla carta molto aperta quella tra Casper Ruud e Salvatore Caruso, l’unico precedente tra i due nel risale al Challenger di Noumea del 2018, vinto dal tennista norvegese. Entrambi sono giocatori più a loro agio sulla terra battuta e i ritmi della partita lo dimostrano. Ogni scambio è lungo e duro e nessuno sembra voler mollare la presa. Il primo a cadere è purtroppo il giocatore di Avola, che subisce un break a 15 nel sesto game. In risposta alza il livello ma non basta, serve appena il 51% di prime e viene brekkato nuovamente da Ruud, che chiude comodamente a zero la battuta per vincere il set.

Nel secondo set il copione non cambia, grandi mazzate da fondo ma Ruud dimostra sempre di avere qualcosa in più che gli permette di chiudere il punto a suo favore. Ruud si porta a 10 punti di fila vinti brekkando Caruso ad inizio set. La partita sembra praticamente finita, ma il tennista italiano approfitta di un calo di prime di Ruud e pareggia i conti sul 2-2 del quarto game. Ma come prima, nel momento decisivo Ruud è migliore, si procura tre palle break nel nono game e converte la terza ai vantaggi. In un game fotocopia di quello del primo, Ruud chiude su una stecca di dritto a rete di Caruso e vola ai quarti dove affronterà un redivivo Borna Coric, che ha battuto Fucsovics con 6-7 7-5 3-0 (ritiro). Matteo Berrettini rimane quindi l’unico italiano in gioco in Russia, e per la verità l’unico dell’intera settimana al maschile.

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METZ: FINISCE L’AVVENTURA DI SONEGO – Scontro inedito quello degli ottavi di finale tra Lorenzo Sonego e Lucas Pouille. Nonostante la differenza di ranking, che vede Sonego numero 51 e Pouille numero 26, la partita è molto aperta anche per i bookmaker, che danno leggermente favorito Pouille. Il tennista torinese ha sconfitto in due set al turno precedente Otte e sembra poter essere una minaccia per Pouille, che in questa stagione ha poco più del 50% di vittorie e dopo la semifinale all’Australian Open è sostanzialmente scomparso.

Il primo set ha ben poco da dire per Lorenzo Sonego, schiacciato da un Lucas Pouille molto aggressivo e da un atteggiamento troppo passivo negli scambi. Sul servizio Pouille è sostanzialmente intoccabile, 100% di punti vinti con la seconda e 71% con la prima. Lorenzo ha un sussulto ad inizio secondo set dove tiene la battuta a zero per interrompere la striscia di 5 game di fila di Pouille. Sonego sembra aver riguadagnato vigore ed ora la partita è molto più equilibrata, con Pouille che però resta intoccabile al servizio, merito soprattutto di un servizio in kick a cui Sonego non riesce a rispondere. Tutti i buoni propositi, e le buone percentuali al servizio tenute finora svaniscono però nel settimo game, dove Sonego si porta sopra 40-15 ma prende tre punti di fila che regalano break point al tennista francese. Sonego stecca un dritto d’attacco mandandolo sugli spalti e Pouille ringrazia, è 4-3.

I due game successivi scorrono senza particolari problemi. Quando Pouille serve per il match Sonego sembra aver preso l’iniziativa negli scambi ma ormai è tardi: due dritti larghi mandano Pouille a due match point. Il primo lo annulla Sonego con un dritto, il secondo lo annulla Pouille stesso mandando lungo un dritto comodo. Sonego si procura un break point con una bellissima risposta di dritto, ma è subito annullato da Pouille con un ottimo servizio. Sonego salva in corner il terzo match point – il suo dritto sembra aver finalmente carburato – e si procura il secondo break point, salvato facilmente. Ma è troppo tardi: un servizio in kick vincente e un appoggio a rete valgono i quarti per il tennista francese, dove troverà Krajinovic. Rammarico per Sonego, entrato in partita troppo tardi e non in grado di mettere dubbi nella testa di Pouille, estremamente solido.

Il torneo, rimasto ora senza italiani, non ha ancora trovato un padrone. La Francia ha perso Simon (sconfitto da Bedene dopo un primo set molto lottato) ma è sicura di avere un semifinalista – chi prevarrà tra Paire e Barrere, con il primo favorito – e ha buone probabilità di piazzarne (almeno) uno nella parte bassa del tabellone, dove oltre a Pouille-Krajinovic il vincitore di Herbert-Tsonga sfiderà uno tra Maden e Basilashvili. Stupisce Carreno Busta, che domina in 73 minuti il favorito n.1 David Goffin e mira a prenderne il posto a tutti gli effetti. Provando a imbucarsi nella festa francese.

 

Il tabellone completo

Giorgio Di Maio

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