Addio a Merlo, l'inventore del rovescio a due mani (Scanagatta, Clerici, Crivelli)

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Addio a Merlo, l’inventore del rovescio a due mani (Scanagatta, Clerici, Crivelli)

La rassegna stampa di giovedì 18 luglio 2019

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Addio a Merlo, inventò il rovescio a due mani (Ubaldo Scanagatta, Giorno-Carlino-Nazione Sport)

L’ho conosciuto e ammirato fin da bambino. Se avessimo avuto, in tempi recenti, un tennista capace di conquistare due semifinali consecutive al Roland Garros (1955-56), di raggiungere due finali agli Internazionali d’Italia (1955-57), e di battere — come ebbe orgogliosamente a ricordarmi anni addietro — 6 vincitori di Wimbledon (Jroslav Drobny, Vic Seixas, Roy Emerson, che di Slam ne ha vinti 12, Neale Fraser, Budge Patty e Chuck McKinley) beh oggi non ci sarebbe chi non lo ricorderebbe come uno dei più grandi tennisti italiani di sempre. Non sarà così solo perché Beppe Merlo, figlio del custode del tennis Merano dove era nato l’11 ottobre 1927 – è mancato ieri a 91 anni a Milano – quei risultati li ha ottenuti soprattutto a metà degli anni ’50, anche se la sua carriera è stata così lunga che — prima categoria già a 21 anni — 25 anni dopo giocava ancora i campionati italiani assoluti, da lui vinti 4 volte battendo in momenti diversi, Nicola Pietrangeli, Fausto Gardini e Orlando Sirola i nostri «moschettieri» dell’epoca, capaci di conquistare assieme a lui le prime finali di Coppa Davis azzurre, gli storici Challenge Round del 1960 e 1961. Per la nostra Davis aveva giocato 35 singolari vincendone 25. Nel ’73 a Modena, agli assoluti indoor allo Zeta2 cui partecipavo per aver vinto in doppio i campionati nazionali di seconda categoria, pur più giovane di 22 anni ci persi in due set (63 64?) e scrissi ammirato sulla rivista di Rino Tommasi «Tennis Club»: «Con la sua spazzolata di rovescio la palla mi tornava indietro ancor prima che mi fossi ripreso dall’azione del servizio». Già, il rovescio a due mani era il suo marchio di fabbrica, uno dei primi al mondo a utilizzarlo. Dal 39 al ’49 l’australiano John Bromwich, mancino che serviva con la destra e giocava il rovescio a due mani, aveva vinto due Slam giocando fra singoli e doppi 35 finali. Avevo 4 anni quando Beppe, amico di mio padre, mi insegnò a tenere la Maxima troppo grande e pesa con due mani per «reggere» il rovescio: «Non fare come me, però! Tu metti la mano destra sotto la sinistra». Già, lui, forse sedotto dalle immagini della leggenda Bromwich che però era mancino, aveva fatto il contrario e così quando doveva tirare il dritto con la mano destra impugnava la racchetta a metà manico, vicino al cuore, perdendo quindi una ventina di cm di allungo. Saltava sulla racchetta incordata di fresco — le incordava lui stesso — per rallentarne la tensione. Diventava una sorta di fionda. «Me la chiamano racchetta cipolla, i francesi che mi prendono in giro, ma se li batto stanno zitti» scherzava. Quando con Merlo, aria compunta, modi mansueti, l’Italia battè nella finale europea la Svezia di Davidson e Bergelin — il futuro coach di Borg — l’Equipe pubblicò una sua foto con una dida: «Non ha servizio, non ha dritto, ma con la risposta vince». La finale persa al Foro Italico con il “vampiro” Gardini che pretese il ritiro per i suoi crampi sul 6 pari al quarto, dopo che Merlo era già stato portato a braccia negli spogliatoi a fine terzo set – allora c’era il riposo – uscendone subissato di fischi, è rimasta storia incredibile. Nicola Pietrangeli, compagno di mille battaglie, lo ricorda così: «Un gran giocatore, buono come il pane. Era un po’ chiuso, molto fortunato a poker, aveva un gran successo con le donne. In tanti hanno pianto dopo averci giocato contro. Non faceva gruppo, ma non era per darsi delle arie. Era molto attento a cosa mangiava, a quanto dormiva. Se noi volevamo riposarci, lui voleva allenarsi. Non un giocherellone, ma davvero una persona buona».

Merlo, l’inventore del rovescio bimane (Gianni Clerici, Repubblica)

 

È morto un mio amico, Beppe Merlo, che perse sommerso dai crampi, dopo aver avuto due match point e mentre era avanti 2 set a 1, la finale degli Internazionali d’Italia 1955 contro Gardini, tennista implacabile che ne invocò il ritiro, sul 6-6 al 4°, mentre Beppe giaceva sul Centrale del Foro Italico […] Inventò, perché i pionieri furono gli australiani Vivian McGrath e John Bromwich, un suo rovescio bimane, mai visto in Europa, del quale ho sempre avuto una mia idea, incontrastata dallo stesso esecutore. Beppe era mancino e, di fronte a un racchettone di 15 once, non poté non reggerlo, a metà manico, con la destra: divenne il suo colpo più importante. Vidi i grandi del tempo attaccare quel suo insolito rovescio, e venirne quasi sempre passati. La battuta era tanto femminea da essere ancor più attaccabile, ma Beppe l’aveva resa difficilissima per il rimbalzo molto basso, svuotato di forza. Giocammo insieme un solo torneo di doppio, e non lo vincemmo per la finale ostacolata dalla pioggia. Lo ricordo non certo per vantarmene, ma perché Beppe mi disse: «Tu copri i 2/5 di campo a destra, io mi occuperò dei 3/5 a sinistra, con il rovescio». Beppe fu anche noto come malato immaginario. Aveva sempre con sé una valigetta piena zeppa di medicine, soprattutto contro i crampi, dei quali, corridore instancabile, era spesso vittima. Incapace di abbandonare il gioco, era abituale spettatore dei tornei, e chiedeva a tutti come mai la federazione non gli avesse riservato il ruolo di allenatore che avrebbe meritato. Credo sia morto con un simile dubbio nel cuore, povero Beppe.

Addio al rivoluzionario. Con il suo rovescio ha anticipato il futuro (Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport)

A due mani nella storia. Siamo ormai cosi tanto abituati al rovescio bimane nel tennis da non immaginare quanto potesse essere rivoluzionaria quell’impugnatura negli anni 40 e 50, quando i gesti bianchi delle origini dettavano ancora lo stile. Ebbene: un trentennio prima di Connors e di Borg, gli sdoganatori ufficiali del colpo, da cui sono poi discesi milioni di adepti, fu un italiano a travolgere la tradizione e a giocare il rovescio in quel modo. Era Beppe Merlo, uno dei nostri giocatori più grandi e più amati, morto ieri mattina a 91 anni […] A partire dal modo di tenere la racchetta, fino alla scelta eversiva, raccontata in un’intervista alla Gazzetta di qualche anno fa: «Ero piccolo, magro, senza tante forze. La racchetta era troppo pesante, dovevo impugnarla a metà manico. Il rovescio a una mano sola non mi riusciva, con due sì. All’inizio sembravo ridicolo, ma era l’unica maniera in cui potessi essere competitivo. C’erano già altri due o tre giocatori che lo facevano, ma io sono stato il primo in Europa». Con un’impugnatura certamente non ortodossa, perché la mano sinistra era sotto la destra e non viceversa, come invece succede oggi […] Nel 1951, spendendo tre milioni, praticamente tutto il budget federale, la Fit lo manda in California per due settimane ad allenarsi coni più grandi dell’epoca: Budge, Sedgman, Gonzales e Segura. Due giorni prima di rientrare, viene invitato nella villa di Charlie Chaplin: il grande attore non c’è, ma lui può giocare contro Tilden, allora sessantenne, e lo batte 6-1. Gli anni successivi lo portano in vetta alle classifiche mondiali, allora stilate da giornalisti specializzati. Nel 1955 perde la finale di Roma contro Gardini, ritirandosi sul 6-6 del quarto set per crampi dopo aver avuto tre match point, e qualche settimana dopo, al Roland Garros, batte ai quarti Seixas, allora numero due del mondo, prima di perdere in semifinale con Davidson, che aveva battuto al Foro. Nel 1956, sempre nei quarti di Parigi, sull’8-8 del quinto contro il francese Remy, cede un punto chiamato a suo favore e perde il game, ma vincerà la partita 11-9 tra il tripudio della folla che fin lì lo aveva massacrato con il tifo contro. Nel 1957 è ancora in finale a Roma, da favorito, ma perde contro Pietrangeli, mentre sul Guerin Sportivo, per il fisico non certo erculeo, lo chiamano «il gracile dongiovanni della racchetta». Si ritira nel 1969, ma fino agli anni 80 insegna tennis in giro per il mondo. Nel 1973, quando già lavora in banca, palleggia al Caesar’s Palace di Las Vegas con Borg: quattro mani, una sola leggenda.

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Subito Serena-Sharapova! Federer dalla parte di Nole (Crivelli). Italia, stavolta è sfortuna (Tuttosport). Sinner annulla due match-point e il sogno si avvicina (Crivelli)

La rassegna stampa di venerdì 23 agosto 2019

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Subito Serena-Sharapova! Federer dalla parte di Nole (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Non bisognerà aspettare troppo per godersi i fuochi artificiali. Stavolta, gli algoritmi del computer che regola il sorteggio degli Us Open hanno voluto dispensare spettacolo fin da subito: primo turno tra Serena Williams e Maria Sharapova, le arcirivali. Non è soltanto un confronto tra ex vincitrici (sei titoli l’americana, uno la russa), ma la riproposizione della rivalità più feroce e sentita degli ultimi 15 anni. Amiche mai: troppo diverse per provenienza, storia familiare, carattere, visione della vita. Sarà il 23° episodio della saga, il 22° sul campo perché l’ultima volta, al Roland Garros di un anno fa, Serena non si presentò per un infortunio ai pettorali. Masha, fatto salvo quel ritiro, non vince un match contro l’avversaria dall’ottobre 2004 ed è sotto 19-2. Insomma, quando si ritrovano una di fronte all’altra di solito non c’è storia, eppure le due regine arriveranno agli Us Open avvolte dalle ombre di un logorio che pare ormai inarrestabile e forse riequilibra un po’ il pronostico. La Williams si è ritirata dalla finale di Toronto per problemi alla schiena che l’hanno poi costretta a saltare Cincinnati e proiettano preoccupazioni anche su New York. La Sharapova, tormentata dai guai alla spalla destra, ha giocato appena 14 partite in stagione (8-6) e ha raggiunto i quarti solo a Shenzhen a gennaio. L’Italia, intanto, approccia il torneo femminile solo con la Giorgi, cui tocca subito una testa di serie, la greca Sakkari (30), che l’ha battuta in entrambi i precedenti. Tra gli uomini, occhi puntati sul tabellone di Federer, testa di serie numero 3: stavolta è capitato dalla parte di Djokovic, per cui non potranno ritrovarsi in finale come è accaduto a Wimbledon. Gli dei sono stati piuttosto benevoli con il figlio prediletto Roger, riservandogli un cammino piuttosto agevole verso la semifinale con il numero uno del mondo, Nishikori nei quarti permettendo. […] Qualche insidia in più per Djokovic, come quel Querrey al secondo turno, prima di un possibile, intrigante quarto con Medvedev, l’uomo del momento. Spicchio piuttosto agevole per Nadal, favoritissimo per attendere Thiem (per lui subito Fabbiano) in semifinale, anche se la sua parte di tabellone è intrigante, con Tsitsipas-Rublev e il derbissimo canadese AugerAliassime-Shapovalov al primo turno.

Italia, stavolta è sfortuna (Tuttosport)

 

Il sorteggio dei tabelloni dell’Us Open, ultimo Slam di stagione al via lunedì a New York, non è stato benevolo con gli italiani e ha riservato qualche primo turno davvero interessante. Intanto non sarà possibile una finale tra Djokovic e Federer, al massimo sarà semifinale. Il serbo debutta con Carballes Baena. Dalla loro parte anche il russo Daniil Medvedev che potrebbe trovare Novak nei quarti dopo averlo battuto a Cincinnati. Il cammino di Federer inizia con un qualificato. Rafa Nadal all’esordio avrà John Millman. Dopo il terzo turno potrebbe entrare in collisione con John Isner o Marin Cilic. Per quanto riguarda gli italiani, Fabio Fognini, n. 11 pesca Reilly Opelka, statunitense 42 Atp. Va peggio a Matteo Berrettini, n. 25 Atp e testa di serie n. 24, che trova Richard Gasquet, risalito al 34 Atp. Andreas Seppi affronta il bulgaro Grigor Dimitrov, mentre Lorenzo Sonego, n. 48, avrà di fronte lo spagnolo Marcel Granollers, n. 91. Non è andata male a Marco Cecchinato, ora n. 67 Atp, che troverà lo svizzero Henri Laaksonen, numero 120. La sfortuna ha invece colpito duro con Thomas Fabbiano, il 30enne pugliese, n. 87 ha pescato Dominic Thiem, numero 4 del mondo. La notizia arriva dal tabellone femminile, con un autentico tuffo nel passato. Già, vedremo subito Serena Williams contro Maria Sharapova. Turno spietato, soprattutto per Sharapova che in estate si è affidata a Riccardo Piatti. Serena si trova peraltro dalla parte di tabellone presidiata da Ashleigh Barty. Naomi Osaka, tornata numero 1 del mondo e campionessa in carica, debutterà con la ventenne Anna Blinkova. Per Simona Halep al primo turno c’è una qualificata, ma negli ottavi potrebbe profilarsi la mina vagante Bianca Andreescu, canadese 19enne vincitrice a Indian Wells e Toronto. Sorteggio complicato anche in campo femminile per l’Italia: Camila Giorgi pesca la greca Maria Sakkari, testa di serie n. 30 che al primo turno di Cincinnati si è imposta 6-3, 6-0.

Sinner annulla due match-point e il sogno si avvicina (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

La testa è già da campione. Perché la volontà feroce di sottrarsi alla sconfitta incombente e di non dare per perso alcun punto appartiene solo ai predestinati. Solo il tempo ci dirà dove potrà approdare il talento di Jannik Sinner, ma intanto il fresco diciottenne di Sesto Pusteria è a una partita dal primo Slam in carriera grazie al capolavoro nel secondo turno delle qualificazioni degli Us Open contro il croato d’Italia Galovic. Viktor Galovic, classe 1990, si trasferì da noi a cinque anni, vive alle porte di Milano, si allena a Verona e ha anche vestito la maglia delle nostre nazionali giovanili: non è un fenomeno (numero 223, al massimo è stato 173), però ha buoni fondamentali per il veloce e ha esperienza. Infatti, dopo più di due ore di battaglia, si ritrova avanti 5-2 nel terzo set. Ma è lì che Sinner dimostra doti che sono di pochi: annulla due match point nel game successivo sul suo servizio, poi strappa la battuta al rivale, lo aggancia sul 5-5 e dà un’altra zampata per il break del 6-5, sino a completare l’opera risalendo da 15-40 nel 12* game. Il 4-6 7-6 (2) 7-5 lo lancia così all’appuntamento decisivo di stasera (intorno alle 21 italiane) contro lo spagnolo Mario Ville la Martinez, numero 202 del mondo che in carriera non ha ancora vinto una partita Atp. All’ultimo turno approda anche Paolo Lorenzi, che solo due anni fa provava l’ebbrezza della seconda settimana a New York con gli ottavi poi persi contro Anderson: la vittoria 7-6 (7) 6-3 sul francese Couacaud gli regala un incrocio con il ceco Vesely, ex n. 35. Non si concede invece il terzo miracolo, dopo Parigi e Wimbledon, Salvatore Caruso, eliminato da un altro ceco, il veterano Rosol, e con lui saluta New York anche Giannessi, piegato dal francese Lestienne.

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La Giorgi è ai quarti: in forma New York. Cecchinato s’illude (La Gazzetta dello Sport). Sinner, un passo avanti (Tuttosport). Duck-hee Lee, il tennista che ha sconfitto il silenzio (Bonso)

La rassegna stampa di mercoledì 21 agosto 2019

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La Giorgi è ai quarti: in forma New York. Cecchinato s’illude (La Gazzetta dello Sport)

Ai quarti. Camila Giorgi avanza nel Bronx Open, il torneo pre Us Open che prende il posto in calendario di New Haven. L’azzurra, n.58 Wta, nel 2° turno trova la tedesca Andrea Petkovic, che aveva eliminato la cinese Zhang, quarta testa di serie, e dopo una partita accesa e lunga 2 ore e 43 minuti, la spunta 3-6 7-5 7-6 (3). Ora la marchigiana affronterà al terzo turno la vincente tra Cornet (Fra) e Zhu (Cina). A Wiston Salem Marco Cecchinato si ferma al secondo turno: Millman cede 7-6 (5) il primo set al siciliano, ma ribalta il match 6-4 6-3. Nel primo turno si fermano invece Andreas Seppi, che cede al ceco Berdych 6-1 3-6 6-3, e Thomas Fabbiano, eliminato dal russo Andrey Rublev 6-4 6-2. Out lo scozzese Andy Murray da Tennys Sandgren 7-6 (10-8) 7-5.[…]

Sinner, un passo avanti (Tuttosport)

 

Il miglior diciottenne al mondo, lo recita la classifica Atp, compie un primo passo verso il tabellone principale dell’Us Open, ultimo Slam dell’anno a Flushing Meadows da lunedì. Avanza Jannick Sinner e porta a sei il numero di azzurri (erano 13 al via) al secondo turno nelle qualificazioni. Dopo Baldi, Napolitano, Caruso, Giannessi e Lorenzi, il neo 18enne e 24a testa di serie, ha lasciato soltanto un game nel derby tricolore a Matteo Viola. In campo femminile avanza soltanto Jasmine Paolini al 2° turno delle qualificazioni battendo 6-1 3-6 6-1 la statunitense Arconada. Nella notte ha affrontato la rumena Elena Gabriela Ruse. Tutte uscite al debutto delle quali invece le altre azzurre, Martina Trevisan, Martina Di Giuseppe e Giulia Gatto-Monticone. In tabellone una sola azzurra ammessa direttamente: Camila Giorgi. Nell’Atp 250 a Winston Salem, invece, escono di scena i due italiani. Marco Cecchinato cede al secondo turno all’australiano John Millman: 6-7 (5), 6-4, 6-3 in quasi due ore e mezza. Niente da fare neppure per Thomas Fabbiano, 6-4, 6-2 dal russo Andrey Rublev. Ma la buona notizia arriva dal tennis femminile e dal Bronx Open a New York. Camila Giorgi si conferma in crescita di condizione ed entra nei quarti battendo in tre set la tedesca Andrea Petkovic 3-6 7-5 7-6(3). Troverà la francese Alize Comet o la cinese Lin Zhu. La bimba prodigio Amanda Anismova rinuncia all’Us Open per la tragedia che l’ha colpita la notte scorsa. Il padre e allenatore, Konstantin Anisimov,è stato trovato morto per cause ancora da chiarire. La quasi 18enne tennista Usa di origini russe, numero 24 del mondo e più giovane tra le prime 100, giustamente non se la sente. Amanda è esplosa al Roland Garros, eliminando Simona Halep nei quarti, poi aveva saltato i recenti appuntamenti di Toronto e Cincinnati per problemi alla schiena.

Duck-hee Lee, il tennista che ha sconfitto il silenzio (Andrea Bonso, Il Giornale)

Giocare a tennis non significa solo buttare la pallina oltre la rete: il più delle volte si tratta di buttare il cuore oltre l’ostacolo. E l’ostacolo può essere mille cose: se stessi, la paura, gli infortuni o una disabilità. Come quella di Duck-hee Lee, sordo fin dalla nascita. A questo sudcoreano di 21 anni non manca di certo il coraggio di affrontare la vita, considerando il proprio problema non un freno, bensì un motivo in più per dare il meglio di sé. E ciò l’ha dimostrato al mondo nel corso del torneo 250 di Winston-Salem, dove è diventato il primo tennista sordo a vincere un match Atp, battendo lo svizzero Laaksonen (7-6, 6-1). Un’enorme soddisfazione per un atleta che si è costruito da solo, superando difficoltà che i “colleghi” possono a fatica immaginare. Lee è nato nel 1998 a Jecheon, una città a due ore da Seul. Quando ha due anni, mamma Park Mi-ja e papà Lee Sang-jin hanno la conferma della sordità ma, dopo un iniziale sconforto, decidono che il figlio poteva e doveva avere una vita assolutamente normale. Così Lee cresce e frequenta non solo istituti per sordi, ma anche una scuola comune, dove può stare insieme a ragazzi normodotati. Lee inoltre non conosce la lingua dei segni, ma sa leggere il labiale alla perfezione, grazie alle esercitazioni con la madre. L’amore per il tennis è merito di papà, grande appassionato di sport. Mostra fin da subito il suo talento, ma gli allenatori sono scettici sulla possibilità di un futuro da pro. Il ragazzo, però, non si arrende: «Venivo preso in giro, mi dicevano che non avrei dovuto giocare e di dedicarmi alla musica» ha confidato. Già da ragazzo, la sua qualità è sotto gli occhi di tutti e a tredici anni diventa famoso, a tal punto che la Hyundai gli offre una sponsorizzazione. Lee continua a migliorare e a stupire: è 212° nel ranking Atp e la vittoria di Winston-Samen rappresenta la prima tappa di un viaggio speciale. Ma qual è la meta? Sono due i suoi grandi obiettivi: diventare numero 1 e migliorare la posizione raggiunta dal tennista coreano più forte di sempre, Lee Hyung-taik, che nel 2007 fu 36° e vinse un torneo Atp. Non sarà per nulla facile, ma Lee ha già dato un grande insegnamento: tutto è possibile, se non hai paura di buttare il cuore oltre all’ostacolo.

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Trionfa Medvedev (Crivelli). Da Djokovic a Federer. Big (quasi) pronti per gli USA (Mancuso). Crazy tennis (Clerici)

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Trionfa Medvedev. Settimana perfetta dell’Orso di Mosca (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

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La settimana perfetta di Medvevev si conclude come era da pronostico dopo che in semifinale aveva ribaltato il match con Djokovic da un set sotto e 0-30 sul 3-3 del secondo set: con un successo combattuto ma sostanzialmente mai in discussione su Goffin, che regala all’Orso russo (medved significa appunto orso nella lingua di Tolstoj) il primo sorriso in un Masters 1000 e soprattutto il numero 5 della classifica. Da oggi, Daniil è il più in alto della tanto celebrata Next Gen, di cui rappresenta l’archetipo contrario rispetto agli strombazzati Tsitsipas e Shapovalov: pochissima vita sui social, una moglie (Daria) già a carico e una straordinaria etica lavorativa, che lo ha portato a migliorare a grandi passi, soprattutto al servizio. Che a Cincinnati è stato l’arma letale, togliendolo sempre dagli impicci. Medvedev è il giocatore più caldo del momento (tre finali in tre settimane, finalmente si è tolto la scimmia dopo i k.o. di Washington e Montreal) e quello con più vittorie in stagione, 44.

 

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Tra le donne, vittoria della Keys, al primo Premier 5 in carriera.

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Avrebbe tutto per rimanere costantemente al top: un servizio che spacca e colpi molto pesanti da fondo, ma non è mai stata una tigre nei momenti caldi di una partita o di una stagione. È vero, ha giocato una finale Slam a New York nel 2017, ma è stata travolta dalla Stephens e comunque ci si immaginava che alla sua età (24 anni) si fosse già costruita un palmarès da star. Ecco dunque che il trionfo in Ohio ci consegna una giocatrice che finalmente è stata aggressiva quando si è scoperta spalle al muro: la Kuznetsova è stata in vantaggio 5-3 in entrambi i set, ma a quel punto Madison ha alzato l’intensità del gioco ed è uscita dal pantano con 13 ace e 45 vincenti. Chapeau.

Da Djokovic a Federer. Big (quasi) pronti per gli USA (Angelo Mancuso, Il Messaggero)

Attenuanti generiche. Dopo il ko in semifinale al Masters 1000 di Cincinnati, Djokovic si concentra sugli US Open: «Ho perso contro un avversario che ha giocato benissimo, sarò pronto per New York». Manca una settimana esatta all’ultimo Slam della stagione e il n.1 era al rientro dopo il trionfo a Wimbledon e con il riacutizzarsi del dolore al gomito destro: contro Medvedev ha dominato per un set e mezzo, poi la risposta migliore del pianeta si è inceppata e il talentuoso russo classe 1996 ha messo la freccia (3-6 6-3 6-3). Allarmanti le condizioni di Federer: probabilmente avrebbe avuto bisogno di qualche giorno in più per digerire la sbornia dei 2 match point falliti contro Djokovic nella finale dei Championships. King Roger nel caldo umido di Cincinnati è apparso lento e spaesato e ha incassato una brutta sconfitta già al 3° turno contro Rublev.

(…)

Sempre in tema di Fab Three, Nadal si è chiamato fuori dalla mischia in Ohio dopo aver vinto però a Toronto. GOSSIP In attesa di rivederlo sul cemento degli US Open, gli appassionati di gossip conoscono la data delle nozze con Xisca Perello: la cerimonia si terrà sabato 19 ottobre a Pollensa (…).

Crazy tennis (Gianni Clerici, La Repubblica)

A Cincinnati — Ohio — il tennista australiano Nick Kyrgios, durante il suo match contro il russo Karen Khachanov, n. 9 in classifica, è stato multato di ben 113 mila dollari per otto infrazioni antisportive (…).

Non sorprenderà il lettore che abbia ammirato Kyrgios a Roma scagliare sul campo una sedia durante gli ultimi Internazionali, o me stesso, la prima volta che lo vidi in Australia (…). Fu quella volta, in cui trovò modo di prendersela soltanto con una bottiglietta, che il collega australiano che mi accompagnava mi fece notare quanto dovesse essere difficile il ruolo di “new australian”, come vengono definiti i conquistatori della nuova nazionalità. «Kyrgios — disse l’amico — non ha solo un papà greco, ma una mamma malese».

(…) Scrivo queste cose dopo una presentazione di un mio libretto, Il Tennis nell’Arte, del quale avrete letto forse, se abitate in Lombardia, una intervista di un altro innamorato del tennis, Carlo Annovazzi. (…) Parlando di Kyrgios, il collega mi domandò se nella mia lunga vita sui campi fossi stato testimone di qualche altra vicenda sconveniente, e mi venne in mente il nome, oltre che di McEnroe, di Cecchino Romanoni, che durante la guerra si era trasferito in Portogallo per evitare il servizio militare, era cocainomane e trasportava la droga in un foro praticato nel manico delle racchette di legno. Fu forse sotto l’effetto della cocaina che l’esaltazione della vittoria lo portò a un comportamento che non ebbe mai un suo eguale sui court. Romanoni fu considerato “Il più bel rovescio italiano degli Anni Quaranta”, e pure io lo ammirai, ma la storia mi venne raccontata dall’autore cinematografico e teatrale Franco Brusati, che lo battè sorprendentemente ad un torneo milanese del 1942, l’anno della conquista di Romanoni del titolo italiano. Brusati, autore di film quali Pane e Cioccolata e Dimenticare Venezia, avrebbe avuto la benevolenza di giocare con me negli Anni Cinquanta, e mi avrebbe raccontato che Romanoni, ingaggiato nella troupe americana di Bobby Riggs, n. 1 Usa durante la guerra, esaltato dalla sua prima vittoria sullo stesso Riggs, iniziò a masturbarsi a fine match su un Centrale di Buenos Aires. Fu soltanto un accenno, perché qualcuno fortunatamente intervenne, e la vicenda fu lungi dal causare le conseguenze che stanno costando tesori e riprovazione a Kyrgios, al quale farebbe bene essere seguito da un consigliere più che da un allenatore. Così come sarebbe stato utile a McEnroe, per evitare le abituali liti con gli arbitri che racconta nella sua biografia You cannot be serious, una genitrice meno materna di sua mamma Kathy, per non essere giunto all’espulsione da socio di Wimbledon. L’espulsione fu conseguente ad una attesa che si era protratta troppo a lungo della moglie del presidente del Queen’s Club. Dopo aver atteso una ventina di minuti che Mac finisse il suo allenamento, la presidentessa si decise a ricordargli, molto gentilmente, di aver prenotato il campo, e quel gentiluomo le mostrò il manico della racchetta, e le suggerì, con un sorriso ironico, di farne un uso davvero intimo

(…)

Un analogo fenomeno di cattiva educazione accadde anche a me, giocatore certo immeritevole di rimanere nella storia del tennis. Nella finale del torneo di Nizza, negli anni Cinquanta, il mio avversario di doppio, il numero 1 americano Bartzen, prese a chiamarmi tra un punto e l’altro “piccolo giocatore”, o addirittura “incapace”. Dopo una decina di volte, persi la pazienza, e scavalcai le rete. Avrei tanto desiderato colpirlo con una racchettata, ma mi sentii sollevare dalle manone del mio partner Orlando Sirola, un due metri colossale, che mi riportò al di là della rete, nel nostro campo.

(…)

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