Djokovic da paura: Goffin sparisce, per il n.1 è la nona semifinale a Wimbledon

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Djokovic da paura: Goffin sparisce, per il n.1 è la nona semifinale a Wimbledon

LONDRA – Dal 3-4 del primo set è un assolo di Novak: vince 15 degli ultimi 17 game lanciando un chiaro segnale ai suoi avversari. Ha tutte le intenzioni di conservare il titolo

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Novak Djokovic - Wimbledon 2019 (via Twitter, @wimbledon)

[1] N. Djokovic b. [21] D. Goffin 6-4 6-0 6-2 (da Londra, il nostro inviato)

Quando si incontrano tennisti dal gioco simile, ma uno dei due ha qualità complessive superiori all’altro, di solito le partite possono anche risultare abbastanza equilibrate, se non appassionanti in mancanza di confronto di stili. Però, alla fine, sarà praticamente sempre il più forte a prevalere. Novak Djokovic affronta e batte ancora una volta David Goffin (6-1 per il serbo, il computo aggiornato dei precedenti); il belga era alla sua seconda apparizione in carriera sul centrale di Wimbledon (inaugurò il campo nel primo turno del 2014, contro il campione uscente Andy Murray), e l’esito non è stato troppo diverso.

COMINCIA BENE DAVID, EPPURE… – Da subito, appare chiaro che David è perfettamente consapevole, da tattico intelligente qual è, di non potersi limitare a fare il suo consueto gioco di geometrie pazienti, bei colpi portati con relativamente poca rotazione, angoli improvvisi. Con il “Djoker” non basta, lo metti in ritmo e ti tritura. Vediamo quindi Goffin spingere senza paura di andare fuori giri fin dall’inizio, sparando soprattutto il dritto con grande potenza ed efficacia. Un paio di volte commette delle ingenuità a rete, ma il semplice fatto che si sia messo nelle condizioni di andarci, grazie agli attacchi ben portati, è un buon segnale per lui. La condotta di gara aggressiva gli procura due palle break nel terzo game (cancellate d’autorità da un buon Nole al servizio), e in generale gli permette di tenere il campo alla grande. Sul 3-3, siamo a 11 vincenti, 3 errori di Goffin (7-7 Djokovic), quello che si dice un signor ingresso in partita. Per ora l’impressione è che Nole stia un po’ troppo a guardare, lasciando fare l’avversario, il che a questi livelli è giocare col fuoco.

Infatti, proprio nel settimo game, la pressione del belga si concretizza con il break, meritato, sta attaccando a tutto braccio senza paura, il vantaggio di 4-3 e battuta è meritato. Nel tentativo di scuotersi, il campione uscente aumenta i giri del motore, ma la risposta in spinta lo tradisce. Gli viene in soccorso David, che incappa in un doppio fallo, poi fallisce un attacco, e fronteggia la palla del contro-break. Gran classe di Goffin nell’annullarla con una splendida stop-volley, ma poi un altro lungolinea di dritto gli vola largo, e Nole concretizza con una bella conclusione a rete il 4-4. Per la prima volta dall’inizio del match, dalla tribuna sentiamo Djokovic partire con il suo tipico “grunting, geme a ogni impatto, di solito, conoscendolo, è il segnale che la “belva” si è svegliata, ed è entrata in ritmo. Quando fa così, diventa ingiocabile.

In un attimo è 5-4, quasi di colpo la situazione si è ribaltata tecnicamente in modo totale. Ora o David piazza tre missili a scambio sulle righe, o non ha modo di fare punti. Il secondo break per Novak e il conseguente 6-4 arriva puntuale, dopo 49 minuti, dispiace dirlo (non perché sta vincendo Djokovic, ma perché per ora l’andamento del match è assolutamente prevedibile) ma si rischia una partita di quelle in cui non avverrà nulla di sorprendente o emozionante.

NOLE SENZA OSTACOLI – Strano toilet-break per Nole – dopo nemmeno un’ora che è in campo – e si riparte. Il serbo si mette un cappellino, dal lato tribuna stampa in effetti il sole è fastidioso per uno che gioca con le lenti a contatto. Standing ovation per un super-punto con due tweener consecutivi, uno a testa, chiuso poi al volo da Goffin nel terzo punto. Il belga è ammirevole nel rifiutare di adeguarsi a un andamento del punteggio che sembra già scritto, ma come detto il buon vecchio Nole ha messo la freccia e brekka per la terza volta, per poi tenere e salire 3-0. Dall’esatto istante in cui si è udito il primo “AAAUFFGHH!” del Djoker ad accompagnare un dritto vincente, il parziale è di 6-0 per lui, mi vien da pensare che Vajda, Ivanisevic e compagnia bella dovrebbero dirgli di farlo da subito per evitare rischi.
Glielo chiedo in conferenza stampa: “Interessante, non me ne ero reso conto. Credo sia un fattore mentale, oltre che fisico. Avevo appena perso il servizio, mi sono sentito liberato, come a dire adesso posso lasciarmi andare e giocare. Non so se il “grunting” aiuti come regola, certo oggi mi ha aiutato, qualche volta lo faccio, qualche volta no. fa parte del mio stile“.
Il quarto break consecutivo subito da David, secondo del parziale, che manda Nole avanti 4-0, sa di resa. Anche il linguaggio del corpo di Goffin, che era partito bello pimpante e aggressivo, si è fatto dimesso (niente di nuovo, in effetti).

Qualche punto gradevole si vede ancora, il che è ovvio, ma come andrà a finire lo abbiamo capito in quindicimila da mezz’ora. Che solidità straordinaria Djokovic, sta quasi ridicolizzando un avversario assolutamente degno, ed è chiaro che non ha nemmeno bisogno di impegnarsi allo stremo per farlo. Si arriva a 9 game di fila per lui, 6-0 e due set in cascina, piovono vincenti tirati da Nole quasi con nonchalance. Goffin ha un atteggiamento davvero troppo passivo adesso, qualcosa deve fare per scuotersi. Fossi in lui, rinuncerei a una Wilson e a 2-3000 dei 327.000 euro già incassati per i quarti di finale, sfogarsi almeno un attimo può fare bene. Non sarà bello, ma frantuma ‘sto fusto e almeno fai sentire all’altro che sarai pure inferiore, ma ci sei. Così sembra un allenamento.

David Goffin – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

A inizio terzo set, quasi per distrazione (smash e poi volée falliti), Djokovic concede una palla break, ma si salva e allunga la striscia a 10 game, 1-0 per lui. Finalmente, servendo bene, David arresta l’emorragia, ma il conto alla rovescia è già partito, certificato dal break (il sesto!) che manda Nole 3-1. Siamo adesso a 20 vincenti e 15 errori per Djokovic, 23-19 Goffin, non sono nemmeno statistiche impietose, anzi, ma i punti che contano li fa tutti il serbo con scientifica precisione e continuità. Un doppio fallo di Nole concede una palla del contro-break a David, fallita, poi per conquistarsene un’altra il belga è costretto a tre smash di fila, la difesa di Djokovic è straordinaria. Così come è straordinaria la sua capacità di trasformarla in fase offensiva, annullando anche la seconda opportunità all’avversario. Arriviamo all’ora e tre quarti, Nole 4-1 (e un terrificante parziale di 13 game a uno), ormai la gente sta già facendo i calcoli su quando entreranno in campo Federer e Nishikori.

Poco dopo, siamo a un’ora e 57 minuti, ecco il 6-2 conclusivo maturato a seguito di un parziale annichilente di 15 game a 2: Goffin brekkato sette volte, una autentica stesa, va purtroppo detto, con tutta la simpatia possibile per il bravo David. Forse per farsi perdonare la brutalità della prestazione, e la conseguente suspence pari a zero, Djokovic ritorna alla sua tradizione del lancio figurato di cuori al pubblico, poco simpaticamente dagli spalti gli ritorna qualche fischio. Intanto, sono 36 semifinali Slam, 9 delle quali a Wimbledon. Giocherà contro Roberto Bautista Agut (precedenti, 7-3 Djokovic, ma le ultime due vinte da Roberto).

 

DJOKOVIC A CALDO – “Beh, lui ha iniziato bene, comandava da fondo, e meritava il vantaggio. Poi palle nuove, un bel game mio, e sono andato via. Certo, avessi perso il primo chissà come sarebbe andata, ma nel secondo e nel terzo non ho avuto problemi, mi sono sentito bene. Ho giocato bene l’intero torneo secondo me, ora sono in semifinale. Roberto mi ha battuto un paio di volte quest’anno, sbaglia poco, la sua palla piatta rimbalza bassa, con lui le partite devi vincerle. Ma lo stesso vale per Pella, se dovesse rimontare, è uno tosto che non ti regala nulla“.

Novak Djokovic – Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell’Olivo)

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Il rovescio di Sinner è il più “pesante” del mondo, parola di O’Shannessy

Dal lato del rovescio nessuno imprime tanto spin quanto l’altoatesino e anche la velocità di palla è in (e da?) top 5

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Jannik Sinner - Rotterdam 2020 (via Twitter, @abnamrowtt)

Costretti a un off season anticipata e forzata, le possibilità dell’appassionato di tennis sono due: guardare avanti e avanzare ipotesi sul futuro dello sport o volgersi indietro, scartabellando tra gli incontri passati in cerca di numeri e storie interessanti. Chi di dati in archivio ne ha da vendere è il solito Craig O’Shannessy, che sul sito ATP ha passato in rassegna i giocatori per stabilire chi avesse il rovescio più potente. Dalla sua analisi, lo statistico australiano ha tratto fuori un nome ben preciso: Jannik Sinner.

Secondo O’Shannessy il giovane italiano, numero 73 ATP, possiede il “rovescio più potente e cattivo“. Al di là delle disquisizioni estetiche sul gesto, che è oggettivamente fluido, pulito e eseguito apparentemente senza sforzo, chiunque abbia visto Sinner, anche solo in televisione, si sarà accorto dell’effettiva potenza del colpo. Due sono i punti forti del rovescio di Jannik stando ai rilevamenti di O’Shannessy: spin e velocità di palla. In entrambe le categorie l’azzurro compare tra i primi cinque all’interno di un campione di 94 giocatori, che considera coloro che hanno disputato almeno dieci match tra il 2018 e il 2020 su campi dotati di tecnologia Hawk-Eye (indispensabile per certe misurazioni).

SPIN – Imprimere spin alla palla ha il doppio vantaggio di consentire un maggior controllo, aumentando il margine di errore, e di mandare di là dalla rete una palla “scomoda” per l’avversario, più difficile da gestire. Dal lato del rovescio nessuno dà più rotazione alla palla di Jannik Sinner, che nei 17 incontri presi in considerazione ha fatto registrare una media di 1858 rotazioni al minuto.

 

Di seguito la Top 5 nella categoria “spin”:

1. Jannik Sinner = 1858 rpm
2. Martin Klizan = 1840 rpm
3. Felix Auger-Aliassime = 1825 rpm
4. Pablo Cuevas = 1735 rpm
5. John Millman = 1680 rpm

Sinner è accompagnato da nomi che hanno nel rovescio il loro colpo migliore o più solido. Nell’elenco troviamo un solo monomane, Pablo Cuevas, sempre molto apprezzato per il suo rovescio classico che gli ha fruttato buonissimi risultati soprattutto sulla terra battuta. Non si legge il nome di nessun giocatore attualmente incluso nella Top 10 del ranking ATP. Tra i migliori dieci giocatori del mondo, quello che produce più spin con il rovescio è Gael Monfils (1551 rpm), seguito da Stefanos Tsitsipas (1280 rpm) e Daniil Medvedev (1262 rpm). Leggermente più indietro Rafael Nadal (1252 rpm) e Novak Djokovic (1148 rpm), mentre Roger Federer si attesta intorno alle 548 rotazioni per minuto, dato viziato dal maggior impiego del colpo tagliato rispetto ai colleghi top 10.

VELOCITA’ DI PALLA – Anche in quanto a velocità, il rovescio di Jannik non ha niente da invidiare al resto del circuito. In questa particolare categoria, l’altoatesino si siede al quinto posto con una media di circa 69 miglia orarie (111 km/h), ma la differenza con chi lo precede non è poi così abissale, come si può vedere.

1. Nikoloz Basilashvili = 71.2 mph
2. John Millman = 70.2 mph
3. Rafael Nadal = 69.8 mph
4. Ugo Humbert = 69.2 mph
5. Jannik Sinner = 69.1 mph

Se non sorprende leggere i nomi di Basilashvili e Millman (unico insieme a Sinner ad apparire in entrambe le Top 5), un pochino forse stupisce vedere Nadal in terza posizione. Il rovescio del maiorchino, a lungo bistrattato dalla critica, ma in effetti il vero e proprio colpo naturale di Rafa, viaggia ad una media di quasi 70 miglia all’ora (circa 112 km/h). Nessuno tra gli attuali top 10 tira forte come lui, né Dominic Thiem (67.4 mph), né Novak Djokovic (67.3 mph) né Alexander Zverev (67 mph). Il rivale di una vita, Roger Federer, con le sue 66.1 miglia orarie di media è perfettamente in linea con la media del campione (66 mph).

Rafa Nadal – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @Wimbledon)

IL DOMINIO MILANESE – I dati di Sinner hanno toccato il loro apice durante la vittoriosa cavalcata alle Next Gen ATP Finals. Nel corso del torneo, l’azzurro ha fatto registrare una velocità media dal lato del rovescio di 75.3 mph, ovvero ben 7.1 miglia orarie in più rispetto alla media dei cinque avversari affrontati (Tiafoe, Ymer, Humbert, Kecmanovic, De Minaur). Impressionante è stato il rendimento durante il match contro Mikael Ymer, dominato 4-0 4-2 4-1 sparando rovesci alla spaventosa media di 80.2 miglia orarie (129 km/h).

Ad aiutarlo, oltre al braccio e al tempismo perfetto, è intervenuta la posizione in campo, sempre molto aggressiva. Nel corso del torneo milanese, Jannik ha messo i piedi in campo per colpire il rovescio nel 23% dei casi (il doppio rispetto agli avversari affrontati) e solo il 13% delle volte è stato costretto a indietreggiare più di due metri oltre la linea di fondo. I dati ovviamente sono gli uni figli degli altri: è ovvio che colpendo forte ci si può trovare più facilmente nella posizione di attaccare con i piedi dentro il campo e di conseguenza su palle più comode si può anche spingere più forte. Se a questo si aggiunge la fiducia inscalfibile e la determinazione di Sinner in quel periodo, ecco che abbiamo la settimana perfetta.

Di certo c’è che nel corso delle Next Gen Finals il mondo del tennis si è accorto della pericolosità del rovescio di Sinner, un colpo su cui probabilmente si appoggeranno molto le sorti della sua carriera futura e che già allo stato attuale è tra i migliori al mondo.

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ATP

Wawrinka: “Posso fare ancora grandi cose. Io come Murray? Lui è avanti anni luce”

Stan Wawrinka racconta a L’Equipe gli ultimi progetti di carriera e le dirette con l’amico Paire. “Ci piace goderci la vita! Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene…”

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Stan Wawrinka - Australian Open 2020 (foto Twitter @AustralianOpen)

Tra uno “StanPairo” (le dirette con Paire) e l’altro, Stan Wawrinka si concede a L’Equipe per un’intervista sulla situazione attuale del tennis, l’isolamento forzato e i suoi pensieri sulla fase finale della sua carriera. L’ex n. 3 del mondo e tre volte campione Slam è uno dei grandi protagonisti social di questo confinamento, soprattutto grazie alle esilaranti live chat su Instagram con l’amico Benôit Paire.

Tanto esilaranti che Stan avrebbe perfino voluto che il quotidiano francese titolasse la sua intervista con due frasi, a scelta, pronunciate da Benoît durante le loro dirette. Non essendo stato possibile, lo stesso Wawrinka ha ricontattato L’Equipe: “Allora, questa intervista? Sono pronte le domande?“. Eccome se lo erano, racconta il giornalista Quentin Moynet, che non poteva proprio esimersi dal rivolgerne una su quelle chiacchierate virtuali con tanto di aperitivo:Facciamo quello che ci piace e in modo naturale, non ci chiediamo se vada bene per la nostra immagine” ammette lo svizzero, “siamo noi in tutto e per tutto. Con Benoît siamo un buon doppio! Raccontiamo aneddoti, qualche stupidaggine e le persone entrano nel nostro mondo. Parliamo apertamente come se ci fossimo solo noi due, a casa mia, a casa sua, al ristorante o a un torneo; e ci divertiamo. La derisione fa interamente parte del nostro rapporto e della nostra vita. Anche quando non facciamo uno “StanPairo” in diretta, passiamo del tempo insieme. Ci telefoniamo spesso in questo periodo. Non mi sorprende perché siamo spontanei. Lo facciamo perché ci fa piacere”.

E per bere un piccolo cocktail…Questo è un difetto che abbiamo entrambi, siamo sportivi d’élite ma ci piace goderci la vita (sorride)”.

 

Ai due amici piace concedersi degli aperitivi ma Stan apprezza molto anche la buona tavola. Domanda secca (ammettiamolo, Stan in carriera ha avuto questa tendenza): è ingrassato in questa quarantena? “Sicuramente dovrò perdere un po’ di peso dopo la fine dell’isolamento, ma va bene, non sono aumentato molto. Resto un peso massimo del tennis! Ho sempre contato sul fisico. Non sono grasso, altrimenti non avrei avuto questa carriera ma non sono neanche snello. Ho sempre trovato più o meno il giusto equilibrio tra la pesantezza e i muscoli, che sono quelli che mi aiutano di più nel mio gioco” […].

Contemporaneamente ai vostri aperitivi, l’attualità del tennis è stata intensa in queste ultime settimane nonostante lo stop del circuito. Teme il fatto che non si possa riprendere a giocare quest’anno?

È difficile immaginare di uscirne subito. La cosa più importante è pensare alla salute di tutti. Bisogna vedere se ci sarà una seconda ondata. Il tennis è uno degli sport più complicati da gestire in piena crisi da coronavirus perché si arriva da ogni parte del mondo, è necessario che si possa viaggiare e radunarsi. Il tennis sarà l’ultima tappa. Il Roland Garros, per esempio, non è organizzato da cinquanta persone. E anche se si gioca senza pubblico, c’è tantissima gente sul posto. È troppo presto per saperlo, tutto è possibile, anche che non si rigiochi affatto quest’anno“.

In questo momento di pausa, c’è anche il tempo per riflettere su un tennis più “unito”. Ne aveva già parlato Andrea Gaudenzi nella prima conferenza ufficiale con la stampa italiana. Ma la proposta rivoluzionaria arriva da Roger Federer. Che ne pensa Stan?

Il tweet di Roger ha colto di sorpresa tutti perché giunge dal giocatore più grande di tutti. In generale, quando dice qualcosa, lo fa con lucidità e dietro c’è un vera riflessione. Quando Roger si esprime, le cose si muovono molto più velocemente. È nel consiglio dei giocatori, parla con Novak, Rafa. Ma non sono discussioni che iniziano ora, esistono già da tempo in seno alle istanze del tennis. Sono cose complicate da realizzare concretamente ed è per questo che ci vuole tempo. Se l’ATP e la WTA riescono a trovare una buona formula, potrebbe essere molto interessante per il futuro del tennis“.

C’è stato inoltre l’annuncio di un fondo di sostegno per i giocatori più bassi in classifica…

È molto importante sostenere i giocatori che hanno delle difficoltà. Se il tennis esiste, è grazie a tutti i tennisti, non solo a quelli che sono al top. Ma tutto ciò permette di capire che c’è una mancanza di armonia nel tennis pro: i tornei dello Slam fanno guadagnare molti soldi alle loro federazioni. E ciò provoca maggiore squilibrio tra quei quattro eventi e gli altri. La Francia o l’Inghilterra possono sostenere tutte le loro strutture, cosa che gli altri paesi non possono fare poiché non hanno alcuna riserva […]

La situazione attuale permetterà di unire punti di vista divisi da anni?

Diciamo che questa crisi favorisce il dialogo. Lo abbiamo visto, il Roland Garros ha cercato di forzare la mano, non è stata una buona soluzione. Da quel momento, c’è stato un dialogo […] È necessario mettersi attorno a un tavolo e trovare un accordo. In ogni caso, questa crisi prova, una volta ancora, che il tennis ha troppe identità”.

Un mese fa Stan Wawrinka ha compiuto 35 anni e la sua carriera, seppur ancora densa di impegni e competitività, si avvia verso la fase finale. Dopo il ritiro, ci sarà ancora un futuro nel tennis per lui, magari come allenatore o dirigente?

Un po’, forse. Ho la sensazione che non resterò molto in questo ambiente. Mi interessano anche altre cose, in altri campi. Ho delle sensazioni che mi portano altrove“.

E dove?È troppo presto per parlarne (sorride). Ho fatto molto più di quanto potessi immaginare o sperare. Ho vinto praticamente tutto quello che si può vincere nel tennis, è una fortuna enorme“.

Ha uno statuto che peserebbe nelle decisioni. Lei e Andy Murray siete i migliori giocatori dell’era attuale dopo i Fab 3…Vorrei tanto che fosse vero quando mi dicono che sono un giocatore dello stesso calibro di Andy” confessa Stan interrompendo il giornalista, “ma sarebbe una mancanza di rispetto nei confronti della sua carriera. L’unica cosa che ci avvicina sono i tre titoli Slam. Per il resto, è avanti anni luce rispetto a me. È stato n. 1 del mondo, ha vinto più di 40 titoli (ne ha vinti 46), tantissimi Masters 1000 (14), e giocato non so quante finali Major (8). È pazzesco. Se avesse vinto uno o due Slam in più, ora si parlerebbe ancora di Fab 4“.

Andy Murray e Stan Wawrinka – Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell’Olivo)

A 35 anni, questa pausa forzate la preoccupa?

No, riesco a gestirla bene. Sono privilegiato, posso passare del tempo con mia figlia. L’aiuto a fare i compiti, dalle 8 del mattino alle 12 e poi ancora un po’ nel pomeriggio. E mi riposo. Sto perdendo un anno? Sono alla fine della carriera, non mi resta troppo tempo, ma non mi metto pressione. Siamo talmente lontani dalle gare… Adesso mantengo la forma fisica, ma non faccio un allenamento intenso. Sono abbastanza rilassato“.

Piccola parentesi, per chi non dovesse ricordarlo: Wawrinka si è sposato nel 2009 con la modella Ilham Vuilloud e nel 2010 i due hanno avuto una figlia, Alexia, prima del divorzio formalizzato nel 2015.

[…].

Stan si sente capace di vincere un secondo Roland Garros?  

Non ho più chance al Roland Garros di quante non ne abbia in un altro Slam. Ok, forse a Wimbledon di meno (ride). Mi ritengo ancora capace di fare grandi cose. Ad ogni modo lo pensavo all’inizio dell’anno. Ora le gare sono molto lontane. È facile pensare di poter realizzare grandi cose stando seduti sul divano”.

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Thiem contro il fondo di solidarietà: “Non vedo perché dovrei regalare i miei soldi”

“Molti giocatori non danno tutto per il tennis e sono poco professionali”, ha dichiarato Dominic a ‘Kronen Zeitung’

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Dominic Thiem - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

Qui l’articolo originale pubblicato su tennisnet.com

Dominic Thiem si è espresso in merito al progetto di un fondo di solidarietà per i giocatori dal ranking più basso (il Player Relief Fund, su cui stanno lavorando a stretto contatto ATP, WTA, ITF e i quattro tornei dello Slam, ndr). All’austriaco non piace l’idea che vengano stanziati nove milioni di dollari per i professionisti con una classifica compresa tra la posizione n. 250 e 700. “Conosco il circuito Future, ci ho giocato per due anni: ci sono molti giocatori che non danno tutto per il tennis e sono poco professionali. Non vedo perché dovrei regalare loro dei soldi, ha detto Thiem in un’intervista al quotidiano austriaco Kronen Zeitung. “Preferisco fare donazioni alle persone o alle istituzioni che ne hanno veramente bisogno”.

Soltanto lo scorso dicembre ha destato scalpore un match del circuito ITF: un giocatore ucraino ha disputato una partita di qualificazione a Doha senza riuscire a conquistare un solo punto. Nessuno di noi top player ha ricevuto tutto in dono, ce lo siamo dovuti sudare. Nessun lavoro ti dà la garanzia di arrivare a guadagnare tanti soldi un giorno” ha detto Thiem, che poi ha aggiunto: Nessun giocatore deve lottare per la sopravvivenza, neppure quelli con un ranking più basso. Nessuno muore di fame”.

ALLENAMENTO AD ALT-ERLAA – A seguito dell’abrogazione delle misure restrittive per gli sportivi professionisti in Austria, Thiem ha ripreso ad allenarsi nei giorni scorsi sui campi da tennis. Contrariamente agli anni scorsi non si allena più al Centro di allenamento Südstadt a Maria Enzersdorf, bensì ad Alt-Erlaa, nella zona sud-ovest di Vienna.È un bell’impianto. Ci alleniamo sulla terra indoor. Rispetto a Südstadt le cose non sono molto diverse. Mi ci allenerò quando sarò a casa”, ha detto Thiem.

Il padre Wolfgang ha ritirato da Südstadt il suo gruppo di allenamento con Dominic, Dennis Novak e gli altri per lanciare un segnale in seguito alle divergenze con la federtennis austriaca. È stata respinta l’ipotesi che Thiem possa abbandonare la squadra di Davis per via di queste tensioni. “Abbiamo buone chance a Madrid. Ovviamente voglio giocarci assolutamente”, ha aggiunto Thiem con la condizione che entro autunno si torni a giocare regolarmente sul tour. “Non mi faccio coinvolgere in questioni dietro le quinte. Se voglio giocare, gioco”.

Thiem spera in un ritorno sul tour ad agosto e nel frattempo prova a ritrovare un certo ritmo. Secondo le sue parole, inizierà una preparazione più intensa soltanto cinque o sei settimane prima del ritorno in campo.

Traduzione a cura di Andrés Enrique Liss

 

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