Delbonis vince il challenger di Perugia: "È stata una battaglia ricca di emozioni"

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Delbonis vince il challenger di Perugia: “È stata una battaglia ricca di emozioni”

L’argentino vince una finale molto combatttuta contro Garcia-Lopez: sesto challenger vinto in Italia per lui. Gli italiani si fermano invece tutti ai quarti

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Federico Delbonis - Challenger Perugia 2019 (foto Marta Magni)

Federico Delbonis è il vincitore degli Internazionali di Tennis Città di Perugia|Sidernestor Tennis Cup. L’argentino batte in finale lo spagnolo Guillermo Garcia-Lopez con il punteggio di 6-0 1-6 7-6(5) in 2 ore e 16 minuti di gioco e conquista il titolo del terzo Challenger del 2019 targato MEF Tennis Events. Una finale al cardiopalma che ha entusiasmato il folto pubblico presente sugli spalti del Campo Centrale del Tennis Club Perugia.

DELBONIS: “L’ITALIA È SPECIALE PER ME” – Al termine della premiazione la soddisfazione di Delbonis: “È stata una battaglia, un match davvero ricco di emozioni per noi in campo e per gli spettatori fuori. Sono felicissimo di essere uscito vincitore da un terzo set estremamente combattuto. È il sesto Challenger che vinco in Italia, un Paese speciale per me. Il mio bisnonno era campano, ogni volta che ne ho l’occasione mi fa sempre molto piacere tornare qui”. Poi, restando in tema, un commento sull’ottimo periodo del tennis italiano: “Ci sono tantissimi azzurri che stanno facendo bene. Mi piace Matteo Berrettini, che ha un grande futuro. Inoltre gli under 18 che conquistano vittorie su vittorie. Complimenti al tennis italiano”. In conclusione uno sguardo al futuro: “So che per migliorare devo giocare con maggiore aggressività. In finale l’ho fatto a tratti, il mio obiettivo è riuscire a farlo con più continuità”. Trionfano in doppio Tomislav Brkic e Ante Pavic, giustizieri in finale di Rogerio Dutra Silva e Szymon Walkow con il punteggio di 6-4 6-3.

MARCHESINI: “L’EDIZIONE MIGLIORE DEL TORNEO” – Soddisfatto anche Marcello Marchesini, presidente di MEF Tennis Events: “È facile tracciare un bilancio di questo torneo. Abbiamo vissuto l’edizione migliore dell’evento, impreziosita da un’entry list straordinaria. Garcia-Lopez l’ha paragonato a un ATP 250 anche per la quantità di pubblico che ha riempito il Campo Centrale, soprattutto in occasione dei match serali. Siamo più che soddisfatti. Si sono affrontati giocatori che possono tranquillamente fare strada negli ATP 500, e che hanno dato il massimo per accedere agli US Open. E poi hanno fatto bene gli italiani, tra cui Moroni che ha raggiunto i quarti di finale e Zeppieri che ha strappato un set a Delbonis. Ringrazio lo staff di MEF Tennis Events per il grandissimo lavoro svolto, nonostante la stanchezza per i tre Challenger organizzati in precedenza. Siamo tutti stanchi ma felici”.

 

CANCELLOTTI: ”MIGLIOREREMO ANCORA” – Infine la gioia di Francesco Cancellotti, direttore del torneo: “Abbiamo goduto di un tabellone di livello altissimo, con due campioni in finale che di solito fanno bene nei tornei ATP. C’è tanta soddisfazione da parte nostra e degli appassionati accorsi all’evento. Allo stesso tempo sappiamo di dover provare a migliorare anno dopo anno: a tal proposito assieme a MEF Tennis Events abbiamo già in mente alcune novità per la prossima edizione del torneo”.

Ufficio Stampa ATP Challenger Perugia


Oltre a Moroni, ai quarti di finale del torneo umbro sono arrivati anche altri tre italiani, purtroppo tutti sconfitti: Gaio proprio dal vincitore Delbonis, Giannessi da Ramos-Vinolas (il ligure si è ritirato quando era sotto 6-2 3-0) e Quinzi che ha ceduto all’altro finalista Garcia-Lopez.

GLI ALTRI CHALLENGER – Sul cemento di Winnipeg, in Canada, si è imposto lo slovacco Gombos in finale contro Schnur. Titolo invece per Klahn (in finale contro Kubler) a Winnetka, Stati Uniti. Sulla terra tedesca di Braunschweig, invece, ha vinto il brasiliano Monteiro che in finale ha battuto Kamke in due set.

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Bene gli azzurri Agamenone e Moroni al Challenger 80 di Forlì

Out al primo turno Jack Draper, il vincitore della scorsa settimana. Torna alla vittoria Stefano Napolitano, che sembra finalmente sulla via del recupero

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Franco Agamenone al Challenger di Forlì 3 (Foto Gentilmente Concessa dall'Ufficio Stampa del Torneo)

Franco Agamenone, reduce dalla spedizione australiana dove ha collezionato una semifinale al Challenger di Bendigo e un primo turno nelle qualificazioni dell’Australian Open, riprende esattamente da dove aveva lasciato. Riprende cioè a dominare nel circuito Challenger, che ormai per lui è come il giardino di casa. Mostra infatti una tale confidenza che non lascia trapelare il fatto che sono appena pochi mesi che si è guadagnato il diritto di giocare a questo livello. Qui a Forlì, su un tappeto piuttosto veloce che in teoria non dovrebbe favorirlo, ha prima faticato non poco per avere la meglio del rumeno Marius Copil (N.275 ATP, ma ex Top 100 dal rovescio monomane pesantissimo), poi si è riposato contro il giapponese Kaichi Uchida (N.263 ATP). Il figlio del Sol Levante infatti non ha praticamente visto palla e il 6-2 6-4 finale, maturato in poco più di un’ora, rende solo in parte l’idea di come la partita sia stata totalmente a senso unico. Quattro break contro uno solo, concesso dall’italo-argentino in un momento di distrazione quando era convinto di avere ormai portato a casa la partita. Ora lo attende una sfida probabilmente più complicata contro l’esperto tedesco Cedrik-Marcel Stebe (N.247 ATP) che ha eliminato il britannico Jay Clarke, finalista qui la settimana scorsa.

Comunque vada a finire, l’azzurro ha ulteriormente migliorato il suo best, come minimo alla posizione N.178. Ma questa non è una novità perché lo fa ogni settimana.

Un grande Jimbo Moroni approda anche lui ai quarti di finale superando nell’ordine il francese Antoine Hoang (N.200 ATP) e il cinese di Taipei Tung-Lin Wu (N.268 ATP). Con Hoang il tennista romano è stato costretto ad una gara di rincorsa, vinta 6-7(4) 6-0 6-2, mentre con Wu ha sempre avuto in mano il pallino del match anche se nel primo set ha dovuto sudare non poco, prevalendo in un drammatico tie-break alla terza occasione utile. Il punteggio di 7-6(8) 6-3 e la durata di quasi due ore chiariscono bene la durezza dell’incontro. Al prossimo turno affronterà il francese Quentin Halys che si è sbarazzato in rimonta del connazionale Manuel Guinard.  

 

In ogni caso ‘El bufalo’ si è già garantito il rientro in Top 200 (N.199 ATP), a sole quattro posizioni dal suo best.

Fuori invece Stefano Napolitano e Andrea Pellegrino che hanno vissuto entrambi di alti e bassi. Napolitano ha superato all’esordio l’insidioso croato Nino Serdarusic (N.245 ATP) col punteggio di 7-6(6) 2-6 7-6(2), annullando ben sei set point nel primo set. Un buon segnale perché il tennista piemontese, in questo suo complicato rientro alle competizioni dopo l’operazione al gomito, aveva sempre accusato dei passaggi a vuoto proprio nei momenti delicati dei match. Troppo solido nel turno successivo il canadese Vasek Pospisil (N.138 ATP e prima testa di serie) che ha prevalso 6-3 6-4, sfoggiando a tratti sprazzi di quel talento che nel 2014 lo avevano portato alla posizione N.25 in classifica.

Pellegrino, quasi irriconoscibile col capello corto e senza lo smanicato d’ordinanza, ha faticato non poco all’esordio contro lo slovacco Lukas Lacko (N.188 ATP), dando l’impressione di essere ancora alle prese con il fuso orario australiano. Poi si è assestato e ha recuperato la sua proverbiale energia che, dopo la vittoria su Lacko, l’ha portato a condurre anche contro il portoghese Frederico Ferreira Silva (N.239 ATP e vincitore al primo turno di Matteo Arnaldi). Vinto il primo set, il tennista pugliese è andato a servire sul 5-4 nel secondo parziale, ma qui purtroppo ha subito il break che ha fatto girare l’incontro, dando inizio a un percorso accidentato che, attraverso due tie-break, l’ha portato a perdere 4-6 7-6(5) 7-6(5).

Non avevamo finito di tessere le lodi di Jack Draper che il ventenne tennista britannico ci ha spiegato in maniera esaustiva perché la sua classifica non sia quella che il suo enorme talento gli potrebbe consentire. Contro il croato Borna Gojo (N.286 ATP), l’eroe della scorsa Davis, è arrivata una sconfitta del tutto inaspettata ma anche ineccepibile. Draper nel primo set, preso subito un break di vantaggio, si era avviato, così almeno sembrava, verso un facile successo. A questo punto decideva però di mostrarci il lato oscuro della luna, cominciando a sbagliare cose elementari e apparendo per di più anche un po’ svogliato. Così si faceva trascinare ad un tie-break che perdeva malamente. Encefalogramma piatto nel secondo parziale e il risultato di 7-6(3) 6-3 lo costringeva ad utilizzare un biglietto di ritorno anticipato.

Si gioca anche a Concepcion (Cile, terra battuta) dove va in scena un Challenger 80 con una buona entry list. Hugo Dellien (N.114 ATP) presidia il tabellone con la prima testa di serie, e se dovessimo indicare un favorito alternativo faremmo i nomi di Francisco Cerundolo (N.127 ATP) che a questi livelli sarebbe un grave errore trascurare, e del colombiano Daniel Elahi Galan Riveros (N.121 ATP).

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Jack Draper si aggiudica la finale tutta britannica al Challenger di Forlì

Il ventenne originario di Sutton liquida la pratica Clarke in poco più di un’ora e alza il suo primo trofeo

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Jack Draper al Challenger di Forlì (Foto Gentilmente Concessa dall'Ufficio Stampa del Torneo)

All’entrata in campo dei giocatori per questo derby tutto britannico che decreterà il vincitore del Challenger 80 di Forlì 2, una signora seduta non lontana da noi paragonava Jack Draper a un “cinghialone”. Definizione non strettamente tecnica che però descrive bene questo ragazzone di 193 cm e 85 kg originario di Sutton, un sobborgo di Londra. Insomma si capisce subito che non è un ballerino (infatti gli piace il pugilato), ma poi s’inizia a giocare e il bruco lascia il posto alla farfalla. Vabbè, forse farfalla è un po’ eccessivo, ma si comincia ad ammirare la sua precisione negli spostamenti che lo fa apparire perfino veloce, e non puoi che stupirti dei suoi colpi che escono piatti e ficcanti per finire sempre molto vicini alle righe. Per non parlare di quel servizio mancino che è semplicemente devastante, e che raramente viaggia sotto i 200 km l’ora. Del resto non si arriva per caso alla finale di Wimbledon junior (2018), e sempre non per caso si battono Jannik Sinner e Alexander Bublik sull’erba del Queen’s (giugno 2021) o si strappa un set a Djokovic pochi giorni dopo a Wimbledon.

L’altro britannico Jay Clarke (N.185 ATP) ha potuto ben poco e si è dovuto arrendere col punteggio molto severo di 6-3 6-0. Il ventitreenne di Derby aveva sicuramente messo in preventivo di soffrire sul servizio di Draper, ma forse non si aspettava che il ventenne avversario lo bombardasse anche con la risposta, strappandogli il servizio per ben sette volte. Il problema è che Clarke è un buon giocatore, mentre Draper studia da fenomeno. E questa sua prima vittoria Challenger è molto probabilmente il primo passo di una carriera che prevediamo molto brillante. Intanto stabilisce il nuovo best ranking al N.213 ATP.

Al Challenger 50 di Blumenau (Brasile, terra battuta), trionfa Igor Marcondes che batte l’argentino Juan Bautista Torres (N.431 ATP) al termine di un match non bello ma combattuto (3-6 7-5 6-1), per la gioia del numeroso pubblico che ha fatto un tifo d’inferno per il beniamino di casa. Mentre Fernando Verdasco, da noi indicato come indiscusso favorito, inciampava già al secondo turno contro Moreno De Alboran, dimostrando che la nemesi del cronista è sempre pronta a colpire. Un po’ come succede nel basket quando il telecronista tesse le lodi dello specialista che sta per battere due tiri liberi e lui immediatamente sbaglia.

 

Divaghiamo perché il torneo non è che abbia offerto spunti particolari, come si poteva facilmente intuire, analizzando la modestissima entry list. Bravo comunque il ventiquattrenne mancino a confermare l’ottimo momento di forma dopo che già aveva chiuso l’anno vincendo a Florianopolis ed entrando così per la prima volta nei radar del tennis che conta. Per lui anche il nuovo best alla posizione N.276. Quanto a Torres (compagno di doppio di Luciano Darderi), il suo vero punto di forza è che ha solo 19 anni, un’età in cui i progressi possono anche essere molto rapidi. Non crediamo che sia questo il caso, ma intanto sale al N.398 ATP, ovviamente nuovo best ranking.

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Gli italiani non si ripetono al Challenger di Forlì

Nardi, Gigante e Potenza si fermano prematuramente, ricordando a noi tutti che in fin dei conti sono ragazzi

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Matteo Gigante al Challenger di Forlì 2022 (Foto Gentilmente Concessa dall'Ufficio Stampa del Torneo)

Non si fa in tempo a parlare bene dei giovani giocatori italiani che loro ti riportano subito sulla terra, ricordandoci che, in fin dei conti, sono ragazzi. È soprattutto il caso, veramente eclatante, di Luca Nardi che solo domenica scorsa alzava il trofeo e in questo secondo torneo romagnolo è uscito al secondo turno, andando a stringere la mano all’inglese Jack Draper (N.262 ATP che molti ricorderanno per la vittoria contro Sinner al primo turno del Queen’s 2021) dopo aver vinto un solo game. Non ci stupiamo perché siamo convinti che parlando di un diciottenne la cosa sia assolutamente normale, soprattutto nel caso di Luca che, per tipologia di gioco e attitudine mentale, avrà molto probabilmente una carriera, che prevediamo brillante, caratterizzata da molti up and down.

Per non parlare del suo amico Matteo Gigante che contro la testa di serie N.1, il trentunenne canadese Vasek Pospisil (N.134 ATP, ma N.25 nel 2014) fa match pari per tutto il primo set, non concedendo nemmeno una palla break (ma neanche ottenendone) e arrivando ad un tie-break che rischia di vincere. Non riesce però a sfruttare un set point che avrebbe potuto dare un altro volto all’incontro, al contrario di Pospisil che chiude alla terza occasione utile. Nel secondo parziale l’azzurro parte forte e strappa subito il servizio al canadese, ma è purtroppo un fuoco di paglia perché Pospisil pareggia in fretta i conti e all’ottavo game opera lo strappo decisivo. Per Matteo, mancino dal talento cristallino, vale lo stesso discorso che abbiamo fatto per Nardi. Il ventenne romano deve solo convincersi fino in fondo delle proprie potenzialità, almeno quanto ne sono convinti i suoi numerosi estimatori che non possono fare a meno di guardare ammirati quella pallina che esce veloce e precisa dal suo piatto corde.

C’è poi Luca Potenza che la scorsa settimana aveva fatto quarti di finale e questa volta è stato vittima al primo turno dell’ungherese Zsombor Piros (N.277 ATP) che l’ha fermato 6-3 6-4. Il ventiduenne magiaro è uno forte, che si sta mettendo in luce con alcune prestigiose vittorie come quella con Alcaraz al Future di Antalya nel 2020, o con John Millman e Marin Cilic in Coppa Davis nel 2021. Ma, al di là della forza dell’avversario, il tennista siciliano ci aveva confidato, il giorno prima di scendere in campo, che durante le feste aveva accusato problemi di salute che gli avevano impedito di allenarsi, tanto da aver perso tre chili di massa muscolare. Così era venuto qui a Forlì solo perché gli avevano dato un paio di wild card, ma ora sospenderà l’attività agonistica per prepararsi come si deve per una stagione che per lui sarà cruciale.

 

Discorso a parte quello che riguarda Stefano Napolitano, in gara con una wild card, che perde ancora una volta al primo turno, questa volta contro lo statunitense Alexander Ritschard (N.276 ATP), al termine di una partita molto combattuta che si chiude col punteggio di 7-6(5) 7-5. L’azzurro è in evidente deficit di fiducia e dopo il rientro dall’operazione al gomito (febbraio 2020) non riesce a ritrovare confidenza con la partita. Dal suo entourage ci dicono che si allena bene e che ha sensazioni molto positive ma poi in gara gli manca l’abitudine e non riesce a trasformare in punti una superiorità tecnica che spesso appare evidente. 

Francesco Forti perde 7-6(6) 6-7(4) 6-3 contro il francese Antoine Escoffier (N.314 ATP), inanellando la tredicesima sconfitta nelle ultime 15 partite. Non sappiamo cosa stia succedendo al tennista cesenate, ma il momento di difficoltà è evidente.

A parte gli italiani, ci piace segnalare il bel risultato di Evan Furness (N.289 ATP) che, dopo una lunga gavetta nel circuito Future (8 vittorie), sta finalmente cominciando a raccogliere qualche buon risultato al piano di sopra. Il ventitreenne di Pontivy, paesino di 14.000 abitanti in Bretagna, gioca molto bene, pur senza avere alcun colpo definitivo. In ogni caso è la quarta volta da giugno che raggiunge i quarti.

Si gioca anche in Brasile, a Blumenau (Challenger 50, terra battuta), città di 360.000 abitanti nello Stato di Santa Catarina. Il torneo, in realtà di livello non eccelso, si sta allineando ai quarti di finale con due delle prime quattro teste di serie (Orlando Luz e Gonzalo Lama) già eliminate. Fernando Verdasco (N.170 ATP) è il primo favorito del seeding e sinceramente, età permettendo, non vediamo come possa perdere.

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