Williams e Halep di una categoria superiore

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Williams e Halep di una categoria superiore

Le due prossime finaliste di Wimbledon hanno dominato Barbora Strycova ed Elina Svitolina dall’alto di un tennis più completo ed efficace

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Ecco il punteggio e la durata delle due semifinali femminili: Halep Svitolina 6-1, 6-3 in 73 minuti. Serena Strycova 6-1, 6-2 in 59 minuti.
Non si può certo dire che le due partite abbiano offerto incertezza e thrilling. A parte qualche breve passaggio dei match, in queste condizioni di gioco si è avuta la sensazione che si affrontassero tenniste di categorie differenti. E se per Serena lo si poteva prevedere, era meno scontato che capitasse fra Halep e Svitolina. Anche perchè sappiamo che in termini di ranking sono una a ridosso dell’altra (numero 7 e numero 8 della classifica)..

Serena ha confermato, come minimo, il risultato del 2018, quando raggiunse la finale dove venne poi sconfitta da Angelique Kerber (6-3, 6-3). Quest’anno però ho la sensazione che Williams sia a un livello  psico-fisico superiore. Dopo i problemi al ginocchio avuti a Roma e l’uscita al terzo turno al Roland Garros contro Sofia Kenin, qui a Wimbledon ha dimostrato di avere migliorato la condizione.

Pensando al suo incontro di semifinale, non si può non notare la differenza rispetto al match precedente, quello dei quarti di finale contro Alison Riske, in cui aveva dovuto lottare per tre set. È sempre un esercizio difficile e rischioso paragonare due prestazioni contro giocatrici differenti. La variabili sono tante, probabilmente troppe, ma la tentazione c’è perché significherebbe capire se Serena sta vivendo un trend di crescita di forma oppure no. Provo ugualmente a interpretare: secondo me sì, sta migliorando il suo livello e ogni giorno che passa diventa più difficile da battere. In fondo è anche comprensibile che una tennista che ormai scende in campo quasi solo per gli Slam abbia bisogno di un po’ di rodaggio per recuperare il ritmo partita.

 

Di certo in semifinale Strycova non è sembrata avere soluzioni per metterla in difficoltà. Serena non ha nemmeno avuto bisogno di una prestazione monstre al servizio (4 ace e 1 doppio fallo), perchè ha primeggiato in ogni aspetto del gioco: ha vinto più dell’avversaria non solo negli scambi brevi, fino a 4 colpi (37 a 21) ma anche in quelli di media lunghezza (11 a 9) così come in quelli lunghi, oltre i nove colpi (addirittura 6 a 1).

Contro Riske invece era stato proprio il servizio a fare la differenza, perché una volta entrati nello scambio Alison aveva giocato meglio, con dati statistici superiori. Strycova non è una giocatrice potente, e non è nemmeno una giocatrice di ritmo: il suo è un tennis creativo e tecnico, che però è andato a scontrarsi con una tennista che la tecnica la gestisce alla perfezione e che quindi in quell’ambito di gioco difficilmente va in difficoltà.

Vista la mancanza di potenza di Strycova, per reggere lo scambio con efficacia Barbora avrebbe avuto bisogno di una precisione e di una profondità di piazzamento di palla eccezionali. Un livello che però non è riuscita a raggiungere: e senza queste qualità contro la Serena di oggi era, in sostanza, condannata alla sconfitta.
Direi che le parole di Strycova fotografano con precisione il match: “Oggi Serena ha giocato molto bene. Penso sia stato il suo miglior match del torneo. Ha servito bene, e giocato estremamente profondo e questo mi ha impedito di fare il mio gioco”.

Meno atteso l’andamento del primo match di giornata. La partita fra Halep e Svitolina è durata 71 minuti, ma l’equilibrio ha retto per poco più di venti, il tempo necessario per definire i primi tre game. Da quel momento in poi Svitolina non avrebbe più dato la sensazione di poter fare partita pari con Halep, che ha manovrato la palla secondo il suo stile, e governato quasi sempre la situazione dall’alto delle sue notevoli capacità geometriche.

A mio avviso la chiave del match è stata la facilità con cui Simona si apriva il campo grazie alle combinazioni tra cross e lungolinea, che mettevano costantemente in difficoltà Elina. Lo ha spiegato la stessa Svitolina, in risposta a una domanda non tanto condivisibile. La domanda era questa: “Sembra che oggi Halep abbia usato il lungolinea più spesso del solito. Ti ha sorpreso?”
A me non sembra che Simona abbia fato ricorso più del solito al lungolinea, perché lei, da sempre, lo usa con una frequenza quasi unica nel circuito attuale. Ne avevo parlato nell’articolo di presentazione, ma si può trovare lo stesso tema trattato QUI.

A parte questo aspetto marginale, conta la risposta di Elina: Questo modo di impostare il match è adattissimo all’erba. Sull’erba conviene aprirsi il campo il prima possibile, e lei lo ha fatto. In più io su alcuni punti ho preso decisioni sbagliate, che le hanno dato maggiore fiducia”.

Halep in questo modo ha spesso costretto la sua avversaria a rincorse di contenimento, a volte quasi impossibili. Svitolina in particolare faticava a essere incisiva nel confronto sulla diagonale dei dritti e quindi Simona poteva gestire alla perfezione la combinazione fra diagonale di dritto e lungolinea di dritto: cambiava la direzione in lungolinea senza la minima difficoltà e lo faceva con parabole di una profondità letale.

Oltre a questi aspetti tecnico-tattici credo però vada fatto anche un ragionamento un po’ più banale: per quanto si era visto nei turni precedenti, Halep aveva convinto di più, e sembrava più in forma. È vero che non aveva affrontato teste di serie (al contrario di Svitolina), ma la sua prestazione contro Azarenka e quella contro Gauff erano state di un livello che non credo avesse raggiunto Elina qui a Wimbledon. E il primo set contro Zhang di Simona è stato uno dei migliori che ho potuto seguire in questo torneo.

Al contrario Svitolina era stata abbastanza fortunata in alcuni frangenti, visto che lungo il suo cammino ha trovato avversarie alle prese con problemi fisici (Gasparyan e Martic) o reduci da incontri-maratona (Muchova).

Ma al di là di tutto, credo che per Elina avere raggiunto la semifinale sia importantissimo. Non solo per il montepremi intascato e i punti WTA ottenuti, ma perché finalmente ha dimostrato che anche lei può essere in grado di arrivare alle fasi finali di uno Slam. E anche se ha avuto un pizzico di fortuna è stata brava ad approfittarne, al contrario di altre occasioni del passato in cui per la tensione e lo stress troppo spesso capitava che si “sabotasse” da sola.
Questa semifinale è un passo avanti nella sua crescita di tennista ad alti livelli. In fondo era la giocatrice più giovane delle quattro ancora in corsa, e a 24 anni non è detto che non possa compiere un ulteriore salto di qualità. È proprio una caratteristica della sua carriera: più che balzi in avanti improvvisi procede per progressi costanti distribuiti nel tempo. Lo scorso anno è arrivato il successo alle Finals, questa semifinale ai Championships è un altro mattone nella costruzione di un nuovo status.

E così in finale avremo Williams contro Halep: alla fine, le due tenniste più esperte e titolate sono arrivate al match decisivo. Si tratta di due ex numero 1 del mondo con 23 titoli e 31 finali Slam (Serena), 1 titolo e 4 finali Slam (Simona). E questo senza conteggiare la partita di sabato. Avremo nelle prossime ore l’occasione di parlarne.

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Editoriali del Direttore

Roland Garros, avvio con il botto: Wawrinka-Murray, ma anche Thiem-Cilic e Sinner-Goffin

Per Thiem, nella metà di Nadal, un percorso di guerra. Rispetto a Rafa, dopo l’inizio in discesa, sta meglio Djokovic

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Dominic Thiem - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

IL TABELLONE MASCHILE
IL TABELLONE FEMMINILE


Tengo a precisare, a scanso di equivoci, di avere scritto questo articolo di commento al tabellone entro l’ora successiva al sorteggio. Si è deciso di ritardarne la pubblicazione per la mattina presto di venerdì per dare modo ai lettori di commentarlo senza che Ubitennis con il mio editoriale avesse già dato una sua impronta. Ora potrete verificare se alcuni dei commenti postati dai lettori coincidano più o meno, o addirittura per niente con quanto potete leggere in questo articolo. E sono curioso anch’io di vedere se il mio pensiero sarà stato condiviso o meno. Buona lettura (spero…).

Un sorteggio con il botto: Wawrinka-Murray al primo turno! Un ex campione del Roland Garros contro un ex finalista, lo svizzero ex n.3 contro lo scozzese ex n.1! Ma anche Thiem-Cilic, due che sono o sono stati n.3 del mondo, fra il finalista degli ultimi due anni e il croato quartofinalista nel 2017 e 2018, non è davvero da buttar via, anche se Cilic, 32 anni questo 28 settembre, non è più quello che ha vinto un US Open sei anni fa (2014).

E l’altro aspetto più significativo è che Thiem e Nadal, finalisti degli ultimi due anni si trovano nella stessa metà tabellone. Non solo: per Thiem al di là dell’ostacolo forse non così duro in Cilic, c’è un probabile Ruud al terzo turno e in ottavi teoricamente Wawrinka (più che Murray, ma non si sa mai: il Wawrinka visto con Musetti non è apparso irresistibile) per trovare poi magari Schwartzman più che Monfils. Insomma un vero percorso minato per l’austriaco, per arrivare a Nadal! Non mi pare si possa dire che abbia avuto fortuna.

E anche Nadal, che non si può davvero lamentare del suo tabellone fino ai quarti, poi però non sarà contento neppure lui di avere Thiem dalla sua parte, mentre non credo che tema un’eventuale quarto contro Zverev- Corre meno rischi di lui Djokovic, perché, a parte quel Bautista Agut che lui un po’ soffre (ma più sul cemento che sulla terra rossa, direi) e potrebbe trovare nei quarti se lo spagnolo esce dalla zona presidiata da Berrettini che rischierà a sua volta con Carreno Busta, secondo me difficilmente può perdere da Khachanov o Garin, e nemmeno dal n.4 Medvedev, dal n.13 Rublev, dal 9 Shapovalov

Semmai è Tsitsipas in buona giornata quello che gli può dare più noia, perché gli altri tre succitati sulla terra rossa sono troppo incostanti per metterlo in difficoltà sulla distanza dei tre su cinque. Vedrei il miglior Shapovalov capace di stappargli un set o forse due, ma non tre, almeno oggi. Tsitsipas farà bene però a stare attento a Krajinovic, così come Shapovalov non ha il match in tasca con Dimitrov al terzo turno. Da Medvedev-Fucsovics potrebbe scappar fuori la prima sorpresa, nel senso di un top-5 estromesso dal torneo anzitempo.

Per quanto riguarda gli italiani, beh è un peccato che Fognini non sia (probabilmente) nelle migliori condizioni, perché un tabellone migliore di questo non poteva capitargli. Kukushkin, poi un qualificato, poi un quartetto da cui potrebbe uscire Isner che sulla terra rossa a 34 anni non è troppo temibile, insomma arrivare a Nadal negli ottavi sarebbe un traguardo raggiungibilissimo. Di Berrettini ho accennato: al terzo turno dovrebbe arrivare senza problemi, poi troverebbe o Carreno Busta o Bautista Agut in ottavi e lì probabile disco rosso con Djokovic, contro il quale Matteo sarebbe più temibile sul cemento nonostante che anche Djokovic sui campi duri abbia dimostrato di essere un n.1.

Un primo turno durissimo, e uno dei match di cartello anche per chi non è italiano né belga, è Goffin-Sinner. Entrambi non possono dirsi fortunati. Goffin è certamente favorito, ma c’è partita. Anche in questo caso forse il “nostro” aveva più chances di fargli male sul “veloce” dove il suo dritto soffre meno. I due si conoscono benissimo, si sono allenati tante volte insieme sia a Montecarlo sia al Centro Piatti di Bordighera. Curiosamente più volte su campi in cemento che sulla terra rossa. L’amico giornalista Yves Simon mi ha detto che Goffin gli ha raccontato: “In allenamento con Jannik credo di non aver vinto quasi mai!”.

 

Chi viene fuori da quel duello può far parecchia strada. La testa di serie che presidia la zona è Paire… e più in là a livello di ottavi Zverev che sui campi rossi, anche se ha vinto Roma, non mi convince del tutto. Il tedesco però ha un buon tabellone, fino a Goffin (o Sinner?) non vedo proprio da chi possa perdere. Però Sascha non è ancora un tennista solidissimo, di nervi e prestazioni.

Dagli altri azzurri, più che al massimo un secondo o un terzo turno, non credo ci si possa attendere, perché al primo o al secondo si imbattono in teste di serie, anche se non fortissime. Per ora mi fermo qui. Un commento al tabellone femminile lo farò in un secondo momento, ma se dovessi scommettere su una finale dopo aver visto il tabellone punterei su Halep-Muguruza.

OTTAVI TEORICI

[1] N. Djokovic vs [15] K. Khachanov
[10] R. Bautista Agut vs [7] M. Berrettini
[4] D. Medvedev vs [13] A. Rublev
[9] D. Shapovalov vs [5] S. Tsitsipas

[8] G. Monfils vs [12] D. Schwartzman
[16] S. Wawrinka vs [3] Thiem
[6] A. Zverev vs [11] D. Goffin
[14] F. Fognini vs [2] R. Nadal

PRIMO TURNO PER GLI ITALIANI

[7] M. Berrettini vs V. Pospisil
[14] F. Fognini vs M. Kukushkin
L. Sonego vs qualificato
J. Sinner vs [11] D. Goffin
G. Mager vs [22] D. Lajovic
S. Travaglia vs P. Andujar
A. Seppi vs qualificato
S. Caruso vs G. Pella

Il tabellone maschile del Roland Garros con tutti i risultati aggiornati

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Libreria

La Piccola Biblioteca di Ubitennis: Camera 508, tennis e amore al Country Club di Montecarlo

Oggi vi proponiamo una recensione particolare: è un libro che deve ancora ‘diventare libro’, e che può diventarlo anche con il vostro aiuto. C’è il tennis, una camera d’albergo e il cielo stellato del Principato

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“Il giorno seguente al Country Club fu una giornata infinita. Il sole splendeva ma le partite andarono tutte oltre le due ore di gioco. L’ultimo incontro sul campo centrale vide impegnato, in una battaglia di tre set e quasi tre ore, un giocatore romano che ebbe la meglio, a fatica, su un giovane russo. I giornalisti italiani furono quindi costretti in sala stampa fino a tardi, malgrado quella sera fosse prevista la cena di gala al Salon des Etoiles. Quel salone doveva il nome al fatto che il tetto poteva aprirsi completamente, regalando la visione del cielo stellato del Principato agli ospiti. Ginevra e Isabella prima dell’inizio del terzo set sgattaiolarono negli spogliatoi del Country Club per prepararsi al ballo…”.

Chiara Gheza da Breno, Brescia, ma trapiantata a Como ormai da anni, di professione non fa la scrittrice, ma in una vita caleidoscopica scrive per diletto quando le pare e, forse, è il motivo per cui le viene particolarmente bene dedicarsi alla nobile arte. Il virgolettato di cui sopra è infatti una pillola estrapolata dalla sua seconda fatica letteraria, Camera 508, che vedrà la luce a breve e che abbiamo scelto per questa edizione speciale de ‘La Piccola Biblioteca di Ubitennis’. Camera 508 fa seguito al precedente Game, set and love del 2014. Il fil rouge tra due romanzi distanti un lustro è l’amore, narrato da Chiara in tutte le accezioni possibili con predilezione per quelle meno convenzionali e talvolta politicamente scorrette, dunque imprevedibili, vero e proprio antidoto alla noia.

Anche il tennis – un’altra grande passione dell’autrice – è, come abbiamo avuto modo di scoprire poc’anzi, questione ricorrente nelle vicende sentimentali dei protagonisti e, se è vero che la complessità psicologica della disciplina diabolica che fu di Bill Tilden è in grado di estrarre con casualità disarmante il meglio e il peggio dell’animo umano, è vero altresì che della vita, quindi delle passioni che la alimentano, è prezioso e azzeccato paradigma. Perché un match è un’esistenza condensata in un pomeriggio d’agone e viceversa. Giocare di sponda con il tennis, raccontando storie del vissuto quotidiano, è dunque un raffinato plus dal quale è facile essere assorbiti, in un’esperienza che ci farà riflettere.

 

Camera 508 è, intanto, qualcosa che non si era ancora letto e ha per genesi una domanda intrigante: può l’amore giustificare azioni razionalmente sbagliate? Chiara lavora in hotel, ne conosce le dinamiche e, soprattutto, è un’attenta osservatrice della realtà sociale che la circonda, con predilezione per i rapporti sentimentali. Il risultato della spiccata peculiarità di ‘scopritrice di attimi’ è pertanto la somma dei dodici racconti che compongono un libro che ha il pregio di fissare una graduatoria spesso incontrovertibile: quella del cuore sulla ragione. Anche quando risulta difficile ammetterlo. La camera di albergo è allora il playground dove a fronteggiarsi sono le emozioni contrastanti che pervadono gli amanti, combattuti tra la necessità di compiacere la società dell’apparenza, che si nutre di stereotipi e facciate immacolate, e l’esigenza interiore di dare sfogo a passioni difficilmente arginabili. Quelle il cui passaggio non lascia mai nulla di inalterato.

Per sapere cosa potrà avere la meglio – se Vittorio, per esempio, preferirà le certezze della moglie Cristina o il fuoco di Maria Sole oppure che ne sarà di Timothy e dell’amore forse proibito della sua vita – l’invito è, manco a dirlo, quello di acquistare il libro, proposto in crowdfunding da una casa editrice innovativa – Bookabook – che coinvolge i lettori nel processo di realizzazione. In definitiva, le dodici esperienze che prendono firma e colore dalla penna di Chiara, se non hanno la presunzione di insegnarci a vivere meglio, rivelano però un assioma colpevolmente sottostimato: la miglior versione di noi stessi è quasi sempre la più spontanea. Nella vita, in amore, sul campo centrale del Country Club. Figuriamoci nella camera numero 508.

Acquista qui il libro

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Al femminile

Roland Garros 2020: Halep contro tutte

I pochi match sulla terra battuta hanno dato una indicazione precisa: Simona Halep, testa di serie numero 1, si presenta a Parigi da chiara favorita

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Simona Halep - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Sta per cominciare uno Slam del tutto inedito. Nella speranza che la situazione sanitaria in Francia non crei ulteriori problemi (abbiamo già avuto notizia di giocatori positivi al virus costretti a rinunciare alle qualificazioni), ci saranno comunque da fronteggiare situazioni tecniche completamente nuove.

Nell’era Open mai il Roland Garros si era tenuto in autunno, e mai a due settimane di distanza da un Major disputato sul cemento. Come è noto, giocare sulla terra non è esattamente la stessa cosa che giocare sul duro, e per questo nelle stagioni normali l’avvicinamento allo Slam sul rosso si svolge attraverso diversi tornei di preparazione. Nel calendario WTA, di solito sono quattro i Premier precedenti (più alcuni tornei International di contorno). Si comincia con la terra verde di Charleston, poi ci si sposta in Europa per la sequenza Stoccarda (indoor), Madrid, Roma.

Questa volta invece il cambio di superficie sarà repentino: solo Roma come preparazione, con l’eventuale ultima possibilità di scendere in campo a Strasburgo in queste ore, ma concludendo l’impegno a ridosso del torneo più importante. Nemmeno quando c’erano solo due settimane fra Roland Garros e Wimbledon la transizione era così complicata, perché questa, volta oltre al cambio delle condizioni di gioco, per chi proviene dallo US Open ci sarà da assorbire anche quello di fuso orario. Ma il 2020 è un anno di emergenza e occorre arrangiarsi per quanto possibile.

Purtroppo non è il solo aspetto critico del torneo. Senza arrivare alla falcidia di New York (dove erano mancate sei delle prime otto giocatrici del ranking) anche a Parigi dovremo fare il conto con alcune assenze pesanti. Mancheranno due, o forse tre, stelle extraeuropee. Innanzitutto la attuale numero 1 in classifica e campionessa in carica del Roland Garros, la australiana Ashleigh Barty, che ormai ha deciso di tornare a competere solo nel 2021. Quindi il “campionato del mondo su terra battuta” si disputerà senza la detentrice del titolo.

Mancherà anche la numero 1 d’Asia, la giapponese Naomi Osaka. La fresca vincitrice dello US Open ha rinunciato per i postumi dell’incidente alla coscia sinistra, non del tutto guarita. Dopo i guai alla spalla avuti nel 2019, che si erano trascinati a lungo (limitandola al servizio e penalizzando il suo rendimento complessivo) evidentemente Osaka ha scelto un approccio diverso: scendere in campo solo quando i guai fisici sono del tutto sanati.

Altra assenza probabile quella della canadese Bianca Andreescu. La campionessa dello US Open 2019, per quanto mostrato in passato sul cemento, dovrebbe disporre di un tennis piuttosto adatto alla terra battuta. Purtroppo per il secondo anno consecutivo non potemo verificarlo a causa di problemi fisici. Un paio di settimane fa il suo allenatore Sylvain Bruneau aveva rilasciato una intervista sulle condizioni di Bianca:

Dunque, dopo i guai al ginocchio del 2019, Andreescu si è di nuovo infortunata in giugno, questa volta al piede. ll coach diceva “dita incrociate” a proposito della partecipazione allo Slam parigino. Ma secondo i media canadesi avrebbe preso la decisione di rinunciare. A meno di sorprese positive in extremis, dovremo ancora fare a meno del suo talento.

E così, al momento, sono solo le statunitensi Sofia Kenin e Serena Williams le prime teste di serie di provenienza non europea. A questo proposito: vediamo come stanno le prime sedici teste di serie (salvo imprevisti) a pochi giorni dall’inizio del torneo.

a pagina 2: Le teste di serie dalla 1 alla 8

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