Strycova su due fronti: è in semifinale anche in doppio

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Strycova su due fronti: è in semifinale anche in doppio

“Non sono una persona molto paziente, ma sono una ‘fighter’. Mi piace lottare per quello che voglio davvero”. Capito, Serena?

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Barbora Strycova - Wimbledon 2019 (via Twitter, @WTA_insider)

Semifinali femminili: la preview da Londra (AGF)

Barbora Zahlavova Strycova è un fenotipo particolare. Da uno sguardo distratto alla sua condotta in campo la si potrebbe intuire come una ragazza spigolosa, se può essere sufficiente una volée imperfetta per indurla a sbattere la racchetta per terra ed esibirsi nel suo marchio di fabbrica, l’urlo ad ultrasuoni in grado di restituire vigore anche allo spettatore più annoiato. Nessuna iperbole né generalizzazione, fu esattamente così che ‘Bara’ gestì un particolare momento dell’ultima sfida contro Serena Williams, agli ottavi dell’Australian Open 2017.

In realtà la 33enne di Plzen, che proprio contro Serena disputerà oggi la partita più importante della sua carriera, nonché la sua prima semifinale in uno Slam, sembra una persona diversa fuori dal campo. Il tono di voce è persino conciliante, i suoi occhi sorridono spesso e non sembra esserci alcuna volontà di provocazione. Quando c’è da contendere un ‘quindici’ Barbora è una piccola furia, semplicemente perché è così che ha imparato a scaricare la tensione agonistica, “ma in un certo senso è tennis, colpiamo solo una pallina da tennis, insomma stiamo giocando” per usare le sue stesse parole. Parlando della sua sfida con Serena, Strycova ha espresso un altro concetto semplice quanto cruciale. “Pensare che sia soltanto un gioco mi aiuta a realizzare che non è niente di così importante. Certo è un grande traguardo, ma nella vita ci sono tante, davvero tante cose più importanti di questa partita“.

Non lasciatevi ingannare, non siamo in ‘orbita Tomic’ né sul pianeta Kyrgios (non che ci sarebbe qualcosa di male, anzi). A Barbora Strycova non piace perdere.Non sono una persona molto paziente, ma sono una ‘fighter’. Mi piace lottare per quello che voglio davvero. Ho dovuto attendere molto per questo, è stata un’attesa di ben 27 anni (si riferisce all’età in cui ha imbracciato la racchetta, circa 6 anni, ndr). Ma non voglio pensare di aver raggiunto la semifinale. Sono ancora in tabellone, posso andare avanti e credo in me stessa. Non ho paura: scenderò in campo e farò il mio gioco. Ovviamente non ho la potenza di Serena, ma ho altre armi. Cercherò di usarle nel modo migliore. E mi divertirò, non ho davvero nulla da perdere a questo punto“.

Un punto che in realtà è doppio, perché a ricordarci come Barbora sia anche una grande doppista – ex n.3 del mondo, semifinalista in tutti gli Slam e alle Finals – c’è il suo nome accanto a quello di Su-Wei Hsieh nel tabellone femminile della disciplina tanto bistrattata. Hsieh e Strycova affronteranno Babos e Mladenovic in semifinale, circostanza che conferisce alla giocatrice ceca la possibilità di una doppia finale. Sarebbe la prima tanto in singolare quanto in doppio, in un torneo dello Slam.

 
Barbora Strycova – Wimbledon 2019 (via Twitter, @WTA_insider)

CARRIERA In doppio, Barbora ha vinto ben 26 titoli con undici partner diverse (l’ultima, Hsieh, è subentrata alla grande amica Sestini Hlavackova che a febbraio ha annunciato di essere incinta). In singolare le vittorie sono due a fronte di sei finali perse (due delle quali sull’erba); è stata a un passo dalla top 15 (numero 16 a inizio 2017) ma ha trascorso cinque anni senza interruzioni in top 50 uscendone peraltro subito prima dell’inizio di Wimbledon. Non c’è bisogno di sottolineare che vi farà prepotente rientro: sarà numero 32 in caso di sconfitta in semifinale, n.22 in caso di finale, addirittura n.11 qualora dovesse vincere il titolo.

In ogni caso questo torneo costituirà la vetta della sua ‘nuova’ carriera, quella cominciata nella seconda metà del 2013 dopo la squalifica di sei mesi per assunzione di Sibutramina. Barbora aveva già vinto un torneo, a Quebec City nel 2011, facendo più di qualche comparsata in top 50, ma avrebbe trovato una vera continuità soltanto a partire da Wimbledon 2014, Slam nel quale centrò il suo miglior risultato (fu sconfitta ai quarti da Kvitova) prima di queste due nobili settimane.

La vittoria è una prospettiva ancora lontana. Questo torneo mi ha dimostrato che posso vincere contro me stessa, posso battere le mie emozioni. Sono una giocatrice molto emotiva, una persona molto emotiva. In passato non sono stato in grado di controllarlo, ma in queste due settimane ho potuto realizzare quello per cui ho lavorato negli ultimi anni con i miei mental coach“. Il quadro che ne viene fuori è quello di una lottatrice, un personaggio genuino e sanguigno ma senza concessioni all’arroganza. Se non ha troppe amiche nel Tour, come ha più volte ribadito, è solo perché ritiene che il tennis sia uno sport individuale nel quale non c’è molto spazio per l’amicizia.

Amicizie poche, simpatie (sembrerebbe) non troppe di più. Se è vero – ed è vero, ammettiamolo: i poli sono seducenti – che il tennis femminile si è più o meno equamente diviso tra ‘Sharapoviane‘ e ‘Sereniane‘, Barbora è una delle poche che non ha mai aderito a nessuna delle due fazioni. Non le è andato per nulla giù il trattamento di favore ricevuto da Maria dopo la squalifica – sono entrambe rientrate in campo nel torneo di Stoccarda: Maria (2017) con wild card e lustrini, Barbora (2013) con una misera sconfitta nelle qualificazioni, e senza alcun invito – così come ha condannato pubblicamente la sceneggiata di Serena durante la finale dello scorso US Open invitando i maître à penser a smetterla di scomodare il sessismo. Alcuni arcigni sostenitori (?) di Serena l’avrebbero in seguito minacciata di morte, in forma anonima come si conviene a queste dimostrazioni di coraggio.

Il campo, e questo forse non dovrebbe confortare Barbora, ha però denunciato una grave disparità nei tre confronti diretti. La ceca ha incrociato Serena tre volte e il suo cammino si è sempre concluso lì: due volte all’Australian Open, 2012 e 2017, e una volta proprio qui a Wimbledon sempre nel 2012 (6-2 6-4). Pensare che questa volta possa finire diversamente rimane piuttosto ardito. Se non altro, Barbora, si è guadagnata tutto il diritto di sperarci.

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Nadal progetta la fuga, ma Kyrgios e Sock fanno 7-5: Laver Cup in bilico

GINEVRA – Nadal soffre in avvio, poi si scioglie e batte Raonic. In doppio, però, Kyrgios e Sock prevalgono e tengono in vita il Team World

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Nick Kyrgios - Laver Cup 2019 (via Twitter, @LaverCup)

da Ginevra, la nostra inviata

C’era qualche dubbio, vuoi il polso, vuoi che meno di due settimane fa aveva vinto il 19esimo Slam al termine di una finale estenuante contro Medvedev, ma Rafael Nadal li ha spazzati via tutti utilizzando il solito mix di classe ed esperienza e portando così l’Europa sul 7-3. Il doppio di fine giornata, però, nel quale Nadal ha fatto coppia con Tsitsipas, ha visto trionfare Kyrgios e Sock e riportare così il Team World a sole due lunghezze di distanza: domani si ripartirà dal 7-5 in favore degli europei, esattamente come lo scorso anno alla vigilia del day 3, ma tutti i match (il doppio iniziale e i tre singolari) varranno ben tre punti. La sfida è quindi ufficialmente riaperta.

LA VITTORIA DI RAFA – L’inizio di primo set è stato estremamente combattuto, oltre che pieno di scambi lunghi che hanno di conseguenza allungato i tempi di gioco. Il canadese, nonostante un periodo di forma non trascendentale, è attualmente n. 24 del mondo. Tiene testa allo spagnolo, grazie soprattutto al servizio devastante e al solito tennis di pressione, che non disdegna l’attacco in verticale. Nadal però è Nadal, e rimane il più grande agonista di questo sport anche e soprattutto dopo aver annullato ben otto palle break al suo avversario. Alla prima occasione, come spesso accade dopo aver sprecato tanto, Raonic si fa infilare: va sotto 15-40, resiste fino alla parità, poi un passante di Nadal lo fulmina e il set gira completamente. Nadal vince agevolmente i due game successivi, breakkando ancora, e passa a condurre 6-3.

 
Rafael Nadal – Laver Cup 2019 (via Twitter, @LaverCup)

Adesso anche Raonic viene sostenuto dal pubblico, con una vasta schiera di fan che non smette di incitarlo; “Allez Milos!” urla incessantemente un gruppo di ragazze. L’ex pupillo di Piatti adesso prende il sopravvento sullo spagnolo e, sul 2-2, gli infligge il break. Ed ecco che Federer riveste nuovamente i panni del coach e non esita a dar consigli all’amico Rafa: “Lo spin, lo slice, lo sai bene, no? Come ai vecchi tempi!“. E serve eccome! Il maiorchino non ci pensa due volte a mettere a segno il contro-break per poi ritrovarsi sul 5-5. Poi altro pareggio, altro tie-break.

È un attimo, nel momento decisivo dell’incontro: Rafa vola sul 6-0 e si guadagna 6 match point. Il secondo va a segno. Braccia al cielo per Nadal che chiude 6-3 7-6(1) e la squadra europea consolida il vantaggio sul 7 a 3, in attesa del doppio (Nadal/Tsitsipas vs Kyrgios/Sock) che potrebbe rendere il passivo quasi irrecuperabile per il Team World.

NICK GUIDA LA RISCOSSA – Il doppio decisivo si è acceso decisamente al super tie-break, dopo che il primo set era andato a Kyrgios e Sock e il secondo era stato appannaggio degli europei, grazie a un Nadal rinfrancato. Il Team World dava la sensazione di poter offrire una coppia più solida e affiatata, e questa sensazione è stata confermata dall’esito del parziale decisivo nel quale, per dirla tutta, il vero protagonista è stato Nick Kyrgios. L’australiano si è fatto perdonare la rimonta subita da Federer nel pomeriggio e ha guidato il compagno al successo con un paio di esecuzioni assolutamente pregevoli, tra cui una volée strettissima che ha estasiato il Palexpo. L’errore che manda sul 5-7 il Resto del mondo è di Tsitsipas, che non riesce a tenere in campo una risposta di rovescio su una prima violenta di Kyrgios. L’Europa è avanti, ma le distanze sono ancora perfettamente colmabili con il Team World.

Kyrgios e Sock – Laver Cup 2019 (via Twitter, @LaverCup)

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A San Pietroburgo, Medvedev centra la quinta finale consecutiva. Troverà Coric

Il russo supera Gerasimov nonostante una partita non brillante. Quinto torneo consecutivo in cui raggiunge l’ultimo atto. Coric elimina Sousa in rimonta

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Daniil Medvedev allo US Open 2019 (foto Twitter @USOpen)

Daniil Medvedev non sa più perdere prima della finale. Nonostante una prestazione tutt’altro che entusiasmante, il russo supera Egor Gerasimov a San Pietroburgo e per il quinto torneo consecutivo raggiunge l’ultimo atto. Daniil non ha espresso il suo miglior tennis, ma è riuscito ad alzare il livello nelle fasi finali di entrambi i set senza dover ricorrere al tiebreak, fatale a Berrettini nella giornata di venerdì. Da parte sua Gerasimov è stato bravo a tenere il campo alla pari, mantenendo sempre un atteggiamento propositivo anche dopo aver perso il primo set.

Nel primo parziale, se si eccettua una palla break salvata da Medvedev nel secondo game, nessuno dei due giocatori in risposta riesce a rendersi pericoloso e i turni di servizio filano via lisci fino al 5-5. Medvedev riesce finalmente a mettere i piedi in campo con più convinzione e a comandare gli scambi: arriva dunque il break che decide il primo parziale.

Nel secondo set, Gerasimov continua ad attaccare la rete appena può per mettere pressione a Medvedev che fatica un po’ a trovare con continuità il passante, di solito suo marchio di fabbrica. Il russo però è cresciuto rispetto al primo set e inizia a fare il metronomo da fondo dettando il ritmo e offrendo palle profonde e complicate. Ne scaturisce un break nel settimo gioco immediatamente recuperato da Gerasimov. L’inerzia della partita è ormai definitivamente cambiata e sul 5-5 Medvedev riesce nuovamente a strappare la battuta all’avversario e a volare verso l’ottava finale del 2019, la dodicesima in carriera (5-6 il bilancio).

 

In finale affronterà Borna Coric (i precedenti dicono 4-1 in favore del croato) che ha superato in rimonta Joao Sousa dopo due ore e diciotto minuti di gioco. Nel primo set, il croato ha pagato una partenza un po’ lenta che gli è costata un break nel quarto gioco. Già dalla fine del parziale però Coric è salito di giri, procurandosi quattro palle per recuperare lo svantaggio sul 5-3. Sousa è però stato bravo a salvarle tutte prima di incamerare il set. Il secondo parziale è stato equilibratissimo e dominato dai servizi fino al decimo gioco. Qui Coric ha avuto una palla break (che era anche set point), ma non è riuscito a convertirla. Successivamente è stato lui ha doversi salvare ben tre volte nello stesso gioco per guadagnarsi il tiebreak, vinto 7 punti a 5 dopo una lotta serrata. Il terzo set è scivolato via rapidamente dalla parte di Coric, bravo a mettere subito il naso avanti contro un Sousa evidentemente scoraggiato. 6-1 è il punteggio che chiude la partita e spedisce il croato verso la sesta finale in carriera (2-3 il bilancio).

Il tabellone completo

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Laver Cup: Isner pareggia, poi Federer rimonta Kyrgios e porta l’Europa sul 5-3

Sotto di un set, Federer recupera facendo salire a mille l’adrenalina al Palexpo. Quinto match vinto su cinque in Laver Cup

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Roger Federer - Laver Cup 2019 Twitter @lavercup

da Ginevra, la nostra inviata

Al termine della sessione diurna, il Team Europa è ancora in vantaggio di due lunghezze. A ristabilire le distanze ci ha pensato Roger Federer, rimontando Nick Kyrgios dopo che Isner aveva sorpreso l’incerto Zverev di questo 2019. Si attende quindi la sessione notturna – che verrà inaugurata da Nadal-Raonic alle 19 – con l’Europa che conduce 5-3, a otto punti dalla vittoria.

TUTTI PER ROGER – Tifo da stadio di calcio al Palexpo di Ginevra. Spettatori letteralmente impazziti per la performance di Roger Federer. Urla, canti, applausi infiniti per il campionissimo che mette in campo tutto il suo pathos e la sua grinta per superare 6-7(5) 7-5 10-7 un centratissimo Nick Kyrgios con cui è in vantaggio 5-1 nei confronti diretti, per i quali adesso conta anche questa competizione. Gli spettatori si accalcano sul bordo degli spalti per acclamarlo e fotografarlo. Il suo merito è anche quello di aver saputo creare – insieme al suo storico manager Godsick – un evento celebrando la storia del tennis e il grande Rod Laver con le leggende del presente e assicurare così un’altra degna e luminosa eredità tennistica alle generazioni future.

 

Dall’altra parte della rete l’amico e “allievo” fedele Nick Kyrgios che non perde mai occasione di esprimere al mondo l’ammirazione incondizionata per il campione svizzero (ammirazione un po’ meno incondizionata per Nadal e pressoché assente, invece, per Djokovic. Ma Nick è così).

AVANTI NICK – Parte deciso Roger che si porta rapidamente in vantaggio 3-1 nel primo set pressando Kyrgios, rivelando fin da subito maggiore lucidità e regalando subito al pubblico del Palexpo momenti al cardiopalma. Ma, a poco a poco, il match si fa sempre più equilibrato; l’australiano prende le misure e pareggia i conti sul 3-3. I due mantengono l’equilibrio fino al 6-6, con Federer che comincia a perdere il controllo dei colpi e subisce un Kyrgios sempre più travolgente e carico. Anche il tie-break è alquanto equilibrato ma è l’australiano a fare la differenza rimontando da 0-4 e vincendo per 7 punti a 5.

LA RIMONTA – Lo svizzero resta tuttavia attaccato all’avversario e, ancora una volta, i due si ritrovano sul 5-5. Lo svizzero si procura tre palle break; Nick le annulla tutte ma la quarta è quella giusta e, in un boato senza fine dell’Arena, Federer esulta per il 6-5. “Let’s go Roger let’s gooo! Let’s go Roger let’s gooo!” Sulle tribune non smettono più di urlare e cantare – la celebre canzone Seven Nation Army – e neanche Nadal si esime, incoraggiandolo in modo vivace: il coaching dello spagnolo fa effetto perché il secondo set è svizzero, 7-5.

Altro super tie-break e adrenalina a mille sugli spalti e sul campo. Nick si prende subito un vantaggio di 2-0 ma Roger lo raggiunge sul 2-2. L’elvetico comincia a inanellare soluzioni da marziano in campo per la gioia irrefrenabile della panchina del Team Europe e di tutto il Palexpo. Federer sale 4-2 poi 5-3, con Kyrgios che, furibondo, fa di tutto per spiazzarlo attaccandolo. Il n. 3 del mondo sale ancora sul 7-3, 8-4 e infine 9-5. Quattro match point per vincere il quinto match su cinque in Laver Cup. L’australiano lotta ancora, ne recupera due ma, sul 9-7, è ancora gloria per Federer che alza le braccia al cielo per ringraziare la sua Ginevra.

Merci Genève, thank you Geneva!” urla alle tribune un emozionatissimo Roger, “Nick ha giocato molto bene, grazie per avermi supportato e incitato, è stato meraviglioso. Grazie ancora per essere venuti, è davvero fantastico che si giochi qui” grida Federer quasi commosso.

Se mi ha aiutato il coaching di Nadal?” commenta poi lo svizzero in sala stampa, “Ma certo! Non avete visto? Ce l’abbiamo fatta! Durante i cambi campo non c’è molto tempo per il coaching, bisogna essere diretti e concisi e Rafa lo è stato. Se lui mi dice che è tutto ok, bene, si continua così. Ma se mi dice che devo cambiare qualcosa, allora lo ascolto. Vederlo accanto a me in momenti come questi è una cosa molto bella per me“.

È un Kyrgios più che affranto quello presentatosi in conferenza stampa postmatch. Accasciato sulla sedia, senza guardare in faccia alcun giornalista e senza preoccuparsi minimamente di essere elegante, Nick mal sopporta le domande sulla partita: “Lo so bene che Federer è il più forte di sempre, che fa punti straordinari. Che volete che vi dica? Sono stufo di dover rispondere sempre che è il migliore, il migliore e il migliore! Fatemi domande un po’ più interessanti per favore!”.  Il Kyrgios show continua anche fuori dal campo, ma a noi piace anche per questo…

J. Isner [W] b. A. Zverev [E] 6-7(2) 6-4 10-1

In realtà, di bolgia pazzesca si è trattato sin dal primo match in programma quest’oggi, quello tra Sasha Zverev e John Isner. Spettatori eccitatissimi, avvolti dalle luci rosse e blu, atmosfera sempre più psichedelica. È Laver Cup mania a Ginevra dove, fin dal mattino, gli autobus che dal centro portano al PalExpo a volte non si fermano neanche alle fermate, gremiti da passeggeri schiacciati come sardine. Se poi si lascia il centro della città un po’ più tardi, allora arrivare allo stadio diventa davvero complicato, dovendo aspettare a lungo il primo bus sul quale sia possibile salire. Insomma, conviene essere mattinieri, tanto più che a Ginevra le temperature sono ancora vagamente estive e splende il sole.

La partita inaugurale del day 2 ha offerto un primo set molto serrato tra John e Sasha. È il tedesco ad aggiudicarselo al tie-break, per 7 punti a 2. Non ci sono break ma Zverev ha avuto una possibilità di strappare il servizio a Big John. Nel secondo i due mantengono l’equilibrio fino al 4-4. Isner si procura due palle break e, sulla seconda, grazie a una velenosa smorzata, l’americano passa in vantaggio 5-4 e servizio. Occasione ghiottissima se si considerano le bordate di John alla battuta. Arrivano ora ben tre set point per il tennista texano; il primo viene annullato da un passante di rovescio fulminante di Zverev ma il secondo è quello buono grazie ad una volé del tedesco finita malamente. Ed è 6-4: sarà il super tie-break a decidere l’esito del match.

Isner è scatenato avanzando 3-0. Una fucilata di dritto che annichilisce l’avversario gli regala il 4-0. Irrefrenabile Big John che vola sul 7-0. Sasha rompe il ghiaccio nel tie-break e con un passante calibratissimo conquista il primo punto. Ma Isner è una furia e, al primo degli otto match point, chiude la partita portando (momentaneamente) il “Resto del Mondo” sul 3-3.

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