Umago, Italia: ma il torneo più balneare ha perso la sua stella

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Umago, Italia: ma il torneo più balneare ha perso la sua stella

UMAGO – Il ritiro per infortunio di Fognini ha lasciato delusi gli organizzatori (che ci avevano puntato molto) e i tanti tifosi italiani arrivati in Croazia. A due passi dal confine, ci sentiamo di consigliarvi un giretto

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Fabio Fognini - Roland Garros 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

da Umago, il nostro inviato

Innegabile, un po’ di delusione si percepisce nell’aria. L’organizzazione del torneo di Umago aveva puntato molto sulla presenza in tabellone di Fabio Fognini. Un numero nove del mondo in un ATP 250 rappresentava un patrimonio da valorizzare al massimo, approfittando di una classifica piacevolmente inaspettata per la prima testa di serie. I piani però sono saltati: Fognini a casa già al mercoledì, con il pubblico dello Stella Maris che ha potuto ammirarlo in modo compiuto soltanto martedì sera nel derby di doppio azzurro (con Bolelli ha battuto al super tie Fabbiano e Lorenzi). Il secondo turno di singolare contro Travaglia si è rivelato invece poco più che una comparsata di un set e qualche game.

Davanti a un infortunio, poco da dire. Papà Fulvio su Twitter ha sentenziato a caldo: “Quando non stai bene, non devi nemmeno entrare in campo“. In realtà Fognini – stando anche a quanto raccontato nel media day a lui dedicato, a inizio settimana – era partito con le migliori intenzioni: quelle di giocare il più alto numero di partite, per rimanere sul pezzo in vista della trasferta americana. A Umago l’hanno seguito anche la moglie Flavia Pennetta (particolarmente solare e disponibile per selfie e autografi) e il piccolo Federico. Con la sempre gradita compagnia della famiglia – che non lo seguirà oltreoceano – questo non sembrava assolutamente un posto da cui scappare. Se non per cause di forza maggiore.

 

Per il clan Fognini non sono stati giorni fortunati, visto che nel viaggio di ritorno verso l’Italia – informa sempre il buon Fufo via social – sono arrivati anche 165 euro di multa attraversando la Slovenia. Fabio è andato via e ripartirà da Amburgo (si spera, a questo punto), per poi decollare direzione Los Cabos dove difende il titolo di un anno fa. Il problema, in qualche modo, è di chi è rimasto. Perché in questa incantevole cittadina tutto parla di Fognini e Coric, le due stelle fortemente volute per dar lustro al trentennale del torneo. Nelle rotonde, ai lati delle strade più trafficate, negli angoli maggiormente caratteristici del centro storico, è un susseguirsi di pannelli e gigantografie dei due tennisti che avrebbero dovuto dar vita (nelle migliori previsioni) alla finale più prestigiosa. Numero nove contro numero 14, mica male. Non succederà. Il croato ha resistito appena un giorno di più di Fognini, ma solo perché gli è toccato l’esordio al giovedì: il sorprendente Caruso l’ha eliminato in tre set, privando il torneo anche del secondo favorito.

Per le vie di Umago si attendeva già la finale tra i primi due favoriti del seeding. Che non andrà in scena

Dicevamo, c’è un filo di delusione nell’aria. Anche perché – e sono parole proprio di Fabio – questo torneo è italiano almeno per metà (non solo per il recente albo d’oro). E sono molti quelli che hanno pensato di affrontare qualche ora di macchina dal nostro Paese per smaltire la sbornia di Wimbledon, godendosi dal vivo gli ultimi fuochi della stagione europea su terra. Avviandoci verso le giornate decisive, le presenze italiane da queste parti sono destinate anche ad aumentare. Lo si coglie girando di mattina nelle vie intorno al porto e nei ristoranti (quelli sulla costa sono tendenzialmente i più turistici). La missione Umago risulta particolarmente allettante per chi vuole conciliare del buon tennis con le vacanze. Ci si arriva in poco più di cinque ore sia da Milano sia da Firenze (e la macchina è particolarmente consigliata per ogni spostamento).

La cittadina dista appena una quarantina di chilometri da Trieste. E per raggiungerla va necessariamente attraversato un breve tratto autostradale sloveno, al costo di 15 euro. Il bollino (valido come pedaggio) resta valido per una settimana, ma i pendolari più esperti sapranno suggerirvi una strada alternativa da imboccare non appena superata la frontiera. Un minimo sindacale di code si incontra invece al confine tra Slovenia e Croazia, dove l’orario di transito fa tutta la differenza. Per la quotidianità è consigliabile trasformare i vostri Euro in Kune in uno dei tanti chioschi disponibili (cambio attuale 7,30).

Il torneo si svolge nel parco dello Stella Maris Resort, complesso turistico affacciato sulla laguna. Incontrare Goran Ivanisevic è all’ordine del giorno e – a due passi dal campo centrale a lui dedicato – si può prendere tranquillamente il sole noleggiando un lettino sulla laguna a prezzi assolutamente modici (tra le 15 e le 20 Kune) o approfittando delle numerose spiagge libere circostanti. La costa nei dintorni dello Stella Maris è sabbiosa, ma basta spostarsi di pochi chilometri per raggiungere San Lorenzo o Zambatija dove il fondale roccioso valorizza la limpidezza dell’acqua.

Il mare di San Lorenzo

L’utilità della macchina, come accennato, è assoluta. Non ci è sembrato di cogliere particolari collegamenti con i mezzi pubblici tra il centro della cittadina e la zona degli impianti sportivi. Il parcheggio è comodo e abbastanza ampio, ma si paga: l’equivalente di circa sei euro per l’intera giornata.

L’atmosfera tende al relax, complici anche le scelte musicali per il sottofondo al tramonto: a tratti sembra di trovarsi in un villaggio vacanze. Il caldo non si sta rivelando estremo in questa edizione 2019, che gode in serata di un piacevole calo delle temperature. Il torneo – e gli facciamo un complimento – è più che mai balneare. Si inizia a giocare dopo le 16 nei primi giorni, addirittura dalle 17 in poi a partire dal mercoledì. Dando così il tempo di rientrare, con comodo, dal bagno pomeridiano. La controindicazione è la fine delle ostilità a tarda ora, quando non è semplicissimo trovare dove andare a cena ma l’approdo naturale diventa l’arena che si trasforma in discoteca. Attirando anche frequentatori di una movida che con il tennis ha poco a che vedere.

I dati forniti dall’ufficio turistico dicono che nell’anno solare la sola Umago, con i suoi 14mila abitanti (il comprensorio è più ampio, un salto a Novigrad è consigliato) ospita 490mila turisti, per oltre due milioni e mezzo di pernottamenti. I posti letto sono complessivamente circa 27mila, tra hotel, campeggi, bed & breakfast e appartamenti. Gli italiani si piazzano in teoria solo al quarto posto (56000 arrivi con circa 223000 pernottamenti nel 2018) nella classifica dei turisti presenti nelle strutture ricettive, dietro tedeschi, sloveni e austriaci. Ma siamo specialisti del pendolarismo – assicurano i gentilissimi addetti ai lavori locali -, considerando gli appena 40 minuti di distanza da Trieste. Il torneo, con relativa (massiccia) presenza italiana, nel suo piccolo ha saputo costituire un’attrattiva per gli appassionati del nostro Paese: lo sussurrano gli organizzatori, ipotizzando un ‘effetto Fognini’, lo confermano i circa 2000 arrivi italiani da quando il Croatia Open è cominciato.

La sport da queste parti è uno stile di vita: la bicicletta è utilizzata ovunque (tra Slovenia e Croazia si può passare persino la frontiera pedalando) e i campi da tennis sono circa un centinaio nel solo territorio comunale di Umago. L’investitura a Capitale europea dello sport per il 2018 non è arrivata per caso. Ed ecco perché, se parliamo di un paradiso di tennis e mare, non temiamo smentita.

I colori del tramonto sul centro storico di Umago

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ATP

Il “Medvedev Express” prenota la semifinale con Djokovic a Cincinnati

Altra prova di forza di Daniil Medvedev, che liquida rapidamente Andrey Rublev e sfida il n.1 Novak Djokovic, vincitore di Lucas Pouille

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Il Western&Southern Open di Cincinnati non è ancora finito, ma è abbastanza certo che il titolo di giocatore di quest’estate americana 2019 spetta a Daniil Medvedev. E non solamente per i risultati ottenuti, che a questo punto contano una finale nell’ATP 500 di Washington, un’altra nel Masters 1000 di Montreal e quantomeno una semifinale qui in Ohio, ma anche e soprattutto per il tennis espresso, un tennis certamente essenziale e senza fronzoli, ma tremendamente efficace.

Dopo i tre giochi lasciati giovedì negli ottavi a Jan Lennard Struff, quest’oggi nei quarti ha disposto del suo connazionale Andrey Rublev, giustiziere di Federer solo 24 ore prima, con un 6-2, 6-3 in un’ora e due minuti (curiosamente la stessa durata di Federer-Rublev) che non lascia spazio a repliche.

Partito alla grande portandosi subito sul 4-0 e servizio, Medvedev ha tirato un attimo il fiato restituendo uno dei due controbreak al suo avversario principalmente a causa di qualche errore non forzato di troppo. Rublev ha cercato di sviluppare il suo solito tennis fatto di grande pressione da fondocampo, ma soltanto in sporadici frangenti è riuscito a sfondare il muro di difesa messo in piedi da Daniil, un vero mostro di efficienza da fondo e una macchina perfettamente oliata al servizio.

 

Rublev ha giocato buona parte del match con una racchetta diversa rispetto a quella che usa di solito: sull’1-1 del primo set ha depositato sulla panchina la Wilson a scacchi bianchi e neri usata durante il vittorioso match con Federer ed ha sfoderato una racchetta nera senza marchio. Non che abbia fatto troppa differenza: Andrey si è sicuramente esibito in qualche scambio di grande effetto, ma sui turni di battuta di Medvedev è stato quasi sempre “un passeggero” trasportato dalle trame dell’avversario.

Nel secondo parziale Rublev ha ripreso la racchetta bianconera quanto è bastato per perdere il servizio a zero nel secondo game per poi tornare al fido attrezzo nero, che però non gli ha permesso di recuperare lo svantaggio accumulato.

Con questo successo Medvedev sale a 12 vittorie e 2 sconfitte da Wimbledon e si assicura di guadagnare almeno un’altra posizione in classifica mondiale, dove da lunedì prossimo sarà almeno alla settima posizione, con la possibilità di arrivare fino al n. 5 in caso di successo finale nel torneo.

In semifinale il suo avversario sarà il n.1 del mondo Novak Djokovic, che nel suo quarto di finale ha battuto il redivivo francese Lucas Pouille in un match che almeno nei 51 minuti del primo set ha tenuto il punteggio in equilibrio. Dopo aver annullato una palla break nel game d’apertura, il francese ha tenuto con ottima autorità i suoi turni di battuta, giocando alla pari con Djokovic negli scambi da fondo e piazzando qualche bella accelerazione vincente. Putroppo per lui, però, ha commesso due errori molto gravi sull’1-2 nel tie-break, concedendo due punti consecutivi sul suo servizio e compromettendo così le sue chance di vittoria nel parziale.

Poco dopo, poi, sullo 0-1 Pouille ha ceduto la battuta per la prima volta nel match dopo essere stato in vantaggio 40-15 e da quel momento in poi il match è scivolato fino al 7-6, 6-1 per Djokovic. Unico asterisco da segnalare un consulto con il medico richiesto da Nole per un dolore al gomito sinistro che comunque non lo ha condizionato.

Medvedev è stato uno dei giocatori che ha messo più in difficoltà Djokovic in questa stagione: ha tenuto in campo il n.1 del mondo per quattro set durissimi a Melbourne e lo ha sconfitto qualche mese dopo sulla terra di Montecarlo. Sarà sicuramente un test probante per Djokovic che finora sembra giocare su una nuvola.

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evidenza

A Cincinnati, Kuznetsova rimonta Pliskova e vola in semi con Barty. Si ritira Osaka

Svetlana Kuznetsova ferma la rincorsa alla vetta della classifica di Karolina Pliskova, Ashleigh Barty vince in tre set su Maria Sakkari e Naomi Osaka si deve ritirare contro Sofia Kenin

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Svetlana Kuznetsova – Western & Southern Open (foto via Twitter @CincyTennis)

Sono almeno due i motivi di interesse per la giornata dei quarti di finale a Cincinnati: la promessa di match interessanti dopo alcuni godibilissimi incontri degli ottavi e la lotta a distanza (sempre più ravvicinata) per la vetta del ranking. Barty e Pliskova entrano infatti in campo anche per riprendersi il numero 1 WTA, mentre Osaka per non lasciare il trono che è tornata a occupare lunedì scorso.
Il giovedì, dicevamo, ha offerto alcune sfide pregevoli, come quella annunciata e tuttavia relegata sul campo 10 Su-Wei Hsieh e una Naomi che, risatine al limite dell’isteria a parte (anche un warning per la conseguente violazione di tempo), sembra poter tornare ai livelli precedenti alla rottura con coach Bajin. Oltre match tirato che ha visto Madison Keys prevalere su Simona Halep, c’è stata la vittoria in rimonta di un’incredibile trentanovenne di nome Venus Williams su Donna Vekic. E anche Barty e Sakkari, protagoniste del quarto d’apertura, se lo sono dovuto sudare parecchio contro, rispettivamente, Kontaveit e Sabalenka. Vediamo intanto cosa è successo nei primi due confronti e perché Pliskova sicuramente non si muoverà dal suo terzo posto…

LA TORRE DI IPSWICH? –Con l’esclusione di un breve passaggio a vuoto nel finale del primo set, un’Ashleigh Barty capace di salire inesorabilmente di intensità batte in rimonta Maria Sakkari, grazie anche a una resa al servizio con numeri che potrebbero essere propri di John Isner sul ghiaccio: 4 punti persi nei 7 turni di battuta tra secondo e terzo parziale in barba ai suoi 166 cm.
È proprio Ashleigh a partire meglio e, nonostante un dritto ancora da registrare appieno, piazza il break al secondo gioco. Maria muove finalmente il punteggio senza però a incidere minimamente in ribattuta e, sotto 1-4, chiede l’intervento di coach Hill che le consiglia di essere aggressiva in risposta e di tenere la diagonale sugli slice di rovescio australiani aspettando la palla giusta per tirare, senza farsi ingolosire subito. Finora inattaccabile al servizio, Barty lo cede addirittura a zero sul 5-3: prima, la ventiquattrenne di Atene sorprende l’avversaria (e tutti quanti) ricamando un rovescio tagliato strettissimo e imprendibile, un punto che deve fare malissimo ad Ash che poi “sbuccia” un dritto a campo aperto con la palla che le resta sulla racchetta. La gran corsa greca in avanti a scavare da terra un nastro fortunato dell’altra è premiata dal lob oltre la linea di fondo e, a quel punto, la fiducia a mille si concretizza in una risposta vincente. L’inerzia si è completamente invertita e Barty si è dimenticata di come vinceva i punti fino a pochi minuti prima, con l’inevitabile conseguenza di cinque giochi consecutivi e set per Sakkari.

Ashleigh torna incisiva in battuta, mentre Maria paga il calo di intensità al quarto game e si ritrova ancora a dover inseguire, così richiama in campo Tom Hill sullo stesso punteggio della prima partita. La mossa non funziona né dal punto di vista tattico né psicologico perché la numero 1 del seeding non sbaglia più, lascia due punti in battuta e pareggia il conto dei set andandosi a prendere un altro break, insperato dal 40-0, che le evita la pressione di servire per chiudere, magari con la testa a quanto successo prima. Entrambe cercano di mettere molta attenzione e dispensano qualche bella giocata, ma il match non si accende, anche perché i picchi dell’una coincidono con i cali dell’altra. Cali ormai dimenticati per Ashleigh, che continua a rasentare la perfezione nei suoi game di servizio, ha trovato contromisure ai kick e continuità in risposta e sale sempre più di livello. Sakkari non può evitare il bagel e Barty vola in semifinale contro una sorprendente Kuznetsova.

 

MISSION SVETLANA –È una rimonta quasi impossibile quella messa a segno da Svetlana Kuznetsova contro una Karolina Pliskova che ha vestito i suoi migliori panni da grande colpitrice per quasi due set, salvo poi disunirsi a due punti dalla vittoria. I suoi 47 vincenti sono stati annullati da altrettanti gratuiti e, soprattutto, da una Kuznetsova che non ha mai smesso di crederci a dispetto di un’avversaria che si era presentata subito in grande spolvero.

Aveva rischiato di addirittura di non essere qui, Svetlana, la cui età effettiva (34) inizia ad avvicinarsi a quella percepita – a quella percepita anni fa per una ragazza che è nel circuito dallo scorso millennio. Più forte delle vicende burocratiche e degli infortuni, Svetlana si è riavvicinata alla top 100 per essersi guadagnata i quarti battagliando da par suo nei primi due turni; e lo avrebbe fatto anche agli ottavi se non si fosse trovata di fronte una con l’entusiasmo di una stiratrice dipendente in una lavanderia il pomeriggio del 14 di agosto. Anzi, proprio a Ferragosto. Meglio così, un po’ di riposo per le gambe che le tornerà utile. Da parte sua, Pliskova ha sofferto un po’ o, forse, ha voluto dare l’impressione di doversela giocare contro Rebecca Peterson.

L’impressione è ben diversa, ora: partenza travolgente di Karolina che sale subito 3-0 con un break che custodirà fino ad assicurarsi la prima partita, grazie a tre prime su quattro in campo ; la ragazza di Louny (e moglie di Michal) aveva sottolineato la necessità di essere aggressiva e mantiene fede al suo piano, come dimostrano i 16 vincenti in nove game. Pliskova colpisce che è un piacere, però c’è anche Kuznetsova, brava ad annullare una potenzialmente letale palla break al terzo gioco con un gran passante di rovescio e a farsi pericolosa al game successivo, ma le sue prime tre occasioni sono schiacciate da gialli comodini made in Czechia. Sul 3 pari, Karo accelera in risposta e consolida il vantaggio salvando un’altra palla break con il servizio; contrariamente al primo set, ora si gioca almeno sulla seconda battuta di Karolina, ma il risultato pare non cambiare. Come nella miglior tradizione tennistica, l’ultimo treno per Svetlana passa quando Pliskova deve chiudere sul 5-4: la nativa dell’allora Leningrado ha il biglietto giusto, praticamente offerto dall’avversaria che sente il momento e deve addirittura risalire da 15-40 (due set point contro) per agguantare il 6 pari. Fatica inutile perché il feeling con la palla appare al momento irrimediabilmente perduto, come dimostra il tie-break a senso unico che porta Kuznetsova al terzo. Com’era logico aspettarsi, la leggerezza è tutta della russa che concretizza il vantaggio al terzo gioco e, con l’avversaria che pare inerme, si procura addirittura due palle del 4-1 pesante. La ceca le annulla e ciò basta per farla ridestare dal torpore ma, nonostante i consigli “base” di Conchita Martinez (guarda la palla, due-tre passetti non uno lungo, aspetta prima di cambiare direzione), manca l’opportunità dell’aggancio, prima al sesto poi all’ottavo game. Karolina accusa il colpo e Svetlana non si fa pregare oltre, prendendosi un altro break e il match dopo due ore e un quarto. E, ça va sans dire, rientra prepotentemente (e abbondantemente, n. 82 virtuale) fra le prime 100 del mondo.

OSAKA ABBANDONA E RISCHIA LA VETTA – Giornata davvero sfortunata per i tennisti giapponesi quella odierna al Western&Southern Open di Cincinnati: dopo il forfait per intossicazione alimentare che ha messo fuori gioco Yoshihito Nishioka, si è dovuta ritirare a partita in corso anche la n.1 del mondo Naomi Osaka durante il suo quarto di finale contro Sofia Kenin.

Sofia Kenin

Naomi ha iniziato la partita senza in maniera piuttosto distratta: il servizio era sicuramente a posto, tanto da mettere a segno due ace nel primo turno di battuta, ma il rovescio non ne voleva sapere di ingranare. Ben tre gratuiti le costavano il break al terzo gioco in un match che vedeva scambi molto scarni, molto probabilmente a causa del gran caldo (i paramedici hanno dovuto soccorrere un paio di persone colte da malore nel corso della giornata). Kenin proseguiva nella sua partita ordinata, alternava i rovesci coperti a quelli tagliati e gli errori da parte di Osaka continuavano ad arrivare, come sul 4-3, quando la nippo-americana metteva in rete un facile rovescio sulla palla del controbreak. Sofia mostrava grande carattere annullando con la battuta l’altra palla break di quel game (saranno tre in tutto nel set quelle cancellate) e poco dopo incamerava il primo parziale per 6-4 in 38 minuti.

Tutt’altra musica nel secondo set: Osaka vinceva i primi sette punti del set, si portava subito avanti 2-0, resisteva al ritorno di Kenin nel game successivo e poi finiva per dilagare: 5-0 per lei, con i colpi che d’incanto sembravano trovare gli angoli giusti. Purtroppo per Naomi però, nel corso del secondo parziale iniziavano ad affiorare dei fastidi alla gamba sinistra, che sullo 0-1 del terzo set la costringevano a fermare il gioco ed a chiedere l’intervento del fisioterapista. Dopo un medical time-out Osaka riprendeva con la zona intorno al ginocchio visibilmente fasciata, ma riusciva a giocare solamente altri due punti prima di stringere la mano all’avversaria e prendere mestamente la via degli spogliatoi.

Con questa vittoria Kenin conquista la seconda semifinale consecutiva di un Premier 5, dopo quella della settimana scorsa a Toronto, e si assicura per la prima volta in carriera l’ingresso nella Top 20 della classifica WTA. Osaka, invece, potrebbe perdere la vetta del ranking se Ashleigh Barty dovesse sconfiggere Kuznetsova sabato e arrivare in finale.

Risultati:
[1] A. Barty b. M. Sakkari 5-7 6-2 6-0
[WC] S. Kuznetsova b. [3] K. Pliskova 3-6 7-6(2) 6-3
S. Kenin b. [2] N. Osaka 6-4 1-6 2-0 rit.

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ATP

Continuano le sorprese a Cincinnati: Rublev manda a casa Federer

Non si ferma l’ecatombe di favoriti: Roger Federer cede in due rapidi set contro Andrey Rublev.

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È toccato a Andrey Rublev vendicare, almeno parzialmente, l’ecatombe di rappresentanti della Next Generation a Cincinnati. Con una prestazione impeccabile, solida dall’inizio alla fine, in soli 62 minuti ha mandato a casa Roger Federer, testa di serie n.3 e sette volte campione del Western&Southern Open. Lo svizzero ha pagato la pessima partenza nel match, durante la quale ha perso il servizio per due volte consecutive, facilitando così l’ingresso in partita di Rublev che si è trovato subito a proprio agio e ha iniziato a macinare il suo solito gioco fatto di mazzate da fondocampo. “Ho visto che non ha iniziato bene – ha detto un Rublev quasi in lacrime ai microfoni della ESPN – e quindi mi sono detto che avrei dovuto cogliere l’occasione subito, perché quando comincia a servire bene diventa molto complicato giocare con lui”.

Federer ha recuperato subito il primo dei due break subiti, ma non è riuscito a confondere le idee al suo avversario, che per tutto il match è apparso estremamente composto, centrato e molto tranquillo nonostante fosse la prima volta che incontrava il supercampione elvetico. Decisamente immune dalla “tassa Federer”, dopo aver concesso il controbreak al terzo gioco del primo set, Rublev non ha più dovuto affrontare una palla break, anche se Federer ha fatto di tutto per aumentare la pressione sulla sua seconda, forzando quasi sempre la risposta per ottenere un punto diretto.

Con il pessimo inizio che ho avuto avrei forse bisogno di un giocatore che mi concedesse qualcosa di più, ma non è stato il caso oggi – ha commentato Federer nella sua consueta conferenza stampa pochi minuti dopo aver lasciato il campo – Con un campo così veloce, quando non puoi fare affidamento sull’uno-due sulla tua battuta diventa tutto complicato”.

 

Dopo aver ceduto il primo set in 29 minuti, Federer ha cominciato servendo molto meglio la seconda frazione, continuando nella sua strategia di accorciare quando possibile gli scambi sulla sua battuta. Rublev ha invece continuato con il suo solito gioco, tenendo molto bene gli scambi ed esaltandosi in qualche passante. Un brutto game di Federer sul 3-3, chiuso da un errore di diritto (saranno 19 i gratuiti dell’elvetico alla fine del match, contro i solamente sei di Andrey) ha perfezionato il break decisivo, che Rublev ha conservato fino alla fine del match mantenendo una insolita calma glaciale, arrivando persino a placare con un gesto della mano il suo angolo che lo incitava con “pugnetti” e “come on”.

Si tratta della seconda vittoria su un Top 5 per Rublev in carriera, e la seconda nell’ultimo mese, dopo aver sconfitto il n.4 ATP Dominic Thiem al torneo di Amburgo. Affronterà nei quarti di finale il connazionale Daniil Medvedev che ha lasciato solamente tre game a Jan Lennard Struff.

TABELLONE MASCHILE COMPLETO (con tutti i risultati)

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